Non perderti le ultime REATI CONTRO IL PATRIMONIO AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA

AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA REATI CONTRO IL PATRIMONIO

Capo I – Dei delitti contro il patrimonio mediante violenza alle cose o alle persone
Art. 624 — Furto
Art. 624 bis — Furto in abitazione e furto con strappo
Art. 625 — Circostanze aggravanti
Art. 625 bis — Circostanze attenuanti
Art. 626 — Furti punibili a querela dell’offeso
Art. 627 — Sottrazione di cose comuni
Art. 628 — Rapina
Art. 629 — Estorsione
Art. 630 — Sequestro di persona a scopo di estorsione
Art. 631 — Usurpazione
Art. 632 — Deviazione di acque e modificazione dello stato dei luoghi
Art. 633 — Invasione di terreni o edifici
Art. 634 — Turbativa violenta del possesso di cose immobili
Art. 635 — Danneggiamento
Art. 635 bis — Danneggiamento di sistemi informatici e telematici
Art. 635 ter — Danneggiamento di informazioni, dati e programmi informatici utilizzati dallo Stato o da altro ente pubblico o comunque di pubblica utilità
Art. 635 quater — Danneggiamento di sistemi informatici o telematici
Art. 635 quinquies — Danneggiamento di sistemi informatici o telematici di pubblica utilità
Art. 636 — Introduzione o abbandono di animali nel fondo altrui e pascolo abusivo
Art. 637 — Ingresso abusivo nel fondo altrui
Art. 638 — Uccisione o danneggiamento di animali altrui
Art. 639 — Deturpamento e imbrattamento di cose altrui
Art. 639 bis — Casi di esclusione della perseguibilità a querela
Capo II – Dei delitti contro il patrimonio mediante frode
Art. 640 — Truffa
Art. 640 bis — Truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche
Art. 640 ter — Frode informatica
Art. 640 quater — Applicabilità dell’articolo 322ter
Art. 640 quinquies — Frode informatica del soggetto che presta servizi di certificazione di firma elettronica
Art. 641 — Insolvenza fraudolenta
Art. 642 — Fraudolento danneggiamento dei beni assicurati e mutilazione fraudolenta della propria persona
Art. 643 — Circonvenzione di persone incapaci
Art. 644 — Usura
Art. 644 bis — [Usura impropria]
Art. 644 ter — Prescrizione del reato di usura
Art. 645 — Frode in emigrazione
Art. 646 — Appropriazione indebita
Art. 647 — Appropriazione di cose smarrite, del tesoro o di cose avute per errore o caso fortuito
Art. 648 — Ricettazione
Art. 648 bis — Riciclaggio
Art. 648 ter — Impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita
Art. 648 ter 1 — Autoriciclaggio
Art. 648 quater — Confisca
Capo III – Disposizioni comuni ai capi precedenti
Art. 649 — Non punibilità e querela della persona offesa, per fatti commessi a danno di congiunti

Furto Art. 624 c.p.: Chiunque si impossessa della cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene, al fine di trarne profitto per se’ o per altri e’ punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa da lire sessantamila a un milione. Agli effetti della legge penale, si considera “cosa mobile” anche l’energia elettrica e ogni altra energia che abbia valore economico.
Furto in abitazione e furto con strappo Art. 624 bis: Chiunque si impossessa della cosa mibile altrui, sottraendola a chi la detiene, al fine di trarne profitto per se o per altri, mediante introduzione in un edificio o in un altro luogo destinato in tutto o in parte a privata dimora o nelle pertinenze di essa, è punito con la reclusione da un anno a sei anni e con la multa da Euro 309,00 a Euro 1032,00. Alla stessa pena di cui al primo comma soggiace chi si impossessa della cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene, al fine di trarne profitto per se o per altri, strappandola di mano o di dosso alla persona. La pena è della reclusione da tre a dieci anni e con la multa da Euro 206,00 a Euro 1549,00 se il reato è aggravato da una o più delle circostanze previste nel primo comma dell’art. 625 ovvero se ricorre una o più delle circostanze indicate dall’art. 61.
Sottrazione di cose comuni Art. 627: Il comproprietario, socio o coerede che, per procurare a se’ o ad altri un profitto, s’impossessa della cosa comune, sottraendola a chi la detiene, e’ punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a due anni o con la multa da lire quarantamila a quattrocentomila. Non e’ punibile chi commette il fatto su cose fungibili, se il valore di esse non eccede la quota a lui spettante. Comma cosi’ sostituito dalla L. 24 novembre 1981, n. 689.
Rapina Art. 628: Chiunque, per procurare a se’ o ad altri un ingiusto profitto, mediante violenza alla persona o minaccia, s’impossessa della cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene, e’ punito con la reclusione da tre a dieci anni e con la multa da lire un milione a quattro milioni. Alla stessa pena soggiace chi adopera violenza o minaccia immediatamente dopo la sottrazione per assicurare a se’ o ad altri il possesso della cosa sottratta, o per procurare a se’ o ad altri l’impunita’. La pena e’ della reclusione da quattro anni e sei mesi a venti anni e della multa da lire due milioni a lire sei milioni: 1) se la violenza o minaccia e’ commessa con armi, o da persona travisata, o da piu’ persone riunite; 2) se la violenza consiste nel porre taluno in stato d’incapacita’ di volere o di agire; 3) se la violenza o minaccia e’ posta in essere da persona che fa parte dell’associazione di cui all’articolo 416 bis. Comma cosi’ sostituito dalla L. 14 ottobre 1974, n. 497. Il numero 3 e’ stato successivamente aggiunto dalla L. 13 settembre 1982, n. 646. La multa e’ stata aumentata dall’art. 8, D.L. 31 dicembre 1991, n. 419.
Estorsione Art. 629: Chiunque, mediante violenza o minaccia, costringendo taluno a fare o ad omettere qualche cosa, procura a se’ o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, e’ punito con la reclusione da cinque a dieci anni e con la multa da lire un milione a quattro milioni. La pena e’ della reclusione da sei a venti anni e della multa da lire due milioni a lire sei milioni, se concorre taluna delle circostanze indicate nell’ultimo capoverso dell’articolo precedente. Comma cosi’ modificato dall’art. 8, D.L. 31 dicembre 1991, n. 419. Comma cosi’ modificato dalla L. 14 ottobre 1974, n. 497.
Danneggiamento Art. 635: Chiunque distrugge, disperde, deteriora o rende, in tutto o in parte, inservibili cose mobili o immobili altrui e’ punito, a querela della persona offesa con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a lire seicentomila. La pena e’ della reclusione da sei mesi a tre anni e si procede d’ufficio, se il fatto e’ commesso: 1) con violenza alla persona o con minaccia; 2) da datori di lavoro in occasione di serrate, o da lavoratori in occasione di sciopero, ovvero in occasione di alcuno dei delitti preveduti dagli artt. 330, 331 e 333; 3) su edifici pubblici o destinati a uso pubblico all’esercizio di un culto, o su altre delle cose indicate nel n. 7 dell’articolo 625; 4) sopra opere destinate all’irrigazione; 5) sopra piante di viti, di alberi o arbusti fruttiferi, o su boschi, selve o foreste, ovvero su vivai forestali destinati al rimboschimento.Con sentenza n. 119 del 6 luglio 1970 la Corte cost. ha dichiarato l’illegittimita’ del secondo comma di questo articolo nella parte in cui prevede come circostanza aggravante e come causa di procedibilita’ d’ufficio il fatto che il reato sia commesso da lavoratori in occasione di sciopero e da datori di lavoro in occasione di serrata.
Truffa Art. 640 : Chiunque, con artifizi o raggiri, inducendo taluno in errore, procura a se’ o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, e’ punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da lire centomila a due milioni. La pena e’ della reclusione da uno a cinque anni e della multa da lire seicentomila a tre milioni: 1) se il fatto e’ commesso a danno dello Stato o di un altro ente pubblico o col pretesto di far esonerare taluno dal servizio militare; 2) se il fatto e’ commesso ingenerando nella persona offesa il timore di un pericolo immaginario o l’erroneo convincimento di dovere eseguire un ordine dell’Autorita’. Il delitto e’ punibile a querela della persona offesa, salvo che ricorra taluna delle circostanze previste dal capoverso precedente o un’altra circostanza aggravante.
Usura Art. 644 : Chiunque, fuori dei casi previsti dall’articolo 643, si fa dare o promettere, sotto qualsiasi forma, per se’ o per altri, in corrispettivo di una prestazione di denaro o di altra utilita’, interessi o altri vantaggi usurari, e’ punito con la reclusione da due a dieci anni e con la multa da euro 5.000 a euro 30.000. Alla stessa pena soggiace chi, fuori del caso di concorso nel delitto previsto dal primo comma, procura a taluno una somma di denaro od altra utilita’ facendo dare o promettere, a se’ o ad altri, per la mediazione, un compenso usurario. La legge stabilisce il limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari. Sono altresi’ usurari gli interessi, anche se inferiori a tale limite, e gli altri vantaggi o compensi che, avuto riguardo alle concrete modalita’ del fatto e al tasso medio praticato per operazioni similari, risultano comunque sproporzionati rispetto alla prestazione di denaro o di altra utilita’, ovvero all’opera di mediazione, quando chi li ha dati o promessi si trova in condizioni di difficolta’ economica o finanziaria. Per la determinazione del tasso di interesse usurario si tiene conto delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate alla erogazione del credito. Le pene per i fatti di cui al primo e secondo comma sono aumentate da un terzo alla meta’: 1) se il colpevole ha agito nell’esercizio di una attivita’ professionale, bancaria o di intermediazione finanziaria mobiliare; 2) se il colpevole ha richiesto in garanzia partecipazioni o quote societarie o aziendali o proprieta’ immobiliari; 3) se il reato e’ commesso in danno di chi si trova in stato di bisogno; 4) se il reato e’ commesso in danno di chi svolge attivita’ imprenditoriale, professionale o artigianale; 5) se il reato e’ commesso da persona sottoposta con provvedimento definitivo alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale durante il periodo previsto di applicazione e fino a tre anni dal momento in cui e’ cessata l’esecuzione. Nel caso di condanna, o di applicazione di pena ai sensi dell’articolo 444 del codice di procedura penale, per uno dei delitti di cui al presente articolo, e’ sempre ordinata la confisca dei beni che costituiscono prezzo o profitto del reato ovvero di somme di denaro, beni ed utilita’ di cui il reo ha la disponibilita’ anche per interposta persona per un importo pari al valore degli interessi o degli altri vantaggi o compensi usurari, salvi i diritti della persona offesa dal reato alle restituzioni e al risarcimento dei danni.
Appropriazione indebita Art. 646: Chiunque, per procurare a se’ o ad altri un ingiusto profitto, si appropria il denaro o la cosa mobile altrui di cui abbia, a qualsiasi titolo, il possesso, e’ punito, a querela della persona offesa con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a lire due milioni. Se il fatto e’ commesso su cose possedute a titolo di deposito necessario, la pena e’ aumentata. Si procede d’ufficio se ricorre la circostanza indicata nel capoverso precedente o taluna delle circostanze indicate nel n. 11 dell’articolo 61.
Ricettazione Art. 648 : Fuori dei casi di concorso nel reato, chi, al fine di procurare a se’ o ad altri un profitto, acquista, riceve od occulta denaro o cose provenienti da un qualsiasi delitto, o comunque s’intromette nel farli acquistare, ricevere od occultare, e’ punito con la reclusione da due a otto anni e con la multa da lire un milione a lire venti milioni. La pena e’ della reclusione sino a sei anni e della multa sino a lire un milione, se il fatto e’ di particolare tenuita’. Le disposizioni di questo articolo si applicano anche quando l’autore del delitto, da cui il denaro o le cose provengono, non e’ imputabile o non e’ punibile.
Riciclaggio Art. 648 bis: Fuori dei casi di concorso nel reato, chiunque sostituisce denaro, beni o altre utilita’ provenienti dai delitti di rapina aggravata, di estorsione aggravata, di sequestro di persona a scopo di estorsione o dai delitti concernenti la produzione o il traffico di sostanze stupefacenti o psicotrope, con altro denaro, altri beni o altre utilita’, ovvero ostacola l’identificazione della loro provenienza dai delitti suddetti, e’ punito con la reclusione da quattro a dodici anni e con la multa da lire due milioni a lire trenta milioni. La pena e’ aumentata quando il fatto e’ commesso nell’esercizio di un’attivita’ professionale. Si applica l’ultimo comma dell’articolo 648

