MALTRATTAMENTI IN FAMIGLIA REATO GRAVE AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA

 

ABANCOSCERITTA

 

 

MALTRATTAMENTI IN FAMIGLIA AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA La Corte d’appello, in particolare, dopo aver dato puntuale conto delle doglianze difensive (pag. 1), ha espressamente motivato: sull’attendibilità della persona offesa pur nello specifico contesto evidenziato dai motivi d’appello, confrontandosi in particolare con il tema dei ricorsi per separazione ed i loro contenuti, la querela e le richieste economiche; sulla peculiarità del rapporto tra moglie e marito e sugli aspetti definiti di sadomasochismo, spiegando perchè quella peculiarità non era incompatibile con le condotte ascritte all’imputato e perchè il carattere anche non remissivo della donna non evitasse una sua situazione di debolezza e fragilità nei confronti del marito; sulla sussistenza di riscontri esterni rispetto al punto delle conseguenze di condotte di obiettiva violenza; sul legame unitario – anche in ordine al dolo di maltrattamenti – tra i singoli episodi, sorretto da un atteggiamento mentale di vero e proprio disprezzo del S. nei confronti della moglie, per le ragioni ed il contesto che aveva dato luogo al loro matrimonio, protrattosi per tutta la durata della convivenza.

 

 

 

REATO DI RAPINA: E’ RAPINA IMPOSSESARSI DEL TELEFONO DELLA FIDANZATA!!!

REATO DI RAPINA: E’ RAPINA IMPOSSESARSI DEL TELEFONO DELLA FIDANZATA!!!

 

MALTRATTAMENTI IN FAMIGLIA AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA

La Corte d’appello, in particolare, dopo aver dato puntuale conto delle doglianze difensive (pag. 1), ha espressamente motivato:

sull’attendibilità della persona offesa pur nello specifico contesto evidenziato dai motivi d’appello, confrontandosi in particolare con il tema dei ricorsi per separazione ed i loro contenuti, la querela e le richieste economiche; sulla peculiarità del rapporto tra moglie e marito e sugli aspetti definiti di sadomasochismo, spiegando perchè quella peculiarità non era incompatibile con le condotte ascritte all’imputato e perchè il carattere anche non remissivo della donna non evitasse una sua situazione di debolezza e fragilità nei confronti del marito; sulla sussistenza di riscontri esterni rispetto al punto delle conseguenze di condotte di obiettiva violenza; sul legame unitario – anche in ordine al dolo di maltrattamenti – tra i singoli episodi, sorretto da un atteggiamento mentale di vero e proprio disprezzo del S. nei confronti della moglie, per le ragioni ed il contesto che aveva dato luogo al loro matrimonio, protrattosi per tutta la durata della convivenza.

avvocato cassazionista bella

Nè su tale ricostruzione sistematica ha rilevanza la disciplina introdotta dalla L. n. 251 del 2005. L’estensione dell’innovazione lì prevista per il reato continuato anche al reato abituale, pur sostenuta da parte della dottrina, pare muovere dal presupposto, invero proposto in termini sostanzialmente apodittici, che la struttura del reato abituale sia più simile a quella del reato continuato, piuttosto che a quella del reato permanente. Ma è proprio il delitto di maltrattamenti che, potendo constare anche di condotte prive di autonoma rilevanza penale e tuttavia dimostrative della sussistenza e poi permanenza di un contesto oggettivo e soggettivo di maltrattamento, segna l’evidente differenza non solo con la struttura del reato continuato (dove ogni condotta ha necessariamente una specifica e delineata, anche temporalmente, rilevanza penale) ma pure con la ratio della innovazione introdotta dalla L. n. 251, che se trova giustificazione (in termini di razionalità della scelta, non necessariamente della sua univocità) per il reato continuato, non certo per caso non è stata estesa anche al reato permanente, come pure avrebbe in ipotesi potuto farsi (ben potendosi astrattamente sezionare anche le condotte permanenti, pur tutte rilevanti a configurare l’unico reato).

