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REATI FALLIMENTARI AVVOCATO ESPERTO BOLOGNA RAVENNA FORLI CESENA

REATI FALLIMENTARI AVVOCATO ESPERTO BOLOGNA RAVENNA FORLI CESENA

Avvocato penale a Bologna reati contro l’onore:diffamazione

Avvocato penale a Bologna reati contro l’onore:diffamazione

Nell’ambito dei reati tributari è necessario distinguere i reati fallimentari che derivano da una dichiarazione di fallimento che può riguardare una società o un imprenditore. Gli aspetti civilistici e penali del fallimento sono normati dalla Legge Fallimentare: trovare un buon avvocato penalista a Bologna su cui fare affidamento in caso di necessità è il primo passo da compiere per evitare le conseguenze poco gradevoli dell’applicazione della legge penale . Perché si possa parlare di un reato tributario è sufficiente essere dei contribuenti; nel caso dei reati fallimentari, invece, la situazione è differente, dal momento che una condotta di questo tipo può essere addebitata unicamente a un imprenditore commerciale, a una società o a un soggetto che rappresenta una società, come per esempio il liquidatore o l’amministratore.

Se ci si ritrova coinvolti in una situazione del genere, sul sito avvocato-penalista-bologna.it si possono trovare numerose informazioni che potrebbero tornare utili per individuare una via di uscita. Vale la pena di ricordare, in ogni caso, che i liberi professionisti che sono titolari di partita Iva non possono essere imputati di reati fallimentari, ma unicamente di reati tributari. 

Il procedimento penale

Ma quando inizia il procedimento penale dopo un fallimento e si rende necessario ricorrere a un avvocato penalista a Bologna? Perché il procedimento possa essere avviato è necessario che il curatore fallimentare presenti una denuncia. Questo soggetto è chiamato dal giudice delegato a fare in modo che la società possa essere condotta verso la sua estinzione e poi liquidata: a lui spetta il compito di fornire al giudice una dettagliata relazione in cui siano spiegate in maniera approfondita le circostanze in cui il fallimento si è verificato e le cause che lo hanno determinato. La relazione deve illustrare anche il tenore della vita privata dell’imprenditore fallito e dei suoi familiari, specificando quali sono stati i suoi comportamenti nell’esercizio dell’impresa e quali responsabilità ha avuto. Insomma, devono essere forniti tutti i particolari che possano risultare significativi e preziosi per ciò che concerne l’istruttoria penale. Nel caso in cui a essere coinvolta da una procedura fallimentare sia una società, le informazioni e i fatti devono essere resi noti anche ai soci, ai sindaci e agli amministratori.

Quali sono i più importanti reati fallimentari?

I reati fallimentari principali sono quelli di bancarotta: essi non possono essere puniti in quanto tali, ma unicamente nel momento in cui l’imprenditore è dichiarato fallito. Dopo che il curatore fallimentare ha prodotto la relazione, questa viene trasmessa alla Procura della Repubblica: tale relazione deve includere anche gli avvenimenti che, a giudizio del curatore fallimentare, possono integrare gli estremi di un reato, così che gli stessi possano essere sottoposti al vaglio dell’autorità giudiziaria. L’elemento costitutivo dei reati fallimentari è la dichiarazione di fallimento: ciò non vuol dire che un imprenditore nella sua condotta non possa essere stato responsabile anche di altri illeciti, o che gli stessi non possano essere stati commessi da un imprenditore che pure non è stato raggiunto da una dichiarazione di fallimento.

La bancarotta fraudolenta

Si parla di bancarotta fraudolenta nel momento in cui un imprenditore dissipa, distrugge, nasconde, dissimula o distrae i propri beni, in misura parziale o totale, con l’obiettivo di recare pregiudizio ai creditori. L’esposizione di passività inesistenti comporta una bancarotta fraudolenta patrimoniale, mentre si parla di bancarotta fraudolenta preferenziale nel caso in cui l’imprenditore agisca in modo illecito per favorire alcuni creditori a discapito di altri, simulando – per esempio – titoli di prelazione. Esiste, in ogni caso, una terza tipologia di bancarotta fraudolenta, che è quella documentale: essa si concretizza quando vengono falsificati, distrutti o sottratti i libri contabili e le altre scritture, in maniera parziale o totale, per fare sì che sia possibile ottenere un ingiusto profitto. Risulta illecito anche il comportamento dell’imprenditore che tiene i libri contabili in maniera da rendere impossibile ricostruire il movimento degli affari o il patrimonio. Per questo reato non è necessario il dolo specifico: in pratica, non occorre che l’imprenditore si ponga lo scopo di impedire la ricostruzione del patrimonio sociale, ma è sufficiente che egli sia consapevole che ciò potrebbe accadere. 

Con la previsione della bancarotta fraudolenta preferenziale, il legislatore ha assicurato la par condicio tra la massa dei creditori anche sotto il profilo penale: ciò vuol dire che a ognuno dei creditori deve essere garantita la possibilità di venire soddisfatto nei propri crediti tramite la procedura fallimentare, che concerne l’intera situazione patrimoniale del soggetto fallito

 

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SPACCIO EX ART 73 LEGGE 309/90 .sentenza costituzionale n, 32 del 2014 che ha caducato la normativa del 2006, ripristinando quella originaria di otto anni di’ reclusione.

 

SPACCIO EX ART 73 LEGGE 309/90 .sentenza costituzionale n, 32 del 2014 che ha caducato la normativa del 2006, ripristinando quella originaria di otto anni di’ reclusione.

