LA LEGGE 23 GIUGNO 2017 N.103 RIFORMA ORLANDO IMPORTANTANTISSIME MODIFICHE A TUTELA IMPUTATO La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato; IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

 

AFFFFSCRITTA

 

LA LEGGE 23 GIUGNO 2017 N.103 RIFORMA ORLANDO IMPORTANTANTISSIME MODIFICHE A TUTELA IMPUTATO

LA LEGGE 23 GIUGNO 2017 N.103 RIFORMA ORLANDO IMPORTANTANTISSIME MODIFICHE A TUTELA IMPUTATO La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato; IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

AFOTOPROCESSOMANETTE SCRITTA

 

 

La  Camera  dei  deputati  ed  il  Senato  della  Repubblica  hanno

approvato;

 

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

 

Promulga

 

la seguente legge:

Art. 1

ABA1SCRITTA

  1. Dopo l’articolo  162-bis  del  codice  penale  e’  inserito  il

seguente:

«Art. 162-ter (Estinzione del reato per  condotte  riparatorie).  –

Nei casi di  procedibilita’  a  querela  soggetta  a  remissione,  il

giudice dichiara estinto il reato, sentite  le  parti  e  la  persona

offesa, quando l’imputato ha riparato interamente, entro  il  termine

massimo della dichiarazione di apertura  del  dibattimento  di  primo

grado, il danno cagionato dal reato, mediante le  restituzioni  o  il

risarcimento, e ha eliminato, ove possibile, le conseguenze dannose o

pericolose  del  reato.  Il  risarcimento  del  danno   puo’   essere

riconosciuto anche  in  seguito  ad  offerta  reale  ai  sensi  degli

articoli 1208 e seguenti del codice civile, formulata dall’imputato e

non accettata dalla persona  offesa,  ove  il  giudice  riconosca  la

congruita’ della somma offerta a tale titolo.

Quando dimostra di non aver potuto adempiere, per fatto a  lui  non

addebitabile, entro il termine di cui al primo comma, l’imputato puo’

chiedere al giudice  la  fissazione  di  un  ulteriore  termine,  non

superiore a sei mesi, per provvedere al  pagamento,  anche  in  forma

rateale, di quanto dovuto a titolo di risarcimento; in  tal  caso  il

giudice, se accoglie la richiesta, ordina la sospensione del processo

e fissa la successiva udienza alla scadenza del termine  stabilito  e

comunque non oltre novanta giorni dalla predetta scadenza,  imponendo

specifiche prescrizioni. Durante  la  sospensione  del  processo,  il

corso della prescrizione resta sospeso. Si  applica  l’articolo  240,

secondo comma.

Il giudice dichiara l’estinzione del reato, di cui al primo  comma,

all’esito positivo delle condotte riparatorie».

  1. Le  disposizioni  dell’articolo  162-ter  del  codice   penale,

introdotto dal comma 1, si applicano anche ai processi in corso  alla

data di entrata in vigore della presente legge e il giudice  dichiara

l’estinzione  anche  quando  le  condotte  riparatorie  siano   state

compiute  oltre  il  termine  della  dichiarazione  di  apertura  del

dibattimento di primo grado.

  1. L’imputato, nella prima udienza, fatta eccezione per quella del

giudizio di legittimita’, successiva alla data di entrata  in  vigore

della presente legge, puo’ chiedere la fissazione di un termine,  non

superiore a sessanta giorni, per  provvedere  alle  restituzioni,  al

pagamento   di   quanto   dovuto   a   titolo   di   risarcimento   e

all’eliminazione,  ove  possibile,  delle   conseguenze   dannose   o

pericolose del  reato,  a  norma  dell’articolo  162-ter  del  codice

penale, introdotto dal comma  1.  Nella  stessa  udienza  l’imputato,

qualora dimostri  di  non  poter  adempiere,  per  fatto  a  lui  non

addebitabile, nel  termine  di  sessanta  giorni,  puo’  chiedere  al

giudice la fissazione di un ulteriore termine, non  superiore  a  sei

mesi, per provvedere al pagamento, anche in forma rateale, di  quanto

dovuto a titolo di risarcimento.

  1. Nei casi previsti dal comma  3,  il  giudice,  se  accoglie  la

richiesta, ordina la sospensione del processo e fissa  la  successiva

udienza alla scadenza del termine stabilito ai sensi del citato comma

  1. Durante la sospensione del processo, il corso della prescrizione

resta sospeso. Si applica l’articolo 240, secondo comma,  del  codice

penale.

  1. All’articolo 416-ter, primo comma, del codice penale, le parole:

«da quattro a dieci anni» sono sostituite dalle seguenti: «da  sei  a

dodici anni».

  1. All’articolo  624-bis  del  codice  penale  sono  apportate  le

seguenti modificazioni:

  1. a) al primo comma, le parole: «e’ punito con la reclusione da uno

a sei anni e con la multa da euro 309 a euro 1.032»  sono  sostituite

dalle seguenti: «e’ punito con la reclusione da tre a sei anni e  con

la multa da euro 927 a euro 1.500»;

  1. b) al terzo comma, le parole: «La pena e’ della reclusione da tre

a dieci anni e della multa da euro 206 a euro 1.549» sono  sostituite

dalle seguenti: «La pena e’ della reclusione da quattro a dieci  anni

e della multa da euro 927 a euro 2.000»;

  1. c) dopo il terzo comma e’ aggiunto il seguente:

«Le  circostanze  attenuanti,  diverse  da  quelle  previste  dagli

articoli 98 e 625-bis, concorrenti con una o piu’  delle  circostanze

aggravanti di cui  all’articolo  625,  non  possono  essere  ritenute

equivalenti o prevalenti rispetto a queste e le diminuzioni  di  pena

si operano  sulla  quantita’  della  stessa  risultante  dall’aumento

conseguente alle predette circostanze aggravanti».

  1. All’articolo 625, primo comma, alinea, del  codice  penale,  le

parole: «La pena per il fatto previsto  dall’articolo  624  e’  della

reclusione da uno a sei anni e della multa da euro 103 a euro  1.032»

sono sostituite dalle  seguenti:  «La  pena  per  il  fatto  previsto

dall’articolo 624 e’ della reclusione da due a sei anni e della multa

da euro 927 a euro 1.500».

  1. avvocato cassazionista bellaAll’articolo 628 del codice penale sono apportate  le  seguenti

modificazioni:

  1. a) al primo comma, le parole: «e’ punito con la reclusione da tre

a dieci anni e con la multa da euro 516 a euro 2.065» sono sostituite

dalle seguenti: «e’ punito con la reclusione da quattro a dieci  anni

e con la multa da euro 927 a euro 2.500»;

  1. b) al terzo comma, le parole: «La pena e’  della  reclusione  da

quattro anni e sei mesi a venti anni e della multa da  euro  1.032  a

euro 3.098»  sono  sostituite  dalle  seguenti:  «La  pena  e’  della

reclusione da cinque a venti anni e della multa da euro 1.290 a  euro

3.098»;

  1. c) dopo il terzo comma e’ inserito il seguente:

«Se concorrono due o piu’ delle circostanze di cui al  terzo  comma

del presente articolo, ovvero se una di tali circostanze concorre con

altra  fra  quelle  indicate  nell’articolo  61,  la  pena  e’  della

reclusione da sei a venti anni e della multa da  euro  1.538  a  euro

3.098».

  1. All’articolo 629, secondo comma, del codice penale, le  parole:

«da sei a venti anni» sono sostituite dalle  seguenti:  «da  sette  a

venti anni».

  1. All’articolo 158 del codice penale e’ aggiunto,  in  fine,  il

seguente comma:

«Per i reati previsti dall’articolo 392, comma 1-bis, del codice di

procedura penale, se commessi nei confronti  di  minore,  il  termine

della prescrizione decorre dal compimento del  diciottesimo  anno  di

eta’ della persona  offesa,  salvo  che  l’azione  penale  sia  stata

esercitata  precedentemente.  In  quest’ultimo  caso  il  termine  di

prescrizione decorre dall’acquisizione della notizia di reato».

  1. All’articolo 159 del codice penale sono apportate le  seguenti

modificazioni:

  1. a) al primo comma:

1) i numeri 1) e 2) sono sostituiti dai seguenti:

«1) autorizzazione a procedere, dalla data del  provvedimento

con cui il pubblico ministero presenta la richiesta sino al giorno in

cui l’autorita’ competente la accoglie;

2) deferimento della questione ad  altro  giudizio,  sino  al

giorno in cui viene decisa la questione»;

2) dopo il numero 3-bis) e’ aggiunto il seguente:

«3-ter) rogatorie all’estero, dalla  data  del  provvedimento

che  dispone  una  rogatoria  sino  al  giorno  in  cui   l’autorita’

richiedente riceve la documentazione richiesta,  o  comunque  decorsi

sei mesi dal provvedimento che dispone la rogatoria»;

  1. b) dopo il primo comma sono inseriti i seguenti:

«Il corso della prescrizione rimane altresi’ sospeso  nei  seguenti

casi:

1) dal termine previsto dall’articolo 544 del codice di procedura

penale per il deposito della motivazione della sentenza  di  condanna

di primo grado,  anche  se  emessa  in  sede  di  rinvio,  sino  alla

pronuncia del dispositivo  della  sentenza  che  definisce  il  grado

successivo di giudizio, per un tempo comunque non superiore a un anno

e sei mesi;

2) dal termine previsto dall’articolo 544 del codice di procedura

penale per il deposito della motivazione della sentenza  di  condanna

di secondo grado, anche se  emessa  in  sede  di  rinvio,  sino  alla

pronuncia del dispositivo della sentenza  definitiva,  per  un  tempo

comunque non superiore a un anno e sei mesi.

I periodi di sospensione di cui al secondo comma sono computati  ai

fini della determinazione del tempo necessario a prescrivere dopo che

la sentenza del grado successivo ha prosciolto l’imputato  ovvero  ha

annullato   la   sentenza   di   condanna   nella   parte    relativa

all’accertamento della responsabilita’ o ne ha dichiarato la nullita’

ai sensi dell’articolo 604,  commi  1,  4  e  5-bis,  del  codice  di

procedura penale.

Se durante i termini di sospensione di  cui  al  secondo  comma  si

verifica un’ulteriore causa di sospensione di cui al primo  comma,  i

termini sono prolungati per il periodo corrispondente»;

  1. c) il secondo comma e’ abrogato.
  2. All’articolo 160, secondo comma, del codice  penale,  dopo  le

parole: «davanti al pubblico ministero» sono inserite le seguenti: «o

alla polizia giudiziaria, su delega del pubblico ministero,».

  1. Il  primo  comma  dell’articolo  161  del  codice  penale   e’

sostituito dal seguente:

«L’interruzione della prescrizione ha effetto per tutti coloro  che

hanno commesso il reato. La sospensione della prescrizione ha effetto

limitatamente agli imputati nei cui confronti si sta procedendo».

  1. Al secondo comma dell’articolo 161 del codice penale, dopo  le

parole: «della meta’» sono inserite le seguenti: «per i reati di  cui

agli articoli 318,  319,  319-ter,  319-quater,  320,  321,  322-bis,

limitatamente ai delitti richiamati dal presente  comma,  e  640-bis,

nonche’».

  1. Le disposizioni di cui ai commi da 10 a  14  si  applicano  ai

fatti commessi dopo la data  di  entrata  in  vigore  della  presente

legge.

  1. Il Governo e’ delegato ad adottare, nel  termine  di  un  anno

dalla data  di  entrata  in  vigore  della  presente  legge,  decreti

legislativi  per  la  modifica  della  disciplina   del   regime   di

procedibilita’ per taluni reati e delle misure di sicurezza personali

e per il riordino di alcuni settori  del  codice  penale,  secondo  i

seguenti principi e criteri direttivi:

  1. a) prevedere la procedibilita’ a querela per i reati  contro  la

persona puniti con la sola pena edittale pecuniaria  o  con  la  pena

edittale detentiva non superiore nel massimo a  quattro  anni,  sola,

congiunta o alternativa alla pena pecuniaria, fatta eccezione per  il

delitto di cui all’articolo 610 del codice  penale,  e  per  i  reati

contro il patrimonio previsti dal codice penale, salva in  ogni  caso

la  procedibilita’  d’ufficio  qualora  ricorra  una  delle  seguenti

condizioni:

1) la persona offesa sia incapace per eta’ o per infermita’;

2) ricorrano circostanze aggravanti ad effetto speciale  ovvero

le circostanze indicate nell’articolo 339 del codice penale;

3) nei reati contro  il  patrimonio,  il  danno  arrecato  alla

persona offesa sia di rilevante gravita’;

  1. b) prevedere che, per i reati perseguibili a  querela  ai  sensi

della lettera a), commessi prima della  data  di  entrata  in  vigore

delle disposizioni emanate in attuazione della medesima  lettera  a),

il termine per presentare la querela decorre dalla predetta data,  se

la  persona  offesa  ha  avuto  in  precedenza  notizia   del   fatto

costituente reato; prevedere che, se e’ pendente il procedimento,  il

pubblico ministero o il giudice informa la persona offesa  dal  reato

della facolta’ di esercitare il  diritto  di  querela  e  il  termine

decorre dal giorno in cui la persona offesa e’ stata informata;

  1. c) revisione della disciplina delle misure di sicurezza personali

ai fini della espressa indicazione del divieto di sottoporre a misure

di sicurezza personali per fatti non preveduti come reato dalla legge

del tempo in cui furono commessi; rivisitazione, con  riferimento  ai

soggetti imputabili, del  regime  del  cosiddetto  «doppio  binario»,

prevedendo l’applicazione congiunta di pena  e  misure  di  sicurezza

personali, nella prospettiva del  minor  sacrificio  possibile  della

liberta’ personale, soltanto per i delitti di cui  all’articolo  407,

comma 2, lettera a), del codice  di  procedura  penale  e  prevedendo

comunque la durata  massima  delle  misure  di  sicurezza  personali,

l’accertamento  periodico  della  persistenza   della   pericolosita’

sociale e la revoca delle misure di  sicurezza  personali  quando  la

pericolosita’ sia venuta  meno;  revisione  del  modello  definitorio

dell’infermita’, mediante la  previsione  di  clausole  in  grado  di

attribuire  rilevanza,  in  conformita’   a   consolidate   posizioni

scientifiche, ai disturbi della personalita’; previsione, nei casi di

non imputabilita’ al momento del fatto, di misure terapeutiche  e  di

controllo, determinate nel massimo e da applicare tenendo conto della

necessita’ della cura, e prevedendo  l’accertamento  periodico  della

persistenza della pericolosita’ sociale e della necessita’ della cura

e la revoca delle  misure  quando  la  necessita’  della  cura  o  la

pericolosita’ sociale siano  venute  meno;  previsione,  in  caso  di

capacita’ diminuita, dell’abolizione del sistema del doppio binario e

previsione di un trattamento sanzionatorio finalizzato al superamento

delle condizioni che hanno diminuito la capacita’ dell’agente,  anche

mediante il ricorso  a  trattamenti  terapeutici  o  riabilitativi  e

l’accesso  a  misure  alternative,  fatte  salve   le   esigenze   di

prevenzione a tutela della collettivita’;

  1. d) tenuto  conto  dell’effettivo  superamento   degli   ospedali

psichiatrici giudiziari e  dell’assetto  delle  nuove  residenze  per

l’esecuzione delle  misure  di  sicurezza  (REMS),  previsione  della

destinazione alle REMS prioritariamente dei soggetti per i quali  sia

stato accertato in via definitiva lo stato di infermita’  al  momento

della  commissione  del  fatto,  da  cui  derivi   il   giudizio   di

pericolosita’ sociale, nonche’ dei soggetti per i quali  l’infermita’

di mente sia sopravvenuta  durante  l’esecuzione  della  pena,  degli

imputati sottoposti a misure di  sicurezza  provvisorie  e  di  tutti

coloro  per  i  quali  occorra  accertare  le   relative   condizioni

psichiche, qualora le sezioni degli istituti penitenziari alle  quali

sono destinati non siano idonee, di fatto, a garantire i  trattamenti

terapeutico-riabilitativi, con riferimento alle peculiari esigenze di

trattamento dei soggetti e nel pieno rispetto dell’articolo 32  della

Costituzione.

  1. I decreti legislativi di cui al comma 16 sono adottati,  senza

nuovi o maggiori oneri per  la  finanza  pubblica,  su  proposta  del

Ministro della giustizia.  I  relativi  schemi  sono  trasmessi  alle

Camere,  corredati  di  relazione  tecnica  che   dia   conto   della

neutralita’ finanziaria dei medesimi, per  l’espressione  dei  pareri

delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili

finanziari. I pareri sono resi nel termine di quarantacinque  giorni,

decorsi  i  quali  i  decreti  legislativi  possono  essere  comunque

emanati. Qualora tale termine  venga  a  scadere  nei  trenta  giorni

antecedenti la scadenza del termine di delega previsto dal comma  16,

o successivamente, quest’ultimo  termine  e’  prorogato  di  sessanta

giorni.  Il  Governo,  qualora  non  intenda  conformarsi  ai  pareri

parlamentari, trasmette nuovamente i testi alle  Camere  con  le  sue

osservazioni e con eventuali modificazioni, corredate  dei  necessari

elementi  integrativi  di  informazione  e  motivazione.   I   pareri

definitivi delle Commissioni competenti per materia e per  i  profili

finanziari sono espressi entro venti giorni dalla  data  della  nuova

trasmissione. Decorso tale termine, i decreti possono essere comunque

emanati.

  1. Il Governo e’ delegato ad adottare, nel  termine  di  un  anno

dalla data di entrata in vigore  della  presente  legge,  un  decreto

legislativo  per  la  revisione  della  disciplina   del   casellario

giudiziale, secondo i seguenti principi e criteri direttivi:

  1. a) rivedere la disciplina del casellario giudiziale  adeguandola

alle modifiche intervenute nella materia penale, anche processuale, e

ai principi e criteri  contenuti  nella  normativa  nazionale  e  nel

diritto  dell’Unione  europea  in  materia  di  protezione  dei  dati

personali,  perseguendo  gli  obiettivi  di  semplificazione   e   di

riduzione   degli   adempimenti    amministrativi,    e    provvedere

all’abrogazione del comma 1 dell’articolo 5 del testo unico di cui al

decreto del Presidente della Repubblica 14  novembre  2002,  n.  313,

nonche’  rivedere  i  presupposti  in  tema  di  eliminazione   delle

iscrizioni per adeguarli all’attuale durata media della vita umana;

  1. b) consentire alle pubbliche amministrazioni  e  ai  gestori  di

pubblici servizi di ottenere dall’Ufficio del casellario centrale  il

certificato generale contenente le iscrizioni  presenti  nella  banca

dati al nome di una determinata persona, quando tale  certificato  e’

necessario all’esercizio delle loro funzioni, previamente  riservando

ad   apposite   convenzioni,   stipulate   con   le   amministrazioni

interessate,  la  puntuale  fissazione,  per   ciascun   procedimento

amministrativo di competenza, delle norme di riferimento, di limiti e

condizioni di accesso volti ad assicurare la  riservatezza  dei  dati

personali e degli specifici  reati  ostativi  inerenti  ogni  singolo

procedimento,  nonche’  comunque  di   ogni   ulteriore   indicazione

necessaria  per  consentire  la  realizzazione   di   una   procedura

automatizzata di accesso selettivo alla banca dati;

  1. c) eliminare la  previsione  dell’iscrizione  dei  provvedimenti

applicativi della causa di non punibilita’ della particolare tenuita’

del fatto, prevedendo che sia il  pubblico  ministero  a  verificare,

prima che venga emesso il provvedimento, che il fatto addebitato  sia

occasionale; rimodulare i limiti temporali per  l’eliminazione  delle

iscrizioni delle condanne per fatti di modesta entita’, quali  quelle

irrogate con decreto penale, con provvedimento della giurisdizione di

pace, con provvedimento applicativo della  pena  su  richiesta  delle

parti, per pene determinate in misura comunque non  superiore  a  sei

mesi, in modo tale da favorire il reinserimento sociale con modalita’

meno gravose.

  1. Il decreto legislativo di cui al comma 18 e’  adottato,  senza

nuovi o maggiori oneri per  la  finanza  pubblica,  su  proposta  del

Ministro della  giustizia.  Il  relativo  schema  e’  trasmesso  alle

Camere,  corredato  di  relazione  tecnica  che   dia   conto   della

neutralita’ finanziaria del medesimo, per  l’espressione  dei  pareri

delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili

finanziari. I pareri sono resi nel termine di quarantacinque  giorni,

decorsi i quali il decreto puo’ essere comunque emanato. Qualora tale

termine venga a scadere nei trenta giorni antecedenti la scadenza del

termine  di  delega  previsto  dal  comma  18,   o   successivamente,

quest’ultimo termine e’ prorogato di sessanta giorni.

  1. Il Governo e’ delegato ad  adottare,  nei  termini  e  con  la

procedura di cui ai commi 16 e 17,  decreti  legislativi  recanti  le

norme di attuazione delle disposizioni previste nei commi 16 e  18  e

le norme di coordinamento delle stesse con tutte le altre leggi dello

Stato, nonche’ le norme di carattere transitorio.

  1. All’articolo 71, comma 1, del codice di procedura penale, dopo

le  parole:  «partecipazione  al  procedimento»  sono   inserite   le

seguenti: «e che tale stato e’ reversibile» e le parole: «che questo»

sono sostituite dalle seguenti: «che il procedimento».

  1. Dopo l’articolo 72 del codice di procedura penale e’  inserito

il seguente:

«Art.  72-bis  (Definizione  del   procedimento   per   incapacita’

irreversibile dell’imputato). – 1. Se, a seguito  degli  accertamenti

previsti dall’articolo 70, risulta che lo stato mentale dell’imputato

e’ tale da impedire la cosciente partecipazione al procedimento e che

tale  stato  e’  irreversibile,  il  giudice,  revocata   l’eventuale

ordinanza di sospensione del procedimento, pronuncia sentenza di  non

luogo a procedere o sentenza di  non  doversi  procedere,  salvo  che

ricorrano i presupposti per l’applicazione di una misura di sicurezza

diversa dalla confisca».

  1. All’articolo 345, comma 2, del codice di procedura penale sono

aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, nonche’ quando, dopo che e’

stata pronunciata sentenza di non luogo a procedere o di non  doversi

procedere a norma  dell’articolo  72-bis,  lo  stato  di  incapacita’

dell’imputato viene meno o  si  accerta  che  e’  stato  erroneamente

dichiarato».

  1. All’articolo 162 del codice di procedura penale, dopo il comma

4 e’ aggiunto il seguente:

«4-bis. L’elezione di domicilio presso il difensore  d’ufficio  non

ha effetto se l’autorita’ che procede  non  riceve,  unitamente  alla

dichiarazione di elezione, l’assenso del difensore domiciliatario».

  1. All’articolo 104, comma 3, del codice di procedura penale, dopo

le parole: «indagini preliminari» sono inserite le seguenti:  «per  i

delitti di cui all’articolo 51, commi 3-bis e 3-quater».

  1. All’articolo 335 del codice di procedura penale, dopo il comma

3-bis e’ aggiunto il seguente:

«3-ter. Senza pregiudizio del segreto  investigativo,  decorsi  sei

mesi  dalla  data  di  presentazione  della  denuncia,  ovvero  della

querela,  la  persona  offesa  dal  reato  puo’  chiedere  di  essere

informata dall’autorita’ che ha in carico il  procedimento  circa  lo

stato del medesimo».

  1. All’articolo 90-bis, comma 1, del codice di procedura  penale,

la lettera b) e’ sostituita dalla seguente:

«b) alla facolta’ di ricevere comunicazione  del  procedimento  e

delle iscrizioni di cui all’articolo 335, commi 1, 2 e 3-ter».

  1. All’articolo 360 del codice di procedura penale, dopo il comma

4 e’ inserito il seguente:

«4-bis. La riserva di cui al comma 4 perde  efficacia  e  non  puo’

essere  ulteriormente  formulata  se  la   richiesta   di   incidente

probatorio non e’ proposta entro il termine  di  dieci  giorni  dalla

formulazione della riserva stessa».

  1. All’articolo 360, comma 5, del codice di procedura penale sono

premesse le seguenti parole: «Fuori del  caso  di  inefficacia  della

riserva di incidente probatorio previsto dal comma 4-bis,».

  1. Al codice di  procedura  penale  sono  apportate  le  seguenti

modificazioni:

  1. a) all’articolo 407, dopo il comma 3 e’ aggiunto il seguente:

«3-bis. In ogni caso il pubblico ministero e’ tenuto  a  esercitare

l’azione penale o a richiedere l’archiviazione entro  il  termine  di

tre mesi dalla scadenza del termine massimo di durata delle  indagini

e comunque dalla scadenza dei termini di  cui  all’articolo  415-bis.

Nel caso di cui al comma 2, lettera b),  del  presente  articolo,  su

richiesta presentata dal pubblico ministero prima della scadenza,  il

procuratore generale presso la corte di appello puo’  prorogare,  con

decreto motivato, il termine  per  non  piu’  di  tre  mesi,  dandone

notizia al procuratore della Repubblica. Il termine di cui  al  primo

periodo del presente comma e’ di quindici mesi per i reati di cui  al

comma 2, lettera a), numeri 1), 3) e 4), del presente  articolo.  Ove

non assuma le proprie determinazioni in ordine all’azione penale  nel

termine stabilito dal presente comma, il pubblico  ministero  ne  da’

immediata comunicazione al procuratore generale presso  la  corte  di

appello»;

  1. b) il primo periodo del comma 1 dell’articolo 412 e’  sostituito

dal seguente: «Il procuratore generale presso la corte di appello, se

il pubblico ministero non esercita l’azione  penale  o  non  richiede

l’archiviazione nel termine previsto dall’articolo 407, comma  3-bis,

dispone,  con   decreto   motivato,   l’avocazione   delle   indagini

preliminari».

  1. All’articolo 408 del codice di procedura penale sono apportate

le seguenti modificazioni:

  1. a) al comma 3, le parole: «nel termine  di  dieci  giorni»  sono

sostituite dalle seguenti: «nel termine di venti giorni»;

  1. b) al comma 3-bis, dopo le parole: «per i delitti  commessi  con

violenza alla persona» sono inserite le seguenti: «e per il reato  di

cui all’articolo 624-bis del  codice  penale»  e  le  parole:  «venti

giorni» sono sostituite dalle seguenti: «trenta giorni».

  1. All’articolo 409 del codice di procedura penale sono apportate

le seguenti modificazioni:

  1. a) al comma 2, primo periodo, dopo le parole: «il giudice»  sono

inserite le seguenti: «entro tre mesi»;

  1. b) al comma 4 sono aggiunte, in fine,  le  seguenti  parole:  «,

altrimenti provvede entro tre mesi sulle richieste»;

  1. c) il comma 6 e’ abrogato.
  2. Dopo l’articolo 410 del codice di procedura penale e’ inserito

il seguente:

«Art. 410-bis (Nullita’ del provvedimento di archiviazione).  –  1.

Il decreto di  archiviazione  e’  nullo  se  e’  emesso  in  mancanza

dell’avviso di cui ai commi 2 e 3-bis dell’articolo 408  e  al  comma

1-bis dell’articolo 411 ovvero prima che il termine di cui ai commi 3

e 3-bis del medesimo articolo 408 sia scaduto  senza  che  sia  stato

presentato l’atto di opposizione.  Il  decreto  di  archiviazione  e’

altresi’ nullo se, essendo stata presentata opposizione,  il  giudice

omette  di  pronunciarsi  sulla   sua   ammissibilita’   o   dichiara

l’opposizione   inammissibile,   salvi   i   casi   di   inosservanza

dell’articolo 410, comma 1.

  1. L’ordinanza di archiviazione e’ nulla solo  nei  casi  previsti

dall’articolo 127, comma 5.

  1. Nei casi di nullita’ previsti dai commi 1 e  2,  l’interessato,

entro  quindici  giorni  dalla  conoscenza  del  provvedimento,  puo’

proporre reclamo innanzi al tribunale  in  composizione  monocratica,

che provvede con ordinanza non impugnabile,  senza  intervento  delle

parti  interessate,  previo  avviso,  almeno  dieci   giorni   prima,

dell’udienza fissata  per  la  decisione  alle  parti  medesime,  che

possono presentare memorie non  oltre  il  quinto  giorno  precedente

l’udienza.

  1. Il giudice, se il reclamo e’ fondato, annulla il  provvedimento

oggetto di reclamo e ordina la restituzione degli atti al giudice che

ha emesso il provvedimento. Altrimenti conferma  il  provvedimento  o

dichiara inammissibile il reclamo, condannando la parte  privata  che

lo ha proposto al pagamento delle spese del procedimento e, nel  caso

di inammissibilita’, anche al pagamento di una somma in favore  della

cassa delle ammende nei limiti di quanto previsto dall’articolo  616,

comma 1».

  1. Al comma 1 dell’articolo 411 del codice di procedura penale, le

parole: «degli  articoli  408,  409  e  410»  sono  sostituite  dalle

seguenti: «degli articoli 408, 409, 410 e 410-bis».

  1. All’articolo 415 del codice di procedura penale, dopo il comma

2 e’ inserito il seguente:

«2-bis. Il termine di cui al comma 2 dell’articolo 405 decorre  dal

provvedimento del giudice».

  1. Le disposizioni di cui al comma 30 si applicano ai procedimenti

nei quali le notizie di reato sono iscritte nell’apposito registro di

cui all’articolo 335 del codice di procedura  penale  successivamente

alla data di entrata in vigore della presente legge.

  1. All’articolo 15, comma 1, della legge 16 aprile 2015, n. 47, e’

aggiunto, in  fine,  il  seguente  periodo:  «La  relazione  contiene

inoltre i dati relativi alle sentenze di riconoscimento  del  diritto

alla  riparazione  per  ingiusta  detenzione,  pronunciate  nell’anno

precedente, con specificazione delle ragioni  di  accoglimento  delle

domande e dell’entita’ delle riparazioni, nonche’ i dati relativi  al

numero  di  procedimenti  disciplinari  iniziati  nei  riguardi   dei

magistrati per le  accertate  ingiuste  detenzioni,  con  indicazione

dell’esito, ove conclusi».

  1. All’articolo 428, commi 1, alinea, e  2,  primo  periodo,  del

codice di procedura penale, le parole: «ricorso per cassazione»  sono

sostituite dalla seguente: «appello».

  1. All’articolo 428 del codice di procedura  penale,  il  secondo

periodo del comma 2 e’ soppresso.

  1. All’articolo 428 del codice di procedura penale, il comma 3 e’

sostituito dai seguenti:

«3. Sull’impugnazione la corte  di  appello  decide  in  camera  di

consiglio con le forme previste dall’articolo 127. In caso di appello

del pubblico ministero,  la  corte,  se  non  conferma  la  sentenza,

pronuncia decreto che dispone il giudizio, formando il fascicolo  per

il dibattimento secondo le disposizioni degli articoli 429 e  431,  o

sentenza di  non  luogo  a  procedere  con  formula  meno  favorevole

all’imputato. In caso di appello  dell’imputato,  la  corte,  se  non

conferma la sentenza, pronuncia sentenza di non luogo a procedere con

formula piu’ favorevole all’imputato.

3-bis. Contro la sentenza di non luogo a procedere  pronunciata  in

grado di appello possono ricorrere per  cassazione  l’imputato  e  il

procuratore generale solo per i motivi di cui alle lettere a),  b)  e

  1. c) del comma 1 dell’articolo 606.

