Il reato di molestia sessuale (art. 660 c.p.), il tentativo del delitto di violenza sessuale Avvocato penalista Bologna, Avvocato penalista Rimini, avvocato penalista Ravenna, avvocato penalista Forli’, avvocato penalista Cesena Il reato di molestia sessuale (art. 660 c.p.), è invece integrato solo in presenza di espressioni volgari a sfondo sessuale ovvero di atti di corteggiamento invasivo ed insistito diversi dall’abuso sessuale (Cass. 12.5.2010 n. 2742 cit.). Ancora, è configurabile il tentativo del delitto di violenza sessuale quando, pur in mancanza del contatto fisico tra imputato e persona offesa, la condotta tenuta dal primo denoti il requisito soggettivo dell’intenzione di raggiungere l’appagamento dei propri istinti sessuali e quello oggettivo dell’idoneità a violare la libertà di autodeterminazione della vittima nella sfera sessuale (Cass. Sez. 3 26.10.2011 n. 45698).

Il reato di molestia sessuale (art. 660 c.p.), il tentativo del delitto di violenza sessuale Avvocato penalista Bologna, Avvocato penalista Rimini, avvocato penalista Ravenna, avvocato penalista Forli’, avvocato penalista Cesena Il reato di molestia sessuale (art. 660 c.p.), è invece integrato solo in presenza di espressioni volgari a sfondo sessuale ovvero di atti di corteggiamento invasivo ed insistito diversi dall’abuso sessuale (Cass. 12.5.2010 n. 2742 cit.). Ancora, è configurabile il tentativo del delitto di violenza sessuale quando, pur in mancanza del contatto fisico tra imputato e persona offesa, la condotta tenuta dal primo denoti il requisito soggettivo dell’intenzione di raggiungere l’appagamento dei propri istinti sessuali e quello oggettivo dell’idoneità a violare la libertà di autodeterminazione della vittima nella sfera sessuale (Cass. Sez. 3 26.10.2011 n. 45698). 

Il reato di molestia sessuale (art. 660 c.p.), il tentativo del delitto di violenza sessuale

DOMANDA – cosa è la nozione di atto sessuale ?

è la risultante della somma dei concetti di congiunzione carnale ed atti di libidine ?

 

 

Risposta Secondo l’opinione prevalente sia in dottrina che in giurisprudenza (cfr in giurisprudenza per tutte: Cass. 22 luglio 2007 n 19718; 44246 del 2005), la nozione di atto sessuale è la risultante della somma dei concetti di congiunzione carnale ed atti di libidine, previsti dalle previgenti fattispecie di violenza carnale ed atti di libidine violenti, per cui essa viene a comprendere tutti gli atti che, secondo il senso comune e l’elaborazione giurisprudenziale, esprimono l’impulso sessuale dell’agente con invasione della sfera sessuale del soggetto passivo. Orbene se la nozione di atto sessuale è riconducibile alla fusione delle precedenti nozioni di congiunzione carnale ed atti di libidine, la soluzione più lineare è quella di leggere l’atto sessuale come equivalente o della congiunzione carnale o dell’atto di libidine escludendo le condotte non rientranti in una di tali categorie. Devono pertanto essere inclusi i toccamenti, palpeggiamenti e sfregamenti sulle parti intime delle vittime, o comunque su zone erogene suscettibili di eccitare la concupiscenza sessuale anche in modo non completo e/o di breve durata, essendo irrilevante, ai fini della consumazione del reato, che il soggetto attivo consegua la soddisfazione erotica. I toccamenti di parti corporee diverse dai genitali o dalle zone che la scienza medica, psicologica, antropologica, qualifica come zone erogene, o comunque diverse da quelle che l’agente considera tali, configurano l’ipotesi del tentativo allorché, per la pronta reazione della vittima o per altre ragioni, l’agente non riesca a toccare la parte corporea presa di mira. In definitiva se il contatto corporeo riguardi una zona diversa da quella erogena o comunque diversa da quella effettivamente presa di mira dall’agente, perché quest’ultimo è costretto ad interrompere l’azione criminosa per la reazione della vittima o per altre ragioni, l’agente risponderà del solo tentativo, se l’intenzione era comunque libidinosa. Opinando diversamente dovrebbe rispondere del delitto consumato colui il quale afferri per le braccia una ragazza per baciarla senza raggiungere lo scopo per la reazione della vittima o per altre ragioni. In conclusione si può affermare il principio in forza del quale il tentativo di violenza sessuale sussiste, non solo quando gli atti idonei diretti in modo non equivoco alla perpetrazione dell’abuso sessuale non si siano estrinsecati in un contatto corporeo, ma anche quando il contatto corporeo, superficiale e fugace, non ha potuto raggiungere una zona erogena o comunque considerata tale e presa di mira dal reo per la reazione della vittima o per altri fattori indipendenti dalla sua volontà.

