AVVOCATO PENALISTA PER QUERELE E DENUNCE BOLOGNA ,TERMINE A QUERELA PER RESPONSABILITA’ MEDICA La Querela, quale condizione di procedibilità, rappresenta una causa che eccezionalmente condiziona l’obbligatorietà del promuovimento dell’azione o l’irretrattabilità della sua prosecuzione. I reati perseguibili a querela sono tassativamente indicati dalla legge.

 

 

 

AVVOCATO PENALISTA PER QUERELE E DENUNCE BOLOGNA ,TERMINE A QUERELA PER RESPONSABILITA’ MEDICA

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La Querela, quale condizione di procedibilità, rappresenta una causa che eccezionalmente condiziona l’obbligatorietà del promuovimento dell’azione o l’irretrattabilità della sua prosecuzione.

I reati perseguibili a querela sono tassativamente indicati dalla legge.

La ratio della punibilità  a querela di alcuni reati dipende o dalla loro lieve entità, per cui il legislatore rinuncia ad attivarsi per fatti che presentano un disvalore sociale minimo, o perché si tratta di reati di notevole gravità per la persona che al contempo, una volta resi pubblici, possono provocare un danno ulteriore rispetto a quello già subito dalla persona offesa.

La querela, innanzitutto, deve essere presentata esclusivamente quando la persona ha subito un reato non procedibile d’ufficio,

AS1

La querela è un atto con il quale una persona dichiara di aver subito uno di quei reati minori che l’ordinamento persegue solo se la parte offesa ne fa esplicita richiesta. Si tratta di reati come l’ingiuria, la diffamazione, le percosse e lesioni ,per le lesioni purchè non derivano da infortunio sul lavoro .

Salvo che la legge disponga altrimenti, il diritto di querela non può essere esercitato, decorsi tre mesi dal giorno della notizia del fatto che costituisce il reato. Il diritto di querela non può essere esercitato se vi è stata rinuncia espressa [c.p.p. 339] o tacita da parte di colui al quale ne spetta l’esercizio

Vi è rinuncia tacita, quando chi ha facoltà di proporre querela ha compiuto fatti incompatibili con la volontà di querelarsi [597 2] .

La rinuncia si estende di diritto a tutti coloro che hanno commesso il reato.

L’apertura di un procedimento penale, e l’inizio delle relative indagini, dunque, avvengono anche senza la presentazione di una querela per tutti i reati procedibili d’ufficio; per questi ultimi, infatti, è sufficiente una denuncia, un esposto o qualsiasi altro modo in cui la notizia criminis giunga all’Autorità giudiziaria (vedi differenza tra querela e denuncia).

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La corte di legittimità, in tema di responsabilità professionale medica, ha affermato che il termine per proporre la querela per il reato di lesioni colpose inizia a decorrere non già dal momento i n cui la persona offesa ha avuto consapevolezza della patologia contratta, bensì da quello, eventualmente successivo, in cui la stessa e venuta a conoscenza della possibilità che sulla menzionata patologia abbiano influito errori diagnostici o terapeutici dei sanitari che l’hanno curata” (Cass. Sez. 4, Sentenza n. 17592 del 07/05/2010, Rv. 247096; Cass. Sez. 4, Sentenza n. 13938 del 03/04/2008, Rv. 239255).

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE QUARTA PENALE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ROMIS Vincenzo – Presidente –

Dott. IZZO Fausto – Consigliere –

Dott. CIAMPI Francesco – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Lucia – rel. Consigliere –

Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

parte civile F.L., a mezzo dell’amministratore di sostegno C.M.T.;

nei confronti di:

C.S., n. a (OMISSIS);

avverso la sentenza del Giudice di Pace di Verona dei 28/3/2014 (n. 55/2013);

udita la relazione fatta dal Consigliere dott. Fausto Izzo;

udite le conclusioni del Procuratore Generale, dott. Roberto Aniello, che ha chiesto l’annullamento con rinvio della sentenza;

udite le conclusioni dell’avv. Bel Castro Giuseppe in sost. dell’Avv, Gaetano Scalise, per il Responsabile Civile ABC Assicura s.p.a., che ha chiesto il rigetto del ricorso.

