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ATTO OSCENO IN LUOGO PUBBLICO NO A DEPENALIZZAZIONE SE FREQUENTATO DA MINORI AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA RAVENNA FORLI CESENA Al riguardo, l’articolo 527 c.p., nel testo infine novellato dal Decreto Legislativo 15 gennaio 2016, n. 8, articolo 2, comma 1, lettera a) e lettera b), prevede che chiunque, in luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico, compie atti osceni e’ soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da Euro 5.000 a Euro 30.000, applicandosi invece la pena della reclusione da quattro mesi a quattro anni e sei mesi se il fatto e’ commesso all’interno o nelle immediate vicinanze di luoghi abitualmente frequentati da minori e se da cio’ deriva il pericolo che essi vi assistano

ATTO OSCENO IN LUOGO PUBBLICO NO A DEPENALIZZAZIONE SE FREQUENTATO DA MINORI AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA RAVENNA FORLI CESENA

Al riguardo, l’articolo 527 c.p., nel testo infine novellato dal Decreto Legislativo 15 gennaio 2016, n. 8, articolo 2, comma 1, lettera a) e lettera b), prevede che chiunque, in luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico, compie atti osceni e’ soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da Euro 5.000 a Euro 30.000, applicandosi invece la pena della reclusione da quattro mesi a quattro anni e sei mesi se il fatto e’ commesso all’interno o nelle immediate vicinanze di luoghi abitualmente frequentati da minori e se da cio’ deriva il pericolo che essi vi assistano.

A seguito della novella di depenalizzazione, pertanto, rimane come reato, punibile con la reclusione, l’atto osceno “commesso all’interno o nelle immediate vicinanze di luoghi abitualmente frequentati da minori”, se da cio’ deriva il pericolo che essi vi assistano.

4.2. In specie la contestazione ha invero dato conto che il ricorrente ha praticato autoerotismo a bordo della propria autovettura, in luogo pubblico ed in presenza di una ragazza minorenne. Ma non vi e’ alcuna specificazione in ordine al fatto che l’episodio si sia svolto nelle immediate vicinanze di luoghi abitualmente frequentati da minori.

 

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Suprema Corte di Cassazione

sezione III penale

sentenza 1 marzo 2017, n. 10025

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA PENALE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMORESANO Silvio – Presidente

Dott. SOCCI Angelo Matteo – Consigliere

Dott. GRAZIOSI Chiara – Consigliere

Dott. CERRONI Claudio – rel. Consigliere

Dott. RENOLDI Carlo – Consigliere

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso proposto da:

Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Venezia;

nel procedimento nei confronti di:

(OMISSIS), nato a (OMISSIS);

avverso la sentenza del 13/04/2016 del Tribunale di Vicenza

visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;

udita la relazione svolta dal Consigliere Dr. Claudio Cerroni;

udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Dr. Canevelli Paolo, che ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso udito per l’imputato l’avvocato (OMISSIS).

RITENUTO IN FATTO

  1. Con sentenza del 13 aprile 2016 il Tribunale di Vicenza ha assolto (OMISSIS) dal reato di cui all’articolo 99 c.p., comma 2 e articolo 527 c.p. perche’ il fatto non e’ previsto dalla legge come reato, disponendo altresi’ la trasmissione degli atti al Prefetto.
  2. Avverso il predetto provvedimento il Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Venezia ha proposto ricorso per cassazione con un motivo di impugnazione.

2.1. Il ricorrente ha osservato, a norma dell’articolo 606 c.p.p., comma 1, lettera b) da un lato che doveva considerarsi esperibile il ricorso per cassazione, e dall’altro che la fattispecie non era stata oggetto di depenalizzazione, permanendo la rilevanza penale del fatto allorche’ vi fosse pericolo che il minore potesse assistervi, ed in specie vi era invece addirittura certezza.

Andava quindi disposto l’annullamento della sentenza con restituzione degli atti al Tribunale di Vicenza.

  1. Il Procuratore Generale ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso.

CONSIDERATO IN DIRITTO

  1. Il ricorso e’ manifestamente infondato.

4.1. Il ricorrente, assumendo la mancata depenalizzazione della fattispecie, ha inteso proporre ricorso immediato per cassazione (cfr. Sez. 6, n. 5450 del 19/03/1985, Cappellari, Rv. 169521) nei confronti della sentenza dibattimentale del Tribunale veneto, che aveva assolto l’imputato dal reato ascritto perche’ il fatto non e’ previsto dalla legge come reato.

Al riguardo, l’articolo 527 c.p., nel testo infine novellato dal Decreto Legislativo 15 gennaio 2016, n. 8, articolo 2, comma 1, lettera a) e lettera b), prevede che chiunque, in luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico, compie atti osceni e’ soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da Euro 5.000 a Euro 30.000, applicandosi invece la pena della reclusione da quattro mesi a quattro anni e sei mesi se il fatto e’ commesso all’interno o nelle immediate vicinanze di luoghi abitualmente frequentati da minori e se da cio’ deriva il pericolo che essi vi assistano.

A seguito della novella di depenalizzazione, pertanto, rimane come reato, punibile con la reclusione, l’atto osceno “commesso all’interno o nelle immediate vicinanze di luoghi abitualmente frequentati da minori”, se da cio’ deriva il pericolo che essi vi assistano.

4.2. In specie la contestazione ha invero dato conto che il ricorrente ha praticato autoerotismo a bordo della propria autovettura, in luogo pubblico ed in presenza di una ragazza minorenne. Ma non vi e’ alcuna specificazione in ordine al fatto che l’episodio si sia svolto nelle immediate vicinanze di luoghi abitualmente frequentati da minori.

A nulla rileva, quindi, che una ragazza si sia ritrovata ad essere spettatrice dell’esibizione, nella oggettiva carenza degli altri elementi della fattispecie penalmente incriminatrice.

Atteso cio’, ed ai sensi dell’articolo 8 del medesimo D.Lgs., le disposizioni di quest’ultimo, che sostituiscono sanzioni penali con sanzioni amministrative, si applicano anche alle violazioni commesse anteriormente alla data di entrata in vigore del decreto stesso, sempre che il procedimento penale non sia stato definito con sentenza o con decreto divenuti irrevocabili (caso nel quale provvedera’ il giudice dell’esecuzione alla revoca della sentenza o del decreto).

Del tutto correttamente, in definitiva, ha cosi’ operato il Tribunale di Vicenza, trasmettendo infine gli atti al Prefetto.

4.2. Il motivo di ricorso e’ quindi manifestamente infondato, per cui ne va dichiarata l’inammissibilita’.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso del Procuratore Generale

 

 

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Con sentenza in data 9 luglio 2009, il Gup presso il Tribunale di Ascoli Piceno, dichiarava non luogo a procedere nei confronti di B.G. perchè il fatto non sussiste, nonchè non doversi procedere nei confronti di C.C., L.C. P., P.A.M. e M.R., con la formula perchè il fatto non costituisce reato per alcuni episodi e con la formula perchè il fatto non sussiste per gli altri.

Il procedimento nasceva da una imputazione di concorso in usura elevata nei confronti di alcuni funzionari della locale filiale della Banca di Roma, con riferimento a due relazioni di c/c accese presso la predetta banca dalla Orsini srl, sulle quali risultavano praticati, nel periodo compreso fra il 2^ semestre 1998 ed il 3^ trimestre 2003, tassi di interesse superiori al tasso soglia indicato dai Decreti Ministeriali emanati in attuazione della L. 7 marzo 1996, n. 108 che aveva novellato l’art. 644 c.p..

In particolare la contestazione rilevava che il superamento del tasso soglia era avvenuto applicando in maniera abnorme la commissione massimo scoperto (CMS), attraverso una interpretazione strumentale della circolare della Banca d’Italia del 30/9/1996 e delle successive, che non tengono conto della CMS ai fini del calcolo del Tasso Effettivo Globale Medio (TEGM).

Nel corso dell’udienza preliminare il Gup disponeva perizia contabile affidando al CTU il compito di verificare l’eventuale superamento del tasso soglia con riferimento ai due c/c bancari della Orsini s.r.l., in essere presso la Banca di Roma, ponendo al CTU dei quesiti alternativi, quanto al metodo di calcolo, che comportavano l’effettuazione di quattro differenti conteggi.

Alla stregua del primo conteggio, che includeva la CMS nel calcolo del Tasso Effettivo Globale (TEG) praticato dalla Banca, emergeva che le soglie di usura risultavano superate in alcuni trimestri per entrambi i c/c. Alla stregua del secondo conteggio (che adottava una formula di calcolo diversa da quella indicata dalla Banca d’Italia ma non includeva la CMS) risultavano due esuberi sul c/c ****, ma non veniva riscontrato alcun esubero sul c/c n. **** Secondo il terzo conteggio (che adottava la formula di calcolo indicata dalla Banca d’Italia ma non includeva la CMS), i risultati non evidenziavano alcun esubero.

Alla stregua del quarto conteggio (che adottava la formula di calcolo indicata dalla Banca d’Italia e includeva la CMS secondo le istruzioni fornite nel bollettino di vigilanza del 2 dicembre 2005) i risultati non evidenziavano alcun esubero.

In punto di diritto, il Gup osservava che, sia alla luce del tenore letterale della norma di cui all’art. 644 c.p., comma 4 che della “ratio legis”, la CMS doveva essere inclusa nella procedura di calcolo del TEGM, in quanto il legislatore, ai fini della determinazione del tasso di interesse usurario, aveva chiaramente indicato che doveva tenersi conto di tutti quei costi che il contraente era chiamato a sopportare in relazione al credito accordatogli.

Di conseguenza il Gup osservava che la scelta della Banca d’Italia di non includere la CMS nella procedura di calcolo del TEGM non poteva ritenersi vincolante per l’interprete.

Pertanto l’elemento obiettivo del reato di usura doveva ritenersi integrato, con riferimento a quei trimestri rispetto ai quali era stato accertato l’esubero, utilizzando il metodo di calcolo che teneva conto della CMS. Il Gup, inoltre, respingeva la tesi difensiva dell’errore determinato da ignoranza scusabile della legge penale, con riferimento all’oscurità dei criteri per il calcolo del tasso soglia, ma riscontrava la carenza dell’elemento soggettivo in testa ai funzionari della Banca di Roma, riconoscendo che gli stessi avevano agito senza la coscienza e volontà di porre in essere una condotta usuraria.

Avverso tale sentenza propongono ricorso per cassazione gli imputati C.C., L.C.P., P.A. M. e M.R., con riferimento ai capi della sentenza in cui risultano assolti con la formula “perchè il fatto non costituisce reato”, sollevando due motivi di gravame con i quali deducono mancanza e manifesta illogicità della motivazione ed inosservanza e/o erronea applicazione della legge penale e/o di altre norme giuridiche di cui si deve tener conto nell’applicazione delle legge penale.