 

DOMANDA differenza tra molestia sessuale e violenza sessuale

 

Per annullare tale decisione della Corte di merito, il Pubblico Ministero ha proposto ricorso per Cassazione rilevando che, secondo la giurisprudenza, il tentativo di violenza sessuale si configura quando, pur in assenza di contatto fisico tra soggettivo passivo ed attivo, la condotta del primo denoti comunque “il requisito soggettivo dell”intenzione di raggiungere l”appagamento dei propri istinti sessuali e quello oggettivodella idoneità a violare la libertà di autodeterminazione della vittima nella sfera sessuale”.

La Corte Suprema, più volte, in tema di violenza sessuale (Cass. 2742/2010; Cass. 7369/2006) ha sancito che la condotta sanzionata comprende qualsiasi atto che, risolvendosi in un contatto corporeo, anche se fugace ed estemporaneo, tra soggetto attivo e passivo del reato, ovvero in un coinvolgimento della sfera fisica di quest”ultimo ponga in pericolo la libera autodeterminazione della persona offesa nella propria sfera sessuale.

Il reato di molestia sessuale (art. 660 c.p.) è invece integrato solo quando ricorrano espressioni volgari a sfondo sessuale o atti di corteggiamento invasivo ed insistito diversi dall”abuso sessuale (Cass. 2742/2010).

 

 

Tra gli atti idonei ad integrare il delitto di cui all’art. 609 bis c.p. vanno ricompresi anche quelli insidiosi e rapidi, purché ovviamente riguardino zone erogene su persona non consenziente- come ad es. palpamenti, sfregamenti, baci (Sez.3,n.42871del 26/09/2013, Rv.256915); la nozione di violenza nel delitto di violenza sessuale non è limitata alla esplicazione di energia fisica direttamente posta in essere verso la persona offesa, ma comprende qualsiasi atto o fatto cui consegua la limitazione della libertà del soggetto passivo, così costretto a subire atti sessuali contro la propria volontà (Sez.3, n.6643 del 12/01/2010, Rv.246186); ai fini della configurabilità del reato di cui all’art. 609 bis cod. pen., violenza sessuale, non è, dunque, necessaria una violenza che ponga il soggetto passivo nell’impossibilità di opporre una resistenza, essendo sufficiente che l’azione si compia in modo insidiosamente rapido, tanto da superare la volontà contraria del soggetto passivo (Sez. 3, n. 6340 del 01/02/2006,Rv.233315).

Inoltre, ai fini della configurabilità del delitto di violenza sessuale, la rilevanza di tutti quegli atti che, in quanto non direttamente indirizzati a zone chiaramente definibili come erogene, possono essere rivolti al soggetto passivo, anche con finalità del tutto diverse, come i baci o gli abbracci, costituisce oggetto di accertamento da parte del giudice del merito, secondo una valutazione che tenga conto della condotta nel suo complesso, del contesto in cui l’azione si è svolta, dei rapporti intercorrenti fra le persone coinvolte, della sua incidenza sulla libertà sessuale della persona offesa, del contesto relazionale intercorrente tra i soggetti coinvolti e di ogni altro dato fattuale qualificante (Sez.3, n.10248 del 12/02/2014, Rv.258588; Sez.3, n.964 del 26/11/2014, dep.13/01/2015, Rv.261634; Sez.3, n.47265 del 08/09/2016, Rv.268280).

