REATO DI CALUNNIA –  AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA –ELEMENTI SOGGETTIVO REATO  –  PROVA REATO

 APEN9avvocato cassazionista bella

  1. Calunnia

Chiunque, con denuncia [333 c.p.p.], querela [336 c.p.p.], richiesta [342 c.p.p.] o istanza [341 c.p.p.], anche se anonima o sotto falso nome, diretta all’Autorità giudiziaria o ad un’altra Autorità che a quella abbia obbligo di riferirne o alla Corte penale internazionale (2), incolpa di un reato taluno che egli sa innocente, ovvero simula a carico di lui le tracce di un reato, è punito con la reclusione da due a sei anni.

La pena è aumentata [64] se s’incolpa taluno di un reato pel quale la legge stabilisce la pena della reclusione superiore nel massimo a dieci anni, o un’altra pena più grave.

La reclusione è da quattro a dodici anni, se dal fatto deriva una condanna alla reclusione superiore a cinque anni; è da sei a venti anni, se dal fatto deriva una condanna all’ergastolo; [e si applica la pena dell’ergastolo, se dal fatto deriva una condanna alla pena di morte]

 

 

La volontà di accusare e la scienza dell’innocenza dell’incolpato sono le componenti essenziali dell’elemento soggettivo del delitto di calunnia.

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L’intenzionalità dell’incolpazione e la limpida coscienza dell’innocenza dell’accusato sono dati che vanno tenuti concettualmente distinti, nel senso che la presenza del primo non comporta la necessaria sussistenza del dolo della calunnia, ma questo è integrato soltanto se da parte dell’agente vi sia anche la consapevolezza della innocenza del calunniato, consapevolezza evidenziata – di norma – dalle concrete circostanze e dalle modalità esecutive che definiscono l’azione criminosa, da cui, con processo logico-deduttivo, è possibile risalire alla sfera intellettiva e volitiva del soggetto.

 

Nel delitto di calunnia il dolo non è integrato dalla coscienza e volontà della denuncia, ma richiede l’immanente consapevolezza da parte dell’agente dell’innocenza dell’incolpato, consapevolezza non ravvisabile nei casi di dubbio o di errore ragionevole.

 

 

 

Pertanto, escluso il dolo nell’autore della calunnia, il fatto stesso non può ritenersi offensivo dell’interesse tutelato dalla norma penale. Difatti, il nocumento di tale interesse, attinente al pericolo di deviazioni nell’amministrazione della giustizia, è correlato dalla norma non già a qualsiasi denuncia che risulti in prosieguo infondata, ma ad una incolpazione orientata a procurare siffatta deviazione in forza della consapevolezza dell’innocenza dell’incolpato. Ove l’autore della pretesa calunnia sia stato assolto proprio a cagione del dubbio sulla consapevolezza dell’innocenza dell’incolpato e, quindi, in forza di una non risolvibile equivocità relativa alla sussistenza della coscienza e volontà di recare offesa all’interesse tutelato, non può ritenersi, all’opposto, colpevole colui al quale sia riferita la mera partecipazione al delitto ipotizzato, sulla base della ritenuta consapevolezza dell’innocenza dell’incolpato e, quindi, della volontà di determinare l’inizio a suo carico di indagini e di dar luogo ad eventuali esiti processuali. Tale partecipazione anche soggettiva può risultare apprezzabile penalmente soltanto ove coincidente con analogo stato soggettivo di colui che è stato l’autore del fatto reato previsto dall’art. 368 c.p.”-