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Sotto il vigore della originaria previsione codicistica la giurisprudenza di legittimita’ ha avuto modo di precisare che per l’applicazione della detta aggravante e’ necessario che il soggetto, oltre a cagionare la morte della vittima, compia contestualmente gli atti integrativi dell’elemento materiale della violenza carnale o degli atti di libidine violenti e abbia voluto, oltre che la morte, anche il compimento di tali atti nei confronti della vittima.

Sotto il vigore della originaria previsione codicistica la giurisprudenza di legittimita’ ha avuto modo di precisare che per l’applicazione della detta aggravante e’ necessario che il soggetto, oltre a cagionare la morte della vittima, compia contestualmente gli atti integrativi dell’elemento materiale della violenza carnale o degli atti di libidine violenti e abbia voluto, oltre che la morte, anche il compimento di tali atti nei confronti della vittima.

 AFOTOPROCESSOMANETTE SCRITTA

la Corte d’assise d’appello di Bari, in parziale riforma della sentenza del Giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Bari in data 26 febbraio 2015, ha confermato la declaratoria di responsabilita’ di (OMISSIS) per i delitti di omicidio pluriaggravato in danno di (OMISSIS) (articolo 575 c.p., articolo 576 c.p., comma 1, nn. 1 e 5, – Capo A), di furto in abitazione ai danni della medesima (articolo 624 bis c.p. – Capo C), nonche’ ha escluso l’assorbimento nel delitto di omicidio del reato di violenza sessuale in danno della stessa parte offesa (articolo 609 bis c.p., e articolo 609 septies c.p., comma 1, n. 4, – Capo B) e ha dichiarato l’imputato altresi’ responsabile di false dichiarazioni sulla propria identita’ personale (articolo 495 c.p., commi 1 e 2, – Capo D), condannandolo, unificati tutti i reati sotto il vincolo della continuazione, alla pena dell’ergastolo con la diminuente per il rito abbreviato.

 

La giurisprudenza di legittimita’ ha affermato che “il reato di lesioni personali, quando aggravato ai sensi dell’articolo 576 c.p., comma 1, n. 5, perche’ commesso in occasione del delitto di maltrattamenti, e’ procedibile d’ufficio, anche nell’ipotesi di lesioni lievissime, per effetto del richiamo operato dall’articolo 582 c.p., comma 2, all’articolo 585, e di questo al citato articolo 576” (Sez. 6, Sentenza n. 3368 del 12/01/2016, P.G. in proc. C. P.M., Rv. 266007), tanto che si e’, altresi’, affermato che “in materia di lesioni personali, ai fini della configurazione dell’aggravante di cui all’articolo 576, comma 1, n. 5, e’ sufficiente accertare che il fatto lesivo abbia costituito uno degli episodi attraverso cui e’ stato consumato il reato di maltrattamenti” (idem, Rv. 266009; nello stesso senso, ma con riferimento al delitto di cui all’articolo 612 bis c.p., si veda Sez. 5, Sentenza n. 38690 del 12/04/2013, P.M. in proc. I., Rv. 257091).

 

Suprema Corte di Cassazione

sezione I penale

sentenza 12 giugno 2017, n. 29167

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA PENALE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI TOMASSI Mariastefania – Presidente

Dott. SIANI Vincenzo – Consigliere

Dott. SANDRINI Enrico – Consigliere

Dott. APRILE Stefano – rel. Consigliere

Dott. COCOMELLO Assunta – Consigliere

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso proposto da:

(OMISSIS), nato a (OMISSIS);

avverso la sentenza del 3 marzo 2016 pronunciata dalla Corte di assise di appello di Bari;

Visti gli atti, il provvedimento denunziato, il ricorso;

udita la relazione svolta dal Consigliere Dott. Stefano Aprile;

sentite le richieste del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Dott.ssa ZACCO Franca, che ha concluso per il rigetto del ricorso;

udito l’avv. (OMISSIS), difensore delle parti civili (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS), che ha concluso per il rigetto del ricorso, depositando conclusioni scritte e nota spese;

udito l’avv. (OMISSIS), in sostituzione dell’avv. (OMISSIS), difensore della parte civile (OMISSIS) ONLUS, che ha concluso per il rigetto del ricorso, depositando conclusioni scritte e nota spese;

udito l’avv. (OMISSIS), difensore dell’imputato, che ha concluso per l’annullamento della sentenza.