3-ter. Sull’impugnazione la corte di cassazione decide in camera di

consiglio con le forme previste dall’articolo 611».

  1. Il comma 4 dell’articolo 438 del codice di procedura penale e’

sostituito dal seguente:

«4. Sulla richiesta il giudice provvede con ordinanza con la  quale

dispone il giudizio abbreviato. Quando l’imputato chiede il  giudizio

abbreviato  immediatamente  dopo  il  deposito  dei  risultati  delle

indagini difensive, il giudice provvede solo dopo che sia decorso  il

termine non superiore a sessanta giorni, eventualmente richiesto  dal

pubblico  ministero,  per  lo  svolgimento  di  indagini   suppletive

limitatamente  ai  temi  introdotti  dalla  difesa.  In   tal   caso,

l’imputato ha facolta’ di revocare la richiesta».

  1. All’articolo 438 del codice di procedura penale, dopo il comma

5 e’ inserito il seguente:

«5-bis. Con la richiesta presentata  ai  sensi  del  comma  5  puo’

essere proposta, subordinatamente al suo rigetto, la richiesta di cui

al comma 1,  oppure  quella  di  applicazione  della  pena  ai  sensi

dell’articolo 444».

  1. All’articolo 438 del codice di procedura penale e’ aggiunto, in

fine, il seguente comma:

«6-bis. La richiesta di giudizio abbreviato  proposta  nell’udienza

preliminare determina la sanatoria delle  nullita’,  sempre  che  non

siano assolute, e la non rilevabilita’ delle inutilizzabilita’, salve

quelle derivanti dalla violazione  di  un  divieto  probatorio.  Essa

preclude altresi’ ogni questione sulla competenza per territorio  del

giudice».

  1. Al primo periodo del comma 2 dell’articolo 442 del  codice  di

procedura  penale,  le  parole:  «e’  diminuita  di  un  terzo»  sono

sostituite dalle seguenti: «e’ diminuita della meta’  se  si  procede

per una contravvenzione e di un terzo se si procede per un delitto».

  1. All’articolo 452, comma 2, del codice di procedura penale, dopo

le parole: «442 e 443;» sono  inserite  le  seguenti:  «si  applicano

altresi’ le disposizioni di cui all’articolo 438, comma 6-bis;».

  1. All’articolo 458, comma 1, del codice di procedura penale sono

aggiunti, in fine, i seguenti periodi: «Si applicano le  disposizioni

di cui all’articolo 438, comma 6-bis.  Con  la  richiesta  l’imputato

puo’ eccepire l’incompetenza per territorio del giudice».

  1. All’articolo 458 del codice di procedura penale, il comma 2 e’

sostituito dal seguente:

«2. Il giudice fissa con decreto l’udienza in camera  di  consiglio

dandone avviso almeno cinque  giorni  prima  al  pubblico  ministero,

all’imputato, al difensore e alla persona offesa.  Qualora  riconosca

la propria incompetenza, il giudice la dichiara con sentenza e ordina

la trasmissione degli atti al pubblico ministero  presso  il  giudice

competente. Nel giudizio si  osservano,  in  quanto  applicabili,  le

disposizioni degli articoli 438, commi 3 e 5,  441,  441-bis,  442  e

443; nel caso di cui  all’articolo  441-bis,  comma  4,  il  giudice,

revocata  l’ordinanza  con  cui  era  stato  disposto   il   giudizio

abbreviato, fissa l’udienza per il giudizio immediato».

  1. All’articolo 464, comma 1, del codice di procedura penale, dopo

le parole: «442 e 443;» sono  inserite  le  seguenti:  «si  applicano

altresi’ le disposizioni di cui all’articolo 438, comma 6-bis;».

  1. All’articolo 130 del codice di procedura penale, dopo il comma

1 e’ inserito il seguente:

«1-bis.  Quando  nella  sentenza  di  applicazione  della  pena  su

richiesta delle parti si devono  rettificare  solo  la  specie  e  la

quantita’ della pena per errore di denominazione  o  di  computo,  la

correzione e’ disposta, anche d’ufficio, dal giudice che ha emesso il

provvedimento. Se questo e’ impugnato, alla  rettificazione  provvede

la corte di cassazione a norma dell’articolo 619, comma 2».

  1. All’articolo 448 del codice di procedura penale, dopo il comma

2 e’ inserito il seguente:

«2-bis. Il pubblico ministero e l’imputato possono proporre ricorso

per  cassazione  contro  la  sentenza  solo  per   motivi   attinenti

all’espressione  della  volonta’   dell’imputato,   al   difetto   di

correlazione  tra   la   richiesta   e   la   sentenza,   all’erronea

qualificazione giuridica del fatto e  all’illegalita’  della  pena  o

della misura di sicurezza».

  1. Le disposizioni del comma 2-bis dell’articolo 448 del codice di

procedura penale, introdotto dal  comma  50,  non  si  applicano  nei

procedimenti nei quali la richiesta di  applicazione  della  pena  ai

sensi dell’articolo 444 del  codice  di  procedura  penale  e’  stata

presentata  anteriormente  alla  data  di  entrata  in  vigore  della

presente legge.

  1. Al comma 1 dell’articolo 546 del codice di procedura penale, la

lettera e) e’ sostituita dalla seguente:

«e) la concisa esposizione dei motivi di fatto e  di  diritto  su

cui  la  decisione  e’  fondata,  con  l’indicazione  dei   risultati

acquisiti e dei criteri di valutazione della  prova  adottati  e  con

l’enunciazione delle ragioni per le  quali  il  giudice  ritiene  non

attendibili le prove contrarie, con riguardo:

1) all’accertamento  dei  fatti  e  delle  circostanze  che  si

riferiscono all’imputazione e alla loro qualificazione giuridica;

2) alla punibilita’ e alla determinazione della  pena,  secondo

le modalita’ stabilite dal comma 2 dell’articolo 533, e della  misura

di sicurezza;

3) alla responsabilita’ civile derivante dal reato;

4) all’accertamento dei fatti dai quali dipende  l’applicazione

di norme processuali».

  1. All’articolo 459 del codice di procedura penale, dopo il comma

1 e’ inserito il seguente:

«1-bis.  Nel  caso  di  irrogazione  di  una  pena  pecuniaria   in

sostituzione di una  pena  detentiva,  il  giudice,  per  determinare

l’ammontare della pena pecuniaria, individua il valore giornaliero al

quale puo’ essere assoggettato  l’imputato  e  lo  moltiplica  per  i

giorni di pena detentiva. Nella determinazione dell’ammontare di  cui

al  periodo  precedente  il  giudice  tiene  conto  della  condizione

economica complessiva dell’imputato e del suo  nucleo  familiare.  Il

valore giornaliero non puo’ essere inferiore alla somma di euro 75 di

pena pecuniaria per un giorno di pena detentiva e non  puo’  superare

di tre  volte  tale  ammontare.  Alla  pena  pecuniaria  irrogata  in

sostituzione della pena detentiva si applica l’articolo  133-ter  del

codice penale».

  1. All’articolo 571, comma 1, del codice di procedura penale sono

premesse le seguenti parole: «Salvo quanto previsto  per  il  ricorso

per cassazione dall’articolo 613, comma 1,».

  1. L’articolo 581 del codice di procedura penale e’ sostituito dal

seguente:

«Art. 581 (Forma dell’impugnazione). – 1. L’impugnazione si propone

con atto scritto nel quale sono indicati il provvedimento  impugnato,

la  data  del  medesimo  e  il  giudice  che  lo   ha   emesso,   con

l’enunciazione specifica, a pena di inammissibilita’:

  1. a) dei capi o dei punti della decisione ai  quali  si  riferisce

l’impugnazione;

  1. b) delle prove delle quali  si  deduce  l’inesistenza,  l’omessa

assunzione o l’omessa o erronea valutazione;

  1. c) delle richieste, anche istruttorie;
  2. d) dei motivi, con l’indicazione delle ragioni di diritto e degli

elementi di fatto che sorreggono ogni richiesta».

  1. Dopo l’articolo 599 del codice di procedura penale e’ inserito

il seguente:

«Art. 599-bis (Concordato anche con rinuncia ai motivi di appello).

– 1. La corte provvede in camera di consiglio anche quando le  parti,

nelle  forme  previste  dall’articolo   589,   ne   fanno   richiesta

dichiarando di concordare sull’accoglimento, in tutto o in parte, dei

motivi di appello, con rinuncia agli altri  eventuali  motivi.  Se  i

motivi dei quali viene chiesto l’accoglimento  comportano  una  nuova

determinazione della pena, il pubblico  ministero,  l’imputato  e  la

persona civilmente obbligata  per  la  pena  pecuniaria  indicano  al

giudice anche la pena sulla quale sono d’accordo.

  1. Sono esclusi dall’applicazione del comma 1 i procedimenti per i

delitti  di  cui  all’articolo  51,  commi  3-bis   e   3-quater,   i

procedimenti per i delitti di cui  agli  articoli  600-bis,  600-ter,

primo, secondo, terzo e  quinto  comma,  600-quater,  secondo  comma,

600-quater.1, relativamente alla condotta di produzione  o  commercio

di   materiale   pornografico,   600-quinquies,   609-bis,   609-ter,

609-quater e 609-octies del  codice  penale,  nonche’  quelli  contro

coloro che siano stati dichiarati delinquenti abituali, professionali

o per tendenza.

  1. Il giudice, se ritiene di non poter accogliere, allo stato,  la

richiesta, ordina la citazione a comparire al dibattimento. In questo

caso la richiesta e la rinuncia perdono effetto,  ma  possono  essere

riproposte nel dibattimento.

  1. Fermo restando quanto previsto dal comma 1 dell’articolo 53, il

procuratore generale presso la corte di appello, sentiti i magistrati

dell’ufficio e i procuratori della Repubblica del distretto, indica i

criteri idonei a orientare la valutazione dei magistrati del pubblico

ministero nell’udienza, tenuto conto  della  tipologia  dei  reati  e

della complessita’ dei procedimenti».

  1. All’articolo 602 del codice di procedura penale, dopo il comma

1 e’ inserito il seguente:

«1-bis. Se le parti  richiedono  concordemente  l’accoglimento,  in

tutto o in  parte,  dei  motivi  di  appello  a  norma  dell’articolo

599-bis, il giudice, quando ritiene  che  la  richiesta  deve  essere

accolta, provvede immediatamente; altrimenti dispone la  prosecuzione

del dibattimento. La richiesta e la  rinuncia  ai  motivi  non  hanno

effetto se il giudice decide in modo difforme dall’accordo».

  1. Dopo il comma 3 dell’articolo  603  del  codice  di  procedura

penale e’ inserito il seguente:

«3-bis. Nel caso di  appello  del  pubblico  ministero  contro  una

sentenza di proscioglimento per  motivi  attinenti  alla  valutazione

della  prova  dichiarativa,  il  giudice  dispone   la   rinnovazione

dell’istruzione dibattimentale».

  1. All’articolo 48 del codice di procedura penale sono  apportate

le seguenti modificazioni:

  1. a) al comma 6 sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, che

puo’ essere aumentata fino al doppio, tenuto  conto  della  causa  di

inammissibilita’ della richiesta»;

  1. b) dopo il comma 6 e’ aggiunto il seguente:

«6-bis. Gli importi di cui al comma 6 sono adeguati ogni  due  anni

con decreto del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro

dell’economia  e  delle  finanze,  in  relazione   alla   variazione,

accertata dall’Istituto  nazionale  di  statistica,  dell’indice  dei

prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, verificatasi

nel biennio precedente».

  1. All’articolo 325, comma 3, del codice di procedura penale,  le

parole: «dell’articolo 311,  commi  3  e  4»  sono  sostituite  dalle

seguenti: «dell’articolo 311, commi 3, 4 e 5».

  1. All’articolo 610, comma  1,  quarto  periodo,  del  codice  di

procedura penale sono aggiunte, in fine,  le  seguenti  parole:  «con

riferimento al contenuto dei motivi di ricorso».

  1. Dopo il comma 5 dell’articolo  610  del  codice  di  procedura

penale e’ aggiunto il seguente:

«5-bis. Nei casi previsti dall’articolo 591, comma 1,  lettere  a),

limitatamente  al  difetto  di  legittimazione,   b),   c),   esclusa

l’inosservanza delle disposizioni dell’articolo 581, e d),  la  corte

dichiara  senza  formalita’  di  procedura   l’inammissibilita’   del

ricorso. Allo stesso modo la corte  dichiara  l’inammissibilita’  del

ricorso contro la sentenza di applicazione della  pena  su  richiesta

delle parti e contro la sentenza pronunciata  a  norma  dell’articolo

599-bis.  Contro   tale   provvedimento   e’   ammesso   il   ricorso

straordinario a norma dell’articolo 625-bis».

  1. All’articolo 613, comma 1, del codice di procedura penale,  le

parole: «Salvo che la parte  non  vi  provveda  personalmente,»  sono

soppresse.

  1. All’articolo 616, comma 1,  secondo  periodo,  del  codice  di

procedura penale sono aggiunte, in fine, le seguenti parole:  «,  che

puo’ essere aumentata fino al triplo, tenuto  conto  della  causa  di

inammissibilita’ del ricorso».

  1. All’articolo 616 del codice di procedura penale, dopo il comma

1 e’ aggiunto il seguente:

«1-bis. Gli importi di cui al comma 1 sono adeguati ogni  due  anni

con decreto del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro

dell’economia  e  delle  finanze,  in  relazione   alla   variazione,

accertata dall’Istituto  nazionale  di  statistica,  dell’indice  dei

prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, verificatasi

nel biennio precedente».

  1. All’articolo 618 del codice di procedura penale, dopo il comma

1 sono aggiunti i seguenti:

«1-bis. Se una sezione della corte ritiene di  non  condividere  il

principio di diritto enunciato dalle sezioni unite, rimette a  queste

ultime, con ordinanza, la decisione del ricorso.

1-ter. Il principio di diritto puo’ essere enunciato dalle  sezioni

unite, anche d’ufficio, quando il ricorso e’ dichiarato inammissibile

per una causa sopravvenuta».

  1. All’articolo 620, comma 1, del codice di procedura penale,  la

lettera l) e’ sostituita dalla seguente:

«l) se la corte ritiene di poter decidere, non essendo  necessari

ulteriori accertamenti di fatto, o di  rideterminare  la  pena  sulla

base delle  statuizioni  del  giudice  di  merito  o  di  adottare  i

provvedimenti  necessari,  e  in  ogni  altro  caso  in  cui  ritiene

superfluo il rinvio».

  1. All’articolo 625-bis, comma 3, del codice di procedura  penale

sono aggiunte, in fine, le  seguenti  parole:  «e  senza  formalita’.

L’errore di fatto puo’ essere rilevato  dalla  corte  di  cassazione,

d’ufficio, entro novanta giorni dalla deliberazione».

  1. All’articolo 608 del codice di procedura penale, dopo il comma

1 e’ inserito il seguente:

«1-bis. Se il giudice di appello pronuncia sentenza di conferma  di

quella di proscioglimento, il  ricorso  per  cassazione  puo’  essere

proposto solo per i motivi di cui alle lettere a), b) e c) del  comma

1 dell’articolo 606».

  1. L’articolo 625-ter del codice di procedura penale e’ abrogato.
  2. Dopo l’articolo 629 del codice di procedura penale e’ inserito

il seguente:

«Art. 629-bis (Rescissione del giudicato). – 1. Il condannato o  il

sottoposto a misura di sicurezza con sentenza passata  in  giudicato,

nei cui confronti si sia proceduto in assenza per tutta la durata del

processo, puo’ ottenere la rescissione del  giudicato  qualora  provi

che l’assenza e’ stata dovuta ad una incolpevole  mancata  conoscenza

della celebrazione del processo.

  1. La richiesta e’  presentata  alla  corte  di  appello  nel  cui

distretto ha sede il giudice che ha emesso il provvedimento,  a  pena

di inammissibilita’, personalmente dall’interessato o da un difensore

munito  di  procura  speciale  autenticata   nelle   forme   previste

dall’articolo  583,  comma  3,  entro  trenta  giorni   dal   momento

dell’avvenuta conoscenza del procedimento.

  1. La corte di appello provvede ai sensi dell’articolo 127  e,  se

accoglie la richiesta, revoca la sentenza e dispone  la  trasmissione

degli atti al giudice di primo  grado.  Si  applica  l’articolo  489,

comma 2.

  1. Si applicano gli articoli 635 e 640».
  2. I  presidenti  delle  corti  di  appello,  con  la   relazione

sull’amministrazione  della  giustizia  prevista   dall’articolo   86

dell’ordinamento giudiziario, di cui  al  regio  decreto  30  gennaio

1941,  n.  12,  e  successive  modificazioni,  riferiscono   dati   e

valutazioni circa  la  durata  dei  giudizi  di  appello  avverso  le

sentenze di condanna,  nonche’  dati  e  notizie  sull’andamento  dei

giudizi di appello definiti ai sensi dell’articolo 599-bis del codice

di procedura penale, introdotto dal comma 56.

  1. Al comma 3-ter dell’articolo 129 delle norme di attuazione, di

coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, di cui al

decreto legislativo  28  luglio  1989,  n.  271,  sono  apportate  le

seguenti modificazioni:

  1. a) al primo periodo sono aggiunte, in fine, le seguenti  parole:

«, dando notizia dell’imputazione»;

  1. b) il terzo periodo e’ soppresso.
  2. All’articolo 132-bis, comma 1, delle norme di  attuazione,  di

coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, di cui al

decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271, dopo  la  lettera  f)  e’

aggiunta la seguente:

«f-bis) ai processi relativi ai delitti di cui agli articoli 317,

319, 319-ter, 319-quater, 320, 321 e 322-bis del codice penale».

  1. All’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo  20  febbraio

2006, n. 106, dopo  le  parole:  «azione  penale»  sono  inserite  le

seguenti: «, l’osservanza delle disposizioni relative  all’iscrizione

delle notizie di reato».

  1. All’articolo 6, comma 1, del decreto legislativo  20  febbraio

2006, n. 106, dopo  le  parole:  «azione  penale»  sono  inserite  le

seguenti: «, l’osservanza delle disposizioni relative  all’iscrizione

delle notizie di reato».

  1. All’articolo   146-bis   delle   norme   di   attuazione,   di

coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, di cui al

decreto legislativo  28  luglio  1989,  n.  271,  sono  apportate  le

seguenti modificazioni:

  1. a) il comma 1 e’ sostituito dal seguente:

«1. La persona che si trova in stato di detenzione per  taluno  dei

delitti indicati nell’articolo 51, comma 3-bis, nonche’ nell’articolo

407, comma 2, lettera a), numero 4), del codice, partecipa a distanza

alle udienze dibattimentali dei processi nei quali e’ imputata, anche

relativi a reati per i  quali  sia  in  liberta’.  Allo  stesso  modo

partecipa alle udienze penali e alle udienze civili nelle quali  deve

essere esaminata quale testimone»;

  1. b) il comma 1-bis e’ sostituito dal seguente:

«1-bis. La persona ammessa a  programmi  o  misure  di  protezione,

comprese quelle di tipo urgente o provvisorio, partecipa  a  distanza

alle udienze dibattimentali dei processi nei quali e’ imputata»;

  1. c) dopo il comma 1-bis sono inseriti i seguenti:

«1-ter. Ad esclusione del caso  in  cui  sono  state  applicate  le

misure di cui all’articolo 41-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354,

e successive modificazioni, il  giudice  puo’  disporre  con  decreto

motivato, anche su istanza di parte, la presenza alle  udienze  delle

persone indicate nei commi 1 e 1-bis del presente articolo qualora lo

ritenga necessario.

1-quater. Fuori dei casi previsti dai commi 1 e 1-bis,  il  giudice

puo’ disporre con decreto motivato la partecipazione a distanza anche

quando sussistano ragioni di sicurezza, qualora il  dibattimento  sia

di particolare complessita’ e sia necessario evitare ritardi nel  suo

svolgimento, ovvero quando  si  deve  assumere  la  testimonianza  di

persona a qualunque titolo in stato di detenzione presso un  istituto

penitenziario»;

  1. d) il comma 2 e’ sostituito dal seguente:

«2. Il presidente del tribunale o della corte di assise nella  fase

degli atti preliminari, oppure il giudice nel corso del dibattimento,

da’ comunicazione alle autorita’ competenti nonche’ alle parti  e  ai

difensori della partecipazione al dibattimento a distanza»;

  1. e) dopo il comma 4 e’ inserito il seguente:

«4-bis.  In  tutti  i  processi  nei  quali  si  procede   con   il

collegamento audiovisivo ai sensi dei commi precedenti,  il  giudice,

su istanza, puo’ consentire alle altre parti e ai loro  difensori  di

intervenire  a   distanza   assumendosi   l’onere   dei   costi   del

collegamento».

  1. All’articolo 45-bis delle norme di attuazione, di coordinamento

e transitorie del codice di  procedura  penale,  di  cui  al  decreto

legislativo 28 luglio  1989,  n.  271,  sono  apportate  le  seguenti

modificazioni:

  1. a) al comma 1,  le  parole:  «Nei  casi  previsti  dall’articolo

146-bis, commi 1 e 1-bis,» sono soppresse e dopo le parole:  «avviene

a distanza» sono inserite le seguenti: «nei  casi  e  secondo  quanto

previsto dall’articolo 146-bis, commi 1, 1-bis, 1-ter e 1-quater»;

  1. b) al comma 2, le parole: «disposta dal giudice con ordinanza  o

dal presidente del collegio con decreto motivato, che sono comunicati

o  notificati»  sono  sostituite  dalle   seguenti:   «comunicata   o

notificata dal giudice o dal presidente del collegio»;

  1. c) al comma 3, dopo le parole: «3, 4» e’ inserita la seguente: «,

4-bis».

  1. All’articolo 134-bis, comma 1, delle norme di  attuazione,  di

coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, di cui al

decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271, le parole: «e 1-bis» sono

sostituite dalle seguenti: «, 1-bis e 1-quater».

  1. All’articolo 7 del codice delle leggi antimafia e delle misure

di prevenzione, di cui al decreto legislativo 6  settembre  2011,  n.

159, il comma 8 e’ sostituito dal seguente:

«8. Per l’esame dei testimoni si applicano  le  disposizioni  degli

articoli  146-bis  e  147-bis   delle   norme   di   attuazione,   di

coordinamento e transitorie del codice di procedura penale».

  1. Le disposizioni di cui ai commi 77, 78,  79  e  80  acquistano

efficacia decorso un anno dalla pubblicazione  della  presente  legge

nella Gazzetta Ufficiale, fatta eccezione per le disposizioni di  cui

al comma 77, relativamente alle persone che si trovano  in  stato  di

detenzione per i delitti di cui agli articoli 270-bis, primo comma, e

416-bis,  secondo  comma,  del  codice   penale,   nonche’   di   cui

all’articolo 74, comma 1, del testo  unico  di  cui  al  decreto  del

Presidente della Repubblica 9 ottobre  1990,  n.  309,  e  successive

modificazioni.

  1. Il Governo e’ delegato ad adottare decreti legislativi per  la

riforma  della  disciplina   in   materia   di   intercettazione   di

conversazioni o  comunicazioni  e  di  giudizi  di  impugnazione  nel

processo   penale   nonche’   per   la    riforma    dell’ordinamento

penitenziario, secondo i principi e criteri  direttivi  previsti  dai

commi 84 e 85.

  1. I decreti legislativi di cui al comma  82  sono  adottati,  su

proposta del Ministro della giustizia, relativamente alle  materie  a

cui si riferiscono i principi e criteri direttivi di cui alle lettere

a), b), c), d) ed e)  del  comma  84  nel  termine  di  tre  mesi,  e

relativamente alle restanti materie nel termine  di  un  anno,  senza

nuovi o maggiori  oneri  per  la  finanza  pubblica.  I  termini  per

l’esercizio delle deleghe decorrono dalla data di entrata  in  vigore

della presente legge. I relativi schemi sono trasmessi  alle  Camere,

corredati di  relazione  tecnica  che  dia  conto  della  neutralita’

finanziaria  dei  medesimi,  per  l’espressione  dei   pareri   delle

Commissioni parlamentari competenti  per  materia  e  per  i  profili

finanziari. I pareri sono resi nel termine di quarantacinque  giorni,

decorsi i quali i decreti possono essere  comunque  emanati.  Qualora

tale termine  venga  a  scadere  nei  trenta  giorni  antecedenti  la

scadenza del  termine  di  delega,  o  successivamente,  quest’ultimo

termine e’ prorogato di sessanta  giorni.  Il  Governo,  qualora  non

intenda conformarsi ai pareri parlamentari,  trasmette  nuovamente  i

testi  alle  Camere  con  le  sue  osservazioni   e   con   eventuali

modificazioni,  corredate  dei  necessari  elementi  integrativi   di

informazione e motivazione. I  pareri  definitivi  delle  Commissioni

competenti per materia e per i profili finanziari sono espressi entro

il termine di dieci  giorni  dalla  data  della  nuova  trasmissione.

Decorso tale termine, i decreti possono essere comunque emanati.

  1. Nell’esercizio della delega di cui  al  comma  82,  i  decreti

legislativi recanti modifiche alla disciplina  del  processo  penale,

per i profili di seguito indicati, sono  adottati  nel  rispetto  dei

seguenti principi e criteri direttivi:

  1. a) prevedere disposizioni dirette a  garantire  la  riservatezza

delle comunicazioni, in particolare dei difensori  nei  colloqui  con

l’assistito, e delle conversazioni telefoniche e telematiche  oggetto

di   intercettazione,   in   conformita’   all’articolo   15    della

Costituzione,  attraverso  prescrizioni  che  incidano  anche   sulle

modalita’ di utilizzazione cautelare dei risultati delle captazioni e

che diano una precisa scansione procedimentale per  la  selezione  di

materiale intercettativo nel  rispetto  del  contraddittorio  tra  le

parti e fatte salve le esigenze di indagine, avendo speciale riguardo

alla  tutela  della  riservatezza   delle   comunicazioni   e   delle

conversazioni   delle   persone   occasionalmente    coinvolte    nel

procedimento, e delle comunicazioni comunque non rilevanti a fini  di

giustizia penale, disponendo in particolare, fermi restando i  limiti

e i criteri di utilizzabilita’ vigenti, che:

1) ai fini della selezione del materiale da inviare al  giudice

a  sostegno  della  richiesta  di  misura  cautelare,   il   pubblico

ministero, oltre che per necessita’ di prosecuzione  delle  indagini,

assicuri la riservatezza anche degli atti contenenti registrazioni di

conversazioni   o   comunicazioni    informatiche    o    telematiche

inutilizzabili a qualunque titolo ovvero contenenti dati sensibili ai

sensi dell’articolo 4, comma 1, lettera d),  del  codice  di  cui  al

decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, che non siano  pertinenti

all’accertamento delle responsabilita’ per i reati per cui si procede

o per altri reati emersi nello stesso procedimento o nel corso  delle

indagini,  ovvero  irrilevanti  ai  fini  delle  indagini  in  quanto

riguardanti esclusivamente fatti o circostanze ad esse estranei;

2) gli atti di cui al numero 1) non allegati a  sostegno  della

richiesta di misura cautelare siano custoditi  in  apposito  archivio

riservato, con facolta’ di esame e ascolto ma non di copia, da  parte

dei  difensori  delle  parti  e  del  giudice,  fino  al  momento  di

conclusione della procedura di cui all’articolo 268, commi 6 e 7, del

codice di procedura penale, con  il  quale  soltanto  viene  meno  il

divieto di cui al comma  1  dell’articolo  114  del  medesimo  codice

relativamente agli atti acquisiti;

3)  successivamente  alla  conclusione  di  tale  procedura,  i

difensori  delle  parti  possano  ottenere   copia   degli   atti   e

trascrizione  in  forma  peritale  delle  intercettazioni,   ritenuti

rilevanti dal giudice ovvero il cui rilascio  sia  stato  autorizzato

dal giudice nella fase successiva  alla  conclusione  delle  indagini

preliminari;

4) in vista della richiesta di giudizio  immediato  ovvero  del

deposito successivo all’avviso di cui all’articolo 415-bis del codice

di procedura penale, il pubblico ministero,  ove  riscontri  tra  gli

atti la presenza di registrazioni di  conversazioni  o  comunicazioni

informatiche o telematiche inutilizzabili a qualunque  titolo  ovvero

contenenti dati sensibili ai sensi dell’articolo 4, comma 1,  lettera

d), del codice di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n.  196,

che non siano pertinenti all’accertamento delle responsabilita’ per i

reati per cui si procede ovvero irrilevanti ai fini delle indagini in

quanto  riguardanti  esclusivamente  fatti  o  circostanze  ad   esse

estranei, qualora non sia gia’ intervenuta la  procedura  di  cui  ai

commi 6 e 7 dell’articolo 268 del  codice  di  procedura  penale,  ne

dispone l’avvio, indicando  espressamente  le  conversazioni  di  cui

intenda richiedere lo stralcio;

5) le conversazioni o comunicazioni di cui  al  numero  1)  non

siano oggetto di trascrizione sommaria ai  sensi  dell’articolo  268,

comma 2, del codice di  procedura  penale,  ma  ne  vengano  soltanto

indicati data, ora e apparato su cui la registrazione e’ intervenuta,

previa  informazione  al  pubblico  ministero,  che  ne  verifica  la

rilevanza con  decreto  motivato  autorizzandone,  in  tal  caso,  la

trascrizione ai sensi del citato comma 2;

  1. b) prevedere che costituisca delitto, punibile con la reclusione

non superiore a quattro anni, la diffusione, al solo fine  di  recare

danno alla reputazione o all’immagine altrui, di riprese  audiovisive

o registrazioni di conversazioni, anche telefoniche,  svolte  in  sua

presenza ed effettuate fraudolentemente. La  punibilita’  e’  esclusa

quando le registrazioni o le riprese sono utilizzate  nell’ambito  di

un procedimento amministrativo o giudiziario o  per  l’esercizio  del

diritto di difesa o del diritto di cronaca;

  1. c) tenere conto delle decisioni e dei principi adottati  con  le

sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo,  a  tutela  della

liberta’ di stampa e del diritto dei cittadini all’informazione;

  1. d) prevedere la semplificazione delle  condizioni  per  l’impiego

delle  intercettazioni  delle  conversazioni  e  delle  comunicazioni

telefoniche e telematiche nei procedimenti per i piu’ gravi reati dei

pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione;

  1. e) disciplinare   le   intercettazioni   di   comunicazioni   o

conversazioni  tra  presenti   mediante   immissione   di   captatori

informatici in dispositivi elettronici portatili, prevedendo che:

1) l’attivazione del microfono avvenga solo in  conseguenza  di

apposito comando inviato da remoto e non con il solo inserimento  del

captatore informatico, nel rispetto dei limiti stabiliti nel  decreto

autorizzativo del giudice;

2)  la  registrazione  audio  venga   avviata   dalla   polizia

giudiziaria o dal personale incaricato ai  sensi  dell’articolo  348,

comma 4, del codice di procedura penale, su indicazione della polizia

giudiziaria operante che e’ tenuta a indicare l’ora di inizio e  fine

della registrazione, secondo circostanze  da  attestare  nel  verbale

descrittivo delle modalita’ di effettuazione delle operazioni di  cui

all’articolo 268 del medesimo codice;

3) l’attivazione del dispositivo sia sempre ammessa nel caso in

cui si proceda per i delitti di cui all’articolo 51,  commi  3-bis  e

3-quater, del codice di procedura penale e, fuori da tali  casi,  nei

luoghi di cui all’articolo 614 del codice penale soltanto qualora ivi

si stia svolgendo l’attivita’ criminosa, nel rispetto  dei  requisiti

di cui all’articolo 266, comma 1, del codice di procedura penale;  in

ogni caso il decreto  autorizzativo  del  giudice  deve  indicare  le

ragioni per le quali tale specifica modalita’ di intercettazione  sia

necessaria per lo svolgimento delle indagini;

4) il trasferimento delle registrazioni sia effettuato soltanto

verso il server della  procura  cosi’  da  garantire  originalita’  e

integrita’ delle registrazioni; al  termine  della  registrazione  il

captatore  informatico  venga  disattivato  e  reso   definitivamente

inutilizzabile su indicazione del personale  di  polizia  giudiziaria

operante;

5) siano utilizzati soltanto programmi informatici  conformi  a

requisiti tecnici stabiliti con decreto ministeriale da emanare entro

trenta giorni dalla data di entrata in vigore dei decreti legislativi

di  cui  al   presente   comma,   che   tenga   costantemente   conto

dell’evoluzione tecnica al fine di garantire che  tali  programmi  si

limitino ad effettuare le operazioni espressamente  disposte  secondo

standard  idonei  di  affidabilita’  tecnica,  di  sicurezza   e   di

efficacia;

6) fermi restando i poteri del giudice nei casi  ordinari,  ove

ricorrano concreti casi  di  urgenza,  il  pubblico  ministero  possa

disporre  le  intercettazioni   di   cui   alla   presente   lettera,

limitatamente ai delitti  di  cui  all’articolo  51,  commi  3-bis  e

3-quater, del codice di procedura penale,  con  successiva  convalida

del giudice entro il termine massimo di quarantotto ore,  sempre  che

il decreto d’urgenza dia conto delle specifiche situazioni  di  fatto

che rendono impossibile la richiesta al giudice e delle  ragioni  per

le quali tale specifica modalita’ di intercettazione  sia  necessaria

per lo svolgimento delle indagini;

7) i risultati intercettativi  cosi’  ottenuti  possano  essere

utilizzati  a  fini  di  prova  soltanto  dei   reati   oggetto   del

provvedimento  autorizzativo   e   possano   essere   utilizzati   in

procedimenti  diversi  a  condizione  che  siano  indispensabili  per

l’accertamento dei delitti di cui  all’articolo  380  del  codice  di

procedura penale;

8) non possano essere in alcun modo conoscibili, divulgabili  e

pubblicabili i risultati di  intercettazioni  che  abbiano  coinvolto

occasionalmente soggetti estranei ai fatti per cui si procede;

  1. f) prevedere  la  ricorribilita’  per  cassazione  soltanto  per

violazione di legge delle sentenze emesse in  grado  di  appello  nei

procedimenti per i reati di competenza del giudice di pace;

  1. g) prevedere che il procuratore  generale  presso  la  corte  di

appello  possa  appellare  soltanto  nei  casi  di  avocazione  e  di

acquiescenza del pubblico ministero presso il giudice di primo grado;

  1. h) prevedere  la  legittimazione  del  pubblico   ministero   ad

appellare avverso la sentenza di proscioglimento, nonche’ avverso  la

sentenza di condanna solo quando abbia modificato il titolo del reato

o abbia escluso la  sussistenza  di  una  circostanza  aggravante  ad

effetto speciale o abbia stabilito una  pena  di  specie  diversa  da

quella ordinaria del reato;

  1. i) prevedere la legittimazione dell’imputato ad appellare avverso

la  sentenza  di   condanna,   nonche’   avverso   la   sentenza   di

proscioglimento emessa al termine  del  dibattimento  salvo  che  sia

pronunciata con le formule: «il fatto non sussiste» o «l’imputato non

ha commesso il fatto»;

  1. l) escludere l’appellabilita’ delle sentenze  di  condanna  alla

sola pena dell’ammenda e delle sentenze di proscioglimento o  di  non

luogo a procedere relative a contravvenzioni punite con la sola  pena

dell’ammenda o con una pena alternativa;

  1. m) prevedere la titolarita’  dell’appello  incidentale  in  capo

all’imputato e limiti di proponibilita’.