PATTEGGIAMENTO BOLOGNA AVVOCATO,

BANCAROTTA FRAUDOLENTA MILANO PAVIA BERGAMO BRESCIA MONZA

BANCAROTTA FRAUDOLENTA MILANO PAVIA BERGAMO BRESCIA MONZA

LA CASSAZIONE ANNULLA SU RICORSO PROCURATORE GENERALE UN PATTEGGIAMENTO CHE NON HA TENUTO CONTO DELLA SENTENZA costituzionale n, 32 del 2014

l’articolo 4 bis aveva riscritto il Decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990, articolo 73, eliminando la distinzione sul piano sanzionatorio, prevista dalla disciplina previgente, tra le sostanze stupefacenti incluse in differenti tabelle; ed introducendo un trattamento punitivo unitario che si e’ risolto nella diminuzione delle sanzioni previste per le cosiddette droghe “pesanti” e nell’incremento di quelle previste per le cosiddette droghe “leggere”. La caducazione della norma in questione comporta che, come espressamente enunciato dalla Corte costituzionale, tornano a ricevere applicazione il Decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990, articolo 73 e le relative tabelle, in quanto mai validamente abrogati, nella formulazione precedente le modifiche apportate con le disposizioni caducate.
La conseguenza e’, per quel che qui interessa, che dalla data di pubblicazione della detta sentenza costituzionale rivive il piu’ severo apparato sanzionatorio precedentemente previsto per la cocaina (reclusione da 8 a 20 anni e multa da 25.882 a 258.228 Euro).

ap6CORTE DI CASSAZIONE – SEZ. 4 PENALE – SENTENZA N. 40094 DEL 5.10.2015

“MOTIVI DELLA DECISIONE
1. Il Tribunale di Milano ha applicato la pena ex articolo 444 c.p.p., nei confronti degli imputati in epigrafe in ordine al reato di cui al Decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990, articolo 73 afferente a 702 grammi di cocaina, commesso il (OMISSIS).
2. Ricorre per cassazione il Procuratore generale. La pena e’ illegale, essendo stata determinata in sei anni di reclusione e 27,00 euro di multa sebbene il fatto sia successivo alla sentenza costituzionale n, 32 del 2014 che ha caducato la normativa del 2006, ripristinando quella originaria di otto anni di’ reclusione.
3. Il ricorso e’ fondato. La sentenza impugnata ha in effetti determinato la pena base nella misura di 6 anni di reclusione e 27.000 euro di multa, che e’ illegale. Come dedotto dal ricorrente, il fatto e’ del (OMISSIS) e quindi successivo alla richiamata sentenza costituzionale, emessa l’11 febbraio 2014 e pubblicata il successivo 5 marzo, che ha dichiarato l’illegittimita’ costituzionale del Decreto Legge 30 dicembre 2005, n. 272, articoli 4 bis e 4 vicier convertito, con modificazioni, dalla Legge 21 febbraio 2006, n. 49, articolo 1, comma 1.
In estrema sintesi, la Corte ha ritenuto che le norme impugnate, introdotte in sede di conversione del decreto legge, difettino manifestamente di ogni connessione logico-funzionale con le originarie disposizioni del decreto legge, e debbano per tale assorbente ragione ritenersi adottate in carenza dei presupposti per il legittimo esercizio del potere legislativo di conversione ai sensi dell’articolo 77 Cost., comma 2.
Rileva, in particolare, che l’articolo 4 bis aveva riscritto il Decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990, articolo 73, eliminando la distinzione sul piano sanzionatorio, prevista dalla disciplina previgente, tra le sostanze stupefacenti incluse in differenti tabelle; ed introducendo un trattamento punitivo unitario che si e’ risolto nella diminuzione delle sanzioni previste per le cosiddette droghe “pesanti” e nell’incremento di quelle previste per le cosiddette droghe “leggere”. La caducazione della norma in questione comporta che, come espressamente enunciato dalla Corte costituzionale, tornano a ricevere applicazione il Decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990, articolo 73 e le relative tabelle, in quanto mai validamente abrogati, nella formulazione precedente le modifiche apportate con le disposizioni caducate.
La conseguenza e’, per quel che qui interessa, che dalla data di pubblicazione della detta sentenza costituzionale rivive il piu’ severo apparato sanzionatorio precedentemente previsto per la cocaina (reclusione da 8 a 20 anni e multa da 25.882 a 258.228 Euro).
Dunque, conclusivamente, la pena e’ illegale e la sentenza va quindi annullata senza rinvio.

P.Q.M.

ap1Annulla senza rinvio la sentenza impugnata e dispone trasmettersi gli atti al Tribunale di Milano per l’ulteriore corso.”

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TRUFFA INFORMATICA E FRODE INFORMATICA AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA

TRUFFA INFORMATICA E FRODE INFORMATICA AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA

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Il reato di frode informatica si caratterizza rispetto alla truffa per la specificazione delle condotte fraudolente da tenere (di cui “la prima consiste nell’alterazione, in qualsiasi modo, del “funzionamento di un sistema informatica o telematica”: in tale fattispecie vanno fatte rientrare tutte le ipotesi in cui viene alterato, in qualsiasi modo, il regolare svolgimento di un sistema informatico o telematico”, la seconda è costituita dall’intervento “senza diritto con qualsiasi modalità su dati, informazioni o programmi contenuti in un sistema informatico o telematico”: si tratta di un reato a forma libera che, finalizzato pur sempre all’ottenimento di un ingiusto profitto con altrui danno

Differenze tra FRODE INFORMATICA E TRUFFA INFORMATICA  in questione

concretizza in una illecita condotta intrusiva ma non alterativa del sistema informatico o telematico” Cass. 24.2.2011 n. 9891, Cass. 22.3.2013 n. 13475) e per il fatto che una simile attività fraudolenta investe non un determinato soggetto passivo, di cui difetta l’induzione in errore, bensì il sistema informatico attraverso la sua manipolazione. Nel caso in esame la corte territoriale ha correttamente escluso il ricorrere della seconda condotta prevista dall’art. 640 ter c.p., non essendovi stato alcun intervento intrusivo senza diritto, dato che chi inserì le operazioni (soggetto per di più da individuarsi non negli odierni imputati, ma nel cassiere G. , che operò di sua iniziativa in assenza di suggerimenti esterni) era abilitato all’utilizzo del sistema e del DEBCRE.

Né sarebbe stata ipotizzabile una qualsiasi alterazione del funzionamento del sistema informatico, poiché nel caso di specie non vi è stato, secondo la valutazione del giudice di merito, accecamento di sorta; l’anomalia di utilizzo era infatti, oltre che temporanea e destinata a essere superata al momento della definizione della posizione, del tutto palese e riscontrabile da chiunque avesse accesso al sistema informatico della banca e aveva caratteristiche talmente evidenti da non poter passare inosservata a qualsiasi controllo.