Quanto all’aggravante, si premette che, per costante giurisprudenza di legittimità, l’espressione ‘mezzo fraudolento’ fa riferimento ad ogni attività insidiosa, improntata ad astuzia o scaltrezza che soverchi o sorprenda la contraria volontà del detentore della cosa ed abbia la meglio rispetto alle cautele predisposte dal soggetto passivo a difesa del bene.
Si aggiunge che, valorizzando tale connotato della circostanza, un primo indirizzo giurisprudenziale ritiene che l’aggravante in questione debba necessariamente costituire un elemento in più rispetto all’attività materiale per operare la sottrazione e l’impossessamento. Ne discende che, nell’ambito considerato, afferente alla vendita con il sistema del cosiddetto self service, l’impossessamento della merce esposta nei banchi di vendita si realizza con il fatto stesso dell’occultamento. Tale nascondimento non costituisce un mezzo fraudolento, cioè un insidioso accorgimento, bensì il modo più semplice per la consumazione del reato. L’occultamento, insomma, rappresenta un momento necessario per la commissione dell’illecito e nulla aggiunge alla fattispecie di base: senza di esso la perpetrazione del furto sarebbe impossibile.
L’opposto orientamento giurisprudenziale, prosegue l’ordinanza di rimessione, ravvisa astuzia e scaltrezza nell’occultamento della merce esposta e ritiene, in conseguenza, che tale condotta integri l’aggravante. Si rammenta che tale orientamento è stato proposto anche in relazione al nascondimento della merce sulla persona, o in contenitori appositamente attrezzati.
4. La sezione rimettente scorge confligenti indirizzi della giurisprudenza pure in relazione all’individuazione dei soggetti legittimati a proporre la querela; questione la cui rilevanza è evidentemente connessa alla pregiudiziale risoluzione del dubbio sull’esistenza dell’aggravante e, conseguentemente, sulla procedibilità a querela.
L’ordinanza rammenta che, come dedotto dalla stessa ricorrente, la querela è stata proposta da persona che si è presentata come responsabile del supermercato; e pone in luce che, secondo un primo indirizzo interpretativo, la legittimazione spetta al direttore di un esercizio commerciale, nella veste di persona offesa: tale qualifica, infatti, va attribuita non solo al titolare di diritti reali, ma anche ai soggetti responsabili dei beni posti in vendita e della loro custodia.
Secondo altro indirizzo, invece, tale legittimazione del direttore dell’esercizio non sussiste, a meno che egli provi la qualità di legale rappresentante della società, con il potere di spenderne il nome sul piano processuale. La veste di direttore dell’esercizio non attribuisce automaticamente la qualifica di institore; ed il potere di proporre querela va conferito dallo statuto o da altro atto negoziale.
5. Il Primo Presidente, con decreto del 2 aprile 2013, ha assegnato il ricorso alle Sezioni Unite, fissando per la trattazione l’odierna udienza.
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CONSIDERATO IN DIRITTO
1. La prima questione problematica prospettata è ‘se, con riferimento al reato di furto, il mero occultamento all’interno di una borsa o sulla persona della merce sottratta dagli scaffali di un esercizio commerciale nel quale si pratichi la vendita a self service configuri la circostanza aggravante dell’uso di mezzo fraudolento prevista dall’art. 625 c.p., comma 1, n. 2’.
2. Al riguardo, nella variegata giurisprudenza di questa Corte, si scorgono differenti orientamenti.
2.1. Un primo indirizzo esclude l’esistenza dell’aggravante. In una recente sentenza (Sez. 6, n. 40283 del 27/09/2012, Diaji, Rv. 253776) relativa ad un caso in cui le scarpe sottratte erano state deposte nella borsa, si rimarca che la circostanza di cui si discute delinea un tratto specializzante della condotta rispetto all’ordinarietà. Il semplice occultamento della refurtiva rientra nelle modalità ordinarie del furto. Invece l’aggravante del mezzo fraudolento ricorre quando la condotta ‘presenti una significativa ed oggettiva maggior gravità dell’ipotesi ordinaria in ragione delle modalità con le quali vengono aggirati i mezzi di tutela apprestati dal possessore del bene sottratto’. Tale condotta deve consistere in una modalità peculiare, o nell’utilizzazione di un particolare strumento che consenta, oltre al mero occultamento, l’elusione del controllo sui beni esposti per la vendita. Ciò accade, ad esempio, quando il reo predisponga mezzi particolari per superare i normali controlli, come una borsa con doppio fondo, indumenti realizzati appositamente per agevolare l’occultamento della merce rubata, attrezzi per rimuovere o schermare le targhe antitaccheggio o per rendere comunque seriamente difficoltoso l’accertamento della sottrazione. Nello stesso senso, da ultimo, Sez. 4, n. 10134 del 19/01/2006, Baratto, Rv. 233716.
In altra sentenza relativa ad un caso in cui la merce era stata occultata nella tasca del giaccone indossato, si è ribadito che l’aggravante riguarda condotte caratterizzate da straordinarietà, improntate a scaltrezza, astuzia ed idonee ad eludere le cautele adottate dal proprietario: un elemento in più rispetto all’attività necessaria per operare la sottrazione. Nel caso esaminato tale situazione non si verificava, posto che la sottrazione era stata realizzata con il mezzo più semplice (Sez. 4, n. 24232 del 27/04/2006, Giordano, Rv. 234516).
In un caso in cui parte della merce prelevata dagli scaffali era stata nascosta in una borsa e non dichiarata alla cassa, si è esclusa l’aggravante posto che, se il cliente non nascondesse subito in qualche modo la merce sottratta, la consumazione stessa del furto sarebbe impossibile, poichè il personale sarebbe senz’altro in grado di accorgersi dell’asportazione: l’occultamento è il mezzo necessario e non può quindi rappresentare il quid pluris che concreta l’uso di mezzo fraudolento (Sez. 2, n. 291 del 08/03/1967, Castaidi, Rv. 105432).
In consonanza con tale indirizzo, in altre pronunzie si pone in luce la differenza tra il mero occultamento e l’adozione di più insidiose misure per soverchiare le difese apprestate dal possessore.
In un caso in cui le cose sottratte erano state nascoste in un’apposita panciera (Sez. 5, n. 11143 del 06/10/2005, Battisti, Rv.
233886), si è considerato che l’imputata non si era limitata ad impossessarsi della merce esposta, nascondendola e sottraendola al controllo degli addetti del supermercato, ma aveva operato con una maggiore astuzia, avvalendosi di tale apprestamento per superare gli accorgimenti approntati dal soggetto passivo a tutela delle proprie cose e, quindi, utilizzando un mezzo fraudolento.
L’uso di mezzo fraudolento è stato ravvisato anche nell’uso di pantaloni elasticizzati indossati sotto l’abito per favorire il nascondimento di quanto sottratto (Sez. 5, n. 15265 del 23/03/2005, Lamberti, Rv. 232142). Si è considerato che si è in presenza di accorgimento malizioso che, pur posto in essere dopo la sottrazione, in quanto finalizzato alla definitiva e piena disponibilità della cosa, configura l’aggravante quale espressione di maggiore criminosità desunta dalla dimostrata capacità di superare con la frode la custodia apprestata dall’avente diritto e tale, pertanto, da giustificare una più severa risposta sanzionatoria.
2.2. Altro contrapposto orientamento ravvisa l’aggravante in caso di occultamento di merce sulla persona (Sez. 5, n. 10997 del 13/12/2006, Rada, Rv. 236516); o sotto l’abbigliamento (Sez. 2, n. 1862 del 21/10/1983, Salines, Rv. 162897). Si argomenta che un comportamento siffatto è improntato ad astuzia e scaltrezza ed è diretto ad eludere e vanificare le cautele e gli ordinari accorgimenti predisposti dal soggetto passivo a difesa dei propri beni.
Anche l’occultamento sotto il cappotto di una giacca sottratta ha dato luogo alla configurazione della circostanza (Sez. 4, n. 13871 del 06/02/2009, Tundo, Rv. 243203). Secondo il giudice di merito, tale nascondimento di per sè, non configurava l’aggravante in questione, non trattandosi di attività idonea a sorprendere o soverchiare con insidia ed astuzia la contraria volontà del detentore La Corte di cassazione, invece, ha annullato con rinvio la pronunzia, affermando che l’aggravante è da ravvisare in ogni caso di comportamento con frode idoneo a superare la custodia apprestata dall’avente diritto sui suoi beni. In tale nozione rientra ogni operazione improntata ad astuzia o scaltrezza, diretta ad eludere le cautele ed a frustare gli accorgimenti predisposti dal soggetto passivo a difesa delle proprie cose, e cioè gli impedimenti che si frappongono tra l’agente e la cosa oggetto della sottrazione.
3. Le Sezioni unite ritengono che il primo indirizzo giurisprudenziale colga nel segno.
La questione prospettata pone un problema interpretativo che riguarda la determinazione dell’espressione ‘si vale di qualsiasi mezzo fraudolento’ che compare nell’art. 625 c.p..
Il lessico della legislazione penale, per la sua spiccata vocazione generalizzante, mostra frequentemente l’uso di termini vaghi, elastici come ‘violenza’, ‘minaccia’, ‘osceno’, ‘onore’. Il loro significato deve essere definito, concretizzato dall’interprete al fine di conferire, per quanto possibile, reale valore alla legalità penale.
L’espressione di cui ci si occupa è per l’appunto vaga, ma nell’elaborazione giurisprudenziale di cui si è sopra dato sommariamente conto e negli studi dottrinali si rinvengono chiarificazioni sostanzialmente consonanti. Si parla di stratagemma diretto ad aggirare, annullare, gli ostacoli che si frappongono tra l’agente e la cosa; di operazione straordinaria, improntata ad astuzia e scaltrezza; di escogitazione che sorprenda o soverchi, con l’insidia, la contraria volontà del detentore, violando le difese apprestate dalla vittima; di insidia che eluda, sovrasti o elimini la normale vigilanza e custodia delle cose.
Tali definizioni spiegano bene la ratio della circostanza: le cose altrui vengono aggredite con misure di affinata efficacia che rendono più grave il fatto e mostrano altresì maggiore intensità del dolo, più intensa risoluzione criminosa e maggiore pericolosità sociale.
Si tratta di chiarificazioni che, se aiutano a cogliere il nucleo antigiuridico dell’aggravante, non risolvono i casi dubbi che si rinvengono solitamente nell’area grigia posta ai margini di quasi tutte le figure giuridiche.

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DIRITTO PENALE

  1. Perché questo vademecum?

  2. Cos’è un reato?

  3. Cosa sono le pene?

  4. Chi è l’indagato?

  5. Cosa si intende per responsabilità personale?

  6. Cosa si intende per elemento soggettivo e oggettivo?

  7. Perché si parla di querela e di denuncia?

  8. Quando si configura il dolo?

  9. Quando invece la colpa?

  10. Quando si può parlare di delitto o di contravvenzione?

  11. Da cosa scaturiscono le aggravanti di un reato?

  12. Quando si può limitare la libertà di una persona?

  13. Che cosa accade se cambiano le leggi?

  14. Qual è il limite territoriale in caso di reato?

  15. Che differenza c’è tra il codice penale e il codice di procedura penale?

  16. Chi sono il pubblico ministero e il giudice per le indagini preliminari?

  17. Cos’è un avviso di garanzia?

  18. Cosa si intende invece per avviso di conclusione delle indagini preliminari?

  19. Che cos’è la prescrizione di un reato?

  20. Quando l’indagato diventa imputato?

  21. Cosa succede durante il dibattimento?

  22. Che cosa sono i riti alternativi?

  23. Cosa sono la legittima difesa e lo stato di necessità?

  24. Quali sono gli scopi di una pena?

  25. In caso di pena, cosa sono la prevenzione generale e speciale?

  26. L’ergastolo corrisponde davvero al fine pena mai?

  27. Cosa si intende per esecuzione della pena?

  28. Che cos’è la particolare tenuità del fatto?

  29. Nel caso dei minorenni, cosa accade?

 Avvocato Sergio Armaroli

Perché questo vademecum?

È un settore complesso, quello del diritto penale, da intendere come quella branca del diritto che definisce che cosa sono i reati e le relative pene previste. Può capitare che un cittadino venga sottoposto a un procedimento penale, ma anche coloro che non vivranno mai questa esperienza hanno modo di venire a contatto tutti i giorni con concetti derivanti dal diritto penale, fosse solo per le cronache giornalistiche che quotidianamente fanno riferimento a indagini e istituti giuridici che è bene conoscere. Per questo motivo proponiamo un elenco di domande e risposte: è fondamentale riuscire a orientarsi in un ambito così vasto e articolato. Ed è fondamentale capire quando è il momento di chiedere l’aiuto di un professionista che possa supportare una persona con problemi di natura penale.

avvocato penalista Bologna

Cos’è un reato?

Il reato è un comportamento umano proibito dalla legge dello Stato: appropriarsi per esempio di qualcosa che appartiene a un’altra persona è vietato e questo comportamento, nel codice penale, viene chiamato furto. Il diritto penale costituisce il corpus delle norme attraverso cui lo Stato definisce i vari tipi di reato prevedendo, nel caso siano dimostrati al termine di un processo, sanzioni, cioè le pene che puniscono quel comportamento.

Artista Sergio Armaroli

Cosa sono le pene?

Le pene possono essere di diverso tipo e agiscono limitando o privando l’individuo della propria libertà personale (dalla detenzione in carcere o ai domiciliari o ancora il divieto di ricoprire incarichi pubblici o di esercitare determinate professioni) o del godimento in tutto o in parte del proprio patrimonio (come avviene, per esempio, con il sequestro o la confisca di beni ai mafiosi).

avvocato penalista Bologna

Chi è l’indagato?

Con il termine indagato, invece, si intende una persona sottoposta a indagini perché si ritiene che abbia commesso un reato. Questi ha il diritto inviolabile in ogni grado di giudizio alla difesa di un avvocato, che può essere di vario tipo:

  • difesa d’ufficio, prevista per chi non ha un proprio avvocato;

  • difesa di fiducia, quando l’avvocato nominato dall’indagato;

  • alle persone non abbienti è riservato il cosiddetto gratuito patrocinio con cui l’indagato richiede la nomina di un avvocato la cui assistenza è a spese dello Stato. Per averne diritto, la persona che ne fa richiesta deve avere un reddito documentato dall’ultima dichiarazione non superiore a 11.528,41 euro, se vive solo. Se convive con altre persone (coniuge o altri familiari) il limite del reddito è aumentato di 1.032,91 euro per ciascun familiare convivente.

Se emerge un reato a carico di una persona morta, invece non si procede e se la persona muore nel corso del procedimento penale il reato è considerato estinto. Solo i vivi possono essere indagati e processati.

Cosa si intende per responsabilità personale?

L’autore di un reato è sempre una persona fisica e la responsabilità penale è sempre personale. Dunque non si può perseguire un’associazione, una società o un’organizzazione, ma si deve sempre identificare un individuo ritenuto responsabile del comportamento ritenuto reato. Inoltre, perché alcuni tipi di reato si possano configurare, è necessaria una qualifica particolare: questo ovviamente non accade nel caso del ladro, ma quando si ha a che fare con situazioni più complesso, come la corruzione, l’individuo deve essere un pubblico ufficiale.

risarcimento danni

Cosa si intende per elemento soggettivo e oggettivo?

Ci sono poi altri elementi da tenere in considerazione:

  • si parla di elemento soggettivo quando ci si riferisce all’atteggiamento psicologico di chi commette un reato, cioè alla volontà di delinquere;
  • l’elemento oggetto è invece costituito dall’azione o dall’omissione compiuta da chi commento in reato che determina il fatto potendo parlare dunque di rapporto (o nesso) di causalità tra condotta ed evento. Se il concetto di azione è facilmente comprensibile (nel furto si prende qualcosa di proprietà altrui), quando si parla di omissione si intende un comportamento che non ottempera a un obbligo (per esempio, la denuncia di un reato da parte di un pubblico ufficiale che ne ha avuto notizia).

Perché si parla di querela e di denuncia?

Querela e denuncia non sono sinonimi. La prima offre un diritto a chiunque si senta offeso da reati non perseguibili d’ufficio, da intendersi in questo secondo caso come quelli per cui l’azione penale è obbligatoria, deve essere avviata quando giunge notizia di un reato e prevede una denuncia. Nel caso di querela (caso tipico è quella per diffamazione presentata contro uno o più giornalisti), chi si sente offeso ha novanta giorni di tempo per esercitare il suo diritto e, differenza dei reati perseguibili d’ufficio, può essere rimessa portando all’estinzione del reato. Con la denuncia, questo non può avvenire e la denuncia può essere presentata da chiunque, non solo dalla parte offesa.

Quando si configura il dolo?

Il dolo rientra tra gli elementi soggettivi e si configura quando un fatto ritenuto un reato viene previsto e voluto da chi lo compie. In questo caso si parla di reato doloso. Succede, per esempio, quando si punta un’arma da fuoco con l’intenzione di uccidere una persona o si prova un incendio spargendo benzina all’interno dell’area che si vuole distruggere.

In sostanza l’autore del reato ha cognizione di ciò che sta facendo e il caso più grave è quello del dolo premeditato. Il dolo eventuale, invece, si concretizza quando l’autore di un’azione prevede che l’evento possa diventare realtà e accetta il rischio che ciò accada.

Quando invece la colpa?

Con colpa, invece, si intendono reati (detti appunto reati colposi) che sono determinati da negligenza (mancata attenzione), imperizia (mancata conoscenza di dettaglio) o imprudenza (comportamento avventato) oppure dal non rispetto di leggi, regolamenti ordini o discipline, ma in questo caso manca la volontà di arrivare a un fatto. Tipico esempio è quello dell’incidente stradale con conseguenze mortali: una disattenzione o una violazione stradale non vengono compiuti con il proposito di uccidere un ciclista, ma il fatto che il guidatore sia stato disattento o non abbia rispettato il codice della stradale ha portato alla morte di un malcapitato passante. Va aggiunto poi che al momento si parla di introdurre il reato di omicidio stradale e in proposito esiste un disegno di legge approvato dal Senato e in discussione alla Camera. Ma al momento non è ancora una legge dello Stato.

Quando si può parlare di delitto o di contravvenzione?

All’interno del concetto di reati, la legge prevede una differenza tra delitto e contravvenzione e la differenza sta nel tipo di pena prevista:

  • nel caso dei delitti, infatti, si prevede la reclusione (a un minimo di 15 giorni a un massimo di 24 anni) o la multa (da un minimo di 50 e un massimo di 50 mila euro);
  • in quello della contravvenzioni l’arresto (da un minimo di 5 giorni a un massimo di 3 anni) o l’ammenda (da un minimo di 20 a un massimo di 10 mila euro).

Il discrimine, in questo caso, è sottile ed è oggetto di un dibattito non ancora giunta a conclusione. In linea di massima, la differenza sta nella gravità dell’offesa alla comunità.

Da cosa scaturiscono le aggravanti di un reato?

I cosiddetti elementi sostanziali e quelli accidentali sono quelli che determinato la presenza o meno di aggravanti: l’azione di rubare è di per sé un elemento sostanziale. Invece commettere un reato in tre o più persone dà origine all’associazione a delinquere e alla conseguente aggravante, che poi ha ripercussioni sulla pena, che diventa più pesante.

Quando si può limitare la libertà di una persona?

Si parte dal presupposto che la libertà della persona è inviolabile. A questo principio, tuttavia, esistono delle deroghe che devono essere motivate dall’autorità giudiziaria: prima di arrivare a una pena detentiva, se prevista dal reato e sancita da una condanna in via definitiva (pronunciata dalla Corte di Cassazione o in un grado di giudizio inferiore – primo o secondo – e non appellata dalle parti), ci può essere la custodia cautelare (in carcere o ai domiciliari). Anche in questo caso il pubblico ministero ha la facoltà di richiederla e a concederla deve essere il Gip con un’apposita ordinanza. Esiste poi anche il fermo di polizia che entro 48 ore deve essere convalidato o meno dall’autorità giudiziaria. Se non avviene la persona sottoposta a fermo deve essere rilasciata.

Che cosa accade se cambiano le leggi?

Un comportamento ritenuto penalmente rilevante non può essere considerato tale se la norma che lo punisce è stata approvata dopo che il comportamento si è manifestato: dunque l’introduzione di una legge non può essere applicata a eventi retroattivi, cioè avvenuti prima dell’introduzione stessa. È differente invece il caso di una legge che abolisce un reato: se il reato viene ipotizzato dopo l’arrivo della legge, non può più essere perseguito perché la legge penale non lo definisce più come tale.

Qual è il limite territoriale in caso di reato?

Un reato non può essere perseguito al di fuori del territorio dello Stato in cui si è manifestato. Dunque la legge penale italiana può essere applicata ai cittadini italiani e ai cittadini stranieri che si trovano all’interno del confini nazionali. Esistono eccezioni, rare e di particolare gravità (come per esempio i crimini contro l’umanità, i crimini di guerra o il genocidio), che sono di competenza della Corte penale internazionale che ha sede all’Aia, nei Paesi Bassi. Se invece un reato viene commesso da un italiano all’estero, per applicare la legge italiana è necessario che ci sia un atto formale del ministero della Giustizia.

Che differenza c’è tra il codice penale e il codice di procedura penale?

La differenza si applica in questi termini:

  • oltre a quanto già detto, si deve qui aggiungere che il codice penale che si applica in Italia è entrato in vigore il 1 luglio 1931 e prende il nome dal guardasigilli dei tempi, Alfredo Rocco;
  • il codice di procedura penale, invece, contiene le norme che regolano il processo nelle sue varie fasi e quello attuale è stato introdotto il 22 settembre 1988 con un decreto dell’allora presidente della Repubblica, Francesco Cossiga.

Altre fonti del diritto sono la Costituzione italiana entrata in vigore il 1 gennaio 1948 (all’articolo 3 stabilisce per esempio il principio cardine secondo cui “tutti i cittadini […] sono eguali davanti alla legge”, ma sono molti di più gli articoli che si occupano della questione penale) e le convenzioni internazionali ratificate dall’Italia.

Chi sono il pubblico ministero e il giudice per le indagini preliminari?