  1. Fermo restando quanto previsto dall’articolo 41-bis della legge

26 luglio 1975, n. 354, e  successive  modificazioni,  nell’esercizio

della delega di cui  al  comma  82,  i  decreti  legislativi  recanti

modifiche all’ordinamento penitenziario, per  i  profili  di  seguito

indicati, sono adottati nel rispetto dei seguenti principi e  criteri

direttivi:

  1. a) semplificazione delle procedure, anche con la previsione  del

contraddittorio  differito  ed  eventuale,  per   le   decisioni   di

competenza del magistrato e  del  Tribunale  di  sorveglianza,  fatta

eccezione per quelle relative alla revoca  delle  misure  alternative

alla detenzione;

  1. b) revisione delle modalita’ e dei presupposti di  accesso  alle

misure alternative, sia con riferimento ai presupposti soggettivi sia

con riferimento ai limiti di pena, al fine di facilitare  il  ricorso

alle  stesse,  salvo  che  per  i  casi  di  eccezionale  gravita’  e

pericolosita’ e in particolare per le condanne per i delitti di mafia

e terrorismo anche internazionale;

  1. c) revisione della disciplina concernente le procedure di accesso

alle misure alternative, prevedendo che il limite di pena che  impone

la sospensione dell’ordine di esecuzione sia fissato in ogni  caso  a

quattro anni e che il  procedimento  di  sorveglianza  garantisca  il

diritto alla presenza dell’interessato e la pubblicita’ dell’udienza;

  1. d) previsione di una necessaria osservazione  scientifica  della

personalita’ da condurre in liberta’, stabilendone tempi, modalita’ e

soggetti chiamati a intervenire; integrazione delle previsioni  sugli

interventi degli uffici dell’esecuzione penale esterna; previsione di

misure per rendere piu’ efficace  il  sistema  dei  controlli,  anche

mediante il coinvolgimento della polizia penitenziaria;

  1. e) eliminazione di automatismi e di preclusioni che  impediscono

ovvero  ritardano,  sia  per  i  recidivi  sia  per  gli  autori   di

determinate categorie di reati, l’individualizzazione del trattamento

rieducativo  e  la  differenziazione  dei  percorsi  penitenziari  in

relazione alla tipologia dei reati commessi  e  alle  caratteristiche

personali del  condannato,  nonche’  revisione  della  disciplina  di

preclusione dei benefici penitenziari  per  i  condannati  alla  pena

dell’ergastolo, salvo che  per  i  casi  di  eccezionale  gravita’  e

pericolosita’ specificatamente individuati e comunque per le condanne

per i delitti di mafia e terrorismo anche internazionale;

  1. f) previsione di  attivita’  di  giustizia  riparativa  e  delle

relative  procedure,  quali  momenti  qualificanti  del  percorso  di

recupero sociale sia in ambito intramurario sia nell’esecuzione delle

misure alternative;

  1. g) incremento  delle  opportunita’  di  lavoro  retribuito,  sia

intramurario  sia  esterno,  nonche’  di  attivita’  di  volontariato

individuale  e  di  reinserimento  sociale  dei   condannati,   anche

attraverso il potenziamento del  ricorso  al  lavoro  domestico  e  a

quello con committenza esterna, aggiornando quanto il detenuto deve a

titolo di mantenimento;

  1. h) previsione di una maggiore valorizzazione del volontariato sia

all’interno  del  carcere,  sia  in  collaborazione  con  gli  uffici

dell’esecuzione penale esterna;

  1. i) disciplina dell’utilizzo dei collegamenti audiovisivi  sia  a

fini processuali, con modalita’  che  garantiscano  il  rispetto  del

diritto di difesa, sia per favorire le relazioni familiari;

  1. l) revisione delle disposizioni  dell’ordinamento  penitenziario

alla luce del riordino  della  medicina  penitenziaria  disposto  dal

decreto legislativo 22 giugno  1999,  n.  230,  tenendo  conto  della

necessita’ di potenziare l’assistenza psichiatrica negli istituti  di

pena;

  1. m) previsione della esclusione del sanitario  dal  consiglio  di

disciplina istituito presso l’istituto penitenziario;

  1. n) riconoscimento del  diritto  all’affettivita’  delle  persone

detenute e internate e disciplina delle condizioni  generali  per  il

suo esercizio;

  1. o) previsione di  norme  che  favoriscano  l’integrazione  delle

persone detenute straniere;

  1. p) adeguamento delle norme dell’ordinamento  penitenziario  alle

esigenze educative dei detenuti minori di  eta’  secondo  i  seguenti

criteri:

1) giurisdizione specializzata e affidata al  tribunale  per  i

minorenni, fatte salve le disposizioni riguardanti l’incompatibilita’

del giudice di sorveglianza  che  abbia  svolto  funzioni  giudicanti

nella fase di cognizione;

2)  previsione  di  disposizioni  riguardanti  l’organizzazione

penitenziaria degli istituti penali per minorenni  nell’ottica  della

socializzazione, della responsabilizzazione e della promozione  della

persona;

3) previsione dell’applicabilita’ della disciplina prevista per

i minorenni quantomeno ai detenuti giovani adulti, nel  rispetto  dei

processi educativi in atto;

4) previsione di misure alternative  alla  detenzione  conformi

alle istanze educative del condannato minorenne;

5)  ampliamento  dei  criteri   per   l’accesso   alle   misure

alternative alla detenzione, con particolare riferimento ai requisiti

per l’ammissione dei  minori  all’affidamento  in  prova  ai  servizi

sociali e alla semiliberta’, di cui rispettivamente agli articoli  47

e 50 della legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni;

6) eliminazione di ogni automatismo e preclusione per la revoca

o per la concessione dei benefici penitenziari, in contrasto  con  la

funzione   rieducativa   della    pena    e    con    il    principio

dell’individuazione del trattamento;

7)   rafforzamento   dell’istruzione   e    della    formazione

professionale quali elementi centrali del  trattamento  dei  detenuti

minorenni;

8) rafforzamento  dei  contatti  con  il  mondo  esterno  quale

criterio  guida  nell’attivita’   trattamentale   in   funzione   del

reinserimento sociale;

  1. q) attuazione, sia pure tendenziale, del principio della riserva

di codice nella materia penale, al fine di  una  migliore  conoscenza

dei precetti  e  delle  sanzioni  e  quindi  dell’effettivita’  della

funzione rieducativa della pena, presupposto  indispensabile  perche’

l’intero  ordinamento  penitenziario  sia  pienamente   conforme   ai

principi costituzionali, attraverso l’inserimento nel  codice  penale

di tutte le fattispecie criminose previste da disposizioni  di  legge

in vigore che abbiano a diretto oggetto di tutela beni  di  rilevanza

costituzionale, in particolare i valori della persona  umana,  e  tra

questi il principio di  uguaglianza,  di  non  discriminazione  e  di

divieto assoluto di ogni forma di sfruttamento  a  fini  di  profitto

della  persona  medesima,  e  i  beni  della  salute,  individuale  e

collettiva, della sicurezza pubblica e  dell’ordine  pubblico,  della

salubrita’ e integrita’ ambientale, dell’integrita’  del  territorio,

della correttezza e trasparenza del sistema economico di mercato;

  1. r) previsione di norme volte al rispetto  della  dignita’  umana

attraverso  la  responsabilizzazione   dei   detenuti,   la   massima

conformita’  della  vita   penitenziaria   a   quella   esterna,   la

sorveglianza dinamica;

  1. s) revisione delle norme vigenti in materia di misure alternative

alla detenzione al fine di assicurare  la  tutela  del  rapporto  tra

detenute e figli minori e di garantire anche all’imputata  sottoposta

a misura cautelare la possibilita’ che la detenzione sia sospesa fino

al momento in cui la prole abbia compiuto il primo anno di eta’;

  1. t) previsione di norme che considerino gli specifici  bisogni  e

diritti delle donne detenute;

  1. u) revisione del sistema delle  pene  accessorie  improntata  al

principio della rimozione degli ostacoli al reinserimento sociale del

condannato ed esclusione di una loro  durata  superiore  alla  durata

della pena principale;

  1. v) revisione delle attuali previsioni in materia di liberta’  di

culto e dei diritti ad essa connessi.

  1. Il Governo e’ delegato ad  adottare,  nei  termini  e  con  la

procedura di cui al comma 83, decreti legislativi recanti le norme di

attuazione delle disposizioni previste dai commi 84 e 85 e  le  norme

di coordinamento delle stesse con tutte le altre leggi  dello  Stato,

nonche’ le norme di carattere transitorio.

  1. Entro un anno dalla data di entrata in vigore di ciascuno  dei

decreti legislativi di cui al comma 82, il Governo e’ autorizzato  ad

adottare, con la procedura indicata dal comma 83, uno o piu’  decreti

legislativi  recanti  disposizioni  integrative  e  correttive,   nel

rispetto dei principi e criteri direttivi stabiliti dai  commi  84  e

  1. Ai fini della ristrutturazione e della razionalizzazione delle

spese relative alle prestazioni  di  cui  all’articolo  5,  comma  1,

lettera i-bis), del testo unico di  cui  al  decreto  del  Presidente

della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, all’articolo 96  del  codice

di cui al decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259, sono  apportate

le seguenti modificazioni:

  1. a) al comma 1,  la  parola:  «repertorio»  e’  sostituita  dalla

seguente: «decreto»;

  1. b) il comma 2 e’ sostituito dal seguente:

«2. Ai fini  dell’adozione  del  canone  annuo  forfetario  per  le

prestazioni obbligatorie di cui al comma 1, con decreto del  Ministro

della giustizia e del Ministro dello sviluppo economico, di  concerto

con il Ministro dell’economia e delle finanze, da emanare entro il 31

dicembre 2017, e’ attuata la revisione delle voci di listino  di  cui

al  decreto  del  Ministro  delle  comunicazioni  26   aprile   2001,

pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 104  del  7  maggio  2001.  Il

decreto:

  1. a) disciplina le tipologie  di  prestazioni  obbligatorie  e  ne

determina le tariffe, tenendo conto dell’evoluzione dei costi  e  dei

servizi, in modo da conseguire un risparmio di spesa di almeno il  50

per  cento  rispetto  alle  tariffe  praticate.  Nella  tariffa  sono

ricompresi i costi per tutti i servizi contemporaneamente attivati  o

utilizzati da ogni identita’ di rete;

  1. b) individua i soggetti tenuti alle prestazioni obbligatorie  di

intercettazione,  anche  tra  i  fornitori   di   servizi,   le   cui

infrastrutture consentono l’accesso alla rete o la distribuzione  dei

contenuti informativi o comunicativi, e coloro che a qualunque titolo

forniscono servizi di comunicazione elettronica o applicazioni, anche

se utilizzabili attraverso reti di accesso o trasporto non proprie;

  1. c) definisce gli obblighi dei soggetti tenuti  alle  prestazioni

obbligatorie e le modalita’  di  esecuzione  delle  stesse,  tra  cui

l’osservanza di procedure informatiche omogenee nella trasmissione  e

gestione delle comunicazioni  di  natura  amministrativa,  anche  con

riguardo  alle  fasi  preliminari   al   pagamento   delle   medesime

prestazioni»;

  1. c) al comma 3,  la  parola:  «repertorio»  e’  sostituita  dalla

seguente: «decreto»;

  1. d) al comma 4, le parole: «, secondo periodo,» sono soppresse.
  2. Entro un anno dalla data di entrata in vigore  della  presente

legge, sono definite, con decreto del Ministro  della  giustizia,  di

concerto  con  il  Ministro  dell’economia  e   delle   finanze,   le

prestazioni funzionali alle  operazioni  di  intercettazione  e  sono

determinate le corrispondenti tariffe. Il decreto, da aggiornare ogni

due anni, sulla base delle innovazioni scientifiche,  tecnologiche  e

organizzative e delle variazioni dei costi dei servizi:

  1. a) individua le tipologie  di  prestazioni  funzionali  erogate,

tenendo   conto    altresi’:    delle    prestazioni    obbligatorie;

dell’acquisizione  e  della  elaborazione  della  documentazione  del

traffico  telefonico  o  telematico;  della  strumentazione   tecnica

utilizzabile e delle altre eventuali necessita’  atte  ad  assicurare

l’intrusione nei sistemi telefonici, informatici e telematici;

  1. b) determina la tariffa per ogni tipo di prestazione  in  misura

non superiore al costo medio di ciascuna, come rilevato, nel  biennio

precedente,  dal  Ministero  della  giustizia  tra  i  cinque  centri

distrettuali con il maggiore indice  di  spesa  per  intercettazioni,

cosi’ da conseguire un risparmio della spesa complessiva;

  1. c) specifica gli obblighi dei  fornitori  delle  prestazioni  in

relazione ai livelli qualitativi e quantitativi  minimi  dei  servizi

offerti e alle modalita’ di conservazione e gestione, mediante canali

cifrati, dei dati raccolti negli archivi informatizzati, nel rispetto

dei requisiti di sicurezza e della necessita’  del  loro  trattamento

secondo criteri di riservatezza, disponibilita’ e integrita’.

  1. Il decreto di cui al  comma  89  e’  trasmesso,  corredato  di

relazione tecnica, alle Commissioni  parlamentari  competenti  per  i

profili finanziari per il relativo parere.

  1. Ai fini della  razionalizzazione  delle  spese  relative  alle

prestazioni di cui all’articolo 5, comma 1, lettera i-bis), del testo

unico delle disposizioni legislative e regolamentari  in  materia  di

spese di giustizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica

30 maggio 2002, n. 115, il  Governo  e’  delegato  ad  adottare,  nel

termine di un anno dalla data di entrata  in  vigore  della  presente

legge e secondo le procedure di cui al comma 83, uno o  piu’  decreti

legislativi per armonizzare le disposizioni di cui ai commi 88  e  89

con quelle di cui al citato testo unico, secondo i seguenti  principi

e criteri direttivi:

  1. a) accelerazione dei tempi di pagamento delle prestazioni rese;
  2. b) individuazione  dell’autorita’  giudiziaria  competente  alla

liquidazione della spesa;

  1. c) natura esecutiva  del  provvedimento  di  liquidazione  della

spesa;

  1. d) modalita’ di opposizione  al  provvedimento  di  liquidazione

della spesa.

  1. Dall’attuazione della presente legge e dei decreti legislativi

da essa previsti non devono derivare nuovi o maggiori oneri a  carico

della finanza pubblica.

  1. I decreti legislativi di attuazione  delle  deleghe  contenute

nella presente legge sono corredati  di  relazione  tecnica  che  dia

conto della neutralita’ finanziaria dei medesimi ovvero dei  nuovi  o

maggiori oneri da  essi  derivanti  e  dei  corrispondenti  mezzi  di

copertura.

  1. In conformita’  all’articolo  17,  comma  2,  della  legge  31

dicembre 2009,  n.  196,  qualora  uno  o  piu’  decreti  legislativi

determinino nuovi o maggiori oneri che non trovino  compensazione  al

proprio interno, i medesimi decreti  legislativi  sono  emanati  solo

successivamente  o  contestualmente   all’entrata   in   vigore   dei

provvedimenti  legislativi  che  stanzino   le   occorrenti   risorse

finanziarie.

  1. La presente legge, salvo quanto previsto dal comma 81, entra in

vigore  il  trentesimo  giorno  successivo   a   quello   della   sua

pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

La presente legge munita del sigillo dello  Stato,  sara’  inserita

nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica

italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla

osservare come legge dello Stato.

Data a Roma, addi’ 23 giugno 2017

 

MATTARELLA

 

Gentiloni Silveri, Presidente del

Consiglio dei ministri

 

Orlando, Ministro della giustizia

Visto, il Guardasigilli: Orlando

 

N O T E

Avvertenza:

Il testo delle note qui  pubblicato  e’  stato  redatto

dall’amministrazione  competente  per  materia   ai   sensi

dell’art.  10,  commi  2  e  3,  del  testo   unico   delle

disposizioni    sulla    promulgazione     delle     leggi,

sull’emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica

e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica  italiana,

approvato con decreto del Presidente  della  Repubblica  28

dicembre 1985, n. 1092,  al  solo  fine  di  facilitare  la

lettura delle disposizioni di legge alle quali  e’  operato

il rinvio. Restano invariati il valore e l’efficacia  degli

atti legislativi qui trascritti.

 

Note all’art. 1:

Comma 4:

– Si riporta il testo dell’articolo 240, secondo comma,

del codice penale:

«Art. 240. (Confisca)

Nel caso di  condanna,  il  giudice  puo’  ordinare  la

confisca delle cose che  servirono  o  furono  destinate  a

commettere il reato, e delle cose, che ne sono il  prodotto

o il profitto.

E’ sempre ordinata la confisca:

  1. delle cose che costituiscono il prezzo del reato;

1-bis.  dei  beni  e  degli  strumenti  informatici   o

telematici che risultino essere stati in tutto o  in  parte

utilizzati  per  la  commissione  dei  reati  di  cui  agli

articoli  615-ter,  615-quater,   615-quinquies,   617-bis,

617-ter, 617-quater,  617-quinquies,  617-sexies,  635-bis,

635-ter, 635-quater, 635-quinquies, 640-ter e 640-quinquies

nonche’ dei beni che ne  costituiscono  il  profitto  o  il

prodotto ovvero di somme di denaro, beni o  altre  utilita’

di cui il colpevole ha  la  disponibilita’  per  un  valore

corrispondente a  tale  profitto  o  prodotto,  se  non  e’

possibile eseguire la confisca del profitto o del  prodotto

diretti;

  1. delle cose, la fabbricazione, l’uso,  il  porto,  la

detenzione o l’alienazione delle quali  costituisce  reato,

anche se non e’ stata pronunciata condanna

Le disposizioni della prima parte  e  dei  numeri  1  e

1-bis del capoverso precedente non si applicano se la  cosa

o  il  bene  o  lo  strumento  informatico   o   telematico

appartiene a persona estranea al reato. La disposizione del

numero 1-bis del capoverso precedente si applica anche  nel

caso di applicazione della pena su richiesta delle parti  a

norma dell’articolo 444 del codice di procedura penale.

La disposizione del n. 2 non  si  applica  se  la  cosa

appartiene a persona estranea al reato e la  fabbricazione,

l’uso, il porto,  la  detenzione  o  l’alienazione  possono

essere consentiti mediante autorizzazione amministrativa.».

Comma 5:

– Si riporta il testo dell’articolo 416-ter del  codice

penale, come modificato dalla presente legge:

«Art. 416-ter. (Scambio elettorale politico-mafioso)

Chiunque accetta la promessa di procurare voti mediante

le modalita’ di cui al terzo comma dell’articolo 416-bis in

cambio dell’erogazione o della promessa  di  erogazione  di

denaro o di altra utilita’ e’ punito con la  reclusione  da

sei a dodici anni.

La stessa pena si applica a chi promette  di  procurare

voti con le modalita’ di cui al primo comma.».

Comma 6:

– Si riporta il testo dell’articolo 624-bis del  codice

penale, come modificato dalla presente legge:

«Art.  624-bis.  (Furto  in  abitazione  e  furto   con

strappo)

Chiunque  si  impossessa  della  cosa  mobile   altrui,

sottraendola a chi la detiene, al fine di  trarne  profitto

per se’ o per altri, mediante introduzione in un edificio o

in altro luogo destinato in tutto  o  in  parte  a  privata

dimora o  nelle  pertinenze  di  essa,  e’  punito  con  la

reclusione da tre a sei anni e con la multa da euro  927  a

euro 1.500.

Alla stessa pena di cui al primo comma soggiace chi  si

impossessa della cosa mobile altrui, sottraendola a chi  la

detiene, al fine di trarne profitto per se’  o  per  altri,

strappandola di mano o di dosso alla persona.

La pena e’ della reclusione da quattro a dieci  anni  e

della multa da euro  927  a  euro  2.000  se  il  reato  e’

aggravato da una o  piu’  delle  circostanze  previste  nel

primo comma dell’articolo 625 ovvero se ricorre una o  piu’

delle circostanze indicate all’articolo 61.

Le circostanze attenuanti, diverse da  quelle  previste

dagli articoli 98 e 625-bis, concorrenti  con  una  o  piu’

delle circostanze aggravanti di cui all’articolo  625,  non

possono essere ritenute equivalenti o prevalenti rispetto a

queste e le diminuzioni di pena si operano sulla  quantita’

della  stessa  risultante  dall’aumento  conseguente   alle

predette circostanze aggravanti.».

Comma 7:

– Si riporta il  testo  dell’articolo  625  del  codice

penale, come modificato dalla presente legge:

«Art. 625. (Circostanze aggravanti)

La pena per il  fatto  previsto  dall’articolo  624  e’

della reclusione da due a sei anni e della  multa  da  euro

927 a euro 1.500.

2-8-ter (Omissis).

Se concorrono due o piu’  delle  circostanze  prevedute

dai numeri precedenti, ovvero se una  di  tali  circostanze

concorre con altra fra quelle indicate nell’articolo 61, la

pena e’ della reclusione da tre a dieci anni e della  multa

da euro 206 a euro 1.549.».

Comma 8:

– Si riporta il  testo  dell’articolo  628  del  codice

penale, come modificato dalla presente legge:

«Art. 628. (Rapina)

Chiunque, per procurare a se’ o ad  altri  un  ingiusto

profitto,  mediante  violenza  alla  persona  o   minaccia,

s’impossessa della cosa mobile altrui, sottraendola  a  chi

la detiene, e’ punito con la reclusione da quattro a  dieci

anni e con la multa da euro 927 a euro 2.500.

Alla  stessa  pena  soggiace  chi  adopera  violenza  o

minaccia immediatamente dopo la sottrazione, per assicurare

a se’ o ad altri il possesso della cosa  sottratta,  o  per

procurare a se’ o ad altri l’impunita’.

La pena e’ della reclusione da cinque a  venti  anni  e

della multa da euro 1.290 a euro 3.098:

1) se la violenza o minaccia e’ commessa con armi, o da

persona travisata, o da piu’ persone riunite;

2) se la violenza consiste nel porre taluno in stato di

incapacita’ di volere o di agire;

3) se la violenza o minaccia  e’  posta  in  essere  da

persona che fa parte dell’associazione di cui  all’articolo

416-bis;

3-bis) se il  fatto  e’  commesso  nei  luoghi  di  cui

all’articolo 624-bis o in  luoghi  tali  da  ostacolare  la

pubblica o privata difesa;

3-ter) se il fatto e’ commesso all’interno di mezzi  di

pubblico trasporto;

3-quater) se il fatto  e’  commesso  nei  confronti  di

persona che si trovi nell’atto di fruire ovvero  che  abbia

appena fruito dei servizi di istituti  di  credito,  uffici

postali o  sportelli  automatici  adibiti  al  prelievo  di

denaro;

3-quinquies) se il fatto e’ commesso nei  confronti  di

persona ultrasessantacinquenne.

Se concorrono due o piu’ delle circostanze  di  cui  al

terzo comma del presente articolo, ovvero se  una  di  tali

circostanze  concorre  con  altra   fra   quelle   indicate

nell’articolo 61, la pena e’  della  reclusione  da  sei  a

venti anni e della multa da euro 1.538 a euro 3.098.

Le circostanze attenuanti, diverse da  quella  prevista

dall’articolo 98, concorrenti con le aggravanti di  cui  al

terzo comma, numeri 3), 3-bis),  3-ter)  e  3-quater),  non

possono essere ritenute equivalenti o prevalenti rispetto a

queste e le diminuzioni di pena si operano sulla  quantita’

della  stessa  risultante  dall’aumento  conseguente   alle

predette aggravanti.».

Comma 9:

– Si riporta il  testo  dell’articolo  629  del  codice

penale, come modificato dalla presente legge:

«Art. 629. (Estorsione)

Chiunque, mediante violenza  o  minaccia,  costringendo

taluno a fare o ad omettere qualche cosa, procura a  se’  o

ad altri un ingiusto profitto con altrui danno,  e’  punito

con la reclusione da cinque a dieci anni e con la multa  da

euro 1.000 a euro 4.000.

La pena e’ della reclusione da sette  a  venti  anni  e

della multa da euro 5.000 a euro 15.000, se concorre taluna

delle   circostanze    indicate    nell’ultimo    capoverso

dell’articolo precedente.».

Comma 10:

– Si riporta il  testo  dell’articolo  158  del  codice

penale cosi’ come modificato dalla legge qui pubblicata:

«Art. 158. (Decorrenza del termine della prescrizione).

Il termine della prescrizione  decorre,  per  il  reato

consumato, dal giorno  della  consumazione;  per  il  reato

tentato, dal giorno  in  cui  e’  cessata  l’attivita’  del

colpevole; per il reato permanente, dal giorno  in  cui  e’

cessata la permanenza.

Quando la legge fa dipendere la punibilita’  del  reato

dal  verificarsi  di  una  condizione,  il  termine   della

prescrizione decorre dal giorno in cui la condizione si  e’

verificata.  Nondimeno,  nei  reati  punibili  a   querela,

istanza o richiesta, il termine della prescrizione  decorre

dal giorno del commesso reato.

Per i reati previsti dall’articolo  392,  comma  1-bis,

del codice di procedura penale, se commessi  nei  confronti

di  minore,  il  termine  della  prescrizione  decorre  dal

compimento del diciottesimo  anno  di  eta’  della  persona

offesa, salvo che  l’azione  penale  sia  stata  esercitata

precedentemente.  In  quest’ultimo  caso  il   termine   di

prescrizione decorre  dall’acquisizione  della  notizia  di

reato.».

Comma 11:

– Si riporta il  testo  dell’articolo  159  del  codice

penale, come modificato dalla presente legge:

«Art. 159. (Sospensione del corso della prescrizione)

Il corso della prescrizione rimane sospeso in ogni caso

in cui la  sospensione  del  procedimento  o  del  processo

penale o dei termini di custodia cautelare  e’  imposta  da

una particolare disposizione di legge, oltre che  nei  casi

di:

1)  autorizzazione  a   procedere,   dalla   data   del

provvedimento con cui il  pubblico  ministero  presenta  la

richiesta sino al giorno in cui l’autorita’  competente  la

accoglie;

2) deferimento della questione ad altro giudizio,  sino

al giorno in cui viene decisa la questione;

3) sospensione del procedimento o del  processo  penale

per ragioni di impedimento  delle  parti  e  dei  difensori

ovvero su richiesta dell’imputato o del suo  difensore.  In

caso di sospensione  del  processo  per  impedimento  delle

parti o dei difensori, l’udienza non puo’ essere  differita

oltre il sessantesimo giorno  successivo  alla  prevedibile

cessazione dell’impedimento, dovendosi  avere  riguardo  in

caso  contrario  al  tempo  dell’impedimento  aumentato  di

sessanta giorni. Sono  fatte  salve  le  facolta’  previste

dall’articolo 71, commi 1 e  5,  del  codice  di  procedura

penale;

3-bis) sospensione del  procedimento  penale  ai  sensi

dell’articolo 420-quater del codice di procedura penale.