Analoghe considerazioni debbono essere compiute rispetto al reato di truffa, in quanto la corte territoriale: i) ha correttamente escluso il ricorrere di artifici e raggiri nella condotta di chi, piuttosto che ricorrere al mascheramento doloso della realtà al fine di indurre i funzionari addetti al controllo in errore, faccia ricorso a una vistosa anomalia o a un’ evidente irregolarità inidonea a simulare o dissimulare alcunché; ii) ha a ragione individuato la persona offesa dalla condotta irregolare tenuta nel titolare del conto su cui le fittizie operazioni erano state regolate, in assenza di dimostrati riflessi a discapito della banca; iii) ha conseguente ritenuto che il danno correlato all’imputazione contestata dovesse essere calcolato tenendo conto del pregiudizio effettivamente sofferto dall’istituto di credito e non dal titolare dei conti passati a sofferenza, ove questi non fosse risultato inadempiente; iv) ha infine reputato che il dolo non fosse affatto integrato dall’omesso controllo da parte del soggetto che rivestiva posizioni di garanzia, essendo invece necessaria una condotta volontaria nella consapevolezza di usare artifici e raggiri e nell’intenzione di indurre l’istituto in errore per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto.

ACONSU

FRODE INFORMATICA ART 640 TER CP –AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA

 

FRODE INFORMATICA ART 640 TER CP –AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA

 

REATI PURTROPPO IN ASSOLUTO AUMENTO

 

SE HAI UN DUBBIO CHIEDI UN APPUNTAMENTO CHIAMA L’AVVOCATO SERGIO ARMAROLI 051/6447838

senza diritto con qualsiasi modalità su dati, informazioni o programmi contenuti in un sistema informatico o telematico.

BANCAROTTA FRAUDOLENTA MILANO PAVIA BERGAMO BRESCIA MONZA

BANCAROTTA FRAUDOLENTA MILANO PAVIA BERGAMO BRESCIA MONZA

AFOTOCOMPUERCosa è  un sistema informatico o telematico?

Per sistema informatico o telematico deve intendersi “un complesso di apparecchiature destinate a compiere una qualsiasi funzione utile all’uomo, attraverso l’utilizzazione (anche parziale) di tecnologie informatiche, che sono caratterizzate – per mezzo di un’attività di “codificazione” e “decodificazione” – dalla “registrazione” o “memorizzazione”, per mezzo di impulsi elettronici, su supporti adeguati, di “dati”, cioè di rappresentazioni elementari di un fatto, effettuata attraverso simboli (bit), in combinazione diverse, e dalla elaborazione automatica di tali dati, in modo da generare “informazioni”, costituite da un insieme più o meno vasto di dati organizzati secondo una logica che consenta loro di esprimere un particolare significato per l’utente” Cass. 3067/1999 riv 214945.

Cosa è una alterazione sistema informatico ?

Per alterazione deve intendersi ogni attività o omissione che, attraverso la manipolazione dei dati informatici, incida sul regolare svolgimento del processo di elaborazione e/o trasmissione dei suddetti dati e, quindi, sia sull’hardware che sul software. In altri termini, il sistema continua a funzionare ma, appunto, in modo alterato rispetto a quello programmato: il che consente di differenziare la frode informatica dai delitti di danneggiamento informatico (artt. 635 bis – ter – quater – quinquies c.p.) non solo perchè in quest’ultimi è assente ogni riferimento all’ingiusto profitto ma anche perché l’elemento materiale dei suddetti reati è costituito dal mero danneggiamento dei sistemi informatici o telematici e, quindi, da una condotta finalizzata ad impedire che il sistema funzioni o perchè il medesimo è reso inservibile (attraverso la distruzione o danneggiamento) o perché se ne ostacola gravemente il funzionamento (cfr. sul punto, in particolare, l’art. 635 quater c.p.).

La seconda condotta prevista dall’art. 640 ter c.p. è costituita dall’intervento “senza diritto con qualsiasi modalità su dati, informazioni o programmi contenuti in un sistema informatico o telematico (…)”: si tratta di un reato a forma libera che, finalizzato pur sempre all’ottenimento di un ingiusto profitto con altrui danno, si concretizza in una illecita condotta intensiva ma non alterativa del sistema informatico o telematico.

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REATO DI BANCAROTTA E SENTENZA DI FALLIMENTO QUALE PRESUPPOSTO

 

REATO DI BANCAROTTA E SENTENZA DI FALLIMENTO QUALE PRESUPPOSTO

ABB2Avvocato penalista Bologna tratta in tutta Italia processi per bancarotta fraudolenta, reato assai complesso e alla cui base vi è una sentenza di fallimento

Avvocato penalista con sede a Bologna difende per reati fallimentari(quali Bancarotta Fraudolenta, Bancarotta documentale, bancarotta preferenziale, Bancarotta per distrazione ecc e cc)  in tutti i tribunali , , con attenzione massima ai nuovi orientamenti giurisprudenziali utili alla linea difensiva del cliente.

L’avvocato Penalista Sergio Armaroli difende anche presso le Corti di Appello di Milano, Venezia, Bologna ,Torino e anche presso la Suprema Corte di Cassazione .

Se sei imputato di Bancarotta Fraudolenta, Bancarotta documentale, bancarotta preferenziale, Bancarotta per distrazione o altri reati fallimentari chiama prendi un appuntamento, avrai una difesa tecnica e di ferro.

 

La difesa dei reati di Bancarotta Fraudolenta, Bancarotta documentale, bancarotta preferenziale, Bancarotta per distrazione comporta un’analisi attenta anche di tutta la documentazione probatoria e contabile attinente al reato che inzialmente prende di solito il via dalla relazione del curatore fallimentare alla procura della Repubblica competente

Che rapporti tra reato bancarotta  fraudolenta e fallimento ?

Secondo la cassazione in adesione all’opinione della prevalente dottrina, che la dichiarazione di fallimento costituisca, rispetto al reato di bancarotta patrimoniale pre-fallimentare, condizione obiettiva (estrinseca) di punibilità, ai sensi dell’art. 44 c.p..