Svolgimento del processo

  1. Con sentenza del 28/3/2014 il Giudice di Pace di Caprino Veronese dichiarava non doversi procedere nei confronti di C. G. per il delitto di lesioni colpose in danno di F. L. per tardività della querela. All’imputato era stato addebitato di avere, per negligenza ed imprudenza, nonchè per violazione delle norme sulla circolazione stradale, alla guida della sua auto Ford Focus, contribuito a determinare la caduta del F. dalla sua bicicletta, cagionandogli lesioni personali con esiti di demenza completa, perdita di autonomia e danno biologico del 99% (fatto acc. in (OMISSIS), querela del 16/7/2012, dep. il 18/7/2012). Osservava il G. di P. che la persona offesa aveva avuto la piena percezione del fatto criminoso fin dal 1/9/2009, giorno di deposito della relazione tecnica del geom.

  2. per la causa civile e sulla cui base era stata proposta domanda riconvenzionale nei confronti del C. (attore).

Pertanto il dies a quo per proporre la querela non poteva essere posticipato al 18/4/2012, giorno in cui lo stesso geometra aveva depositato ulteriori note tecniche.

  1. Avverso la sentenza ha proposto ricorso per cassazione il difensore della parte civile, lamentando la erronea applicazione della legge. Con la relazione del 1/9/2009 il F. non aveva avuto ancora piena conoscenza di tutte le connotazioni oggettive e soggettive del fatto; la domanda riconvenzionale era stata proposta solo per superare la presunzione di cui all’art. 2054 c.c.. Solo con le note tecniche aggiuntive del 18/4/2012 la persona offesa aveva acquisito tutti gli elementi di valutazione onde poter proporre querela.

  2. Con memoria depositata il 23/12/2014 il difensore del responsabile civile “ABC ASSICURA s.p.a.” chiedeva dichiararsi inammissibile il ricorso o, in subordine, rigettarlo. Dalla semplice lettura della domanda riconvenzionale si rilevava come il F. ritenesse il C. unico responsabile dell’incidente, pertanto aveva già da allora manifestato piena consapevolezza della responsabilità nel fatto dell’imputato.

Motivi della decisione

  1. Il ricorso e infondato e deve essere rigettato.

Non ignora questo Collegio la pronuncia delle Sezioni Unite (sent. 35599 del 2012, in proc. Di Marco), secondo cui la parte civile non ha interesse a proporre impugnazione avverso una sentenza di proscioglimento dell’imputato per difetto di querela. Nel caso che ci occupa, però la doglianza formulata è riferita ad una pretesa erronea declaratoria di tardività e non di mancanza di condizione di procedibilità; inoltre la presenza in giudizio del responsabile civile ha inevitabilmente accentuato l’interesse della parte danneggiata a coltivare il giudizio di impugnazione. Pertanto la pronuncia di fondatezza o meno del ricorso appare essere il corretto epilogo del presente giudizio. Siffatta valutazione è stata evidentemente condivisa anche dal P.G., avendo lo stesso, all’esito dell’odierna udienza, concluso per l’annullamento della sentenza.

  1. Ciò detto, va rammentato che questa corte di legittimità, in tema di responsabilità professionale medica, ha affermato che il termine per proporre la querela per il reato di lesioni colpose inizia a decorrere non già dal momento i n cui la persona offesa ha avuto consapevolezza della patologia contratta, bensì da quello, eventualmente successivo, in cui la stessa e venuta a conoscenza della possibilità che sulla menzionata patologia abbiano influito errori diagnostici o terapeutici dei sanitari che l’hanno curata” (Cass. Sez. 4, Sentenza n. 17592 del 07/05/2010, Rv. 247096; Cass. Sez. 4, Sentenza n. 13938 del 03/04/2008, Rv. 239255).

In tali casi, in cui la persona offesa difficilmente ha immediata percezione dell’errore colposo commesso dall’esercente la professione sanitaria, il “dies a quo” di decorrenza del termine per proporre querela viene spostato in avanti nel tempo, al momento della percepibilità di un danno ingiusto, conseguenza del comportamento di un terzo e non e, quindi, ancorato al mero momento di “insorgenza” della malattia. Tale principio ha trovato applicazione anche per ipotesi di reato diverse, e ben può dirsi che oramai costituisca principio consolidato che”il termine per proporre querela decorra dal momento in cui il titolare del relative diritto ha conoscenza certa del fatto di reato nella sua dimensione oggettiva e soggettiva, e cioè dalla data del reato perfetto in tutti i suoi elementi costitutivi” (Cass. Sez. 2, Sentenza n. 29923 del 22/08/2002, Rv. 222083; Cass. Sez. 5, Sentenza n. 3315 del 16/03/2000, Rv . 215580; Cass. Sez. 3, Sentenza n. 3943 del 1/02/2006, Rv. 233483).

