GUIDA IN STATO DI EBREZZA, AGGRAVATO PER AVER PROVOCATO INCIDENTE- AVVOCATO PENALE BOLOGNA

GUIDA IN STATO DI EBREZZA, AGGRAVATO PER AVER PROVOCATO INCIDENTE

 La guida in stato di ebrezza reato e sanzionato in modo severo, se oltre alla guida in stato di ebrezza si provoca anche un incidente e allora le sanzioni diventano ben più’ pesanti come indicato dalla norma 

 
DANNO DA MORTE – AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA danno morte congiunto tabelle milano danno morte iure hereditatis danno morte fratello non convivente danno morte sezioni unite danno morte sezioni unite 2015 danno tanatologico cassazione danno catastrofale
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La cassazione ha precisato  che l’aggravante dell’aver provocato un incidente va intesa come qualsiasi avvenimento inatteso che, interrompendo il normale svolgimento della circolazione stradale, possa provocare pericolo alla collettività, senza che assuma rilevanza l’avvenuto coinvolgimento di terzi o di altri veicoli (Sez. 4, sent. n. 47276 del 06/11/2012, Marzano, Rv. 253921)
 
GUIDA IN STATO DI EBREZZA, AGGRAVATE DI AVER PROVOCATO INCIDENTE
GUIDA IN STATO DI EBREZZA, AGGRAVATE DI AVER PROVOCATO INCIDENTE
 
Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 26 novembre – 15 dicembre 2015, n. 49352
Presidente Brusco – Relatore Gianniti
Ritenuto in fatto
1. Il Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Trieste, con sentenza 26/06/2014 resa ad esito di giudizio abbreviato a seguito di opposizione a decreto penale di condanna, dichiarava V.M. colpevole dei reato di guida in stato dì ebbrezza per abuso di sostanze alcoliche (g/l 1,86 al primo accertamento e g/l 1,74 al secondo accertamento), con l’aggravante di aver cagionato un incidente, accertato in Trieste il 4/12/2013.
studi legali diritto penale bologna, lo studio dell’avvocato Sergio Armaroli patrocinante in cassazione tratta diritto penale a Bologna e in tutta Italia.

studi legali diritto penale bologna,
lo studio dell’avvocato Sergio Armaroli patrocinante in cassazione tratta diritto penale a Bologna e in tutta Italia.

