STALKING, EX AMANTE, MOGLIE QUALI SONO LE CARATTERISTICHE DEL COMPORTAMENTO MOLESTO DELLO STALKER?

1#STALKING, EX AMANTE, MOGLIE

QUALI SONO LE CARATTERISTICHE DEL COMPORTAMENTO MOLESTO DELLO STALKER?

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Il molestatore agisce nei confronti della vittima in virtù di un investimento affettivo e cognitivo, basato su una situazione relazionale reale oppure parzialmente o totalmente immaginata; 

lo stalking si manifesta attraverso una serie di comportamenti basati sulla comunicazione e/o sul contatto, ma in ogni caso connotati da ripetizione, insistenza e intrusività;

la pressione psicologica del molestatore, legata alla insistenza dei comportamenti agiti e al “terrorismo” psicologico effettuato, pongono la vittima in uno stato di allerta, di emergenza e di stress psicologico.

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La condotta si traduce nel porre in essere una minaccia od una molestia, ma, per poter distinguere il delitto di stalking sia dalla fattispecie generale di minaccia che da quella specifica di molestia di cui rispettivamente agli artt. 612 e 660 C.p., si richiede una reiterazione delle condotte in questione.

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Quindi, se è un dato pacifico che la serialità è elemento costitutivo, ed infatti, la giurisprudenza formatasi fino ad oggi lo definisce reato necessariamente abituale, come l’ipotesi di maltrattamenti in famiglia 572 c.p., per quanto concerne invece, l’estensione di tale abitualità, ancora non vi è unanimità.

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E’ UN REATO PERSEGUIBILE A QUERELA?

Il termine a proporre querela è di mesi sei .

Ma il reato resta procedibile d’ufficio, quindi anche in assenza di querela, quando è commesso nei confronti di un minore o di una persona disabile.

 

Come si configura lo stalking?

Lo stalking è un reato per tutelare i soggetti che subiscono una serie di atteggiamenti e comportamenti da parte di un individuo (cosiddetto stalker) che si  manifestano in persecuzioni e provocano uno stato d’ansia e paura compromettendo, in tal modo, il normale svolgimento della vita quotidiana.

ART 415 BIS OMESSA NOTIFICA AL DIFENSORE, AVVOCATO PENALISTA CONSULENZA LEGALE

ART 415 BIS OMESSA NOTIFICA AL DIFENSORE, AVVOCATO PENALISTA CONSULENZA LEGALE

La condotta si traduce nel porre in essere una minaccia od una molestia, ma, per poter distinguere il delitto di stalking sia dalla fattispecie generale di minaccia che da quella specifica di molestia di cui rispettivamente agli artt. 612 e 660 C.p., si richiede una reiterazione delle condotte in questione.

                                    Quindi, se è un dato pacifico che la serialità è elemento costitutivo, ed infatti, la giurisprudenza formatasi fino ad oggi lo definisce reato necessariamente abituale, come l’ipotesi di maltrattamenti in famiglia 572 c.p., per quanto concerne invece, l’estensione di tale abitualità, ancora non vi è unanimità.

COME AVVIENE LO STALKING?

comunicazioni intrusive , che includono tutti i comportamenti con scopo di trasmettere messaggi sulle proprie emozioni, sui bisogni, sugli impulsi, sui desideri o sulle intenzioni, tanto relativi a stati affettivi amorosi (anche se in forme coatte o dipendenti) che a vissuti di odio, rancore o vendetta. I metodi di persecuzione adottati, di conseguenza, sono forme di comunicazione con l’ausilio di strumenti come telefono, lettere, sms, e-mail o perfino graffiti o murales.

Altra categoria di comportamento di stalking è costituito dai contatti , che possono essere attuati sia attraverso comportamenti di controllo diretto, quali ad esempio pedinare o sorvegliare, che mediante comportamenti di confronto diretto , quali visite sotto casa o sul posto di lavoro, minacce o aggressioni..

 Esistono tre tipi di aggravanti:

  1. quando il fatto è consumato ai danni del coniuge, anche divorziato o separato o del partner pure se non convivente;

  2. per chi commette maltrattamenti, violenza sessuale e atti persecutori su donne incinte;

  3. per la violenza commessa alla presenza di minori di 18 anni.

 

 

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

SEZIONE V PENALE

Sentenza 5 marzo – 10 luglio 2015, n. 29826

(Presidente/Relatore Bevere)

 

Secondo i giudici, il reato di atti persecutori (o stalking), previsto dall’art. 612 bis del codice penale, è caratterizzato da condotte alternative e da eventi disomogenei, ciascuno dei quali idoneo ad integrarla, i quali devono essere oggetto di rigoroso e puntuale accertamento da parte del giudice in ordine alla gravità dei comportamenti e della loro idoneità a rappresentare una minaccia, mentre il “grave stato di ansia o di paura” va identificato in una condizione emotiva spiacevole, accompagnata da un senso di oppressione e da una notevole diminuzione dei poteri di controllo.

