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AVVOCATO PROCESSO PENALE MINORILE TRIBUNALE DEI MINORENNI BOLOGNA
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PROCESSO MINORI BOLOGNA TRIBUNALE DEI MINORI BOLOGNA

attività investigativa preventivaex art. 391 nonies c.p.p. per l’eventualità che si instauri un procedimento penale;

attività davanti ai Tribunalie Corti d’Appello di tutta Italia e

Penale davanti alla Corte di Cassazione;

diritto penale minorile;

esecuzione penale(dopo la sentenza di condanna definitiva);

attività davanti al Magistrato e al Tribunaledi Sorveglianza (misure alternative al carcere);

pareri legaliche esauriscono l’attività.

tutela ed assistenzaa persone sottoposte all’indagine e imputate;

tutela ed assistenza a parti offese, responsabili civili o persone civilmente obbligate;

Codice del Processo Penale Minorile

P.R. 448/1988

Capo I -Disposizioni generali (artt. 1-15)

Capo II – Provvedimenti in materia di libertà personale (artt. 16 – 24)

Capo III – Definizione anticipata del procedimento e giudizio in dibattimento (artt. 25 – 35)

Capo IV – Procedimento per l’applicazione delle misure di sicurezza (artt. 36 – 41)

D.Lgs. 272/1989 (Norme di attuazione)

– Artt. 1-32

PROCESSO MINORILE PENALE TRIBUNALE DEI MINORI DI BOLOGNA

MESSA ALLA PROVA

Innanzi tutto, la Corte afferma che l’art. 464-quater, comma 7, c.p.p., consente certamente l’impugnabilità diretta e autonoma per cassazione del provvedimento ammissivo, con cui il Giudice sospende il procedimento per dare corso alla prova, “giacché in tal caso alle parti non sarebbe altrimenti consentito alcun rimedio avverso la decisione assunta”.

Il problema si pone, dunque, soltanto con riferimento al provvedimento di rigetto.

I sostenitori della immediata impugnabilità dell’ordinanza di rigetto fanno leva sul tenore letterale dell’art. 464-quater, comma 7, c.p.p., che non distingue tra provvedimenti ammissivi o reiettivi, “sicché anche il rigetto risulterebbe ricorribile in cassazione”.

Sennonché, osserva la Corte, “questo argomento non appare in grado di giustificare in pieno una deroga alla disciplina generale stabilita dall’art. 586, comma 1, cod. proc. pen.”.

CODICE DEL PROCESSO PENALE MINORILE

D.Lgs. 28 luglio 1989, n. 272

Norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del decreto del Presidente della Repubblica 22 settembre 1988, n. 448, recante disposizioni sul processo penale a carico di imputati minorenni

(G. U. n. 182 del 5 agosto 1989 S.O.)

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;

Vista la legge 16 febbraio 1987, n. 81, recante delega legislativa al Governo della Repubblica per l’emanazione delle disposizioni sul processo penale a carico degli imputati minorenni;

Visto il decreto del Presidente della Repubblica 22 settembre 1988, n. 448, recante approvazione delle disposizioni sul processo penale a carico di imputati minorenni;

Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 20 gennaio 1989;

Visto il parere espresso in data 21 marzo 1989 dalla Commissione parlamentare istituita a norma dell’articolo 8 della citata legge n. 81 del 1987;

Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 19 maggio 1989;

Visto il parere espresso in data 23 giugno 1989 dalla Commissione parlamentare a norma degli articoli 8, comma 3, e 9 della citata legge n. 81 del 1987;

Visti i pareri espressi in data 16 marzo e 28 giugno 1989 dal Consiglio superiore della magistratura;

Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 21 luglio 1989;

Sulla proposta del Ministro di grazia e giustizia;

Emana il seguente decreto legislativo:

Art. 1.

È approvato il testo, allegato al presente decreto, delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del decreto del Presidente della Repubblica 22 settembre 1988, numero 448 , recante disposizioni sul processo penale a carico di imputati minorenni.
Le disposizioni allegate al presente decreto entrano in vigore contestualmente al codice di procedura penale, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 settembre 1988, n. 447.
NORME DI ATTUAZIONE DI COORDINAMENTO E TRANSITORIE DEL D.P.R. 22 SETTEMBRE 1988, N. 448, RECANTE DISPOSIZIONI SUL PROCESSO PENALE A CARICO DI IMPUTATI MINORENNI

Art. 1. Disposizione generale

Nel procedimento a carico di imputati minorenni, per quanto non previsto dal presente decreto, si osservano le norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale.
Art. 2. Assegnazione degli affari

Fermo quanto previsto dall’articolo 7-ter del regio decreto 30 gennaio 1941 n. 12 , introdotto dall’articolo 4 del decreto del Presidente della Repubblica 22 settembre 1988 n. 449 , nei tribunali per i minorenni l’assegnazione degli affari è disposta in modo da favorire la diretta esperienza di ciascun giudice nelle diverse attribuzioni della funzione giudiziaria minorile.
Art. 3. Applicazione e supplenza dei magistrati addetti agli uffici giudiziari minorili

I magistrati addetti agli uffici giudiziari minorili non possono essere destinati in applicazione o supplenza ad altro ufficio giudiziario, salvo casi eccezionali dovuti a imprescindibili esigenze di servizio.
Art. 4. Sezioni di corte di appello per i minorenni