In punto di trattamento sanzionatorio, previa concessione delle attenuanti generiche prevalenti sulla contestata aggravante, l’imputato era condannato alla pena di giustizia, con concessione del beneficio della sospensione condizionale della pena e del beneficio della non menzione. All’imputato era applicata la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida per anni uno e veniva ordinata la confisca dell’autoveicolo di proprietà dell’imputato.
2. Avverso la suddetta sentenza proponeva ricorso il Procuratore generale della Repubblica di Trieste deducendo violazione di legge.
In particolare, secondo il P.M. ricorrente, la sentenza di primo grado avrebbe errato nel disporre la sospensione della patente per la durata di anni uno mentre avrebbe dovuto disporre la revoca del titolo abilitativo, avuto riguardo al disposto di cui all’art. 186 comma 2 bis CdS (nel testo introdotto dalla legge 29 luglio 2010, n. 120, applicabile ratione temporis all’episodio in esame, verificatosi il 4 dicembre 2013).
3.In data 10 novembre 2015 l’imputato, a mezzo del proprio Difensore di fiducia, presentava un foglio di deduzioni, nel quale faceva presente che, perché sussista l’aggravante di cui all’art. 186 comma 2 bis C.d.S., non sarebbe sufficiente essere rimasti coinvolti in un incidente (come indicato nel verbale di accertamento dal personale di pg), ma sarebbe necessario aver provocato l’incidente (e, quindi, che sia stato accertato che la propria condotta ha rappresentato un coefficiente causale rispetto al verificarsi del sinistro); d’altronde, il concetto di incidente stradale si identificherebbe con “qualunque situazione che esorbiti alla normale marcia del veicolo in area aperta alla pubblica circolazione, con pericolo per l’incolumità altrui e dello stesso conducente”, mentre tale situazione non si sarebbe verificata nel caso di specie, in cui vi sarebbe stato un microscopico sinistro (urto dello spigolo anteriore del mezzo con quello posteriore). Pertanto, il ricorso dovrebbe essere respinto o, in via subordinata, si dovrebbero rimettere gli atti al giudice di merito per nuovo esame.
Considerato in diritto
1. Il ricorso del P.G. è fondato.
2.1. Invero, il Giudice di primo grado è incorso in violazione di legge laddove ha applicato la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente per la durata di anni uno, mentre l’art. 186 comma 2 bis C.d.S. (nella formulazione già vigente all’epoca del fatto, verificatosi nel dicembre 2013) prevede espressamente la revoca della patente per colui che, circolando in stato di intossicazione alcolica superiore ad 1,5 g/l (come per l’appunto l’odierno ricorrente), abbia cagionato un incidente stradale.
2.2. Questa Sezione della Corte ha avuto modo di precisare che l’aggravante dell’aver provocato un incidente va intesa come qualsiasi avvenimento inatteso che, interrompendo il normale svolgimento della circolazione stradale, possa provocare pericolo alla collettività, senza che assuma rilevanza l’avvenuto coinvolgimento di terzi o di altri veicoli (Sez. 4, sent. n. 47276 del 06/11/2012, Marzano, Rv. 253921). Pertanto, il Giudice dell’udienza preliminare ha correttamente ravvisato l’aggravante nel caso in esame, nel quale il V., a bordo della sua autovettura, provenendo da via Brigata Casale con direzione verso via Forlì, nel percorrere via Grego, aveva urtato con lo spigolo anteriore destro quello posteriore sinistro dell’autovettura Hyundai Lantra tg. AT 532 EX, in sosta dinanzi al civico n. 10
2.3. D’altronde nessun rilievo ha il fatto che nella sentenza impugnata siano state riconosciute all’imputato le attenuanti generiche in misura prevalente sulla contestata aggravante. Invero, questa Sezione ha da tempo chiarito che il giudizio di comparazione tra le circostanze del reato opera unicamente sulla pena, ma non modifica la configurazione giuridica e le relative conseguenze (sent. n. 9428 del 14/02/1979, Migliore, Rv. 143387).
3. Ne consegue che la sentenza deve essere annullata limitatamente al punto in cui non ha applicato al V. la sanzione amministrativa accessoria della revoca della patente, revoca alla quale può provvedere direttamente la Corte di cassazione, trattandosi di sanzione amministrativa accessoria da applicarsi obbligatoriamente (Sez. 4, sent. n. 8022 del 28/01/2014, Giannella, Rv. 258622).
P.Q.M.
Annulla senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente alla omessa revoca della patente di guida, revoca che dispone in sostituzione della sospensione della patente di guida
Al riguardo, secondo l’insegnamento di questa corte di legittimità, per la configurazione del reato di guida in stato di ebbrezza, pur potendo accertarsi lo stato di alterazione con qualsiasi mezzo, e quindi anche su base sintomatica, è tuttavia necessario ravvisare l’ipotesi più lieve, priva di rilievo penale, quando, pur risultando accertato il superamento della soglia minima, non sia possibile affermare, oltre ogni ragionevole dubbio, che la condotta dell’agente rientri nell’ambito di una delle altre due ipotesi che conservano rilievo penale (Cass., Sez. 4, n. 28787/2011, Rv. 250714; Cass., Sez. 4, n. 6889/2011, Rv. 252728).
AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA - DECRETO PENALE DI CONDANNA ART 459 CPP LIBRO SESTO - PROCEDIMENTI SPECIALI TITOLO V - Procedimento per decreto
AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA – DECRETO PENALE DI CONDANNA ART 459 CPP LIBRO SESTO – PROCEDIMENTI SPECIALI TITOLO V – Procedimento per decreto