E del resto, che un medesimo fatto possa essere apprezzato, dal punto di vista della legge penale, in plurimi modi e con diverse conseguenze anche sul piano della disciplina sanzionatoria complessiva, anche nelle sue implicazioni in ambito di prescrizione, risulta evidente sol che si pensi all’ipotesi della rapina commessa con oggetto atto ad offendere dove, nel caso di contestazione autonoma dell’aggravante e contravvenzione, la (frequente) prescrizione della seconda mai potrebbe determinare conseguenze sulla sussistenza della rilevanza penale del fatto ai diversi fini della circostanza aggravante.

Il motivo sul trattamento sanzionatolo è diverso da quelli consentiti, perchè – a fronte di motivazione specifica e non apparente della Corte d’appello su entrambi i punti, con indicazione di parametri congrui agli assunti cui perviene su di essi (p.4) – si risolve in censure di merito

 

incidente mortale risarcimento parenti - indennizzo incidente mortale - incidente mortale risarcimento danni,strade, volume insufficiente, guida stato ebbrezza,accertabile anche su base sinomatica

incidente mortale risarcimento parenti – indennizzo incidente mortale – incidente mortale risarcimento danni,strade, volume insufficiente, guida stato ebbrezza,accertabile anche su base sinomatica

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

SEZIONE VI PENALE

Sentenza 23 settembre – 28 ottobre 2011, n. 39228

Svolgimento del processo – Motivi della decisione

  1. Avverso la sentenza con cui in data 15.2.2011 la Corte d’appello di Roma ha confermato la sua condanna deliberata dal locale Tribunale il 28.3.2007, per il delitto di maltrattamenti in danno della moglie B.R., ritenuto consumato fino all’aprile 2004, ricorre a mezzo del difensore fiduciario S.P.G., deducendo:

– erronea applicazione dell’art. 572 c.p. e mancanza di motivazione, perchè la Corte distrettuale avrebbe argomentato solo sul dolo di sopraffazione ma non sull’obiettiva sussistenza dell’abitualità di condotta; il peculiare rapporto tra i coniugi, descritto come di tipo sadomasochista con molteplici inversioni di ruolo, sarebbe incompatibile con continue sistematiche ed unilaterali vessazioni;

– erronea applicazione della prescrizione del reato, che avrebbe dovuto escludere dalla valutazione probatoria i singoli fatti pregressi, sì da escludere che quelli residui potessero integrare il requisito dell’abitualità: nella specie avrebbero dovuto essere esclusi tutti gli episodi di ingiurie e percosse collocati temporalmente prima dell’agosto 2003 (tenuto conto della data della sentenza d’appello);

– vizi di motivazione in merito alle censure mosse con l’atto d’appello, in ordine: alla credibilità della B. con particolare riferimento alle sue azioni civili ed alle denunce indicative del suo interesse anche patrimoniale, nonchè alle dichiarazioni sulle ragioni del matrimonio, con risposte della Corte distrettuale non pertinenti; all’incompatibilità tra il carattere della donna, quale descritto anche in sentenza, ed il ruolo di abituale vittima; ai riscontri, quanto alle dichiarazioni testimoniali ed ai documenti sanitari;

vizi di motivazione in ordine al trattamento sanzionatorio in ordine al diniego dell’attenuante ex art. 62 c.p., n. 2 ed al beneficio della non menzione;

– erronea applicazione della legge processuale in ordine alla valutazione equitativa del danno morale risarcito, secondo il ricorrente preclusa laddove consentirebbe quantificazioni in assenza di puntuale indicazione ed allegazione delle ragioni che fonderebbero il danno morale.

1.1 Il difensore ha depositato memoria, in particolare a sostegno della non configurabilità del reato in relazione alle sole due condotte che dovrebbero considerarsi non prescritte.

  1. Il primo ed il terzo motivo sono infondati perchè, pur richiamando lo schema formale dei soli vizi ammessi nel giudizio di legittimità, in realtà svolgono entrambi deduzioni volte a sollecitare una rivalutazione del materiale probatorio in termini diversi da quelli, tra loro conformi, cui sono giunti i Giudici dei due gradi di merito.