RITENUTO IN FATTO

  1. Con il provvedimento impugnato, la Corte d’assise d’appello di Bari, in parziale riforma della sentenza del Giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Bari in data 26 febbraio 2015, ha confermato la declaratoria di responsabilita’ di (OMISSIS) per i delitti di omicidio pluriaggravato in danno di (OMISSIS) (articolo 575 c.p., articolo 576 c.p., comma 1, nn. 1 e 5, – Capo A), di furto in abitazione ai danni della medesima (articolo 624 bis c.p. – Capo C), nonche’ ha escluso l’assorbimento nel delitto di omicidio del reato di violenza sessuale in danno della stessa parte offesa (articolo 609 bis c.p., e articolo 609 septies c.p., comma 1, n. 4, – Capo B) e ha dichiarato l’imputato altresi’ responsabile di false dichiarazioni sulla propria identita’ personale (articolo 495 c.p., commi 1 e 2, – Capo D), condannandolo, unificati tutti i reati sotto il vincolo della continuazione, alla pena dell’ergastolo con la diminuente per il rito abbreviato.

La ricostruzione dei fatti materiali, operata in maniera conforme in entrambi i gradi del giudizio, non e’ contestata dall’imputato (che ha reso confessione, seppure non pienamente aderente alle risultanze probatorie avendo il medesimo tentato di accreditare la difesa legittima), il quale e’ stato dichiarato responsabile dell’aggressione sessuale posta in essere ai danni di (OMISSIS), perpetrata dopo essersi introdotto nell’abitazione della stessa, dell’omicidio della medesima commesso mediante colpi al collo inferti con un’arma da taglio e successivo strangolamento e soffocamento, del furto commesso all’interno dell’abitazione e delle false dichiarazioni rese al Pubblico ministero circa i propri dati anagrafici e lo stato di minorenne.

Il primo giudice aveva ritenuto, applicando i principi espressi dalla giurisprudenza di legittimita’ formatasi in data anteriore alla modifica dell’articolo 576 c.p., comma 1, n. 5, di dichiarare l’assorbimento del delitto di violenza sessuale in quello di omicidio, ravvisando un’ipotesi di reato complesso a norma dell’articolo 84 c.p..

La Corte di secondo grado ha, invece, ritenuto il concorso di reati, uniti sotto il vincolo della continuazione, escludendo l’ipotesi del reato complesso, affermando, altresi’, la responsabilita’ dell’imputato in relazione al capo D), che il primo giudice aveva escluso sotto il profilo dell’elemento psicologico.

  1. Ricorre (OMISSIS), personalmente, che chiede l’annullamento della sentenza impugnata, formulando tre motivi di ricorso.

2.1. Osserva, con il primo motivo, che la sentenza e’ nulla per l’inosservanza o erronea applicazione della legge penale o di altre norme giuridiche di cui si deve tener conto nell’applicazione della legge penale, a norma dell’articolo 606 c.p.p., comma 1, lettera b), in relazione all’articolo 84 c.p., e articolo 576 c.p., comma 1, n. 5, con riguardo all’esclusione dell’assorbimento del delitto di violenza sessuale nel delitto di omicidio aggravato ai sensi dell’articolo 576 c.p., comma 1, n. 5, come invece correttamente ritenuto dal primo giudice.

2.2. Osserva, con il secondo motivo, che la sentenza e’ nulla per l’inosservanza o erronea applicazione della legge penale o di altre norme giuridiche di cui si deve tener conto nell’applicazione della legge penale, a norma dell’articolo 606 c.p.p., comma 1, lettera b), in relazione all’articolo 495 c.p., e per la mancanza, contraddittorieta’ o manifesta illogicita’ della motivazione, a norma dell’articolo 606 c.p.p., comma 1, lettera e), con riferimento alla ritenuta responsabilita’ per detto reato sotto il profilo dell’elemento psicologico in ragione dell’incertezza esistente in ordine alla effettiva data di nascita del ricorrente.

