AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA:CONVALIDA ARRESTO – STUPEFACENTI convalida arresto carcere convalida arresto tribunale collegiale convalida arresto senza misura cautelare convalida dell’arresto in carcere convalida arresto direttissima convalida arresto difesa convalida arresto dopo 48 ore convalida arresto difensore convalida arresto domiciliari convalida dell’arresto

AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA:CONVALIDA ARRESTO – STUPEFACENTI convalida arresto carcere convalida arresto tribunale collegiale convalida arresto senza misura cautelare convalida dell’arresto in carcere convalida arresto direttissima convalida arresto difesa convalida arresto dopo 48 ore convalida arresto difensore convalida arresto domiciliari convalida dell’arrestoAVVOCATO PENALISTA BOLOGNA CORTE DI CASSAZIONE PENALE, SEZIONE IV, SENTENZA N. 11751 DEL 10 MARZO 2017: DOLO EVENTUALE PER IL CONDUCENTE CHE FUGGE DOPO AVER CAUSATO UN SINISTRO STRADALE La Corte di Cassazione Penale, con Sentenza n.11751 del 10 marzo 2017, ha stabilito la sussistenza del dolo eventuale, nel caso in cui il conducente di un veicolo fugga senza accertare le conseguenze della propria condotta.

AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA CORTE DI CASSAZIONE PENALE, SEZIONE IV, SENTENZA N. 11751 DEL 10 MARZO 2017: DOLO EVENTUALE PER IL CONDUCENTE CHE FUGGE DOPO AVER CAUSATO UN SINISTRO STRADALE
La Corte di Cassazione Penale, con Sentenza n.11751 del 10 marzo 2017, ha stabilito la sussistenza del dolo eventuale, nel caso in cui il conducente di un veicolo fugga senza accertare le conseguenze della propria condotta.

Convalida dell’arresto e giudizio direttissimo

1. Gli ufficiali o gli agenti di polizia giudiziaria che hanno eseguito l’arresto in flagranza o che hanno avuto in consegna l’arrestato lo conducono direttamente davanti al giudice del dibattimento per la convalida dell’arresto e il contestuale giudizio, sulla base della imputazione formulata dal pubblico ministero. In tal caso citano anche oralmente la persona offesa e i testimoni e avvisano il difensore di fiducia o, in mancanza, quello designato di ufficio a norma dell’articolo 97, comma 3.

2. Quando il giudice non tiene udienza, gli ufficiali o gli agenti di polizia giudiziaria che hanno eseguito l’arresto o che hanno avuto in consegna l’arrestato gliene danno immediata notizia e presentano l’arrestato all’udienza che il giudice fissa entro quarantotto ore dall’arresto. Non si applica la disposizione prevista dall’articolo 386, comma 4.

3. Il giudice al quale viene presentato l’arrestato autorizza l’ufficiale o l’agente di polizia giudiziaria a una relazione orale e quindi sente l’arrestato per la convalida dell’arresto.

4. Se il pubblico ministero ordina che l’arrestato in flagranza sia posto a sua disposizione, lo puo’ presentare direttamente all’udienza, in stato di arresto, per la convalida e il contestuale giudizio, entro quarantotto ore dall’arresto. Si applicano al giudizio di convalida le disposizioni dell’art. 391, in quanto compatibili. (2)

4-bis. Salvo quanto previsto dal comma 4-ter, nei casi di cui ai commi 2 e 4 il pubblico ministero dispone che l’arrestato sia custodito in uno dei luoghi indicati nel comma 1 dell’articolo 284. In caso di mancanza, indisponibilità o inidoneità di tali luoghi, o quando essi sono ubicati fuori dal circondario in cui è stato eseguito l’arresto, o in caso di pericolosità dell’arrestato, il pubblico ministero dispone che sia custodito presso idonee strutture nella disponibilità degli ufficiali o agenti di polizia giudiziaria che hanno eseguito l’arresto o che hanno avuto in consegna l’arrestato. In caso di mancanza, indisponibilità o inidoneità di tali strutture, o se ricorrono altre specifiche ragioni di necessità o di urgenza, il pubblico ministero dispone con decreto motivato che l’arrestato sia con dotto nella casa circondariale del luogo dove l’arresto è stato eseguito ovvero, se ne possa derivare grave pregiudizio per le indagini, presso altra casa circondariale vicina. (3)