La manifesta illogicità della sentenza deriverebbe dal fatto che il giudice ha messo a confronto il tasso soglia (TEGM), indicato nei D.M. sulla base delle rilevazioni effettuate dalla Banca d’Italia, alla cui formazione non concorre la CMS, con il TEG praticato dalla Banca di Roma, per il calcolo del quale il CTU ha tenuto conto anche della CMS. A parere dei ricorrenti, qualora si volesse includere la CMS nel calcolo del tasso soglia, ove lo si consideri un costo che deve essere preso in considerazione per la determinazione del tasso di interesse usurario, non si potrebbe prendere in considerazione un tasso soglia che sia stato concretamente determinato senza prendere in considerazione la CMS. Ciò perchè è evidente che, includendo tale onere (la CMS) nel calcolo degli interessi praticati dalle banche e dagli altri intermediari finanziari, si perverrebbe ad un risultato diverso da quello rilevato dalla Banca d’Italia ed utilizzato dal Ministro del tesoro per la determinazione del limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari.

Sotto il profilo del diritto, i ricorrenti osservano che la norma di cui all’art. 644 c.p. è una norma parzialmente in bianco nella quale la determinazione concreta del tasso usurario viene demandata agli organi amministrativi, all’esito di una procedura attraverso la quale vengono determinati i Tassi Effettivi Globali Medi per ogni categoria di operazioni omogenee.

Pertanto la determinazione del tasso usurario non può essere rimessa all’interprete che non può forzare i metodi di calcolo demandati per legge alle autorità amministrative.

Avverso la sentenza hanno proposto ricorso anche le parti civili deducendo violazione di legge e vizio della motivazione per manifesta contraddittorietà, illogicità e travisamento della prova.

Al riguardo le parti civili si dolgono delle motivazioni con cui il Gup è pervenuto all’esclusione dell’elemento soggettivo in testa agli imputati, facendo rilevare che, una volta esclusa la sussistenza dell’errore sul fatto, appariva illogica e contraddittoria l’esclusione dell’elemento soggettivo dal momento che gli imputati avevano applicato i tassi esuberanti essendo pienamente coscienti della loro natura usuraria.

Eccepiscono, inoltre, che nella fattispecie l’elemento soggettivo del reato può essere integrato anche dal dolo eventuale.

 

 

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SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

SEZIONE II PENALE

Sentenza 19 febbraio – 26 marzo 2010, n. 12028

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE 

SEZIONE SECONDA PENALE 

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: 

Dott. CARMENINI Secondo Libero – Presidente – 

Dott. PAGANO Filiberto – Consigliere – 

Dott. GALLO Domenico – Consigliere – 

Dott. FUMU Giacomo – Consigliere – 

Dott. CERVADORO Mirella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente: 

sentenza

sul ricorso proposto da: 

avv.ti della Sala Paolo del foro di Milano e Olivo Riccardo, del foro di Roma, nell’interesse di: 

C.C., nato a ****; 

nonchè dall’avv. Olivo Riccardo nell’interesse di: 

L.C.P., nato a ****; 

P.A.M., nato a ****; 

M.R., nato a ****; 

nonchè dall’avv. Agostini Nazario, del foro di Ascoli Piceno, nell’interesse delle parti civili Orsini S.r.l., in persona dell’Amministratore Unico O.E., nato in ****; 

Or.En., nato ad ****; 

C.F., nata in ****; 

nei confronti dei ricorrenti di cui sopra nonchè di: 

B.G., nato a ****; 

avverso la sentenza del Gip presso il Tribunale di Ascoli Piceno in data 9 luglio 2009; 

Sentita la relazione della causa fatta, dal Consigliere Domenico Gallo; 

Udita la requisitoria del sostituto procuratore generale, Dr. STABILE Carmine, il quale ha concluso per l’annullamento con rinvio al giudice penale; 

Udito il difensore delle parti civili, avv. Agostini Nazario, che ha concluso associandosi alle richieste del P.G.; 

Udito il difensore, avv. Olivo Riccardo che ha concluso per l’accoglimento del proprio ricorso, per l’inammissibilità del ricorso di Or.En. e C.F. ed il rigetto del ricorso di O.E.. 

osserva:

FATTO 

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza in data 9 luglio 2009, il Gup presso il Tribunale di Ascoli Piceno, dichiarava non luogo a procedere nei confronti di B.G. perchè il fatto non sussiste, nonchè non doversi procedere nei confronti di C.C., L.C. P., P.A.M. e M.R., con la formula perchè il fatto non costituisce reato per alcuni episodi e con la formula perchè il fatto non sussiste per gli altri.

Il procedimento nasceva da una imputazione di concorso in usura elevata nei confronti di alcuni funzionari della locale filiale della Banca di Roma, con riferimento a due relazioni di c/c accese presso la predetta banca dalla Orsini srl, sulle quali risultavano praticati, nel periodo compreso fra il 2^ semestre 1998 ed il 3^ trimestre 2003, tassi di interesse superiori al tasso soglia indicato dai Decreti Ministeriali emanati in attuazione della L. 7 marzo 1996, n. 108 che aveva novellato l’art. 644 c.p..

In particolare la contestazione rilevava che il superamento del tasso soglia era avvenuto applicando in maniera abnorme la commissione massimo scoperto (CMS), attraverso una interpretazione strumentale della circolare della Banca d’Italia del 30/9/1996 e delle successive, che non tengono conto della CMS ai fini del calcolo del Tasso Effettivo Globale Medio (TEGM).

Nel corso dell’udienza preliminare il Gup disponeva perizia contabile affidando al CTU il compito di verificare l’eventuale superamento del tasso soglia con riferimento ai due c/c bancari della Orsini s.r.l., in essere presso la Banca di Roma, ponendo al CTU dei quesiti alternativi, quanto al metodo di calcolo, che comportavano l’effettuazione di quattro differenti conteggi.

Alla stregua del primo conteggio, che includeva la CMS nel calcolo del Tasso Effettivo Globale (TEG) praticato dalla Banca, emergeva che le soglie di usura risultavano superate in alcuni trimestri per entrambi i c/c. Alla stregua del secondo conteggio (che adottava una formula di calcolo diversa da quella indicata dalla Banca d’Italia ma non includeva la CMS) risultavano due esuberi sul c/c ****, ma non veniva riscontrato alcun esubero sul c/c n. **** Secondo il terzo conteggio (che adottava la formula di calcolo indicata dalla Banca d’Italia ma non includeva la CMS), i risultati non evidenziavano alcun esubero.

Alla stregua del quarto conteggio (che adottava la formula di calcolo indicata dalla Banca d’Italia e includeva la CMS secondo le istruzioni fornite nel bollettino di vigilanza del 2 dicembre 2005) i risultati non evidenziavano alcun esubero.

In punto di diritto, il Gup osservava che, sia alla luce del tenore letterale della norma di cui all’art. 644 c.p., comma 4 che della “ratio legis”, la CMS doveva essere inclusa nella procedura di calcolo del TEGM, in quanto il legislatore, ai fini della determinazione del tasso di interesse usurario, aveva chiaramente indicato che doveva tenersi conto di tutti quei costi che il contraente era chiamato a sopportare in relazione al credito accordatogli.

Di conseguenza il Gup osservava che la scelta della Banca d’Italia di non includere la CMS nella procedura di calcolo del TEGM non poteva ritenersi vincolante per l’interprete.

Pertanto l’elemento obiettivo del reato di usura doveva ritenersi integrato, con riferimento a quei trimestri rispetto ai quali era stato accertato l’esubero, utilizzando il metodo di calcolo che teneva conto della CMS. Il Gup, inoltre, respingeva la tesi difensiva dell’errore determinato da ignoranza scusabile della legge penale, con riferimento all’oscurità dei criteri per il calcolo del tasso soglia, ma riscontrava la carenza dell’elemento soggettivo in testa ai funzionari della Banca di Roma, riconoscendo che gli stessi avevano agito senza la coscienza e volontà di porre in essere una condotta usuraria.

Avverso tale sentenza propongono ricorso per cassazione gli imputati C.C., L.C.P., P.A. M. e M.R., con riferimento ai capi della sentenza in cui risultano assolti con la formula “perchè il fatto non costituisce reato”, sollevando due motivi di gravame con i quali deducono mancanza e manifesta illogicità della motivazione ed inosservanza e/o erronea applicazione della legge penale e/o di altre norme giuridiche di cui si deve tener conto nell’applicazione delle legge penale.

La manifesta illogicità della sentenza deriverebbe dal fatto che il giudice ha messo a confronto il tasso soglia (TEGM), indicato nei D.M. sulla base delle rilevazioni effettuate dalla Banca d’Italia, alla cui formazione non concorre la CMS, con il TEG praticato dalla Banca di Roma, per il calcolo del quale il CTU ha tenuto conto anche della CMS. A parere dei ricorrenti, qualora si volesse includere la CMS nel calcolo del tasso soglia, ove lo si consideri un costo che deve essere preso in considerazione per la determinazione del tasso di interesse usurario, non si potrebbe prendere in considerazione un tasso soglia che sia stato concretamente determinato senza prendere in considerazione la CMS. Ciò perchè è evidente che, includendo tale onere (la CMS) nel calcolo degli interessi praticati dalle banche e dagli altri intermediari finanziari, si perverrebbe ad un risultato diverso da quello rilevato dalla Banca d’Italia ed utilizzato dal Ministro del tesoro per la determinazione del limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari.

Sotto il profilo del diritto, i ricorrenti osservano che la norma di cui all’art. 644 c.p. è una norma parzialmente in bianco nella quale la determinazione concreta del tasso usurario viene demandata agli organi amministrativi, all’esito di una procedura attraverso la quale vengono determinati i Tassi Effettivi Globali Medi per ogni categoria di operazioni omogenee.

Pertanto la determinazione del tasso usurario non può essere rimessa all’interprete che non può forzare i metodi di calcolo demandati per legge alle autorità amministrative.

Avverso la sentenza hanno proposto ricorso anche le parti civili deducendo violazione di legge e vizio della motivazione per manifesta contraddittorietà, illogicità e travisamento della prova.

Al riguardo le parti civili si dolgono delle motivazioni con cui il Gup è pervenuto all’esclusione dell’elemento soggettivo in testa agli imputati, facendo rilevare che, una volta esclusa la sussistenza dell’errore sul fatto, appariva illogica e contraddittoria l’esclusione dell’elemento soggettivo dal momento che gli imputati avevano applicato i tassi esuberanti essendo pienamente coscienti della loro natura usuraria.

Eccepiscono, inoltre, che nella fattispecie l’elemento soggettivo del reato può essere integrato anche dal dolo eventuale.

DIRITTO 

MOTIVI DELLA DECISIONE

Preliminarmente occorre esaminare il ricorso delle parti civili.