3-ter)   rogatorie   all’estero,   dalla    data    del

provvedimento che dispone una rogatoria sino al  giorno  in

cui  l’autorita’  richiedente  riceve   la   documentazione

richiesta, o comunque decorsi sei  mesi  dal  provvedimento

che dispone la rogatoria;

Il corso della prescrizione rimane altresi’ sospeso nei

seguenti casi:

1) dal termine previsto dall’articolo 544 del codice di

procedura penale per il deposito  della  motivazione  della

sentenza di condanna di primo grado,  anche  se  emessa  in

sede di rinvio, sino alla pronuncia del  dispositivo  della

sentenza che definisce il grado successivo di giudizio, per

un tempo comunque non superiore a un anno e sei mesi;

2) dal termine previsto dall’articolo 544 del codice di

procedura penale per il deposito  della  motivazione  della

sentenza di condanna di secondo grado, anche se  emessa  in

sede di rinvio, sino alla pronuncia del  dispositivo  della

sentenza definitiva, per un tempo comunque non superiore  a

un anno e sei mesi.

I periodi di sospensione di cui al secondo  comma  sono

computati ai fini della determinazione del tempo necessario

a prescrivere dopo che la sentenza del grado successivo  ha

prosciolto l’imputato ovvero ha annullato  la  sentenza  di

condanna  nella  parte  relativa   all’accertamento   della

responsabilita’ o ne ha dichiarato  la  nullita’  ai  sensi

dell’articolo 604, commi  1,  4  e  5-bis,  del  codice  di

procedura penale.

Se durante i termini di sospensione di cui  al  secondo

comma si verifica un’ulteriore causa di sospensione di  cui

al primo comma, i termini sono prolungati  per  il  periodo

corrispondente;

Secondo comma: (abrogato).

La prescrizione riprende il suo corso dal giorno in cui

e’ cessata la causa della sospensione.

Nel caso  di  sospensione  del  procedimento  ai  sensi

dell’articolo 420-quater del codice di procedura penale, la

durata della sospensione della prescrizione del  reato  non

puo’  superare  i  termini  previsti  dal   secondo   comma

dell’articolo 161 del presente codice.».

Comma 12:

– Si riporta il  testo  dell’articolo  160  del  codice

penale, come modificato dalla presente legge:

«Art. 160. (Interruzione del corso della prescrizione)

Il  corso  della  prescrizione  e’   interrotto   dalla

sentenza di condanna o dal decreto di condanna.

Interrompono  pure  la  prescrizione  l’ordinanza   che

applica le misure cautelari personali e quella di convalida

del fermo o dell’arresto, l’interrogatorio reso davanti  al

pubblico ministero o alla polizia giudiziaria su delega del

pubblico ministero o al giudice, l’invito a presentarsi  al

pubblico  ministero  per   rendere   l’interrogatorio,   il

provvedimento del giudice  di  fissazione  dell’udienza  in

camera di consiglio per la  decisione  sulla  richiesta  di

archiviazione,  la  richiesta  di  rinvio  a  giudizio,  il

decreto   di   fissazione   della   udienza    preliminare,

l’ordinanza che dispone il giudizio abbreviato, il  decreto

di  fissazione  della  udienza  per  la   decisione   sulla

richiesta di applicazione della pena, la presentazione o la

citazione per il  giudizio  direttissimo,  il  decreto  che

dispone il giudizio immediato, il decreto  che  dispone  il

giudizio e il decreto di citazione a giudizio.

La  prescrizione  interrotta  comincia   nuovamente   a

decorrere dal giorno della interruzione. Se piu’  sono  gli

atti interruttivi, la prescrizione decorre  dall’ultimo  di

essi; ma in nessun caso i termini  stabiliti  nell’articolo

157 possono  essere  prolungati  oltre  i  termini  di  cui

all’articolo 161, secondo  comma,  fatta  eccezione  per  i

reati di cui all’articolo 51, commi 3-bis e  3-quater,  del

codice di procedura penale.».

Comma 13 e 14:

– Si riporta il  testo  dell’articolo  161  del  codice

penale, come modificato dalla presente legge:

«Art.  161.  (Effetti   della   sospensione   e   della

interruzione)

L’interruzione della prescrizione ha effetto per  tutti

coloro che hanno commesso il reato.  La  sospensione  della

prescrizione ha effetto limitatamente agli imputati nei cui

confronti si sta procedendo.

Salvo che si proceda per i reati  di  cui  all’articolo

51, commi 3-bis e 3-quater, del codice di procedura penale,

in  nessun  caso  l’interruzione  della  prescrizione  puo’

comportare  l’aumento  di  piu’  di  un  quarto  del  tempo

necessario a prescrivere, della meta’ per i  reati  di  cui

agli articoli 318,  319,  319-ter,  319-quater,  320,  321,

322-bis, limitatamente ai delitti richiamati  dal  presente

comma, e 640-bis, nonche’ nei casi di cui all’articolo  99,

secondo comma, di due terzi nel caso  di  cui  all’articolo

99, quarto comma,  e  del  doppio  nei  casi  di  cui  agli

articoli 102, 103 e 105.».

Comma 16:

– Si riporta il  testo  dell’articolo  610  del  codice

penale:

«Art. 610. (Violenza privata)

Chiunque, con violenza o minaccia,  costringe  altri  a

fare, tollerare od omettere qualche cosa e’ punito  con  la

reclusione fino a quattro anni.

La  pena  e’  aumentata  se  concorrono  le  condizioni

prevedute dall’articolo 339.».

– Si riporta il  testo  dell’articolo  339  del  codice

penale:

«Art. 339. (Circostanze aggravanti)

Le pene stabilite  nei  tre  articoli  precedenti  sono

aumentate se la violenza o  la  minaccia  e’  commessa  con

armi, o da persona travisata, o da piu’ persone riunite,  o

con scritto anonimo, o in modo simbolico, o valendosi della

forza  intimidatrice  derivante  da  segrete  associazioni,

esistenti o supposte.

Se la violenza o la minaccia e’  commessa  da  piu’  di

cinque persone riunite, mediante uso di armi anche soltanto

da parte di una di esse, ovvero da piu’ di  dieci  persone,

pur senza uso di armi, la pena e’, nei casi preveduti dalla

prima parte dell’articolo 336 e dagli articoli 337  e  338,

della reclusione  da  tre  a  quindici  anni  e,  nel  caso

preveduto dal capoverso dell’articolo 336, della reclusione

da due a otto anni.

Le disposizioni di cui al secondo  comma  si  applicano

anche, salvo che il fatto costituisca piu’ grave reato, nel

caso in cui la violenza o la minaccia sia commessa mediante

il lancio o l’utilizzo di corpi contundenti o altri oggetti

atti ad offendere, compresi gli  artifici  pirotecnici,  in

modo da creare pericolo alle persone.».

– Si riporta il testo dell’articolo 407 del  codice  di

procedura penale:

«Art. 407. (Termini di durata  massima  delle  indagini

preliminari)

  1. Salvo quanto previsto all’articolo 393 comma 4,  la

durata  delle  indagini  preliminari  non   puo’   comunque

superare diciotto mesi.

  1. La durata massima e’ tuttavia di  due  anni  se  le

indagini preliminari riguardano:

  1. a) i delitti appresso indicati:

1) delitti di cui agli articoli 285, 286, 416-bis e 422

del codice  penale,  291-ter,  limitatamente  alle  ipotesi

aggravate previste dalle lettere a), d) ed e) del comma  2,

e 291-quater,  comma  4,  del  testo  unico  approvato  con

decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio 1973, n.

43 ;

2) delitti consumati o tentati  di  cui  agli  articoli

575, 628, terzo comma, 629,  secondo  comma,  e  630  dello

stesso codice penale;

3)  delitti  commessi  avvalendosi   delle   condizioni

previste dall’articolo 416-bis del codice penale ovvero  al

fine di agevolare l’attivita’ delle  associazioni  previste

dallo stesso articolo;

4) delitti commessi per finalita’ di  terrorismo  o  di

eversione dell’ordinamento costituzionale per  i  quali  la

legge stabilisce la pena della reclusione non inferiore nel

minimo a cinque anni o nel massimo a  dieci  anni,  nonche’

delitti di cui  agli  articoli  270,  terzo  comma  e  306,

secondo comma, del codice penale;

5)  delitti  di  illegale  fabbricazione,  introduzione

nello Stato, messa in vendita, cessione, detenzione e porto

in luogo pubblico o aperto al pubblico di armi da guerra  o

tipo  guerra  o  parti  di  esse,  di  esplosivi,  di  armi

clandestine nonche’ di piu’ armi comuni  da  sparo  escluse

quelle previste dall’articolo 2, comma terzo,  della  legge

18 aprile 1975, n. 110;

6) delitti di cui agli articoli 73, limitatamente  alle

ipotesi aggravate ai sensi dell’articolo 80, comma 2, e  74

del testo unico delle leggi in materia di disciplina  degli

stupefacenti e sostanze  psicotrope,  prevenzione,  cura  e

riabilitazione dei  relativi  stati  di  tossicodipendenza,

approvato con decreto del  Presidente  della  Repubblica  9

ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni;

7) delitto di cui all’articolo 416  del  codice  penale

nei casi in cui e’ obbligatorio l’arresto in flagranza;

7-bis)  dei  delitti  previsto  dagli   articoli   600,

600-bis, primo comma, 600-ter, primo e secondo comma,  601,

602, 609-bis nelle ipotesi aggravate previste dall’articolo

609-ter, 609-quater, 609-octies del codice penale,  nonche’

dei delitti previsti dall’articolo 12, comma 3,  del  testo

unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286,

e successive modificazioni;

  1. b) notizie  di  reato  che   rendono   particolarmente

complesse le investigazioni per la molteplicita’  di  fatti

tra loro collegati ovvero per l’elevato numero  di  persone

sottoposte alle indagini o di persone offese;

  1. c) indagini  che  richiedono  il  compimento  di  atti

all’estero;

  1. d) procedimenti in cui e’ indispensabile mantenere  il

collegamento tra piu’ uffici del pubblico ministero a norma

dell’articolo 371.

  1. Salvo quanto previsto dall’articolo 415-bis, qualora

il pubblico ministero non abbia esercitato l’azione  penale

o richiesto l’archiviazione  nel  termine  stabilito  dalla

legge  o  prorogato  dal  giudice,  gli  atti  di  indagine

compiuti dopo la scadenza del termine  non  possono  essere

utilizzati.».

–  Si  riporta  il   testo   dell’articolo   32   della

Costituzione:

«Art. 32.

La  Repubblica  tutela  la  salute  come   fondamentale

diritto dell’individuo e interesse della  collettivita’,  e

garantisce cure gratuite agli indigenti.

Nessuno  puo’  essere  obbligato   a   un   determinato

trattamento sanitario se non per disposizione di legge.  La

legge non puo’ in nessun caso violare i limiti imposti  dal

rispetto della persona umana.».

Comma 18:

– Si riporta il testo dell’articolo 5 del  decreto  del

Presidente della Repubblica 14 novembre 2002, n. 313 (Testo

unico delle disposizioni  legislative  e  regolamentari  in

materia  di  casellario  giudiziale,  di   anagrafe   delle

sanzioni amministrative dipendenti da reato e dei  relativi

carichi pendenti. (Testo A)):

«Art. 5 (L) (Eliminazione delle iscrizioni)

  1. Le  iscrizioni  nel  casellario   giudiziale   sono

eliminate al compimento dell’ottantesimo anno di eta’ o per

morte della persona alla quale si riferiscono.

  1. Sono, inoltre, eliminate le iscrizioni relative:
  2. a) ai provvedimenti giudiziari revocati a  seguito  di

revisione, o a  norma  dell’articolo  673,  del  codice  di

procedura penale;

  1. b) ai provvedimenti giudiziari dichiarati  mancanti  o

non esecutivi o dei quali e’ stata sospesa  l’esecuzione  o

disposta   la   restituzione   nel   termine,   ai    sensi

dell’articolo 670, del codice di procedura penale;

  1. c) ai provvedimenti giudiziari di proscioglimento o di

non  luogo  a  procedere  per  difetto  di   imputabilita’,

trascorsi dieci anni in caso di delitto o tre anni in  caso

di contravvenzione dal giorno in cui  il  provvedimento  e’

divenuto irrevocabile o, nel caso di non luogo a procedere,

dal giorno in cui e’ scaduto il termine per l’impugnazione;

  1. d) ai  provvedimenti  giudiziari   di   condanna   per

contravvenzioni per le quali  e’  stata  inflitta  la  pena

dell’ammenda, salvo  che  sia  stato  concesso  alcuno  dei

benefici di cui agli articoli 163 e 175 del codice  penale,

trascorsi dieci anni dal giorno in cui  la  pena  e’  stata

eseguita ovvero si e’ in altro modo estinta;

d-bis) ai provvedimenti giudiziari che hanno dichiarato

la non  punibilita’  ai  sensi  dell’articolo  131-bis  del

codice penale, trascorsi dieci anni dalla pronuncia;

  1. e) ai provvedimenti giudiziari di proscioglimento  per

difetto  di  imputabilita’  emessi  dal  giudice  di  pace,

trascorsi tre anni dal giorno in cui  il  provvedimento  e’

divenuto irrevocabile;

  1. f) ai provvedimenti giudiziari di proscioglimento  per

difetto di imputabilita’ relativi ai  reati  di  competenza

del  giudice  di  pace,  emessi  da  un  giudice   diverso,

limitatamente alle  iscrizioni  concernenti  questi  reati,

trascorsi tre anni dal giorno in cui  il  provvedimento  e’

divenuto irrevocabile;

  1. g) ai provvedimenti giudiziari di condanna emessi  dal

giudice di pace, trascorsi cinque anni dal giorno in cui la

sanzione e’ stata eseguita se e’  stata  inflitta  la  pena

pecuniaria, o dieci anni se  e’  stata  inflitta  una  pena

diversa, se nei periodi indicati non e’ stato  commesso  un

ulteriore reato;

  1. h) ai provvedimenti giudiziari di condanna relativi ai

reati di competenza  del  giudice  di  pace  emessi  da  un

giudice diverso, limitatamente alle iscrizioni  concernenti

questi reati, trascorsi cinque anni dal giorno  in  cui  la

sanzione e’ stata eseguita se e’  stata  inflitta  la  pena

pecuniaria, o dieci anni se  e’  stata  inflitta  una  pena

diversa, se nei periodi indicati non e’ stato  commesso  un

ulteriore reato;

[i)   ai   provvedimenti   giudiziari   con   i   quali

l’imprenditore e’ stato  dichiarato  fallito  ed  e’  stato

chiuso il fallimento, quando il fallimento e’ revocato  con

provvedimento definitivo;]

  1. l) ai  provvedimenti  amministrativi  di   espulsione,

quando  sono  annullati  con  provvedimento  giudiziario  o

amministrativo definitivo;

l-bis) ai provvedimenti con cui il giudice  dispone  la

sospensione  del  procedimento   ai   sensi   dell’articolo

420-quater  del  codice  di  procedura  penale,  quando  il

provvedimento e’ revocato.

  1. Se sono state  applicate  misure  di  sicurezza,  i

termini previsti dal comma 2  decorrono  dalla  data  della

revoca della misura di sicurezza  e,  se  questa  e’  stata

applicata o sostituita  con  provvedimento  giudiziario  di

esecuzione, e’  eliminata  anche  l’iscrizione  relativa  a

quest’ultimo.

  1. Le iscrizioni di provvedimenti giudiziari relativi a

minori  di  eta’   sono   eliminate   al   compimento   del

diciottesimo anno di eta’ della persona cui si riferiscono,

eccetto quelle relative al  perdono  giudiziale,  che  sono

eliminate al compimento del ventunesimo  anno,  ed  eccetto

quelle  relative  ai  provvedimenti  di  condanna  a   pena

detentiva, anche se condizionalmente sospesa.».

Comma 21:

– Si riporta il testo dell’articolo 71  del  codice  di

procedura penale, come modificato dalla presente legge:

«Art. 71. (Sospensione del procedimento per incapacita’

dell’imputato)

  1. Se,   a   seguito   degli   accertamenti   previsti

dall’articolo   70,   risulta   che   lo   stato    mentale

dell’imputato   e’   tale   da   impedirne   la   cosciente

partecipazione  al  procedimento  e  che  tale   stato   e’

reversibile,  il  giudice  dispone  con  ordinanza  che  il

procedimento sia  sospeso,  sempre  che  non  debba  essere

pronunciata sentenza di proscioglimento o di  non  luogo  a

procedere.

  1. Con l’ordinanza di sospensione  il  giudice  nomina

all’imputato un curatore speciale, designando di preferenza

l’eventuale rappresentante legale.

  1. Contro l’ordinanza possono ricorrere per cassazione

il  pubblico  ministero,  l’imputato  e  il  suo  difensore

nonche’ il curatore speciale nominato all’imputato.

  1. La sospensione non impedisce al giudice di assumere

prove, alle condizioni e nei limiti stabiliti dall’articolo

70 comma 2. A tale assunzione il giudice  procede  anche  a

richiesta del  curatore  speciale,  che  in  ogni  caso  ha

facolta’ di assistere  agli  atti  disposti  sulla  persona

dell’imputato, nonche’ agli atti cui questi ha facolta’  di

assistere.

  1. Se  la  sospensione  interviene  nel  corso   delle

indagini preliminari, si applicano le disposizioni previste

dall’articolo 70 comma 3.

  1. Nel  caso  di  sospensione,  non  si   applica   la

disposizione dell’articolo 75 comma 3.».

Comma 23:

– Si riporta il testo dell’articolo 345 del  codice  di

procedura penale, come modificato dalla presente legge:

«Art.   345.   (Difetto   di    una    condizione    di

procedibilita’. Riproponibilita’ dell’azione penale)

  1. Il provvedimento di archiviazione e la sentenza  di

proscioglimento o di non luogo a procedere,  anche  se  non

piu’  soggetta  a  impugnazione,  con  i  quali  e’   stata

dichiarata la mancanza della querela, della istanza,  della

richiesta   o   dell’autorizzazione   a   procedere,    non

impediscono l’esercizio dell’azione penale per il  medesimo

fatto e  contro  la  medesima  persona  se  e’  in  seguito

proposta la querela, l’istanza, la richiesta o e’  concessa

l’autorizzazione ovvero se e’  venuta  meno  la  condizione

personale che rendeva necessaria l’autorizzazione.

  1. La stessa disposizione si applica quando il giudice

accerta la mancanza di  una  condizione  di  procedibilita’

diversa da quelle indicate nel  comma  1,  nonche’  quando,

dopo che e’ stata  pronunciata  sentenza  di  non  luogo  a

procedere o di non doversi procedere a norma  dell’articolo

72-bis, lo stato di incapacita’ dell’imputato viene meno  o

si accerta che e’ stato erroneamente dichiarato.».

Comma 24:

– Si riporta il testo dell’articolo 162 del  codice  di

procedura penale cosi’  come  modificato  dalla  legge  qui

pubblicata:

«Art. 162. (Comunicazione del  domicilio  dichiarato  o

del domicilio eletto)

  1. Il domicilio dichiarato, il domicilio eletto e ogni

loro mutamento sono comunicati dall’imputato  all’autorita’

che procede, con dichiarazione raccolta  a  verbale  ovvero

mediante   telegramma   o    lettera    raccomandata    con

sottoscrizione  autenticata  da  un  notaio  o  da  persona

autorizzata o dal difensore.

  1. La  dichiarazione  puo’  essere  fatta  anche  nella

cancelleria del tribunale del luogo nel quale l’imputato si

trova.

  1. Nel  caso  previsto  dal  comma  2  il  verbale  e’

trasmesso  immediatamente  all’autorita’  giudiziaria   che

procede. Analogamente si provvede in tutti i casi in cui la

comunicazione e’ ricevuta da una autorita’ giudiziaria che,

nel frattempo, abbia trasmesso gli atti ad altra autorita’.

  1. Finche’ l’autorita’ giudiziaria che procede  non  ha

ricevuto il verbale o  la  comunicazione,  sono  valide  le

notificazioni  disposte   nel   domicilio   precedentemente

dichiarato o eletto.

4-bis. L’elezione  di  domicilio  presso  il  difensore

d’ufficio non ha effetto se  l’autorita’  che  procede  non

riceve,  unitamente   alla   dichiarazione   di   elezione,

l’assenso del difensore domiciliatario.».

Comma 25:

– Si riporta il testo dell’articolo 104 del  codice  di

procedura penale, come modificato dalla presente legge  qui

pubblicata:

«Art. 104. (Colloqui del difensore  con  l’imputato  in

custodia cautelare).

  1. L’imputato in stato di custodia cautelare ha diritto

di   conferire   con   il   difensore    fin    dall’inizio

dell’esecuzione della misura.

  1. La persona arrestata in flagranza o fermata a norma

dell’articolo 384 ha diritto di conferire con il  difensore

subito dopo l’arresto o il fermo.

  1. Nel corso delle indagini preliminari per i  delitti

di cui agli articoli 51, commi  3-bis  e  3-quater,  quando

sussistono specifiche ed eccezionali ragioni di cautela, il

giudice su  richiesta  del  pubblico  ministero  puo’,  con

decreto motivato, dilazionare, per un tempo non superiore a

cinque giorni, l’esercizio del diritto di conferire con  il

difensore.

  1. Nell’ipotesi di  arresto  o  di  fermo,  il  potere

previsto dal comma 3 e’ esercitato dal  pubblico  ministero

fino al momento in cui l’arrestato o il fermato e’ posto  a

disposizione del giudice.

4-bis.  L’imputato  in  stato  di  custodia  cautelare,

l’arrestato e il  fermato,  che  non  conoscono  la  lingua

italiana,  hanno  diritto  all’assistenza  gratuita  di  un

interprete per conferire con il difensore a norma dei commi

precedenti. Per la nomina dell’interprete si  applicano  le

disposizioni del titolo IV del libro II.».

Comma 26:

– Si riporta il testo dell’articolo 335 del  codice  di

procedura penale, come modificato dalla presente legge:

«Art. 335. (Registro delle notizie di reato)

  1. Il  pubblico  ministero   iscrive   immediatamente,

nell’apposito registro  custodito  presso  l’ufficio,  ogni

notizia di reato che gli perviene o  che  ha  acquisito  di

propria iniziativa nonche’, contestualmente o  dal  momento

in cui risulta, il nome della persona alla quale  il  reato

stesso e’ attribuito.

  1. Se nel corso delle  indagini  preliminari  muta  la

qualificazione giuridica del fatto  ovvero  questo  risulta

diversamente circostanziato,  il  pubblico  ministero  cura

l’aggiornamento delle iscrizioni previste dal comma 1 senza

procedere a nuove iscrizioni.

  1. Ad esclusione dei casi in cui si procede per uno dei

delitti di cui all’articolo 407, comma 2,  lettera  a),  le

iscrizioni previste ai commi 1 e  2  sono  comunicate  alla

persona alla quale il reato  e’  attribuito,  alla  persona

offesa  e  ai  rispettivi  difensori,   ove   ne   facciano

richiesta.

3-bis.  Se  sussistono  specifiche  esigenze  attinenti

all’attivita’  di  indagine,  il  pubblico  ministero,  nel

decidere  sulla  richiesta,  puo’  disporre,  con   decreto

motivato, il segreto sulle iscrizioni per  un  periodo  non

superiore a tre mesi e non rinnovabile.

3-ter. Senza  pregiudizio  del  segreto  investigativo,

decorsi  sei  mesi  dalla  data  di   presentazione   della

denuncia, ovvero della querela, la persona offesa dal reato

puo’ chiedere di essere informata dall’autorita’ che ha  in

carico il procedimento circa lo stato del medesimo.».

Comma 27:

– Si riporta il testo dell’articolo 90-bis  del  codice

di procedura penale, come modificato dalla presente legge:

«Art. 90-bis. (Informazioni alla persona offesa)

  1. Alla persona offesa, sin  dal  primo  contatto  con

l’autorita’ procedente, vengono fornite, in  una  lingua  a

lei comprensibile, informazioni in merito:

  1. a) alle  modalita’  di  presentazione  degli  atti  di

denuncia o querela, al ruolo che  assume  nel  corso  delle

indagini e del processo, al  diritto  ad  avere  conoscenza

della data, del luogo del processo e della  imputazione  e,

ove costituita parte civile, al diritto a ricevere notifica

della sentenza, anche per estratto;

  1. b) alla  facolta’  di   ricevere   comunicazione   del

procedimento e delle iscrizioni di  cui  all’articolo  335,

commi 1, 2 e 3-ter.

  1. c) alla facolta’ di essere avvisata della richiesta di

archiviazione;

  1. d) alla facolta’ di avvalersi della consulenza legale e

del patrocinio a spese dello Stato;

  1. e) alle   modalita’   di   esercizio   del    diritto

all’interpretazione  e  alla   traduzione   di   atti   del

procedimento;

  1. f) alle eventuali misure  di  protezione  che  possono

essere disposte in suo favore;

  1. g) ai diritti riconosciuti dalla legge nel caso in cui

risieda in uno Stato membro dell’Unione europea diverso  da

quello in cui e’ stato commesso il reato;

  1. h) alle  modalita’  di  contestazione   di   eventuali

violazioni dei propri diritti;

  1. i) alle  autorita’   cui   rivolgersi   per   ottenere

informazioni sul procedimento;

  1. l) alle modalita’ di rimborso delle spese sostenute in

relazione alla partecipazione al procedimento penale;

  1. m) alla possibilita’ di chiedere il  risarcimento  dei

danni derivanti da reato;

  1. n) alla possibilita’ che il procedimento sia  definito

con remissione di  querela  di  cui  all’articolo  152  del

codice penale, ove possibile, o attraverso la mediazione;

  1. o) alle facolta’ ad essa spettanti nei procedimenti in

cui  l’imputato  formula  richiesta  di   sospensione   del

procedimento con messa alla prova o in  quelli  in  cui  e’

applicabile la causa di esclusione  della  punibilita’  per

particolare tenuita’ del fatto;

  1. p) alle strutture sanitarie presenti  sul  territorio,

alle case famiglia, ai  centri  antiviolenza  e  alle  case

rifugio.».

Comma 28 e 29:

– Si riporta il testo dell’articolo 360 del  codice  di

procedura penale, come modificato dalla presente legge:

«Art. 360. (Accertamenti tecnici non ripetibili)

  1. Quando gli accertamenti previsti dall’articolo  359

riguardano persone, cose o luoghi il cui stato e’  soggetto

a  modificazione,  il  pubblico  ministero  avvisa,   senza

ritardo, la persona sottoposta alle  indagini,  la  persona

offesa dal reato e i difensori del giorno, dell’ora  e  del

luogo fissati per il  conferimento  dell’incarico  e  della

facolta’ di nominare consulenti tecnici.

  1. Si applicano le disposizioni dell’articolo 364 comma
  2. I   difensori   nonche’   i   consulenti   tecnici

eventualmente  nominati  hanno  diritto  di  assistere   al

conferimento    dell’incarico,    di    partecipare    agli

accertamenti e di formulare osservazioni e riserve.

  1. Qualora, prima del conferimento  dell’incarico,  la

persona  sottoposta  alle  indagini  formuli   riserva   di

promuovere  incidente  probatorio,  il  pubblico  ministero

dispone che non si  proceda  agli  accertamenti  salvo  che

questi, se differiti, non  possano  piu’  essere  utilmente

compiuti.

4-bis. La riserva di cui al comma 4 perde  efficacia  e

non puo’ essere ulteriormente formulata se la richiesta  di

incidente probatorio non e’ proposta entro  il  termine  di

dieci giorni dalla formulazione della riserva stessa.

  1. Fuori del caso  di  inefficacia  della  riserva  di

incidente  probatorio  previsto  dal  comma  4-bis,  se  il

pubblico ministero, malgrado l’espressa  riserva  formulata

dalla  persona  sottoposta  alle   indagini   e   pur   non

sussistendo le condizioni indicate  nell’ultima  parte  del

comma  4,  ha  ugualmente  disposto   di   procedere   agli

accertamenti,  i  relativi  risultati  non  possono  essere

utilizzati nel dibattimento.».

Comma 30:

– Si riporta il testo dell’articolo 407 del  codice  di

procedura penale, come modificato dalla presente legge:

«Art. 407. (Termini di durata  massima  delle  indagini

preliminari)

  1. Salvo quanto previsto all’articolo 393 comma 4,  la

durata  delle  indagini  preliminari  non   puo’   comunque

superare diciotto mesi.

  1. La durata massima e’ tuttavia  di  due  anni  se  le

indagini preliminari riguardano:

  1. a) i delitti appresso indicati:

1) delitti di cui agli articoli 285, 286, 416-bis e 422

del codice  penale,  291-ter,  limitatamente  alle  ipotesi

aggravate previste dalle lettere a), d) ed e) del comma  2,

e 291-quater,  comma  4,  del  testo  unico  approvato  con

decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio 1973, n.

43;

2) delitti consumati o tentati  di  cui  agli  articoli

575, 628, terzo comma, 629,  secondo  comma,  e  630  dello

stesso codice penale;

3)  delitti  commessi  avvalendosi   delle   condizioni

previste dall’articolo 416-bis del codice penale ovvero  al

fine di agevolare l’attivita’ delle  associazioni  previste

dallo stesso articolo;

4) delitti commessi per finalita’ di  terrorismo  o  di

eversione dell’ordinamento costituzionale per  i  quali  la

legge stabilisce la pena della reclusione non inferiore nel

minimo a cinque anni o nel massimo a  dieci  anni,  nonche’

delitti di cui  agli  articoli  270,  terzo  comma  e  306,

secondo comma, del codice penale;

5)  delitti  di  illegale  fabbricazione,  introduzione

nello Stato, messa in vendita, cessione, detenzione e porto

in luogo pubblico o aperto al pubblico di armi da guerra  o

tipo  guerra  o  parti  di  esse,  di  esplosivi,  di  armi

clandestine nonche’ di piu’ armi comuni  da  sparo  escluse

quelle previste dall’articolo 2, comma terzo,  della  legge

18 aprile 1975, n. 110;

6) delitti di cui agli articoli 73, limitatamente  alle

ipotesi aggravate ai sensi dell’articolo 80, comma 2, e  74

del testo unico delle leggi in materia di disciplina  degli

stupefacenti e sostanze  psicotrope,  prevenzione,  cura  e

riabilitazione dei  relativi  stati  di  tossicodipendenza,

approvato con decreto del  Presidente  della  Repubblica  9

ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni;

7) delitto di cui all’articolo 416  del  codice  penale

nei casi in cui e’ obbligatorio l’arresto in flagranza;

7-bis)  dei  delitti  previsto  dagli   articoli   600,

600-bis, primo comma, 600-ter, primo e secondo comma,  601,

602, 609-bis nelle ipotesi aggravate previste dall’articolo

609-ter, 609-quater, 609-octies del codice penale,  nonche’

dei delitti previsti dall’articolo 12, comma 3,  del  testo

unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286,

e successive modificazioni;

  1. b) notizie  di  reato  che   rendono   particolarmente

complesse le investigazioni per la molteplicita’  di  fatti

tra loro collegati ovvero per l’elevato numero  di  persone

sottoposte alle indagini o di persone offese;

  1. c) indagini  che  richiedono  il  compimento  di  atti

all’estero;

  1. d) procedimenti in cui e’ indispensabile mantenere  il

collegamento tra piu’ uffici del pubblico ministero a norma

dell’articolo 371.

  1. Salvo quanto previsto dall’articolo 415-bis, qualora

il pubblico ministero non abbia esercitato l’azione  penale

o richiesto l’archiviazione  nel  termine  stabilito  dalla

legge  o  prorogato  dal  giudice,  gli  atti  di  indagine

compiuti dopo la scadenza del termine  non  possono  essere

utilizzati.