Alle sezioni di corte di appello per i minorenni sono destinati, per almeno un biennio, magistrati scelti tra i componenti la corte di appello, che abbiano svolto attività presso uffici giudiziari minorili o presso uffici del giudice tutelare o che siano comunque dotati di specifica attitudine, preparazione ed esperienza.
I magistrati sono destinati in via esclusiva alla sezione indicata nel comma 1 quando lo richiede l’entità degli affari in materia minorile. Ai magistrati destinati anche ad altre sezioni sono assegnati di preferenza affari strettamente connessi con le tematiche familiari e minorili.
Art. 5. Formazione e aggiornamento dei magistrati addetti agli uffici giudiziari minorili

Il ministero di grazia e giustizia collabora con il Consiglio superiore della magistratura per la realizzazione di appositi corsi di formazione e di aggiornamento per i magistrati ordinari e onorari addetti agli uffici giudiziari minorili, nelle materie attinenti al diritto minorile e alle problematiche della famiglia e dell’età evolutiva.
Art. 6. Personale addetto alle sezioni di polizia giudiziaria per i minorenni

Per le sezioni specializzate di polizia giudiziaria indicate nell’articolo 5 del decreto del Presidente della Repubblica 22 settembre 1988 n. 448, si applicano le disposizioni previste per le sezioni ordinarie di polizia giudiziaria dal decreto del Presidente della Repubblica contenente le norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, sostituito il riferimento alla procura e al procuratore della Repubblica presso il tribunale e presso la pretura con il riferimento alla procura della Repubblica e al procuratore della Repubblica presso il tribunale per i minorenni.
Ai fini dell’assegnazione alle sezioni specializzate di polizia giudiziaria, si tiene conto dell’attitudine, dei titoli di studio, dei titoli di specializzazione in materia minorile e di eventuali esperienze specifiche del candidato.
Le amministrazioni di appartenenza, d’intesa con il ministero di grazia e giustizia, curano, anche congiuntamente, la formazione e l’aggiornamento del personale addetto alle sezioni di polizia giudiziaria per i minorenni.
Art. 7. Centri per la giustizia minorile

I centri di rieducazione per i minorenni dipendenti dal ministero di grazia e giustizia assumono la denominazione di centri per la giustizia minorile, con competenza regionale. Sezioni distaccate dei centri possono essere costituite presso altre città capoluogo di provincia.
Con decreto del ministro di grazia e giustizia possono essere accorpati in un unico centro i servizi ubicati nell’ambito territoriale di più regioni.
Di ogni centro per la giustizia minorile fanno parte i servizi indicati nell’articolo 8 ubicati nel territorio di competenza.
Alla direzione del centro spettano, oltre le attribuzioni previste dalla legge per la direzione del centro di rieducazione per i minorenni, anche funzioni tecniche di programmazione, di coordinamento dell’attività dei servizi e di collegamento con gli enti locali.
Alle direzioni dei centri per la giustizia minorile e degli istituti e servizi minorili sono preposti funzionari che abbiano svolto significative attività nel settore minorile e che siano comunque dotati di specifiche attitudini e preparazione.
PER L’ESPLETAMENTO DELLE ATTIVITÀ TECNICHE, AI CENTRI PUÒ ESSERE ASSEGNATO PERSONALE DI SERVIZIO SOCIALE E DELL’AREA PEDAGOGICA. I CENTRI POSSONO ALTRESÌ AVVALERSI DELLA COLLABORAZIONE DI SEDI SCIENTIFICHE E DI CONSULENTI ESTERNI.
ART.8. SERVIZI DEI CENTRI PER LA GIUSTIZIA MINORILE

I servizi facenti parte dei centri per la giustizia minorile sono:
a) gli uffici di servizio sociale per minorenni;
b) gli istituti penali per minorenni;
c) i centri di prima accoglienza;
d) le comunità;
e) gli istituti di semilibertà con servizi diurni per misure cautelari, sostitutive e alternative.
I servizi indicati nel comma 1 si avvalgono, nell’attuazione dei loro compiti istituzionali, anche della collaborazione di esperti in pedagogia, psicologia, sociologia e criminologia.
Art. 9. Centri di prima accoglienza

I centri di prima accoglienza ospitano, fino alla udienza di convalida, i minorenni arrestati o fermati. Ospitano altresì, in locali separati, fino alla udienza di convalida, i minorenni che vi sono condotti a norma dell’articolo 18-bis comma 4 del D.P.R. 22 settembre 1988 n. 448. (1)
I centri di prima accoglienza devono assicurare la permanenza dei minorenni senza caratterizzarsi come strutture di tipo carcerario e sono costituiti, ove possibile, presso gli uffici giudiziari minorili. In nessun caso possono essere situati all’interno di istituti penitenziari.
(1) Comma così modificato dall’art. 48, D.Lgs. 14 gennaio 1991, n. 12 (G. U. n. 13 del 16 gennaio 1991), entrato in vigore, per effetto dell’art. 56, il trentesimo giorno successivo a quello della sua pubblicazione.