In proposito occorre rilevare che non sono ammissibili i ricorsi proposti da Or.En. e C.F., i quali hanno agito nella qualità di fideiussori della Orsini S.r.l., in quanto, secondo una recente pronunzia di questa Corte: “la persona danneggiata, pur costituita parte civile, che non sia anche persona offesa non è legittimata a proporre ricorso per cassazione avverso la sentenza di non luogo a procedere, essendo tale impugnazione destinata alla tutela esclusiva degli interessi penalistici della persona offesa” (Cass. Sez. 5^, Sentenza n. 37114 del 16/04/2009 Cc. Rv. 244601).

In punto di diritto, la Corte nella pronunzia citata ha rilevato che:

”La L. n. 46 del 2006, che ha tra l’altro abrogato l’art. 577 c.p.p., ha profondamente modificato il regime di impugnabilità della sentenza di non luogo a procedere, riconoscendo alla persona offesa la legittimazione a ricorrere per cassazione non solo per violazione del contraddittorio, ma, quando sia costituita parte civile, anche per gli altri motivi ammessi dall’art. 606 c.p.p..

Sicchè si pone il problema dell’estensione anche al danneggiato della legittimazione ad impugnare riconosciuta alla persona offesa, quando vi sia stata costituzione di parte civile.

La soluzione del problema non può prescindere dalla preliminare considerazione che questa impugnazione non è limitata ai soli effetti civili, perchè una tale limitazione, tuttora esplicitamente imposta dall’art. 576 c.p.p., comma 1 per le impugnazioni della parte civile contro le sentenze pronunciate in giudizio, non è prevista dall’art. 428 c.p.p., comma 2, oltre ad essere incompatibile con la natura della decisione conclusiva dell’udienza preliminare, priva di effetti irrevocabili sul merito della controversia.

Sicchè deve ritenersi che il riferimento dell’art. 428 c.p.p., comma 2 alla persona offesa escluda il danneggiato, pur costituito parte civile, dalla legittimazione a ricorrere per cassazione, trattandosi qui di un’impugnazione destinata alla tutela esclusiva degli interessi penalistici della persona offesa.

Del resto la distinzione tra persona offesa e danneggiato è ben chiara nella terminologia del codice (si vedano gli artt. 11, 36, 77, 404 e 652 c.p.p.); e non è ragionevole che da una tale distinzione si prescinda nell’ambito di una disposizione che alla persona offesa riconosca una più limitata legittimazione ad impugnare anche quando sia costituita parte civile” (Cass. Pen. Sez. 5^, 15.1.2007, n. 5698, CED 235863).

Nella fattispecie, poichè l’imputazione ha ad oggetto il reato di usura commesso in danno della Orsini S.r.l., alla quale la Banca di Roma avrebbe applicato tassi di interesse superiori alla soglia legale, è evidente che la persona offesa è soltanto tale società, titolare dei due rapporti di conto corrente accesi presso la filiale di Ascoli Piceno della Banca di Roma, mentre i soggetti che hanno agito in qualità di fideiussori della società, pur essendo – in ipotesi – danneggiati dal reato non possono essere considerati persone offese.

Pertanto i ricorsi di Or.En. e C.F. devono essere dichiarati inammissibili.

Il ricorso proposto dalla Orsini S.r.l. è ammissibile ma infondato nel merito.

A questo proposito occorre avere riguardo alla natura della sentenza di proscioglimento ex art. 425 c.p.p. La regola di giudizio che governa la sentenza di non luogo a procedere emessa dal Gup all’esito della fase dell’udienza preliminare è quella inerente alla prognosi di non evoluzione in senso favorevole all’accusa del materiale probatorio raccolto (Cass. Sez. 2^, Sentenza n. 45046 del 11/11/2008 Cc. Rv. 242222).

Con una recente pronunzia questa Corte ha ribadito che: “La previsione di cui all’art. 425 c.p.p., comma 3, – per la quale il G.u.p. deve emettere sentenza di non luogo a procedere anche quando gli elementi acquisiti risultino insufficienti o contraddittori – è qualificata dall’ultima parte del suddetto comma terzo che impone tale decisione soltanto ove i predetti elementi siano comunque inidonei a sostenere l’accusa in giudizio.

Ne deriva che solo una prognosi di inutilità del dibattimento relativa alla evoluzione, in senso favorevole all’accusa, del materiale probatorio raccolto – e non un giudizio prognostico in esito al quale il giudice pervenga ad una valutazione di innocenza dell’imputato – può condurre ad una sentenza di non luogo a procedere” (Cass. Sez. 5^, Sentenza n. 22864 del 15/05/2009 Cc. (dep. 03/06/2009 ) Rv. 244202).

Nella fattispecie non ricorre l’ipotesi che gli elementi istruttori raccolti possano avere una qualunque evoluzione nel corso del dibattimento in quanto tutte le ipotesi possibili di calcolo del Tasso Effettivo Globale Medio applicato dalla Banca di Roma alle due relazioni di conto corrente in essere con la Orsini s.r.l. sono state prese in considerazione dal CTU ed il Gup ha fatto proprio il conteggio più sfavorevole agli imputati.

Non essendo possibile alcun ulteriore sviluppo in dibattimento, in senso favorevole all’accusa, del materiale istruttorio raccolto, non può essere censurata la sentenza di non doversi procedere pronunziata dal Giudice dell’udienza preliminare poichè l’art. 425, comma 1 impone al Gup di pronunziare sentenza di proscioglimento quando “..risulta che il fatto non sussiste o che l’imputato non lo ha commesso o che il fatto non costituisce reato..” La sentenza impugnata, pertanto, è coerente con la regola di giudizio che governa l’esito dell’udienza dibattimentale, ai sensi dell’art. 425 c.p.p..

Il Gup ha accettato il primo conteggio del CTU che includeva la CMS nel calcolo del Tasso Effettivo Globale (TEG) praticato dalla Banca, dal quale emergeva che le soglie di usura risultavano superate in alcuni trimestri per entrambi i c/c. Conseguentemente per i trimestri nei quali non risultava alcun superamento del tasso soglia ha disposto il proscioglimento degli imputati per l’insussistenza del fatto.

Viceversa per gli altri trimestri, avendo ritenuto sussistente l’elemento obiettivo del reato di usura per il superamento del tasso soglia, ha proceduto all’esame della sussistenza dell’elemento soggettivo del reato in testa agli imputati, tutti funzionari della locale agenzia della Banca di Roma.

Al riguardo il Gup ha osservato che “la minima entità dei superamenti del tasso soglia rispetto alle cifre movimentate nei conti, la episodicità dei superamenti stessi nel corso di rapporti bancari analizzati per un lungo lasso temporale (ben sei anni), la presenza di normativa secondaria di settore, solo successivamente rivisitata dalla Banca d’Italia, la certezza rappresentata dalla controprova che, in applicazione della contraddittoria normativa secondaria di settore, non vi sono stati superamenti, costituiscono granitici indici fattuali che depongono per la certa insussistenza dell’elemento psicologico, non potendosi, in loro presenza, ragionevolmente ritenere la sussistenza della consapevolezza e volontà di porre in essere una condotta usuraria” (fol. 36 e 37).

Non v’è dubbio che la conclusione a cui è pervenuto il giudicante in punto di insussistenza dell’elemento soggettivo sia sorretta da adeguata e congrua motivazione esente da vizi logico-giuridici.

Nè può intravedersi alcun vizio di illogicità o di contraddittorietà nella motivazione per il fatto che il Gup ha escluso, nel caso di specie la configurabilità dell’errore di diritto scusabile, ai sensi dell’art. 5 c.p., come modificato dalla sentenza n. 364/1988 della Corte Costituzionale.

Infatti se la sussistenza di un errore di diritto scusabile esclude sempre il dolo in testa all’agente, esonerando il giudice da ogni ulteriore approfondimento in ordine all’elemento soggettivo del reato, una volta escluso l’errore scusabile, non per questo viene meno il dovere di verificare in concreto la sussistenza dell’elemento soggettivo.

Nella fattispecie, tale verifica è stata puntualmente effettuata dal Gup con argomentazioni prive di vizi logici che sfuggono ad ogni censura in questa sede.

Di conseguenza deve essere respinto il ricorso della parte civile Orsini S.r.l..

Per quanto riguarda il ricorso proposto dai soggetti prosciolti dall’imputazione di usura con la formula diversa da quella perchè il fatto non sussiste, il Collegio osserva quanto segue.

Con la L. 7 marzo 1996, n. 108, il legislatore ha novellato il reato di usura di cui all’art. 644 c.p., delineando una disciplina in chiave tendenzialmente oggettiva che fa perno su un rapporto di sproporzione fra le prestazioni, predeterminato attraverso una procedura amministrativa.

In linea generale il reato di usura comune si configura per l’oggettivo superamento del tasso-soglia degli interessi, indipendentemente dalla condizione della persona offesa, salvo che non si verifichi comunque un abuso delle condizioni di difficoltà economica o finanziaria della vittima.

Ove non venga in considerazione l’abuso della situazione di bisogno, l’elemento oggettivo del reato di usura è integrato dall’obiettivo superamento del tasso-soglia degli interessi.

Il superamento del tasso soglia, determinato secondo la procedura amministrativa prevista dalla legge, comporta, infatti, una presunzione legale di usurarietà degli interessi.

Più specificamente il comma 3 dell’ari. 644 c.p. prevede che: “la legge stabilisce il limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari.

A norma della L. n. 108 del 1996, art. 2, comma 4: “il limite previsto dall’art. 644 c.p., comma 3 oltre il quale gli interessi sono sempre usurari, è stabilito nel tasso medio risultante dall’ultima rilevazione pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale ai sensi del comma 1 relativamente alla categoria di operazioni in cui il credito è compreso, aumentato della metà”.

Lo stesso art. 2, ai commi 1 e 2 prevede le modalità di svolgimento della procedura amministrativa per la determinazione del limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari, stabilendo:

”1. il Ministro del Tesoro, sentiti la Banca d’Italia e l’Ufficio italiano dei Cambi, rileva trimestralmente il tasso effettivo globale medio, comprensivo di commissioni, di remunerazioni a qualsiasi titolo e spese, escluse quelle per imposte e tasse, riferito ad anno, degli interessi praticati dalle banche e dagli intermediari finanziari iscritti negli elenchi tenuti dall’Ufficio italiano dei cambi e dalla Banca d’Italia ai sensi del D.Lgs. 1 settembre 1993, n. 385, artt. 106 e 107 nel corso del trimestre precedente per operazioni della stessa natura.

I valori medi derivanti da tale rilevazione, corretti in ragione delle eventuali variazioni del tasso ufficiale di sconto successive al trimestre di riferimento, sono pubblicati senza ritardo nella gazzetta ufficiale.

2. la classificazione delle operazioni per categorie omogenee, tenuto conto della natura, dell’oggetto, dell’importo, della durata, dei rischi e delle garanzie è effettuata annualmente con decreto del ministro del tesoro, sentiti la banca d’Italia e l’ufficio italiano dei cambi e pubblicata senza ritardo nella gazzetta ufficiale”.