La Corte d’appello, in particolare, dopo aver dato puntuale conto delle doglianze difensive (pag. 1), ha espressamente motivato:

sull’attendibilità della persona offesa pur nello specifico contesto evidenziato dai motivi d’appello, confrontandosi in particolare con il tema dei ricorsi per separazione ed i loro contenuti, la querela e le richieste economiche; sulla peculiarità del rapporto tra moglie e marito e sugli aspetti definiti di sadomasochismo, spiegando perchè quella peculiarità non era incompatibile con le condotte ascritte all’imputato e perchè il carattere anche non remissivo della donna non evitasse una sua situazione di debolezza e fragilità nei confronti del marito; sulla sussistenza di riscontri esterni rispetto al punto delle conseguenze di condotte di obiettiva violenza; sul legame unitario – anche in ordine al dolo di maltrattamenti – tra i singoli episodi, sorretto da un atteggiamento mentale di vero e proprio disprezzo del S. nei confronti della moglie, per le ragioni ed il contesto che aveva dato luogo al loro matrimonio, protrattosi per tutta la durata della convivenza. Si tratta di un apprezzamento articolato, che si salda a quello pure specifico del Giudice di primo grado, non incongruo agli atti richiamati, attento al confronto con le doglianze di impugnazione (in gran parte riproducesti prospettazioni già esaminate e disattese dal Tribunale), sorretto da motivazione non apparente e immune dai soli vizi – di manifesta illogicità e contraddittorietà – che, soli, rilevano nel giudizio di legittimità. E poichè, come noto, alla corte di cassazione compete non la scelta tra la più opportuna o adeguata ricostruzione dei fatti, ma solo la verifica logico/giuridica della decisione dei Giudici del merito, ogni censura che in realtà costituisce critica alla ricostruzione ed all’apprezzamento del fatto non può trovare ingresso.

justice statueInfondato è anche il secondo motivo. In sintesi, il ricorrente pare sostenere che la prescrizione dovrebbe coprire, e quindi vanificare anche storicamente, le condotte concretizzatesi prima dell’agosto 2003, prescindendo dalla loro eventuale autonoma rilevanza penale, sicchè le condotte successive andrebbero valutate nella loro assoluta ed esclusiva storicità, senza tener conto alcuno della pregressa vicenda: da qui, in particolare, l’impossibilità di tener conto delle condotte precedenti per apprezzare la riconducibilità delle condotte consumate nel periodo successivo alla data di prescrizione alla caratteristica incriminatrice dell’abitualità.

La tesi è, appunto, infondata. Come già sostenuto da autorevole dottrina, il delitto di maltrattamenti è, come ogni reato abituale, “reato di durata”, sicchè mutua la disciplina della prescrizione da quella prevista per i reati permanenti: per questo, per i reati abituali “il decorso del termine di prescrizione avviene dal giorno dell’ultima condotta tenuta (la quale chiude il periodo consumativo iniziatosi con la condotta che, insieme alle precedenti, forma la serie minima di rilevanza”). Fatti/condotte che, insieme tra loro, costituiscono il maltrattamento, possono singolarmente avere pure autonoma rilevanza penale, costituendo così ipotesi di reati concorrenti. Quando tali condotte, di autonoma concorrente rilevanza penale, risultano consumate in un periodo temporale antecedente a quello di prescrizione del singolo reato (concorrente), cessano di avere rilevanza penale quanto a tale titolo autonomo (concorrente), ma non vengono affatto cancellate o dissolte, nella loro storicità, da tale prescrizione, mantenendo quindi piena rilevanza in relazione al diverso ed autonomo titolo costituito dal delitto di maltrattamenti, per il quale la prescrizione, appunto, non decorre se non dall’ultima condotta idonea a suffragare/integrare una componente di tale fattispecie. In altre parole, e per mutuare la felice locuzione della richiamata dottrina, quando alcuna condotta costituisce anche autonomo reato, altro dall’art. 572 c.p., la prescrizione del primo non determina affatto una interruzione fattuale tale da determinare ed imporre la decorrenza di una nuova “serie minima di rilevanza”, quanto al diverso reato di maltrattamenti, con le conseguenze propugnate dal ricorrente.