Art. 10. Organizzazione delle comunità

Per l’attuazione del decreto del Presidente della Repubblica 22 settembre 1988 n. 448, i centri per la giustizia minorile stipulano convenzioni con comunità pubbliche e private, associazioni e cooperative che operano in campo adolescenziale e che siano riconosciute o autorizzate dalla regione competente per territorio. Possono altresì organizzare proprie comunità, anche in gestione mista con enti locali.
L’organizzazione e la gestione delle comunità deve rispondere ai seguenti criteri:
a) organizzazione di tipo familiare, che preveda anche la presenza di minorenni non sottoposti a procedimento penale e capienza non superiore alle dieci unità, tale da garantire, anche attraverso progetti personalizzati, una conduzione e un clima educativamente significativi;
b) utilizzazione di operatori professionali delle diverse discipline;
c) collaborazione di tutte le istituzioni interessate e utilizzazione delle risorse del territorio.
Operatori dei servizi minorili dell’amministrazione della giustizia possono essere distaccati presso comunità e strutture pubbliche o convenzionate per compiti di collaborazione interdisciplinare.
Art.11. Organizzazione degli istituti di semilibertà e semidetenzione

Gli istituti di semilibertà e semidetenzione sono organizzati e gestiti in modo da assicurare una effettiva integrazione con la comunità esterna.
Nelle attività scolastiche, di formazione lavoro e di tempo libero, sono valorizzate, in collaborazione con i servizi degli enti locali, le risorse del territorio.
Art. 12. Servizi diurni

I centri della giustizia minorile attivano, con gli enti locali, programmi educativi di studio e di formazione lavoro, di tempo libero e di animazione anche per l’attuazione delle misure cautelari, alternative e sostitutive, attraverso servizi polifunzionali diurni ai quali è ammessa la partecipazione di minorenni non sottoposti a procedimenti penali.
I servizi sono organizzati e gestiti in collaborazione con tutte le istituzioni interessate e con la partecipazione di operatori professionali delle diverse discipline.
Le spese relative ai minorenni non sottoposti a procedimenti penali non sono a carico dell’amministrazione della giustizia.
Art. 13. Coordinamento dei servizi

D’intesa con le regioni e gli enti interessati, è costituita presso ogni centro per la giustizia minorile una commissione per il coordinamento delle attività dei servizi minorili dell’amministrazione della giustizia e dei servizi di assistenza degli enti locali.
Presso il ministero di grazia e giustizia è costituita una commissione centrale per il coordinamento delle attività dei servizi indicati nel comma 1. La costituzione, la composizione e il funzionamento della commissione sono determinati con decreto del ministro di grazia e giustizia d’intesa con le regioni.
Art. 14. Programmi di formazione per operatori minorili

Il ministero di grazia e giustizia e le regioni realizzano annualmente appositi programmi congiunti di formazione e di aggiornamento per gli operatori minorili dell’amministrazione della giustizia e degli enti locali.
Art. 15. Difensore di ufficio

Ciascun consiglio dell’ordine forense predispone e aggiorna almeno ogni tre mesi l’elenco alfabetico degli iscritti nell’albo idonei e disponibili ad assumere le difese di ufficio e lo comunica al presidente del tribunale per i minorenni, il quale ne cura la trasmissione alle autorità giudiziarie minorili del distretto.
Agli effetti dell’articolo 11 del decreto del Presidente della Repubblica 22 settembre 1988, n. 448 , si considera in possesso di specifica preparazione chi abbia svolto non saltuariamente la professione forense davanti alle autorità giudiziarie minorili o abbia frequentato corsi di perfezionamento e aggiornamento per avvocati e procuratori legali (1) nelle materie attinenti il diritto minorile e le problematiche dell’età evolutiva.
Il consiglio dell’ordine forense dove ha sede il tribunale per i minorenni provvede alla formazione della tabella a norma dell’articolo 29 commi 3, 4 e 5 del decreto del Presidente della Repubblica contenente le norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, d’intesa con il presidente del tribunale per i minorenni, che ne cura la trasmissione alle autorità giudiziarie minorili del distretto.
Il consiglio dell’ordine forense dove ha sede il tribunale per i minorenni, d’intesa con il presidente del tribunale per i minorenni e con il procuratore della Repubblica per i minorenni, organizza annualmente corsi di aggiornamento per avvocati e procuratori legali (1) nelle materie attinenti il diritto minorile e le problematiche dell’età evolutiva.
(1) Il termine “procuratore legale” deve intendersi sostituito con il termine “avvocato” per effetto del disposto dell’art. 3, L. 24 febbraio 1997, n. 27, in seguito alla soppressione dell’albo dei procuratori legali stabilita dalla stessa legge.

Art. 16. Organi delle notificazioni

(…) (1)

(1) L’articolo che recitava: “Le notificazioni all’imputato minorenne, all’esercente la potestà dei genitori e alla persona offesa minorenne si eseguono a norma dell’art. 148, commi 2, 4 e 5 del codice di procedura penale.” È stato soppresso dall’art. 49, D.Lgs. 14 gennaio 1991, n. 12 (G. U. n. 13 del 16 gennaio 1991), entrato in vigore, per effetto dell’art. 56, il trentesimo giorno successivo a quello della sua pubblicazione.