Suprema Corte di Cassazione
sezione IV
sentenza n. 18375 del 23 aprile 2013
Ritenuto in fatto
1. – Con sentenza resa in data 26.10.2012, la corte d’appello di Milano ha integralmente confermato la sentenza in data 17.3.2009, con la quale il giudice dell’udienza preliminare presso il tribunale di Sondrio ha condannato R.A.C. alla pena di sedici giorni di arresto ed Euro 720,00 di ammenda (pena detentiva sostituita con la pena pecuniaria corrispondente, e così complessivamente alla pena di Euro 1.328,00 di ammenda), in relazione al reato di guida in stato di ebbrezza alcolica (art. 186, comma 1, lett. c, c.d.s.), accertato in (omissis).
Avverso la sentenza d’appello, a mezzo del proprio difensore, ha proposto ricorso per cassazione l’imputato, censurando il provvedimento impugnato per violazione di legge e vizio di motivazione in relazione all’art. 186 cit, avendo i giudici del merito ritenuto di ascrivere all’imputato la commissione del fatto più grave disciplinato dal ridetto art. 186 (comma 1, lett. c), nonostante l’accertamento strumentale fosse stato condotto con una sola misurazione senza la prescritta ripetizione della stessa, in conformità alle previsioni del codice della strada.
Sotto altro profilo, il ricorrente si duole che i giudici del merito abbiano trascurato di specificare, tanto i caratteri, quanto la concreta incidenza causale dei pretesi indici sintomatici dell’ebbrezza alcolica ravvisati, con la conseguenza della mancata prova dell’effettivo ricorso della più grave ipotesi di reato tra quelle disciplinate dall’art. 186 cit..
Considerato in diritto
2. – Il ricorso è fondato.
La sentenza d’appello ha ritenuto di ascrivere all’imputato la commissione della più grave delle ipotesi di reato disciplinate dall’art. 186 c.d.s. muovendo dalla preliminare circostanza costituita dal risultato della prima misurazione strumentale del tasso alcolemico riscontrato a carico dell’imputato: risultato superiore ai limiti previsti in relazione a tale più grave ipotesi criminosa, seppur non accertata in conformità alle prescrizioni legali dello stesso art. 186.
Al riguardo, secondo l’insegnamento di questa corte di legittimità, per la configurazione del reato di guida in stato di ebbrezza, pur potendo accertarsi lo stato di alterazione con qualsiasi mezzo, e quindi anche su base sintomatica, è tuttavia necessario ravvisare l’ipotesi più lieve, priva di rilievo penale, quando, pur risultando accertato il superamento della soglia minima, non sia possibile affermare, oltre ogni ragionevole dubbio, che la condotta dell’agente rientri nell’ambito di una delle altre due ipotesi che conservano rilievo penale (Cass., Sez. 4, n. 28787/2011, Rv. 250714; Cass., Sez. 4, n. 6889/2011, Rv. 252728).
Nel caso di specie, il generico richiamo operato nella sentenza impugnata agli indici sintomatici riportati nel verbale di accertamento redatto dalla polizia giudiziaria (sia pure valutati in connessione all’entità del risultato scaturito dalla prima misurazione del tasso alcolemico dell’odierno imputato), appare tale da non fornire una dimostrazione sufficientemente adeguata al fine di ritenere, oltre ogni ragionevole dubbio, che la condotta dell’agente si prestasse a un inquadramento nell’ambito di una delle due ipotesi di cui all’art. 186 c.d.s. ancora configurate come penalmente rilevanti.
L’indole eminentemente apodittica della motivazione così come redatta nel provvedimento qui impugnato impone di riscontrarne il carattere sostanzialmente illogico, da tanto derivando il necessario annullamento della ridetta sentenza, con rinvio alla corte d’appello milanese per un nuovo esame sul punto indicato.
P.Q.M.
la Corte Suprema di Cassazione, annulla la sentenza impugnata con rinvio alla Corte d’appello di Milano.
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Questa Sezione della Corte ha avuto modo di precisare che l’aggravante dell’aver provocato un incidente va intesa come qualsiasi avvenimento inatteso che, interrompendo il normale svolgimento della circolazione stradale, possa provocare pericolo alla collettivita’, senza che assuma rilevanza l’avvenuto coinvolgimento di terzi o di altri veicoli (Sez. 4, sent. n. 47276 del 06/11/2012, Marzano, Rv. 253921). Pertanto, il Giudice dell’udienza preliminare ha correttamente ravvisato l’aggravante nel caso in esame, nel quale il (OMISSIS), a bordo della sua autovettura, provenendo da (OMISSIS) con direzione verso (OMISSIS), nel percorrere (OMISSIS), aveva urtato con lo spigolo anteriore destro quello posteriore sinistro dell’autovettura Hyundai Lantra tg. (OMISSIS), in sosta dinanzi al civico n. (OMISSIS).
Suprema Corte di Cassazione
seizone IV
sentenza 15 dicembre 2015, n. 49352
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE QUARTA PENALE
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. BRUSCO Carlo Giuseppe – Presidente
Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere
Dott. GIANNITI Pasquale – rel. Consigliere
Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere
Dott. PAVICH Giuseppe – Consigliere
ha pronunciato la seguente:
SENTENZA
sul ricorso proposto da:
Procuratore Generale di Trieste;
avverso la sentenza n.4210/2013 GIUDICE UDIENZA PRELIMINARE di TRIESTE, del 26/06/2014;
visti gli atti, la sentenza e il ricorso;
udita in PUBBLICA UDIENZA del 26/11/2015 la relazione fatta dal Consigliere Dott. PASQUALE GIANNITI;