3-bis. In ogni caso il pubblico ministero e’  tenuto  a

esercitare l’azione penale o a  richiedere  l’archiviazione

entro il termine di tre mesi  dalla  scadenza  del  termine

massimo di durata delle indagini e comunque dalla  scadenza

dei termini di cui all’articolo 415-bis. Nel caso di cui al

comma 2, lettera b), del presente  articolo,  su  richiesta

presentata dal pubblico ministero prima della scadenza,  il

procuratore  generale  presso  la  corte  di  appello  puo’

prorogare, con decreto motivato, il termine per non piu’ di

tre mesi, dandone notizia al procuratore della  Repubblica.

Il termine di cui al primo periodo del presente comma e’ di

quindici mesi per i reati di cui al comma  2,  lettera  a),

numeri 1), 3) e 4), del presente articolo. Ove  non  assuma

le proprie determinazioni in ordine all’azione  penale  nel

termine stabilito dal presente comma, il pubblico ministero

ne da’  immediata  comunicazione  al  procuratore  generale

presso la corte di appello».».

– Si riporta il testo dell’articolo 412 del  codice  di

procedura penale, come modificato dalla presente legge:

«Art. 412. (Avocazione delle indagini  preliminari  per

mancato esercizio dell’azione penale)

  1. Il procuratore generale presso la corte di appello,

se il pubblico ministero non esercita l’azione penale o non

richiede l’archiviazione nel termine previsto dall’articolo

407,  comma   3-bis,   dispone,   con   decreto   motivato,

l’avocazione delle  indagini  preliminari.  Il  procuratore

generale svolge le indagini  preliminari  indispensabili  e

formula le sue richieste entro trenta giorni dal decreto di

avocazione.

  1. Il procuratore  generale,  puo’  altresi’  disporre

l’avocazione  a  seguito   della   comunicazione   prevista

dall’articolo 409 comma 3.».

Comma 31:

– Si riporta il testo dell’articolo 408 del  codice  di

procedura penale, come modificato dalla presente legge:

«Art. 408. (Richiesta di archiviazione per infondatezza

della notizia di reato)

  1. Entro i termini previsti dagli articoli precedenti,

il pubblico ministero, se la notizia di reato e’ infondata,

presenta al giudice  richiesta  di  archiviazione.  Con  la

richiesta e’ trasmesso il fascicolo contenente  la  notizia

di  reato,  la  documentazione   relativa   alle   indagini

espletate e  i  verbali  degli  atti  compiuti  davanti  al

giudice per le indagini preliminari.

  1. L’avviso della richiesta e’ notificato, a  cura  del

pubblico ministero, alla persona offesa che, nella  notizia

di reato o successivamente alla  sua  presentazione,  abbia

dichiarato di volere  essere  informata  circa  l’eventuale

archiviazione.

  1. Nell’avviso e’ precisato che, nel termine di  venti

giorni, la persona offesa puo’ prendere visione degli  atti

e  presentare  opposizione  con   richiesta   motivata   di

prosecuzione delle indagini preliminari.

3-bis.  Per  i  delitti  commessi  con  violenza   alla

persona, e per il reato di  cui  all’articolo  624-bis  del

codice penale l’avviso della richiesta di archiviazione  e’

in ogni caso notificato, a  cura  del  pubblico  ministero,

alla persona offesa ed il termine di  cui  al  comma  3  e’

elevato a trenta giorni».».

Comma 32:

– Si riporta il testo dell’articolo 409 del  codice  di

procedura penale, come modificato dalla presente legge:

«Art. 409. (Provvedimenti del giudice  sulla  richiesta

di archiviazione)

  1. Fuori  dei  casi  in  cui  sia   stata   presentata

l’opposizione prevista dall’articolo 410,  il  giudice,  se

accoglie la richiesta di archiviazione,  pronuncia  decreto

motivato e restituisce gli atti al pubblico  ministero.  Il

provvedimento che  dispone  l’archiviazione  e’  notificato

alla persona sottoposta alle  indagini  se  nel  corso  del

procedimento e’  stata  applicata  nei  suoi  confronti  la

misura della custodia cautelare.

  1. Se non accoglie la richiesta, il giudice entro  tre

mesi fissa la data dell’udienza in camera di consiglio e ne

fa  dare  avviso  al  pubblico  ministero,   alla   persona

sottoposta alle indagini e alla persona offesa  dal  reato.

Il   procedimento   si   svolge   nelle   forme    previste

dall’articolo 127. Fino al  giorno  dell’udienza  gli  atti

restano  depositati  in  cancelleria   con   facolta’   del

difensore di estrarne copia.

  1. Della fissazione dell’udienza il giudice da’ inoltre

comunicazione al procuratore generale presso  la  corte  di

appello.

  1. A seguito  dell’udienza,  il  giudice,  se  ritiene

necessarie ulteriori indagini, le indica con  ordinanza  al

pubblico ministero, fissando il termine indispensabile  per

il compimento di esse, altrimenti provvede entro  tre  mesi

sulle richieste.

  1. Fuori del caso previsto dal comma  4,  il  giudice,

quando non accoglie la richiesta di archiviazione,  dispone

con  ordinanza  che,  entro  dieci  giorni,   il   pubblico

ministero formuli l’imputazione.  Entro  due  giorni  dalla

formulazione dell’imputazione, il giudice fissa con decreto

l’udienza preliminare. Si osservano, in quanto applicabili,

le disposizioni degli articoli 418 e 419.».

  1. (abrogato).».

Comma 34:

– Si riporta il testo dell’articolo 411 del  codice  di

procedura penale, come modificato dalla presente legge:

«Art. 411. (Altri casi di archiviazione)

  1. Le disposizioni degli  articoli  408,  409,  410  e

410-bis si applicano anche quando  risulta  che  manca  una

condizione di procedibilita’,  che  la  persona  sottoposta

alle  indagini  non  e’  punibile  ai  sensi  dell’articolo

131-bis del codice  penale  per  particolare  tenuita’  del

fatto, che il reato e’  estinto  o  che  il  fatto  non  e’

previsto dalla legge come reato.

1-bis. Se l’archiviazione e’ richiesta per  particolare

tenuita’ del fatto, il pubblico ministero deve darne avviso

alla  persona  sottoposta  alle  indagini  e  alla  persona

offesa,  precisando  che,  nel  termine  di  dieci  giorni,

possono  prendere   visione   degli   atti   e   presentare

opposizione in cui indicare, a pena di inammissibilita’, le

ragioni del dissenso rispetto alla richiesta.  Il  giudice,

se l’opposizione non e’  inammissibile,  procede  ai  sensi

dell’articolo 409, comma 2, e, dopo avere sentito le parti,

se  accoglie  la  richiesta,  provvede  con  ordinanza.  In

mancanza di opposizione, o quando questa e’  inammissibile,

il giudice procede  senza  formalita’  e,  se  accoglie  la

richiesta di archiviazione, pronuncia decreto motivato. Nei

casi  in  cui  non  accoglie  la   richiesta   il   giudice

restituisce gli atti al pubblico  ministero,  eventualmente

provvedendo ai sensi dell’articolo 409, commi 4 e 5.».

Comma 35:

– Si riporta il testo dell’articolo 415 del  codice  di

procedura penale, come modificato dalla presente legge:

«Art. 415. (Reato commesso da persone ignote)

  1. Quando e’ ignoto l’autore  del  reato  il  pubblico

ministero, entro sei mesi dalla  data  della  registrazione

della notizia di reato, presenta al  giudice  richiesta  di

archiviazione ovvero  di  autorizzazione  a  proseguire  le

indagini.

  1. Quando accoglie la richiesta di archiviazione ovvero

di autorizzazione a  proseguire  le  indagini,  il  giudice

pronuncia  decreto  motivato  e  restituisce  gli  atti  al

pubblico  ministero.  Se  ritiene  che  il  reato  sia   da

attribuire a persona gia’ individuata ordina che il nome di

questa sia iscritto nel registro delle notizie di reato.

2-bis. Il termine di cui al comma 2  dell’articolo  405

decorre dal provvedimento del giudice.

  1. Si  osservano,  in  quanto  applicabili,  le  altre

disposizioni di cui al presente titolo.

  1. Nell’ipotesi di cui all’articolo 107-bis delle norme

di attuazione, di coordinamento e transitorie, la richiesta

di archiviazione ed il decreto del giudice che accoglie  la

richiesta sono pronunciati cumulativamente con  riferimento

agli  elenchi  trasmessi  dagli  organi  di   polizia   con

l’eventuale  indicazione  delle  denunce  che  il  pubblico

ministero    o    il    giudice    intendono     escludere,

rispettivamente, dalla richiesta o dal decreto.».

Comma 36:

–  Per  il  testo  dell’articolo  335  del  codice   di

procedura penale, si vedano le note al comma 26.

Comma 37:

– Si riporta il testo dell’articolo 15, comma 1,  della

legge 16  aprile  2015,  n.  47  (Modifiche  al  codice  di

procedura penale in materia di misure cautelari  personali.

Modifiche alla legge 26 luglio 1975, n. 354, in materia  di

visita a persone  affette  da  handicap  in  situazione  di

gravita’), come modificato dalla presente legge:

«Art. 15.

  1. Il Governo, entro  il  31  gennaio  di  ogni  anno,

presenta  alle  Camere  una  relazione   contenente   dati,

rilevazioni  e   statistiche   relativi   all’applicazione,

nell’anno precedente,  delle  misure  cautelari  personali,

distinte per tipologie, con  l’indicazione  dell’esito  dei

relativi procedimenti, ove conclusi. All’articolo 15, comma

1, della legge 16 aprile 2015, n. 47, e’ aggiunto, in fine,

il seguente periodo: «La relazione contiene inoltre i  dati

relativi alle sentenze di riconoscimento del  diritto  alla

riparazione per ingiusta detenzione, pronunciate  nell’anno

precedente,   con   specificazione   delle    ragioni    di

accoglimento   delle   domande   e    dell’entita’    delle

riparazioni,  nonche’  i  dati  relativi   al   numero   di

procedimenti  disciplinari  iniziati   nei   riguardi   dei

magistrati  per  le  accertate  ingiuste  detenzioni,   con

indicazione dell’esito, ove conclusi».».

Commi 38, 39 e 40:

– Si riporta il testo dell’articolo 428 del  codice  di

procedura penale, come modificato dalla presente legge:

«Art. 428. (Impugnazione della sentenza di non luogo  a

procedere)

  1. Contro la sentenza di non luogo a procedere possono

proporre appello:

  1. a) il procuratore della  Repubblica  e  il  procuratore

generale;

  1. b) l’imputato, salvo che con  la  sentenza  sia  stato

dichiarato che il fatto non sussiste o che  l’imputato  non

lo ha commesso.

  1. La persona offesa puo’  proporre  appello  nei  soli

casi di nullita’ previsti dall’articolo 419, comma 7.

  1. Sull’impugnazione la corte  di  appello  decide  in

camera di consiglio con  le  forme  previste  dall’articolo

  1. In caso di appello del pubblico ministero, la  corte,

se non conferma la sentenza, pronuncia decreto che  dispone

il giudizio, formando  il  fascicolo  per  il  dibattimento

secondo  le  disposizioni  degli  articoli  429  e  431,  o

sentenza  di  non  luogo  a  procedere  con  formula   meno

favorevole all’imputato. In caso di appello  dell’imputato,

la corte, se non conferma la sentenza,  pronuncia  sentenza

di non  luogo  a  procedere  con  formula  piu’  favorevole

all’imputato.

3-bis. Contro la sentenza  di  non  luogo  a  procedere

pronunciata in  grado  di  appello  possono  ricorrere  per

cassazione l’imputato e il procuratore generale solo per  i

motivi di cui  alle  lettere  a),  b)  e  c)  del  comma  1

dell’articolo 606.

3-ter. Sull’impugnazione la Corte di cassazione  decide

in camera di consiglio con le forme previste  dall’articolo

611.».

Commi 41, 42 e 43:

– Si riporta il testo dell’articolo 438 del  codice  di

procedura penale, come modificato dalla presente legge:

«Art. 438. (Presupposti del giudizio abbreviato)

  1. L’imputato  puo’  chiedere  che  il  processo   sia

definito all’udienza preliminare  allo  stato  degli  atti,

salve le disposizioni  di  cui  al  comma  5  del  presente

articolo e all’articolo 441, comma 5.

  1. La richiesta puo’ essere proposta, oralmente o  per

iscritto, fino a che non siano formulate le  conclusioni  a

norma degli articoli 421 e 422.

  1. La volonta’ dell’imputato e’ espressa personalmente

o per mezzo di procuratore speciale e la sottoscrizione  e’

autenticata nelle forme previste dall’articolo  583,  comma

  1. Sulla richiesta il giudice provvede  con  ordinanza

con  la  quale  dispone  il  giudizio  abbreviato.   Quando

l’imputato chiede  il  giudizio  abbreviato  immediatamente

dopo il deposito dei risultati delle indagini difensive, il

giudice provvede solo dopo che sia decorso il  termine  non

superiore a sessanta giorni,  eventualmente  richiesto  dal

pubblico  ministero,  per  lo   svolgimento   di   indagini

suppletive limitatamente ai temi introdotti  dalla  difesa.

In  tal  caso,  l’imputato  ha  facolta’  di  revocare   la

richiesta».

  1. L’imputato, ferma restando  la  utilizzabilita’  ai

fini della prova degli  atti  indicati  nell’articolo  442,

comma  1-bis,  puo’  subordinare  la   richiesta   ad   una

integrazione probatoria necessaria ai fini della decisione.

Il giudice dispone il giudizio abbreviato se l’integrazione

probatoria  richiesta  risulta  necessaria  ai  fini  della

decisione  e  compatibile  con  le  finalita’  di  economia

processuale proprie del procedimento,  tenuto  conto  degli

atti  gia’  acquisiti  ed  utilizzabili.  In  tal  caso  il

pubblico ministero  puo’  chiedere  l’ammissione  di  prova

contraria. Resta salva l’applicabilita’ dell’articolo 423.

5-bis. Con la richiesta presentata ai sensi del comma 5

puo’ essere proposta, subordinatamente al suo  rigetto,  la

richiesta di cui al comma 1, oppure quella di  applicazione

della pena ai sensi dell’articolo 444.

  1. In caso  di  rigetto  ai  sensi  del  comma  5,  la

richiesta puo’ essere riproposta fino al  termine  previsto

dal comma 2.

6-bis. La richiesta  di  giudizio  abbreviato  proposta

nell’udienza  preliminare  determina  la  sanatoria   delle

nullita’,  sempre  che  non  siano  assolute,  e   la   non

rilevabilita’   delle   inutilizzabilita’,   salve   quelle

derivanti dalla violazione di un divieto  probatorio.  Essa

preclude  altresi’  ogni  questione  sulla  competenza  per

territorio del giudice. ».

Comma 44:

– Si riporta il testo dell’articolo 442 del  codice  di

procedura penale, come modificato dalla presente legge:

«Art. 442. (Decisione)

  1. Terminata la discussione,  il  giudice  provvede  a

norma degli articoli 529 e seguenti.

1-bis. Ai fini della deliberazione il giudice  utilizza

gli atti contenuti nel fascicolo di cui  all’articolo  416,

comma 2, la documentazione di cui all’articolo  419,  comma

3, e le prove assunte nell’udienza.

  1. In  caso  di  condanna,  la  pena  che  il  giudice

determina  tenendo  conto  di  tutte  le   circostanze   e’

diminuita della meta’ se si procede per una contravvenzione

e di un terzo se si  procede  per  un  delitto.  Alla  pena

dell’ergastolo e’ sostituita  quella  della  reclusione  di

anni  trenta.  Alla  pena  dell’ergastolo  con   isolamento

diurno,  nei  casi  di  concorso  di  reati  e   di   reato

continuato, e’ sostituita quella dell’ergastolo.

  1. La sentenza e’ notificata all’imputato che non  sia

comparso.

  1. Si applica la disposizione dell’articolo 426  comma

2.».

Comma 45:

– Si riporta il testo dell’articolo 452 del  codice  di

procedura penalecome modificato dalla legge qui pubblicata:

«Art. 452. (Trasformazione del rito).

  1. Se il giudizio direttissimo risulta promosso  fuori

dei casi previsti dall’articolo 449, il giudice dispone con

ordinanza la restituzione degli atti al pubblico ministero.

  1. Se l’imputato chiede il giudizio abbreviato [c.p.p.

438], il  giudice,  prima  che  sia  dichiarato  aperto  il

dibattimento, dispone con  ordinanza  la  prosecuzione  del

giudizio con il rito abbreviato. Si  osservano,  in  quanto

applicabili, le disposizioni degli articoli 438, commi 3  e

5, 441,  441-bis,  442  e  443  si  applicano  altresi’  le

disposizioni di cui all’articolo 438, comma 6-bis; nel caso

di cui all’articolo 441-bis, comma 4, il giudice,  revocata

l’ordinanza  con  cui  era  stato  disposto   il   giudizio

abbreviato, fissa l’udienza per il giudizio direttissimo.».

Commi 46 e 47:

– Si riporta il testo dell’articolo 458 del  codice  di

procedura penale, come modificato dalla presente legge:

«Art. 458. (Richiesta di giudizio abbreviato)

  1. L’imputato, a pena di decadenza, puo’  chiedere  il

giudizio  abbreviato  depositando  nella  cancelleria   del

giudice per le indagini preliminari la  richiesta,  con  la

prova della avvenuta notifica al pubblico ministero,  entro

quindici giorni dalla notificazione del decreto di giudizio

immediato. [Il pubblico ministero ha il termine  di  cinque

giorni dalla notificazione della richiesta per esprimere il

proprio consenso]. Si  applicano  le  disposizioni  di  cui

all’articolo 438, comma 6-bis. Con la richiesta  l’imputato

puo’ eccepire l’incompetenza per territorio del giudice.

  1. Il giudice fissa con decreto l’udienza in camera di

consiglio dandone avviso  almeno  cinque  giorni  prima  al

pubblico  ministero,  all’imputato,  al  difensore  e  alla

persona offesa. Qualora riconosca la propria  incompetenza,

il  giudice  la  dichiara  con   sentenza   e   ordina   la

trasmissione degli atti al  pubblico  ministero  presso  il

giudice competente. Nel giudizio si  osservano,  in  quanto

applicabili, le disposizioni degli articoli 438, commi 3  e

5, 441, 441-bis, 442 e 443; nel caso  di  cui  all’articolo

441-bis, comma 4, il giudice, revocata l’ordinanza con  cui

era stato disposto il giudizio abbreviato, fissa  l’udienza

per il giudizio immediato.

  1. Le  disposizioni  del  presente  articolo  non   si

applicano quando il giudizio immediato e’  stato  richiesto

dall’imputato a norma dell’articolo 419 comma 5.».

Comma 48:

– Si riporta il testo dell’articolo 464 del  codice  di

procedura penale, come modificato dalla presente legge:

«Art. 464. (Giudizio conseguente all’opposizione)

  1. Se l’opponente ha chiesto il giudizio immediato, il

giudice emette decreto a norma dell’articolo 456, commi  1,

3 e 5. Se l’opponente ha  chiesto  il  giudizio  abbreviato

[c.p.p.  438],  il  giudice  fissa  con  decreto  l’udienza

dandone avviso  almeno  cinque  giorni  prima  al  pubblico

ministero,  all’imputato,  al  difensore  e  alla   persona

offesa; nel giudizio si osservano, in  quanto  applicabili,

le disposizioni degli articoli  438,  commi  3  e  5,  441,

441-bis, 442 e 443 si applicano altresi’ le disposizioni di

cui  all’articolo  438,  comma  6-bis;  nel  caso  di   cui

all’articolo  441-bis,  comma  4,  il   giudice,   revocata

l’ordinanza  con  cui  era  stato  disposto   il   giudizio

abbreviato, fissa l’udienza  per  il  giudizio  conseguente

all’opposizione. Se l’opponente ha  chiesto  l’applicazione

della pena a norma dell’articolo 444, il giudice fissa  con

decreto un termine entro il  quale  il  pubblico  ministero

deve esprimere il consenso, disponendo che la  richiesta  e

il decreto siano notificati al pubblico  ministero  a  cura

dell’opponente.  Ove  il  pubblico  ministero   non   abbia

espresso  il  consenso   nel   termine   stabilito   ovvero

l’imputato non abbia  formulato  nell’atto  di  opposizione

alcuna richiesta, il giudice  emette  decreto  di  giudizio

immediato.

  1. Il giudice, se e’ presentata domanda  di  oblazione

contestuale all’opposizione, decide  sulla  domanda  stessa

prima di emettere i provvedimenti a norma del comma 1.

  1. Nel giudizio conseguente all’opposizione, l’imputato

non puo’ chiedere il giudizio abbreviato  o  l’applicazione

della  pena  su  richiesta,  ne’  presentare   domanda   di

oblazione. In ogni  caso,  il  giudice  revoca  il  decreto

penale di condanna.

  1. Il giudice puo’ applicare in  ogni  caso  una  pena

anche diversa e piu’ grave di quella fissata nel decreto di

condanna e revocare i benefici gia’ concessi.

  1. Con la sentenza che proscioglie l’imputato  perche’

il fatto non sussiste, non e’  previsto  dalla  legge  come

reato ovvero e’  commesso  in  presenza  di  una  causa  di

giustificazione, il giudice revoca il decreto  di  condanna

anche nei confronti degli imputati dello stesso  reato  che

non hanno proposto opposizione.».

Comma 49:

– Si riporta il testo dell’articolo 130 del  codice  di

procedura penale, come modificato dalla presente legge:

«Art. 130. (Correzione di errori materiali)

  1. La correzione delle sentenze, delle ordinanze e dei

decreti  inficiati  da  errori   od   omissioni   che   non

determinano nullita’, e la cui  eliminazione  non  comporta

una modificazione essenziale dell’atto, e’ disposta,  anche

di ufficio, dal giudice che ha emesso il provvedimento.  Se

questo e’ impugnato, e  l’impugnazione  non  e’  dichiarata

inammissibile,  la  correzione  e’  disposta  dal   giudice

competente a conoscere dell’impugnazione.

1-bis. Quando nella sentenza di applicazione della pena

su richiesta delle parti  si  devono  rettificare  solo  la

specie  e  la  quantita’   della   pena   per   errore   di

denominazione o di  computo,  la  correzione  e’  disposta,

anche   d’ufficio,   dal   giudice   che   ha   emesso   il

provvedimento. Se questo e’ impugnato, alla  rettificazione

provvede la corte di cassazione a norma dell’articolo  619,

comma 2.

  1. Il giudice provvede in camera di consiglio a  norma

dell’articolo  127.  Dell’ordinanza  che  ha  disposto   la

correzione e’ fatta annotazione sull’originale dell’atto.».

Commi 50 e 51:

–  Si  riporta  il  testo   dell’articolo   448,   come

modificato dalla presente legge, e dell’articolo  444,  del

codice di procedura penale:

«Art. 448. (Provvedimenti del giudice)

  1. Nell’udienza    prevista    dall’articolo    447,

nell’udienza preliminare, nel giudizio direttissimo  e  nel

giudizio immediato, il giudice, se ricorrono le  condizioni

per accogliere la  richiesta  prevista  dall’articolo  444,

comma 1, pronuncia immediatamente  sentenza.  Nel  caso  di

dissenso da parte del pubblico ministero o di rigetto della

richiesta da parte del giudice per le indagini preliminari,

l’imputato,  prima  della  dichiarazione  di  apertura  del

dibattimento di primo grado, puo’ rinnovare la richiesta  e

il giudice, se la ritiene fondata, pronuncia immediatamente

sentenza. La richiesta  non  e’  ulteriormente  rinnovabile

dinanzi ad altro giudice.  Nello  stesso  modo  il  giudice

provvede dopo la chiusura del dibattimento di primo grado o

nel giudizio di impugnazione quando ritiene  ingiustificato

il dissenso del  pubblico  ministero  o  il  rigetto  della

richiesta.

  1. In caso di dissenso,  il  pubblico  ministero  puo’

proporre  appello;  negli  altri  casi   la   sentenza   e’

inappellabile.

2-bis.  Il  pubblico  ministero  e  l’imputato  possono

proporre ricorso per cassazione contro la sentenza solo per

motivi    attinenti    all’espressione    della    volonta’

dell’imputato, al difetto di correlazione tra la  richiesta

e la sentenza,  all’erronea  qualificazione  giuridica  del

fatto e  all’illegalita’  della  pena  o  della  misura  di

sicurezza.

  1. Quando la sentenza e’ pronunciata nel  giudizio  di

impugnazione, il giudice decide sull’azione civile a  norma

dell’articolo 578.».

«Art. 444. (Applicazione della pena su richiesta)

  1. L’imputato e il pubblico ministero possono  chiedere

al giudice l’applicazione,  nella  specie  e  nella  misura

indicata,  di  una  sanzione  sostitutiva  o  di  una  pena

pecuniaria, diminuita fino a un terzo, ovvero di  una  pena

detentiva quando questa, tenuto conto delle  circostanze  e

diminuita fino a un terzo, non supera cinque  anni  soli  o

congiunti a pena pecuniaria.

1-bis. Sono esclusi dall’applicazione  del  comma  1  i

procedimenti per i delitti di cui  all’articolo  51,  commi

3-bis e 3-quater, i procedimenti per i delitti di cui  agli

articoli  600-bis,  600-quater,  primo,  secondo,  terzo  e

quinto  comma,  600-quater,  secondo  comma,  600-quater.1,

relativamente alla condotta di produzione  o  commercio  di

materiale  pornografico,  600-quinquies,  nonche’  609-bis,

609-ter, 609-quater e 609-octies del codice penale, nonche’

quelli contro coloro che siano stati dichiarati delinquenti

abituali, professionali e per tendenza, o recidivi ai sensi

dell’articolo 99, quarto comma, del codice penale,  qualora

la pena superi due anni soli o congiunti a pena pecuniaria.

1-ter. Nei procedimenti per i  delitti  previsti  dagli

articoli 314, 317, 318, 319, 319-ter, 319-quater e  322-bis

del codice penale, l’ammissibilita’ della richiesta di  cui

al comma 1 e’ subordinata alla restituzione  integrale  del

prezzo o del profitto del reato.

  1. Se vi e’ il consenso anche della parte che  non  ha

formulato  la  richiesta  e  non  deve  essere  pronunciata

sentenza di proscioglimento a norma dell’articolo  129,  il

giudice, sulla base degli  atti,  se  ritiene  corrette  la

qualificazione giuridica del  fatto,  l’applicazione  e  la

comparazione delle  circostanze  prospettate  dalle  parti,

nonche’ congrua la pena indicata, ne dispone  con  sentenza

l’applicazione enunciando nel dispositivo che vi  e’  stata

la richiesta delle parti. Se vi e’  costituzione  di  parte

civile, il  giudice  non  decide  sulla  relativa  domanda;

l’imputato e’ tuttavia condannato al pagamento delle  spese

sostenute dalla parte civile, salvo  che  ricorrano  giusti

motivi per la  compensazione  totale  o  parziale.  Non  si

applica la disposizione dell’articolo 75, comma 3.

  1. La  parte,  nel  formulare   la   richiesta,   puo’

subordinarne   l’efficacia,    alla    concessione    della

sospensione condizionale della  pena.  In  questo  caso  il

giudice, se ritiene che  la  sospensione  condizionale  non

puo’ essere concessa, rigetta la richiesta.».

Comma 52:

– Si riporta il testo dell’articolo 546 del  codice  di

procedura penale, come modificato dalla presente legge:

«Art. 546. (Requisiti della sentenza)

  1. La sentenza contiene:
  2. a) l’intestazione «in  nome  del  popolo  italiano»  e

l’indicazione dell’autorita’ che l’ha pronunciata;

  1. b) le generalita’ dell’imputato o le altre indicazioni

personali  che   valgono   a   identificarlo   nonche’   le

generalita’ delle altre parti private;

  1. c) l’imputazione;
  2. d) l’indicazione delle conclusioni delle parti;
  3. e) la concisa esposizione dei motivi  di  fatto  e  di

diritto su cui la decisione e’ fondata,  con  l’indicazione

dei risultati acquisiti e dei criteri di valutazione  della

prova adottati e con l’enunciazione delle  ragioni  per  le

quali  il  giudice  ritiene  non   attendibili   le   prove

contrarie, con riguardo:

1) all’accertamento dei fatti e delle  circostanze  che

si riferiscono all’imputazione e alla  loro  qualificazione

giuridica;

2) alla punibilita’ e alla determinazione  della  pena,

secondo le modalita’ stabilite dal  comma  2  dell’articolo

533, e della misura di sicurezza;

3) alla responsabilita’ civile derivante dal reato;

4)  all’accertamento  dei  fatti  dai   quali   dipende

l’applicazione di norme processuali».

  1. f) il dispositivo, con l’indicazione degli articoli di

legge applicati;

  1. g) la data e la sottoscrizione del giudice.
  2. La  sentenza  emessa  dal  giudice  collegiale   e’

sottoscritta dal presidente e dal  giudice  estensore.  Se,

per morte o  altro  impedimento,  il  presidente  non  puo’

sottoscrivere,   alla   sottoscrizione   provvede,   previa

menzione dell’impedimento, il componente piu’  anziano  del

collegio;  se  non  puo’  sottoscrivere  l’estensore,  alla

sottoscrizione, previa menzione dell’impedimento,  provvede

il solo presidente.

  1. Oltre che nel caso previsto dall’articolo 125 comma

3, la sentenza e’ nulla se manca o e’ incompleto  nei  suoi

elementi essenziali  il  dispositivo  ovvero  se  manca  la

sottoscrizione del giudice.».

Comma 53:

– Si riporta il testo dell’articolo 459 del  codice  di

procedura penale, come modificato dalla presente legge:

«Art. 459. (Casi di procedimento per decreto)

  1. Nei procedimenti per reati perseguibili di  ufficio

ed in quelli perseguibili a  querela  se  questa  e’  stata

validamente presentata e se  il  querelante  non  ha  nella

stessa dichiarato  di  opporvisi,  il  pubblico  ministero,

quando ritiene che si debba  applicare  soltanto  una  pena

pecuniaria, anche se inflitta in sostituzione di  una  pena

detentiva, puo’  presentare  al  giudice  per  le  indagini

preliminari, entro sei mesi dalla data in cui il nome della

persona alla quale il reato e’ attribuito e’  iscritto  nel

registro delle notizie di reato e previa  trasmissione  del

fascicolo, richiesta  motivata  di  emissione  del  decreto

penale di condanna, indicando la misura della pena.

1-bis. Nel caso di irrogazione di una  pena  pecuniaria

in sostituzione di una  pena  detentiva,  il  giudice,  per

determinare l’ammontare della pena pecuniaria, individua il

valore  giornaliero  al  quale  puo’  essere   assoggettato

l’imputato e lo moltiplica per i giorni di pena  detentiva.

Nella  determinazione  dell’ammontare  di  cui  al  periodo

precedente  il  giudice  tiene   conto   della   condizione

economica  complessiva  dell’imputato  e  del  suo   nucleo

familiare. Il valore giornaliero non puo’ essere  inferiore

alla somma di euro 75 di pena pecuniaria per un  giorno  di

pena detentiva e  non  puo’  superare  di  tre  volte  tale

ammontare. Alla pena pecuniaria  irrogata  in  sostituzione

della pena detentiva  si  applica  l’articolo  133-ter  del

codice penale.

  1. Il pubblico ministero puo’ chiedere  l’applicazione

di una pena diminuita sino alla meta’  rispetto  al  minimo

edittale.