Nè su tale ricostruzione sistematica ha rilevanza la disciplina introdotta dalla L. n. 251 del 2005. L’estensione dell’innovazione lì prevista per il reato continuato anche al reato abituale, pur sostenuta da parte della dottrina, pare muovere dal presupposto, invero proposto in termini sostanzialmente apodittici, che la struttura del reato abituale sia più simile a quella del reato continuato, piuttosto che a quella del reato permanente. Ma è proprio il delitto di maltrattamenti che, potendo constare anche di condotte prive di autonoma rilevanza penale e tuttavia dimostrative della sussistenza e poi permanenza di un contesto oggettivo e soggettivo di maltrattamento, segna l’evidente differenza non solo con la struttura del reato continuato (dove ogni condotta ha necessariamente una specifica e delineata, anche temporalmente, rilevanza penale) ma pure con la ratio della innovazione introdotta dalla L. n. 251, che se trova giustificazione (in termini di razionalità della scelta, non necessariamente della sua univocità) per il reato continuato, non certo per caso non è stata estesa anche al reato permanente, come pure avrebbe in ipotesi potuto farsi (ben potendosi astrattamente sezionare anche le condotte permanenti, pur tutte rilevanti a configurare l’unico reato).

E del resto, che un medesimo fatto possa essere apprezzato, dal punto di vista della legge penale, in plurimi modi e con diverse conseguenze anche sul piano della disciplina sanzionatoria complessiva, anche nelle sue implicazioni in ambito di prescrizione, risulta evidente sol che si pensi all’ipotesi della rapina commessa con oggetto atto ad offendere dove, nel caso di contestazione autonoma dell’aggravante e contravvenzione, la (frequente) prescrizione della seconda mai potrebbe determinare conseguenze sulla sussistenza della rilevanza penale del fatto ai diversi fini della circostanza aggravante.

Il motivo sul trattamento sanzionatolo è diverso da quelli consentiti, perchè – a fronte di motivazione specifica e non apparente della Corte d’appello su entrambi i punti, con indicazione di parametri congrui agli assunti cui perviene su di essi (p.4) – si risolve in censure di merito.

L’ultimo motivo è inammissibile perchè nuovo, non essendo stata la questione proposta specificamente, nei termini ora presentati, negli originari motivi d’appello, che si dolevano solo della sopravvalutazione del danno (pag. 16).

Al rigetto del ricorso segue la condanna dell’imputato ricorrente al pagamento delle spese processuali e di quelle sostenute per questo giudizio di cassazione dalla parte civile liquidate come da dispositivo, tenuto conto delle tariffe professionali e dell’attività prestata.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali, nonchè alla rifusione delle spese sostenute dalla parte civile B.R., liquidate in complessivi Euro 2300,00 oltre iva e cpa.

MALTRATTAMENTI FAMIGLIA AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA

Mette conto porre in rilievo che, mentre ai fini della integrazione fattispecie di cui all’art. 12-sexies L. n. 898/1970 è sufficiente dimostrare la volontaria sottrazione all’obbligo di corresponsione dell’assegno determinato dal tribunale e non occorre, quindi (come riconosciuto dalla Corte costituzionale con sentenza n. 472 del 1989), che dall’inadempimento consegua anche il ‘far mancare i mezzi di sussistenza’, tale elemento risulta invece necessario ed ineludibile ai fini della integrazione della figura criminosa prevista dall’art. 570 comma secondo, n. 2, cod. pen..

Ne discende che la riqualificazione giuridica del fatto dal delitto originariamente contestato di cui al citato art. 12-sexies a quello dell’art. 570, secondo comma, cod. pen. – pur legittima in quanto compiuta senza alcuna violazione del principio sancito nell’art. 521 cod. proc. pen. – avrebbe nondimeno imposto un’accurata verifica dei giudici di merito circa la sussistenza dei presupposti fattuali della nuova fattispecie ravvisata.