Art. 17. Comunicazione ai servizi

Ai fini di quanto previsto dall’articolo 12, commi 1 e 2 del decreto del Presidente della Repubblica 22 settembre 1988, n. 448 , l’autorità giudiziaria provvede a informare le persone e i servizi interessati mediante apposita comunicazione.
Art. 18. Casellario giudiziale per i minorenni

(1) L’articolo che recitava: “1. Il servizio del casellario giudiziale per i minorenni è svolto dagli uffici presso i tribunali per i minorenni a norma degli articoli 14 e 15 del decreto del Presidente della Repubblica 22 settembre 1988 n. 448.
2. Il servizio del casellario giudiziale centrale per i minorenni è svolto da un ufficio del ministero di grazia e giustizia.” è stato abrogato dall’art. 52 del T.U. sul Casellario Giudiziale.

Art. 19. Regime transitorio delle iscrizioni

(1) L’articolo che recitava: “1. Fino alla data di entrata in funzione degli uffici del casellario giudiziale indicati nell’articolo 18, agli adempimenti previsti dagli articoli 14 e 15 del D.P.R. 22 settembre 1988 n. 448, provvedono gli uffici del casellario giudiziale indicato nell’articolo 685 del codice di procedura penale. Alla data suddetta sono eliminate e trasmesse agli uffici del casellario giudiziale per i minorenni le iscrizioni che si riferiscono a fatti commessi da minorenni, escluse quelle relative a provvedimenti di condanna a pena detentiva, anche se condizionalmente sospesa, quando la persona alla quale si riferiscono abbia compiuto il diciottesimo anno di età.”è stato abrogato dall’art. 52 del T.U. sul Casellario Giudiziale.

Art. 20. Cautele nell’esecuzione dell’arresto e del fermo, nell’accompagnamento e nella traduzione

Nell’esecuzione dell’arresto e del fermo, nell’accompagnamento e nella traduzione, sono adottate le opportune cautele per proteggere i minorenni dalla curiosità del pubblico e da ogni specie di pubblicità nonché per ridurne, nei limiti del possibile, i disagi e le sofferenze materiali e psicologiche. È vietato l’uso di strumenti di coercizione fisica, salvo che ricorrano gravi esigenze di sicurezza.
1.1. L’autorità giudiziaria o la direzione penitenziaria competente valutano se ricorre l’esigenza di assicurare, nei confronti dei soggetti minorenni che si trovano in particolari condizioni emotive, l’assistenza psicologica a mezzo dei servizi dei centri per la giustizia minorile (1).

1-bis. Il minorenne condotto presso gli uffici di polizia giudiziaria in esecuzione di un arresto, di un fermo o di un accompagnamento è trattenuto in locali separati da quelli dove si trovano maggiorenni arrestati o fermati (2).

Art. 20-bis. Verbale di consegna

Nei casi previsti dagli articoli 18 comma 2 e 18-bis comma 3 del D.P.R. 22 settembre 1988 n. 448, la polizia giudiziaria redige verbale con l’indicazione delle generalità dell’esercente la potestà dei genitori, dell’eventuale affidatario e della persona da questi incaricata alla quale il minore è consegnato. Nel verbale è fatta menzione dell’avvertimento previsto dall’articolo 18-bis comma 3 (1).
(1) Articolo aggiunto dall’art. 51, D.Lgs. 14 gennaio 1991, n. 12 (G. U. n. 13 del 16 gennaio 1991), entrato in vigore, per effetto dell’art. 56, il trentesimo giorno successivo a quello della sua pubblicazione.

Art. 21. Provvedimenti del pubblico ministero in caso di arresto o di fermo

(1) L’articolo che recitava: “1. Quando riceve la notizia dell’arresto o del fermo prevista dall’art. 18, comma 1 del decreto del Presidente della Repubblica 22 settembre 1988, n. 448, il Pubblico Ministero dispone che il minorenne sia senza ritardo condotto davanti a sé ovvero presso uno dei centri indicati nell’art. 9 ovvero presso una comunità pubblica o autorizzata che provvede a indicare.
2. Qualora, tenuto conto delle modalità del fatto, dell’età, della personalità e della comunità pubblica o autorizzata che provvede a indicare la situazione familiare del minorenne, lo ritenga opportuno, il Pubblico Ministero può altresì disporre che lo stesso sia accompagnato presso la sua abitazione familiare.
3. Se il minorenne è condotto davanti al Pubblico Ministero, questi, dopo averlo interrogato, provvede a norma dei commi 1 e 2.” è stato abrogato dall’art. 52 del D.Lgs. 14 gennaio 1991, n. 12 (G. U. n. 13 del 16 gennaio 1991), entrato in vigore, per effetto dell’art. 56, il trentesimo giorno successivo a quello della sua pubblicazione.

Art. 22. Provvedimenti in caso di accompagnamento

(…) (1)

(1) L’articolo che recitava: “1. Nei casi previsti dall’articolo 16 comma 2 del D.P.R. 22 settembre 1988, n. 448, quando non è possibile accompagnare il minorenne presso la sua abitazione familiare, la polizia giudiziaria informa immediatamente il pubblico ministero, il quale indica la comunità pubblica o autorizzata presso la quale il minorenne deve essere accompagnato. Il pubblico ministero può disporre che il minorenne sia condotto presso uno dei centri indicati nell’articolo 9.
2. Il minorenne accompagnato a norma dell’articolo 16 comma 2 del decreto del Presidente della Repubblica 22 settembre 1988, n. 448, presso la sua abitazione familiare o in una comunità pubblica o autorizzata ovvero presso uno dei centri indicati nell’articolo 9, vi rimane a disposizione del pubblico ministero.
3. Il pubblico ministero, se ritiene che non debba essere applicata una misura cautelare, dispone che il minorenne sia posto immediatamente in libertà.” è stato abrogato dall’art. 52 del D.Lgs. 14 gennaio 1991, n. 12 (G. U. n. 13 del 16 gennaio 1991), entrato in vigore, per effetto dell’art. 56, il trentesimo giorno successivo a quello della sua pubblicazione.