  • la sentenza dichiarativa di fallimento rientra tra gli elementi integranti la fattispecie di reato.

Per affrontare, come è necessario, ab imis la problematica, occorre prendere le mosse dal consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità secondo il quale la sentenza dichiarativa di fallimento rientra tra gli elementi integranti la fattispecie di reato.

Tale affermazione trova la sua origine presso questa Corte nella sentenza di Sez. U, n. 2 del 25/01/1958, Mezzo, Rv. 980040, nella quale si legge che, a differenza delle condizioni obiettive di reato, che presuppongono un reato già strutturalmente perfetto, la sentenza dichiarativa di fallimento costituisce una condizione di esistenza del reato o, per meglio dire, un elemento al cui concorso è collegata l’esistenza del reato, relativamente a quei fatti commissivi od omissivi anteriori alla sua pronuncia.

ACHIAMA AFFIDATI

2) la dichiarazione di fallimento, pur essendo elemento costitutivo della fattispecie di bancarotta fallimentare prevista dall’art. 216 L. Fall., non ne rappresenta l’evento

La giurisprudenza successiva ha tratto da tale indicazione la conseguenza che la dichiarazione di fallimento, pur essendo elemento costitutivo della fattispecie di bancarotta fallimentare prevista dall’art. 216 L. Fall., non ne rappresenta l’evento e non deve necessariamente essere collegata da nesso psicologico al soggetto agente (Sez. 5, n. 15850 del 26/06/1990, Bordoni, Rv. 185883, la quale ha aggiunto che il principio della responsabilità personale in materia penale non presuppone che tutti gli elementi della fattispecie siano dipendenti dall’atteggiamento psichico dell’agente), come pure da un nesso eziologico con la condotta (v., ad es., Sez. 5, n. 36088 del 27/09/2006, Corsatto, Rv. 235481). Dall’orientamento indicato si è discostata la sentenza n. 47502 del 24/09/2012, Corvetta, citata dal ricorrente, la quale, muovendo dalla premessa che, nel reato di bancarotta fraudolenta per distrazione, lo stato di insolvenza che dà luogo al fallimento costituisce elemento essenziale del reato, in quanto evento dello stesso, ha ritenuto che esso deve porsi in rapporto causale con la condotta dell’agente e deve essere, altresì, sorretto dall’elemento soggettivo del dolo.

Siffatta ricostruzione è rimasta isolata nella giurisprudenza di legittimità, (si vedano, infatti, Sez. 5, n. 32352 del 07/03/2014, Tanzi, Rv. 261942; conf., ex plurimis, Sez. 5, n. 11095 del 13/02/2014, Ghirardelli, Rv. 262741; Sez. 5, n. 47616 del 17/07/2014, Simone, Rv. 261683; Sez. 5, n. 26542 del 19/03/2014, Riva, Rv. 260690; Sez. 5, n. 11793/14 del 05/12/2013, Marafioti, Rv. 260199; Sez. 5, n. 232 del 09/10/2012, Sistro, Rv. 254061).

ARRESTO IN FLAGRANZA ARRESTO IN QUASI FLAGRANZA AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA Violazione di legge penale e vizio di motivazione in relazione agli artt. 384-bis e 282-bis, comma 6

ARRESTO IN FLAGRANZA ARRESTO IN QUASI FLAGRANZA AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA Violazione di legge penale e vizio di motivazione in relazione agli artt. 384-bis e 282-bis, comma 6

3)delitto di bancarotta fraudolenta per distrazione è reato di pericolo a dolo generico per la cui sussistenza,

In particolare, è stato reiteratamente affermato che il delitto di bancarotta fraudolenta per distrazione è reato di pericolo a dolo generico per la cui sussistenza, pertanto, non è necessario che l’agente abbia consapevolezza dello stato di insolvenza dell’impresa, nè che abbia agito allo scopo di recare pregiudizio ai creditori (Sez. 5, n. 3229/13 del 14/12/2012, Rossetto, Rv. 253932; conf., ex plurimis, Sez. 5, n. 21846 del 13/02/2014, Bergamaschi, Rv. 260407).

La critica alle conclusioni raggiunte da Sez. 5, n. 47502 del 24/09/2012, Corvetta cit. possono sostanzialmente riassumersi nei seguenti rilievi: a) il dato normativo, per il quale la rilevanza del rapporto causale tra condotta e dissesto è previsto per le sole fattispecie di bancarotta impropria ex art. 223, comma 2, L. Fall.; b) il carattere di mero paralogismo dell’affermazione che il fallimento è l’evento del reato; c) la, del tutto problematica, ipotizzabilità di un rapporto causale tra dissesto e fatti di bancarotta documentale (cfr. tra le altre, Sez. 5, n. 32352 del 07/03/2014, Tanzi; Sez. 5, n. 32031 del 07/05/2014, Daccò, Rv. 261988, in motivazione; Sez. 5, n. 15613 del 05/12/2014, Geronzi, Rv. 263805, in motivazione).

 

diritto penale Bologna

DIFFERENZE TRA REATO ASSOCIATIVO E CONCORSO DI PERSONE

 

DIFFERENZE TRA REATO ASSOCIATIVO E CONCORSO DI PERSONE

DIFFERENZE…Avvocato penalista Bologna Sergio Armaroli descrive ora  gli elementi costitutivi del reato associativo della cd “societas sceleris”,

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REATO ASSOCIATIVO E CONCORSO DI PERSONE … Cosa distingue  l’associazione e delinquere dal concorso di persone nel reato ?