Ed invero, il reato previsto dall’art. 570, secondo comma n. 2, cod. pen. ha come presupposto necessario l’esistenza di un’obbligazione alimentare ai sensi del codice civile, ma non assume carattere meramente sanzionatorio del provvedimento del giudice civile nel senso che l’inosservanza anche parziale di questo importi automaticamente l’insorgere del reato, di tal che, per configurare l’ipotesi delittuosa in esame, occorre che gli aventi diritto all’assegno alimentare versino in stato di bisogno, che l’obbligato ne sia a conoscenza e che lo stesso sia in grado di fornire i mezzi di sussistenza.

La Corte ha avuto modo anche di recente di ribadire, ai fini della configurabilità del reato previsto dall’art. 570, comma secondo, n. 2, cod. pen., nell’ipotesi di corresponsione parziale dell’assegno stabilito in sede civile per il mantenimento, il giudice penale deve accertare se tale condotta abbia inciso apprezzabilmente sulla disponibilità dei mezzi economici che il soggetto obbligato è tenuto a fornire ai beneficiari, tenendo inoltre conto di tutte le altre circostanze del caso concreto, ivi compresa la oggettiva rilevanza del mutamento di capacità economica intervenuta, in relazione alla persona del debitore, mentre deve escludersi ogni automatica equiparazione dell’inadempimento dell’obbligo stabilito dal giudice civile alla violazione della legge penale (Sez. 6, n. 159898 del 04/02/2014 – dep. 09/04/2014, S. Rv. 259895).

 

DOMANDA : COSA è LO STATO DI BISOGNO DI UN FIGLIO MINORENNE?

Lo stato di bisogno di un figlio minorenne è presunto dalla legge e non è vanificato o eliso dal fatto che alla erogazione dei mezzi di sussistenza provveda comunque l’altro genitore, perché persiste l’obbligo del genitore di provvedere al mantenimento dei figli minorenni (Sez. 6, n. 27051 del 14/04/2008, Rv. 240558) e nella nozione penalistica di mezzi di sussistenza richiamata dall’art. 570 c.p., comma 2, n. 2, sono compresi, nella attuale dinamica evolutiva degli assetti e delle abitudini di vita familiare e sociale, non soltanto i mezzi per la sopravvivenza vitale (quali il vitto e l’alloggio), ma anche gli strumenti che consentano di soddisfare altre complementari esigenze della vita quotidiana, come, ad es., l’abbigliamento, i libri di istruzione per i figli minori, i mezzi di trasporto e di comunicazione, et cetera. (Sez. 6, n. 49755 del 21/11/2012, dep. 20/12/2012, Rv. 253908). Né lo stato di bisogno e l’obbligo del genitore di contribuire al mantenimento dei figli minorenni vengono meno se i figli sono assistiti economicamente da terzi, anche con eventuali elargizioni dalla pubblica assistenza (Sez. 6, n. 46060 del 22/10/2014, Rv. 260823; Sez. 6, n. 2736 del 13/11/2008, dep. 2009, Rv. 242854).

Orbene, occorre al riguardo considerare che:

  1. a) la condotta di omessa somministrazione dei mezzi di sussistenza in danno di più soggetti conviventi nello stesso nucleo familiare non configura un unico reato, bensì una pluralità di reati in concorso formale o, ricorrendone i presupposti, in continuazione tra loro, in quanto le condotte incriminate dal 2 co. tutelano, accanto all’unità familiare, anche specifici interessi economici dei singoli (nello specifico, la loro sopravvivenza economica: C., S.U., 20.12.2007, n. 8413);
  2. b) in tema di violazione degli obblighi di assistenza familiare, l’espressione ‘mezzi di sussistenza’ di cui all’art. 570, 2 co., n. 2, esprime un concetto diverso dall’’assegno di mantenimento’ stabilito dal giudice civile, essendo in materia penale rilevante solo ciò che è necessario per la sopravvivenza del familiare dell’obbligato nel momento storico in cui il fatto avviene (C., Sez. VI, 21.10.2015 – 8.1.2016, n. 535; C., Sez. VI, 10.1.2011; C., Sez. VI, 13.11.2008; C., Sez. VI, 6.7.2005, n. 36593; C., Sez. VI, 11.7.2001);
  3. c) in tema di violazione degli obblighi di assistenza familiare, l’ipotesi aggravata consistente nel far mancare ai familiari i mezzi di sussistenza, non ha carattere meramente sanzionatorio dell’obbligo civile derivante dalla sentenza di separazione, occorre perciò verificare che la mancata corresponsione delle somme dovute non sia da attribuire ad uno stato di indigenza assoluta da parte dell’obbligato. In tal caso infatti la indisponibilità di mezzi, se accertata e verificatasi incolpevolmente, esclude il reato in parola, valendo come esimente, purché si tratti di una situazione di persistente, oggettiva ed incolpevole indisponibilità di introiti (Cass., n. 33997 del 24/6/2015).

 

 

 

DOMANDA : COSA SONO I MALTRATTAMENNI IN FAMIGLIA?

 

Chiunque, fuori dei casi indicati nell’articolo precedente, maltratta una persona della famiglia (2) o comunque convivente, o una persona sottoposta alla sua autorità o a lui affidata per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l’esercizio di una professione o di un’arte, è punito con la reclusione da due a sei anni.
[La pena è aumentata se il fatto è commesso in danno di minore degli anni quattordici.]
Se dal fatto deriva una lesione personale grave, si applica la reclusione da quattro a nove anni; se ne deriva una lesione gravissima, la reclusione da sette a quindici anni; se ne deriva la morte, la reclusione da dodici a ventiquattro anni

 

Invero, secondo il costante insegnamento giurisprudenziale di questa Suprema Corte (Sez. 1, n. 8618 del 12/02/1996, dep. 24/09/1996, Rv. 205754), ai fini della configurabilità del reato di cui all’art. 572 cod. pen. la materialità del fatto deve consistere in una condotta abituale che si estrinsechi con più atti che determinano sofferenze fisiche o morali, realizzati in momenti successivi, collegati da un nesso di abitualità ed avvinti nel loro svolgimento da un’unica intenzione criminosa di ledere l’integrità fisica o morale del soggetto passivo infliggendogli abitualmente tali sofferenze.

Per ritenere raggiunta la prova dell’elemento materiale di tale reato, inoltre, non possono essere presi in considerazione singoli e sporadici episodi di percosse o lesioni, poiché trattasi di una ipotesi di reato necessariamente abituale, che si caratterizza per la sussistenza di una serie di fatti, per lo più commissivi, ma anche omissivi, i quali, isolatamente considerati, potrebbero anche essere non punibili (atti di infedeltà, di umiliazione generica, etc.), ovvero non perseguibili (ingiurie, percosse o minacce lievi, procedibili solo a querela), ma acquistano rilevanza penale per effetto della loro reiterazione nel tempo.

Deve pertanto escludersi, entro tale prospettiva ermeneutica, che la compromissione del bene giuridico protetto si verifichi in presenza di semplici fatti che ledono ovvero mettono in pericolo l’incolumità personale, la libertà o l’onore di una persona della famiglia, essendo necessario, per la configurabilità del reato, che tali fatti siano la componente di una più ampia ed unitaria condotta abituale, idonea ad imporre un regime di vita vessatorio, mortificante ed insostenibile (Sez. 6, n. 37019 del 27/05/2003, dep. 26/09/2003, Rv. 226794, che in motivazione ha precisato che fatti episodici lesivi di diritti fondamentali della persona, derivanti da situazioni contingenti e particolari, che possono verificarsi nei rapporti interpersonali di una convivenza familiare, non integrano il delitto di maltrattamenti, ma conservano la propria autonomia di reati contro la persona; v., inoltre, Sez. 6, n. 7192 del 04/12/2003, dep. 19/02/2004, Rv. 228461; Sez. 6, n. 3570 del 01/02/1999, dep. 18/03/1999, Rv. 213516).