Le due figure sono radicalmente diverse ed è necessario conoscerne le differenze:

  • il pubblico ministero è un magistrato che ha una funzione inquirente e che rappresenta l’accusa. Ha l’obbligo, così come previsto fin dalla Costituzione, di esercitare l’azione penale nel momento in cui viene a conoscenza di una notizia di reato e per farlo dispone della polizia giudiziaria. In fase dibattimentale il pubblico ministero continuerà a rappresentare l’accusa fino al pronunciamento della sentenza, contro la quale ha facoltà di presentare ricorso. Al termine di un’indagine, se non ha rilevato reati, può chiedere l’archiviazione, che deve essere decretata da giudice;
  • si tratta del Gip (il giudice per le indagini preliminari e ha funzioni giurisdizionali di garanzia), il quale è chiamato a esprimersi anche quando il pubblico ministero chiede il rinvio a giudizio.

Cos’è un avviso di garanzia?

Se il presunto autore di un reato non è ignoto, una persona sottoposta a indagini può vedersi notificare dal pubblico ministero un avviso di garanzia. Con questo atto, viene data notizia all’indagato che è in corso un’indagine a suo carico e per farlo si deve comunicare quali articoli del codice penale si ritengono violati, in che data e in quale luogo. L’indagato in questa sede di nominare nomina un legale di fiducia o, se ciò non accade, gliene viene assegnato uno d’ufficio in modo da poter esercitare il diritto di difesa. Va aggiunto che una persona sottoposta a indagini non deve venire informata per forza: l’obbligo del pubblico ministero a farlo subentra solo quando deve compiere atti per i quali è previsto il coinvolgimento dell’avvocato a difesa dell’indagato. Se ciò non accade nel corso dell’indagine, all’indagato può essere notificato direttamente l’avviso di conclusione delle indagini preliminari.

Cosa si intende invece per avviso di conclusione delle indagini preliminari?

È un atto che il pubblico ministero compie quando decide di esercitare l’azione penale dando diritto all’indagato di procedere con la propria difesa e di avanzare eventuali richieste. Tra queste, la presentazione entro venti giorni di una memoria difensiva, indagini condotte dalla difesa, documenti correlati e la richiesta dell’indagato di essere interrogato, unico atto a cui il pubblico ministero è tenuto a ottemperare. A valle di ciò, il pubblico ministero ha può compiere due azioni:

  • la più probabile è la richiesta di rinvio a giudizio che verrà valutata dal giudice per l’udienza preliminare;
  • la richiesta di archiviazione, molto più improbabile ma non esclusa del tutto alla luce di eventuali nuovi acquisizioni.

Che cos’è la prescrizione di un reato?

È il tempo massimo nel quale si può esercitare l’azione penale e trascorso il quale il reato è considerato estinto. Questo termine, dal momento in cui il reato si manifesta, non è mai inferiore ai sei anni per i delitti e ai quattro per le contravvenzioni. Inoltre, via via che la gravità del reato è più marcata, si allunga anche il tempo della prescrizione che può essere interrotta da alcuni atti (per esempio, avviso di conclusione delle indagini preliminari, richiesta di rinvio a giudizio, sentenza o decreto di condanna, ordinanza di custodia cautelare o convalida di un arresto o di un fermo). L’interruzione, tuttavia, non dilata senza limite i tempi di prescrizione, che possono solo essere aumentati da un quarto al doppio a seconda delle situazioni. I reati punibili con la pena dell’ergastolo, invece, si dicono imprescrittibili e per perseguirli l’azione penale può essere sempre esercitata.

Quando l’indagato diventa imputato?

L’imputazione viene formulata con la richiesta di rinvio a giudizio che, introducendo il processo, dà origine a due fasi:

  • l’udienza preliminare al termine della quale il Gup (il giudice per l’udienza preliminare) chiamato a pronunciarsi può decidere di archiviare il procedimento anche in assenza di una richiesta in questo senso del pubblico ministero, se ritiene che le imputazioni siano prive di fondamento: in questo caso l’imputato viene prosciolto con una sentenza di non luogo a procedere;
  • se invece ciò non accade e il giudice ritiene di procedere, allora viene pronunciato il rinvio a giudizio con un apposito decreto e si apre la fase del dibattimento.

Cosa succede durante il dibattimento?

Durante il dibattimento, le parti e il giudice verificano che il reato si sia davvero consumato:

  • ciò avviene nella cosiddetta istruttoria dibattimentale, quando accusa e difesa presentano le prove che il giudice, formulando le proprie valutazioni, può accogliere o meno insieme alle informazioni per passare alla fase successiva;
  • questa fase è quella dell’acquisizione probatoria (esame e controesame di testimoni, imputato, periti, consulenti, espletamento delle perizie);
  • terminata anche questa fase, si passa alla deliberazione del giudice, che si pronuncia attraverso un giudizio raggiunto in base al suo libero convincimento: è a questo punto che si formula la sentenza di non doversi procedere (in questo caso l’azione penale non doveva iniziare o procedere), di assoluzione (l’imputato è riconosciuto innocente oppure l’accusa non è sufficientemente provata) o di condanna (se l’imputato è giudicato colpevole). La sentenza è composta da due parti: il dispositivo (la decisione del giudice) e le motivazioni (l’esposizione delle ragioni che hanno portato al pronunciamento).

Che cosa sono i riti alternativi?

Oltre al dibattimento, l’ordinamento italiano prevede i cosiddetti riti alternativi a cui si può ricorrere solo c’è accordo tra le parti (accusa e difesa). Sono riti che comportano vantaggi per entrambe: infatti, rinunciando al dibattimento, il processo ha uno svolgimento più rapido, è meno oneroso e prevede per l’imputato dello sconto fino a un terzo della pena, se riconosciuto colpevole (per questo si chiamano riti alternativi premiali). In questo contesto sono diversi i tipi di rito:

  • da un lato ci sono quello abbreviato: il giudice valuta in udienza preliminare sulla base degli atti acquisiti fino a quel momento. Vi si fa ricorso per esempio per fatti di sangue che potrebbero comportare l’ergastolo e che, in forza della riduzione della pena, prevedono pene meno severe; si aggiunge il patteggiamento: un accordo tra accusa e difesa sulla condanna e sulla pena da comminare per reati meno gravi rispetto a quelli contemplati dall’abbreviato;
  • dall’altro il giudizio immediato e quello direttissimo, per i quali si salta l’udienza preliminare e viene pronunciato il giudizio in base alle prove dei fatti contestati.

Nell’ordinamento poi si trova il procedimento per decreto penale, quello per il quale un giudice formula il giudizio in base alle risultanze prodotte dal pubblico ministero. In questo caso la persona a cui è stato contestato un reato non partecipa al procedimento e si vede scontare la pena della metà. Se ritiene la pena comunque eccessiva, può ricorrere entro quindici giorni per chiedere il dibattimento, all’applicazione della pena o al rito abbreviato.

Cosa sono la legittima difesa e lo stato di necessità?

Esistono dei casi in cui il fatto contestato esiste, ma non porta a una condanna per le cosiddette cause di non punibilità. Ne esistono di diversi tipi:

  • la legittima difesa, quando si reagisce, in stato di pericolo, a un’aggressione in un modo che deve essere indispensabile, proporzionale all’aggressione subita e per difendere un proprio diritto o un diritto di terzi;
  • lo stato di necessità, che si delinea quando ci si trova nella condizione di salvare sé stessi o altre persone da un pericolo che può portare a un grave danno, come la perdita della vita.

Quali sono gli scopi di una pena?

La pena, quando viene inflitta, può avere diversi scopi, che a volte si presentano in contemporanea a seconda della gravità del reato:

  • punire una condotta illecita;
  • limitare la libertà (fisica o d’azione) di una persona che ha compiuto un reato;
  • risarcire un danno collettivo o individuale prodotto dal reato.

Punta a evitare che il reato possa essere ripetuto (o che ne siano commessi altri) e rappresenta anche una sorta di monito sociale a non compiere azioni che sono socialmente dannose.

In caso di pena, cosa sono la prevenzione generale e speciale?

Si può dire che la pena ha una funzione di prevenzione generale mentre la prevenzione speciale è affidata alla misura di sicurezza (le più note sono il carcere e la detenzione domiciliare, ma ne esistono anche altre, come per esempio il divieto di soggiorno, l’obbligo di firma, la libertà vigilata o la sorveglianza speciale). Il tutto, rispetto all’intento originario del Codice Rocco, è stato poi integrato dall’articolo 27 della Costituzione italiana: “La responsabilità penale è personale. L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Non è ammessa la pena di morte, se non nei casi previsti dalle leggi militari di guerra”.

L’ergastolo corrisponde davvero al fine pena mai?

L’ordinamento italiano prevede anche l’ergastolo, cioè il carcere a vita, e si infligge solo per reati particolarmente gravi. Per citarne alcuni, omicidio volontario, strage, alto tradimento, attentato contro il presidente della Repubblica o capi di Stato esteri. Tuttavia la cosiddetta legge Gozzini del 10 ottobre 1986 (dal nome del suo promotore, Mario Gozzini) prevede che in alcuni casi la pena possa estinguersi in una trentina d’anni (in questo caso si parla di ergastolo condizionale). Diverso è il caso dell’ergastolo ostativo, applicato per esempio a boss mafiosi e ai loro affiliati detenuti in regime di carcere duro (quello previsto dall’articolo 41 bis dell’ordinamento penitenziario italiano). In questo caso è negato il diritto ad accedere a benefici di legge (permessi, semilibertà o libertà condizionale) e misure alternative al carcere (per esempio la detenzione domiciliare, l’affidamento in prova al servizio sociale o la liberazione anticipata.

In caso di ingiusta detenzione, cosa succede?

All’imputato definitivamente assolto (o a favore del quale è stata pronunciata una sentenza di non luogo a procedere o è stato disposto un provvedimento di archiviazione) ha diritto a una riparazione equa se ha trascorso un periodo di ingiusta detenzione perché sottoposto a un periodo di custodia cautelare. La domanda deve essere presentata entro due anni dall’imputato stessa e la valuta la Corte d’Appello.

Cosa si intende per esecuzione della pena?

L’esecuzione della pena definitiva o non più impugnabile è affidata al pubblico ministero dà ordine di esecuzione, nel caso di una pena detentiva. Se invece la pena è pecuniaria, la cancelleria del giudice dell’esecuzione (colui che ha pronunciato il giudizio irrevocabile) notifica un’ingiunzione di pagamento che comprende data entro il quale versare la somma e l’importo preciso. Se ciò non avviene, gli atti vengono trasmessi al pubblico ministero per l’applicazione di una pena sostitutiva.

Che cos’è la particolare tenuità del fatto?

È una disciplina entrata in vigore il 2 aprile 2015 ed è contenuta nel decreto legislativo del 16 marzo 2015, il numero 28, e prevede l’istituto giuridico della non punibilità per particolare tenuità dell’offesa per reati che comportano pene pecuniarie e/o detentive non superiori ai cinque anni. La norma è applicabile quando il comportamento ritenuto reato esclude la crudeltà, i motivi abietti o futili, condotte contro gli animali, sevizie su persone diversamente abili che non possono difendersi o reati di particolare rilevanza, come quelli che provocato la morte o lesioni gravissime. A pronunciare la non punibilità per tenuità del reato deve essere sempre un giudice che deve valutare, oltre alla portata del reato, anche la non abitualità del comportamento contestato.

Nel caso dei minorenni, cosa accade?

Se la persona accusata di aver commesso un reato è minorenne, l’iter giudiziario è disciplinato da norme ad hoc previste da un decreto del presidente della Repubblica, il numero 488 del 22 settembre 1988. Questo per offrire le adeguate tutele a persone che non hanno raggiunto i diciotto anni, considerate in via di formazione e da reinserire nella società il prima possibile. La differenza principale tra il processo ordinario, così come descritto nelle voci precedenti, e quello minorile, affidato a organi appositi (procura e procura generale, tribunale, corte d’appello, magistrato di sorveglianza per i minorenni), sta nella non pubblicità delle udienze, che sono a porte chiuse, e nel divieto di diffondere immagini e notizie che portino all’identificazione del minore. È attenuato anche il ricorso alla custodia cautelare in carcere, limitato a reati di estrema gravità, e l’udienza preliminare può terminare con una sentenza di non luogo a procedere per irrilevanza del fatto e conseguente proscioglimento.

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ARRESTO IN FLAGRANZA ARRESTO IN QUASI FLAGRANZA AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA

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(Fattispecie in cui gli agenti di P.G. sono pervenuti all’accertamento dei reato di maltrattamenti ed alla identificazione del colpevole soltanto dopo aver sentito la persona offesa ed un suo familiare). (Cass. Sez. 6, n. 20539 del 20/04/2010, P.M. in proc. R., Rv. 247379).
3.2. Sulla scorta di tali condivisibili principi, nella specie, si deve ritenere insussistente lo stato di “quasi flagranza”, atteso che la polizia giudiziaria procedeva all’adozione del provvedimento di allontanamento di B.A. dalla casa familiare, non a seguito delle ricerche poste in essere in immediata successione temporale rispetto all’acquisizione della notizia del fatto reato da parte di coloro che vi assistevano o li subivano (come la parte lesa), dunque secondo una linea di continuità rispetto alla commissione dell’illecito, bensì dopo avere raccolto la denuncia della vittima presso il Pronto Soccorso del nosocomio, quando la condotta aggressiva, integrante il reato di lesioni personali costituente presupposto per il provvedimento ex artt. 384-bis e 282-bis, comma 6, cod. proc. pen., si era già ampiamente conclusa, con una significativa soluzione di continuità.
L’ordinanza di convalida ex art. 384-bis cod. proc. pen. deve pertanto essere annullata senza rinvio.
Il ricorso è fondato limitatamente al secondo motivo col quale si è eccepita l’insussistenza dei presupposti della “quasi flagranza” di reato, con la conseguenza che l’ordinanza di convalida deve essere annullata senza rinvio
Con ordinanza del 14 luglio 2014, il Gip del Tribunale di Spoleto ha convalidato il provvedimento di allontanamento d’urgenza dalla casa familiare disposto dalla P.G. nei confronti di B.A., in relazione al reato di lesioni personali aggravate in danno della moglie, ed ha applicato nei confronti del medesimo la misura dell’allontanamento dalla casa familiare, richiesta dal pubblico ministero in relazione al reato di maltrattamenti in famiglia in danno della medesima persona offesa.
Il giudicante ha evidenziato che il reato di lesioni personali aggravate risulta contestato in fatto dal pubblico ministero e costituisce dunque titolo idoneo per la misura dell’allontanamento urgente disposto dalla polizia giudiziaria su autorizzazione orale del pubblico ministero; che ricorre lo stato di quasi flagranza, in quanto la polizia giudiziaria ha acquisito direttamente, dopo la segnalazione telefonica dello stesso indagato, elementi e tracce evidenti dei reati di maltrattamenti e di lesioni personali aggravate direttamente dalla persona offesa raggiunta presso il pronto soccorso; che sussistono sia i gravi indizi di colpevolezza in ordine al reato di maltrattamenti in danno della moglie, sia le esigenze cautelare correlate al pericolo di reiterazione criminosa, legittimanti l’applicazione della misura richiesta dal pubblico ministero.
2
Reato di spaccio 
Spesso nel giudicare una cosa ci lasciamo trascinare più dall’opinione che non dalla vera sostanza della cosa stessa.”
LUCIO ANNEO SENECA
 
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persona offesa dal reato – querela – persone giuridiche