2.3. Osserva, con il terzo motivo, che la sentenza e’ nulla per la mancanza, contraddittorieta’ o manifesta illogicita’ della motivazione, a norma dell’articolo 606 c.p.p., comma 1, lettera e), con riferimento alla mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche e al trattamento sanzionatorio, non essendo stata adeguatamente valorizzata, in particolare, la piena confessione resa nell’immediatezza.

CONSIDERATO IN DIRITTO

  1. Osserva il Collegio che il ricorso appare infondato.

Va premesso, innanzitutto, che non e’ controversa la materiale del fatto e la responsabilita’ dell’imputato.

  1. Passando a esaminare il primo motivo di ricorso e’ necessario ricostruire, brevemente, il panorama giurisprudenziale e dottrinario sulla circostanza aggravante di cui all’articolo 576 c.p., comma 1, n. 5.

2.1. La circostanza aggravante in esame era originariamente prevista quando l’omicidio e’ consumato nell’atto di commettere uno dei delitti di violenza carnale o di atti di libidine violenti, gia’ previsti dagli articoli 519 e 521 c.p..

Sotto il vigore della originaria previsione codicistica la giurisprudenza di legittimita’ ha avuto modo di precisare che per l’applicazione della detta aggravante e’ necessario che il soggetto, oltre a cagionare la morte della vittima, compia contestualmente gli atti integrativi dell’elemento materiale della violenza carnale o degli atti di libidine violenti e abbia voluto, oltre che la morte, anche il compimento di tali atti nei confronti della vittima.

Si era, infatti, precisato che “in tema di omicidio, sussiste la circostanza aggravante di cui all’articolo 576 c.p., comma 1, n. 5, alla sola condizione, necessaria e sufficiente, che il delitto di omicidio sia commesso contestualmente al fatto integrativo di una delle fattispecie criminose previste dagli articoli 519, 520 e 521 c.p., senza che sia richiesta, in aggiunta, alcuna connessione di tipo finalistico fra i due delitti. Verificandosi la detta ipotesi, deve escludersi, in applicazione dei principi che disciplinano il reato complesso (articolo 84 c.p.), il concorso formale fra l’omicidio e il reato sessuale, rimanendo quest’ultimo assorbito, sotto specie di aggravante, nel primo” (cosi’ Sez. 1, Sentenza n. 4690 del 10/02/1992, De Pasquale, Rv. 189872; la giurisprudenza di legittimita’, in un noto caso giudiziario, aveva anche precisato che “in materia di delitti contro la persona, pur essendo richiesto per la sussistenza della aggravante di cui all’articolo 576 c.p., n. 5, il requisito della contestualita’ nel senso che gli atti di violenza sessuale devono essere contemporanei alla uccisione della vittima, non puo’ escludersi la sussistenza della aggravante in parola, allorche’ l’agente, contemporaneamente agli atti di violenza sessuale, ponga in essere atti idonei diretti in modo non equivoco a cagionare la morte della vittima, anche se il decesso della stessa si sia verificato non contestualmente agli atti di violenza sessuale, ma poco dopo” Sez. 1, Sentenza n. 3536 del 04/03/1997, P.M. in proc. Chiatti, Rv. 207229).

Si consideri che l’orientamento di legittimita’, che aveva trovato sostegno in dottrina, precisava come la circostanza in esame trovasse applicazione esclusivamente nell’ipotesi in cui l’omicidio fosse stato realizzato in perfetta contestualita’ cronologica con la consumazione o il tentativo di consumazione di uno dei delitti previsti, tanto che era stata respinta l’interpretazione contenuta nella Relazione ministeriale al progetto definitivo (Lavori preparatori del codice penale e del codice di procedura penale, V, II, Roma, 1929, 369), secondo la quale l’aggravante in esame sarebbe stata ravvisabile anche nel caso in cui l’omicidio fosse stato commesso semplicemente al fine di consumare i delitti di violenza carnale o di atti di libidine violenti, ovvero immediatamente dopo aver commesso, o tentato di commettere, uno dei predetti delitti allo scopo di nascondere le tracce o le prove o di assicurarsi l’impunita’.