  1. Ciò detto, va rilevata la coerenza e logicità della motivazione della sentenza del Giudice di Pace, laddove rileva come nella domanda riconvenzionale, proposta nel giudizio civile dal F. nei confronti del C. e della sua Compagnia assicuratrice, l’odierno ricorrente addebiti all’imputato (prendendo spunto dalla consulenza depositata dal geometra M.) la esclusiva responsabilità nell’incidente e delle lesioni patite, cosi mostrando la piena consapevolezza del fatto illecito nella sua dimensione sia oggettiva, che soggettiva.

Tenuto conto che la predetta C.T. è datata 1/9/2009 e che la domanda riconvenzionale è stata proposta il 3/l/2011, correttamente il giudice di merito ha desunto la tardività della querela depositata il 18/7/2012.

Al rigetto del ricorso segue, ai sensi dell’art. 616 c.p.p., la condanna della parte ricorrente al pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna la parte ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Così deciso in Roma, il 21 gennaio 2015.

Depositato in Cancelleria il 22 maggio 2015

Art. 2945, secondo comma, cod. civ.: “Se l’interruzione della prescrizione è avvenuta mediante uno degli atti indicati dai primi due commi dell’art. 2943, la prescrizione non corre fino al momento in cui passa in giudicato la sentenza che definisce il giudizio.”. Art. 2947, terzo comma, cod. civ.: “In ogni caso se il fatto è considerato dalla legge come reato e per il reato è stabilita una prescrizione più lunga, questa si applica anche all’azione civile. Tuttavia, se il reato è estinto per causa diversa dalla prescrizione o è intervenuta sentenza irrevocabile nel giudizio penale, il diritto al risarcimento del danno, nei termini indicati dai primi due commi – che per il danno prodotto dalla circolazione dei veicoli è di due anni – si prescrive con decorrenza dalla data di estinzione del reato o dalla data in cui la sentenza è divenuta irrevocabile”. Art. 75, terzo comma, cod. proc. pen.: “Se l’azione civile è proposta in sede civile nei confronti dell’imputato dopo la costituzione di parte civile nel processo penale o dopo la sentenza penale di primo grado, il processo civile è sospeso fino alla pronuncia della sentenza penale non più soggetta ad impugnazione”. Art. 82, secondo comma, cod. proc. pen.: “La costituzione di parte civile si intende revocata se la parte civile… promuove l’azione dinanzi al giudice civile”, e il quarto comma: “la revoca non preclude il successivo esercizio dell’azione civile”. Art. 152, primo e terzo comma, cod. pen.: “Nei delitti punibili a querela della persona offesa la remissione estingue il reato. La remissione può intervenire solo prima della condanna, salvi i casi per cui la legge disponga diversamente”. Artt. 129 e 531, primo comma, cod. proc. pen.: “In ogni stato e grado del processo il giudice il quale riconosce che il reato è estinto… lo dichiara d’ufficio con sentenza di non doversi procedere”.

Questa sentenza, a norma dell’ art. 428 cod. proc. pen., è impugnabile, e perciò diviene irrevocabile quando è inutilmente decorso il termine per proporre impugnazione: artt. 648, secondo comma, prima parte, e 650 cod. proc. pen.