Tanto premesso, non vi è dubbio che l’elemento discretivo tra il delitto associativo e il concorso di persone nel reato continuato sia costituito dalla circostanza che in quest’ultimo l’accordo criminoso è occasionale e limitato, in quanto diretto soltanto alla commissione di più reati determinati, ispirati da un unico disegno, che li prevede tutti, mentre ciò che rileva ai fini del delitto associativo è proprio la stabilità del vincolo associativo, trascendente la commissione dei singoli reati-fine, e l’indeterminatezza del programma criminoso (Sez. 2, n. 53000 del 04/10/2016, Basso ed altri, Rv. 268540; Sez. 6, n. 36131 del 13/05/2014, Torchia, Rv. 260292; Sez. 2, n. 933 del 11/10/2013, dep. 13/01/2014, Debbiche Helmi ed altri, Rv. 258009), senza che sia necessario, peraltro, che il vincolo associativo assuma carattere di stabilità, essendo sufficiente che esso non sia a priori circoscritto alla consumazione di uno o più reati predeterminati, con la conseguenza che non è richiesto un notevole protrarsi del rapporto nel tempo, bastando anche un’attività associativa che si svolga per un breve periodo (Sez. 5, n. 31149 del 05/05/2009, Occioni e altro, Rv. 244486). 

Nei reati associativi per l’elemento psicologico occorre permanente consapevolezza di ciascun associato di far parte del sodalizio criminoso e la volontà di rendersi disponibile a cooperare per l‘attuazione del comune programma delinquenziale.

Sul versante dell’elemento psicologico, infine, occorre la permanente consapevolezza di ciascun associato di far parte del sodalizio criminoso e la volontà di rendersi disponibile a cooperare per l’attuazione del comune programma delinquenziale (Sez. 1, n. 709 del 11/12/1992- dep. 26/01/1993, Beni ed altro, Rv. 192790; Sez. 1, n. 3402 del 11/10/1991 – dep. 24/03/1992, Niccolai ed altri, Rv. 191122). 

Rivolgendosi all’avvocato penalista Bologna avrete modo di chiarire i vostri dubbi e avere  una buona assistenza processuale, dettata da anni di esperienza, chiama l’ avvocato penalista Bologna senza indugiare!!

 

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AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA DEI DELITTI CONTRO L’ECONOMIA PUBBLICA, L’INDUSTRIA E IL COMMERCIO Capo I: DEI DELITTI CONTRO L’ECONOMIA PUBBLICA

AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA DEI DELITTI CONTRO L’ECONOMIA PUBBLICA, L’INDUSTRIA E IL COMMERCIO 

Capo I: DEI DELITTI CONTRO L’ECONOMIA PUBBLICA 

Art. 499 Distruzione di materie prime o di prodotti agricoli o industriali ovvero di mezzi di produzione 

AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA: QUESTO ARTICOLO PUNISCE CHI DISTRUGGE MATERIE PRIME E DANNEGGIA LA PRODUZIONE NAZIONALE

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Chiunque, distruggendo materie prime o prodotti agricoli o industriali, ovvero mezzi di produzione, cagiona un grave nocumento alla produzione nazionale o far venir meno in misura notevole merci di comune o largo consumo, e’ punito con la reclusione da tre a dodici anni e con la multa non inferiore a lire quattro milioni. 

Art. 500 Diffusione di una malattia delle piante o degli animali 

Chiunque cagiona la diffusione di una malattia alle piante o agli animali, pericolosa all’economia rurale o forestale, ovvero al patrimonio zootecnico della nazione, e’ punito con la reclusione da uno a cinque anni. Se la diffusione avviene per colpa, la pena e’ della multa da lire duecentomila a quattro milioni. 

Art. 501 Rialzo e ribasso fraudolento di prezzi sul pubblico mercato o nelle borse di commercio 

Avvocato penalista Bologna questo articolo punisce chi da’ notizie false e tendenziose al solo fine di aumentare o diminuire il prezzo delle merci o della azioni quotate al pubblico mercato di borsa .:

Chiunque, al fine di turbare il mercato interno dei valori o delle merci, pubblica o altrimenti divulga notizie false, esagerate o tendenziose o adopera altri artifici atti a cagionare un aumento o una diminuzione del prezzo delle merci, ovvero dei valori ammessi nelle liste di borsa o negoziabili nel pubblico mercato, e’ punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa da uno a cinquanta milioni di lire. Se l’aumento o la diminuzione del prezzo delle merci o dei valori si verifica, le pene sono aumentate. Le pene sono raddoppiate: 1) se il fatto e’ commesso dal cittadino per favorire interessi stranieri; 2) se dal fatto deriva un deprezzamento della valuta nazionale o dei titoli dello Stato, ovvero il rincaro di merci di comune o largo consumo. Le pene stabilite nelle disposizioni precedenti si applicano anche se il fatto e’ commesso all’estero, in danno della valuta nazionale o di titoli pubblici italiani. La condanna importa l’interdizione dai pubblici uffici (1). (1) Articolo cosi’ sostituito dalla L. 27 novembre 1976, n. 787. 

Art. 501 bis Manovre speculative su merci 

 

AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA: questo articolo punisce il cd mercato nero, cioè coloro che compiono manovre speculative al oslo fine di far aumenta reil prezzo delle materie prime

ap2Fuori dei casi previsti dall’articolo precedente, chiunque, nell’esercizio di qualsiasi attivita’ produttiva o commerciale, compie manovre speculative ovvero occulta, accaparra od incetta materie prime, generi alimentari di largo consumo o prodotti di prima necessita’, in modo atto a determinare la rarefazione o il rincaro sul mercato interno, e’ punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da uno a cinquanta milioni di lire. Alla stessa pena soggiace chiunque, in presenza di fenomeni di rarefazione o rincaro sul mercato interno delle merci indicate nella prima parte del presente articolo e nell’esercizio delle medesime attivita’, ne sottrae alla utilizzazione o al consumo rilevanti quantita’. L’autorita’ giudiziaria competente e, in caso di flagranza, anche gli ufficiali e agenti di polizia giudiziaria, procedono al sequestro delle merci, osservando le norme sull’istruzione formale. L’autorita’ giudiziaria competente dispone la vendita coattiva immediata delle merci stesse nelle forme di cui all’articolo 625 del codice di procedura penale. La condanna importa l’interdizione dall’esercizio di attivita’ commerciali o industriali per le quali sia richiesto uno speciale permesso o una speciale abilitazione, autorizzazione o licenza da parte dell’autorita’ e la pubblicazione della sentenza (1) . (1)Articolo aggiunto dalla L. 27 novembre 1976, n. 787. 