Suprema Corte di Cassazione
sezione VI
sentenza 27 febbraio 2015, n. 8955
Ritenuto in fatto
1. Con ordinanza del 14 luglio 2014, il Gip del Tribunale di Spoleto ha convalidato il provvedimento di allontanamento d’urgenza dalla casa familiare disposto dalla P.G. nei confronti di B.A., in relazione al reato di lesioni personali aggravate in danno della moglie, ed ha applicato nei confronti del medesimo la misura dell’allontanamento dalla casa familiare, richiesta dal pubblico ministero in relazione al reato di maltrattamenti in famiglia in danno della medesima persona offesa.
Il giudicante ha evidenziato che il reato di lesioni personali aggravate risulta contestato in fatto dal pubblico ministero e costituisce dunque titolo idoneo per la misura dell’allontanamento urgente disposto dalla polizia giudiziaria su autorizzazione orale del pubblico ministero; che ricorre lo stato di quasi flagranza, in quanto la polizia giudiziaria ha acquisito direttamente, dopo la segnalazione telefonica dello stesso indagato, elementi e tracce evidenti dei reati di maltrattamenti e di lesioni personali aggravate direttamente dalla persona offesa raggiunta presso il pronto soccorso; che sussistono sia i gravi indizi di colpevolezza in ordine al reato di maltrattamenti in danno della moglie, sia le esigenze cautelare correlate al pericolo di reiterazione criminosa, legittimanti l’applicazione della misura richiesta dal pubblico ministero.
2. Avverso l’ordinanza ha presentato ricorso ex art. 311 cod. proc. pen. l’Avv. Rossano Ponti, difensore di fiducia di A. B., e ne ha chiesto l’annullamento per i seguenti motivi.
2.1. Violazione di legge penale e processuale in relazione agli artt. 384-bis e 282-bis, comma 6, cod. proc. pen., per avere il Gip illegittimamente ravvisato a carico di B.A. il reato di lesioni personali, non contestato dal P.M., mentre per i reati di cui agli artt. 572 e 612-bis cod. pen., oggetto di contestazione provvisoria, non era consentita l’adozione della misura dell’allontanamento d’urgenza.
2.2. Violazione di legge penale e vizio di motivazione in relazione agli artt. 384-bis e 282-bis, comma 6, cod. proc. pen., per avere il Gip erroneamente ritenuto sussistente – al momento dell’arresto – una situazione di “quasi flagranza”, sebbene la polizia giudiziaria avesse appreso la notizia dei reato direttamente dal indagato e attraverso la successiva denuncia della persona offesa, senza nessuna percezione diretta ed autonoma dei reato né delle tracce di esso.
3. II Procuratore generale Dott. Roberto Aniello ha chiesto che il ricorso sia dichiarato inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse avendo la misura cautelare perso efficacia per decorrenza dei termini massimi.
L’Avv. Pietro Asta per B.A. ha insistito per l’accoglimento del ricorso.
Considerato in diritto
1. Il ricorso è fondato limitatamente al secondo motivo col quale si è eccepita l’insussistenza dei presupposti della “quasi flagranza” di reato, con la conseguenza che l’ordinanza di convalida deve essere annullata senza rinvio.
2. Inammissibile è il primo motivo di ricorso per manifesta infondatezza delle doglianze.
2.1. Sotto un primo profilo, mette conto evidenziare che la misura cautelare non detentiva ha ormai perso efficacia per decorrenza dei termini ex art. 308 cod. proc. pen., di tal che non v’è più materia per sindacare la sussistenza ab origine dei presupposti della stessa.
D’altra parte, non può sottacersi come il ricorrente – nell’impugnare tanto l’ordinanza di convalida del provvedimento di allontanamento d’urgenza assunto dalla P.G. quanto l’ordinanza applicativa della misura cautelare – abbia, in effetti, sollevato censure in ordine ai soli presupposti per la convalida del provvedimento pre-cautelare, di tal che l’impugnativa avverso il provvedimento genetico della misura sarebbe stata comunque inammissibile per genericità dei motivi.
2.2. Manifestamente infondato è il motivo col quale il ricorrente censura il provvedimento di convalida dell’allontanamento dalla casa familiare disposto d’urgenza dalla P.G. per avere il giudice ravvisato la sussistenza del reato di lesioni personali, in effetti, non contestato dal P.M.
A tale proposito, va rammentato come l’inquirente sia il dominus assoluto della contestazione del fatto – reato e come, nondimeno, il giudicante rimanga sempre libero di riconoscere al fatto una diversa veste giuridica. In ossequio al principio Tura novit curia operante in ogni snodo del procedimento/processo penale quale espressione dei principio di legalità, il giudice dei procedimento incidentale de libertate può sempre dare una diversa qualificazione giuridica al fatto così come contestato in via provvisoria dall’organo dell’accusa. Ed invero, nel procedimento cautelare, il principio della domanda impedisce al giudice di mutare il “fatto” posto a fondamento della imputazione cautelare (così come di disporre misure più gravi di quelle richieste nell’azione cautelare o, nelle misure reali, di sostituire con un altro il bene della vita di cui è chiesto il sequestro), ma non gli preclude di dare al fatto una diversa qualificazione giuridica (nè di ravvisare gli indizi di colpevolezza e le esigenze cautelare per ragioni diverse o ulteriori rispetto a quelle prospettate dall’organo di accusa) (Cass. Sez. 3, n. 29966 del 01/04/2014, C, Rv. 260253).
Tuttavia, stante l’autonomia del procedimento incidentale rispetto a quello principale, l’eventuale correzione del nomen juris da parte del giudice della cautela non può avere effetto oltre tale procedimento e dunque non vincola il potere di iniziativa del P.M., che può, in sede di richiesta di rinvio a giudizio, incasellare il fatto sotto una fattispecie giuridica diversa da quella indicata dal giudicante.
2.3. Alla stregua dei superiori principi, del tutto legittimamente il giudice ha proceduto, in sede di convalida del provvedimento precautelare assunto d’urgenza, a ritenere come contestato, nel “fatto” oggetto di imputazione provvisoria, il reato di lesioni personali previsto dal combinato disposto degli artt. 384-bis e 282-bis, comma 6, cod. proc. pen.
3. Fondato è, di contro, il secondo motivo di ricorso, col quale si è dedotta l’insussistenza dei presupposti della “quasi flagranza”.
3.1. Come questa Corte regolatrice ha avuto modo di chiarire, la quasi flagranza che legittima l’arresto – e dunque anche il provvedimento precautelare de quo – presuppone una correlazione tra l’azione illecita e l’attività di limitazione della libertà che pur superando l’immediata individuazione dell’arrestato sul luogo del reato, permetta comunque la riconduzione della persona all’illecito sulla base della continuità del controllo, anche indiretto, eseguito da coloro i quali si pongano al suo inseguimento, siano le parti lese o gli agenti della sicurezza (Cass. Sez. 6, n. 19002 del 03/04/2012, Rotolo, Rv. 252872).
Più nello specifico, questo Supremo Collegio ha affermato che non ricorre lo stato di quasi flagranza qualora l’inseguimento dell’indagato da parte della polizia giudiziaria sia iniziato, non già a seguito e a causa della diretta percezione dei fatti, ma per effetto e solo dopo l’acquisizione di informazioni da parte di terzi (Cass. Sez. 1, n. 43394 del 03/10/2014, P.M. in proc. Quaresima, Rv. 260527; Sez. 4, n. 15912 del 07/02/2013, P.M. in proc. Cecconi e altri Rv. 254966; Sez. 3, n. 34918 dei 13/07/2011, P.M. in proc. Z Rv. 250861). Ancora, deve escludersi lo stato di cd. “quasi – flagranza” quando l’azione che porta all’arresto trova il suo momento iniziale non già in un immediato inseguimento da parte della polizia giudiziaria, ma in una denuncia della persona offesa, raccolta quando si era già consumata l’ultima frazione della condotta delittuosa (Fattispecie in cui gli agenti di P.G. sono pervenuti all’accertamento dei reato di maltrattamenti ed alla identificazione del colpevole soltanto dopo aver sentito la persona offesa ed un suo familiare). (Cass. Sez. 6, n. 20539 del 20/04/2010, P.M. in proc. R., Rv. 247379).
3.2. Sulla scorta di tali condivisibili principi, nella specie, si deve ritenere insussistente lo stato di “quasi flagranza”, atteso che la polizia giudiziaria procedeva all’adozione del provvedimento di allontanamento di B.A. dalla casa familiare, non a seguito delle ricerche poste in essere in immediata successione temporale rispetto all’acquisizione della notizia del fatto reato da parte di coloro che vi assistevano o li subivano (come la parte lesa), dunque secondo una linea di continuità rispetto alla commissione dell’illecito, bensì dopo avere raccolto la denuncia della vittima presso il Pronto Soccorso del nosocomio, quando la condotta aggressiva, integrante il reato di lesioni personali costituente presupposto per il provvedimento ex artt. 384-bis e 282-bis, comma 6, cod. proc. pen., si era già ampiamente conclusa, con una significativa soluzione di continuità.
L’ordinanza di convalida ex art. 384-bis cod. proc. pen. deve pertanto essere annullata senza rinvio.
P.Q.M.
annulla senza rinvio l’ordinanza impugnata nella parte relativa alla convalida ex art. 384-bis cod. proc. pen. e rigetta nel resto il ricorso.
(Fattispecie in cui gli agenti di P.G. sono pervenuti all’accertamento dei reato di maltrattamenti ed alla identificazione del colpevole soltanto dopo aver sentito la persona offesa ed un suo familiare). (Cass. Sez. 6, n. 20539 del 20/04/2010, P.M. in proc. R., Rv. 247379).
3.2. Sulla scorta di tali condivisibili principi, nella specie, si deve ritenere insussistente lo stato di “quasi flagranza”, atteso che la polizia giudiziaria procedeva all’adozione del provvedimento di allontanamento di B.A. dalla casa familiare, non a seguito delle ricerche poste in essere in immediata successione temporale rispetto all’acquisizione della notizia del fatto reato da parte di coloro che vi assistevano o li subivano (come la parte lesa), dunque secondo una linea di continuità rispetto alla commissione dell’illecito, bensì dopo avere raccolto la denuncia della vittima presso il Pronto Soccorso del nosocomio, quando la condotta aggressiva, integrante il reato di lesioni personali costituente presupposto per il provvedimento ex artt. 384-bis e 282-bis, comma 6, cod. proc. pen., si era già ampiamente conclusa, con una significativa soluzione di continuità.
L’ordinanza di convalida ex art. 384-bis cod. proc. pen. deve pertanto essere annullata senza rinvio.
Il ricorso è fondato limitatamente al secondo motivo col quale si è eccepita l’insussistenza dei presupposti della “quasi flagranza” di reato, con la conseguenza che l’ordinanza di convalida deve essere annullata senza rinvio
Con ordinanza del 14 luglio 2014, il Gip del Tribunale di Spoleto ha convalidato il provvedimento di allontanamento d’urgenza dalla casa familiare disposto dalla P.G. nei confronti di B.A., in relazione al reato di lesioni personali aggravate in danno della moglie, ed ha applicato nei confronti del medesimo la misura dell’allontanamento dalla casa familiare, richiesta dal pubblico ministero in relazione al reato di maltrattamenti in famiglia in danno della medesima persona offesa.
Il giudicante ha evidenziato che il reato di lesioni personali aggravate risulta contestato in fatto dal pubblico ministero e costituisce dunque titolo idoneo per la misura dell’allontanamento urgente disposto dalla polizia giudiziaria su autorizzazione orale del pubblico ministero; che ricorre lo stato di quasi flagranza, in quanto la polizia giudiziaria ha acquisito direttamente, dopo la segnalazione telefonica dello stesso indagato, elementi e tracce evidenti dei reati di maltrattamenti e di lesioni personali aggravate direttamente dalla persona offesa raggiunta presso il pronto soccorso; che sussistono sia i gravi indizi di colpevolezza in ordine al reato di maltrattamenti in danno della moglie, sia le esigenze cautelare correlate al pericolo di reiterazione criminosa, legittimanti l’applicazione della misura richiesta dal pubblico ministero.
2
 
Suprema Corte di Cassazione
sezione VI
sentenza 27 febbraio 2015, n. 8955
Ritenuto in fatto
1. Con ordinanza del 14 luglio 2014, il Gip del Tribunale di Spoleto ha convalidato il provvedimento di allontanamento d’urgenza dalla casa familiare disposto dalla P.G. nei confronti di B.A., in relazione al reato di lesioni personali aggravate in danno della moglie, ed ha applicato nei confronti del medesimo la misura dell’allontanamento dalla casa familiare, richiesta dal pubblico ministero in relazione al reato di maltrattamenti in famiglia in danno della medesima persona offesa.
Il giudicante ha evidenziato che il reato di lesioni personali aggravate risulta contestato in fatto dal pubblico ministero e costituisce dunque titolo idoneo per la misura dell’allontanamento urgente disposto dalla polizia giudiziaria su autorizzazione orale del pubblico ministero; che ricorre lo stato di quasi flagranza, in quanto la polizia giudiziaria ha acquisito direttamente, dopo la segnalazione telefonica dello stesso indagato, elementi e tracce evidenti dei reati di maltrattamenti e di lesioni personali aggravate direttamente dalla persona offesa raggiunta presso il pronto soccorso; che sussistono sia i gravi indizi di colpevolezza in ordine al reato di maltrattamenti in danno della moglie, sia le esigenze cautelare correlate al pericolo di reiterazione criminosa, legittimanti l’applicazione della misura richiesta dal pubblico ministero.
2. Avverso l’ordinanza ha presentato ricorso ex art. 311 cod. proc. pen. l’Avv. Rossano Ponti, difensore di fiducia di A. B., e ne ha chiesto l’annullamento per i seguenti motivi.
2.1. Violazione di legge penale e processuale in relazione agli artt. 384-bis e 282-bis, comma 6, cod. proc. pen., per avere il Gip illegittimamente ravvisato a carico di B.A. il reato di lesioni personali, non contestato dal P.M., mentre per i reati di cui agli artt. 572 e 612-bis cod. pen., oggetto di contestazione provvisoria, non era consentita l’adozione della misura dell’allontanamento d’urgenza.
2.2. Violazione di legge penale e vizio di motivazione in relazione agli artt. 384-bis e 282-bis, comma 6, cod. proc. pen., per avere il Gip erroneamente ritenuto sussistente – al momento dell’arresto – una situazione di “quasi flagranza”, sebbene la polizia giudiziaria avesse appreso la notizia dei reato direttamente dal indagato e attraverso la successiva denuncia della persona offesa, senza nessuna percezione diretta ed autonoma dei reato né delle tracce di esso.
3. II Procuratore generale Dott. Roberto Aniello ha chiesto che il ricorso sia dichiarato inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse avendo la misura cautelare perso efficacia per decorrenza dei termini massimi.
L’Avv. Pietro Asta per B.A. ha insistito per l’accoglimento del ricorso.
Considerato in diritto
1. Il ricorso è fondato limitatamente al secondo motivo col quale si è eccepita l’insussistenza dei presupposti della “quasi flagranza” di reato, con la conseguenza che l’ordinanza di convalida deve essere annullata senza rinvio.
2. Inammissibile è il primo motivo di ricorso per manifesta infondatezza delle doglianze.
2.1. Sotto un primo profilo, mette conto evidenziare che la misura cautelare non detentiva ha ormai perso efficacia per decorrenza dei termini ex art. 308 cod. proc. pen., di tal che non v’è più materia per sindacare la sussistenza ab origine dei presupposti della stessa.
D’altra parte, non può sottacersi come il ricorrente – nell’impugnare tanto l’ordinanza di convalida del provvedimento di allontanamento d’urgenza assunto dalla P.G. quanto l’ordinanza applicativa della misura cautelare – abbia, in effetti, sollevato censure in ordine ai soli presupposti per la convalida del provvedimento pre-cautelare, di tal che l’impugnativa avverso il provvedimento genetico della misura sarebbe stata comunque inammissibile per genericità dei motivi.
2.2. Manifestamente infondato è il motivo col quale il ricorrente censura il provvedimento di convalida dell’allontanamento dalla casa familiare disposto d’urgenza dalla P.G. per avere il giudice ravvisato la sussistenza del reato di lesioni personali, in effetti, non contestato dal P.M.
A tale proposito, va rammentato come l’inquirente sia il dominus assoluto della contestazione del fatto – reato e come, nondimeno, il giudicante rimanga sempre libero di riconoscere al fatto una diversa veste giuridica. In ossequio al principio Tura novit curia operante in ogni snodo del procedimento/processo penale quale espressione dei principio di legalità, il giudice dei procedimento incidentale de libertate può sempre dare una diversa qualificazione giuridica al fatto così come contestato in via provvisoria dall’organo dell’accusa. Ed invero, nel procedimento cautelare, il principio della domanda impedisce al giudice di mutare il “fatto” posto a fondamento della imputazione cautelare (così come di disporre misure più gravi di quelle richieste nell’azione cautelare o, nelle misure reali, di sostituire con un altro il bene della vita di cui è chiesto il sequestro), ma non gli preclude di dare al fatto una diversa qualificazione giuridica (nè di ravvisare gli indizi di colpevolezza e le esigenze cautelare per ragioni diverse o ulteriori rispetto a quelle prospettate dall’organo di accusa) (Cass. Sez. 3, n. 29966 del 01/04/2014, C, Rv. 260253).
Tuttavia, stante l’autonomia del procedimento incidentale rispetto a quello principale, l’eventuale correzione del nomen juris da parte del giudice della cautela non può avere effetto oltre tale procedimento e dunque non vincola il potere di iniziativa del P.M., che può, in sede di richiesta di rinvio a giudizio, incasellare il fatto sotto una fattispecie giuridica diversa da quella indicata dal giudicante.
2.3. Alla stregua dei superiori principi, del tutto legittimamente il giudice ha proceduto, in sede di convalida del provvedimento precautelare assunto d’urgenza, a ritenere come contestato, nel “fatto” oggetto di imputazione provvisoria, il reato di lesioni personali previsto dal combinato disposto degli artt. 384-bis e 282-bis, comma 6, cod. proc. pen.
3. Fondato è, di contro, il secondo motivo di ricorso, col quale si è dedotta l’insussistenza dei presupposti della “quasi flagranza”.
3.1. Come questa Corte regolatrice ha avuto modo di chiarire, la quasi flagranza che legittima l’arresto – e dunque anche il provvedimento precautelare de quo – presuppone una correlazione tra l’azione illecita e l’attività di limitazione della libertà che pur superando l’immediata individuazione dell’arrestato sul luogo del reato, permetta comunque la riconduzione della persona all’illecito sulla base della continuità del controllo, anche indiretto, eseguito da coloro i quali si pongano al suo inseguimento, siano le parti lese o gli agenti della sicurezza (Cass. Sez. 6, n. 19002 del 03/04/2012, Rotolo, Rv. 252872).
Più nello specifico, questo Supremo Collegio ha affermato che non ricorre lo stato di quasi flagranza qualora l’inseguimento dell’indagato da parte della polizia giudiziaria sia iniziato, non già a seguito e a causa della diretta percezione dei fatti, ma per effetto e solo dopo l’acquisizione di informazioni da parte di terzi (Cass. Sez. 1, n. 43394 del 03/10/2014, P.M. in proc. Quaresima, Rv. 260527; Sez. 4, n. 15912 del 07/02/2013, P.M. in proc. Cecconi e altri Rv. 254966; Sez. 3, n. 34918 dei 13/07/2011, P.M. in proc. Z Rv. 250861). Ancora, deve escludersi lo stato di cd. “quasi – flagranza” quando l’azione che porta all’arresto trova il suo momento iniziale non già in un immediato inseguimento da parte della polizia giudiziaria, ma in una denuncia della persona offesa, raccolta quando si era già consumata l’ultima frazione della condotta delittuosa (Fattispecie in cui gli agenti di P.G. sono pervenuti all’accertamento dei reato di maltrattamenti ed alla identificazione del colpevole soltanto dopo aver sentito la persona offesa ed un suo familiare). (Cass. Sez. 6, n. 20539 del 20/04/2010, P.M. in proc. R., Rv. 247379).
3.2. Sulla scorta di tali condivisibili principi, nella specie, si deve ritenere insussistente lo stato di “quasi flagranza”, atteso che la polizia giudiziaria procedeva all’adozione del provvedimento di allontanamento di B.A. dalla casa familiare, non a seguito delle ricerche poste in essere in immediata successione temporale rispetto all’acquisizione della notizia del fatto reato da parte di coloro che vi assistevano o li subivano (come la parte lesa), dunque secondo una linea di continuità rispetto alla commissione dell’illecito, bensì dopo avere raccolto la denuncia della vittima presso il Pronto Soccorso del nosocomio, quando la condotta aggressiva, integrante il reato di lesioni personali costituente presupposto per il provvedimento ex artt. 384-bis e 282-bis, comma 6, cod. proc. pen., si era già ampiamente conclusa, con una significativa soluzione di continuità.
L’ordinanza di convalida ex art. 384-bis cod. proc. pen. deve pertanto essere annullata senza rinvio.
P.Q.M.avvocato armaroli foto cellulare
annulla senza rinvio l’ordinanza impugnata nella parte relativa alla convalida ex art. 384-bis cod. proc. pen. e rigetta nel resto il ricorso.
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  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