Art. 23. Esecuzione delle misure cautelari in caso di infermità

Se il minorenne si trova in stato di infermità, le misure cautelari previste dagli articoli 21 e 22 del D.P.R. 22 settembre 1988, n. 448 , possono essere eseguite in luogo di cura pubblico o privato.
Art. 24. Esecuzione di provvedimenti limitativi della libertà personale

Le misure cautelari, le misure alternative, le sanzioni sostitutive, le pene detentive e le misure di sicurezza si eseguono secondo le norme e con le modalità previste per i minorenni anche nei confronti di coloro che nel corso dell’esecuzione abbiano compiuto il diciottesimo ma non il ventunesimo anno di età. L’esecuzione rimane affidata al personale dei servizi minorili.
Le disposizioni del comma 1 si applicano anche quando l’esecuzione ha inizio dopo il compimento del diciottesimo anno di età.
Art. 25. Giudice del riesame e dell’appello

Sulla richiesta di riesame o sull’appello proposti a norma degli articoli 309 e 310 del codice di procedura penale decide il tribunale per i minorenni del luogo dove ha sede l’ufficio del giudice che ha emesso l’ordinanza impugnata.
Art. 26. Sentenza di non luogo a procedere per irrilevanza del fatto

Se fin dalle prime indagini risulta che sussistono le condizioni previste dall’articolo 27 del decreto del Presidente della Repubblica 22 settembre 1988 n. 448 , il pubblico ministero richiede sentenza di non luogo a procedere per irrilevanza del fatto al giudice indicato nell’articolo 50-bis comma 1 del regio decreto 30 gennaio 1941 n. 12 , introdotto dall’articolo 14 del decreto del Presidente della Repubblica 22 settembre 1988 n. 449 (1).
(1) La Corte costituzionale, con sentenza 22 maggio-6 giugno 1991, n. 250 (G. U. n. 23 del 12 giugno 1991 S.S.), ha dichiarato l’illegittimità costituzionale degli artt. 26 e 30, primo comma, del presente decreto.

Art. 27. Sospensione del processo e messa alla prova

Il giudice provvede a norma dell’articolo 28 del decreto del Presidente della Repubblica 22 settembre 1988 n. 448 , sulla base di un progetto di intervento elaborato dai servizi minorili dell’amministrazione della giustizia, in collaborazione con i servizi socio-assistenziali degli enti locali.
Il progetto di intervento deve prevedere tra l’altro:
a) le modalità di coinvolgimento del minorenne, del suo nucleo familiare e del suo ambiente di vita;
b) gli impegni specifici che il minorenne assume;
c) le modalità di partecipazione al progetto degli operatori della giustizia e dell’ente locale;
d) le modalità di attuazione eventualmente dirette a riparare le conseguenze del reato e a promuovere la conciliazione del minorenne con la persona offesa.
I servizi informano periodicamente il giudice dell’attività svolta e dell’evoluzione del caso, proponendo, ove lo ritengano necessario, modifiche al progetto, eventuali abbreviazioni di esso ovvero, in caso di ripetute e gravi trasgressioni, la revoca del provvedimento di sospensione.
Il presidente del collegio che ha disposto la sospensione del processo e l’affidamento riceve le relazioni dei servizi e ha il potere, delegabile ad altro componente del collegio, di sentire, senza formalità di procedura, gli operatori e il minorenne.
Ai fini di quanto previsto dagli articoli 28 comma 5 e 29 del decreto del Presidente della Repubblica 22 settembre 1988 n. 448 , i servizi presentano una relazione sul comportamento del minorenne e sull’evoluzione della sua personalità al presidente del collegio che ha disposto la sospensione del processo nonché al pubblico ministero, il quale può chiedere la fissazione dell’udienza prevista dall’articolo 29 del medesimo decreto.
Art. 28. Spese per interventi

Nell’applicazione delle misure previste dal decreto del Presidente della Repubblica 22 settembre 1988 n. 448 , le spese per il collocamento del minorenne in luogo diverso dall’abitazione familiare e per ogni altra attività di osservazione, trattamento e sostegno, sono a carico dello Stato.
Art. 29. Spese processuali

La sentenza di condanna nei confronti di persona minore degli anni diciotto al momento in cui ha commesso il fatto non comporta l’obbligo del pagamento delle spese processuali e di quelle per il suo mantenimento in carcere.
I crediti per le spese indicate nel comma 1, in essere alla data di entrata in vigore del presente decreto, sono estinti e non si fa luogo alla loro riscossione.
Art. 30. Disposizioni transitorie