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. Gialanella Antonio, che ha concluso per l’annullamento senza rinvio con revoca della patente.
udito il difensore avv. (OMISSIS) per l’imputato che ha chiesto il rigetto del ricorso o in subordine l’annullamento con trasmissione degli atti per nuovo giudizio.
RITENUTO IN FATTO
1. Il Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Trieste, con sentenza 26/06/2014 resa ad esito di giudizio abbreviato a seguito di opposizione a decreto penale di condanna, dichiarava (OMISSIS) colpevole del reato di guida in stato di ebbrezza per abuso di sostanze alcoliche (g/l 1,86 al primo accertamento e g/l 1,74 al secondo accertamento), con l’aggravante di aver cagionato un incidente, accertato in (OMISSIS).
In punto di trattamento sanzionatorio, previa concessione delle attenuanti generiche prevalenti sulla contestata aggravante, l’imputato era condannato alla pena di giustizia, con concessione del beneficio della sospensione condizionale della pena e del beneficio della non menzione. All’imputato era applicata la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida per anni uno e veniva ordinata la confisca dell’autoveicolo di proprieta’ dell’imputato.
2. Avverso la suddetta sentenza proponeva ricorso il Procuratore generale della Repubblica di Trieste deducendo violazione di legge.
In particolare, secondo il P.M. ricorrente, la sentenza di primo grado avrebbe errato nel disporre la sospensione della patente per la durata di anni uno mentre avrebbe dovuto disporre la revoca del titolo abilitativo, avuto riguardo al disposto di cui all’articolo 186 C.d.S., comma 2 bis (nel testo introdotto dalla Legge 29 luglio 2010, n. 120, applicabile ratione temporis all’episodio in esame, verificatosi il 4 dicembre 2013).
3. In data 10 novembre 2015 l’imputato, a mezzo del proprio Difensore di fiducia, presentava un foglio di deduzioni, nel quale faceva presente che, perche’ sussista l’aggravante di cui all’articolo 186 C.d.S., comma 2 bis, non sarebbe sufficiente essere rimasti coinvolti in un incidente (come indicato nel verbale di accertamento dal personale di pg), ma sarebbe necessario aver provocato l’incidente (e, quindi, che sia stato accertato che la propria condotta ha rappresentato un coefficiente causale rispetto al verificarsi del sinistro); d’altronde, il concetto di incidente stradale si identificherebbe con “qualunque situazione che esorbiti alla normale marcia del veicolo in area aperta alla pubblica circolazione, con pericolo per l’incolumita’ altrui e dello stesso conducente”, mentre tale situazione non si sarebbe verificata nel caso di specie, in cui vi sarebbe stato un microscopico sinistro (urto dello spigolo anteriore del mezzo con quello posteriore). Pertanto, il ricorso dovrebbe essere respinto o, in via subordinata, si dovrebbero rimettere gli atti al giudice di merito per nuovo esame.
CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il ricorso del P.G. e’ fondato.
2.1.Invero, il Giudice di primo grado e’ incorso in violazione di legge laddove ha applicato la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente per la durata di anni uno, mentre l’articolo 186 C.d.S., comma 2 bis (nella formulazione gia’ vigente all’epoca del fatto, verificatosi nel dicembre 2013) prevede espressamente la revoca della patente per colui che, circolando in stato di intossicazione alcolica superiore ad 1,5 g/l (come per l’appunto l’odierno ricorrente), abbia cagionato un incidente stradale.
2.2. Questa Sezione della Corte ha avuto modo di precisare che l’aggravante dell’aver provocato un incidente va intesa come qualsiasi avvenimento inatteso che, interrompendo il normale svolgimento della circolazione stradale, possa provocare pericolo alla collettivita’, senza che assuma rilevanza l’avvenuto coinvolgimento di terzi o di altri veicoli (Sez. 4, sent. n. 47276 del 06/11/2012, Marzano, Rv. 253921). Pertanto, il Giudice dell’udienza preliminare ha correttamente ravvisato l’aggravante nel caso in esame, nel quale il (OMISSIS), a bordo della sua autovettura, provenendo da (OMISSIS) con direzione verso (OMISSIS), nel percorrere (OMISSIS), aveva urtato con lo spigolo anteriore destro quello posteriore sinistro dell’autovettura Hyundai Lantra tg. (OMISSIS), in sosta dinanzi al civico n. (OMISSIS).
2.3. D’altronde nessun rilievo ha il fatto che nella sentenza impugnata siano state riconosciute all’imputato le attenuanti generiche in misura prevalente sulla contestata aggravante. Invero, questa Sezione ha da tempo chiarito che il giudizio di comparazione tra le circostanze del reato opera unicamente sulla pena, ma non modifica la configurazione giuridica e le relative conseguenze (sent. n. 9428 del 14/02/1979, Migliore, Rv. 143387).
3.Ne consegue che la sentenza deve essere annullata limitatamente al punto in cui non ha applicato al (OMISSIS) la sanzione amministrativa accessoria della revoca della patente, revoca alla quale puo’ provvedere direttamente la Corte di cassazione, trattandosi di sanzione amministrativa accessoria da applicarsi obbligatoriamente (Sez. 4, sent. n. 8022 del 28/01/2014, Giannella, Rv. 258622).
P.Q.M.
Annulla senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente alla omessa revoca della patente di guida, revoca che dispone in sostituzione della sospensione della patente di guida.
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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