Casalecchio di Reno Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Casalecchio di Reno
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
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  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
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  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
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  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

Casalfiumanese Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
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  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
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  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
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Castel d’Aiano Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
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  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
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  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
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Castel del Rio Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
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  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
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  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
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  16.          Reato di stalking
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Castel di Casio Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
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Castel Guelfo di Bologna Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

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  1.          Avvocati penalisti Bologna
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  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
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Castel Maggiore Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalista Castelmaggiore
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

Castel San Pietro Terme Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

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  1.          Avvocati penalisti Bologna,castel San Pietro terme
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
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Castello d’Argile Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna  Castello D’Argile
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

Castenaso Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

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  1.          Avvocati penalisti Bologna, Castenaso
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

Castiglione dei Pepoli Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

Crevalcore Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

Dozza Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

Fontanelice Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

Gaggio Montano Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

Galliera Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

Granaglione Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

Granarolo dell’Emilia Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

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  1.          Avvocati penalisti Bologna,granarolo dell’Emilia
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

Grizzana Morandi Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

Imola Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna,Imola
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
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  13.          Ricorso per cassazione penale
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  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
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Lizzano in Belvedere Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
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  4.          Opposizione decreto penale di condanna
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Loiano Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
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  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
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  7.          Difesa penale imputati
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Malalbergo Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
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  7.          Difesa penale imputati
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  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
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Marzabotto Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
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  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
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Medicina Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

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  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
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  5.          Rito abbreviato
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  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
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Minerbio Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
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Molinella Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

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  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
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Monghidoro Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
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Monte San Pietro Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
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Monterenzio Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
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Monzuno Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
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Mordano    Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
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Ozzano dell’Emilia  Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

Pianoro   Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

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  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

Pieve di Cento Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

Porretta Terme  Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

Sala Bolognese Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
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San Benedetto Val di Sambro Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
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  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

San Giorgio di Piano Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
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San Giovanni in Persiceto  Lo studio si occupa della difesa di:
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6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
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8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

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San Lazzaro di Savena   Lo studio si occupa della difesa di:
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San Pietro in Casale  Lo studio si occupa della difesa di:
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Sant’Agata Bolognese  Lo studio si occupa della difesa di:
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9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

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  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
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  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
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Sasso Marconi   Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
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6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
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  8.          Difesa penale indagati
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  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
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  15.          Processo minorile
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Valsamoggia  Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
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  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
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Vergato    Lo studio si occupa della difesa di:
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7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

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  5.          Rito abbreviato
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  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
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  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
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Zola Predosa      Lo studio si occupa della difesa di:
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2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
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6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

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  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking

Avvocato a Bologna

 

Avvocato Penalista:  Diritto Processuale

 

reato abituale , reato ambientale, reato appropriazione indebita reato associativo reato bigamia, reato bancarotta fraudolenta prescrizione, reato banconote false, reato estorsione, reato estinto casellario giudiziale, reato furto, reato falso in bilancio, reato falso ideologico, reato favoreggiamento immigrazione clandestina

reato guida senza patente, reato guida in stato di ebbrezza, reato ingiuria, reato maltrattamenti in famiglia, reato minaccia, reato lesioni, reato molestie sessuali, reato informatico, reato omicidio stradale, reato penale, reato xenofobia, reato falso ideologico, reato tentata truffa, reato violenza privata prescrizione, reato penale reato querela, reato denuncia, codice penale ingiuria, codice penale lesioni gravi, codice penale omicidio, indagini penale interrogatorio avviso conclusione, archiviazione indagine penale, indagine penale durata, fasi indagine penale, indagini penale interrogatorio avviso conclusione, indagine per reato penale, indagini penali segretezza

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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MEDICO RESPONSABILITA’ NELLA PRESCRIZIONE FARMACI

 

FOTO LIBRERIA AVVOCATO PENALISTA 

l farmacista che completi – con l’indicazione del farmaco – il ricettario per prescrizioni mediche, intestato ad un medico della A.S.L. e dallo stesso sottoscritto in bianco, commette i reati di falsità ideologica in certificazioni amministrative e di esercizio abusivo della professione medica

 

AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA 

Un medico nella prescrizione di farmaci deve di farmaci deve fornire informazioni  informazione e all’onere di fornire la prova consistente nell’ aver correttamente adempiuto ai propri obblighi e che anche nel caso in cui egli vi abbia adempiuto, ma il paziente ne contesti l’esattezza, è il medico stesso a dover fornire la prova di aver esattamente adempiuto.

Un medico è stato condannato dalla Corte di Cassazione a dover risarcire un proprio paziente per una terapia da lui prescritta perchè non l’ha adeguatamente informato sui rischi.

 

 

IL FATTO

 

Il paziente, affetto da maculopatia, lo aveva citato in giudizio perchè sosteneva che gli era stata prescritta una errata terapia basata su un particolare farmaco che gli ha causato gravi danni alla vista.


 

La Corte di Cassazione ha infatti evidenziato che nel caso in cui il paziente contesti il corretto adempimento dell’obbligo di informazione da parte del medico è quest’ultimo a dover fornire la prova di aver adempiuto esattamente ai propri obblighi, pur se il medico abbia fornito la diagnosi e provveduto all’illustrazione al paziente delle conseguenze della terapia o dell’intervento che ritenga di dover compiere.

 

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

SEZIONE VI PENALE

Sentenza 8 febbraio – 31 marzo 2011, n. 13315

(Presidente de Roberto – Relatore Calvanese)

 

Ritenuto in fatto

 

1. Con sentenza del 28 ottobre 2009, la Corte di appello di Roma, in parziale riforma della sentenza del Tribunale di Cassino, sez, dist. di Sora, emessa nei confronti di G..F. , B.P. e S..G. , dichiarava non doversi procedere per i reati loro ascritti ai capi A), D), F) ed I), limitatamente ai fatti commessi sino alla data del (OMISSIS) , perché estinti per prescrizione, eliminando la relativa pena e confermando nel resto.

In primo grado, gli imputati erano stati ritenuti responsabili per i reati di falsità ideologica in certificazioni amministrative ed abusivo esercizio della professione medica, per aver sino al XXXX il F. , quale medico convenzionato con la A.S.L. di (OMISSIS), consegnato ricettari di prescrizioni mediche, a lui intestati e dallo stesso firmati e timbrati in ogni foglio in bianco, al G. ed al B. , titolari di due farmacie, che provvedevano di volta in volta a riempire le ricette (il primo oltre 5.015, il secondo oltre 8.475) in ogni loro parte e con l’indicazione dei farmaci a carico del Servizio Sanitario Nazionale.

Esponevano in fatto i giudici dell’appello che, all’esito di una perquisizione condotta nelle farmacie dei predetti, venivano rivenuti ricettari in bianco, già firmati e timbrati dal Dott. F. , nonché agende con annotati i nomi dei pazienti in carico a quest’ultimo ed il relativo codice sanitario regionale.

Numerosi pazienti del Dott. F. avevano deposto in dibattimento di essersi recati nella farmacia del G. e del B. e di aver ottenuto – per cortesia e a fronte della esibizione delle scatole vuote – la consegna di medicinali in regime di convenzione, alla cui regolarizzazione avrebbero poi provveduto i farmacisti, facendo firmare al medico di base la prescrizione già da loro compilata.

Il perito grafico, incaricato di visionare le ricette in sequestro, aveva stabilito che, in gran parte di esse, la scritturazione era riconducibile, salvo la firma del Dott. F. , alla mano del B. e una parte a quella del G. .

2. Avverso la sentenza della Corte di appello, i tre imputati con i loro difensori propongono ricorso per cassazione, con atti distinti, deducendo identici motivi di impugnazione, che possono essere pertanto esposti e trattati congiuntamente e segnatamente:

– la manifesta illogicità della motivazione, in relazione alla ritenuta fattispecie penale di cui all’art. 480 cod. pen., in quanto la sentenza impugnata ha accertato che i farmaci oggetto delle ricette mediche erano prescritti e consegnati a pazienti effettivamente affetti da patologie e aventi diritto alla loro erogazione da parte del Servizio Sanitario Nazionale. I ricorrenti evidenziano che l’art. 36, comma 2, del d.P.R. 28 luglio 200, n. 270, facoltizza il medico al rilascio della prescrizione medica, anche senza la visita del paziente e, nel caso in esame, i beneficiari delle ricette mediche risultavano pazienti anziani con patologie croniche, il cui piano terapeutico era già stato redatto dal Dott. F. e aggiornato semestralmente;

– la inosservanza ed erronea applicazione dell’art. 348 cod. pen., sotto il profilo della insussistenza del fatto tipico del reato, in quanto le prescrizioni mediche erano firmate dal Dott. F. e la loro mera compilazione doveva ritenersi un’operazione materiale – di norma effettuata dall’assistente o dalla segretaria del medico – che non può integrare l’esercizio abusivo della professione. Inoltre, la consegna di medicinali a pazienti affetti da patologia cronica, senza la prescrizione medica, è una facoltà riconosciuta al farmacista dal D.M. 31 marzo 2008;

– la inosservanza e l’erronea applicazione dell’art. 480 cod. pen., sotto il profilo della insussistenza del fatto tipico del reato, in quanto il riempimento della prescrizione medica non costituisce falsità ideologica, bensì materiale, di guisa da ricondurre il fatto nell’ipotesi di cui all’art. 482 cod. pen.;

– la mancanza di motivazione, in ordine ad un motivo di appello presentato dal B. , relativo alla ritenuta circostanza aggravante della connessione teleologica, pur essendo venuto meno il reato di truffa originariamente contestato.

– la inosservanza e l’erronea applicazione delle norme in materia di prescrizione dei reati, in quanto la Corte di appello, nel calcolare il periodo di prescrizione, non ha incluso i fatti commessi fino al 31 aprile 2002.

 

Considerato in diritto

 

1. In via pregiudiziale si osserva che i reati contestati, la cui consumazione risale al fino alla data del maggio 2002, sono estinti per prescrizione in seguito al decorso del relativo termine massimo di sette anni e sei mesi, considerato anche il periodo di mesi tre di sospensione.

2. Le diffuse argomentazioni svolte dalla Corte territoriale nella pronuncia impugnata, escludono qualsiasi possibilità di proscioglimento nel merito, ma anche valgono ad escludere la fondatezza delle censure svolte dai ricorrenti, che sono comunque da esaminare attesa la pronuncia di condanna degli stessi al risarcimento dei danni in favore della parte civile.

In tema di declaratoria di estinzione del reato, infatti, l’art. 578 cod. proc. pen. prevede che la Corte di cassazione, nel dichiarare estinto per amnistia o prescrizione il reato per il quale sia intervenuta “condanna, anche generica, alle restituzioni o al risarcimento dei danni cagionati”, è tenuta a decidere sull’impugnazione agli effetti dei capi della sentenza che concernano gli interessi civili; al fine di tale decisione i motivi di impugnazione proposti dall’imputato devono essere esaminati compiutamente, non potendosi trovare conferma della condanna al risarcimento del danno (anche solo generica) dalla mancanza di prova della innocenza degli imputati, secondo quanto previsto dall’art. 129, comma 2, cod. proc. pen..

Anche sotto lo specifico profilo ora menzionato le doglianze proposte dai ricorrenti non sono fondate.

3. È da osservare, quanto al primo motivo di ricorso, che la tesi sostenuta dai ricorrenti – secondo cui non sarebbe ravvisabile la falsità ideologica, posto che i pazienti destinatari delle prescrizioni farmacologiche erano effettivamente affetti da patologie croniche per i quali il Dott. F. aveva predisposto uno specifico piano terapeutico, con la indicazione dei relativi medicinali – è priva di giuridico fondamento.

Questa Corte ha da tempo risolto la questione interpretativa, concernente la natura giuridica dell’atto con il quale il medico convenzionato con il servizio sanitario nazionale pubblico prescrive un farmaco all’assistito. È stato affermato che le ricette non sono costitutive del diritto dell’assistito alla corresponsione dei medicinali da parte delle farmacie, in quanto tale diritto deriva in generale dalla legge istitutiva del servizio sanitario nazionale (cfr. art. 28 l. 23 dicembre 1978, n. 833: “Gli assistiti possono ottenere dalle farmacie di cui al precedente comma, su presentazione della ricetta compilata dal medico curante, la fornitura di preparati galenici e di specialità medicinali compresi nel prontuario terapeutico del servizio sanitario nazionale”), né attestano un’attività compiuta dal sanitario.

Si è invero osservato come la ricetta abbia perso qualsiasi attitudine probatoria ai fini retributivi (il medico convenzionato è retribuito sul parametro del numero degli assistiti, indipendentemente dalle visite effettuate in concreto e della qualità di esse) e le norme che disciplinano il suo contenuto non richiedono l’esposizione di una qualche attività compiuta dal medico convenzionato che la redige (la ricetta deve contenere il cognome e nome dell’assistito; il numero della tessera sanitaria o codice fiscale; la prescrizione; la data di prescrizione, la firma del medico; cfr. artt. 4 e 6 d.P.R. 8 luglio 1998, n. 371). Invero, la normativa consente al medico di base di rilasciare la prescrizione farmaceutica anche in assenza del paziente “quando, a suo giudizio, ritenga non necessaria la visita del paziente (art. 36, comma 2, dell’accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale, reso esecutivo con il d.P.R. n. 270 del 2000).

Con il documento in questione, il medico compie piuttosto una attività ricognitiva del diritto soggettivo dell’assistito alla erogazione di medicinali, rendendo operativo tale diritto con l’emissione della ricetta (tra le tante, Sez. U, n. 6752 del 16/04/1988, dep. 07/06/1988, Giordani, Rv. 178541). Tale atto ha dunque natura complessa: di certificato, nella parte in cui il medico attesta dati da lui rilevati, e di autorizzazione amministrativa, nella parte in cui rimuove i limiti imposti dalla legge all’esercizio del diritto soggettivo all’assistenza farmacologica.

L’attività propriamente ricognitiva affidata al medico convenzionato, per la parte in cui prescrive il farmaco, presuppone giudizi e valutazioni (che, come tali, non sono oggetto di documentazione fidefaciente) circa lo stato di malattia o comunque di sofferenza dell’assistito e la necessità della terapia prescritta.

Quindi, essa – quant’anche la legge non esiga che sia sempre preceduta da una visita dell’assistito – non può prescindere da un effettivo contatto tra medico e paziente per uno scambio di informazioni in ordine alle affezioni denunciate, al fine di consentire al medico di esprimere la valutazione del presidio medico più utile e appropriato alla cura.

E’ essenziale, quindi, che ciascuna prescrizione risponda, per il medico che la formula, a valutazioni diagnostiche che il medico stesso abbia obiettivamente ed accuratamente maturato (il codice di deontologia stabilisce all’art. 13 che la prescrizione di una terapia impegna la “diretta responsabilità” professionale ed etica del medico e non può che far seguito a una “diagnosi circostanziata o, quantomeno, a un fondato sospetto diagnostico”).

Deve essere dunque il medico – e solo il medico -, acquisiti tutti gli elementi necessari per una esauriente valutazione clinica del caso, a decidere se prescrivere o meno il farmaco ovvero, se del caso, mutare una precedente prescrizione farmacologica.

È significativo che la legge affidi al solo medico convenzionato la materiale redazione della ricetta in tutte le sue parti, così sottolineando che la prescrizione di medicinali rientra nella esclusiva responsabilità del medico prescrittore (cfr. d.P.R. 8 luglio 1998, n. 371, che impone che qualsiasi alterazione e/o variazione dei dati riportati sulla ricetta non controfirmata dal medico prescrittore invalida la ricetta stessa).

Oltre ad assolvere ad una funzione di certificazione, la ricetta ha altresì la funzione di autorizzare il farmacista a consegnare al paziente il medicinale, la cui distribuzione è sottratta al libero commercio. Il farmaco non è un comune bene di consumo, in quanto oltre ad essere utile è un prodotto pericoloso, anche in condizioni normali di utilizzazione, il cui acquisto deve pertanto essere effettuato, sotto il controllo del medico (cfr. d.lgs. 30 dicembre 1992, n. 539 che classifica i medicinali, ai fini della loro fornitura; ora sostituto dal d.lgs. 24 aprile 2006, n. 219).