4-ter. Nei casi previsti dall’articolo 380, comma 2, lettere e-bis) ed f), il pubblico ministero dispone che l’arrestato sia custodito presso idonee strutture nella disponibilità degli ufficiali o agenti di polizia giudiziaria che hanno eseguito l’arresto o che hanno avuto in consegna l’arrestato. Si applica la disposizione di cui al comma 4-bis, terzo periodo. (3)

5. Se l’arresto non è convalidato, il giudice restituisce gli atti al pubblico ministero. Il giudice procede tuttavia a giudizio direttissimo quando l’imputato e il pubblico ministero vi consentono.

6. Se l’arresto è convalidato a norma dei commi precedenti, si procede immediatamente al giudizio.

7. L’imputato ha facoltà di chiedere un termine per preparare la difesa non superiore a cinque giorni. Quando l’imputato sì avvale di tale facoltà, il dibattimento è sospeso fino all’udienza immediatamente successiva alla scadenza del termine.

8. Subito dopo l’udienza di convalida, l’imputato può formulare richiesta di giudizio abbreviato ovvero di applicazione della pena su richiesta. In tal caso il giudizio si svolge davanti allo stesso giudice del dibattimento. Si applicano le disposizioni dell’articolo 452, comma 2.

9. Il pubblico ministero può, altresì, procedere al giudizio direttissimo nei casi previsti dall’articolo 449, commi 4 e 5. 

arresto

AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA:CONVALIDA ARRESTO – STUPEFACENTI ,

convalida arresto carcere

 

 

 

convalida arresto tribunale collegiale

 

convalida arresto senza misura cautelare

 

convalida dell’arresto in carcere

 

convalida arresto direttissima

 

convalida arresto difesa

 

convalida arresto dopo 48 ore

 

convalida arresto difensore

 

convalida arresto domiciliari

 

convalida dell’arresto

1. II Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Locri ricorre per cassazione avverso l’ordinanza indicata in epigrafe con la quale non è stato convalidato l’arresto in flagranza di reato di C.F..

 

Va premesso che il C. era stato tratto in arresto siccome colto nella flagranza del reato di detenzione e di produzione a fine di spaccio di sostanza stupefacente del tipo marijuana.

sergioarmaroli

Il giudice riteneva che nella fattispecie ricorresse il fumus commissi delicti, ma in relazione all’art. 73, co. 5 T.U. Stup. e quindi, secondo la più recente disciplina, che fosse integrato un autonomo reato caratterizzato dalla lieve entità della condotta, sia per la qualità che per la quantità della sostanza oggetto di esso; reato per

ARRESTO IN FLAGRANZA ARRESTO IN QUASI FLAGRANZA AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA Violazione di legge penale e vizio di motivazione in relazione agli artt. 384-bis e 282-bis, comma 6

ARRESTO IN FLAGRANZA ARRESTO IN QUASI FLAGRANZA AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA Violazione di legge penale e vizio di motivazione in relazione agli artt. 384-bis e 282-bis, comma 6

il quale l’arresto in flagranza é facoltativo. Quindi ravvisava l’assenza nel verbale di arresto di “qualsivoglia plausibile ragione, in relazione alla gravità dei fatto od alla pericolosità dei soggetto, che avrebbe indotto il personale operante a privare il C. della libertà personale”.

AFFERMA LA SUPREMA CORTE “. Ha già rilevato questa Suprema Corte che, in tema di convalida dell’arresto, il giudice deve compiere una valutazione diretta a stabilire la sussistenza dei fumus commissi delicti, al fine di stabilire, ex post, se l’indagato sia

stato privato della libertà personale in presenza della flagranza di uno dei reati previsti dagli artt. 380 e 381 cod. proc. pen., dovendosi escludere che il controllo del giudice della convalida debba investire i gravi indizi di reità o la responsabilità per il reato addebitato, tali accertamenti essendo riservati alle successive fasi processuali (Cass.,