In sostanza la legge ha previsto una procedura amministrativa volta a rilevare in modo oggettivo il livello medio dei tassi d’interesse praticato dalle banche e dagli altri intermediari finanziari autorizzati, ancorando il disvalore sociale collegato al concetto di usura al superamento di tale livello-soglia, aumentato della metà.

Di conseguenza la norma di cui all’art. 644 c.p. si presenta come una norma penale parzialmente in bianco, in quanto per determinare il contenuto concreto del precetto penale è necessario fare riferimento ai risultati di una complessa procedura amministrativa.

Se tale procedura non venisse portata a termine, con la pubblicazione trimestrale dei Decreti del Ministro del Tesoro (attualmente dell’Economia e delle Finanze) portanti la rilevazione dei tassi globali medi, il reato non sarebbe punibile per la mancanza di un elemento essenziale, integrativo della condotta, fatta salva l’ipotesi dell’abuso dello stato di bisogno.

Proprio il rilievo che assume la procedura amministrativa per l’integrazione del reato ha fatto sorgere dei dubbi di costituzionalità della norma.

Sul punto è intervenuta questa Sezione che ha statuito che: “In tema di usura è manifestamente infondata l’eccezione di incostituzionalità del combinato disposto dell’art. 644 c.p., comma 3 e della L. 7 marzo 1996, n. 108, l’art. 2 per contrasto con l’art. 25 Cost., sotto il profilo che le predette norme, nel rimettere la determinazione del “tasso soglia”, oltre il quale si configura uno degli elementi oggettivi del delitto di usura, ad organi amministrativi, determinerebbero una violazione del principio della riserva di legge in materia penale” (Cass. Sez. 2^, Sentenza n. 20148 del 18/03/2003 Ud. Rv. 226037).

Con tale pronunzia la Corte ha osservato che il principio della riserva di legge è rispettato in quanto la suddetta legge indica analiticamente il procedimento per la determinazione dei tassi soglia, affidando al Ministro del tesoro solo il limitato ruolo di “fotografare”, secondo rigorosi criteri tecnici, l’andamento dei tassi finanziari.

Non v’è dubbio che la legge abbia determinato con grande chiarezza il percorso che l’autorità amministrativa deve compiere per “fotografare” l’andamento dei tassi finanziari.

Questo percorso postula l’intervento della Banca d’Italia che nella sua qualità di Organo di vigilanza deve fornire le dovute istruzioni alle banche ed agli operatori finanziari autorizzati per la rilevazione trimestrale dei tassi effettivi globali medi praticati dal sistema bancario e finanziario in relazione alle categorie omogenee di operazioni creditizie.

E tuttavia questo intervento tecnico per “fotografare” l’andamento dei tassi finanziari postula comunque delle scelte interpretative da parte dell’Organo di vigilanza tanto in merito alla classificazione delle operazioni omogenee rispetto alle quali effettuare la rilevazione dei tassi medi effettivamente praticati nel trimestre, quanto in merito all’individuazione “delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese (..) collegate all’erogazione del credito”, che devono essere incluse nelle rilevazioni statistiche, quanto delle voci che devono essere escluse, in quanto imposte o tasse, ovvero oneri non collegati all’erogazione del credito.

A questo riguardo le istruzioni di vigilanza diramate dalla Banca d’Italia per la rilevazione dei tassi effettivi globali medi praticati dal sistema bancario e finanziario, in relazione alle categorie omogenee di operazioni creditizie indicano analiticamente i dati da segnalare ed il trattamento degli oneri e delle spese.

In particolare il punto C4. (Trattamento degli oneri e delle spese), prevede:

”Ai sensi della legge il calcolo del tasso deve tener conto delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate all’erogazione del credito.

In particolare, sono inclusi:

1) le spese di istruttoria e di revisione del finanziamento (per il factoring le spese di “istruttoria cedente”);

2) le spese di chiusura della pratica (per il leasing le spese forfettarie di “fine locazione contrattuale”);

Le spese di chiusura o di liquidazione addebitate con cadenza periodica, in quanto diverse da quelle per tenuta conto, rientrano tra quelle incluse nel calcolo del tasso.

3) le spese di riscossione dei rimborsi e di incasso delle rate, salvo quanto stabilito al successivo punto b);

4) il costo dell’attività di mediazione svolta da un terzo, se necessaria per l’ottenimento del credito;

5) le spese per le assicurazioni o garanzie imposte dal creditore, intese ad assicurare il rimborso totale o parziale del credito;

Le spese per assicurazioni e garanzie non sono ricomprese quando derivino dall’esclusivo adempimento di obblighi di legge.

Nelle operazioni di prestito contro cessione del quinto dello stipendio e assimilate indicate nella Cat. 8 le spese per assicurazione in caso di morte, invalidità, infermità o disoccupazione del debitore non rientrano nel calcolo del tasso purchè siano certificate da apposita polizza.

6) ogni altra spesa contrattualmente prevista connessa con l’operazione di finanziamento.

Si considerano non connessi con l’operazione, con riferimento al Factoring e al Leasing, i compensi per prestazioni di servizi di natura non finanziaria.

Sono esclusi:

a) le imposte e tasse;

b) le spese e gli oneri di cui ai successivi punti per la parte in cui non eccedano il costo effettivamente sostenuto dall’intermediario:

il recupero di spese, anche se sostenute per servizi forniti da terzi (ad es. perizie, certificati camerali, spese postali; spese custodia pegno; nel caso di sconto di portafoglio commerciale, le commissioni di incasso di pertinenza del corrispondente che cura la riscossione);

le spese legali e assimilate (ad es. visure catastali, iscrizione nei pubblici registri, spese notarili, spese relative al trasferimento della proprietà del bene oggetto di leasing, spese di notifica, spese legate all’entrata del rapporto in contenzioso)”.

Nel successivo punto C.5 le istruzioni di vigilanza (in vigore fino al 2^ trimestre 2009) prevedono che la commissione di massimo scoperto non entra nel calcolo del TEG. Essa viene rilevata separatamente, espressa in termini percentuali.

La metodologia per il calcolo del TEG applicata dalla Banca d’Italia, fin dalla prima rilevazione, è stata posta a fondamento dei decreti ministeriali nei quali, come previsto dalla L. 7 marzo 1996, n. 108, art. 2, comma 1 è contenuta la rilevazione trimestrale del tasso effettivo globale medio in base al quale è stabilito il limite previsto dall’art. 644 c.p., comma 3 oltre il quale gli interessi sono sempre usurari.

Infatti, fin dal primo decreto (D.M. 22 marzo 1997) il Ministro del Tesoro determinava la tabella dei tassi di interesse effettivi globali medi, precisando che “i tassi non sono comprensivi della commissione di massimo scoperto eventualmente applicata”.

Per quanto riguarda la natura della commissione di massimo scoperto, occorre fare riferimento alle Istruzioni di vigilanza che la definiscono in questo modo:

”Tale commissione nella tecnica bancaria viene definita come il corrispettivo pagato dal cliente per compensare l’intermediario dell’onere di dover essere sempre in grado di fronteggiare una rapida espansione nell’utilizzo dello scoperto del conto.

Tale compenso – che di norma viene applicato allorchè il saldo del cliente risulti a debito per oltre un determinato numero di giorni – viene calcolato in misura percentuale sullo scoperto massimo verificatosi nel periodo di riferimento.

Tale commissione è strutturalmente connessa alle sole operazioni di finanziamento per le quali l’utilizzo del credito avviene in modo variabile, sul presupposto tecnico che esista uno “scoperto di conto”.

Pertanto, analoghe commissioni applicate ad altre categorie di finanziamento andranno incluse nel calcolo del TEG.” Risulta evidente, pertanto, che tale voce non costituisce un interesse in senso tecnico, bensì una commissione, vale a dire un onere posto in relazione allo “scoperto di conto corrente”, che trova giustificazione quale parziale ristoro per la minore redditività che la banca subisce dovendo tenere a disposizione risorse liquide, oltre l’affidamento concesso.

Non può escludersi, però, che tale onere sia collegato all’erogazione del credito, anche se, in qualche modo riflette una patologia dei rapporti bancari che si esprime nello scoperto di conto corrente o nello sconfinamento di fido.

Ciò ha fatto sorgere delle legittime perplessità in ordine alla conformità al dettato legislativo del metodo di rilevazione adottato dalla Banca d’Italia (e fatto proprio dal Ministro competente) nella parte in cui esclude la CMI dal calcolo del TEG. Tali perplessità sono emerse episodicamente dinanzi ai giudici di merito, ma il problema non è mai stato compiutamente esaminato da questa Corte.

In particolare la sentenza n. 8551/2009 di questa Sezione ha preso in considerazione il problema della pretesa violazione dell’art. 644 c.p., comma 4 insito nel metodo di calcolo utilizzato dalla Banca d’Italia per la rilevazione del tasso effettivo globale, che non terrebbe conto della voce “commissione di massimo scoperto, ma si è limitata a rilevare che “il metodo di calcolo dei tassi effettivi globali medi previsto dalla Banca d’Italia è stato integralmente accolto nei decreti ministeriali emessi ai sensi della L. n. 108 del 1996, art. 2 nei quali è espressamente previsto che le banche debbano attenervisi al fine di verificare il rispetto del limite di cui alla L. 7 marzo 1996, n. 108, art. 2, comma 4”, senza ulteriormente indagare sulla conformità dell’esito della procedura amministrativa, così ritualmente espletata, alle disposizioni di cui all’art. 644 c.p., comma 4 con riferimento agli elementi di cui obbligatoriamente si deve tenere conto per la determinazione del tasso di interesse usurario.

Questo Collegio ritiene che il chiaro tenore letterale dell’art. 644 c.p., comma 4 (secondo il quale per la determinazione del tasso di interesse usurario si tiene conto delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate all’erogazione del credito) impone di considerare rilevanti, ai fini della determinazione della fattispecie di usura, tutti gli oneri che un utente sopporti in connessione con il suo uso del credito.

Tra essi rientra indubbiamente la Commissione di massimo scoperto, trattandosi di un costo indiscutibilmente collegato all’erogazione del credito, giacchè ricorre tutte le volte in cui il cliente utilizza concretamente lo scoperto di conto corrente, e funge da corrispettivo per l’onere, a cui l’intermediatario finanziario si sottopone, di procurarsi la necessaria provvista di liquidità e tenerla a disposizione del cliente.

Ciò comporta che, nella determinazione del tasso effettivo globale praticato da un intermediario finanziario nei confronti del soggetto fruitore del credito deve tenersi conto anche della commissione di massimo scoperto, ove praticata.

Tale interpretazione risulta avvalorata dalla normativa successivamente intervenuta in materia di contratti bancari.