La ricetta rilasciata dal medico convenzionato con il Servizio sanitario nazionale ha altresì la funzione di autorizzare l’assunzione di un onere finanziario a carico dell’amministrazione sanitaria. A tal fine, il medico convenzionato è investito dei poteri di formare la volontà dell’ente pubblico assistenziale e concorre, mediante il rilascio di ricette, all’erogazione di farmaci, secondo modalità e condizioni prescritte, ai fine di evitarne abusi, condizionandone la determinazione in materia assistenziale (Sez. 2, n. 7761 del 15/11/1986, dep. 27/06/1987, Rosa, Rv. 176268).

Vengono pertanto in gioco nella prescrizione di medicinali da parte del medico convenzionato interessi costituzionalmente protetti, che ne devono guidare l’esercizio: da un lato, la tutela della salute degli assistiti e, dall’altro, il contenimento della spesa farmaceutica nelle risorse finanziarie disponibili dal Servizio nazionale (Corte cost. sent. n. 247 del 1992). Pertanto, l’attività prescrittiva non solo deve tendere al miglioramento delle condizioni di salute dell’assistito (secondo i principi di appropriatezza del farmaco e di efficacia dell’intervento in relazione alla patologia diagnosticata), ma deve anche evitare un consumo farmacologico inadeguato, incongruo o sproporzionato, in funzione di criteri di economicità e di riduzione degli sprechi.

Le modalità con cui deve essere esercitata dai medici di base l’attività prescrittiva di medicinali nell’ambito del Servizio sanitario nazionale trova una dettagliata regolamentazione, proprio per assicurare che la discrezionalità tecnica del medico – con riferimento alla scelta e alla indicazione della terapia farmacologia, nonché ai tempi, alle dosi e alle modalità di somministrazione del farmaco – non sia illimitata.

A tal fine, l’accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale stabilisce che il medico di base sia tenuto, anche nelle prescrizioni farmaceutiche, ad assicurare “l’appropriatezza nell’utilizzo delle risorse messe a disposizione dalla Azienda per l’erogazione dei livelli essenziali ed appropriati di assistenza” ed a ricercare “la sistematica riduzione degli sprechi nell’uso delle risorse disponibili mediante adozione di principi di qualità e di medicina basata sulle evidenze scientifiche” (art. 15-bis d.P.R. 28 luglio 2000, n. 270), puntualizzando altresì che “la prescrizione dei medicinali avviene, per qualità e per quantità, secondo scienza e coscienza, con le modalità stabilite dalla legislazione nel rispetto del prontuario terapeutico nazionale” (cfr. art. 36). Con la conseguenza che il medico convenzionato che non si attenga alle condizioni e alle limitazioni previste è tenuto a rimborsare al Servizio sanitario nazionale il farmaco prescritto (cfr. art. 1, comma 4, del d.l. 20 giugno 1996, n. 323, conv. in l. 8 agosto 1996, n. 425).

Quanto ai “tempi” di somministrazione dei farmaci, è utile sottolineare come la normativa attribuisca particolare rilievo alla data di prescrizione riportata sulla ricetta, in quando da essa decorre il termine perentorio della sua validità (cfr. art. 4 d.P.R. 8 luglio 1998, n. 371), con ciò dimostrando come la somministrazione del farmaco da parte del farmacista debba essere collegata ad una “attuale” necessità, così come valutata di volta in volta dal medico che lo ha prescritto. In tale direzione, si pone la limitazione imposta dalla normativa di settore al numero di confezioni prescrittibili, che di regola deve coprire un fabbisogno di cura circoscritto nel tempo.

La necessità che la somministrazione di farmaci a carico del Servizio nazionale sia costantemente monitorato dal medico prescrittore, onde evitare prescrizioni inconferenti o sovrabbondanti per la cura, è ribadita dal legislatore anche nel caso di pazienti portatori di patologie croniche, per i quali la normativa impone parimenti limiti alla quantità di farmaci prescrivibili (c.d. “prescrizione ripetuta”: cfr. l’art. 1, comma 6, d.l. 30 maggio 1994, n. 325, conv. in l. 19 luglio 1994, n. 467, che stabiliva che, per i soggetti affetti da patologia cronica, il numero dei pezzi che potevano essere prescritti per farmaci in somministrazione continua era “elevato fino a coprire un periodo di terapia relativo a tre mesi”; disposizione poi sostituita dall’art. 9 d.l. 18 settembre 2001, n. 347, conv. in l. 16 novembre 2001, n. 405 che ha limitato per tali patologie massimo la prescrizione di tre pezzi per ricetta che non può comunque superare i sessanta giorni di terapia). Anche in tal caso, il legislatore ha trovato un punto di ragionevole equilibrio fra l’interesse pubblico al risparmio e quello privato delle esigenze dell’ammalato e della sua famiglia (cfr. Sez. Lavoro n. 4390, 26/02/2007, non mass., nella quale questa Corte ha ritenuto che il medico di famiglia sia tenuto a rimborsare alla Asl il costo di medicinali prescritti oltre il limite previsto dalla legge ad un paziente cronico, e ciò indipendentemente che le dosi siano state utilizzate per intero e senza spreco alcuno).

Questa breve panoramica consente pertanto di affermare che la falsità contestata agli imputati risiede proprio nella falsa attestazione del compimento da parte del medico convenzionato della ricognizione del diritto dell’assistito all’assistenza farmacologica, essendo irrilevante la circostanza che i pazienti fossero affetti da patologie croniche, posto che anche per essi lo schema seguito dal legislatore impone al medico, dopo la diagnosi iniziale e la prima prescrizione farmacologica, di attuare controlli intermedi predefiniti, prima di emettere le prescrizioni ripetute.

4. Alla luce di quanto esposto nel paragrafo che precede, deve ritenersi infondato anche il secondo motivo di ricorso, con il quale si sostiene l’insussistenza del fatto tipico dell’esercizio abusivo della professione medica.

Invero, la circostanza che la normativa di settore consenta al farmacista, al fine di assicurare la prosecuzione del trattamento di un paziente affetto da patologia cronica, di somministrare medicinali, senza la pur necessaria prescrizione medica, non vale a dimostrare la liceità penale del comportamento dei farmacisti G. e B.

Il d.m. 31 marzo 2008, lungi dal legittimare il farmacista a sostituirsi al medico nell’attività prescrittiva, ha introdotto soltanto un’eccezione al divieto – sanzionato in via amministrativa (cfr. art. 4 d.lgs. 30 dicembre 1992, n. 539; art. 148 del d.lgs. 219 del 2006) – di consegnare medicinali senza la presentazione di una ricetta medica.

Il citato d.m. limita la suddetta somministrazione solo ai casi di estrema necessità ed urgenza e sempre che siano presenti specifici elementi volti a dimostrare che il paziente è attualmente in trattamento con il farmaco (che in ogni caso non deve essere con onere a carico del Servizio nazionale), tra i quali in particolare l’esibizione di una ricetta con validità scaduta da non oltre trenta giorni. Le ulteriori cautele previste dal d.m. (consegna del minimo quantitativo possibile, informazione del medico curante, predisposizione di apposito registro su cui annotare le consegne, monitoraggio da parte della pubblica amministrazione) dimostrano l’assoluta eccezionalità di tale procedura.

Nel caso in esame, i farmacisti non si erano limitati a consegnare ai clienti, in violazione dei divieti di legge, i medicinali, bensì, sostituendosi sistematicamente al medico di base, che aveva loro affidato una delega “in bianco” per l’espletamento di tale attività con la consegna dei moduli regionali già firmati, avevano essi stessi prescritto ai pazienti la terapia farmacologica. Attività quest’ultima, come già detto, di esclusiva competenza del medico.

Alla luce di quanto premesso, appare parimenti infondata la tesi secondo cui i farmacisti avrebbero soltanto compiuto una mera attività materiale di compilazione delle ricette. Invero, i moduli, una volta completati da costoro, non venivano sottoposti al medico di base, ma spediti all’amministrazione competente per il rimborso.

5. Quanto al terzo motivo, l’assunto difensivo – secondo cui il riempimento della prescrizione medica da parte dei farmacisti dovrebbe essere inquadrata nell’ipotesi delittuosa di cui all’art. 482 cod. pen. – appare del tutto infondato, posto – quanto alla tipologia di falsità – che i farmacisti hanno concorso con il medico di base (pubblico ufficiale) nell’emettere prescrizioni mediche contenenti false attestazioni, nel senso già esaminato in precedenza, e che il reato invocato dai ricorrenti si realizza allorquando i fatti siano commessi (interamente) da un privato o da un pubblico ufficiale, al di fuori delle sue funzioni (cfr. Sez, 5, n. 10528 del 21/10/1983, dep. 07/12/1983, Perrone, Rv. 161601).

6. Anche per il quarto motivo deve costatarsi l’infondatezza delle doglianze (la contestata aggravante è stata implicitamente esclusa, non avendo avuto alcuna efficacia sulla determinazione della pena), oltre ad apparire le stesse ininfluenti ad apportare, se accolte, una situazione più favorevole ai ricorrenti, neppure agli effetti civili.

L’ultimo motivo infine resta assorbito dalla pronuncia di proscioglimento per la avvenuta estinzione dei reati.

7. Conclusivamente, la sentenza impugnata deve essere annullata senza rinvio per la avvenuta estinzione dei reati ascritti agli imputati, difettando in atti la sussistenza di elementi che possano portare a diversa declaratoria, ai sensi dell’art. 129, comma 2, cod. proc. pen.

In relazione ai limiti propri del giudizio di legittimità, non risultano dalla sentenza impugnata circostanze, emergenti in modo non contestabile, idonee ad escludere la sussistenza del fatti, la rilevanza penale degli stessi e la non commissione dei medesimi da parte dell’imputato, laddove è pacifico che il li che deve portare alla Immediata declaratoria d, cause d, proscioglimento deve consistere non nell’apprezzamento quanto nella constatarne degli elementi in atti.

Vanno tenute ferme le statuizioni concernenti la parte civile, attesa rilevata infondatezza delle censure sulla responsabilità. Conseguentemente, ricorrenti devono essere condannati a rimborsare in solido alla parte civile le spese di questo grado, che sono liquidate come da dispositivo.

 

P.Q.M.

 

annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché i reati sono estinti per prescrizione, ferme restando le statuizioni civili. Condanna i ricorrenti in solido a rimborsare alla parte civile le spese di questo grado che liquida in complessivi Euro tremila, oltre spese generali, Iva e C.P.A.

 

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COMPARAGGIO FARMACEUTICO, CORRUZIONE PUBBLICO UFFICIALE CONCORSO REATI

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COMPARAGGIO FARMACEUTICO, CORRUZIONE PUBBLICO UFFICIALE CONCORSO REATI

 

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1. La normativa

 

FOTO LIBRERIA AVVOCATO PENALISTA

1. TESTO UNICO DELLE LEGGI SANITARIE (R.D. 27 luglio 1934 n. 1265)

 

Articolo 170

Il medico o il veterinario che ricevano, per sé o per altri, denaro o altra utilità ovvero ne accettino la promessa, allo scopo di agevolare, con prescrizioni mediche o in qualsiasi altro modo, la diffusione di specialità medicinali o di ogni altro prodotto a uso farmaceutico, sono puniti con l’arresto fino a un anno e con l’ammenda da euro 206,58 a euro 516,45.

Se il fatto violi pure altre disposizioni di legge, si applicano le relative sanzioni secondo le norme sul concorso dei reati.

La condanna importa la sospensione dall’esercizio della professione per un periodo di tempo pari alla durata della pena inflitta.

 

Articolo 171

Il farmacista che riceva per sé o per altri denaro o altra utilità ovvero ne accetti la promessa, allo scopo di agevolare in qualsiasi modo la diffusione di specialità medicinali o dei prodotti indicati nell’articolo precedente, a danno di altri prodotti o specialità dei quali abbia pure accettata la vendita è punito con l’arresto fino a un anno e con l’ammenda da euro 206,58 a euro 516,45

Se il fatto violi altre disposizioni di legge, si applicano anche le relative sanzioni secondo le norme sul concorso dei reati.

La condanna importa la sospensione dall’esercizio della professione per un tempo pari alla durata della pena inflitta.

Indipendentemente dall’esercizio dell’azione penale il prefetto può, con decreto, ordinare la chiusura della farmacia per un periodo da uno a tre mesi, e in caso di recidiva pronunciare la decadenza dall’esercizio della farmacia.

 

Articolo 172

Le pene stabilite negli artt. 170 e 171, primo e secondo comma, si applicano anche a carico di chiunque dà o promette al sanitario o al farmacista denaro o altra utilità.

Se il fatto sia commesso dai produttori o dai commercianti delle specialità e dei prodotti indicati nei detti articoli, il Ministro della sanità, indipendentemente dall’esercizio dell’azione penale, può ordinare, con decreto, la chiusura dell’officina di produzione e del locale ove viene esercitato il commercio per un periodo da uno a tre mesi e, in caso di recidiva, ne può disporre la chiusura definitiva.

Il Ministro può, inoltre revocare la registrazione delle specialità medicinali o l’autorizzazione a preparare o importare per la vendita ogni altro prodotto ad uso farmaceutico.

 

2. IL CODICE DEL FARMACO (d.lg. 24 aprile 2006 n. 219)

 

art 147 comma 5

Chiunque, in violazione dell’articolo 123, comma 1, concede, offre o promette premi, vantaggi pecuniari o in natura, e’ punito con l’arresto fino ad un anno e con l’ammenda da quattrocento euro a mille euro. Le stesse pene si applicano al medico e al farmacista che, in violazione dell’articolo 123, comma 3, sollecitano o accettano incentivi vietati. La condanna importa la sospensione dall’esercizio della professione per un periodo di tempo pari alla durata della pena inflitta. In caso di violazione del comma 2 dell’articolo 123, si applica la sanzione dell’ammenda da quattrocento euro a mille euro.

 

NOCCIOLO SENTENZA CASSAZIONE

 

 

punto di affermazione di responsabilità, sollecitando il riesame nel merito della decisione impugnata, si palesano infondate, avendo la Corte territoriale, nel disattendere le analoghe censure mosse con il relativo gravame, esplicitamente e congruamente motivato in ordine agli elementi fattuali qualificatori dell’obiettiva partecipazione dell’imputato, in veste di informatore farmaceutico, all’associazione per delinquere finalizzala alle “iperprescrizioni” di farmaci – anche mediante false diagnosi e indicazioni di terapie – da parte del P., medico di base in Manfredonia convenzionato con il S.S.N. e perciò pubblico ufficiale, con la complicità del T., titolale di farmacia nella medesima città, dietro versamento di sistematici, sostanziosi e illeciti compensi.

Le intercettazioni telefoniche, le ammissioni degli imputati, l’esito delle perquisizioni e delle acquisizioni documentali, anche di tipo contabile e bancario, costituiscono, infatti, seri ed oggettivi elementi di prova della intraneità dell’imputato ai rapporti trilaterali medico – farmacista – informatore farmaceutico, ai fini dell’affermazione di responsabilità in ordine sia al delitto associativo che ai connessi reati di corruzione e truffa in danno della Regione Puglia per l’indebito rimborso delle false ricette e comparaggio.

3. Con particolare riguardo alla tesi difensiva, secondo cui nell’intera vicenda dovrebbe ravvisarsi esclusivamente il concorso di persone in plurime e speciali fattispecie di “comparaggio” di cui all’art. 170 r.d. n. 1265 del 1934, destinato ad assorbire la molteplicità delle condotte criminose, ritiene il Collegio che essa sia infondata, oltre che in linea di fatto – come si è detto -, anche per il seguente ordine di considerazioni logico-giuridiche.

Nel quadro dell’attività di informazione e presentazione dei medicinali svolta presso medici o farmacisti è vietato all’informatore di concedere, offrire o promettere premi, vantaggi pecuniari o in natura, se non di valore trascurabile, nonché al medico e al farmacista di sollecitare o accettare alcun incentivo di questo tipo. E la violazione di questo divieto integra la contravvenzione dell’art. 123 d.lgs. 24/4/2006, n. 219, punita dal successivo art. 147, comma 5 con l’arresto fino a un anno e con l’ammenda da 400 a 1.000 euro.

Trattasi, a ben vedere, di contravvenzione prodromica rispetto al tradizionale reato di “comparaggio” previsto dal T.u.l.s., che è stata introdotta dal legislatore (già con l’art. 11 d.lgs. 30/12/1992, n. 541, poi abrogato dall’art. 158, comma 1 d.lgs. n. 219 del 2006) a tutela anticipata della correttezza dell’attività promozionale in campo farmaceutico, del mercato e della concorrenza nel settore, e indirettamente della salute dei cittadini.

Per contro, la promessa o la dazione di denaro o altra utilità al sanitario o al farmacista, eseguite pure nel medesimo contesto informativo, e però “alto scopo di agevolare la diffusione di specialità medicinali o di ogni altro prodotto a uso farmaceutico”, integrano la diversa e autonoma fattispecie contravvenzionale di “comparaggio” di cui agli artt. 170-172 r.d. 27/7/1934, n. 1265, modif. dall’art. 16 d.lgs. r. 541 del 1992, reato anch’esso plurioffensivo, ma connotato altresì dalla previsione dell’indicato dolo specifico.