Nei procedimenti pendenti alla data di entrata in vigore del decreto del Presidente della Repubblica 22 settembre 1988 n. 448 , la sentenza di non luogo a procedere per irrilevanza del fatto prevista dall’articolo 27 del medesimo decreto può essere pronunciata in ogni stato e grado del procedimento (1).
Le disposizioni degli articoli 28, 29 e 30 del decreto del Presidente della Repubblica 22 settembre 1988 n. 448 , si applicano ai procedimenti pendenti alla data di entrata in vigore dello stesso.
Art. 31. Oneri finanziari relativi all’articolo 28

L’onere derivante dall’applicazione dell’articolo 28 è valutato in lire 2.000.000.000 per l’anno finanziario 1989, in lire 12.000.000.000 per l’anno finanziario 1990 e in lire 12.000.000.000 per l’anno finanziario 1991 e successivi.
All’onere indicato nel comma 1 si provvede:
a) quanto a lire 483.000.000 per l’anno 1989 e a lire 2.900.000.000 per ciascuno degli anni 1990 e 1991, mediante corrispondente utilizzazione delle proiezioni di spesa dello stanziamento sul capitolo 2090 dello stato di previsione del ministero di grazia e giustizia;
b) quanto a lire 1.517.000.000 per l’anno 1989 e a lire 9.100.000.000 per ciascuno degli anni 1990 e 1991, mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 1989-1991, al capitolo 6856 dello stato di previsione del ministero del tesoro per l’anno 1989, all’uopo parzialmente utilizzando l’accantonamento di parte corrente «Revisione della normativa concernente i custodi dei beni sequestrati per misure antimafia. Riforma della giustizia minorile e ristrutturazione dei relativi servizi». Il ministro del tesoro è autorizzato ad apportare le relative variazioni di bilancio (1).
Art. 32. Oneri finanziari relativi all’articolo 29

L’onere derivante dall’applicazione dell’articolo 29 è valutato in lire 30.330.000 per l’anno finanziario 1989, in lire 181.980.000 per l’anno finanziario 1990, in lire 181.980.000 per l’anno finanziario 1991 e successivi.
All’onere di cui al comma 1 si provvede, quanto a lire 30.330.000 per l’anno 1989 e a lire 181.980.000 per ciascuno degli anni 1990 e 1991, mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 1989-1991, al capitolo 6856 dello stato di revisione del ministero del tesoro per l’anno 1989, all’uopo parzialmente utilizzando l’accantonamento di parte corrente «Revisione della normativa concernente i custodi dei beni sequestrati per misure antimafia. Riforma della giustizia minorile e ristrutturazione dei relativi servizi» (1).
Il ministro del tesoro è autorizzato ad apportare le occorrenti variazioni di bilancio.

CIBERBULLISMO :DIRITTO DI QUERELA DEI MINORI ULTRAQUATTORIDICIENNI È, invece, fondato il terzo motivo, con il quale parte ricorrente si duole che il giudice di appello non abbia tenuto conto della relazione dell’USL di … riguardante la particolare situazione psicologica nella quale versava l’imputata all’epoca dei fatti, la cui considerazione avrebbe potuto determinare una più favorevole pronunzia di proscioglimento nel merito o d’improcedibilità. Ed infatti, nonostante la questione avesse costituito oggetto di espresso motivo di appello, la Corte ha omesso qualsiasi considerazione al riguardo.

CIBERBULLISMO :DIRITTO DI QUERELA DEI MINORI ULTRAQUATTORDICIENNI

esistono due forme di cyberbullismo:

FOTO STOP STALKINGe-bullying diretto che consiste nell’uso di Internet per inviare messaggi minacciosi alla vittima;
e-bullying indiretto che consiste nel diffondere messaggi dannosi o calunnie sul conto della vittima.

 

l cyberbullismo è un fenomeno molto grave perché in pochissimo tempo le vittime possono vedere la propria reputazione danneggiata in una comunità molto ampia, anche perché i contenuti, una volta pubblicati, possono riapparire a più riprese in luoghi diversi.

 

 

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È, invece, fondato il terzo motivo, con il quale parte ricorrente si duole che il giudice di appello non abbia tenuto conto della relazione dell’USL di … riguardante la particolare situazione psicologica nella quale versava l’imputata all’epoca dei fatti, la cui considerazione avrebbe potuto determinare una più favorevole pronunzia di proscioglimento nel merito o d’improcedibilità. Ed infatti, nonostante la questione avesse costituito oggetto di espresso motivo di appello, la Corte ha omesso qualsiasi considerazione al riguardo.

 

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Prendendo – in primo luogo – le mosse dal dato normativo (di cui all’art. 120, comma 3, cod. pen.) va focalizzata, ai fini della decisione della quaestio iuris così posta, la parte del dettato precettivo che, dopo il riconoscimento del diritto di querela in capo al minore ultraquattordicenne (inibito, invece al minore infraquattordicenne, con contestuale sua attribuzione al genitore, nell’ambito dell’ordinario potere di rappresentanza a quest’ultimo attribuito ex lege), dispone che, in sua vece, lo stesso diritto possa essere esercitato dal genitore, soggiungendo che ciò può aver luogo nonostante ogni contraria dichiarazione di volontà, espressa o tacita del minore…… Di talché, in caso di minore-persona offesa che abbia compiuto gli anni quattordici, il legislatore ha previsto una doppia legittimazione, in capo allo stesso minorenne ed all’esercente della potestà genitoriale. Il conferimento della doppia titolarità del diritto di querela comportava, nondimeno, la necessità di superare possibili situazioni conflittuali nascenti da eventuale volontà contraria di uno dei due soggetti abilitati.