Al riguardo occorre richiamare il D.L. 29 novembre 2008, n. 185, art. 2 bis convertito con la L. 28 gennaio 2009, n. 2.

Tale articolo al comma 1 disciplina le clausole contrattuali aventi ad oggetto la commissione di massimo scoperto, ridimensionandone l’operatività.

Al comma 2 precisa che: “gli interessi, le commissioni, le provvigioni derivanti dalle clausole, comunque denominate, che prevedono una remunerazione, a favore della banca, dipendente dall’effettiva durata dell’utilizzazione dei fondi da parte del cliente (..) sono comunque rilevanti ai fini dell’applicazione dell’art. 1815 c.c., dell’art. 644 c.p. e della L. 7 marzo 1996, n. 108, artt. 2 e 3”.

In applicazione di tale normativa la Banca d’Italia ha diramato, nell’agosto del 2009, le nuove Istruzioni per la rilevazione dei tassi effettivi globali medi ai sensi della legge sull’usura.

Al punto C.4 (trattamento degli oneri e delle spese nel calcolo del TEG) sono indicate (sub 7) fra le varie voci da comprendere nel calcolo anche:

”gli oneri per la messa a disposizione dei fondi, le penali e gli oneri applicati nel caso di passaggio a debito di conti non affidati o negli sconfinamenti sui conti correnti affidati rispetto al fido accordato e la commissione di massimo scoperto laddove applicabile secondo le disposizioni di legge vigenti”.

La disposizione in parola, per quel che interessa in questa sede, può essere considerata norma di interpretazione autentica dell’art. 644 c.p., comma 4 in quanto puntualizza cosa rientra nel calcolo degli oneri ivi indicati, correggendo una prassi amministrativa difforme.

Alla luce delle considerazioni sopra svolte non possono essere censurate le conclusioni, in punto di diritto, a cui è pervenuto il giudice di merito che ha interpretato l’art. 644 c.p., comma 4, nel senso che la Commissione di massimo scoperto rientra fra gli oneri che devono essere presi in considerazione per il calcolo del Tasso Effettivo Globale riferito ai rapporti bancari oggetto del presente giudizio.

Di conseguenza deve essere respinto il ricorso proposto da C. C., L.C.P., P.A.M. e M.R..

Tutti i ricorrenti, conseguentemente devono essere condannati al pagamento delle spese del procedimento.

Inoltre Or.En. e C.F. devono essere condannati – ravvisandosi profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità – al pagamento a favore della Cassa delle Ammende di una somma che, alla luce del dictum della Corte costituzionale nella sentenza n. 186 del 2000, si stima equo determinare in Euro 1.000,00 (mille/00) ciascuno.

P.Q.M.

Dichiara inammissibili i ricorsi di Or.En. e C. F. e rigetta i ricorsi di Orsini S.r.l, di L.C. P., P.A.M., C.C., e M. R..

Condanna tutti i predetti al pagamento delle spese processuali e Or.En. e C.F. anche della somma di Euro 1.000,00 ciascuno alla Cassa delle Ammende.

Così deciso in Roma, il 19 febbraio 2010.

Depositato in Cancelleria il 26 marzo 2010.

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8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Casalecchio di Reno
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

Casalfiumanese Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

Castel d’Aiano Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

Castel del Rio Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

Castel di Casio Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

Castel Guelfo di Bologna Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

Castel Maggiore Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalista Castelmaggiore
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

Castel San Pietro Terme Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna,castel San Pietro terme
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

Castello d’Argile Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna  Castello D’Argile
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

Castenaso Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna, Castenaso
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

Castiglione dei Pepoli Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

Crevalcore Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

Dozza Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

Fontanelice Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

Gaggio Montano Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

Galliera Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

Granaglione Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

Granarolo dell’Emilia Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna,granarolo dell’Emilia
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

Grizzana Morandi Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

Imola Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna,Imola
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

Lizzano in Belvedere Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

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Loiano Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

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Malalbergo Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
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4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

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  1.          Avvocati penalisti Bologna
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  7.          Difesa penale imputati
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Marzabotto Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

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Medicina Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
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6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
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  1.          Avvocati penalisti Bologna
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  12.          Appello penale
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Minerbio Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

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  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
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  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
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Molinella Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
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5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

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  5.          Rito abbreviato
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  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
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Monghidoro Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

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  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
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  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
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Monte San Pietro Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
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Monterenzio Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
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Monzuno Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

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  2.          Studio legale penale a Bologna
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  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
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  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
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Mordano    Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
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  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
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  11.          Patteggiamento
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  16.          Reato di stalking
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Ozzano dell’Emilia  Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

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  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
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Pianoro   Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
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  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
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  16.          Reato di stalking
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Pieve di Cento Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

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  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

Porretta Terme  Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

Sala Bolognese Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
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San Benedetto Val di Sambro Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
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San Giorgio di Piano Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

San Giovanni in Persiceto  Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

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CENTO

CENTO Lo studio si occupa della difesa di:
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San Lazzaro di Savena   Lo studio si occupa della difesa di:
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  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
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San Pietro in Casale  Lo studio si occupa della difesa di:
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Sant’Agata Bolognese  Lo studio si occupa della difesa di:
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Sasso Marconi   Lo studio si occupa della difesa di:
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Valsamoggia  Lo studio si occupa della difesa di:
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9) Reati contro l’ammi

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USURA, PROVENTI TASSABILI, VERIFICA CONTI CORRENTI SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE SEZIONE TRIBUTARIA Sentenza 24 luglio 2013, n. 17953

USURA, PROVENTI TASSABILI, VERIFICA CONTI CORRENTI SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Sentenza 24 luglio 2013, n. 17953

chiama-adessofoto libreria martelloREPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PIVETTI Marco – Presidente –

Dott. VIRGILIO Biagio – Consigliere –

Dott. MELONI Marina – Consigliere –

Dott. OLIVIERI Stefano – Consigliere –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso n. 3997/2007 R.G. proposto da:

S.F., rappresentato e difeso dall’Avv. IACOBELLI G. EMILIO presso il cui studio in Roma Via Panama n. 74 è elettivamente domiciliato;

– ricorrente –

contro

Agenzia delle Entrate, in persona del suo Direttore generale, elettivamente domiciliata in Roma Via dei Portoghesi n. 12 presso la sede dell’AVVOCATURA DELLO STATO che la rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 179/37/05 della Commissione Tributaria regionale del Lazio, depositata 14 dicembre 2005;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 18 settembre 2012 dal Consigliere Dott. Roberto G. Conti;

Udite le conclusioni dal P.M. in persona del Sostituto Procuratore generale Dott. SEPE Ennio Attilio, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Svolgimento del processo

1. La CTR del Lazio, con sentenza pubblicata il 14 dicembre 2005, accoglieva l’appello proposto dall’Agenzia delle entrate avverso la sentenza resa dalla CTP di Roma che aveva accolto il ricorso proposto da S.F. avverso tre avvisi di accertamento emessi dall’Ufficio II.DD. di Roma relativi ad IRPEF e ILOR per gli anni 1992,1993 e 1994.

2.Nel riformare la decisione resa dal giudice di primo grado che aveva ritenuto inapplicabile retroattivamente la L. n. 537 del 1993, art. 14, comma 4, e valutato privi dei requisiti indicati nel D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, comma 3, gli elementi offerti dall’Ufficio per ritenere dimostrata la mancata tassazione di proventi derivanti da usura, la CTR evidenziava come la controversia aveva preso luogo da un procedimento penale a carico del S. per i reati di cui all’art. 640 c.p., (recte art. 644 c.p.) in relazione all’art. 132 delle Leggi bancarie e creditizie.

Aggiungeva che la Guardia di Finanza, con successivo processo verbale di contestazione, dopo l’esame di dieci conti correnti bancari intestati e cointestati al contribuente ed in assenza di chiarimenti o documentazione da parte del S. – che pure era stato invitato a fornire spiegazioni circa gli accreditamenti risultanti sui detti conti- aveva emesso i tre avvisi di accertamento. Correttamente l’Ufficio aveva ritenuto applicabile la L. n. 537 del 1993, art. 14, comma 4, uniformandosi a numerosi precedenti di questa Corte, pure applicando la presunzione legale contemplata dal D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32, comma 1, n. 2, che, pur non essendo assoluta, non era stata superata da alcuna prova di segno contrario da parte del contribuente.

Appariva pertanto immune da censura l’operato dell’Ufficio che aveva qualificato come reddito da capitale tutte le somme versate sui conti correnti del contribuente il quale, nè in sede penale nè in quella tributaria e neppure nella fase del giudizio di secondo grado, nella quale non si era presentato, aveva offerto alcuna prova concreta di segno opposto.

Segnalava, infine, che la sentenza penale resa nei confronti del S., dallo stesso non prodotta nel corso del giudizi di primo grado ancorchè a tanto il contribuente fosse stato onerato dalla CTP, non aveva statuito l’assoluzione, ma il proscioglimento per intervenuta prescrizione, avendo anzi il giudice penale ritenuto accertati i fatti costituenti reato contestati al S. ai capi A) e B) della rubrica.

Sulla base di tali argomentazioni, il giudice di appello riformava la sentenza di primo grado, respingendo il ricorso del contribuente che condannava al pagamento delle spese del giudizio di appello.

3.Avverso tale decisione ha proposto ricorso per Cassazione il S. affidandolo a 4 motivi, al quale ha resistito l’Agenzia delle entrata con controricorso.

Motivi della decisione

4. Va preliminarmente dichiarata la carenza di legittimazione processuale del Ministero delle Finanze pure evocato in giudizio dalla parte ricorrente, al quale è subentrato l’Agenzia delle entrate regolarmente costituitasi.

5. Con il primo motivo di ricorso il S. ha dedotto violazione e falsa applicazione dell’art. 327 c.p.c., in relazione al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 53, della L. n. 289 del 2002, art. 16, nonchè della L. n. 212 del 2003, art. 1, rilevando che l’appello alla sentenza emessa il 21 novembre 2002 e depositata il 27 ottobre 2003, notificato dall’Agenzia il 5 febbraio 2005, era stato proposto oltre il termine di legge che andava a scadere il 12 dicembre 2004, non trovando applicazione la sospensione dei termini fino all’1 giugno 2004 prevista dalla L. n. 289 del 2002, art. 16, entrato in vigore successivamente alla sentenza di primo grado, non avendo il contribuente presentato istanza di sospensione del giudizio e così manifestando l’intenzione di non aderire al condono fiscale.

Osservava che la stessa CTP aveva rilasciato, su sua richiesta, la sentenza di primo grado con attestazione del passaggio in giudicato e che tale questione era stata espressamente evidenziata nella memoria di costituzione presentata innanzi al giudice di appello, senza peraltro essere mai stata esaminata da questi esaminata.