L’intrusione violenta nella sfera sessuale di un soggetto, anche se avvenuta “loci causa” o con finalità di irrisione della vittima, travalica il mero atto di violenza privata e si qualifica come atto sessuale punibile ai sensi dell’art. 609 bis cod. pen; pertanto, anche laddove il gesto sia stato compiuto loci causa ovvero con finalità di irrisione della vittima, non può lo stesso concretizzarsi nel meno grave reato di violenza privata, dovendosi invece qualificare come violenza sessuale attese le caratteristiche intrinseche dell’azione rappresentata dalla intrusione violenta nella sfera sessuale di un soggetto (Sez.3, n.20927 del 04/03/2009, Rv.244075; Sez.3,n.1709 del 01/07/2014, dep.15/01/2015, Rv.261779).. Il tentativo del reato di violenza sessuale è configurabile non solo nel caso in cui gli atti idonei diretti in modo non equivoco a porre in essere un abuso sessuale non si siano estrinsecati in un contatto corporeo, ma anche quando il contatto sia stato superficiale o fugace e non abbia attinto una zona erogena o considerata tale dal reo per la reazione della vittima o per altri fattori indipendenti dalla volontà dell’agente, mentre per la consumazione del reato è sufficiente che il colpevole raggiunga le parti intime della persona offesa (zone genitali o comunque erogene), essendo indifferente che il contatto corporeo sia di breve durata, che la vittima sia riuscita a sottrarsi all’azione dell’aggressore o che quest’ultimo consegua la soddisfazione erotica. (Sez. 3, n. 4674 del 22/10/2014, dep. 02/02/2015, Rv. 262472); ed ancora si è affermato che è configurabile il tentativo del reato, previsto dall’art. 609 bis cod. pen., in tutte le ipotesi in cui la condotta violenta o minacciosa non abbia determinato una immediata e concreta intrusione nella sfera sessuale della vittima, poiché l’agente non ha raggiunto le zone intime (genitali o erogene) della vittima ovvero non ha provocato un contatto di quest’ultima con le proprie parti intime (Sez.3, n.17414 del 18/02/2016, Rv. 266900).

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ABANCOSCERITTA

Il reato di molestia sessuale (art. 660 c.p.), è invece integrato solo in presenza di espressioni volgari a sfondo sessuale ovvero di atti di corteggiamento invasivo ed insistito diversi dall’abuso sessuale (Cass. 12.5.2010 n. 2742 cit.).

AREATIAncora, è configurabile il tentativo del delitto di violenza sessuale quando, pur in mancanza del contatto fisico tra imputato e persona offesa, la condotta tenuta dal primo denoti il requisito soggettivo dell’intenzione di raggiungere l’appagamento dei propri istinti sessuali e quello oggettivo dell’idoneità a violare la libertà di autodeterminazione della vittima nella sfera sessuale (Cass. Sez. 3 26.10.2011 n. 45698).

secondo la giurisprudenza, il tentativo di violenza sessuale si configura quando, in assenza di contatto fisico tra soggetto passivo ed attivo, la condotta del primo (così testualmente, n.d.r) denoti il requisito soggettivo dell’intenzione di raggiungere l’appagamento dei propri istinti sessuali e quello oggettivo della idoneità a violare la libertà di autodeterminazione della vittima nella sfera sessuale: e nel caso in esame, l’intento di appagare il proprio desiderio sessuale da parte del M., pur in assenza di toccamenti in zone erogene (che peraltro avrebbero determinato la consumazione del reato), è ampiamente provato dai gesti e dalle parole dell’uomo e la idoneità del suo comportamento a violare la sfera di autodeterminazione della donna è palesata sia dal gesto di bloccare la porta allungandosi, sia dal tentativo di trattenere mentre ella cercava di scendere, prendendola per la gamba. È evidente – secondo il Pubblico Ministero – che la richiesta di sesso da parte del M. non ha tenuto in alcun conto la volontà della donna, la mancata positiva risposta alle sue manifeste intenzioni e che essa, lungi dal turbare genericamente la tranquillità della donna, ha turbato la stessa anche nella sfera sessuale.

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SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

SEZIONE III PENALE

Ssentenza 26 settembre – 4 ottobre 2012, n. 38719

(Presidente Squassoni – Relatore Orilia)

Motivi di fatto e diritto

In riforma della decisione del primo Giudice, la Corte di Appello di Firenze con sentenza 31.3.2011 ha dichiarato non doversi procedere nei confronti di A.M. in ordine al reato di cui all’art. 660 c.p. perché estinto per prescrizione, così riqualificata l’originaria imputazione di tentata violenza sessuale. Ha confermato invece le disposizioni civili della sentenza impugnata.ATTIVITA' PENALE PICCOLA