Occorre, in definitiva, che una serie di atti lesivi di diritti fondamentali della persona siano inquadrabili all’interno di una cornice unitaria caratterizzata dall’imposizione al soggetto passivo di un regime di vita oggettivamente vessatorio ed umiliante (Sez. 6, n. 45037 del 02/12/2010, dep. 22/12/2010, Rv. 249036). In tal senso si spiega, infatti, il carattere unitario del dolo nel delitto di maltrattamenti in famiglia (Sez. 6, n. 6541 del 11/12/2003, dep. 17/02/2004, Rv. 228276; Sez. 6, n. 25183 del 19/06/2012, dep. 25/06/2012, Rv. 253042), poiché esso funge da elemento unificatore della pluralità di atti lesivi della personalità della vittima e si concretizza nell’inclinazione della volontà ad una condotta oppressiva e prevaricatoria che, nella reiterazione dei maltrattamenti, si va via via realizzando e confermando, in modo che il colpevole accetta di compiere le singole sopraffazioni con la consapevolezza di persistere in una attività illecita, posta in essere già altre volte.

Post Footer automatically generated by wp-posturl plugin for wordpress.

More from my site

Related Post

Avvocato Sergio Armaroli

Avvocato Cassazionista Sergio Armaroli

L'avvocato Sergio Armaroli ha fondato lo studio legale Armaroli a Bologna nel 1997.

Da allora ha assistito centinaia di clienti in ambito civile e penale, in tutti i gradi di giudizio, sempre con l'attenzione e l'impegno che lo contraddistinguono, conseguendo numerosi successi e soddisfazioni.

L'avvocato Armaroli riceve tutti i giorni nel suo studio dalle ore 9:00 alle ore 19:00 in via Solferino 30.

Dicono di me i clienti

Salve a tutti, mi sono trovato di recente a dover affrontare diverse problematiche relative al mondo del lavoro. Fortunatamente ho incontrato l’ Avv. Sergio Armaroli il quale ha saputo guidarmi nelle varie situazioni con grande calma e professionalità. La pratica è stata risolta in poco tempo e con soddisfazione di tutti. From Avvocato Penalista Bologna, […]- Utente Google
Cordialità e ottima accoglienza…Esprimo la mia totale soddisfazione nel servizio reso con professionalità,   esaudiente conoscenza del diritto e della legge in tutte le sue interpretazioni. Velata la sincerità e la schiettezza nelle probabili risoluzioni dei problemi di avversità penale . Determinazione e concretezza sono cornice della sua impeccabile figura  .Ringrazio l’avvocato Sergio Armaroli e consiglio vivamente […]- Federico : ringrazio l’avvocato Sergio Armaroli
Inconditi ne placute de viata am cunoscut av. SERGIO ARMAROLI o persoana minunata cu un caracter forte si determinat, pregatit profesional la un inalt nivel. Cu profesionalitatea sa m-a ajutat sa trec cu bine de probleme financiare cu banci in italia,de aceea il recomand la toate persoanele de origine romina care au probleme judiciare de […]- Utente Google
In un momento della mia vita mi sono trovata in difficoltà ma per fortuna ho conosciuto l’avvocato SERGIO ARMAROLI, il quale ha risolto i miei problemi dimostrando grande capacità e preparazione e grande senso di umanità e gentilezza. per questo raccomando a tutti i quali abbiano problemi di rivolgersi con fiducia all’avvocato SERGIO ARMAROLI Grazie […]- Elena
Buongiorno avv., Mi sono rivolta a Lei xke’ ho alcune cose da sistemare in merito alla mia separazione. Dal colloquio ke abbiamo avuto posso dire di essere stata molto soddisfatta grazie alla sua competenza e disponibilita’ nel venire a capo alle grosse problematiche ke questa situazione crea. From Avvocato Penalista Bologna, post Sabrina Post Footer […]- Sabrina

Categorie