Art. 502 Serrata e sciopero per fini contrattuali 

Il datore di lavoro che, col solo scopo di imporre ai suoi dipendenti modificazioni ai patti stabiliti, o di opporsi a modificazioni di tali patti, ovvero di ottenere o impedire una diversa applicazione dei patti o usi esistenti, sospende in tutto o in parte il lavoro nei suoi stabilimenti, aziende o uffici, e’ punito con la multa non inferiore a lire due milioni (1). I lavoratori addetti a stabilimenti, aziende o uffici, che, in numero di tre o piu’, abbandonano collettivamente il lavoro, ovvero lo prestano in modo da turbarne la continuita’ o la regolarita’, col solo scopo di imporre ai datori di lavoro patti diversi da quelli stabiliti, ovvero di opporsi a modificazioni di tali patti o, comunque, di ottenere o impedire una diversa applicazione dei patti o usi esistenti, sono puniti con la multa fino a lire duecentomila (1). (1) Con sentenza n. 29 del 4 maggio 1960 la Corte cost. ha dichiarato l’illegittimita’ del primo e del secondo comma di questo articolo, in riferimento agli artt. 39 e 40 Cost. 

Art. 503 Serrata e sciopero per fini non contrattuali 

Il datore di lavoro o i lavoratori, che per fine politico commettono, rispettivamente, alcuno dei fatti preveduti dall’articolo precedente, sono puniti con la reclusione fino a un anno e con la multa non inferiore a lire due milioni, se si tratta di un datore di lavoro, ovvero con la reclusione fino a sei mesi e con la multa fino a lire duecentomila, se si tratta di lavoratori (1). (1) Con sentenza n. 290 del 27 dicembre 1974 la Corte cost. ha dichiarato l’illegittimita’ di questo articolo nella parte in cui punisce anche lo sciopero politico che non sia diretto a sovvertire l’ordinamento costituzionale ovvero ad impedire o ostacolare il libero esercizio dei poteri legittimi nei quali si esprime la sovranita’ popolare. 

Art. 504 Coazione alla pubblica Autorita’ mediante serrata o sciopero 

Quando alcuno dei fatti preveduti dall’articolo 502 e’ commesso con lo scopo di costringere l’Autorita’ a dare o ad omettere un provvedimento, ovvero con lo scopo di influire sulle deliberazioni di essa, si applica la pena della reclusione fino a due anni (1). (1) Con sentenza n. 165 del 13 giugno 1983 la Corte cost. ha dichiarato l’illegittimita’ di questo articolo nella parte in cui punisce lo sciopero il quale ha lo scopo di costringere l’autorita’ a dare o ad omettere un provvedimento o lo scopo di influire sulle deliberazioni di essa, a meno che non sia diretto a sovvertire l’ordinamento costituzionale ovvero ad impedire o ostacolare il libero esercizio dei poteri legittimi nei quali si esprime la sovranita’ popolare. 

Art. 505 Serrata o sciopero a scopo di solidarieta’ o di protesta 

Il datore di lavoro o i lavoratori, che, fuori dei casi indicati nei due articoli precedenti, commettono uno dei fatti preveduti dall’articolo 502 soltanto per solidarieta’ con altri datori di lavoro o con altri lavoratori ovvero soltanto per protesta, soggiacciono alle pene ivi stabilite. 

Art. 506 Serrata di esercenti di piccole industrie o commerci 

Gli esercenti di aziende industriali o commerciali, i quali, non avendo lavoratori alla loro dipendenza, in numero di tre o piu’ sospendono collettivamente il lavoro per uno degli scopi indicati nei tre articoli precedenti, soggiacciono alle pene ivi rispettivamente stabilite per i datori di lavoro, ridotte alla meta’ (1). (1) Con sentenza n. 222 del 17 luglio 1975 la Corte cost. ha dichiarato l’illegittimita’ di questo articolo in relazione all’art. 505, nella parte in cui punisce la sospensione del lavoro effettuata per protesta dagli esercenti di piccole aziende industriali o commerciali che non hanno lavoratori alla loro dipendenza. 

Art. 507 Boicottaggio 

Chiunque, per uno degli scopi indicati negli articoli 502, 503, 504 e 505, mediante propaganda o valendosi della forza e autorita’ di partiti, leghe o associazioni, induce una o piu’ persone a non stipulare patti di lavoro o a non somministrare materie o strumenti necessari al lavoro, ovvero a non acquistare gli altrui prodotti agricoli o industriali, e’ punito con la reclusione fino a tre anni. Se concorrono fatti di violenza o minaccia, si applica la reclusione da due a sei anni (1). (1) Con sentenza n. 84 del 17 aprile 1969 la Corte cost. ha dichiarato l’illegittimita’ di questo articolo per la parte relativa all’ipotesi della propaganda qualora questa non assuma dimensioni tali ne’ raggiunga un grado tale di intensita’ e di efficacia da risultare veramente notevole. 

Art. 508 Arbitraria invasione e occupazione di aziende agricole o industriali. Sabotaggio 

Chiunque, col solo scopo di impedire o turbare il normale svolgimento del lavoro, invade od occupa l’altrui azienda agricola o industriale, ovvero dispone di altrui macchine, scorte, apparecchi o strumenti destinati alla produzione agricola o industriale, e’ punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa non inferiore a lire duecentomila. Soggiace alla reclusione da sei mesi a quattro anni e alla multa non inferiore a lire un milione, qualora il fatto non costituisca un piu’ grave reato, chi danneggia gli edifici adibiti ad azienda agricola o industriale, ovvero un’altra delle cose indicate nella disposizione precedente. 

Art. 509 Inosservanza delle norme disciplinanti i rapporti di lavoro (1) 

Il datore di lavoro o il lavoratore, il quale non adempie gli obblighi che gli derivano da un contratto collettivo o dalle norme emanate dagli organi corporativi, e’ punito con la sanzione amministrativa da lire duecentomila a lire un milione (2) . Il datore di lavoro o il lavoratore, il quale rifiuta o, comunque, omette di eseguire una decisione del magistrato del lavoro, pronunciata su una controversia relativa alla disciplina dei rapporti collettivi di lavoro, e’ punito, qualora il fatto non costituisca un piu’ grave reato, con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a lire due milioni (3) . 