Sez. VI, n. 8029/2003; id., Sez. VI, n. 49124/2003; id., Sez. VI, n. 19011/2003; id., Sez. IV, n. 46473/2003). In particolare, il controllo sulla legittimità dell’operato della polizia va effettuato sulla base del criterio di ragionevolezza, ovvero dell’uso ragionevole dei potere discrezionale riservato alla polizia giudiziaria, e solo quando ravvisi un eccesso o un malgoverno di tale discrezionalità il giudice può negare la convalida, fornendo in proposito adeguata motivazione (Cass., Sez. VI, n. 19011/2003; id., Sez. VI, n. 8029/2003, cit.), senza sostituire ad un giudizio ragionevolmente fondato una propria differente valutazione (Cass., Sez. IV, 9.12.2000, Mateas).”

Con specifico riferimento all’ipotesi di arresto facoltativo, i presupposti della gravità del fatto e della pericolosità del soggetto non devono essere necessariamente presenti congiuntamente, essendo sufficiente che ricorra almeno uno dei due parametri (Sez. 5, n. 10916 del 12/01/2012 – dep. 20/03/2012, P.M. in proc. Hraich, Rv. 252949). Né va dimenticato che, se da un canto la polizia giudiziaria è tenuta ad indicare le ragioni che

l’hanno indotta ad esercitare il proprio potere di privare della libertà in relazione alla gravità del fatto o alla pericolosità dell’arrestato, dall’altro tale indicazione non deve necessariamente concretarsi nella redazione di una apposita motivazione del provvedimento, essendo sufficiente che tali ragioni emergano dal contesto descrittivo del verbale d’arresto o dagli atti complementari in modo da consentire al giudice della convalida di prenderne conoscenza e di sindacarle (Sez. 6, n. 31281 del 06/05/2009 – dep. 29/07/2009, Spennati, Rv. 244680).

  1. Ha già rilevato questa Suprema Corte che, in tema di convalida dell’arresto, il giudice deve compiere una valutazione diretta a stabilire la sussistenza dei fumus commissi delicti, al fine di stabilire, ex post, se l’indagato sia stato privato della libertà personale in presenza della flagranza di uno dei reati previsti dagli artt. 380 e 381 cod. proc. pen., dovendosi escludere che il controllo del giudice della convalida debba investire i gravi indizi di reità o la responsabilità per il reato addebitato, tali accertamenti essendo riservati alle successive fasi processuali (Cass., Sez. VI, n. 8029/2003; id., Sez. VI, n. 49124/2003; id., Sez. VI, n. 19011/2003; id., Sez. IV, n. 46473/2003).
  1. In particolare, il controllo sulla legittimità dell’operato della polizia va effettuato sulla base del criterio di ragionevolezza, ovvero dell’uso ragionevole dei potere discrezionale riservato alla polizia giudiziaria, e solo quando ravvisi un eccesso o un malgoverno di tale discrezionalità il giudice può negare la convalida, fornendo in proposito adeguata motivazione (Cass., Sez. VI, n. 19011/2003; id., Sez. VI, n. 8029/2003, cit.), senza sostituire ad un giudizio ragionevolmente fondato una propria differente valutazione (Cass., Sez. IV, 9.12.2000, Mateas)
  1. Con specifico riferimento all’ipotesi di arresto facoltativo, i presupposti della gravità del fatto e della pericolosità del soggetto non devono essere necessariamente presenti congiuntamente, essendo sufficiente che ricorra almeno uno dei due parametri (Sez. 5, n. 10916 del 12/01/2012 – dep. 20/03/2012, P.M. in proc. Hraich, Rv. 252949).
  1. Né va dimenticato che, se da un canto la polizia giudiziaria è tenuta ad indicare le ragioni che l’hanno indotta ad esercitare il proprio potere di privare della libertà in relazione alla gravità del fatto o alla pericolosità dell’arrestato, dall’altro tale indicazione non deve necessariamente concretarsi nella redazione di una apposita motivazione del provvedimento, essendo sufficiente che tali ragioni emergano dal contesto descrittivo del verbale d’arresto o dagli atti complementari in modo da consentire al giudice della convalida di prenderne conoscenza e di sindacarle (Sez. 6, n. 31281 del 06/05/2009 – dep. 29/07/2009, Spennati, Rv. 244680).
  2. 3.2.
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  1. Orbene, tenuto presente quanto appena esposto, é agevole rilevare che nel caso di specie il giudice della convalida ha operato una propria valutazione della gravità del fatto e della pericolosità del C., sovrapponendola a quella svolta dagli operanti e manifestata con motivazione tutt’altro che irragionevole o apparente. In tal modo incorrendo in violazione di legge.