Orbene, tenuto conto della portata della clausola di riserva espressamente stabilita dal secondo comma dell’art. 170 r.d. n. 1265 cit. (“Se il fatto violi pure altre disposizioni di legge, si applicano le relative sanzioni secondo le norme sul concorso dei reati”), ritiene il Collegio che, nonostante la labilità della linea di demarcazione segnata dal legislatore per le distinte fattispecie di reato sopra descritte, fra la contravvenzione di “comparaggio”, tuttora ricadente nell’area dell’illegittima promozione dei farmaci, oltre i confini della lecita relazione collaborativa e informativa tra medico e impresa, e l’eventuale delitto di “corruzione” ex artt. 319-321 c.p., realizzato mediante significative e sostanziose erogazioni di denaro o altre utilità per scopo di lucro, di cui – com’è stato probatoriamente dimostrato nel presente procedimento – siano stati accertati gli elementi costitutivi, non intercorre affatto un rapporto di specialità, attesa la diversità del bene giuridico tutelato e dell’atteggiarsi del dolo, bensì sia configurabile il concorso di reati.

punto di affermazione di responsabilità, sollecitando il riesame nel merito della decisione impugnata, si palesano infondate, avendo la Corte territoriale, nel disattendere le analoghe censure mosse con il relativo gravame, esplicitamente e congruamente motivato in ordine agli elementi fattuali qualificatori dell’obiettiva partecipazione dell’imputato, in veste di informatore farmaceutico, all’associazione per delinquere finalizzala alle “iperprescrizioni” di farmaci – anche mediante false diagnosi e indicazioni di terapie – da parte del P., medico di base in Manfredonia convenzionato con il S.S.N. e perciò pubblico ufficiale, con la complicità del T., titolale di farmacia nella medesima città, dietro versamento di sistematici, sostanziosi e illeciti compensi.

Le intercettazioni telefoniche, le ammissioni degli imputati, l’esito delle perquisizioni e delle acquisizioni documentali, anche di tipo contabile e bancario, costituiscono, infatti, seri ed oggettivi elementi di prova della intraneità dell’imputato ai rapporti trilaterali medico – farmacista – informatore farmaceutico, ai fini dell’affermazione di responsabilità in ordine sia al delitto associativo che ai connessi reati di corruzione e truffa in danno della Regione Puglia per l’indebito rimborso delle false ricette e comparaggio.

3. Con particolare riguardo alla tesi difensiva, secondo cui nell’intera vicenda dovrebbe ravvisarsi esclusivamente il concorso di persone in plurime e speciali fattispecie di “comparaggio” di cui all’art. 170 r.d. n. 1265 del 1934, destinato ad assorbire la molteplicità delle condotte criminose, ritiene il Collegio che essa sia infondata, oltre che in linea di fatto – come si è detto -, anche per il seguente ordine di considerazioni logico-giuridiche.

Nel quadro dell’attività di informazione e presentazione dei medicinali svolta presso medici o farmacisti è vietato all’informatore di concedere, offrire o promettere premi, vantaggi pecuniari o in natura, se non di valore trascurabile, nonché al medico e al farmacista di sollecitare o accettare alcun incentivo di questo tipo. E la violazione di questo divieto integra la contravvenzione dell’art. 123 d.lgs. 24/4/2006, n. 219, punita dal successivo art. 147, comma 5 con l’arresto fino a un anno e con l’ammenda da 400 a 1.000 euro.

Trattasi, a ben vedere, di contravvenzione prodromica rispetto al tradizionale reato di “comparaggio” previsto dal T.u.l.s., che è stata introdotta dal legislatore (già con l’art. 11 d.lgs. 30/12/1992, n. 541, poi abrogato dall’art. 158, comma 1 d.lgs. n. 219 del 2006) a tutela anticipata della correttezza dell’attività promozionale in campo farmaceutico, del mercato e della concorrenza nel settore, e indirettamente della salute dei cittadini.

Per contro, la promessa o la dazione di denaro o altra utilità al sanitario o al farmacista, eseguite pure nel medesimo contesto informativo, e però “alto scopo di agevolare la diffusione di specialità medicinali o di ogni altro prodotto a uso farmaceutico”, integrano la diversa e autonoma fattispecie contravvenzionale di “comparaggio” di cui agli artt. 170-172 r.d. 27/7/1934, n. 1265, modif. dall’art. 16 d.lgs. r. 541 del 1992, reato anch’esso plurioffensivo, ma connotato altresì dalla previsione dell’indicato dolo specifico.

Orbene, tenuto conto della portata della clausola di riserva espressamente stabilita dal secondo comma dell’art. 170 r.d. n. 1265 cit. (“Se il fatto violi pure altre disposizioni di legge, si applicano le relative sanzioni secondo le norme sul concorso dei reati”), ritiene il Collegio che, nonostante la labilità della linea di demarcazione segnata dal legislatore per le distinte fattispecie di reato sopra descritte, fra la contravvenzione di “comparaggio”, tuttora ricadente nell’area dell’illegittima promozione dei farmaci, oltre i confini della lecita relazione collaborativa e informativa tra medico e impresa, e l’eventuale delitto di “corruzione” ex artt. 319-321 c.p., realizzato mediante significative e sostanziose erogazioni di denaro o altre utilità per scopo di lucro, di cui – com’è stato probatoriamente dimostrato nel presente procedimento – siano stati accertati gli elementi costitutivi, non intercorre affatto un rapporto di specialità, attesa la diversità del bene giuridico tutelato e dell’atteggiarsi del dolo, bensì sia configurabile il concorso di reati.

Cass. Pen., Sez. VI, 8 settembre 2014, n. 37238

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA PENALE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AGRO’ Antonio Stefan – Presidente –

Dott. ROTUNDO Vincenzo – Consigliere –

Dott. LEO Guglielm – rel. Consigliere –

Dott. DI SALVO Emanuele – Consigliere –

Dott. VILLONI Orlando – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto dal Pubblico ministero nel procedimento penale a carico di:

 

Svolgimento del processo

 

1. E’ impugnata l’ordinanza dell’8/11/2013 con la quale il Tribunale di Napoli, in funzione di giudice dell’appello cautelare, ha rigettato l’impugnazione proposta dal Pubblico ministero riguardo ad un provvedimento assunto dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli il 15/01/2013.

Con tale provvedimento, in particolare, era stata respinta – per il difetto dei necessari indizi di sussistenza dei fatti ipotizzati – una richiesta di applicazione di misure cautelari personali proposta nei confronti di 17 persone, per i delitti di associazione per delinquere, abuso d’ufficio, turbativa d’asta, rivelazione di segreto d’ufficio, corruzione, con contestazione non cautelare estesa al reato di cui al R.D. n. 1265 del 1934, art. 170, di indebita agevolazione della diffusione di specialità medicinali.

Il Tribunale del riesame ha confermato il provvedimento reiettivo assunto dal Giudice per le indagini preliminari.

2. L’ordinanza impugnata richiama integralmente e ripetutamente quella assunta dal Giudice di prime cure.

Dal complesso delle relative motivazioni emerge anzitutto la vicenda relativa ad una gara bandita dall’amministrazione dell’Ospedale Cardarelli di Napoli, per l’approvvigionamento di immunoglobuline antiepatite b, che sarebbe stata pilotata per favorire gli interessi della società Grifols Italia, effettiva aggiudicataria della commessa (del valore di oltre 6 milioni di Euro al netto dell’IVA), anche grazie alla mediazione dell’indagato Mo.Fr., presidente di una associazione costituita tra persone con fegato trapiantato, oggetto primario di indagine in relazione a presunte truffe che non rilevano nell’odierno giudizio.

E’ in particolare emerso che l’Azienda Cardarelli, sebbene la competenza relativa fosse stata trasferita da una legge regionale alla Società Regionale per la Sanità, e sebbene forniture di immunoglobuline fossero state già aggiudicate a società concorrenti della Grifols, avesse bandito una nuova procedura di acquisto.

Secondo l’impostazione accusatoria, detta procedura sarebbe stata “guidata” attraverso la concertazione delle offerte tra i responsabili della società poi risultata aggiudicataria ed i pubblici funzionari dirigenti dell’Azienda ospedaliera, e, inoltre, attraverso la introduzione nel bando di specifiche tecniche che avrebbero comunque favorito la Grifols nel caso di pluralità di offerte per altri versi equivalenti (capo 2 della rubrica).

L’operazione avrebbe costituito parziale attuazione di un patto di delinquenza istituito, attraverso il già citato ruolo di mediazione di Mo.Fr., tra i dirigenti e responsabili della citata azienda farmaceutica ed il responsabile per il settore dei trapianti epatici dell’Azienda Cardarelli (Dott. Pi.), al fine di favorire la diffusione dei prodotti della Grifols presso la stessa azienda e, in generale, sul mercato campano dei farmaci destinati, in special modo, ai trapiantati di fegato ed ai portatori di patologie epatiche.

Conviene dire subito che fatti analoghi di erogazione di utilità in favore di responsabili sanitari, al fine di favorire la diffusione dei propri prodotti in Campania, sarebbero stati posti in essere dalla Grifols anche nei rapporti con l’Ospedale universitario di Napoli, Azienda Federico II (capi 7, 8, 9 e 10) e con l’Ospedale di Frattamaggiore (capo 11).

2.1. Relativamente alla gara indetta dall’Azienda ospedaliera Cardarelli di Napoli per la fornitura di immunoglobuline, il Giudice per le indagini preliminari ha illustrato come, in effetti, la So.Re.Sa. avesse già stipulato contratti di fornitura con società concorrenti della Grifols, e come nondimeno l’Azienda citata avesse bandito una gara le cui specifiche obiettivamente favorivano le specialità prodotte dalla stessa Grifols, pervenendo il 28/01/2010 ad aggiudicare la fornitura, essendo dall’azienda pervenuta l’offerta con il prezzo più basso. La procedura era stata per altro sospesa su disposizione del locale Tribunale amministrativo regionale, a seguito di un ricorso di azienda concorrente, la Biotest, che aveva presentato una offerta con prezzo più elevato.

Nondimeno, ha ritenuto il Giudice di prime cure che mancasse la prova, riguardo ai dirigenti del Cardarelli, della volontà dolosa di recare un ingiusto vantaggio ed un corrispondente danno, e mancasse altresì la prova delle manovre collusive ipotizzate dalla pubblica accusa.

A tale ultimo proposito, ed anzi, le conversazioni telefoniche intercettate sulle quali si fonda in parte la ricostruzione della vicenda avrebbero addirittura valenza negativa, evidenziando ad esempio che i dirigenti Grifols erano rimasti nell’incertezza sul prezzo da offrire fino all’ultimo, e che avevano manifestato soddisfazione e sorpresa dopo l’aggiudicazione, od il fatto che la responsabile della farmacia dell’azienda ospedaliera era rimasta estranea alla predisposizione del bando e delle specifiche tecniche.

Quanto al dolo intenzionale, il Giudice ha rilevato che i contatti tra i funzionari pubblici e la Grifols avrebbero messo in rilievo il fine di risparmio della spesa pubblica perseguito dai primi. Le indagini avrebbero documentato i benefici economici che Mo.

F. ricavava dal proprio impegno a sponsorizzare i farmaci Grifols presso i trapiantati e le istituzioni mediche di riferimento, soprattutto al fine di garantire che detti farmaci trovassero buona accoglienza presso i pazienti, ma non avrebbero documentato altrettanto nei rapporti tra Mo. e i funzionari pubblici del Cardarelli. Anzi, le intercettazioni svelerebbero la diffidenza del già citato Pi. nei confronti del Mo..

Quanto ai rapporti diretti tra lo stesso Pi. e la Grifols, sono analizzate conversazioni che metterebbero in rilievo la titubanza e l’inefficacia dell’azione del primo, che pure sembrava sensibile agli interessi della seconda, tanto da dirottare le pressioni verso strategie non pertinenti alla gara (ma piuttosto a prescrizioni individuali di farmaci che aumentassero la domanda di preparati con specifiche seguite solo dalla Grifols). Anzi, riportando notizie sulle riunioni tra i sanitari, si prospettavano continui riferimenti al loro scopo di conseguire sensibili risparmi attraverso una politica mirata degli approvvigionamenti, politica che, colloquiando tra loro, i dirigenti Grifols parevano non controllare. Nessun riferimento, comunque, ad un ruolo di Pi. nella preparazione della gara. Dopo il bando, addirittura si poneva il problema di capire che cosa avesse orientato la procedura a favore dell’azienda, anche con puntuale riferimento alle specifiche tecniche, e si commentava con timore l’eventualità che nascessero contestazioni per l’interferenza con le forniture assegnate dalla So.re.sa.

Più in generale il Giudice per le indagini preliminari ha rilevato l’anomalia in sè della gara bandita in pendenza delle forniture appena citate, riconoscendo la sussistenza di irregolarità ed anche qualche elemento di sospetto (una erronea rappresentazione della necessità di farmaco da parte del Responsabile degli acquisti, un certo dirigismo manifestato nella determinazione del fabbisogno) e tuttavia prendendo atto, nella mancanza di ogni elemento diretto a proposito di rapporti corruttivi, della insufficiente dimostrazione di un dolo di abuso da parte dei funzionari, se non addirittura della prova contraria.

Trattando dell’appello proposto dal pubblico ministero relativamente alla vicenda fin qui trattata, il Tribunale del riesame ne ha rilevata la genericità. In ogni caso, il Collegio ha condiviso la ricostruzione in fatto del primo Giudice, escludendo la prova di un fine di indebito vantaggio o danno a carico dei funzionari pubblici.

2.2. Il delitto di cui al capo 3 consiste nella rivelazione che il già citato Pi. aveva fatto, per telefono ed in favore della Grifois, circa il fatto che una società concorrente aveva presentato un’offerta nell’ultimo giorno utile per la già menzionata procedura.

Il Giudice per le indagini preliminari ha messo anzitutto in rilievo che i dirigenti della società citata erano talmente incerti da aver preparato due buste con due diverse offerte, e da aver poi depositato quella con il prezzo più basso quando ancora non era stata presentata alcuna altra offerta. Solo in seguito era intervenuta la Biotest, e p. aveva comunicato una notizia non solo ininfluente, ma anche accessibile dal partecipante già intervenuto nella gara.

2.3. A proposito dei fatti di rivelazione di segreto d’ufficio e di corruzione contestati al Dott. Pi. (capi 4, 5 e 6) e del connesso reato cd. di comparaggio, il primo Giudice ha escluso sussistano prove che, nei suoi rapporti con la Grifois, l’interessato si fosse attivato per condizionare la procedura di gara o, più in generale, procedure amministrative di acquisizione dei farmaci. Egli invece – secondo i risultati delle intercettazioni telefoniche – aveva accettato di prescrivere ai propri pazienti immunoglobuline secondo preparazioni e modalità di assunzione compatibili con un preparato distribuito dalla sola Grifois, in modo che aumentassero le richieste di acquisto corrispondenti presso le strutture sanitarie.

Il medico aveva anche accettato compensi, per altro destinati a terzi e soprattutto modestissimi, se comparati al valore dei contratti acquisiti da Grifois.

Secondo il Giudice, manca la prova di un accordo sinallagmatico per il compimento di atti contrari ai doveri dell’ufficio, tali non potendosi considerare, allo stato, prescrizioni mediche per i pazienti di preparati più efficaci (o di comoda assunzione) e comunque più economici.

Sussiste invece, sempre a parere del primo Giudice, il delitto di rivelazione di segreto d’ufficio ascritto al Pi. in relazione all’esibizione che questi aveva fatto di cartelle cliniche dei propri pazienti in favore di una informatrice sanitaria della Grifois, al fine parrebbe di convincerla che aveva in effetti preso a prescrivere i farmaci dell’azienda. Mancherebbe però la prova di una condotta mirata ad avvalersi della notizia, oltre il mero effetto di rivelazione, di talchè il reato per il quale vi è prova sufficiente sarebbe solo quello ci cui all’art. 326 c.p., comma 1, per il quale non è consentita l’applicazione di misure cautelari personali.

Il Tribunale del riesame ha condiviso la valutazione del primo Giudice circa la non configurabilità come atto contrario ai doveri d’ufficio della prescrizione di farmaci nelle condizioni indicate, mettendo in evidenza la genericità dei motivi dell’appello cautelare, anche sotto questo profilo, e con riguardo pure all’individuazione della legge violata, che la parte pubblica finisce con l’individuare nel principio di imparzialità della pubblica amministrazione.

Rispetto al delitto di rivelazione, il pubblico ministero si sarebbe limitato a richiamare il contenuto degli atti di indagine, riproducendo parte della richiesta cautelare.

3. I capi 7 ed 8 si riferiscono a contributi versati dalla Grifols per il finanziamento di un convegno organizzato dal Dott. Sp., responsabile dei servizi di immunologia presso la clinica universitaria di Napoli. Secondo il Giudice per le indagini preliminari è provata al più una condotta di comparaggio, non emergendo che Sp. avesse promesso o compiuto atti contrari ai propri doveri d’ufficio. Egli aveva certamente prescritto farmaci Grifols, la cui fornitura per altro, a quel che sembra, era stata acquisita dalla So.re.sa. Come per Pi., si è ritenuto che la disponibilità a prescrivere farmaci di accertata efficacia e di minor costo non integra la controprestazione tipica di un accordo corruttivo.

Per l’azienda universitaria napoletana Grifols faceva riferimento anche al responsabile dei servizi di gastroenterologia, P. G. (capi 9 e 10), ma il Giudice di prime cure ha identificato una situazione analoga a quella appena descritta.