4.1. L’Agenzia delle entrate contestava tale doglianza, evidenziando la tempestività dell’appello proposto ai sensi della L. n. 289 del 2002, art. 16, comma 6, secondo periodo, non applicandosi alla fattispecie il primo periodo dello stesso comma invocato dal ricorrente. Aggiungeva che il termine per appellare la decisione di primo grado, cominciato a decorrere dal 2/6/2004, veniva a scadere il 16/7/2005 e che non era necessaria alcuna istanza del contribuente, essendo avvenuta la discussione del procedimento di primo grado anteriormente all’1 gennaio 2003.

4.2. La doglianza è infondata quanto alla prospettata violazione di legge ed inammissibile quanto al vizio di omessa motivazione.

Quanto alla prima parte della censura, è sufficiente evidenziare che questa Corte, con indirizzo al quale il Collegio intende dare continuità, ha stabilito che la sospensione, sino all’1 giugno 2004, dei termini per la proposizione dei ricorsi, appelli, controdeduzioni, ricorsi per cassazione, controricorsi e ricorsi in riassunzione, compresi i termini per la costituzione in giudizio prevista dalla L. n. 27 dicembre 2001, n. 289, art. 16, comma 6, opera con riguardo a tutte le liti fiscali non ancora definite, senza alcuna distinzione, non richiedendo la norma una dichiarazione di rinuncia alla sospensione dei termini e all’operatività del condono, rimanendo indifferente la circostanza che nel corso dell’udienza di trattazione davanti al giudice “a quo” le parti abbiano dichiarato genericamente di non volersi avvalere delle disposizioni recate dall’art. 16 cit. – cfr. Cass. n. 6826 del 20/03/2009-.

Al riguardo, si è sottolineato che la questione della sospensione dei termini per la proposizione dell’impugnazione è altra e diversa da quella della sospensione dei giudizi tributari (1 gennaio 2003 – 1A giugno 2004) prevista dalla citata L. n. 289 del 2002, art. 16, comma 6, giacchè nell’ambito complessivo – della disposizione, la L. n. 289 del 2002, art. 16, comma 7, in tema di sospensione dei termini d’impugnazione appare concepito in termini di assoluta autonomia rispetto al precedente comma 6 sulla sospensione del processo, con la conseguenza che la sospensione dei termini d’impugnazione non è necessariamente vincolata alle modalità operative previste per la sospensione del processo (cfr. Cass., 25/2/2009, n. 4515). Ne consegue che i termini d’impugnazione sono da considerarsi in ogni caso sospesi fino al giugno 2004, riferendosi la predetta sospensione “ex lege” a tutte le liti fiscali non ancora definite, senza alcuna distinzione, e non richiedendo la norma una dichiarazione di rinuncia alla sospensione dei termini e all’operatività del condono.

Alla stregua dei principi sopra esposti l’appello proposto dall’Agenzia in data 1 febbraio 2005 contro la sentenza pubblicata il 27 ottobre 2003 deve ritenersi tempestivo in relazione alla sospensione dei termini ex lege disposta.

Quanto alla omessa decisione della questione relativa alla tempestività dell’appello da parte della CTR è sufficiente evidenziare, per inferire l’infondatezza del rilievo, che la valutazione nel merito delle ulteriori censure avanzate dalla parte appellante ad opera della CTR – ha determinato l’implicito esame (ed il conseguente rigetto)delle questioni processuali che, se accolte, avrebbero impedito l’esame stesso dell’impugnazione.

5. Con il secondo motivo il ricorrente deduce violazione e falsa applicazione della L. n. 537 del 1993, art. 14, comma 4, dell’art. 11 preleggi, della L. n. 212 del 2000, e del D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 3, comma 2. Secondo il ricorrente la L. n. 537 del 1993, art. 14, comma 4, non va considerato come disposizione avente natura interpretativa e non può essere applicato retroattivamente come invece aveva ritenuto il giudice di appello, avendo anche questa Corte, prima della novella menzionata, escluso che i proventi di natura illecita potessero costituire reddito soggetto ad imposizione.

Aggiungeva che anche lo Statuto del contribuente introdotto con la L. n. 212 del 2000, ponendosi al vertice delle norme fiscali, aveva sancito il divieto di retroattività. Evidenziava, ancora, che non era ipotizzabile l’applicazione di una sanzione per un comportamento ritenuto illecito da una norma entrata in vigore successivamente alla commissione della violazione, alla stregua di quanto previsto dal D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 3, comma 1, dovendosi applicare il regime punitivo in vigore al momento del fatto. A giudizio dell’Agenzia delle Entrate dette censure dovevano ritenersi infondate in ragione della natura di norma di interpretazione autentica della L. n. 537 del 1993, art. 14, comma 4, ed in ogni caso della irrilevanza di tale disposizione rispetto all’avviso di accertamento notificato per l’anno di imposta 1994.

5.1. Tale motivo di ricorso è infondato. Per costante giurisprudenza di questa Corte, in tema di efficacia nel tempo delle norme tributarie, le disposizioni della L. 27 luglio 2000, n. 212, non hanno efficacia retroattiva, in base al principio di cui all’art. 11 disp. gen., ad eccezione delle norme che costituiscono attuazione degli artt. 3, 23, 53 e 97 Cost., in quanto espressione di principi costituzionali vigenti. Pertanto, anche l’art. 3 della medesima legge, che ha codificato il principio di irretroattività nella materia fiscale, non trova applicazione con riferimento alle leggi anteriormente vigenti. Proprio in base a tale principio questa Corte ha rigettato il motivo di impugnazione di una sentenza della Commissione Tributaria Centrale che aveva applicato retroattivamente la L. 24 dicembre 1993, n. 537, art. 14, comma 4, in tema di tassazione dei proventi derivanti da attività illecita sul presupposto che, dopo l’approvazione della L. 27 luglio 2000, n. 212, sarebbe stata abrogata l’efficacia retroattiva di tutte le norme tributarie promulgate precedentemente, in forza degli artt. 1, comma 2, e 3, commi 1 e 2, della stessa legge – cfr. Cass. n. 9913 del 16/04/2008; Cfr. Cass. n. 24192 del 13/11/2006 -.

Si è inoltre aggiunto che la L. 24 dicembre 1993, n. 537, art. 14, comma 4, costituisce interpretazione autentica della normativa contenuta nel D.P.R. n. 917 del 1986, e criterio ermeneutico decisivo per giungere ad identica conclusione anche in riferimento alla precedente disciplina di cui al D.P.R. 29 settembre 1973, n. 597, artt. 1 e 6. Ne consegue, in sede di accertamento dei redditi d’impresa delle persone fisiche, nel vigore del D.P.R. n. 597 del 1973, che i proventi illeciti, dovendo essere “determinati secondo le disposizioni riguardanti ciascuna categoria” di redditi, possono essere determinati dall’ufficio in base a quanto disposto dal D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 39. Cfr. n. 8990 del 16/04/2007-.

Orbene, uniformandosi a tale ultimo indirizzo, il giudice di appello ha correttamente ritenuto legittimo il ricorso all’art. 14, ult. cit. operato dall’amministrazione anche per gli avvisi di accertamento relativi agli anni di imposta 1992 e 1993, non ponendosi alcuna questione in ordine alla vigenza della previsione con riguardo all’anno di imposta 1994, periodo al quale la disposizione si applica per espressa previsione.

Ed è appena il caso di osservare che parimenti infondata si appalesa la questione relativa alla asserita illegittimità connessa al carattere retroattivo delle sanzioni inflitte alla parte ricorrente;

ciò non solo in ragione della natura di interpretazione autentica della precedente disciplina introdotta dai TUIR – art.6 -, ma anche in relazione alla riconosciuta ulteriore violazione della disposizione di cui all’art. 32 TUIR, non ricorrendo in parte qua i presupposti per giustificare l’omessa irrogazione della sanzione fissati dalla giurisprudenza di questa Corte – per i quali v., ex plurimis, Cass. n. 4683 del 23/03/2012; Cass. n. 4685 del 23/03/2012; Cass. n. 4031 del 14/03/2012; Cass. n. 2192 del 16/02/2012-.

6. Con il terzo motivo il ricorrente deduce violazione e falsa applicazione della L. n. 241 del 1990, art. 3, e art. 7, ed omessa motivazione circa un punto decisivo della controversia, nonchè violazione degli artt. 2697, 2727 e 2728 c.c., in relazione all’art. 116 c.p.c.

Evidenzia che l’avviso di accertamento- era privo di motivazione, essendosi limitato l’Ufficio a compiere un rinvio al processo verbale della Guardia di Finanza, senza valutare gli elementi esposti dalla stessa, non ammettendosi la motivazione per relationem nel diritto tributario. Osserva che l’obbligo di motivazione era del resto stato sancito dallo Statuto del contribuente (L. n. 212 del 2000), aggiungendo che l’ufficio aveva ingiustificatamente fondato i propri accertamenti su una presunzione derivante da altra presunzione, poichè l’avviso di accertamento era stato motivato facendo riferimento alle inattendibili risultanze del processo verbale di constatazione, senza ricorrere a deduzioni e motivi propri e senza fornire elementi di prova documentale. Per tale motivo l’Amministrazione era venuta meno all’obbligo sulla stessa incombente, ai sensi dell’art. 2697 c.c., di fornire la prova del fatto giuridicamente rilevante. Aggiunge di non essere stato messo in condizioni di provare, nel contraddittorio con l’amministrazione e previa convocazione, le ragioni circa le causali delle operazioni in conto corrente, infine sottolineando che ai fini penali lo stesso era stato prosciolto dal reato ascrittogli.

6.1. L’Agenda delle Entrate, nel resistere a tale doglianza, ha dedotto che il processo verbalè della Guardia di Finanza era stato pienamente conosciuto dal contribuente al quale era pure stato notificato, sicchè nessuna violazione della L. n. 212 del 2002, art. 7, era ipotizzabile, poi aggiungendo che la motivazione degli avvisi, rinviando agli accertamenti degli organi preposti all’attività istruttoria, doveva ritenersi pienamente sufficiente, per il resto evidenziando la natura di presunzione legale nascente del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32, comma 1, n. 2.

6.2. Orbene, osserva il Collegio che è destituita di giuridico fondamento la doglianza relativa alla mancanza di motivazione degli avvisi di accertamento.

La giurisprudenza di questa Corte, alla quale il Collegio intende dare continuità, è infatti ferma nel ritenere che la motivazione “per relationem”, con rinvio alle conclusioni contenute nel verbale redatto dalla Guardia di Finanza nell’esercizio dei poteri di polizia tributaria, non è illegittima, per mancanza di autonoma valutazione da parte dell’Ufficio degli elementi da quella acquisiti, significando semplicemente che l’Ufficio stesso, condividendone le conclusioni, ha inteso realizzare una economia di scrittura che, avuto riguardo alla circostanza che si tratta di elementi già noti al contribuente, non arreca alcun pregiudizio al corretto svolgimento del contraddittorio – cfr. Cass. n. 21119 del 13/10/2011; Cass. n. 4523 del 21/03/2012 -.