  1. Il giudice, quando non accoglie la richiesta, se non

deve  pronunciare  sentenza  di  proscioglimento  a   norma

dell’articolo  129,  restituisce  gli  atti   al   pubblico

ministero.

  1. Del  decreto  penale  e’  data   comunicazione   al

querelante.

  1. Il procedimento per decreto non e’  ammesso  quando

risulta la necessita’ di applicare una misura di  sicurezza

personale.».

Comma 54:

– Si riporta il testo dell’articolo 571 del  codice  di

procedura penale, come modificato dalla presente legge:

«Art. 571. (Impugnazione dell’imputato)

  1. Salvo quanto previsto per il ricorso per cassazione

dall’articolo  613,  comma  1,  l’imputato  puo’   proporre

impugnazione personalmente o per mezzo  di  un  procuratore

speciale  nominato  anche   prima   della   emissione   del

provvedimento.

  1. Il tutore per l’imputato soggetto alla tutela e  il

curatore speciale per l’imputato incapace di intendere o di

volere, che non ha tutore, possono proporre  l’impugnazione

che spetta all’imputato.

  1. Puo’ inoltre  proporre  impugnazione  il  difensore

dell’imputato al momento  del  deposito  del  provvedimento

ovvero il difensore nominato a tal fine.

  1. L’imputato, nei modi previsti per la rinuncia, puo’

togliere  effetto   all’impugnazione   proposta   dal   suo

difensore. Per l’efficacia  della  dichiarazione  nel  caso

previsto dal comma 2, e’ necessario il consenso del  tutore

o del curatore speciale.».

Comma 57:

– Si riporta il testo dell’articolo 602 del  codice  di

procedura penale, come modificato dalla presente legge:

«Art. 602. (Dibattimento di appello)

  1. Nell’udienza, il presidente o il consigliere da lui

delegato fa la relazione della causa.

1-bis.   Se   le   parti    richiedono    concordemente

l’accoglimento, in tutto o in parte, dei motivi di  appello

a norma dell’articolo 599-bis, il giudice,  quando  ritiene

che  la  richiesta  deve  essere  accolta,   provvede   im-

mediatamente;  altrimenti  dispone  la   prosecuzione   del

dibattimento. La richiesta e  la  rinuncia  ai  motivi  non

hanno  effetto  se  il  giudice  decide  in  modo  difforme

dall’accordo.

  1. Nel dibattimento puo’ essere data lettura, anche di

ufficio, di atti del giudizio di primo grado nonche’, entro

i limiti previsti dagli articoli 511 e  seguenti,  di  atti

compiuti nelle fasi antecedenti.

  1. Per la  discussione  si  osservano  le  disposizioni

dell’articolo 523.».

Comma 58:

– Si riporta il testo dell’articolo 603 del  codice  di

procedura penale, come modificato dalla presente legge:

«Art.      603.      (Rinnovazione      dell’istruzione

dibattimentale)

  1. Quando una parte, nell’atto di appello o nei motivi

presentati a norma dell’articolo 585 comma 4, ha chiesto la

riassunzione di prove gia’ acquisite  nel  dibattimento  di

primo grado o l’assunzione di nuove prove,  il  giudice  se

ritiene di non essere in grado di decidere allo stato degli

atti,    dispone    la     rinnovazione     dell’istruzione

dibattimentale.

  1. Se le nuove prove sono sopravvenute o scoperte dopo

il  giudizio  di  primo  grado,  il  giudice   dispone   la

rinnovazione  dell’istruzione  dibattimentale  nei   limiti

previsti dall’articolo 495 comma 1.

  1. La rinnovazione dell’istruzione  dibattimentale  e’

disposta di ufficio se il giudice la ritiene  assolutamente

necessaria.

3-bis. Nel  caso  di  appello  del  pubblico  ministero

contro una sentenza di proscioglimento per motivi attinenti

alla  valutazione  della  prova  dichiarativa,  il  giudice

dispone la rinnovazione dell’istruzione dibattimentale.

  1. Il   giudice   provvede   con    ordinanza,    nel

contraddittorio delle parti.

  1. Alla rinnovazione  dell’istruzione  dibattimentale,

disposta  a  norma  dei  commi   precedenti,   si   procede

immediatamente. In caso di impossibilita’, il  dibattimento

e’ sospeso per un termine non superiore a dieci giorni.».

Comma 59:

– Si riporta il testo dell’articolo 48  del  codice  di

procedura penale, come modificato dalla presente legge:

«1.  La  Corte  di  cassazione  decide  in  camera   di

consiglio a norma dell’articolo 127, dopo aver assunto,  se

necessario, le opportune informazioni.

  1. Il Presidente della Corte di cassazione, se  rileva

una causa d’inammissibilita’ della richiesta,  dispone  che

per essa si proceda a norma dell’articolo 610, comma 1.

  1. L’avvenuta   assegnazione   della   richiesta   di

rimessione  alle  sezioni  unite  o   a   sezione   diversa

dall’apposita sezione prevista dall’articolo 610, comma  1,

e’ immediatamente comunicata al giudice che procede.

  1. L’ordinanza che accoglie la richiesta e’ comunicata

senza ritardo al giudice procedente e a  quello  designato.

Il giudice procedente trasmette immediatamente gli atti del

processo al giudice designato  e  dispone  che  l’ordinanza

della Corte di cassazione sia per  estratto  comunicata  al

pubblico ministero e notificata alle parti private.

  1. Fermo quanto  disposto  dall’articolo  190-bis,  il

giudice designato dalla Corte di  cassazione  procede  alla

rinnovazione   degli   atti   compiuti   anteriormente   al

provvedimento che ha accolto la  richiesta  di  rimessione,

quando ne e’ richiesto da una delle parti e non  si  tratta

di atti di cui e’ divenuta impossibile la ripetizione.  Nel

processo davanti a tale giudice, le  parti  esercitano  gli

stessi diritti  e  facolta’  che  sarebbero  loro  spettati

davanti al giudice originariamente competente.

  1. Se la Corte rigetta  o  dichiara  inammissibile  la

richiesta  delle  parti  private  queste  con   la   stessa

ordinanza possono essere condannate al pagamento  a  favore

della cassa delle ammende di una  somma  da  1.000  euro  a

5.000 euro.

6-bis. Gli importi di cui al comma 6 sono adeguati ogni

due anni con  decreto  del  Ministro  della  giustizia,  di

concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze,  in

relazione   alla   variazione,   accertata    dall’Istituto

nazionale di statistica, dell’indice dei prezzi al  consumo

per le famiglie di operai  e  impiegati,  verificatasi  nel

biennio precedente.».

Comma 60:

– Si riporta il testo dell’articolo 325 del  codice  di

procedura penale, cosi’ modificato dalla presente legge:

«Art. 325. (Ricorso per cassazione)

  1. Contro le ordinanze emesse a norma  degli  articoli

322-bis e 324, il pubblico ministero, l’imputato e  il  suo

difensore,  la  persona  alla  quale  le  cose  sono  state

sequestrate  e  quella  che  avrebbe  diritto   alla   loro

restituzione possono proporre ricorso  per  cassazione  per

violazione di legge.

  1. Entro il termine previsto dell’articolo 324,  comma

1, contro il decreto di sequestro emesso dal  giudice  puo’

essere proposto direttamente  ricorso  per  cassazione.  La

proposizione del ricorso rende inammissibile  la  richiesta

di riesame.

  1. Si applicano  le  disposizioni  dell’articolo  311,

commi 3, 4 e 5.

  1. Il  ricorso   non   sospende   l’esecuzione   della

ordinanza.».

Comma 61 e 62:

– Si riporta il testo dell’articolo 610 del  codice  di

procedura penale, come modificato dalla presente legge:

«Art. 610. (Atti preliminari)

  1. Il presidente della corte di cassazione, se  rileva

una causa di inammissibilita’ dei ricorsi,  li  assegna  ad

apposita sezione. Il presidente della sezione fissa la data

per la decisione in camera di consiglio. La cancelleria da’

comunicazione  del  deposito  degli  atti  e   della   data

dell’udienza al procuratore generale ed  ai  difensori  nel

termine di cui al comma 5. L’avviso contiene l’enunciazione

della causa di inammissibilita’ rilevata con riferimento al

contenuto dei motivi di ricorso.  Si  applica  il  comma  1

dell’articolo    611.    Ove    non    venga     dichiarata

l’inammissibilita’, gli atti  sono  rimessi  al  presidente

della corte.

1-bis. Il presidente della corte di cassazione provvede

all’assegnazione dei ricorsi alle singole sezioni secondo i

criteri stabiliti dalle leggi di ordinamento giudiziario.

  1. Il  presidente,  su   richiesta   del   procuratore

generale, dei difensori delle parti  o  anche  di  ufficio,

assegna il ricorso alle sezioni unite quando  le  questioni

proposte sono  di  speciale  importanza  o  quando  occorre

dirimere contrasti insorti tra le decisioni  delle  singole

sezioni.

  1. Il presidente  della  corte,  se  si  tratta  delle

sezioni unite, ovvero il presidente della sezione fissa  la

data per la trattazione del ricorso in udienza  pubblica  o

in camera di consiglio e designa il relatore. Il presidente

dispone altresi’ la riunione dei giudizi nei casi  previsti

dall’articolo 17 e la separazione dei medesimi quando giovi

alla speditezza della decisione.

  1. Almeno trenta giorni prima della data dell’udienza,

la cancelleria ne da’ avviso al procuratore generale  e  ai

difensori, indicando se il ricorso sara’ deciso  a  seguito

di udienza pubblica ovvero in camera di consiglio.

5-bis. Nei casi previsti dall’articolo  591,  comma  1,

lettere a), limitatamente al difetto di legittimazione, b),

c), esclusa l’inosservanza delle disposizioni dell’articolo

581, e d), la corte dichiara senza formalita’ di  procedura

l’inammissibilita’ del ricorso. Allo stesso modo  la  corte

dichiara l’inammissibilita’ del ricorso contro la  sentenza

di applicazione della  pena  su  richiesta  delle  parti  e

contro  la  sentenza  pronunciata  a  norma   dell’articolo

599-bis. Contro tale provvedimento e’  ammesso  il  ricorso

straordinario a norma dell’articolo 625-bis.».

Comma 63:

– Si riporta il testo dell’articolo 613 del  codice  di

procedura penale, come modificato dalla presente legge:

«Art. 613. (Difensori)

  1. L’atto di ricorso, le  memorie  e  i  motivi  nuovi

devono essere sottoscritti, a pena di inammissibilita’,  da

difensori  iscritti  nell’albo  speciale  della  corte   di

cassazione. Davanti  alla  corte  medesima  le  parti  sono

rappresentate dai difensori.

  1. Per tutti gli atti che si compiono nel procedimento

davanti alla corte, il domicilio delle parti  e’  presso  i

rispettivi difensori, salvo quanto previsto dal comma 4. Il

difensore e’ nominato per la  proposizione  del  ricorso  o

successivamente; in mancanza  di  nomina  il  difensore  e’

quello che ha  assistito  la  parte  nell’ultimo  giudizio,

purche’ abbia i requisiti indicati nel comma 1.

  1. Se l’imputato e’ privo del difensore di fiducia, il

presidente del collegio provvede a norma dell’articolo 97.

  1. Gli avvisi che devono essere dati al difensore sono

notificati anche all’imputato  che  non  sia  assistito  da

difensore di fiducia.

  1. Quando il ricorso concerne gli interessi civili, il

presidente,  se  la  parte  ne  fa  richiesta,  nomina   un

difensore  secondo  le  norme  sul   patrocinio   dei   non

abbienti.».

Comma 64 e 65:

– Si riporta il testo dell’articolo 616 del  codice  di

procedura penale, come modificato dalla presente legge:

«Art. 616. (Spese e  sanzione  pecuniaria  in  caso  di

rigetto o di inammissibilita’ del ricorso)

  1. Con il provvedimento che  dichiara  inammissibile  o

rigetta il ricorso, la parte privata che lo ha proposto  e’

condannata al pagamento delle spese del procedimento. Se il

ricorso e’ dichiarato inammissibile, la  parte  privata  e’

inoltre condannata con lo stesso provvedimento al pagamento

a favore della cassa delle ammende di una somma da euro 258

a euro 2.065 che puo’  essere  aumentata  fino  al  triplo,

tenuto conto della causa di inammissibilita’  del  ricorso.

Nello stesso modo si puo’ provvedere quando il  ricorso  e’

rigettato.

1-bis. Gli importi di cui al comma 1 sono adeguati ogni

due anni con  decreto  del  Ministro  della  giustizia,  di

concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze,  in

relazione   alla   variazione,   accertata    dall’Istituto

nazionale di statistica, dell’indice dei prezzi al  consumo

per le famiglie di operai  e  impiegati,  verificatasi  nel

biennio precedente.».

Comma 66:

– Si riporta il testo dell’articolo 618 del  codice  di

procedura penale, come modificato dalla presente legge:

«Art. 618. (Decisioni delle sezioni unite)

  1. Se una sezione della corte rileva che la  questione

di diritto sottoposta al suo esame ha dato  luogo,  o  puo’

dar luogo, a un contrasto giurisprudenziale,  su  richiesta

delle parti o di ufficio, puo’ con ordinanza  rimettere  il

ricorso alle sezioni unite.

1-bis. Se  una  sezione  della  corte  ritiene  di  non

condividere il principio di diritto enunciato dalle sezioni

unite, rimette a queste ultime, con ordinanza, la decisione

del ricorso.

1-ter. Il principio di diritto  puo’  essere  enunciato

dalle sezioni unite, anche d’ufficio, quando il ricorso  e’

dichiarato inammissibile per una causa sopravvenuta.».

Comma 67:

– Si riporta il testo dell’articolo 620 del  codice  di

procedura penale, come modificato dalla presente legge:

«Art. 620. (Annullamento senza rinvio)

  1. Oltre che nei casi particolarmente  previsti  dalla

legge, la corte pronuncia sentenza  di  annullamento  senza

rinvio:

  1. a) se il fatto non e’ previsto dalla legge come reato,

se il reato e’ estinto o  se  l’azione  penale  non  doveva

essere iniziata o proseguita;

  1. b) se il reato non appartiene alla  giurisdizione  del

giudice ordinario;

  1. c) se il provvedimento impugnato contiene disposizioni

che eccedono i poteri  della  giurisdizione,  limitatamente

alle medesime;

  1. d) se  la   decisione   impugnata   consiste   in   un

provvedimento non consentito dalla legge;

  1. e) se la sentenza  e’  nulla  a  norma  e  nei  limiti

dell’articolo 522 in relazione a un reato concorrente;

  1. f) se la sentenza  e’  nulla  a  norma  e  nei  limiti

dell’articolo 522 in relazione a un fatto nuovo;

  1. g) se la condanna e’ stata pronunciata per  errore  di

persona;

  1. h) se  vi  e’  contraddizione  fra   la   sentenza   o

l’ordinanza impugnata e un’altra anteriore  concernente  la

stessa persona e il  medesimo  oggetto,  pronunciata  dallo

stesso o da un altro giudice penale;

  1. i) se la sentenza impugnata ha deciso in secondo grado

su materia per la quale non e’ ammesso l’appello;

  1. l) se la corte ritiene di poter decidere, non  essendo

necessari   ulteriori   accertamenti   di   fatto,   o   di

rideterminare la pena  sulla  base  delle  statuizioni  del

giudice di merito o di adottare i provvedimenti  necessari,

e in ogni altro caso in cui ritiene superfluo il rinvio.».

Comma 68:

– Si riporta il testo dell’articolo 625-bis del  codice

di procedura penale, come modificato dalla presente legge:

«Art.  625-bis.  (Ricorso  straordinario   per   errore

materiale o di fatto)

  1. E’ ammessa, a favore del condannato,  la  richiesta

per  la  correzione  dell’errore  materiale  o   di   fatto

contenuto nei  provvedimenti  pronunciati  dalla  corte  di

cassazione.

  1. La richiesta e’ proposta dal procuratore generale o

dal  condannato,  con  ricorso  presentato  alla  corte  di

cassazione  entro  centottanta  giorni  dal  deposito   del

provvedimento. La presentazione del  ricorso  non  sospende

gli effetti del provvedimento, ma, nei casi di  eccezionale

gravita’,  la   corte   provvede,   con   ordinanza,   alla

sospensione.

  1. L’errore materiale di cui al comma  1  puo’  essere

rilevato dalla corte  di  cassazione,  d’ufficio,  in  ogni

momento e senza formalita’. L’errore di fatto  puo’  essere

rilevato  dalla  corte  di  cassazione,  d’ufficio,   entro

novanta giorni dalla deliberazione.

  1. Quando la richiesta e’ proposta fuori  dell’ipotesi

prevista al comma 1 o, quando essa riguardi  la  correzione

di un errore di fatto, fuori del termine previsto al  comma

2, ovvero risulta manifestamente infondata, la corte, anche

d’ufficio, ne dichiara  con  ordinanza  l’inammissibilita’;

altrimenti  procede  in  camera  di  consiglio,   a   norma

dell’articolo 127 e, se accoglie  la  richiesta,  adotta  i

provvedimenti necessari per correggere l’errore.».

Comma 69:

– Si riporta il testo dell’articolo 608 del  codice  di

procedura penale, come modificato dalla presente legge:

«Art. 608. (Ricorso del pubblico ministero)

  1. Il procuratore generale presso la corte di  appello

puo’ ricorrere  per  cassazione  contro  ogni  sentenza  di

condanna o  di  proscioglimento  pronunciata  in  grado  di

appello o inappellabile.

1-bis. Se il giudice di appello pronuncia  sentenza  di

conferma di quella di pro-  scioglimento,  il  ricorso  per

cassazione puo’ essere proposto solo per i  motivi  di  cui

alle lettere a), b) e c) del comma 1 dell’articolo 606.

  1. Il procuratore della Repubblica presso il tribunale

puo’  ricorrere  per  cassazione   contro   ogni   sentenza

inappellabile,   di   condanna   o   di    proscioglimento,

pronunciata dalla corte di  assise,  dal  tribunale  o  dal

giudice per le indagini preliminari presso il tribunale.

  1. Il procuratore  generale  e  il  procuratore  della

Repubblica presso il tribunale possono anche ricorrere  nei

casi previsti dall’articolo 569 e da altre disposizioni  di

legge.».

Comma 70:

– L’articolo 625-ter del codice  di  procedura  penale,

abrogato dalla  presente  legge,  recava:  Rescissione  del

giudicato.

Comma 72:

– Si  riporta  il  testo  dell’articolo  86  del  regio

decreto 30 gennaio 1941, n. 12 (Ordinamento giudiziario):

«Art.   86   (Relazioni   sull’amministrazione    della

giustizia)

  1. Entro il ventesimo giorno dalla data di  inizio  di

ciascun anno giudiziario, il Ministro della giustizia rende

comunicazioni  alle   Camere   sull’amministrazione   della

giustizia nel precedente anno nonche’ sugli  interventi  da

adottare ai sensi dell’articolo 110  della  Costituzione  e

sugli orientamenti e i programmi legislativi del Governo in

materia  di  giustizia  per  l’anno  in  corso.   Entro   i

successivi  dieci  giorni,  sono  convocate  le   assemblee

generali  della  Corte  di  cassazione  e  delle  corti  di

appello, che si riuniscono, in forma  pubblica  e  solenne,

con la partecipazione del Procuratore  generale  presso  la

Corte di cassazione, dei  procuratori  generali  presso  le

corti di appello e dei rappresentanti dell’avvocatura,  per

ascoltare la relazione sull’amministrazione della giustizia

da parte del primo Presidente della Corte di  cassazione  e

dei presidenti di corte di appello. Possono  intervenire  i

rappresentanti degli organi istituzionali,  il  Procuratore

generale e i rappresentanti dell’avvocatura.».

– Per il testo  dell’articolo  599-bis  del  codice  di

procedura penale, si vedano le note al comma 56.».

Comma 73:

– Si riporta il testo dell’articolo 129 delle norme  di

attuazione, di coordinamento e transitorie  del  codice  di

procedura penale, di cui al decreto legislativo  28  luglio

1989, n. 271, come modificato dalla presente legge:

«Art. 129. (Informazioni sull’azione penale)

  1. Quando esercita l’azione penale nei confronti di un

impiegato dello Stato o di altro ente pubblico, il pubblico

ministero informa l’autorita’ da cui  l’impiegato  dipende,

dando  notizia  dell’imputazione.  Quando  si   tratta   di

personale dipendente dai servizi per le informazioni  e  la

sicurezza militare  o  democratica,  ne  da’  comunicazione

anche  al  comitato   parlamentare   per   i   servizi   di

informazione e sicurezza e per il segreto di Stato.

  1. Quando l’azione penale e’ esercitata nei  confronti

di un ecclesiastico o di un religioso del culto  cattolico,

l’informazione e’ inviata all’Ordinario della diocesi a cui

appartiene l’imputato.

  1. Quando esercita l’azione penale per un reato che ha

cagionato un danno  per  l’erario,  il  pubblico  ministero

informa il procuratore generale presso la Corte dei  conti,

dando notizia della imputazione. Quando  esercita  l’azione

penale per i delitti di cui agli articoli  317,  318,  319,

319-bis,  319-ter,  319-quater,  320,  321,  322,  322-bis,

346-bis, 353 e  353-bis  del  codice  penale,  il  pubblico

ministero informa il  presidente  dell’Autorita’  nazionale

anticorruzione, dando notizia dell’imputazione.

3-bis. Il  pubblico  ministero  invia  la  informazione

contenente la indicazione  delle  norme  di  legge  che  si

assumono violate anche quando taluno dei soggetti  indicati

nei commi 1 e 2 e’ stato  arrestato  o  fermato  ovvero  si

trova in stato di custodia cautelare.

3-ter. Quando esercita  l’azione  penale  per  i  reati

previsti nel decreto legislativo 3  aprile  2006,  n.  152,

ovvero per i reati previsti dal codice penale  o  da  leggi

speciali comportanti  un  pericolo  o  un  pregiudizio  per

l’ambiente, il  pubblico  ministero  informa  il  Ministero

dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e la

Regione nel cui territorio i fatti  si  sono  verificati  ,

dando notizia dell’imputazione. Qualora i reati di  cui  al

primo periodo arrechino un concreto  pericolo  alla  tutela

della salute o alla sicurezza agroalimentare,  il  pubblico

ministero informa anche il  Ministero  della  salute  o  il

Ministero delle politiche agricole alimentari e  forestali.

Le sentenze e i provvedimenti definitori di  ciascun  grado

di giudizio sono  trasmessi  per  estratto,  a  cura  della

cancelleria del  giudice  che  ha  emesso  i  provvedimenti

medesimi,  alle  amministrazioni  indicate  nei  primi  due

periodi del presente comma. I  procedimenti  di  competenza

delle amministrazioni di cui  ai  periodi  precedenti,  che

abbiano ad oggetto, in tutto o in parte, fatti in relazione

ai quali procede l’autorita’  giudiziaria,  possono  essere

avviati o proseguiti anche  in  pendenza  del  procedimento

penale,  in  conformita’  alle  norme   vigenti.   Per   le

infrazioni di maggiore gravita’, sanzionate con  la  revoca

di autorizzazioni o con la chiusura di impianti,  l’ufficio

competente,   nei   casi   di   particolare    complessita’

dell’accertamento dei fatti addebitati, puo’ sospendere  il

procedimento  amministrativo  fino  al  termine  di  quello

penale,  salva  la  possibilita’  di   adottare   strumenti

cautelari.».

Comma 74:

– Si riporta il testo dell’articolo 132-bis delle norme

di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di

procedura penale, di cui al decreto legislativo  28  luglio

1989, n. 271, come modificato dalla presente legge:

«Art. 132-bis.  (Formazione  dei  ruoli  di  udienza  e

trattazione dei processi)

  1. Nella formazione  dei  ruoli  di  udienza  e  nella

trattazione  dei  processi  e’  assicurata   la   priorita’

assoluta:

  1. a) ai processi relativi ai delitti di cui  all’articolo

407, comma 2, lettera  a),  del  codice  e  ai  delitti  di

criminalita’ organizzata, anche terroristica;

a-bis) ai delitti previsti  dagli  articoli  572  e  da

609-bis a 609-octies e 612-bis del codice penale;

  1. b) ai  processi  relativi  ai  delitti   commessi   in

violazione delle  norme  relative  alla  prevenzione  degli

infortuni e all’igiene sul lavoro e delle norme in  materia

di circolazione stradale, ai delitti di cui al testo  unico

delle    disposizioni     concernenti     la     disciplina

dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero,

di cui al decreto  legislativo  25  luglio  1998,  n.  286,

nonche’ ai delitti puniti con la pena della reclusione  non

inferiore nel massimo a quattro anni;

  1. c) ai processi a carico di imputati detenuti, anche per

reato diverso da quello per cui si procede;

  1. d) ai processi nei quali l’imputato e’ stato sottoposto

ad arresto o a fermo di  indiziato  di  delitto,  ovvero  a

misura  cautelare  personale,  anche  revocata  o  la   cui

efficacia sia cessata;

  1. e) ai processi nei quali e’ contestata la recidiva, ai

sensi dell’articolo 99, quarto comma, del codice penale;

  1. f) ai processi da celebrare con giudizio direttissimo e

con giudizio immediato.

f-bis) ai processi relativi  ai  delitti  di  cui  agli

articoli 317, 319, 319-ter, 319- quater, 320, 321 e 322-bis

del codice penale.

  1. I dirigenti  degli  uffici  giudicanti  adottano  i

provvedimenti organizzativi  necessari  per  assicurare  la

rapida definizione dei processi per i quali e’ prevista  la

trattazione prioritaria.».

Comma 75:

– Si riporta il testo degli articoli 1 e 6 del  decreto

legislativo 20  febbraio  2006,  n.  106  (Disposizioni  in

materia  di  riorganizzazione  dell’ufficio  del   pubblico

ministero, a norma dell’articolo 1, comma  1,  lettera  d),

della legge 25 luglio 2005, n. 150), come modificati  dalla

presente legge:

«Art.   1.   (Attribuzioni   del   procuratore    della

Repubblica)

  1. Il procuratore  della  Repubblica,  quale  preposto

all’ufficio del pubblico ministero, e’  titolare  esclusivo

dell’azione penale e la esercita nei  modi  e  nei  termini

fissati dalla legge.

  1. Il  procuratore  della   Repubblica   assicura   il

corretto,  puntuale  ed  uniforme   esercizio   dell’azione

penale,   l’osservanza    delle    disposizioni    relative

all’iscrizione delle notizie di reato ed il rispetto  delle

norme sul giusto processo da parte del suo ufficio.

  1. Il procuratore della Repubblica puo’ designare, tra

i procuratori aggiunti, il vicario, il  quale  esercita  le

medesime funzioni del procuratore della Repubblica  per  il

caso in cui sia assente o impedito  ovvero  l’incarico  sia

rimasto vacante.

  1. Il procuratore della Repubblica puo’ delegare ad uno

o piu’ procuratori aggiunti ovvero  anche  ad  uno  o  piu’

magistrati addetti all’ufficio la cura di specifici settori

di affari, individuati con riguardo  ad  aree  omogenee  di

procedimenti ovvero ad ambiti di attivita’ dell’ufficio che

necessitano di uniforme indirizzo.

  1. Nella designazione  di  cui  al  comma  3  e  nella

attribuzione della delega di cui al comma 4, il procuratore

della Repubblica puo’ stabilire, in via generale ovvero con

singoli atti, i criteri ai quali i procuratori aggiunti  ed

i magistrati dell’ufficio devono  attenersi  nell’esercizio

delle funzioni vicarie o della delega.

  1. Il procuratore della Repubblica determina:
  2. a) i criteri di organizzazione dell’ufficio;
  3. b) i  criteri  di  assegnazione  dei  procedimenti  ai

procuratori aggiunti  e  ai  magistrati  del  suo  ufficio,

individuando eventualmente settori di affari  da  assegnare

ad  un  gruppo  di  magistrati  al  cui  coordinamento  sia

preposto  un   procuratore   aggiunto   o   un   magistrato

dell’ufficio;

  1. c) le tipologie di reati per i quali i  meccanismi  di

assegnazione del procedimento siano di natura automatica.

  1. I  provvedimenti  con  cui  il  procuratore   della

Repubblica adotta o modifica i criteri di cui  al  comma  6

devono  essere  trasmessi  al  Consiglio  superiore   della

magistratura.».

«Art.  6.  (Attivita’  di  vigilanza  del   procuratore

generale presso la corte di appello)

  1. Il procuratore generale presso la corte di appello,

al fine di verificare il  corretto  ed  uniforme  esercizio

dell’azione   penale,   l’osservanza   delle   disposizioni

relative  all’iscrizione  delle  notizie  di  reato  ed  il

rispetto  delle  norme  sul  giusto  processo,  nonche’  il

puntuale  esercizio  da   parte   dei   procuratori   della

Repubblica   dei   poteri   di   direzione,   controllo   e

organizzazione  degli  uffici  ai  quali   sono   preposti,

acquisisce dati e notizie dalle  procure  della  Repubblica

del distretto ed invia al procuratore  generale  presso  la

Corte di cassazione una relazione almeno annuale.».

Comma 77:

– Si riporta il testo dell’articolo 146-bis del decreto

legislativo 28 luglio 1989, n. 271 (Norme di attuazione, di

coordinamento  e  transitorie  del  codice   di   procedura

penale), come modificato dalla presente legge:

«Art.  146-bis.  (Partecipazione  al   dibattimento   a

distanza)

  1. La persona che si trova in stato di detenzione  per

taluno dei delitti indicati nell’articolo 51, comma  3-bis,

nonche’ nell’articolo 407, comma 2, lettera a), numero  4),

del   codice,   partecipa   a   distanza    alle    udienze

dibattimentali dei processi nei quali  e’  imputata,  anche

relativi a reati per i quali sia in liberta’.  Allo  stesso

modo partecipa alle udienze penali e  alle  udienze  civili

nelle quali deve essere esaminata quale testimone.

1-bis. La persona  ammessa  a  programmi  o  misure  di

protezione, comprese quelle di tipo urgente o  provvisorio,

partecipa  a  distanza  alle  udienze  dibattimentali   dei

processi nei quali e’ imputata.

1-ter.  Ad  esclusione  del  caso  in  cui  sono  state

applicate le misure di cui all’articolo 41-bis della  legge

26 luglio 1975, n.  354,  e  successive  modificazioni,  il

giudice  puo’  disporre  con  decreto  motivato,  anche  su

istanza di parte, la presenza alle  udienze  delle  persone

indicate nei commi 1 e 1-bis del presente articolo  qualora

lo ritenga necessario.

1-quater. Fuori dei casi previsti dai commi 1 e  1-bis,

il  giudice  puo’  disporre   con   decreto   motivato   la

partecipazione a distanza anche quando  sussistano  ragioni

di sicurezza, qualora il dibattimento  sia  di  particolare

complessita’ e  sia  necessario  evitare  ritardi  nel  suo

svolgimento,   ovvero   quando   si   deve   assumere    la

testimonianza di persona a qualunque  titolo  in  stato  di

detenzione presso un istituto penitenziario.

  1. Il presidente del tribunale o della corte di assise

nella fase degli atti preliminari, oppure  il  giudice  nel

corso del dibattimento, da’  comunicazione  alle  autorita’

competenti  nonche’  alle  parti  e  ai   difensori   della

partecipazione al dibattimento a distanza.