(1) Rubrica cosi’ modificata dall’art. 1, lett. a) , D.Lgs. 19 dicembre 1994, n. 758 a decorrere dal 26 aprile 1995. Testo della rubrica prima della modifica apportata dall’art. 1, lett. a), D.Lgs. 19 dicembre 1994, n. 758 (Inosservanza delle norme disciplinanti i rapporti di lavoro e delle decisioni del magistrato del lavoro) 
(2) Comma cosi’ modificato dall’art. 1, lett. b), D.Lgs. 19 dicembre 1994, n. 758 a decorrere dal 26 aprile 1995. Testo del comma 1 prima della modificata apportata dall’art. 1, lett. b), D.Lgs. 19 dicembre 1994, n. 758 Il datore di lavoro o il lavoratore, il quale non adempie gli obblighi che gli derivano da un contratto collettivo o dalle norme emanate dagli organi corporativi, e’ punito con la multa fino a lire un milione. 
(3) Comma abrogato dall’art. 1, lett. c), D.Lgs. 19 dicembre 1994, n. 758 a decorrere dal 26 aprile 1995. 

Art. 510 Circostanze aggravanti 

Quando i fatti preveduti dagli articoli 502 e seguenti sono commessi in tempo di guerra, ovvero hanno determinato dimostrazioni, tumulti o sommosse popolari, le pene stabilite negli articoli stessi sono aumentate. 

Art. 511 Pena per i capi, promotori e organizzatori 

Le pene stabilite per i delitti preveduti dagli articoli 502 e seguenti sono raddoppiate per i capi, promotori od organizzatori; e, se sia stabilita dalla legge la sola pena pecuniaria, e’ aggiunta la reclusione da sei mesi a due anni. 

Art. 512 Pena accessoria 

La condanna per alcuno dei delitti preveduti dagli articoli 502 e seguenti importa l’interdizione da ogni ufficio sindacale per la durata di anni cinque. 

Capo II: DEI DELITTI CONTRO L’INDUSTRIA E IL COMMERCIO 

Art. 513 Turbata liberta’ dell’industria o del commercio 

Chiunque adopera violenza sulle cose ovvero mezzi fraudolenti per impedire o turbare l’esercizio di un’industria o di un commercio e’ punito, a querela della persona offesa, se il fatto non costituisce un piu’ grave reato, con la reclusione fino a due anni e con la multa da lire duecentomila a due milioni. 

Art. 513 bis Illecita concorrenza con minaccia o violenza 

Chiunque nell’esercizio di un’attivita’ commerciale, industriale o comunque produttiva, compie atti di concorrenza con violenza o minaccia, e’ punito con la reclusione da due a sei anni. La pena e’ aumentata se gli atti di concorrenza riguardano un’attivita’ finanziata in tutto o in parte ed in qualsiasi modo dallo Stato o da altri enti pubblici (1). (1)Articolo aggiunto dalla L. 13 settembre 1982, n. 646. 

Art. 514 Frodi contro le industrie nazionali 

Chiunque, ponendo in vendita o mettendo altrimenti in circolazione, sui mercati nazionali o esteri, prodotti industriali, con nomi, marchi o segni distintivi contraffatti o alterati, cagiona un nocumento all’industria nazionale, e’ punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa non inferiore a lire un milione. Se per i marchi o segni distintivi sono state osservate le norme delle leggi interne o delle convenzioni internazionali sulla tutela della proprieta’ industriale, la pena e’ aumentata e non si applicano le disposizioni degli articoli 473 e 474. 

Art. 515 Frode nell’esercizio del commercio 

Chiunque, nell’esercizio di una attivita’ commerciale, ovvero in uno spaccio aperto al pubblico, consegna all’acquirente una cosa mobile per un’altra, ovvero una cosa mobile, per origine, provenienza, qualita’ o quantita’, diversa da quella dichiarata o pattuita, e’ punito, qualora il fatto non costituisca un piu’ grave delitto, con la reclusione fino a due anni o con la multa fino a lire quattro milioni. Se si tratta di oggetti preziosi, la pena e’ della reclusione fino a tre anni o della multa non inferiore a lire duecentomila. 

Art. 516 Vendita di sostanze alimentari non genuine come genuine 

Chiunque pone in vendita o mette altrimenti in commercio come genuine sostanze alimentari non genuine e’ punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a lire due milioni. 

Art. 517 Vendita di prodotti industriali con segni mendaci 

Chiunque pone in vendita o mette altrimenti in circolazione opere dell’ingegno o prodotti industriali, con nomi, marchi o segni distintivi nazionali o esteri, atti a indurre in inganno il compratore sull’origine, provenienza o qualita’ dell’opera o del prodotto, e’ punito, se il fatto non e’ preveduto come reato da altra disposizione di legge, con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a lire due milioni. 

Capo III: DISPOSIZIONE COMUNE AI CAPI PRECEDENTI 

Art. 518 Pubblicazione della sentenza 

La condanna per alcuno dei delitti preveduti dagli artt. 501, 514, 515, 516 e 517 importa la pubblicazione della sentenza.

 

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AVVOCATO PENALE BOLOGNA SERGIO ARMAROLI

AVVOCATO PENALE BOLOGNA SERGIO ARMAROLI

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Offre assistenza nell’ambito del contenzioso penale in ogni fase, stato e grado del Procedimento penale, dalle indagini preliminari sino all’eventuale esecuzione,con preparazione e cortesia  

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L’avvocato  Sergio Armaroli nella consulenza e nell’assistenza in pratiche di carattere penale. Esperto in Diritto penale, Sergio Armaroli , si occupa della difesa dell’indagato, imputato e persona offesa dal reato. 

 

Cosa fare se si e’ indagati e si cerca un avvocato?

 

Cercare un avvocato che entri in sintomia con il cliente e dia fiducia al cliente, pur restando l’avvocato nella sua funzione tecnica di esperto giurista

 

 

COSA FA UN AVVOCATO PENALE?