Suprema Corte di Cassazione

sezione IV

sentenza 9 febbraio 2015, n. 5879

 

Ritenuto in fatto

1. II Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Locri ricorre per cassazione avverso l’ordinanza indicata in epigrafe con la quale non è stato convalidato l’arresto in flagranza di reato di C.F..

Va premesso che il C. era stato tratto in arresto siccome colto nella flagranza del reato di detenzione e di produzione a fine di spaccio di sostanza stupefacente del tipo marijuana.

Il giudice riteneva che nella fattispecie ricorresse il fumus commissi delicti, ma in relazione all’art. 73, co. 5 T.U. Stup. e quindi, secondo la più recente disciplina, che fosse integrato un autonomo reato caratterizzato dalla lieve entità della condotta, sia per la qualità che per la quantità della sostanza oggetto di esso; reato per il quale l’arresto in flagranza é facoltativo. Quindi ravvisava l’assenza nel verbale di arresto di “qualsivoglia plausibile ragione, in relazione alla gravità dei fatto od alla pericolosità dei soggetto, che avrebbe indotto il personale operante a privare il C. della libertà personale”.

Il ricorrente si duole della ordinanza impugnata, per aver essa ritenuto l’illegittimità dell’arresto nonostante la p.g. avesse motivato in ordine alla gravità del fatto commesso dal C..

2. Con ‘memoria difensiva’ depositata il 10.10.2014 il difensore del C. ha chiesto il rigetto dei ricorso.

Considerato in diritto

3. II ricorso è fondato.

3.1. Ha già rilevato questa Suprema Corte che, in tema di convalida dell’arresto, il giudice deve compiere una valutazione diretta a stabilire la sussistenza dei fumus commissi delicti, al fine di stabilire, ex post, se l’indagato sia stato privato della libertà personale in presenza della flagranza di uno dei reati previsti dagli artt. 380 e 381 cod. proc. pen., dovendosi escludere che il controllo del giudice della convalida debba investire i gravi indizi di reità o la responsabilità per il reato addebitato, tali accertamenti essendo riservati alle successive fasi processuali (Cass., Sez. VI, n. 8029/2003; id., Sez. VI, n. 49124/2003; id., Sez. VI, n. 19011/2003; id., Sez. IV, n. 46473/2003). In particolare, il controllo sulla legittimità dell’operato della polizia va effettuato sulla base del criterio di ragionevolezza, ovvero dell’uso ragionevole dei potere discrezionale riservato alla polizia giudiziaria, e solo quando ravvisi un eccesso o un malgoverno di tale discrezionalità il giudice può negare la convalida, fornendo in proposito adeguata motivazione (Cass., Sez. VI, n. 19011/2003; id., Sez. VI, n. 8029/2003, cit.), senza sostituire ad un giudizio ragionevolmente fondato una propria differente valutazione (Cass., Sez. IV, 9.12.2000, Mateas)

STALKING ART 612 BIS CP : sufficiente che gli atti persecutori abbiano un effetto destabilizzante della serenità dell’equilibrio psicologico della vittima

STALKING ART 612 BIS CP : sufficiente che gli atti persecutori abbiano un effetto destabilizzante della serenità dell’equilibrio psicologico della vittima

Con specifico riferimento all’ipotesi di arresto facoltativo, i presupposti della gravità del fatto e della pericolosità del soggetto non devono essere necessariamente presenti congiuntamente, essendo sufficiente che ricorra almeno uno dei due parametri (Sez. 5, n. 10916 del 12/01/2012 – dep. 20/03/2012, P.M. in proc. Hraich, Rv. 252949). Né va dimenticato che, se da un canto la polizia giudiziaria è tenuta ad indicare le ragioni che l’hanno indotta ad esercitare il proprio potere di privare della libertà in relazione alla gravità del fatto o alla pericolosità dell’arrestato, dall’altro tale indicazione non deve necessariamente concretarsi nella redazione di una apposita motivazione del provvedimento, essendo sufficiente che tali ragioni emergano dal contesto descrittivo del verbale d’arresto o dagli atti complementari in modo da consentire al giudice della convalida di prenderne conoscenza e di sindacarle (Sez. 6, n. 31281 del 06/05/2009 – dep. 29/07/2009, Spennati, Rv. 244680).