  1. Quando e’ disposta la partecipazione a distanza, e’

attivato un collegamento audiovisivo tra l’aula di  udienza

e il luogo della custodia, con modalita’ tali da assicurare

la contestuale, effettiva  e  reciproca  visibilita’  delle

persone presenti in entrambi i luoghi e la possibilita’  di

udire  quanto  vi  viene  detto.  Se  il  provvedimento  e’

adottato nei confronti di piu’ imputati che si  trovano,  a

qualsiasi titolo, in stato di detenzione in luoghi diversi,

ciascuno e’ posto altresi’ in grado, con il medesimo mezzo,

di vedere ed udire gli altri.

  1. E’ sempre  consentito  al  difensore  o  a  un  suo

sostituto di  essere  presente  nel  luogo  dove  si  trova

l’imputato.  Il  difensore  o  il  suo  sostituto  presenti

nell’aula  di  udienza  e  l’imputato  possono  consultarsi

riservatamente, per mezzo di strumenti tecnici idonei.

4-bis. In tutti i processi nei quali si procede con  il

collegamento audiovisivo ai sensi dei commi precedenti,  il

giudice, su istanza, puo’ consentire alle altre parti e  ai

loro  difensori  di  intervenire  a  distanza   assumendosi

l’onere dei costi del collegamento.

  1. Il luogo dove l’imputato si collega in audiovisione

e’ equiparato all’aula di udienza.

  1. Un ausiliario abilitato ad assistere il giudice  in

udienza designato dal giudice o, in caso  di  urgenza,  dal

presidente e’ presente nel luogo ove si trova l’imputato  e

ne attesta  l’identita’  dando  atto  che  non  sono  posti

impedimenti o limitazioni all’esercizio dei diritti e delle

facolta’ a lui spettanti.  Egli  da’  atto  altresi’  della

osservanza delle disposizioni di  cui  al  comma  3  ed  al

secondo periodo del comma 4 nonche’, se ha  luogo  l’esame,

delle cautele adottate per assicurarne la  regolarita’  con

riferimento al luogo ove si trova. A tal  fine  interpella,

ove occorra, l’imputato ed il  suo  difensore.  Durante  il

tempo del dibattimento in  cui  non  si  procede  ad  esame

dell’imputato  il  giudice  o,  in  caso  di  urgenza,   il

presidente, puo’ designare ad essere presente nel luogo ove

si trova l’imputato, in vece dell’ausiliario, un  ufficiale

di polizia giudiziaria scelto tra coloro che non  svolgono,

ne’  hanno  svolto,  attivita’  di  investigazione   o   di

protezione con riferimento all’imputato o ai  fatti  a  lui

riferiti.   Delle   operazioni   svolte   l’ausiliario    o

l’ufficiale di polizia giudiziaria redigono verbale a norma

dell’articolo 136 del codice.

  1. Se nel dibattimento occorre procedere a confronto o

ricognizione dell’imputato o  ad  altro  atto  che  implica

l’osservazione  della  sua  persona,  il  giudice,  ove  lo

ritenga  indispensabile,  sentite  le  parti,  dispone   la

presenza dell’imputato nell’aula di udienza  per  il  tempo

necessario al compimento dell’atto.».

Comma 78:

– Si riporta il testo dell’articolo 45-bis  del  citato

decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271, come modificato

dalla presente legge:

«Art. 45-bis. (Partecipazione al procedimento in camera

di consiglio a distanza)

  1. La partecipazione dell’imputato  o  del  condannato

all’udienza nel procedimento in camera di consiglio avviene

a distanza nei casi e secondo quanto previsto dall’articolo

146-bis, commi 1, 1-bis, 1-ter e 1-quater.

  1. La  partecipazione  a  distanza  e’  comunicata   o

notificata  dal  giudice  o  dal  presidente  del  collegio

unitamente all’avviso di cui all’articolo 127, comma 1, del

codice.

  1. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni

previste dell’articolo 146-bis, commi 2, 3, 4, 4-bis e 6.».

Comma 79:

– Si riporta il testo dell’articolo 134-bis del  citato

decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271, come modificato

dalla presente legge:

«Art. 134-bis. (Partecipazione a distanza nel  giudizio

abbreviato)

  1. Nei casi previsti dall’articolo 146-bis,  commi  1,

1-bis e 1-quater, la partecipazione dell’imputato avviene a

distanza anche quando il giudizio abbreviato si  svolge  in

pubblica udienza.».

Comma 80:

– Si riporta  il  testo  dell’articolo  7  del  decreto

legislativo 6 settembre 2011, n. 159  (Codice  delle  leggi

antimafia e delle  misure  di  prevenzione,  nonche’  nuove

disposizioni in  materia  di  documentazione  antimafia,  a

norma degli articoli 1 e 2 della legge 13 agosto  2010,  n.

136), come modificato dalla presente legge:

«Art. 7 (Procedimento applicativo)

  1. Il tribunale provvede, con decreto motivato,  entro

trenta giorni dalla proposta. L’udienza si svolge senza  la

presenza  del  pubblico.  Il  presidente  dispone  che   il

procedimento  si  svolga   in   pubblica   udienza   quando

l’interessato ne faccia richiesta.

  1. Il  presidente   del   collegio   fissa   la   data

dell’udienza e ne fa dare avviso  alle  parti,  alle  altre

persone interessate e ai difensori. L’avviso e’  comunicato

o notificato almeno dieci giorni prima della data predetta.

Se l’interessato e’ privo di difensore, l’avviso e’ dato  a

quello di ufficio.

  1. Fino a cinque  giorni  prima  dell’udienza  possono

essere presentate memorie in cancelleria.

  1. L’udienza si svolge con la partecipazione necessaria

del  difensore  e  del  pubblico   ministero.   Gli   altri

destinatari  dell’avviso  sono  sentiti  se  compaiono.  Se

l’interessato e’ detenuto o internato in luogo posto  fuori

della  circoscrizione  del  giudice  e  ne  fa   tempestiva

richiesta,   deve   essere   sentito   prima   del   giorno

dell’udienza, dal magistrato di sorveglianza del luogo. Ove

siano disponibili strumenti tecnici idonei,  il  presidente

del collegio puo’ disporre che  l’interessato  sia  sentito

mediante collegamento audiovisivo  ai  sensi  dell’articolo

146-bis, commi 3, 4, 5, 6 e 7 disp. att. c.p.p.

  1. L’udienza e’  rinviata  se  sussiste  un  legittimo

impedimento  dell’interessato  che  ha  chiesto  di  essere

sentito personalmente e che non sia detenuto o internato in

luogo diverso da quello in cui ha sede il giudice.

  1. Ove l’interessato non intervenga ed occorra la  sua

presenza  per  essere  interrogato,   il   presidente   del

tribunale lo invita a comparire e, se  egli  non  ottempera

all’invito, puo’  ordinare  l’accompagnamento  a  mezzo  di

forza pubblica.

  1. Le disposizioni dei commi 2, 4,  primo,  secondo  e

terzo periodo, e 5, sono previste a pena di nullita’.

  1. Per  l’esame  dei   testimoni   si   applicano   le

disposizioni degli articoli 146-bis e 147-bis  delle  norme

di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di

procedura penale.

  1. Per quanto non espressamente previsto dal  presente

decreto,  si   applicano,   in   quanto   compatibili,   le

disposizioni contenute  nell’articolo  666  del  codice  di

procedura penale.

  1. Le comunicazioni di cui al presente titolo possono

essere effettuate con le  modalita’  previste  dal  decreto

legislativo 7 marzo 2005, n. 82.».

Comma 81:

– Si riporta il testo degli articoli 270-bis e  416-bis

del codice penale:

«Art.   270-bis.   (Associazioni   con   finalita’   di

terrorismo anche internazionale o di eversione  dell’ordine

democratico)

Chiunque promuove,  costituisce,  organizza,  dirige  o

finanzia associazioni che si propongono  il  compimento  di

atti di violenza con finalita’ di terrorismo o di eversione

dell’ordine democratico e’  punito  con  la  reclusione  da

sette a quindici anni.

Chiunque partecipa a tali associazioni e’ punito con la

reclusione da cinque a dieci anni.

Ai fini della legge penale, la finalita’ di  terrorismo

ricorre anche quando gli  atti  di  violenza  sono  rivolti

contro uno Stato  estero,  un’istituzione  o  un  organismo

internazionale.

Nei confronti del condannato e’ sempre obbligatoria  la

confisca delle cose che  servirono  o  furono  destinate  a

commettere il reato e delle cose che ne sono il prezzo,  il

prodotto, il profitto o che ne costituiscono l’impiego.».

«Art. 416-bis.  (Associazioni  di  tipo  mafioso  anche

straniere)

Chiunque fa parte di un’associazione  di  tipo  mafioso

formata da tre o piu’ persone, e’ punito con la  reclusione

da dieci a quindici anni.

Coloro   che   promuovono,   dirigono   o   organizzano

l’associazione  sono  puniti,  per  cio’   solo,   con   la

reclusione da dodici a diciotto anni.

L’associazione e’ di tipo mafioso quando coloro che  ne

fanno parte si avvalgono della forza di  intimidazione  del

vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e

di omerta’  che  ne  deriva  per  commettere  delitti,  per

acquisire  in  modo  diretto  o  indiretto  la  gestione  o

comunque  il  controllo   di   attivita’   economiche,   di

concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi  pubblici

o per realizzare profitti o vantaggi ingiusti per se’ o per

altri, ovvero al fine di impedire od ostacolare  il  libero

esercizio del voto o di procurare voti a se’ o ad altri  in

occasione di consultazioni elettorali.

Se l’associazione e’ armata si applica  la  pena  della

reclusione da dodici a venti anni  nei  casi  previsti  dal

primo comma e da quindici a ventisei anni nei casi previsti

dal secondo comma.

L’associazione   si   considera   armata    quando    i

partecipanti hanno la disponibilita’, per il  conseguimento

della  finalita’  dell’associazione,  di  armi  o   materie

esplodenti,  anche  se  occultate  o  tenute  in  luogo  di

deposito.

Se  le  attivita’  economiche  di  cui  gli   associati

intendono assumere o mantenere il controllo sono finanziate

in tutto o in parte  con  il  prezzo,  il  prodotto,  o  il

profitto di delitti, le pene stabilite nei commi precedenti

sono aumentate da un terzo alla meta’.

Nei confronti del condannato e’ sempre obbligatoria  la

confisca delle cose che  servirono  o  furono  destinate  a

commettere il reato e delle cose che ne sono il prezzo,  il

prodotto, il profitto o che ne costituiscono l’impiego.

Le disposizioni  del  presente  articolo  si  applicano

anche  alla  camorra,  alla  ‘ndrangheta   e   alle   altre

associazioni,   comunque   localmente   denominate,   anche

straniere, che  valendosi  della  forza  intimidatrice  del

vincolo  associativo  perseguono  scopi  corrispondenti   a

quelli delle associazioni di tipo mafioso.».

– Si riporta il testo dell’articolo 74 del decreto  del

Presidente  della  Repubblica  9  ottobre  1990,   n.   309

(Disciplina  degli  stupefacenti  e  sostanze   psicotrope,

prevenzione, cura e riabilitazione dei  relativi  stati  di

tossicodipendenza):

«Art. 74 (Legge 26 giugno 1990, n.  162,  articoli  14,

comma  1,  e  38,  comma  2)  Associazione  finalizzata  al

traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope)

  1. Quando tre o piu’ persone si associano allo scopo di

commettere piu’ delitti tra quelli  previsti  dall’articolo

70, commi 4, 6 e 10, escluse le  operazioni  relative  alle

sostanze di cui  alla  categoria  III  dell’allegato  I  al

regolamento (CE) n. 273/2004 e dell’allegato al regolamento

  1. 111/2005,  ovvero  dall’articolo  73,   chi   promuove,

costituisce, dirige, organizza o finanzia l’associazione e’

punito per cio’ solo con  la  reclusione  non  inferiore  a

venti anni.

  1. Chi partecipa all’associazione  e’  punito  con  la

reclusione non inferiore a dieci anni.

  1. La pena e’ aumentata se il numero degli associati e’

di dieci o piu’ o se tra i  partecipanti  vi  sono  persone

dedite all’uso di sostanze stupefacenti o psicotrope.

  1. Se l’associazione  e’  armata  la  pena,  nei  casi

indicati dai commi 1 e  3,  non  puo’  essere  inferiore  a

ventiquattro anni di reclusione e, nel  caso  previsto  dal

comma 2, a dodici anni  di  reclusione.  L’associazione  si

considera   armata   quando   i   partecipanti   hanno   la

disponibilita’ di  armi  o  materie  esplodenti,  anche  se

occultate o tenute in luogo di deposito.

  1. La pena e’ aumentata se ricorre la  circostanza  di

cui alla lettera e) del comma 1 dell’articolo 80.

  1. Se l’associazione e’ costituita  per  commettere  i

fatti descritti dal comma 5 dell’articolo 73, si  applicano

il primo e il secondo comma dell’articolo  416  del  codice

penale.

  1. Le pene previste dai commi da 1 a 6 sono  diminuite

dalla meta’ a  due  terzi  per  chi  si  sia  efficacemente

adoperato per assicurare le prove del reato o per sottrarre

all’associazione risorse decisive per  la  commissione  dei

delitti.

7-bis. Nei confronti  del  condannato  e’  ordinata  la

confisca delle cose che  servirono  o  furono  destinate  a

commettere il reato e dei beni che ne sono il profitto o il

prodotto, salvo che  appartengano  a  persona  estranea  al

reato, ovvero quando essa non e’ possibile, la confisca  di

beni di cui il reo  ha  la  disponibilita’  per  un  valore

corrispondente a tale profitto o prodotto.

  1. Quando in leggi e decreti e’  richiamato  il  reato

previsto dall’articolo 75 della legge 22 dicembre 1975,  n.

685, abrogato dall’articolo 38, comma  1,  della  legge  26

giugno 1990, n. 162, il richiamo  si  intende  riferito  al

presente articolo.».

Comma 84:

–  Si  riporta  il   testo   dell’articolo   15   della

Costituzione:

«Art. 15.

La liberta’ e la segretezza della corrispondenza  e  di

ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili.

La loro limitazione puo’  avvenire  soltanto  per  atto

motivato dell’Autorita’  giudiziaria  [Cost.  111]  con  le

garanzie stabilite dalla legge.».

– Si riporta il testo dell’articolo 4, comma 1, lettera

d), del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196  (Codice

in materia di protezione dei dati personali):

«Art. 4 (Definizioni)

  1. Ai fini del presente codice si intende per:
  2. a) – c) (omissis);
  3. d) «dati sensibili», i dati personali idonei a rivelare

l’origine razziale ed  etnica,  le  convinzioni  religiose,

filosofiche o  di  altro  genere,  le  opinioni  politiche,

l’adesione   a   partiti,   sindacati,   associazioni    od

organizzazioni a carattere religioso, filosofico,  politico

o sindacale, nonche’ i dati personali idonei a rivelare  lo

stato di salute e la vita sessuale;

(omissis).».

– Si riporta il testo degli articoli 51, 266, 268, 348,

380, 415-bis del codice di procedura penale:

«Art. 51. (Uffici del pubblico ministero.  Attribuzioni

del procuratore della Repubblica distrettuale)

  1. Le funzioni di pubblico ministero sono esercitate:
  2. a) nelle indagini preliminari e  nei  procedimenti  di

primo grado, dai magistrati della procura della  Repubblica

presso il tribunale;

  1. b) nei giudizi di impugnazione  dai  magistrati  della

procura generale presso la corte di  appello  o  presso  la

corte di cassazione.

  1. Nei casi di avocazione,  le  funzioni  previste  dal

comma 1 lettera a) sono  esercitate  dai  magistrati  della

procura generale presso la corte di appello.

Nei casi di avocazione previsti dall’articolo  371-bis,

sono esercitate dai magistrati  della  Direzione  nazionale

antimafia e antiterrorismo.

  1. Le funzioni previste dal comma  1  sono  attribuite

all’ufficio  del  pubblico  ministero  presso  il   giudice

competente a norma del capo II del titolo I.

3-bis. Quando si tratta dei procedimenti per i delitti,

consumati o tentati, di cui  agli  articoli  416,  sesto  e

settimo comma, 416, realizzato  allo  scopo  di  commettere

taluno dei delitti di cui all’articolo 12, commi 3 e 3-ter,

del  testo  unico   delle   disposizioni   concernenti   la

disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello

straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n.

286, 416,  realizzato  allo  scopo  di  commettere  delitti

previsti dagli articoli 473 e 474, 600, 601, 602,  416-bis,

416-ter e 630 del codice penale,  per  i  delitti  commessi

avvalendosi delle condizioni previste dal predetto articolo

416-bis ovvero  al  fine  di  agevolare  l’attivita’  delle

associazioni previste dallo stesso articolo, nonche’ per  i

delitti previsti dall’articolo 74 del testo unico approvato

con decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990,

  1. 309, dall’articolo 291-quater del testo unico approvato

con decreto del  Presidente  della  Repubblica  23  gennaio

1973, n. 43, e dall’articolo 260 del decreto legislativo  3

aprile 2006, n. 152,  le  funzioni  indicate  nel  comma  1

lettera  a)  sono  attribuite  all’ufficio   del   pubblico

ministero presso il tribunale del capoluogo  del  distretto

nel cui ambito ha sede il giudice competente.

3-ter. Nei casi previsti dal comma 3-bis  e  dai  commi

3-quater e 3-quinquies, se ne fa richiesta  il  procuratore

distrettuale, il procuratore generale presso  la  corte  di

appello puo’, per  giustificati  motivi,  disporre  che  le

funzioni di pubblico ministero per  il  dibattimento  siano

esercitate da un magistrato designato dal procuratore della

Repubblica presso il giudice competente.

3-quater.  Quando  si  tratta  di  procedimenti  per  i

delitti consumati o tentati con finalita’ di terrorismo  le

funzioni indicate nel comma 1, lettera a), sono  attribuite

all’ufficio del pubblico ministero presso il tribunale  del

capoluogo del distretto nel cui ambito ha sede  il  giudice

competente.

3-quinquies. Quando si tratta  di  procedimenti  per  i

delitti, consumati o tentati, di cui agli articoli 414-bis,

600-bis, 600-ter, 600-quater, 600-quater.1,  600-quinquies,

609-undecies, 615-ter, 615-quater, 615-quinquies,  617-bis,

617-ter, 617-quater,  617-quinquies,  617-sexies,  635-bis,

635-ter, 635-quater, 640-ter  e  640-quinquies  del  codice

penale, le funzioni indicate nel comma 1, lettera  a),  del

presente articolo sono attribuite all’ufficio del  pubblico

ministero presso il tribunale del capoluogo  del  distretto

nel cui ambito ha sede il giudice competente.».

«Art. 114  (Divieto  di  pubblicazione  di  atti  e  di

immagini)

  1. E’ vietata la pubblicazione, anche parziale  o  per

riassunto, con il mezzo della stampa o con altro  mezzo  di

diffusione, degli atti coperti dal segreto o anche solo del

loro contenuto.

  1. E’ vietata la pubblicazione, anche parziale,  degli

atti non piu’ coperti dal segreto  fino  a  che  non  siano

concluse le indagini preliminari  ovvero  fino  al  termine

dell’udienza preliminare.

  1. Se si procede al dibattimento, non e’ consentita la

pubblicazione, anche parziale, degli atti del fascicolo per

il dibattimento, se non dopo la pronuncia della sentenza di

primo  grado,  e  di  quelli  del  fascicolo  del  pubblico

ministero, se non dopo la pronuncia della sentenza in grado

di appello. E’ sempre  consentita  la  pubblicazione  degli

atti utilizzati per le contestazioni.

  1. E’ vietata la pubblicazione, anche parziale,  degli

atti del dibattimento celebrato a  porte  chiuse  nei  casi

previsti dall’articolo 472 commi 1 e 2.  In  tali  casi  il

giudice, sentite le parti,  puo’  disporre  il  divieto  di

pubblicazione anche  degli  atti  o  di  parte  degli  atti

utilizzati   per   le   contestazioni.   Il   divieto    di

pubblicazione  cessa  comunque  quando  sono  trascorsi   i

termini stabiliti dalla legge sugli archivi di Stato ovvero

e’ trascorso  il  termine  di  dieci  anni  dalla  sentenza

irrevocabile e la pubblicazione e’ autorizzata dal ministro

di grazia e giustizia.

  1. Se non si  procede  al  dibattimento,  il  giudice,

sentite le parti, puo’ disporre il divieto di pubblicazione

di atti o di parte di atti quando la pubblicazione di  essi

puo’ offendere il buon costume o comportare  la  diffusione

di notizie sulle quali la legge prescrive di  mantenere  il

segreto   nell’interesse   dello   Stato   ovvero   causare

pregiudizio alla riservatezza dei testimoni o  delle  parti

private. Si applica la disposizione dell’ultimo periodo del

comma 4.

  1. E’ vietata la  pubblicazione  delle  generalita’  e

dell’immagine dei minorenni  testimoni,  persone  offese  o

danneggiati dal reato  fino  a  quando  non  sono  divenuti

maggiorenni.  E’  altresi’  vietata  la  pubblicazione   di

elementi che anche indirettamente possano comunque  portare

alla identificazione dei suddetti minorenni.  Il  tribunale

per i minorenni, nell’interesse esclusivo del minorenne,  o

il minorenne che ha compiuto i sedici anni, puo’ consentire

la pubblicazione.

6-bis. E’ vietata  la  pubblicazione  dell’immagine  di

persona privata della liberta’ personale ripresa mentre  la

stessa si trova sottoposta  all’uso  di  manette  ai  polsi

ovvero ad altro mezzo di coercizione fisica, salvo  che  la

persona vi consenta.

  1. E’ sempre consentita la pubblicazione del contenuto

di atti non coperti dal segreto.».

«Art. 266. (Limiti di ammissibilita’)

  1. L’intercettazione di conversazioni o  comunicazioni

telefoniche  e  di  altre  forme  di  telecomunicazione  e’

consentita nei procedimenti relativi ai seguenti reati:

  1. a) delitti non colposi per i quali e’ prevista la pena

dell’ergastolo o della reclusione superiore nel  massimo  a

cinque anni determinata a norma dell’articolo 4;

  1. b) delitti contro la pubblica  amministrazione  per  i

quali e’ prevista la pena della  reclusione  non  inferiore

nel massimo a cinque anni determinata a norma dell’articolo

4;

  1. c) delitti   concernenti   sostanze   stupefacenti   o

psicotrope;

  1. d) delitti concernenti le armi e le sostanze esplosive;
  2. e) delitti di contrabbando;
  3. f) reati  di  ingiuria,   minaccia,   usura,   abusiva

attivita’ finanziaria, abuso di informazioni  privilegiate,

manipolazione del mercato, molestia o disturbo alle persone

col mezzo del telefono;

f-bis) delitti previsti  dall’articolo  600-ter,  terzo

comma, del codice penale, anche se  relativi  al  materiale

pornografico di cui all’articolo 600-quater.1 del  medesimo

codice, nonche’ dall’art. 609-undecies;

f-ter) delitti previsti dagli articoli 444,  473,  474,

515, 516 e 517-quater del codice penale;

f-quater) delitto previsto  dall’articolo  612-bis  del

codice penale.

  1. Negli stessi casi e’ consentita l’intercettazione di

comunicazioni  tra  presenti.  Tuttavia,   qualora   queste

avvengano nei luoghi indicati dall’articolo 614 del  codice

penale, l’intercettazione  e’  consentita  solo  se  vi  e’

fondato motivo  di  ritenere  che  ivi  si  stia  svolgendo

l’attivita’ criminosa.».

«Art. 268. (Esecuzione delle operazioni)

  1. Le comunicazioni  intercettate  sono  registrate  e

delle operazioni e’ redatto verbale.

  1. Nel verbale e’ trascritto, anche sommariamente,  il

contenuto delle comunicazioni intercettate.

  1. Le operazioni possono essere compiute esclusivamente

per mezzo degli impianti  installati  nella  procura  della

Repubblica.  Tuttavia,  quando  tali   impianti   risultano

insufficienti o inidonei ed esistono eccezionali ragioni di

urgenza,  il  pubblico   ministero   puo’   disporre,   con

provvedimento  motivato,  il  compimento  delle  operazioni

mediante impianti di pubblico servizio o in dotazione  alla

polizia giudiziaria.

3-bis.  Quando  si   procede   a   intercettazione   di

comunicazioni  informatiche  o  telematiche,  il   pubblico

ministero puo’ disporre che le  operazioni  siano  compiute

anche mediante impianti appartenenti a privati.

  1. I verbali e le  registrazioni  sono  immediatamente

trasmessi al pubblico ministero. Entro cinque giorni  dalla

conclusione  delle  operazioni,  essi  sono  depositati  in

segreteria  insieme  ai   decreti   che   hanno   disposto,

autorizzato,  convalidato  o  prorogato  l’intercettazione,

rimanendovi per il tempo fissato  dal  pubblico  ministero,

salvo che il giudice non riconosca necessaria una proroga.

  1. Se dal deposito puo’ derivare un grave  pregiudizio

per le indagini, il giudice autorizza il pubblico ministero

a  ritardarlo  non  oltre  la   chiusura   delle   indagini

preliminari.

  1. Ai difensori delle  parti  e’  immediatamente  dato

avviso che, entro il termine fissato a norma dei commi 4  e

5, hanno facolta’ di esaminare  gli  atti  e  ascoltare  le

registrazioni ovvero di prendere cognizione dei  flussi  di

comunicazioni  informatiche  o  telematiche.   Scaduto   il

termine,   il   giudice   dispone   l’acquisizione    delle

conversazioni o dei flussi di comunicazioni informatiche  o

telematiche  indicati  dalle  parti,   che   non   appaiano

manifestamente irrilevanti,  procedendo  anche  di  ufficio

allo stralcio delle registrazioni e dei verbali di  cui  e’

vietata  l’utilizzazione.  Il  pubblico   ministero   e   i

difensori hanno diritto di partecipare allo stralcio e sono

avvisati almeno ventiquattro ore prima.

  1. Il giudice dispone la trascrizione integrale  delle

registrazioni ovvero la stampa in forma intellegibile delle

informazioni  contenute   nei   flussi   di   comunicazioni

informatiche o  telematiche  da  acquisire,  osservando  le

forme, i modi e le  garanzie  previsti  per  l’espletamento

delle perizie. Le trascrizioni o le  stampe  sono  inserite

nel fascicolo per il dibattimento.

  1. I   difensori   possono   estrarre   copia   delle

trascrizioni  e  fare  eseguire  la   trasposizione   della

registrazione   su   nastro   magnetico.   In    caso    di

intercettazione di flussi di comunicazioni  informatiche  o

telematiche i difensori possono richiedere copia su  idoneo

supporto dei flussi intercettati, ovvero copia della stampa

prevista dal comma 7.».

«Art. 348. (Assicurazione delle fonti di prova)

  1. Anche  successivamente  alla  comunicazione   della

notizia  di  reato,  la  polizia  giudiziaria  continua   a

svolgere le funzioni indicate nell’articolo 55 raccogliendo

in specie ogni elemento utile alla ricostruzione del  fatto

e alla individuazione del colpevole.

  1. Al fine indicato nel comma 1, procede, fra l’altro:
  2. a) alla ricerca delle cose e delle tracce pertinenti al

reato nonche’ alla conservazione di esse e dello stato  dei

luoghi;

  1. b) alla ricerca delle persone in grado di riferire  su

circostanze rilevanti per la ricostruzione dei fatti;

  1. c) al compimento degli atti  indicati  negli  articoli

seguenti.

  1. Dopo l’intervento del pubblico ministero, la polizia

giudiziaria compie gli atti ad essa specificamente delegati

a norma dell’articolo 370, esegue le direttive del pubblico

ministero  ed  inoltre  svolge   di   propria   iniziativa,

informandone prontamente il pubblico  ministero,  tutte  le

altre attivita’ di indagine per accertare  i  reati  ovvero

richieste da elementi successivamente emersi e assicura  le

nuove fonti di prova.

  1. La  polizia   giudiziaria,   quando,   di   propria

iniziativa o a seguito di delega  del  pubblico  ministero,

compie  atti  od  operazioni  che   richiedono   specifiche

competenze tecniche, puo’ avvalersi di  persone  idonee  le

quali non possono rifiutare la propria opera.

Art. 380. (Arresto obbligatorio in flagranza)

  1. Gli ufficiali e gli agenti di  polizia  giudiziaria

procedono all’arresto di chiunque e’ colto in flagranza  di

un delitto non colposo, consumato o tentato, per  il  quale

la  legge  stabilisce  la  pena  dell’ergastolo   o   della

reclusione non inferiore nel minimo a  cinque  anni  e  nel

massimo a venti anni.