Parimenti infondata è la doglianza relativa alla prospettata violazione dell’art. 2727 e dell’art.2728 c.c.

Ed invero, con motivazione scevra da profili di illegittimità, il giudice di appello ha parimenti fondato la propria decisione sul disposto di cui al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32, comma 1, n. 2, con riguardo all’utilizzazione da parte dell’Ufficio finanziario delle risultanza relative ai conti correnti bancari riferibili al contribuente ed agli accertamenti ivi compiuti dall’Amministrazione.

Ora, questa Corte, nel chiarire che l’assoluzione in sede penale dal reato di usura non preclude all’Ufficio di considerare i versamenti risultati sui conti come redditi imponibili suscettibili di rettifiche secondo la disciplina di cui al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32, comma, n. 2, – cfr. Cass. n. 16080/2001- ha più volte ritenuto che “i dati raccolti dell’Ufficio in sede di accesso ai conti correnti bancari del contribuente consentono, in virtù della presunzione contenuta nel D.P.R. n. 600 del 1973, artt. 32 e 39, di imputare gli elementi da essi risultanti direttamente a ricavi dell’attività svoltàdal medesimo, salva la possibilità per il contribuente di provare che determinati accrediti non costituiscono proventi della detta attività” (v.,Cass., 13 settembre 2010 n. 19493; Cass. 11 gennaio 2008 n. 430; Cass. 13 febbraio 2006 n. 3115; Cass. 29 maggio 2003 n. 8614; Cass. 29 marzo 2002 n. 4601; v., poi, di recente, Cass. n. 14026 del 3 agosto 2012-.

In relazione agli accertamenti bancari, non rileva, per altro, il supposto(da parte del ricorrente) divieto di doppia presunzione (c.d. praesumptio de praesumpto), che quand’anche ritenuto esistente, attiene esclusivamente alla correlazione di una presunzione semplice con altra presunzione semplice, ma non con altra presunzione legale, qual è appunto configurabile la fattispecie di cui trattasi (Cass. 21944/2010; Cass., 21 dicembre 2007, n. 27032; Cass. 22 febbraio 2002, n. 2612). Senza dire, in ogni caso, che il riferimento al concetto di presunzione su presunzione può avere senso solo allorchè si ponga mente all’assenza del fatto noto, elemento imprescindibile nello schema della prova presuntiva. Ciò che non ricorre nel caso di specie, nel quale sono stati, appunto, i dati raccolti dal conto corrente a consentire l’adozione del provvedimento impugnato, in assenza di prove di segno contrario da parte del contribuente sul fatto che i proventi “desumibili dalla movimentazione bancaria non debbono essere “recuperati a tassazione”, o perchè egli ne ha già “tenuto conto nelle dichiarazioni”, o perchè (Cass., n. 9573/2007; Cass., n. 1739/2007) “non sono fiscalmente rilevanti” in quanto “non si riferiscono ad operazioni imponibili”.

Orbene, il giudice di appello si è pienamente conformato ai principi sopra esposti, evidenziando che, a fronte degli accertamenti compiuti dalla Guardia di Finanza e recepiti dall’Amministrazione, il contribuente non aveva fornito ne1 innanzi al giudice tributario, nè in sede penale – ove la sentenza di proscioglimento del contribuente, riconsiderata nel suo contenuto fattuale dal giudice di appello, aveva comunque acclarato i fatti costituenti reato di usura a carico del contribuente – alcun elemento idoneo a scardinare gli elementi posti a base dall’accertamento e desunti dai conti correnti riferibili al contribuente.

Ed è appena il caso di osservare che la statuizione della CTR circa la mancanza di prova contraria offerta dal contribuente non è stata oggetto di doglianza da parte del ricorrente e deve pertanto ritenersi non più modificabile in questa sede.

Anche per quel che riguarda la questione relativa alla prospettata lesione del principio del contraddittorio in danno del contribuente, le doglianze della parte ricorrente sono sfornite di giuridico fondamento, avendo questa Corte chiarito – Cass. sent. n. 14026/2012, cit. – che il rispetto di tale canone processuale non si pone con riguardo all’attività di controllo dei dati acquisiti attraverso “inviti e richieste” di trasmissione agli uffici finanziari di dati, documenti ed informazioni, ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 32, comma, nn 3 – 8 ter), e D.P.R. n. 633 del 1972, art. 51, comma 2, nn. 3 – 7 bis), in ordine alla quale il Legislatore ha ritenuto prevalenti le esigenze di funzionalità degli uffici ed efficienza dell’azione amministrativa rispetto alla “anticipata” partecipazione del privato già nella fase istruttoria della ricerca, individuazione ed acquisizione di dati ed informazioni che dovranno essere poi sottoposti a controllo ai fini dell’esercizio – peraltro solo eventuale della potestà di accertamento.

Non ravvisandosi quindi ragioni per discostarsi dai principi testè ricordati ai quali il Collegio ritiene di dare continuità la doglianza è dunque infondata.

Al rigetto del ricorso segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di Cassazione.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.

Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di Cassazione che liquida in Euro 6.000,00, oltre spese prenotate a debito, in favore dell’Agenzia delle Entrate.

Così deciso in Roma, all’udienza della Sezione Quinta Civile, il 18 settembre 2012.

Depositato in Cancelleria il 24 luglio 2013

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USURA NEI MUTUI – ANATOCISMO OCCORRE DISTINGUERE GLI INTERESSI MORATORI E QUELLI CORRISPETTIVI moratori Tribunale, Cremona, ordinanza 30/10/2014

USURA NEI MUTUI – ANATOCISMO OCCORRE DISTINGUERE  GLI INTERESSI MORATORI E QUELLI CORRISPETTIVI moratori

Tribunale, Cremona, ordinanza 30/10/2014

chiama-adesso 

 

 

 

USURA

 

Con opposizione all’esecuzione F.P. deduce usurarietà del mutuo fondiario, speso quale titolo esecutivo da Banca I. Spa, richiamando Cass. 350/2013, ossia chiedendo che, nella valutazione del superamento dei tassi soglia, sia tenuto conto anche degli interessi di mora e delle altre spese previste in caso di ritardato pagamento.

foto einstein bellissimaLa censura appare infondata.

Deve premettersi che l’insegnamento di Cass. 350/2013 presenta non poche criticità, già evidenziate da attenta dottrina.

Al punto 3.2 della relativa motivazione si legge infatti che “ai fini dell’applicazione dell’art. 644 c.p. e dell’art. 1815 co. II c.c. si intendono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui sono dati o promessi o convenuti a qualunque titolo, quindi anche a titolo di interessi moratori“.

Tribunale Ordinario di Cremona

Sezione Esecuzioni Immobiliari di Cremona Civile

Ordinanza 30 ottobre 2014

Nella causa civile iscritta al n. r.g. 182/2014

Il Giudice dott. Giulio Borella,

a scioglimento della riserva assunta all’udienza del 03/10/2014,

ha pronunciato la seguente

ORDINANZA

L’opposizione (o meglio, la sospensiva) non può accogliersi.

Con opposizione all’esecuzione F.P. deduce usurarietà del mutuo fondiario, speso quale titolo esecutivo da Banca I. Spa, richiamando Cass. 350/2013, ossia chiedendo che, nella valutazione del superamento dei tassi soglia, sia tenuto conto anche degli interessi di mora e delle altre spese previste in caso di ritardato pagamento.

La censura appare infondata.

Deve premettersi che l’insegnamento di Cass. 350/2013 presenta non poche criticità, già evidenziate da attenta dottrina.

Al punto 3.2 della relativa motivazione si legge infatti che “ai fini dell’applicazione dell’art. 644 c.p. e dell’art. 1815 co. II c.c. si intendono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui sono dati o promessi o convenuti a qualunque titolo, quindi anche a titolo di interessi moratori“.

FOTO LIBRERIA AVVOCATO PENALISTARichiama C.Cost. 29/2002, la quale, in un obiter dictum, afferma che “il riferimento, contenuto nel D.L. 394/2000 art. 1, agli interessi a qualunque titolo convenuti rende plausibile – senza necessità di specifica motivazione – l’assunto, del resto già fatto proprio dal giudice di legittimità, secondo cui il tasso soglia riguarderebbe anche gli interessi moratori” (cfr Cass. 5324/2003).

La decisione della Suprema Corte (“l’eccessiva disinvoltura” della cui motivazione è stata sottolineata anche dall’ABF Napoli, collegio di Coordinamento, 2666/2014, che richiama anche la direttiva del Parlamento Europeo e del Consiglio del 2008/48/CE, art. 19, par. 2, e la proposta di direttiva COM 2011/142) limita quindi la propria analisi all’art. 644 co. V e all’art. 1 D.L. 394/2000, laddove occorre considerare anche l’art. 644 co. I c.p., secondo il quale gli oneri che entrano nel calcolo dell’usura sono quelli che costituiscono un corrispettivo della dazione di denaro o di altra utilità.

Se così è, deve rilevarsi che in nessun caso gli interessi di mora possono considerarsi un corrispettivo del mutuo, non costituendo un costo economico del finanziamento, non per niente essendo destinati per lo più a rimanere dormienti e inapplicati, in caso di svolgimento fisiologico del rapporto.

Gli interessi di mora costituiscono infatti una forma di liquidazione preventiva dei danni cagionati all’istituto di credito dall’eventuale inadempimento del mutuatario, svolgendo altresì una funzione deterrente dell’inadempimento stesso, e hanno perciò natura di clausola penale, soggetta non già alla disciplina dell’art. 644 c.p. e dell’art. 1815 co. II c.c., bensì a quella dell’art. 1384 c.c. (ed eventualmente a quella dell’art. 33 co. II lett. f) D.Lgs. 206/2005).

Tale natura degli interessi di mora dovrebbe escludere che gli stessi possano entrare nel calcolo dell’usura, essendo la tutela del mutuatario rimessa al potere discrezionale del giudice di ridurne l’importo, laddove il loro ammontare appaia sproporzionato rispetto al danno effettivamente subito.

Fatto sta che, nella giurisprudenza di legittimità, la tesi dell’inclusione degli interessi di mora nel calcolo dell’usura appare prevalente, sicchè, anche in questa sede, non si potrà non tenerne conto.

Due sono allora le domande da porsi: come effettuare il calcolo; quali le conseguenze dell’eventuale superamento dei tassi soglia.

Sul primo punto come noto si scontrano due orientamenti, in quanto la Corte di legittimità non ha per nulla chiarito come dovrebbe svolgersi il relativo calcolo, innescando un dibattito dottrinario e giurisprudenziale di difficile composizione.

Secondo un primo filone interpretativo, interessi corrispettivi e interessi di mora debbono sommarsi aritmeticamente nel calcolo dell’usura (cfr Tribunale di Parma, Sez. Fall., ord. 25.07.2014), quanto meno nel caso in cui il contratto non preveda espressamente che gli interessi di mora vadano calcolati esclusivamente sulla quota capitale della rata; secondo alcuni poi dovrebbero essere sommati i relativi tassi o secondo altri gli oneri derivanti dalla loro applicazione.