3.2. Orbene, tenuto presente quanto appena esposto, é agevole rilevare che nel caso di specie il giudice della convalida ha operato una propria valutazione della gravità del fatto e della pericolosità del C., sovrapponendola a quella svolta dagli operanti e manifestata con motivazione tutt’altro che irragionevole o apparente. In tal modo incorrendo in violazione di legge.

DIRITTO PENALE MILITARE ,REATO DI PECULAO AGGRAVATO CASSAZIONE SEZIONI UNITE PENALI penale bologna

DIRITTO PENALE MILITARE ,REATO DI PECULAO AGGRAVATO CASSAZIONE SEZIONI UNITE PENALI

Invero, nel dare conto delle ragioni dell’arresto del C. la p.g. ha evidenziato che questi, osservato mentre usciva dal cancello della propria abitazione in sella ad una bicicletta, nel vedere sopraggiungere i Carabinieri cercava di dileguarsi; che sulla persona gli vennero rinvenute due dosi di marijuana; che nell’abitazione e in un garage del quale aveva disponibilità vennero sequestrati, separatamente detenuti e talvolta confezionati, undici grammi di marijuana, tre grammi di semi, 5 grammi di foglie di marijuana, 91 grammi di marijuana, due piante dì marijuana (di 45 e di 35 cm. di altezza), tritaerba e apparecchiature varie per la coltivazione in serra.

Su tali premesse fattuali l’arresto venne motivato come misura giustificata dai trascorsi di Polizia, dalla personalità del soggetto, dal pericolo di fuga dalla reiterazione e dalla gravità del fatto e dalla necessità di interrompere l’azione criminosa.

Risulta quindi soddisfatto l’onere di motivazione dell’arresto; operata l’esposizione di ragioni non meramente apparenti o non pertinenti ai fatti; manifestata una valutazione di gravità dei fatti certamente non arbitraria; evidenziato un pericolo di fuga che trae origine dal comportamento serbato dal C. alla vista degli operanti.

A fronte di siffatte evidenze risulta semplicemente non rispondente al vero che il verbale di arresto non desse conto di “qualsivoglia plausibile ragione, in relazione alla gravità del fatto od alla pericolosità del soggetto, che avrebbe indotto il personale operante a privare il C. della libertà personale”.

Né sovverte tale conclusione la circostanza che il giudice abbia ritenuto ricorrere il fatto di lieve entità di cui all’art. 73, co. 5 T.U. Stup., poiché anche rispetto ad esso – a M.r ragione ora che é configurato quale reato autonomo (ex multis, Sez. 4, n. 47296 del 11/11/2014 – dep. 17/11/2014, Careddu, Rv. 260674) – é possibile individuare una scala di graduazione della gravità del reato; sicché sarebbe errato ritenere che la delineazione legislativa del fatto lieve non ammetta una valutazione della misura di gravità di tale specifico fatto.

4. In conclusione il provvedimento impugnato deve essere annullato senza rinvio, perché l’arresto di C.F. fu legittimamente eseguito.

P.Q.M.

Annulla senza rinvio il provvedimento impugnato perché l’arresto è stato legittimamente eseguito.

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Avvocato Sergio Armaroli

Avvocato Cassazionista Sergio Armaroli

L'avvocato Sergio Armaroli ha fondato lo studio legale Armaroli a Bologna nel 1997.

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Cordialità e ottima accoglienza…Esprimo la mia totale soddisfazione nel servizio reso con professionalità,   esaudiente conoscenza del diritto e della legge in tutte le sue interpretazioni. Velata la sincerità e la schiettezza nelle probabili risoluzioni dei problemi di avversità penale . Determinazione e concretezza sono cornice della sua impeccabile figura  .Ringrazio l’avvocato Sergio Armaroli e consiglio vivamente […]- Federico : ringrazio l’avvocato Sergio Armaroli
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