4. La vicenda concernente l’Ospedale di Frattamaggiore (capo 11) è stata ricostruita nel senso che un informatore farmaceutico della Grifols, F.A., aveva acquisito la disponibilità di due medici ( S. e m.) ad ordinare farmaci prodotti dall’azienda presso la farmacia del nosocomio. Era tuttavia necessaria una relazione tecnica, che S. non intendeva compilare mediante mera riproduzione di indicazioni provenienti dall’azienda, e che aveva per qualche tempo omesso di predisporre, tanto che, alla fine, la relazione era stata scritta dallo stesso F.. Questi aveva progressivamente ottenuto la firma dei vari medici interessati, tanto che la richiesta era stata alla fine protocollata, e per altro bloccata, in attesa di una relazione che giustificasse l’inserimento delle immunoglobuline Grifols in costanza della disponibilità di altre, acquisite tramite la So.Re.Sa.

Il Giudice per le indagini preliminari ha escluso l’integrazione della prospettata falsità materiale (non essendosi identificata alcuna contraffazione di firme e documenti), ed anche di quella ideologica, non essendosi affatto accertata la difformità dal vero della descrizione tecnica del prodotto.

Il Tribunale del riesame ha confermato il giudizio appena indicato, segnalando l’assenza di effettive confutazioni nell’atto di appello presentato dal P.M..

5. In esito alla disamina dei singoli reati o gruppi di reati, il primo Giudice ha escluso che sia stato identificato un progetto criminoso unitario e definito, impostato quale programma delittuoso di una associazione criminale allo scopo intervenuta tra Pi.

ed i dirigenti della Grifols, con ciò escludendo la gravita indiziaria anche con riguardo alla contestazione del delitto di cui all’art. 416 c.p. (capo 1).

Il Tribunale del riesame ha motivatamente condiviso tale valutazione, escludendo che sia stato provato un accordo indeterminato per commettere delitti in comune tra lo staff direttivo della Grifols ed il pubblico ufficiale coinvolto. Quanto ai rapporti stabilmente insediati con il Mo., attenevano alla “gestione” degli associati del gruppo da lui diretto, e non mirano ad influire sui rapporti tra la società e la pubblica amministrazione.

6. Nel provvedimento impugnato v’è una considerazione aggiuntiva rispetto ai rilievi, complessivamente richiamati, del Giudice di prime cure. E’ Stata acquisita su iniziativa dei Difensori una relazione dei Servizi ispettivi di Finanza pubblica sull’operazione condotta dall’Azienda Cardarelli, dalla quale emerge che l’aggiudicazione alla Grifols della commessa per la fornitura delle immunoglobuline ha comportato un risparmio di spesa di circa 5.400.000 Euro.

7. Il Pubblico ministero, con un atto di ricorso di 314 cartelle, premessa la trascrizione delle imputazioni preliminari, articola tre distinti motivi di impugnazione.

7.1. Con il primo si deduce violazione di legge a norma dell’art. 606 c.p.p., comma 1, lett. c).

Il Tribunale napoletano avrebbe rigettato l’appello cautelare, per vari aspetti, denunciando il carattere generico delle censure mosse alla decisione del Giudice per le indagini preliminari.

In realtà, osserva il ricorrente, la parte pubblica ha fatto esplicito rinvio alle risultanze compendiate nella richiesta a suo tempo presentata per l’applicazione delle misure cautelari. Così come si riconosce al Giudice la possibilità di motivare per relationem, così dovrebbe riconoscersi alla parte la stessa possibilità. Il Tribunale non avrebbe dunque potuto sottrarsi alla puntuale disamina di tutte le risultanze richiamate.

7.2. Con un secondo motivo, il pubblico ministero deduce violazione di legge (a norma dell’art. 606 c.p.p., comma 1, lett. b)) e vizio di illogicità e contraddittorietà della motivazione.

Dopo avere trascritto quasi l’intero provvedimento impugnato, ed il capo di imputazione relativo al reato associativo, il ricorrente osserva come abbia errato il Tribunale nell’assumere che nessun elemento investigativo sarebbe stato indicato per contraddire le conclusioni esposte dal primo Giudice, dovendosi infatti avere riguardo a tutti gli elementi indicati nella già citata richiesta cautelare, che nuovamente vengono trascritti nell’atto di ricorso.

7.3. Con un terzo motivo, il Pubblico ministero deduce violazione di legge a norma dell’art. 606 c.p.p., comma 1, lett. b).

Escludendo la prova di un accordo corruttivo sottostante alle irregolarità della gara bandita dall’Azienda Cardarelli, e le collusioni pertinenti alla gara medesima, il Giudice di prime cure avrebbe ignorato “le inconfutabili prove esistenti in atti”, e desumibili dalla richiesta ormai più volte citata.

La procedura negoziata era stata bandita in assenza dei presupposti di legge, tanto da essere in seguito annullata dal Tribunale amministrativo regionale. Nessun rilievo potrebbe avere il preteso “buon fine” della procedura, essendo la turbativa d’asta un reato di pericolo, che si commette a prescindere da specifiche violazioni di legge, e con un dolo che non richiede il fine di avvantaggiare o danneggiare illegittimamente altri.

Quanto ai contestati delitti di corruzione, i Giudici avrebbero erroneamente applicato un principio per il quale sarebbe atto contrario ai doveri d’ufficio solo quello compiuto in violazione della legge. In realtà l’atto potrebbe essere formalmente legittimo, ma ugualmente contrario ai doveri dell’ufficio, ad esempio perchè adottato in violazione del dovere di imparzialità e di corretto esercizio della discrezionalità tecnica e amministrativa, formalizzato dall’art. 97 Cost., e dalla L. n. 241 del 1990, art. 1.

Ciò che del resto la giurisprudenza ammetterebbe correntemente giudicando compatibile l’applicazione della fattispecie di cui all’art. 319 c.p., con riguardo ad atti rientranti nell’area della discrezionalità esercitabile dal pubblico ufficiale.

Ricorda il ricorrente che la Grifols avrebbe dovuto restare esclusa – in forza di leggi regionali e della connessa assegnazione ad altre aziende delle forniture per il triennio in corso – da qualunque fornitura di immunoglobuline sul territorio campano.

8. Nelle more dell’odierna udienza sono state depositate plurime memorie in difesa degli indagati.

8.1. In data 17/03/2014 è stata depositata memoria dal Difensore di V.R., amministratore delegato della Grifols, secondo il quale l’ordinanza impugnata è sufficientemente motivata in ogni suo aspetto, e comunque va integrata con gli ampi e puntuali rilievi compiuti dal Giudice di prime cure.

I riferimenti del Pubblico ministero alla motivazione per relationem sarebbero incongrui, perchè riferiti a provvedimenti giudiziali.

Con il terzo motivo di ricorso si proporrebbero censure in fatto.

8.2. Il 18/03/2014 è stata depositata memoria dal Difensore di F.A., informatore scientifico della Grifols, il quale a sua volta richiede che il ricorso venga dichiarato inammissibile o rigettato.

In relazione al primo motivo, si nota come il Tribunale non abbia direttamente censurato la motivazione per relationem dell’ appello, ma l’omessa indicazione dei fatti e delle prove che avrebbero dovuto indurre una diversa decisione del Giudice di prime cure.

Riguardo al secondo motivo, è richiamata la giurisprudenza che esclude il reato associativo quando una organizzazione, eventualmente anche complessa, sia costituita allo scopo di perseguire uno scopo previamente determinato. Rilievo a maggior ragione valevole per F., cui detto reato è stato contestato nonostante la sua estraneità a tutti i fatti di corruzione e turbativa d’asta, considerato che per l’unico altro addebito, di falso, il Tribunale ha ribadito l’insussistenza del fatto.

8.3. Anche i Difensori di Ma.Fr., informatore scientifico della Grifols, hanno chiesto dichiararsi il ricorso inammissibile o infondato, rimarcandone un asserito carattere ripetitivo e pleonastico.

Il Pubblico ministero avrebbe reiterato la metodologia espositiva già censurata dal Tribunale di Napoli, limitandosi a rilievi astratti (e non riferibili alle singole posizioni), nonchè a rinvii al testo della propria richiesta, senza neppure prendere atto della relazione ispettiva che ha posto in luce la convenienza economica della commessa conferita all’azienda della Ma..

Mancherebbero inoltre indicazioni sulla attualità delle esigenze cautelari, specie considerando che, di recente, le indagini preliminari sono state chiuse.

Nella memoria sono poi partitamente analizzate tutte le contestazioni mosse all’interessata.

8.4. Il 19/03/2014 è stata trasmessa memoria difensiva nell’interesse di D.G.G., direttore marketing della Grifols, e di G.C., informatore scientifico della stessa società.

Il riferimento del primo motivo di ricorso alla giurisprudenza in materia di motivazione per relationem sarebbe del tutto inconferente, poichè rileverebbe piuttosto la giurisprudenza sulla necessaria specificità dei motivi di gravame. Il principio di insufficienza del rinvio alla motivazione della richiesta cautelare rigettata, quale sostegno dell’appello cautelare del pubblico ministero, è stato espressamente enunciato da questa Corte (n. 32993 del 2013, rv.

256996, n. 46025 del 2013, rv. 257448).

Il secondo motivo, nella parte in cui si riferisce al delitto associativo, richiederebbe inammissibilmente una diversa ricostruzione del fatto ad opera della Corte di legittimità. Non vi sarebbe alcuna contraddizione interna alla motivazione del Tribunale, il quale ha certo escluso la ricorrenza del reato per l’assenza di prove circa i reati – fine, ma prima ancora ha negato esistesse la prova di un piano indeterminato di delinquenza tra i soggetti coinvolti dalla imputazione preliminare.

Quanto al terzo motivo, il Tribunale non avrebbe negato la natura del reato di turbata libertà degli incanti, che prescinde in effetti dall’esito della condotta collusiva, ma la ricorrenza in sè di una siffatta condotta. Per altro verso, quanto alla corruzione, esattamente sarebbe stata esclusa la natura antidoverosa delle condotte di “diffusione” dei farmaci Grifols, e mancherebbe comunque la prova del rapporto sinallagmatico tra le presunte prestazioni e le modeste utilità economiche evocate dalla pubblica accusa.

8.5. Il 19/03/2013 il Difensore di Mo.Fr., già sopra più volte menzionato, ha depositato memoria difensiva chiedendo che il ricorso sia dichiarato inammissibile o infondato.

Il Pubblico ministero pretenderebbe una terza ed inammissibile valutazione sul merito delle imputazioni cautelari. In ogni caso le risultanze smentirebbero positivamente l’esistenza di un vincolo associativo tra l’indagato ed i dirigenti Grifols.

Le doglianze concernenti il capo 11 della rubrica sarebbero meramente reiterative, e comunque infondate in fatto, rispetto alla sussistenza dei falsi e, in ogni caso, riguardo alla partecipazione dell’interessato.

 

Motivi della decisione

 

1. Il ricorso del Pubblico ministero è inammissibile, perchè privo del necessario carattere di specificità, in parte proposto per motivi diversi da quelli consentiti (in particolare, attinenti alla ricostruzione del fatto compiuta dai Giudici della cautela) e, per una parte ancora, per motivi manifestamente infondati.

2. Manifestamente infondata è, anzitutto, la tesi che in sostanza sottende al primo dei motivi a sostegno dell’impugnazione: come si ammette (per la verità con differenze di contesto ed a seconda delle situazioni) che il giudice possa motivare per relationem una propria decisione, richiamando in tono adesivo i rilievi svolti con la domanda di parte o nell’ambito del provvedimento confermato, così dovrebbe ammettersi la possibilità che una parte sostenga la propria impugnazione richiamando gli argomenti espressi in un precedente atto, quando gli stessi siano stati disattesi con il provvedimento impugnato; per questa ragione vi sarebbe violazione di legge (non espressamente indicata), nel provvedimento del Tribunale del riesame, laddove ha considerato sostanzialmente inammissibile l’appello promosso dallo stesso Pubblico ministero contro la decisione del Giudice per le indagini preliminari di rigettare la richiesta di applicazione di misure cautelari, in quanto fondato sul mero richiamo alle considerazioni svolte con la richiesta respinta.

La tesi realizza un evidente travisamento della funzione assegnata ai motivi di censura nel sistema delle impugnazioni, che non è ovviamente la stessa funzione assicurata dalla motivazione dei provvedimenti giurisdizionali.

Quest’ultima ha lo scopo (tra gli altri) di consentire la sindacabilità dei provvedimenti medesimi, quale garanzia di legalità nell’esercizio della giurisdizione, e deve giustificare razionalmente, in fatto ed in diritto, la decisione assunta. In quest’ottica – e per limitarsi a semplici rilievi di carattere assai generale – il rinvio in termini adesivi ad argomenti di fatto e di diritto già altrove sviluppati, e certamente noti alle parti del procedimento, può essere sufficiente, semprechè esaurisca il contenuto motivazionale minimo del provvedimento assunto. Tanto questo è vero che la sufficienza del rinvio per relationem è comunemente esclusa, in termini variabili a seconda dei casi, quando il contenuto necessario del provvedimento è strutturalmente estraneo alla giustificazione dell’atto richiamato. Per fare un solo esempio, di fronte a censure decisive e sufficientemente specifiche proposte in fatto riguardo ad un determinato provvedimento, il giudice dell’impugnazione non ha facoltà di assolvere il proprio compito mediante il solo richiamo ai rilievi svolti nel provvedimento medesimo: la sua motivazione sarebbe incompleta, priva del necessario carattere di specifica considerazione degli argomenti essenziali opposti dalla parte al ragionamento del precedente giudice.

La funzione dei motivi nel sistema delle impugnazioni, salvo il caso in cui la legge preveda un effetto di devoluzione completo e indipendente dall’articolazione dei motivi di censura (come nel caso del ricorso per riesame), è invece quella di una sufficiente e certa delimitazione della regiudicanda, idonea a focalizzare il dibattito processuale nel giudizio impugnatorio. Una funzione definitoria necessaria per un verso ad assicurare la funzionalità del giudizio medesimo (anche in termini di pienezza del contraddittorio), e per l’altro ad identificare i profili della decisione giudiziale eventualmente consolidati per la rinuncia della parte o delle parti a discuterne il fondamento.

Per tali essenziali ragioni l’art. 581 cod. proc. pen., impone, per tutte le impugnazioni (appello compreso), che siano indicati i capi ed i punti della decisione cui l’atto si riferisce, e sia data “indicazione specifica delle ragioni di diritto e degli elementi di fatto” che sorreggono le relative richieste. E l’art. 591 cod. proc. pen., (comma 1, lettera e), com’è noto, sanziona di inammissibilità l’inosservanza, tra le altre, delle prescrizioni appena richiamate.

Basterà a questo punto ricordare come la giurisprudenza di questa Corte abbia fatto più volte applicazione del principio con specifico riferimento all’appello cautelare, ed al caso in cui lo stesso risulti essere stato proposto mediante richiamo agli argomenti contenuti nella richiesta di applicazione di misure cautelari respinta dal primo giudice: si tratta, per le ragioni appena indicate, di impugnazioni inammissibili (Sez. 6, Sentenza n. 277/2014 del 07/11/2013, rv. 257772; in precedenza, tra le altre, Sez. 6, Sentenza n. 3526 del 23/11/1993, rv. 196627; Sez. 1, Sentenza n. 32993 del 22/03/2013, rv. 256996; Sez. 6, Sentenza n. 46025 del 24/09/2013, rv. 257448; Sez. 6, Sentenza n. 47546 del 01/10/2013, rv.

258664).

Conviene aggiungere che l’inadeguatezza della tecnica utilizzata dall’Ufficio requirente appare tanto più manifesta, nel caso di specie, in considerazione del manifesto sforzo motivazionale profuso dal Giudice per le indagini preliminari, che ha valutato gli argomenti del Pubblico ministero ed indicato in dettaglio le ragioni del proprio dissenso circa l’idoneità dei medesimi a sorreggere le contestazioni cautelari: ragioni fondate o non – qui non rileva – ma certamente non superabili mediante la reiterazione dei rilievi che le avevano precedute.

Questa Corte ha talvolta precisato che il richiamo alla richiesta respinta può essere invece sufficiente, in sede di appello cautelare, a fronte di provvedimenti di rigetto sostanzialmente privi di motivazione (Sez. 6, Sentenza n. 277 del 07/11/2013, rv. 257772).

Si tratta di casi nei quali, sostanzialmente, è prospettata una violazione di legge per carenza assoluta di motivazione, e comunque mancano, per definizione, argomenti che la parte rimasta soccombente possa contestare. Ma nella specie, come appena si è detto, è conclamata la ricorrenza di una situazione contraria.

3. Con il secondo motivo di impugnazione il ricorrente denuncia una violazione della legge penale sostanziale (presumibilmente, l’art. 416 cod. pen.) ed un vizio di motivazione per illogicità e contraddittorietà.

Si tratta di motivi inammissibili, per manifesta infondatezza, per difformità dai requisiti indicati all’art. 606 cod. proc. pen., per genericità.

Il dato di percezione forse più immediata è la pertinenza al fatto delle scarne censure enucleagli dall’atto di ricorso, non dissimulata dal rinvio formale alle tipologie di vizio sopra richiamate. Il fenomeno è particolarmente evidente per la parte in cui si pretende, in sostanza, che il Giudice territoriale abbia malamente interpretato la fattispecie incriminatrice sol perchè, con ampia motivazione, ha ritenuto non sussistessero gravi indizi della relativa integrazione.

 

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Avvocato Sergio Armaroli

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