 

Un avvocato penale offre assistenza a chi ha una problematica legata al diritto penale

 

1Delitti contro il patrimonio •

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6Reati societari

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8Reati fallimentari

9 Reati tributari e doganali

10 Reati ambientali ed urbanistici

11Reati connessi all’attività medico-chirurgica 12 Delitti contro la pubblica amministrazione, contro l’amministrazione della giustizia, contro l’ordine pubblico, contro la fede pubblica

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PERCHE’ RIVOLGERSI A UN AVVOCATO PENALE?

 

Per avere tutela in una materia assai complessa e in continua evoluzione legislativa e giurisprudenziale

 

DOVE DIFENDE UN AVVOCATO PENALE?

 

1)dal giudice di pace penale

2) nei Tribunali penali

3)nelle Corti di appello penale

4) in Cassazione penale

 

CHI DIFENDE UN AVVOCATO PENALE?

 

Gli imputati o indagati di reato

 

Le parti lese di reato

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Codice penale e di procedura penale cosa cambia?

 

 

Codice penale e di procedura penale cosa cambia?

 

A partire dallo scorso 3 agosto è entrata in vigore la legge n. 103 del 23 giugno del 2017, che include le modifiche all’ordinamento penitenziario, al codice di procedura penale e al codice penale che sono state rese ufficiali dalla pubblicazione nella G.U. del 4 luglio del 2017: semplificando, quella che i mezzi di comunicazione hanno ribattezzato come riforma Orlando, dal cognome del Ministro della Giustizia. Attraverso questo provvedimento sono state introdotte delle modifiche di notevole importanza nell’ordinamento penale, non solo dal punto di vista del diritto processuale, ma anche dal punto di vista del diritto sostanziale.

Cosa cambia per il diritto penale sostanziale

Consultando il sito www.avvocato-penalista-bologna.it è possibile entrare in contatto con un l’avvocato Sergio Armaroli, professionista del settore in grado di fornire tutti i chiarimenti necessari a proposito delle modifiche che sono state introdotte con la riforma. Una panoramica generale può, comunque, essere utile a chiunque, nella speranza di non essere mai interessati direttamente da un processo.

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Sul piano del diritto penale sostanziale, è stata introdotta dalla riforma del codice penale una causa estintiva dei reati nuova a seguito di condotte riparatorie: in particolare per ciò che concerne i reati che sono perseguibili a querela è facoltà del giudice dichiarare estinto il reato dopo che il danno è stato interamente riparato dal soggetto imputato, con il risarcimento o con le restituzioni del caso. Affinché venga concessa l’estinzione del reato, il giudice, dopo aver sentito la persona offesa e le altre parti in causa, è tenuto ad accertare che l’imputato abbia eliminato le conseguenze pericolose o gli effetti dannosi del suo reato, per quanto possibile.

Un’altra novità derivante dalla riforma Orlando riguarda l’inasprimento del trattamento sanzionatorio per alcuni reati contro il patrimonio, e in particolare per il reato di rapina, per il reato di scambio elettorale politico mafioso e per il reato di furto. Sono stati aumentati sia i minimi edittali delle pene detentive che le pene pecuniarie sia per la rapina, disciplinata dall’articolo 628 del Codice Penale, che per il furto in abitazione e lo scippo. Per quanto attiene allo scambio elettorale politico mafioso, il reato d’ora in poi sarà punito con un periodo di reclusione compreso tra i 6 e i 12 anni.

Cosa cambia per il diritto processuale

La riforma codice penale è intervenuta anche sulla definizione del procedimento per incapacità dell’imputato, con l’entrata in vigore della distinzione tra incapacità irreversibile e incapacità reversibile. Nel dettaglio, nel caso in cui si verifichi, dopo gli accertamenti del caso, che lo stato mentale dell’imputato non consente la sua partecipazione cosciente al procedimento in maniera irreversibile, il giudice dopo avere revocato l’ordinanza di sospensione del procedimento è tenuto a pronunciare la sentenza di non doversi procedere.

Per quel che riguarda le indagini preliminari, dopo la riforma la persona offesa dal reato ha il diritto di chiedere e ottenere informazioni a proposito dello stato del procedimento penale in cui ha presentato la querela o la denuncia dopo che sono passati sei mesi dalla presentazione stessa. Naturalmente, la disponibilità di tali informazioni è vincolata alla necessità di non pregiudicare il segreto investigativo.

Concordato sui motivi d’appelloViene reintrodotto il cosiddetto «patteggiamento in appello». Le parti possono accordarsi sui motivi d’appello ed eventualmente sulla nuova pena chiedendo al giudice di accoglierne alcuni e rinunciando agli altri. Il giudice può recepire l’accordo o respingerlo disponendo che il processo prosegua. Il concordato è però escluso per i reati di particolare gravità (mafia, terrorismo, delitti sessuali etc.) e se si procede contro un delinquente abituale, professionale o per tendenza. E’ prevista l’emanazione di linee guida da parte del pg presso la Corte di appello per i pm di udienza.

 

Cosa cambia per i riti speciali

Non vanno dimenticate le novità per il giudizio abbreviato. La riforma del codice penale prevede, nel caso in cui la richiesta dell’imputato venga presentata immediatamente dopo che sono stati depositati gli esiti delle indagini difensive, che il giudice provveda dopo i sessanta giorni di termine chiesti dal pubblico ministero per le indagini suppletive in relazione ai temi che sono stati introdotti dalla difesa: in una circostanza del genere è diritto dell’imputato revocare la domanda di giudizio abbreviato.

Per i patteggiamenti, se in una sentenza è necessario correggere unicamente la quantità o la specie della pena a causa di un errore nel computo o nella denominazione, tale correzione può essere effettuata direttamente dal giudice da cui la sentenza è stata emessa.

 

Il ricorso per Cassazione da parte dell’imputato o del pubblico ministero contro la sentenza di accoglimento del patteggiamento, invece, in seguito all’entrata in vigore della riforma può essere avanzato unicamente per vizi della volontà, vale a dire ragioni che riguardano l’espressione della volontà dello stesso imputato, oppure per una qualificazione non corretta del fatto, per un difetto di correlazione tra la richiesta e la sentenza, per l’illegalità delle misure di sicurezza da applicare o per l’illegalità della pena.