l’omessa tenuta della contabilità integra gli estremi del reato di bancarotta documentale fraudolenta, solo ove si accerti che scopo dell’omissione è quello di creare pregiudizio ai creditori (Cass. Sez. 5, 15 maggio 2013, n. 20999). . 110 c.p, art. 216, comma 1, n. 2, in relazione alla L.Fall., art. 223

 

l’omessa tenuta della contabilità integra gli estremi del reato di bancarotta documentale fraudolenta, solo ove si accerti che scopo dell’omissione è quello di creare pregiudizio ai creditori (Cass. Sez. 5, 15 maggio 2013, n. 20999). . 110 c.p, art. 216, comma 1, n. 2, in relazione alla L.Fall., art. 223

 

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Orbene l’ipotesi di omessa tenuta delle scritture costituisce oggetto della diversa ipotesi di bancarotta semplice documentale L.Fall., ex art. 217, non essendo dimostrata l’intenzione di frodare i creditori, tale non potendosi ritenere l’argomentazione tautologica utilizzata dal giudice a quo a pag. 6 (“era, quindi, evidente la ragione che aveva portato i due amministratori a non consentire la ricostruzione corretta di tali movimentazioni finanziarie”), con riferimento all’impatto negativo, per il bilancio della società, delle garanzie in favore di istituti di credito, con riferimento alla posizione di altre società che facevano capo ai medesimi proprietari. Tale profilo, peraltro, è stato oggetto di specifica censura per quanto meglio si dirà più avanti.

 

 

 

 

sergioarmaroli

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE QUINTA PENALE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DUBOLINO Pietro – Presidente –

Dott. DE BERARDINIS Silvana – Consigliere –

Dott. FUMO Maurizio – Consigliere –

Dott. GUARDIANO Alfredo – Consigliere –

Dott. POSITANO Gabriele – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

B.E.;

avverso la sentenza n. 930/2010 CORTE APPELLO di MILANO, del 18/04/2013;

visti gli atti, la sentenza e il ricorso;

udita in PUBBLICA UDIENZA del 14/01/2014 la relazione fatta dal Consigliere Dott. GABRIELE POSITANO;

Il Procuratore generale della Corte di Cassazione, Dott. DI POPOLO Angelo, ha concluso chiedendo l’inammissibilità del ricorso.

E’ pervenuta dichiarazione del difensore di adesione alla astensione dalle udienze penali deliberata dall’Unione Camere Penali Italiane in data 20 dicembre 2013.

Svolgimento del processo

1. Il difensore di B.E. propone ricorso per Cassazione contro la sentenza pronunciata dalla Corte d’Appello di Milano, in data 18 aprile 2013, con la quale si confermava la decisione adottata in data 21 settembre 2009 dal GUP presso il Tribunale di Milano, di condanna dell’imputata alla pena di anni uno e mesi quattro di reclusione, per i reati di cui all’art. 110 c.p, art. 216, comma 1, n. 2, in relazione alla L.Fall., art. 223. B.E. quale vicepresidente del consiglio di amministrazione e consigliere delegato della società immobiliare SUVA con sede in ____, dichiarata fallita in data 25 gennaio 2001 e V.B., già marito della imputata e Presidente del consiglio di amministrazione e consigliere delegato della citata società, sono stati ritenuti responsabili del reato di cui all’art. 216, n. 2, per avere sottratto tutti i libri contabili e le altre scritture previste dall’art. 2214 c.c., rendendo impossibile agli organi del fallimento la ricostruzione del patrimonio e i movimenti degli affari della società fallita.

2. Con il primo motivo di ricorso l’imputata deduce la contraddittorietà e l’illogicità della motivazione in relazione alla L.Fall., artt. 216 e 223, sotto il duplice profilo dell’errato rapporto tra la causa del dissesto e la omessa annotazione dei bilanci da un lato e l’errata presunzione dell’esistenza dell’elemento soggettivo sulla base dei dati documentali, dall’altro.

3. In secondo luogo, ha lamentato l’erronea applicazione delle predette norme ai sensi dell’art. 606 c.p.p., lett. b), difettando, con riferimento alla contestazione di bancarotta fraudolenta, la prova del fine di arrecare pregiudizio ai creditori.

Motivazione

1. Preliminarmente va rilevato che, nonostante la dichiarazione del difensore di adesione all’astensione deliberata dalla Giunta dell’Unione Camere Penali, la Corte procede egualmente all’esame del ricorso, poichè, sulla base della contestazione in atti, la data di prescrizione appare prossima (3 febbraio 2014).

2. Nel merito, è evidente che la Corte territoriale ha posto a sostegno delle proprie argomentazioni la circostanza secondo cui l’imputata non ha mai predisposto i bilanci sociali e le dichiarazioni, a far data dall’anno 1997 e sino alla data del fallimento della società (25 gennaio 2001), ritenendo pacifico il fatto materiale della mancata predisposizione delle scritture da parte della B., anche sulla base delle dichiarazioni da questa rese al curatore (“non ho più fatto bilanci e dichiarazioni”), nella consapevolezza che il presidente ed altro consigliere delegato, V. (ex marito della imputata) era espatriato da tempo. Orbene l’ipotesi di omessa tenuta delle scritture costituisce oggetto della diversa ipotesi di bancarotta semplice documentale L.Fall., ex art. 217, non essendo dimostrata l’intenzione di frodare i creditori, tale non potendosi ritenere l’argomentazione tautologica utilizzata dal giudice a quo a pag. 6 (“era, quindi, evidente la ragione che aveva portato i due amministratori a non consentire la ricostruzione corretta di tali movimentazioni finanziarie”), con riferimento all’impatto negativo, per il bilancio della società, delle garanzie in favore di istituti di credito, con riferimento alla posizione di altre società che facevano capo ai medesimi proprietari. Tale profilo, peraltro, è stato oggetto di specifica censura per quanto meglio si dirà più avanti.