Per la consumazione del reato occorre, infatti, dimostrare l’effetto che la condotta dell’aggressore ha avuto sulla vittima, che può essere di tre tipi, tra loro alternativi:

un procurato “perdurante e grave stato di ansia e di paura”;

un ingenerato “fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di una persona al medesimo legata da relazione affettiva”;

una alterazione delle proprie abitudini di vita.

1.Con sentenza 28.2.2014, la corte di appello di Genova ha confermato la sentenza 26.10.2012 con la quale P.G., autista dell’azienda comunale di trasporti, era stato condannato alla pena di giustizia e al risarcimento dei danni in favore delle parti civili per il reato di atti persecutori in danno dei coniugi G.C. e F.F

.

Nella sentenza si fa generico e non comprensibile riferimento all’evento derivato da queste comunicazioni, consistente in un grave stato di ansia e di timore per l’ incolumità, riferito ai coniugi G.-F.

In conclusione, il ricorrente afferma che la sua responsabilità non può essere affermata sulla base di comunicazioni anonime e di dichiarazioni provenienti da fonti non credibili.

3. Il ricorso non merita accoglimento, in quanto i motivi propongono,in chiave critica, valutazioni fattuali, sprovviste di specifici e persuasivi addentellati storici, nonché prive di qualsiasi coerenza logica, idonea a soverchiante e a infrangere la lineare razionalità, che ha guidato le conclusioni della corte di merito.

Con esse,in realtà, il ricorrente pretende la rilettura del quadro probatorio e, contestualmente, il sostanziale riesame nel merito.

 

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

SEZIONE V PENALE

Sentenza 5 marzo – 10 luglio 2015, n. 29826
(Presidente/Relatore Bevere)

Fatto e diritto

1.Con sentenza 28.2.2014, la corte di appello di Genova ha confermato la sentenza 26.10.2012 con la quale P.G., autista dell’azienda comunale di trasporti, era stato condannato alla pena di giustizia e al risarcimento dei danni in favore delle parti civili per il reato di atti persecutori in danno dei coniugi G.C. e F.F.

2.Nell’interesse dell’imputato è stato presentato ricorso per i seguenti motivi

l. vizio di motivazione : il P. è accusato, tra l’altro, di essere autore di due lettere anonime indirizzate, nel marzo 2009, al collega G. con le quali il destinatario era reso edotto di rapporti sessuali della moglie con lo stesso P. e con altri colleghi, nonché di essere autore di sms di medesimo contenuto, inviati fino all’inizio di aprile 2010 sul telefono cellulare del G. Posto che tali comunicazioni non hanno elementi individualizzanti il mittente, non può logicamente escludersi che altri siano gli autori, in quanto

- il suo rapporto con la donna era cessato nel settembre 2008;

- la F. aveva avuto altra relazione, nell’arco di tempo tra maggio e luglio 2008 con altro collega, S.D., che ha ammesso di aver inviato una delle due lettere;

- la donna inizialmente aveva negato questo rapporto, dimostrando di essere fonte inaffidabile;

- Il G. è stato sentito in qualità di imputato in un procedimento connesso, in corso dinanzi al giudice di pace.

Nella sentenza si fa generico e non comprensibile riferimento all’evento derivato da queste comunicazioni, consistente in un grave stato di ansia e di timore per l’ incolumità, riferito ai coniugi G.-F.

In conclusione, il ricorrente afferma che la sua responsabilità non può essere affermata sulla base di comunicazioni anonime e di dichiarazioni provenienti da fonti non credibili.

3. Il ricorso non merita accoglimento, in quanto i motivi propongono,in chiave critica, valutazioni fattuali, sprovviste di specifici e persuasivi addentellati storici, nonché prive di qualsiasi coerenza logica, idonea a soverchiante e a infrangere la lineare razionalità, che ha guidato le conclusioni della corte di merito.

Con esse,in realtà, il ricorrente pretende la rilettura del quadro probatorio e, contestualmente, il sostanziale riesame nel merito. Questa pretesa è tanto più ingiustificata nel caso in esame la struttura razionale della motivazione – facendo proprie le analisi fattuali e le valutazioni logico­giuridiche della sentenza di primo grado – ha determinato un organico e inscindibile accertamento giudiziale, avente una sua chiara e puntuale coerenza argomentativa, che è saldamente ancorata agli inequivoci risultati dell’istruttoria dibattimentale.