 

 

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

SEZIONE V PENALE

Sentenza 6 febbraio – 28 maggio 2013, n. 23010

(Presidente Zecca – Relatore Bruno)

Ritenuto in fatto

  1. Con la sentenza indicata in epigrafe la Corte d’appello-sezione minorenni di Bologna confermava la sentenza della 05/10/2011 con la quale il Tribunale per i minorenni di quella stessa città aveva dichiarato non doversi procedere nei confronti di S.L. per concessione del perdono giudiziale, in ordine al reato di cui all’art. 595 cod. pen. (perché offendeva l’onore ed il decoro di S.A., inserendo nel blog a lei registrato … accessibile a chiunque, fotografie ritraendosi la S. all’interno della classe e mostranti il volto di questa inserita in un corpo di scimmia o piegata in avanti mentre l’indagata l’afferrava da dietro simulando un rapporto sessuale ed accompagnando le suddette foto con commenti denigratori (A. e il passatempo della nostra classe, la nostra valvola di sfogo, un essere venuto in terra per essere abusato, eccetera…), nonché intrattenendo sul suddetto blog conversazioni in chat con altri soggetti con i quali, commentando le fotografie, denigrava ulteriormente la persona della S.
AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA AVVOCATO PENALISTA RIMINI AVVOCATO PENALISTA RAVENNA

AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA
AVVOCATO PENALISTA RIMINI
AVVOCATO PENALISTA RAVENNA

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  1. Avverso la anzidetta pronuncia il difensore dell’imputato, avv. Sergio Pellizzola, ha proposto ricorso per cassazione affidato le ragioni di censura indicate in parte motiva.

Considerato in diritto

  1. Con il primo motivo di impugnazione, parte ricorrente eccepisce nullità della sentenza impugnata, ai sensi dell’art. 606 lett. b) cod. proc. pen., per inosservanza ed erronea applicazione della legge penale, con riferimento all’art. 120, comma 3, cod. proc. pen. Lamenta, in proposito, che il giudice di appello aveva disatteso l’eccezione di improcedibilità dell’azione penale ritenendo valida la querela proposta dai genitori della persona offesa, minore ultraquattordicenne, ancorché la stessa non fosse mai venuta a conoscenza del fatto ritenuto lesivo nei suoi confronti. A dire di parte ricorrente, la menzionata disposizione processuale presuppone che la persona offesa abbia comunque contezza del fatto, pur se la querela può essere ritualmente proposta dai suoi genitori anche in mancanza di volontà da parte sua e persino in caso di volontà contraria.

 

Il secondo motivo eccepisce nullità della sentenza impugnata ai sensi dello stesso articolo 606 lett. e) per mancanza, contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione, con riferimento alla ritenuta facoltà dei genitori esercenti la potestà di presentare querela in sostituzione del figlio ultra quattordicenne anche in caso di volontà contraria di quest’ultimo nell’ipotesi, come nella fattispecie, che lo stesso non fosse a conoscenza del fatto-reato commesso in suo danno.

 

Il terzo motivo eccepisce nullità della sentenza impugnata per identico vizio di legittimità, con riferimento al fatto che, indipendentemente dalle modalità di accesso al sito (rectius “nasty” del sito indicato) sia stato ritenuto che quanto pubblicato fosse avvenuto comunque nei confronti di, più persone, integrando così il reato di diffamazione. Lamenta al riguardo che il giudice a quo non aveva affatto esaminato le deduzioni difensive contenute nei motivi di appello.

 

Il quarto motivo eccepisce nullità per identico vizio motivazionale con riguardo al profilo di palese illogicità della motivazione.

 

Il quinto motivo eccepisce nullità per vizio motivazionale con riferimento a quanto dedotto nel terzo motivo dell’atto di appello avente ad oggetto l’omessa valutazione della relazione dell’Usi di Ferrara in ordine alla situazione psicologica dell’appellante all’epoca della commissione di fatti.

 

  1. La prima ragione di doglianza ripropone l’eccezione sollevata in sede di gravame in ordine all’asserita necessità della conoscenza del fatto-reato da parte del minore-persona offesa in caso di esercizio del diritto di querela, in sua vece, da parte del genitore. L’eccezione è infondata, come già ritenuto dal giudice di appello, anche se sulla base di motivazione sbrigativa ed inappropriata. Prendendo – in primo luogo – le mosse dal dato normativo (di cui all’art. 120, comma 3, cod. pen.) va focalizzata, ai fini della decisione della quaestio iuris così posta, la parte del dettato precettivo che, dopo il riconoscimento del diritto di querela in capo al minore ultraquattordicenne (inibito, invece al minore infraquattordicenne, con contestuale sua attribuzione al genitore, nell’ambito dell’ordinario potere di rappresentanza a quest’ultimo attribuito ex lege), dispone che, in sua vece, lo stesso diritto possa essere esercitato dal genitore, soggiungendo che ciò può aver luogo nonostante ogni contraria dichiarazione di volontà, espressa o tacita del minore…… Di talché, in caso di minore-persona offesa che abbia compiuto gli anni quattordici, il legislatore ha previsto una doppia legittimazione, in capo allo stesso minorenne ed all’esercente della potestà genitoriale. Il conferimento della doppia titolarità del diritto di querela comportava, nondimeno, la necessità di superare possibili situazioni conflittuali nascenti da eventuale volontà contraria di uno dei due soggetti abilitati.