  1. Anche fuori dei casi  previsti  dal  comma  1,  gli

ufficiali e gli agenti  di  polizia  giudiziaria  procedono

all’arresto di chiunque e’ colto in flagranza  di  uno  dei

seguenti delitti non colposi, consumati o tentati:

  1. a) delitti contro la personalita’ dello Stato previsti

nel titolo I del libro II del codice penale per i quali  e’

stabilita la pena della reclusione non inferiore nel minimo

a cinque anni o nel massimo a dieci anni;

  1. b)  delitto  di  devastazione  e  saccheggio   previsto

dall’articolo 419 del codice penale;

  1. c) delitti contro l’incolumita’ pubblica previsti  nel

titolo VI del libro II del codice penale  per  i  quali  e’

stabilita la pena della reclusione non inferiore nel minimo

a tre anni o nel massimo a dieci anni;

  1. d) delitto  di  riduzione   in   schiavitu’   previsto

dall’articolo  600,  delitto  di   prostituzione   minorile

previsto dall’articolo 600-bis,  primo  comma,  delitto  di

pornografia minorile previsto dall’articolo 600-ter,  commi

primo  e  secondo,   anche   se   relativo   al   materiale

pornografico di cui all’articolo 600-quater.1, e delitto di

iniziative  turistiche  volte   allo   sfruttamento   della

prostituzione minorile previsto dall’articolo 600-quinquies

del codice penale;

d.1) delitti di intermediazione illecita e sfruttamento

del lavoro previsti dall’articolo 603-bis,  secondo  comma,

del codice penale;

d-bis)   delitto   di   violenza   sessuale    previsto

dall’articolo 609-bis, escluso il caso previsto  dal  terzo

comma, e delitto di violenza sessuale  di  gruppo  previsto

dall’articolo 609-octies del codice penale;

d-ter) delitto di atti sessuali con  minorenne  di  cui

all’articolo 609-quater, primo e secondo comma, del  codice

penale;

  1. e) delitto di  furto  quando  ricorre  la  circostanza

aggravante prevista dall’articolo 4 della  legge  8  agosto

1977,  n.  533,  o  taluna  delle  circostanze   aggravanti

previste dall’articolo 625 , primo comma, numeri 2),  prima

ipotesi, 3) e 5), nonche’ 7-bis), del codice penale,  salvo

che  ricorra,  in  questi  ultimi  casi,   la   circostanza

attenuante di cui all’articolo 62, primo comma, numero  4),

del codice penale;

e-bis) delitti di furto previsti dall’articolo  624-bis

del  codice  penale,  salvo  che  ricorra  la   circostanza

attenuante di cui all’articolo 62, primo comma, numero  4),

del codice penale;

  1. f) delitto di rapina previsto  dall’articolo  628  del

codice penale e di estorsione  previsto  dall’articolo  629

del codice penale;

f-bis) delitto di ricettazione, nell’ipotesi  aggravata

di cui all’articolo 648, primo comma, secondo periodo,  del

codice penale;

  1. g) delitti  di  illegale  fabbricazione,  introduzione

nello Stato, messa in vendita, cessione, detenzione e porto

in luogo pubblico o aperto al pubblico di armi da guerra  o

tipo  guerra  o  parti  di  esse,  di  esplosivi,  di  armi

clandestine nonche’ di piu’ armi comuni  da  sparo  escluse

quelle previste dall’articolo 2, comma terzo,  della  legge

18 aprile 1975, n. 110;

  1. h) delitti   concernenti   sostanze   stupefacenti   o

psicotrope puniti a norma  dell’art.  73  del  testo  unico

approvato con D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, salvo che  per

i delitti di cui al comma 5 del medesimo articolo;

  1. i) delitti commessi per finalita’ di terrorismo  o  di

eversione dell’ordine costituzionale per i quali  la  legge

stabilisce la  pena  della  reclusione  non  inferiore  nel

minimo a quattro anni o nel massimo a dieci anni;

  1. l) delitti di promozione,  costituzione,  direzione  e

organizzazione   delle   associazioni   segrete    previste

dall’articolo 1 della legge 25 gennaio 1982, n.  17  [della

associazione di tipo mafioso prevista dall’articolo 416-bis

comma 2 del codice penale], delle associazioni di carattere

militare previste dall’articolo 1  della  legge  17  aprile

1956, n. 561,  delle  associazioni,  dei  movimenti  o  dei

gruppi previsti dagli articoli 1 e 2, della legge 20 giugno

1952, n. 645, delle organizzazioni, associazioni, movimenti

o gruppi di cui all’art. 3, comma 3, della legge 13 ottobre

1975, n. 654;

l-bis) delitti di partecipazione, promozione, direzione

e  organizzazione  della  associazione  di   tipo   mafioso

prevista dall’articolo 416-bis del codice penale;

l-ter) delitti di  maltrattamenti  contro  familiari  e

conviventi e di atti  persecutori,  previsti  dall’articolo

572 e dall’articolo 612-bis del codice penale;

  1. m) delitti di promozione,  direzione,  costituzione  e

organizzazione della associazione per  delinquere  prevista

dall’articolo 416  commi  1  e  3  del  codice  penale,  se

l’associazione e’ diretta alla commissione di piu’  delitti

fra quelli previsti dal comma 1 o dalle lettere a), b), c),

d), f), g), i) del presente comma;

m-bis) delitti di fabbricazione, detenzione  o  uso  di

documento di identificazione falso  previsti  dall’articolo

497-bis del codice penale;

m-ter)    delitti     di     promozione,     direzione,

organizzazione, finanziamento o effettuazione di  trasporto

di persone ai fini dell’ingresso  illegale  nel  territorio

dello Stato, di cui all’articolo 12, commi 1 e 3, del testo

unico  delle   disposizioni   concernenti   la   disciplina

dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero,

di cui al decreto legislativo 25 luglio  1998,  n.  286,  e

successive modificazioni;

m-quater) delitto di omicidio colposo stradale previsto

dall’articolo 589-bis, secondo e terzo  comma,  del  codice

penale.

  1. Se si tratta di  delitto  perseguibile  a  querela,

l’arresto in flagranza e’  eseguito  se  la  querela  viene

proposta,   anche   con   dichiarazione   resa    oralmente

all’ufficiale o all’agente di polizia giudiziaria  presente

nel luogo. Se l’avente diritto  dichiara  di  rimettere  la

querela, l’arrestato e’ posto immediatamente in liberta’.».

«Art 415-bis  (Avviso  all’indagato  della  conclusione

delle indagini preliminari)

  1. Prima della scadenza del termine previsto dal comma

2  dell’articolo  405,  anche  se  prorogato,  il  pubblico

ministero, se non deve formulare richiesta di archiviazione

ai sensi degli articoli  408  e  411,  fa  notificare  alla

persona sottoposta alle indagini e  al  difensore  nonche’,

quando si procede per i reati di cui agli  articoli  572  e

612-bis del codice penale, anche al difensore della persona

offesa o, in mancanza di questo, alla persona offesa avviso

della conclusione delle indagini preliminari.

  1. L’avviso contiene la sommaria enunciazione del fatto

per il quale si  procede,  delle  norme  di  legge  che  si

assumono violate, della data e del  luogo  del  fatto,  con

l’avvertimento che la documentazione relativa alle indagini

espletate e’ depositata presso la segreteria  del  pubblico

ministero  e  che  l’indagato  e  il  suo  difensore  hanno

facolta’ di prenderne visione ed estrarne copia.

  1. L’avviso  contiene  altresi’   l’avvertimento   che

l’indagato ha facolta’, entro il termine di  venti  giorni,

di  presentare  memorie,  produrre  documenti,   depositare

documentazione relativa ad  investigazioni  del  difensore,

chiedere al pubblico ministero il  compimento  di  atti  di

indagine,   nonche’   di   presentarsi    per    rilasciare

dichiarazioni  ovvero  chiedere  di  essere  sottoposto  ad

interrogatorio. Se l’indagato chiede di  essere  sottoposto

ad interrogatorio il pubblico ministero deve procedervi.

  1. Quando  il  pubblico  ministero,  a  seguito  delle

richieste dell’indagato,  dispone  nuove  indagini,  queste

devono  essere   compiute   entro   trenta   giorni   dalla

presentazione  della  richiesta.  Il  termine  puo’  essere

prorogato dal  giudice  per  le  indagini  preliminari,  su

richiesta del pubblico ministero, per una sola volta e  per

non piu’ di sessanta giorni.

  1. Le   dichiarazioni    rilasciate    dall’indagato,

l’interrogatorio del medesimo ed i nuovi atti  di  indagine

del pubblico ministero, previsti dai  commi  3  e  4,  sono

utilizzabili se compiuti entro  il  termine  stabilito  dal

comma 4, ancorche’ sia decorso il termine  stabilito  dalla

legge o prorogato dal giudice per  l’esercizio  dell’azione

penale o per la richiesta di archiviazione.».

– Si riporta il  testo  dell’articolo  614  del  codice

penale:

«Art. 614. (Violazione di domicilio)

Chiunque s’introduce nell’abitazione altrui,  o  in  un

altro luogo di privata  dimora,  o  nelle  appartenenze  di

essi, contro la volonta’ espressa o tacita  di  chi  ha  il

diritto    di    escluderlo,    ovvero    vi    s’introduce

clandestinamente o con inganno, e’ punito con la reclusione

da sei mesi a tre anni.

Alla stessa pena soggiace chi si  trattiene  nei  detti

luoghi contro l’espressa volonta’ di chi ha il  diritto  di

escluderlo, ovvero vi si trattiene clandestinamente  o  con

inganno.

Il delitto e’ punibile a querela della persona offesa.

La  pena  e’  da  uno  a  cinque  anni,  e  si  procede

d’ufficio, se il fatto e’ commesso con violenza sulle cose,

o alle persone,  ovvero  se  il  colpevole  e’  palesemente

armato.».

Comma 85:

– Si riporta il testo degli articoli 41-bis,  47  e  50

della legge 26 luglio 1975, n. 354 (Norme  sull’ordinamento

penitenziario e sulla esecuzione delle misure  privative  e

limitative della liberta’):

«Art. 41-bis (Situazioni di emergenza)

  1. In casi eccezionali di rivolta  o  di  altre  gravi

situazioni di emergenza, il  Ministro  della  giustizia  ha

facolta’ di sospendere nell’istituto interessato o in parte

di esso l’applicazione delle normali regole di  trattamento

dei detenuti e degli internati. La sospensione deve  essere

motivata dalla necessita’ di  ripristinare  l’ordine  e  la

sicurezza  e  ha  la  durata  strettamente  necessaria   al

conseguimento del fine suddetto.

  1. Quando  ricorrano  gravi  motivi  di  ordine  e  di

sicurezza  pubblica,  anche  a   richiesta   del   Ministro

dell’interno, il Ministro della giustizia  ha  altresi’  la

facolta’ di sospendere, in tutto o in parte, nei  confronti

dei detenuti o internati per taluno dei delitti di  cui  al

primo periodo del comma 1 dell’articolo  4-bis  o  comunque

per un delitto che sia  stato  commesso  avvalendosi  delle

condizioni o al fine di agevolare  l’associazione  di  tipo

mafioso, in relazione ai quali vi siano  elementi  tali  da

far   ritenere   la   sussistenza   di   collegamenti   con

un’associazione   criminale,   terroristica   o   eversiva,

l’applicazione delle regole di trattamento e degli istituti

previsti dalla presente legge che possano porsi in concreto

contrasto con le esigenze di  ordine  e  di  sicurezza.  La

sospensione  comporta  le  restrizioni  necessarie  per  il

soddisfacimento delle predette esigenze e  per  impedire  i

collegamenti  con  l’associazione   di   cui   al   periodo

precedente. In caso di unificazione di pene  concorrenti  o

di concorrenza di piu’ titoli  di  custodia  cautelare,  la

sospensione puo’ essere disposta  anche  quando  sia  stata

espiata la parte di pena o di misura cautelare relativa  ai

delitti indicati nell’articolo 4-bis.

2-bis. Il provvedimento emesso ai sensi del comma 2  e’

adottato con decreto motivato del Ministro della giustizia,

anche  su  richiesta  del  Ministro  dell’interno,  sentito

l’ufficio del pubblico ministero che procede alle  indagini

preliminari ovvero quello presso il  giudice  procedente  e

acquisita ogni  altra  necessaria  informazione  presso  la

Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, gli  organi

di polizia centrali e quelli specializzati  nell’azione  di

contrasto alla  criminalita’  organizzata,  terroristica  o

eversiva,  nell’ambito  delle  rispettive  competenze.   Il

provvedimento medesimo ha durata pari a quattro anni ed  e’

prorogabile nelle  stesse  forme  per  successivi  periodi,

ciascuno pari a due anni. La  proroga  e’  disposta  quando

risulta che la  capacita’  di  mantenere  collegamenti  con

l’associazione criminale, terroristica o  eversiva  non  e’

venuta meno, tenuto conto anche  del  profilo  criminale  e

della   posizione   rivestita   dal   soggetto   in    seno

all’associazione,   della   perdurante   operativita’   del

sodalizio  criminale,   della   sopravvenienza   di   nuove

incriminazioni non precedentemente  valutate,  degli  esiti

del trattamento penitenziario e  del  tenore  di  vita  dei

familiari del sottoposto. Il mero  decorso  del  tempo  non

costituisce, di per se’, elemento sufficiente per escludere

la capacita’ di mantenere i collegamenti con l’associazione

o dimostrare il venir meno dell’operativita’ della stessa.

2-ter.

2-quater. I detenuti sottoposti al regime  speciale  di

detenzione devono essere ristretti all’interno di  istituti

a loro esclusivamente dedicati,  collocati  preferibilmente

in aree insulari, ovvero comunque  all’interno  di  sezioni

speciali e logisticamente separate dal resto  dell’istituto

e  custoditi  da  reparti   specializzati   della   polizia

penitenziaria. La sospensione delle regole di trattamento e

degli istituti di cui al comma 2 prevede:

  1. a) l’adozione di misure di elevata sicurezza interna ed

esterna, con riguardo  principalmente  alla  necessita’  di

prevenire  contatti  con  l’organizzazione   criminale   di

appartenenza  o  di  attuale  riferimento,  contrasti   con

elementi di organizzazioni  contrapposte,  interazione  con

altri  detenuti  o  internati  appartenenti  alla  medesima

organizzazione ovvero ad altre ad essa alleate;

  1. b) la determinazione dei colloqui nel numero di uno al

mese da svolgersi ad intervalli di  tempo  regolari  ed  in

locali attrezzati in  modo  da  impedire  il  passaggio  di

oggetti. Sono vietati i colloqui con  persone  diverse  dai

familiari e conviventi, salvo casi eccezionali  determinati

volta per volta dal direttore dell’istituto ovvero, per gli

imputati fino alla pronuncia della sentenza di primo grado,

dall’autorita’ giudiziaria competente ai  sensi  di  quanto

stabilito nel secondo comma dell’articolo  11.  I  colloqui

vengono sottoposti a controllo auditivo ed a registrazione,

previa motivata autorizzazione  dell’autorita’  giudiziaria

competente   ai   sensi   del   medesimo   secondo    comma

dell’articolo  11;  solo  per  coloro  che  non  effettuano

colloqui  puo’  essere   autorizzato,   con   provvedimento

motivato  del  direttore  dell’istituto  ovvero,  per   gli

imputati fino alla pronuncia della sentenza di primo grado,

dall’autorita’ giudiziaria competente ai  sensi  di  quanto

stabilito nel secondo comma dell’articolo 11, e solo dopo i

primi sei mesi di  applicazione,  un  colloquio  telefonico

mensile con i familiari e conviventi della  durata  massima

di dieci minuti sottoposto, comunque,  a  registrazione.  I

colloqui sono  comunque  videoregistrati.  Le  disposizioni

della presente lettera non si applicano ai colloqui  con  i

difensori con  i  quali  potra’  effettuarsi,  fino  ad  un

massimo di tre volte alla settimana, una  telefonata  o  un

colloquio della stessa durata  di  quelli  previsti  con  i

familiari;

  1. c) la limitazione delle somme, dei beni e degli oggetti

che possono essere ricevuti dall’esterno;

  1. d) l’esclusione dalle rappresentanze  dei  detenuti  e

degli internati;

  1. e) la  sottoposizione  a  visto   di   censura   della

corrispondenza, salvo quella con i membri del Parlamento  o

con autorita’ europee  o  nazionali  aventi  competenza  in

materia di giustizia;

  1. f) la limitazione della permanenza all’aperto, che non

puo’ svolgersi in gruppi superiori a  quattro  persone,  ad

una durata non superiore a due ore al giorno fermo restando

il limite minimo di cui al primo  comma  dell’articolo  10.

Saranno inoltre adottate  tutte  le  necessarie  misure  di

sicurezza,  anche   attraverso   accorgimenti   di   natura

logistica sui locali di detenzione, volte a  garantire  che

sia assicurata la assoluta impossibilita’ di comunicare tra

detenuti  appartenenti  a  diversi  gruppi  di  socialita’,

scambiare oggetti e cuocere cibi.

2-quinquies. Il detenuto o  l’internato  nei  confronti

del quale e’ stata disposta o prorogata l’applicazione  del

regime di cui al comma  2,  ovvero  il  difensore,  possono

proporre reclamo avverso il  procedimento  applicativo.  Il

reclamo e’ presentato nel termine  di  venti  giorni  dalla

comunicazione del provvedimento e su di esso e’  competente

a decidere il tribunale di sorveglianza di Roma. Il reclamo

non sospende l’esecuzione del provvedimento.

2-sexies.  Il  tribunale,  entro   dieci   giorni   dal

ricevimento del reclamo di cui al comma 2-quinquies, decide

in camera di consiglio, nelle forme previste dagli articoli

666 e 678 del codice di procedura penale, sulla sussistenza

dei   presupposti   per   l’adozione   del   provvedimento.

All’udienza  le  funzioni  di  pubblico  ministero  possono

essere altresi’ svolte da  un  rappresentante  dell’ufficio

del procuratore della Repubblica di cui al  comma  2-bis  o

del procuratore nazionale antimafia  e  antiterrorismo.  Il

procuratore  nazionale  antimafia  e   antiterrorismo,   il

procuratore di cui al comma 2-bis, il procuratore  generale

presso la corte d’appello, il detenuto,  l’internato  o  il

difensore possono proporre, entro dieci  giorni  dalla  sua

comunicazione, ricorso per cassazione  avverso  l’ordinanza

del tribunale per  violazione  di  legge.  Il  ricorso  non

sospende l’esecuzione del  provvedimento  ed  e’  trasmesso

senza ritardo alla Corte di cassazione. Se il reclamo viene

accolto, il Ministro della giustizia, ove intenda  disporre

un nuovo provvedimento ai sensi del comma 2, deve,  tenendo

conto  della  decisione  del  tribunale  di   sorveglianza,

evidenziare elementi  nuovi  o  non  valutati  in  sede  di

reclamo.

2-septies.  Per  la  partecipazione  del   detenuto   o

dell’internato all’udienza si applicano le disposizioni  di

cui all’articolo 146-bis  delle  norme  di  attuazione,  di

coordinamento e transitorie del codice di procedura penale,

di cui al decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271.».

«Art. 47 (Affidamento in prova al servizio sociale)

  1. Se la pena detentiva inflitta non supera tre  anni,

il condannato puo’  essere  affidato  al  servizio  sociale

fuori dell’istituto per un periodo uguale  a  quello  della

pena da scontare.

  1. Il  provvedimento  e’  adottato  sulla   base   dei

risultati della osservazione della  personalita’,  condotta

collegialmente per almeno un mese in istituto, nei casi  in

cui si puo’ ritenere che  il  provvedimento  stesso,  anche

attraverso le prescrizioni di cui al comma 5,  contribuisca

alla rieducazione del reo e  assicuri  la  prevenzione  del

pericolo che egli commetta altri reati.

  1. L’affidamento in prova  al  servizio  sociale  puo’

essere  disposto  senza   procedere   all’osservazione   in

istituto quando il  condannato,  dopo  la  commissione  del

reato, ha  serbato  comportamento  tale  da  consentire  il

giudizio di cui al comma 2.

3-bis. L’affidamento in prova  puo’,  altresi’,  essere

concesso al condannato che deve  espiare  una  pena,  anche

residua, non superiore a quattro anni di detenzione, quando

abbia  serbato,  quantomeno   nell’anno   precedente   alla

presentazione della richiesta, trascorso in  espiazione  di

pena, in esecuzione  di  una  misura  cautelare  ovvero  in

liberta’, un comportamento tale da consentire  il  giudizio

di cui al comma 2.

  1.   L’istanza  di  affidamento  in  prova  al  servizio

sociale e’ proposta, dopo che ha avuto inizio  l’esecuzione

della pena, al  tribunale  di  sorveglianza  competente  in

relazione al  luogo  dell’esecuzione.  Quando  sussiste  un

grave pregiudizio derivante dalla protrazione  dello  stato

di detenzione, l’istanza puo’ essere proposta al magistrato

di  sorveglianza  competente  in  relazione  al  luogo   di

detenzione. Il  magistrato  di  sorveglianza,  quando  sono

offerte concrete indicazioni in ordine alla sussistenza dei

presupposti per l’ammissione all’affidamento in prova e  al

grave pregiudizio derivante dalla protrazione  dello  stato

di detenzione e non vi sia pericolo  di  fuga,  dispone  la

liberazione del  condannato  e  l’applicazione  provvisoria

dell’affidamento  in  prova  con   ordinanza.   L’ordinanza

conserva efficacia fino alla  decisione  del  tribunale  di

sorveglianza, cui il  magistrato  trasmette  immediatamente

gli atti, che decide entro sessanta giorni.

  1. All’atto dell’affidamento e’ redatto verbale in cui

sono dettate le prescrizioni che il soggetto dovra’ seguire

in ordine ai suoi rapporti con il  servizio  sociale,  alla

dimora,  alla  liberta’  di  locomozione,  al  divieto   di

frequentare determinati locali ed al lavoro.

  1. Con lo stesso provvedimento puo’ essere disposto che

durante tutto o parte del periodo di affidamento  in  prova

il condannato  non  soggiorni  in  uno  o  piu’  comuni,  o

soggiorni in un comune  determinato;  in  particolare  sono

stabilite  prescrizioni  che  impediscano  al  soggetto  di

svolgere  attivita’  o  di  avere  rapporti  personali  che

possono portare al compimento di altri reati.

  1. Nel verbale deve anche stabilirsi che l’affidato si

adoperi in quanto possibile in favore della vittima del suo

reato ed adempia puntualmente agli obblighi  di  assistenza

familiare.

  1. Nel corso dell’affidamento le prescrizioni  possono

essere  modificate  dal  magistrato  di  sorveglianza.   Le

deroghe temporanee alle prescrizioni sono autorizzate,  nei

casi di urgenza, dal direttore dell’ufficio  di  esecuzione

penale esterna,  che  ne  da’  immediata  comunicazione  al

magistrato di sorveglianza e ne riferisce  nella  relazione

di cui al comma 10.

  1. Il  servizio  sociale  controlla  la  condotta  del

soggetto  e  lo  aiuta  a  superare   le   difficolta’   di

adattamento  alla  vita  sociale,   anche   mettendosi   in

relazione con la sua famiglia e con gli altri suoi ambienti

di vita.

  1. Il servizio sociale  riferisce  periodicamente  al

magistrato di sorveglianza sul comportamento del soggetto.

  1. L’affidamento e’ revocato qualora il comportamento

del soggetto, contrario  alla  legge  o  alle  prescrizioni

dettate, appaia incompatibile  con  la  prosecuzione  della

prova.

  1. L’esito positivo del periodo di prova estingue  la

pena detentiva ed ogni altro effetto penale.  Il  tribunale

di  sorveglianza,  qualora  l’interessato   si   trovi   in

disagiate condizioni economiche,  puo’  dichiarare  estinta

anche la pena pecuniaria che non sia stata gia’ riscossa.

12-bis. All’affidato in prova al servizio  sociale  che

abbia dato prova nel  periodo  di  affidamento  di  un  suo

concreto  recupero  sociale,  desumibile  da  comportamenti

rivelatori del positivo evolversi della  sua  personalita’,

puo’  essere  concessa  la  detrazione  di  pena   di   cui

all’articolo 54. Si applicano gli articoli 69, comma  8,  e

69-bis nonche’ l’articolo 54, comma 3.».

«Art. 50 (Ammissione alla semiliberta’)

  1. Possono essere espiate in regime di semiliberta’ la

pena dell’arresto e la pena della reclusione non  superiore

a sei mesi, se il condannato non e’ affidato  in  prova  al

servizio sociale.

  1. Fuori dei casi previsti dal comma 1, il  condannato

puo’ essere ammesso al regime di semiliberta’ soltanto dopo

l’espiazione di almeno  meta’  della  pena  ovvero,  se  si

tratta di condannato per taluno dei  delitti  indicati  nei

commi 1, 1-ter e 1-quater dell’art. 4-bis,  di  almeno  due

terzi di essa. L’internato puo’  esservi  ammesso  in  ogni

tempo. Tuttavia, nei casi previsti dall’art. 47, se mancano

i  presupposti  per  l’affidamento  in  prova  al  servizio

sociale, il condannato  per  un  reato  diverso  da  quelli

indicati nel comma 1 dell’art. 4-bis puo’ essere ammesso al

regime di semiliberta’ anche prima dell’espiazione di meta’

della pena.

  1. Per il computo della durata delle pene non si tiene

conto  della  pena  pecuniaria  inflitta  congiuntamente  a

quella detentiva.

  1. L’ammissione al regime di semiliberta’ e’  disposta

in  relazione  ai  progressi   compiuti   nel   corso   del

trattamento, quando vi sono le condizioni per  un  graduale

reinserimento del soggetto nella societa’.

  1. Il condannato all’ergastolo puo’ essere ammesso  al

regime di semiliberta’ dopo avere espiato almeno venti anni

di pena.

  1. Nei casi previsti dal comma 1, se il condannato  ha

dimostrato la propria volonta’ di reinserimento nella  vita

sociale, la  semiliberta’  puo’  essere  altresi’  disposta

successivamente all’inizio dell’esecuzione della  pena.  Si

applica l’articolo 47, comma 4, in quanto compatibile.

  1. Se  l’ammissione  alla  semiliberta’  riguarda  una

detenuta madre di un figlio di eta’ inferiore a  tre  anni,

essa ha diritto di usufruire della casa per la semiliberta’

di cui  all’ultimo  comma  dell’art.  92  del  decreto  del

Presidente della Repubblica 29 aprile 1976, n. 431.».

–  Il  decreto  legislativo  22  giugno  1999,  n.  230

(Riordino   della   medicina   penitenziaria,    a    norma

dell’articolo 5 della legge 30 novembre 1998, n.  419),  e’

pubblicato nella Gazzetta Ufficiale – Serie generale  –  n.

165 del 16 luglio 1999, S.O.

Comma 88:

– Si riporta il testo dell’articolo 5, del testo  unico

di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio

2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative  e

regolamentari in materia di spese di giustizia (Testo A)):

«Art. 5 (L) (Spese ripetibili e non ripetibili)

  1. Sono spese ripetibili:
  2. a) le spese di spedizione, i diritti e le indennita’ di

trasferta degli ufficiali giudiziari per le notificazioni;

  1. b) le spese relative alle trasferte per il  compimento

di atti fuori dalla sede in cui si svolge il processo;

  1. c) le spese e le indennita’ per i testimoni;
  2. d) gli onorari, le spese e le indennita’ di trasferta e

le spese per l’adempimento  dell’incarico  degli  ausiliari

del  magistrato  ad  esclusione  degli  interpreti  e   dei

traduttori nominati nei  casi  previsti  dall’articolo  143

codice di procedura penale;

  1. e) le indennita’ di custodia;
  2. f) le spese per la pubblicazione dei provvedimenti del

magistrato;

  1. g) le spese per la demolizione di opere abusive  e  la

riduzione in pristino dei luoghi;

  1. h) le spese straordinarie;
  2. i) le spese di mantenimento dei detenuti.

i-bis) le  spese  relative  alle  prestazioni  previste

dall’articolo 96 del decreto legislativo 1º agosto 2003, n.

259, e quelle  funzionali  all’utilizzo  delle  prestazioni

medesime.

  1. Sono spese non ripetibili:
  2. a) le indennita’ dei magistrati onorari,  dei  giudici

popolari nei collegi di assise e degli esperti;

  1. b) le spese relative  alle  trasferte  dei  magistrati

professionali di corte di assise per il dibattimento tenuto

in luogo diverso da quello di normale convocazione.

  1. Fermo quanto disposto dall’articolo 696, del codice

di procedura penale, non sono ripetibili le  spese  per  le

rogatorie dall’estero  e  per  le  estradizioni  da  e  per

l’estero.».

– Si riporta il  testo  dell’articolo  96  del  decreto

legislativo  1°  agosto  2003,  n.   259,   (Codice   delle

comunicazioni elettroniche), come modificato dalla presente

legge:

«Art. 96 (Prestazioni obbligatorie)

  1. Le prestazioni a fini  di  giustizia  effettuate  a

fronte di richieste di intercettazioni e di informazioni da

parte   delle   competenti   autorita’   giudiziarie   sono

obbligatorie per gli operatori; i  tempi  ed  i  modi  sono

concordati con le predette autorita’ fino  all’approvazione

del decreto di cui al comma 2.

  1. Ai fini dell’adozione del canone annuo  forfettario

per le prestazioni obbligatorie di  cui  al  comma  1,  con

decreto del Ministro della giustizia e del  Ministro  dello

sviluppo   economico,   di   concerto   con   il   Ministro

dell’economia e delle  finanze,  da  emanare  entro  il  31

dicembre 2017,  e’  attuata  la  revisione  delle  voci  di

listino di cui al decreto del Ministro delle  comunicazioni

26 aprile 2001, pubblicato nella Gazzetta  Ufficiale  n.104

del 7 maggio 2001. Il decreto:

  1. a) disciplina le tipologie di prestazioni obbligatorie

e ne determina le tariffe,  tenendo  conto  dell’evoluzione

dei costi e dei servizi, in modo da conseguire un risparmio

di spesa di almeno il 50 per cento  rispetto  alle  tariffe

praticate. Nella tariffa sono ricompresi i costi per  tutti

i servizi contemporaneamente attivati o utilizzati da  ogni

identita’ di rete;

  1. b) individua  i  soggetti  tenuti   alle   prestazioni

obbligatorie di intercettazione, anche tra i  fornitori  di

servizi, le cui infrastrutture  consentono  l’accesso  alla

rete  o  la  distribuzione  dei  contenuti  informativi   o

comunicativi, e coloro che a  qualunque  titolo  forniscono

servizi di comunicazione elettronica o applicazioni,  anche

se utilizzabili attraverso reti di accesso o trasporto  non

proprie;

  1. c) definisce gli obblighi  dei  soggetti  tenuti  alle

prestazioni obbligatorie e le modalita’ di esecuzione delle

stesse, tra  cui  l’osservanza  di  procedure  informatiche

omogenee nella trasmissione e gestione delle  comunicazioni

di natura amministrativa,  anche  con  riguardo  alle  fasi

preliminari al pagamento delle medesime prestazioni.

  1. In caso di inosservanza degli obblighi contenuti nel

decreto di cui al comma 2, si applica l’articolo 32,  commi

2, 3, 4, 5 e 6.

  1. Fino all’emanazione del decreto di cui al comma 2 il

rilascio di informazioni relative al traffico telefonico e’

effettuato in forma gratuita. In relazione alle prestazioni

a fini di giustizia diverse  da  quelle  di  cui  al  primo

periodo continua ad  applicarsi  il  listino  adottato  con

decreto del Ministro  delle  comunicazioni  del  26  aprile

2001, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della  Repubblica

italiana n. 104 del 7 maggio 2001.

  1. Ai fini dell’erogazione delle prestazioni di cui al

comma 2 gli operatori hanno l’obbligo di negoziare tra loro

le modalita’ di interconnessione allo scopo di garantire la

fornitura e l’interoperabilita’ delle  prestazioni  stesse.

Il Ministero puo’  intervenire  se  necessario  di  propria

iniziativa  ovvero,  in  mancanza  di   accordo   tra   gli

operatori, su richiesta di uno di essi.».

Comma 91:

–  Per  il  testo  dell’articolo  5  del  decreto   del

Presidente della Repubblica 30 maggio 2002 n. 115, si  veda

nelle note al comma 88.

Comma 94:

– Si riporta il testo dell’articolo 17, comma 2,  della

legge 31 dicembre 2009, n. 196  (Legge  di  contabilita’  e

finanza pubblica):

«1 – (Omissis).

  1. Le leggi di delega comportanti oneri recano i mezzi

di copertura necessari per l’adozione dei relativi  decreti

legislativi. Qualora, in sede di conferimento della delega,

per  la  complessita’  della  materia  trattata,  non   sia

possibile  procedere  alla  determinazione  degli   effetti

finanziari   derivanti   dai   decreti   legislativi,    la

quantificazione  degli  stessi  e’  effettuata  al  momento

dell’adozione dei singoli decreti  legislativi.  I  decreti

legislativi dai quali derivano nuovi o maggiori oneri  sono

emanati solo  successivamente  all’entrata  in  vigore  dei

provvedimenti  legislativi  che  stanzino   le   occorrenti

risorse  finanziarie.  A   ciascuno   schema   di   decreto

legislativo e’ allegata una relazione tecnica,  predisposta

ai sensi del comma  3,  che  da’  conto  della  neutralita’

finanziaria  del  medesimo  decreto  ovvero  dei  nuovi   o

maggiori oneri da esso derivanti e dei corrispondenti mezzi

di copertura.

3 – 14 (Omissis).».

 

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Avvocato Sergio Armaroli

Avvocato Cassazionista Sergio Armaroli

L'avvocato Sergio Armaroli ha fondato lo studio legale Armaroli a Bologna nel 1997.

Da allora ha assistito centinaia di clienti in ambito civile e penale, in tutti i gradi di giudizio, sempre con l'attenzione e l'impegno che lo contraddistinguono, conseguendo numerosi successi e soddisfazioni.

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