Secondo altro filone invece (cfr Tribunale di Milano, ordinanza 28.01.2014; Tribunale di Napoli, 5949/2014, Tribunale di Napoli, 15.04.2014, Tribunale di Verona, 30.04.2014), il confronto non va fatto tra i tassi (es. TAEG 10% + MORA 10% = 20% > tasso soglia), ma va calcolato il concreto onere economico che dall’applicazione di tali tassi deriva al cliente e da esso ricavato il tasso concretamente applicato dalla banca, non in rapporto però alla singola rata, ma all’intero capitale da restituire alla data in cui si è verificato l’inadempimento; tale tasso va poi confrontato col tasso soglia.

Viene infatti evidenziato che in nessun punto della sentenza n. 350/2013 della Cassazione risulta scritto che interessi corrispettivi e di mora nominalmente previsti dovrebbero sommarsi aritmeticamente (anzi, il Tribunale di Napoli osserva come la Suprema Corte si sia limitata a rilevare che il tasso di mora, preso di per sè e non sommato al corrispettivo, era usurario), sia perchè trattasi di grandezze disomogenee – data la cennata funzione corrispettiva dei primi, risarcitoria ed eventuale dei secondi -, sia perchè l’interesse moratorio ha normalmente natura sostitutiva di quello corrispettivo, sia perchè – in definitiva – ciò che conta non è solo la percentuale di interessi in sè e per sè, ma l’effettivo onere economico che in termini monetari viene addebitato al cliente (es. 10,00, 50,00, 200,00 euro, ecc.).

L’eventuale adesione a questo secondo orientamento pone poi un ulteriore quesito, ossia se la verifica debba essere effettuata con riferimento alla rata impagata (e in tal caso se alla sola quota capitale o all’intera rata), ovvero se gli oneri complessivamente addebitati in caso di ritardato pagamento vadano rapportati al credito in essere al momento dell’inadempimento.

Ora ad avviso di questo giudice occorre effettuare le seguenti considerazioni, prima di dare risposta alla prima domanda e optare per l’uno o per l’altro orientamento.

Innanzitutto è noto che le rilevazioni trimestrali dei tassi effettivi globali medi da parte della Banca d’Italia non hanno mai tenuto conto degli interessi di mora (se non a fini meramente statistici e conoscitivi).

E’ stato detto trattarsi di scelta opportuna, in quanto, se gli interessi di mora fossero conteggiati nel TEGM, si avrebbe un generale innalzamento di quest’ultimo, con il risultato di consentire alle banche, a tutto svantaggio dei clienti, di aumentare gli interessi corrispettivi dei singoli mutui e con ciò il costo del finanziamento.

Dalla mancata inclusione degli interessi di mora nel TEGM consegue però che, come rileva la Banca d’Italia, in una nota di chiarimento del 03.07.2013 (emessa quindi all’indomani della sentenza Cass. 350/2013), seppure gli interessi di mora siano assoggettati alla legge antiusura, per evitare il confronto tra grandezze disomogenee (TAEG applicato al cliente, comprensivo di interessi moratori, e TEGM, non comprensivi della mora), occorre procedere ad un nuovo calcolo, tenuto conto che i decreti trimestrali riportano i risultati di un’indagine statistica (del 2002!) per cui la maggiorazione mediamente stabilita per i casi di ritardato pagamento è del 2,1%.

Ma anche una volta ricalcolato il tasso soglia di riferimento, un’ulteriore difficoltà è data dal fatto che diversa è la base del calcolo e il periodo di riferimento di interessi corrispettivi e interessi di mora, gli uni essendo collegati all’ammontare complessivo del finanziamento e alla sua durata, i secondi all’importo non pagato, normalmente la rata.

Ciò dovrebbe escludere che la verifica del rispetto della normativa antiusura debba avvenire sulla scorta di un conteggio unico, nel quale inserire e diluire interessi corrispettivi e interessi moratori.

Ne discende che il momento fisiologico del rapporto e quello patologico debbono essere distintamente considerati ai fini della verifica antiusura.

Se quindi è vero, come osserva il Tribunale di Milano, nell’ordinanza citata, che non si può procedere alla somma aritmetica degli interessi corrispettivi e degli interessi di mora, non si ritiene però di condividere la restante parte del ragionamento, laddove si prevede che la mora, pur essendo riferita alla singola rata scaduta, vada comunque ricompresa nella complessiva verifica dell’usura del credito concesso, così che l’aggregato di interessi corrispettivi e di mora viene rapportato al credito in essere al momento dell’inadempimento.

Non può infatti non rilevarsi che in tal modo l’interesse di mora viene inserito e rapportato ad un piano di finanziamento e ad un credito erogato (o alla parte di esso restante alla data dell’inadempimento), quando per legge la mora costituisce il risarcimento dei danni cagionati dall’inadempimento, ossia, nella specie, dal mancato pagamento della singola rata.

A seguire quel ragionamento e il calcolo proposto del resto, la mora non si avrebbe mai, neppure quando, come osserva appropriatamente l’opponente, il tasso di mora in sé e per sé fosse già superiore al TEGM (o al tasso medio maggiorato di 2.1 punti per chi volesse tener conto anche di questa voce); un paradosso che discende dall’impossibile quadratura del cerchio di voler mettere insieme interessi corrispettivi e di mora e inserirli nel finanziamento, quando solo i primi ne fanno strutturalmente parte.

Ma d’altro canto non appare fondato neppure il metodo di calcolo dell’opponente, il quale somma gli oneri derivanti dall’applicazione di interessi corrispettivi e di mora (oltre alle altre spese collegate all’inadempimento), per poi rapportare l’importo risultante da detto calcolo con la quota capitale della rata.

In tal modo si cade nell’equivoco opposto a quello precedente, nel senso che ogni mutuo ne risulterebbe usurario, soprattutto in quelli che, strutturati alla francese, contemplino una quota interessi nelle rate iniziali molto alta e decrescente.

La verità è che, costituendo interessi di mora e interessi corrispettivi grandezze del tutto disomogenee, ognuno di essi va rapportato a quello che è il suo naturale punto di riferimento: gli interessi corrispettivi al finanziamento erogato; gli interessi di mora all’inadempimento.

Da questo punto di vista la rata impagata perde la sua scomposizione in quota capitale e quota interessi, per divenire solo e semplicemente la prestazione inadempiuta ex art. 1218 c.c., sulla quale van calcolati gli interessi di mora ex art. 1224 c.c., e l’importo così determinato, sommato agli ulteriori importi pretesi dalla banca e collegati all’inadempimento (es. spese per solleciti, diffide, ecc.), va a comporre l’aggregato sul quale si determina poi in percentuale l’onere concretamente preteso dalla banca in rapporto alla rata.

Tale onere va poi confrontato con il tasso soglia, comprensivo del rilievo a fini statistici dell’usura effettuato dalla Banca d’Italia.

Quanto poi alle conseguenze dell’eventuale superamento della soglia, rideterminata o meno, esse appaiono evidenti da quanto sopra detto.

Se la verifica dell’usurarietà del tasso di mora va effettuata con riferimento non al finanziamento, ma alla singola rata, è evidente che l’art. 1815 co. II c.c. dovrà a sua volta applicarsi non all’intero finanziamento, ma alla singola rata, nel senso che ne sarà dovuta la sola quota capitale.

Tale rilevo del resto, ad avviso di chi scrive, vale anche se si accede all’interpretazione del ricorrente, secondo cui il calcolo va effettuato sommando all’importo corrispondente alla quota interessi della rata l’importo derivante dall’applicazione dell’interesse di mora, per poi rapportare tali importi con la quota capitale e ricavare l’incidenza percentuale di tali importi rispetto alla quota capitale.

Proprio il fatto che gli interessi di mora entrino in gioco solo in caso di svolgimento patologico del rapporto infatti fa sì che non abbia senso applicare l’art. 1815 co. II c.c. anche sulla parte del rapporto che si è svolta in modo fisiologico, ossia sulle rate già adempiute.

Ancora una volta dunque l’unica conseguenza sarà la non debenza di alcun onere sulle rate impagate oltre alla quota capitale delle stesse ed eventualmente, in caso di decadenza dal beneficio del termine, l’obbligo di restituzione della sola quota capitale del mutuo erogato.

Nel caso di specie dunque risulta un tasso soglia all’epoca dell’inadempimento dell’8,94% (cui vanno quindi aggiunti 2,1 punti per tenere conto della mora, per un totale di euro 11,04%); il tasso di mora del contratto era del 7,924%; gli oneri aggiuntivi collegati all’inadempimento euro 85,00; l’importo complessivo della prima rata inadempiuta era di euro 1.695,92, di cui euro 1.138,41 a titolo di interessi corrispettivi e il resto (euro 557,50) per capitale (distinzione da farsi perchè il contratto prevede il calcolo degli interessi di mora sulla sola quota capitale).

Applicando dunque gli interessi di mora alla quota capitale per il primo mese di ritardo, si ottiene un onere di euro 3,68, cui vanno aggiunti euro 85,00, per un totale di euro 88,68, che corrisponde ad un tasso effettivo di mora del 9,81, inferiore al tasso di mora medio calcolato come sopra.

In ogni caso, come detto, quand’anche una mora si fosse verificata, essa comporterebbe unicamente la non debenza di alcun onere all’infuori della quota capitale delle sole rate scadute e impagate, mentre rimarrebbe ferma la debenza di quanto già corrisposto durante la fase di svolgimento fisiologico del rapporto, ivi compresa la quota di interessi corrispettivi e altri oneri compresi in ciascuna rata.

Non appare fondata quindi la tesi dell’opponente, che, applicandi l’art. 1815 co. II all’intero rapporto e assumendo quindi di aver pagato (nella fase di svolgimento fisiologico del rapporto) interessi corrispettivi non dovuti, deduce di aver già corrisposto alla banca opposta più del dovuto e di non essere inadempiente, con conseguente illegittimità della decadenza dal beneficio del termine eccepita dalla banca.

Per l’effetto l’opposizione va rigettata, con condanna dell’opponente alla rifusione delle spese di lite, che si liquidano in euro 2.000,00, oltre rimborso forfettario, iva e cpa.

PQM

Il Tribunale di Cremona, definitivamente decidendo, rigetta l’istanza di sospensione.

Condanna l’opponente alla rifusione in favore dell’opposta delle spese di lite, che si liquidano in euro 2.000,00, oltre rimborso forfettario, iva e cpa come per legge.

Pone definitivamente a carico dell’opponente le spese di consulenza dell’ausiliario.

Assegna termine fino al 09.01.2015 per l’introduzione del giudizio di merito.
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Si comunichi.

Cremona, 30 ottobre 2014

Il Giudice

dott. Giulio Borella

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