 

In ipotesi di dissenso del genitore, la norma nulla dice, lasciando, implicitamente, ritenere che, in tal caso, debba prevalere la volontà del minore, siccome portatore dell’interesse giuridico direttamente leso dal fatto illecito da altri commesso nei suoi confronti, anche in ragione del fine di politica criminale di favorire quanto più possibile il perseguimento di azioni delittuose.

 

Viceversa, nell’ipotesi in cui la volontà contraria, tacita od espressa, sia, invece, manifestata dallo stesso minore, il legislatore mantiene la legittimazione in capo al suo genitore. Tale potere surrogatorio trova agevole spiegazione nella ridotta capacità di determinazione e di agire del minore ultraquattordicenne e nella conseguente semipiena capacità, da parte sua, di apprezzare le conseguenze lesive di un fatto-reato nella sfera giuridica dei suoi interessi, in tutti i possibili riflessi patrimoniali o morali.

 

  1. Il perspicuo disposto normativo, in uno alla menzionata ratio legis, induce a ritenere – in termini di valida inferenza logica – che il mantenimento della legittimazione all’esercizio del diritto di querela in capo al genitore del minorenne dissenziente costituisca fattispecie giuridica che ricomprenda necessariamente – come il più comprende il meno – anche l’ipotesi in cui il minore non sia venuto a conoscenza (magari per responsabile scelta del di lui genitore o comunque delle persone a lui vicine, come pare essersi verificato nel caso di specie) della condotta delittuosa in suo danno. Insomma, in caso di dissenso del minore, la sua volontà è tamquam non esset e, se posta nel nulla dal legislatore, deve allora ritenersi, a fortiori, affatto irrilevante che egli sappia o meno dell’azione delittuosa in suo danno.

 

La diversa chiave interpretativa offerta dal difensore, che muove dal rilievo secondo cui intanto una volontà contraria, espressa o tacita che sia, può essere esternata dal minore, in quanto egli sappia della detta azione delittuosa, è solo suggestiva, anche se non priva di coerenza logica. L’opzione ermeneutica non è, infatti, aderente alla menzionata ratio legis. In base ad essa è possibile, infatti, individuare, nell’arco di tempo della minore età, due distinte fasce temporali, ai fini della titolarità del diritto di querela: sino agli anni quattordici, il minore è privo di siffatto diritto, donde l’assoluta irrilevanza della sua volontà; oltre gli anni quattordici, il diritto gli è riconosciuto, ma convive con autonomo diritto in capo all’esercente la potestà genitoriale ed è destinato a cedere nei confronti di quest’ultimo ove la facoltà che lo sostanzia intendesse esplicarsi negativamente, ossia nella rinuncia ad avvalersene. In riferimento ad entrambe le fasce temporali non ha rilievo giuridico alcuno che il minore sia o meno a conoscenza del fatto illecito in suo danno, giacché in nessun caso la sua contraria volontà potrebbe prevalere sulla volontà del genitore orientata all’esercizio del diritto di querela. Tanto, in ragione, ancora una volta, del favor querelae che il legislatore penale ha mostrato in più occasioni e che la lezione giurisprudenziale ha fatto proprio n diverse circostanze, come nella lettura volta a privilegiare la volontà querelatoria in qualsiasi forma espressa, al di là dell’uso di formule sacramentali (cfr. da ultimo, Cass. Sez. 4, n. 46994 del 15/11/2011, Rv. 251439).

 

  1. È infondato anche il rilievo difensivo riguardante la pretesa mancanza, nella fattispecie, dei presupposti della comunicazione con più persone. Al riguardo, la risposta motiva del giudice di appello è stavolta pertinente ed appropriata nel riferimento alle modalità di accesso al sito (rectius al profilo “nasty” del sito indicato) sulla base delle quali, con insindacabile apprezzamento di merito, è stato ritenuto che quanto pubblicato, costituente deprecabile esempio di cyberbullismo, fosse venuto a conoscenza di una pluralità di persone.

 

  1. È, invece, fondato il terzo motivo, con il quale parte ricorrente si duole che il giudice di appello non abbia tenuto conto della relazione dell’USL di … riguardante la particolare situazione psicologica nella quale versava l’imputata all’epoca dei fatti, la cui considerazione avrebbe potuto determinare una più favorevole pronunzia di proscioglimento nel merito o d’improcedibilità. Ed infatti, nonostante la questione avesse costituito oggetto di espresso motivo di appello, la Corte ha omesso qualsiasi considerazione al riguardo.

 

La carenza motivazionale inficia, in parte qua, la struttura argomentativa della sentenza impugnata, che va, dunque, annullata per nuovo esame sul punto.

 

Stante la minore età delle persone coinvolte nel presente giudizio va disposto l’oscuramento dei dati sensibili, a norma di legge.

 

P.Q.M.

Annulla la sentenza impugnata con rinvio alla Corte d’appello di Bologna – sezione minorenni, per nuovo esame.

 

 

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