Per giungere a tale conclusione, la Corte di merito ha ritenuto che le azioni descritte nell’imputazione e ricordate dalla persona offesa K.L.G. nel corso del giudizio, ovvero le proposte oscene, i gesti volgari ed allusivi, il toccamento della gamba della donna nei tentativo di indurla a fermarsi, integrano il reato di molestie piuttosto che il tentativo di molestie sessuali, posto che si realizza un attentato alla tranquillità della persona piuttosto che la legione della sua sfera sessuale. Secondo la Corte fiorentina l’imputato, approfittando della situazione, ha provato a saggiare le reazioni della donna certamente recandole disturbo, mentre non può affermarsi l’inequivoca l’idoneità degli atti a far subire alla K. un congiungimento carnale sia per la dinamica del fatto, vista anche la condizione del luogo (interno di un autobus di linea condotto dall’imputato), sia per la mancanza di atti indirizzati verso una zona erogena giacché il toccamento della coscia è parso un atto volto a fermare la donna che si apprestava a scendere dal mezzo piuttosto che l’espressione di concupiscenza.

Per l’annullamento della sentenza, il Pubblico Ministero ha proposto ricorso per Cassazione a i sensi dell’art. 606 lett. b c.p.p. in particolare, rilevando che, secondo la giurisprudenza, il tentativo di violenza sessuale si configura quando, in assenza di contatto fisico tra soggetto passivo ed attivo, la condotta del primo (così testualmente, n.d.r) denoti il requisito soggettivo dell’intenzione di raggiungere l’appagamento dei propri istinti sessuali e quello oggettivo della idoneità a violare la libertà di autodeterminazione della vittima nella sfera sessuale: e nel caso in esame, l’intento di appagare il proprio desiderio sessuale da parte del M., pur in assenza di toccamenti in zone erogene (che peraltro avrebbero determinato la consumazione del reato), è ampiamente provato dai gesti e dalle parole dell’uomo e la idoneità del suo comportamento a violare la sfera di autodeterminazione della donna è palesata sia dal gesto di bloccare la porta allungandosi, sia dal tentativo di trattenere mentre ella cercava di scendere, prendendola per la gamba. È evidente – secondo il Pubblico Ministero – che la richiesta di sesso da parte del M. non ha tenuto in alcun conto la volontà della donna, la mancata positiva risposta alle sue manifeste intenzioni e che essa, lungi dal turbare genericamente la tranquillità della donna, ha turbato la stessa anche nella sfera sessuale.

Il motivo è fondato.

Secondo l’orientamento di questa Corte (per tutte Cass. 12.5.2010 n. 2742; Cass. n 7369 del 2006), in tema di violenza sessuale (art. 609 bis c.p.), la condotta sanzionata comprende qualsiasi atto che, risolvendosi in un contatto corporeo, pur se fugace ed estemporaneo, tra soggetto attivo e soggetto passivo del reato, ovvero in un coinvolgimento della sfera fisica di quest’ultimo, ponga in pericolo la libera autodeterminazione della persona offesa nella sfera sessuale.

Il reato di molestia sessuale (art. 660 c.p.), è invece integrato solo in presenza di espressioni volgari a sfondo sessuale ovvero di atti di corteggiamento invasivo ed insistito diversi dall’abuso sessuale (Cass. 12.5.2010 n. 2742 cit.).

Ancora, è configurabile il tentativo del delitto di violenza sessuale quando, pur in mancanza del contatto fisico tra imputato e persona offesa, la condotta tenuta dal primo denoti il requisito soggettivo dell’intenzione di raggiungere l’appagamento dei propri istinti sessuali e quello oggettivo dell’idoneità a violare la libertà di autodeterminazione della vittima nella sfera sessuale (Cass. Sez. 3 26.10.2011 n. 45698).

Nel caso di specie, l’imputato non si è limitato a meri atti di corteggiamento invasivo, perché – come accertato nel giudizio di merito – ha omesso di aprire la porta del mezzo di trasporto da lui condotto e, allungandosi, ha impedito il passaggio alla donna afferrandola altresì per la gamba nell’intento di trattenerla. Un tale comportamento materiale, accompagnato dai gesti volgari compiuti (strano movimenti con la lingua, toccamento dei propri pantaloni) e dalle parole oscene pronunciate (“mi diventa grosso e duro”, invito a dare “una trombata”), denota senz’altro l’intento di appagare il proprio desiderio violando nel contempo la sfera di autodeterminazione sessuale della donna.

Il ricorso deve, pertanto, essere accolto con le consequenziali statuizioni indicate in dispositivo.

P.Q.M.

Annulla la sentenza impugnata con rinvio ad altra sezione della Corte d’Appello di Firenze.

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