3. Pertanto, mentre la motivazione del giudice di primo grado lascia sullo sfondo la pregressa esistenza delle scritture contabili, che l’imputata avrebbe omesso di consegnare agli organi fallimentari, così rendendo impossibile o gravemente difficoltosa la ricostruzione dei movimenti finanziari, in linea con il capo di imputazione nel quale la condotta contestata è quella della “sottrazione” delle scritture, la Corte d’Appello muove dal presupposto della oggettiva inesistenza delle scritture a far data dall’anno 1997. Come rilevato, l’omessa tenuta della contabilità integra gli estremi del reato di bancarotta documentale fraudolenta, solo ove si accerti che scopo dell’omissione è quello di creare pregiudizio ai creditori (Cass. Sez. 5, 15 maggio 2013, n. 20999).

4. La questione è stata oggetto del secondo e terzo motivo. Con il secondo motivo, si lamenta la mancanza di una prova dell’elemento soggettivo del reato nei termini sopra specificati. La Corte d’Appello avrebbe desunto l’esistenza del dolo dalla circostanza che lo stato delle scritture contabili fosse tale da non rendere possibile la ricostruzione del patrimonio operando, così, una errata sovrapposizione tra l’elemento soggettivo e quello oggettivo del reato. Con il terzo motivo la ricorrente ha dedotto l’erronea applicazione delle norme in tema di bancarotta fraudolenta documentale, evidenziando che, in assenza di contestazioni per la distrazione e, in presenza di un unico bene della società, poi a sottoposto procedura esecutiva, le ragioni dei creditori non erano mai state concretamente poste in pericolo. Da ciò emerge la mancanza della prova dello scopo dell’omissione, consistente nella finalità di recare pregiudizio ai creditori.

5. Va rilevato che l’imputata, B.E., ricopriva non la qualifica di consigliere di amministrazione, ma quella di consigliere delegato, per cui era a conoscenza del fatto che l’altro consigliere delegato, l’ex marito V., era espatriato e quindi nessuno avrebbe provveduto alla redazione della contabilità. Pertanto era assolutamente prevedibile che se i bilanci e le dichiarazioni non fossero stati redatti dall’imputata, quale consigliere delegato e vicepresidente, nessuno gli avrebbe compilati. Ciò si è puntualmente verificato dal 1997 alla data del fallimento. Il curatore aveva segnalato oltre a tale difficoltà, anche la circostanza di non essere stato in grado di precisare se le immobilizzazioni materiali rinvenute, fossero state oggetto di distrazioni. La stessa B.E. ebbe a riferire al curatore di non essere in grado di chiarire se vi sia stata distrazione per la mancanza delle scritture contabili nell’arco temporale tra la redazione dell’ultimo bilancio, nel 1997, e la data di dichiarazione del fallimento, nel 2001. Si tratta, con evidenza, di condotte che dimostrano la coscienza e volontà di tenere irregolarmente le scritture contabili, con la consapevolezza che ciò renderà impossibile la ricostruzione delle vicende del patrimonio sociale, ma non emergono elementi relativi all’ulteriore elemento della finalità di creare pregiudizio ai creditori, come richiesto dalla reato di bancarotta fraudolenta documentale.

6. Ciò premesso, il reato, va riqualificato quale bancarotta semplice documentale ed è stato consumato il 25 gennaio 2001 e, quindi, il termine prescrizionale – sia secondo il previgente testo dell’art. 157 c.p., che di quello modificato dalla L. n. 251 del 2005, che, comunque appare applicabile nel caso di specie perchè più favorevole e perchè la decisione di primo grado è del 21 settembre 2009, ovvero successiva alla entrata in vigore della L. n. 251 del 2005, con la sospensione di giorni 198, è maturato il ____. Orbene i motivi di impugnazione, non sono inammissibili e, quindi, del maturarsi del termine prescrizionale si deve tenere conto anche in sede di legittimità.

7. Non ricorrono i presupposti per una pronuncia assolutoria ex art. 129 c.p.p., comma 2, perchè, tenuto conto di quanto emerge a carico della B. dalla motivazione delle due sentenze, non risulta evidente la estraneità del ricorrente ai fatti contestati. Ed anzi oltre ai dati documentali sopra riferiti, va aggiunto che l’imputata era a certamente a conoscenza del precedente dissesto finanziario della società e che la stessa aveva prestato garanzie e fideiussioni in favore di altri soggetti economici e che V. era stato costretto ad espatriare per lavoro e che dal 1997 la società non aveva più redatto bilanci o dichiarazioni contabili obbligatorie.

8. Cosicchè è necessario prendere atto della intervenuta causa estintiva e annullare senza rinvio la sentenza impugnata per essere estinto il reato per intervenuta prescrizione, rendendo superfluo l’esame dei singoli motivi di impugnazione.

 

PQM

La Corte, riqualificato il fatto come bancarotta documentale semplice, annulla senza rinvio la sentenza impugnata perchè il reato è estinto per intervenuta prescrizione.

Così deciso in Roma, il 14 gennaio 2014.

Depositato in Cancelleria il 25 marzo 2014

 

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