Pertanto, in caso di interruzione della prescrizione per costituzione di parte civile nel processo penale, ribadita (Cass. 4846/1991) l’inapplicabilità dell’art. 2945, terzo comma, cod. civ. – a norma del quale se il processo si estingue rimane fermo l’effetto interruttivo ed il nuovo periodo di prescrizione comincia dalla data dell’atto interruttivo – al caso in cui il reato si estingue per remissione della querela poiché la sentenza che lo dichiara non estingue il processo penale, ma determina la sopravvenuta carenza di potestas iudicandi del giudice penale, poiché tale effetto diviene irrevocabile soltanto scaduti i termini per l’impugnazione della predetta sentenza e rilevato che non la remissione della querela nella fattispecie avvenuta, come emerge dalla sentenza impugnata, con espressa salvezza dell’azione civile – ma il trasferimento dell’azione civile in sede civile – effettuato il 7 luglio 1997, e quindi prima della irrevocabilità della predetta sentenza penale, pacificamente verificatasi il 27 luglio 1997 – determina la revoca della costituzione di parte civile in sede penale e la estinzione del processo civile in sede penale poiché tuttavia a norma del succitato art. 75, terzo comma, cod. proc. civ., il processo civile rimane sospeso fino al passaggio in giudicato della sentenza penale di proscioglimento, nella specie, per sopravvenuta carenza di una condizione di procedibilità, allorché lo S. ha convenuto nel giudizio civile il So. il termine di prescrizione non aveva ancora ripreso a decorrere (Cass. 9942/1998, 26387/2008). Art. 2945, secondo comma, cod. civ.: “Se l’interruzione della prescrizione è avvenuta mediante uno degli atti indicati dai primi due commi dell’art. 2943, la prescrizione non corre fino al momento in cui passa in giudicato la sentenza che definisce il giudizio.”. Art. 2947, terzo comma, cod. civ.: “In ogni caso se il fatto è considerato dalla legge come reato e per il reato è stabilita una prescrizione più lunga, questa si applica anche all’azione civile. Tuttavia, se il reato è estinto per causa diversa dalla prescrizione o è intervenuta sentenza irrevocabile nel giudizio penale, il diritto al risarcimento del danno, nei termini indicati dai primi due commi – che per il danno prodotto dalla circolazione dei veicoli è di due anni – si prescrive con decorrenza dalla data di estinzione del reato o dalla data in cui la sentenza è divenuta irrevocabile”. Art. 75, terzo comma, cod. proc. pen.: “Se l’azione civile è proposta in sede civile nei confronti dell’imputato dopo la costituzione di parte civile nel processo penale o dopo la sentenza penale di primo grado, il processo civile è sospeso fino alla pronuncia della sentenza penale non più soggetta ad impugnazione”. Art. 82, secondo comma, cod. proc. pen.: “La costituzione di parte civile si intende revocata se la parte civile… promuove l’azione dinanzi al giudice civile”, e il quarto comma: “la revoca non preclude il successivo esercizio dell’azione civile”. Art. 152, primo e terzo comma, cod. pen.: “Nei delitti punibili a querela della persona offesa la remissione estingue il reato. La remissione può intervenire solo prima della condanna, salvi i casi per cui la legge disponga diversamente”. Artt. 129 e 531, primo comma, cod. proc. pen.: “In ogni stato e grado del processo il giudice il quale riconosce che il reato è estinto… lo dichiara d’ufficio con sentenza di non doversi procedere”.

Questa sentenza, a norma dell’ art. 428 cod. proc. pen., è impugnabile, e perciò diviene irrevocabile quando è inutilmente decorso il termine per proporre impugnazione: artt. 648, secondo comma, prima parte, e 650 cod. proc. pen.

Pertanto, in caso di interruzione della prescrizione per costituzione di parte civile nel processo penale, ribadita (Cass. 4846/1991) l’inapplicabilità dell’art. 2945, terzo comma, cod. civ. – a norma del quale se il processo si estingue rimane fermo l’effetto interruttivo ed il nuovo periodo di prescrizione comincia dalla data dell’atto interruttivo – al caso in cui il reato si estingue per remissione della querela poiché la sentenza che lo dichiara non estingue il processo penale, ma determina la sopravvenuta carenza di potestas iudicandi del giudice penale, poiché tale effetto diviene irrevocabile soltanto scaduti i termini per l’impugnazione della predetta sentenza e rilevato che non la remissione della querela nella fattispecie avvenuta, come emerge dalla sentenza impugnata, con espressa salvezza dell’azione civile – ma il trasferimento dell’azione civile in sede civile – effettuato il 7 luglio 1997, e quindi prima della irrevocabilità della predetta sentenza penale, pacificamente verificatasi il 27 luglio 1997 – determina la revoca della costituzione di parte civile in sede penale e la estinzione del processo civile in sede penale poiché tuttavia a norma del succitato art. 75, terzo comma, cod. proc. civ., il processo civile rimane sospeso fino al passaggio in giudicato della sentenza penale di proscioglimento, nella specie, per sopravvenuta carenza di una condizione di procedibilità, allorché lo S. ha convenuto nel giudizio civile il So. il termine di prescrizione non aveva ancora ripreso a decorrere (Cass. 9942/1998, 26387/2008).

 

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