3.a. L’imputato è accusato di aver compiuto i seguenti fatti:

a. ha posto nel cartellino degli orari collocato nell’autobus che il G. avrebbe condotto poco dopo, una lettera con la quale informava il collega su luoghi e tempi dei convegni sessuali con la moglie di quest’ultimo e prospettava l’ipotesi che la donna avesse avuto rapporti sessuali con altri uomini (in Genova,all’inizio di marzo 2009);

b. ha inviato altra lettera al G. con la quale ripeteva la vicenda degli incontri sessuali con la moglie, prospettava l’ipotesi che l’ultimo figlio della coppia avesse un diverso padre naturale; affermava l’idoneità delle proprie conoscenze a determinare il licenziamento del G., licenziamento che questi avrebbe potuto evitare chiedendo il trasferimento (in Genova, il 27 marzo 2007);

e. ha inviato al telefono cellulare del G. numerosi sms offensivi del suo onore e allusivi alle relazioni sessuali della F. (in Genova fino al 3.4.2007); d. ha scritto sulla parte interna dei muri di recinzione della scuola frequentata dai figli della coppia G.-F. le frasi Auguri, nel pollaio nasce un altro figlio di troia…], sul luogo di lavoro, Cornuto Fans Club Presidente G.C., sull’apparato rice­trasmittente montato su un autobus dell’azienda pubblica G. becco (in Genova nel settembre 2009);

e. ha scritto nel bagno chimico del capolinea AMT n. 27 nella disponibilità dei dipendenti dell’azienda di trasporto, l’espressione G. cornuto (in Genova, il 18.11.2010).

3.b. L’identificazione nel P. dell’autore delle lettere, dei messaggi telefonici, delle scritte sui muri di recinzione della scuola frequentata dai figli dei coniugi e all’interno del bagno della stazione terminale della linea di trasporto urbano è stata ricostruita dai giudici di merito attraverso un comune iter analitico ed argomentativo di estrema e incontestata efficacia persuasiva in quanto è stato accertato che

a. le scritte ingiuriose e minacciose sono state rinvenute in aree aziendali o scolastiche frequentate dal P.;

b. il contenuto delle medesime e delle lettere è omogeneo, a dimostrazione della unicità della fonte;

c. nelle lettere e nei messaggi vi sono riferimenti a fatti e a circostanze(elencati nella penultima pagina della sentenza impugnata) che solo il P. era in grado di conoscere. Deve quindi concludersi che l’attribuzione al P. della redazione e della diffusione delle narrazioni sulla vicende sessuali della F., nonché delle espressioni offensive in danno dei coniugi è stata effettuata dai giudici di merito non solo all’esito di accurato esame della credibilità delle persone offese (credibilità non sminuita dal generico riferimento a un procedimento connesso a carico del G.), ma anche in base ad una razionale e insindacabile valutazione del quadro probatorio, posto a base della tesi di accusa.

4. E’ del tutto conforme ad una corretta interpretazione dell’ipotesi delittuosa di cui all’art. 612 bis c.p. la qualificazione di queste condotte come atti persecutori che risultano – oltre che istintivamente gemmati dalla vanteria del seduttore – direttamente causati dal suo risentimento per la cessazione del rapporto con la donna e per l’attentato alla serenità del proprio ambiente familiare posto in essere dal marito (il G., avuta conoscenza del rapporto extraconiugale, ne informò la moglie del P.). E’ di tutta evidenza la rilevanza penale di questi atti, costituiti dalla reiterata redazione e dalla ripetuta diffusione di messaggi funzionali a umiliare i coniugi, a violare la loro riservatezza, a rappresentare la vita sessuale della donna come aperta a soggetti estranei, tanto da rendere incerta la discendenza di uno dei figli. Fondati o meno che siano tali messaggi hanno cagionato danno alla riservatezza e all’intimità sessuale delle persone offese con ampiezza, durata e carica spregiativa tali da rendere i messaggi stessi idonei a creare nei medesimi crescenti stati di disagio, di imbarazzo, di mortificazione, sfociati in un perdurante e grave stato di ansia a fronte del concreto aggravamento e consolidamento della violazione della riservatezza e della manipolazione dell’identità umana,sociale, etica di tutti i componenti della famiglia G.­F., nel contesto familiare e lavorativo.

Tale angoscioso turbamento psicologico – destabilizzante dell’equilibrio psichico di un comune essere umano – è stato razionalmente desunto dalle dichiarazioni delle vittime, dai loro comportamenti conseguenti alla condotta posta in essere dall’imputato, considerata tanto nella sua astratta idoneità a causare l’evento suindicato, quanto nel concreto riferimento alle effettive condizioni di luogo e di tempo in cui la condotta persecutoria è stata consumata(cfr. sez. 5, n. 14391 del 28/02/2012, Rv. 252314).

E’ stato anche accertato che i comportamenti persecutori del P. hanno indotto i coniugi a rinunciare all’utenza telefonica fissa e li hanno costretti ad evitare persone e luoghi frequentati dall’imputato (la cui condotta ha quindi cagionato l’ulteriore evento dell’alterazione delle abitudini di vita delle vittime).

5. Il ricorso va quindi rigettato con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali. Non possono essere prese in considerazione la memoria conclusiva e la nota spese della parte civile, in quanto il deposito è avvenuto successivamente alla chiusura della trattazione del processo.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

 

Decreto penale di condanna

Opposizione decreto penale di condanna

Rito abbreviato

Richiesta Risarcimento danni

Difesa penale imputati

Difesa penale indagati

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Diritto penale Bologna

Patteggiamento

Appello penale

Ricorso per cassazione penale

Ricorsi tribunale del riesame

Processo minorile

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