In senso contrario alla Relazione ministeriale, secondo la quale rientrerebbe nell’aggravante in discorso la finalita’ consumare uno dei delitti di cui agli articoli 519, 520 e 521 c.p., o di assicurarsi l’impunita’ occultando le tracce o le prove, si era pero’ fatto notare che lo stesso articolo 576 c.p., gia’ prevede al n. 1 un’esplicita aggravante per l’omicidio commesso allo scopo di consumare un altro delitto, oppure di assicurarsi l’impunita’ di altro delitto, tanto che l’articolo 576 c.p., n. 5, non poteva ricomprendere la situazione cui sembrava riferirsi la Relazione.

Allo stesso modo non era apparsa giustificata, alla stregua della formulazione normativa, l’asserzione contenuta nella medesima Relazione secondo cui la circostanza si applicherebbe anche agli omicidi consumati “dopo” aver commesso (o tentato di commettere) taluno dei delitti suddetti.

2.2. Si era concluso che con l’espressione “nell’atto di commettere” la legge faceva riferimento esclusivamente a un’attivita’ che si svolge in contestualita’ cronologica e che viene realizzata, cioe’, prima dell’uccisione della vittima, attivita’ che si concreta nella consumazione o nel tentativo di consumazione di uno dei delitti citati (Sez. 1, Sentenza n. 2630 del 11/12/1972 dep. 1973, Colarusso, Rv. 123696 – 123697), come, per esempio, nel caso in cui l’uccisione fosse motivata dalla resistenza opposta dalla vittima alla violenza carnale o agli atti di libidine, con conseguente assorbimento della violenza sessuale nell’omicidio.

La giurisprudenza di legittimita’ ha costantemente ribadito che la commissione contestuale dei delitti di violenza sessuale e di omicidio determina l’assorbimento dei primi nel secondo (Sez. 1, Sentenza n. 6775 del 28/01/2005, P.G. in proc. Erra, Rv. 230149; Sez. 1, Sentenza n. 12680 del 29/01/2008, Giorni, Rv. 239365) e che la circostanza aggravante in discorso “e’ compatibile con l’aggravante teleologica prevista dal precedente n. 1 dello stesso articolo che sia stata contestata con riferimento a uno di tali delitti, in quanto l’assorbimento di essi in quello di omicidio in funzione di inasprimento sanzionatorio per quest’ultimo non cancella la loro autonomia ai plurimi e diversi effetti di volta in volta rilevanti per l’ordinamento giuridico” (Sez. 1, Sentenza n. 6775 del 28/01/2005, P.G. in proc. Erra, Rv. 230150).

Si era, infine, ritenuto che la circostanza in esame potesse concorrere con quella del motivo abietto “se dopo la violenza carnale il colpevole uccide la donna per motivo diverso da quello carnale” (Cass. 29 maggio 1959, in Giust. pen., 1960, II, 59; nello stesso senso Sez. 1, Sentenza n. 6775 del 28/01/2005, P.G. in proc. Erra, Rv. 230147 secondo la quale “la natura soggettiva della circostanza aggravante prevista per il delitto di omicidio dall’articolo 577 c.p., comma 1, n. 4, (aver commesso il fatto per motivi abietti o futili ovvero adoperando sevizie o agendo con crudelta’ verso le persone) non preclude la sua estensione al concorrente che, con il proprio volontario contributo, abbia dato adesione alla realizzazione dell’evento, rappresentandosi e condividendo gli sviluppi dell’azione esecutiva posta in essere dall’autore materiale del delitto e, percio’, maturando e facendo propria la particolare intensita’ del dolo che abbia assistito quest’ultima. Nella specie e’ stata ritenuta sussistente la circostanza in discorso nel fatto di chi, presente alla selvaggia aggressione della vittima, ne abbia impedito la fuga, riportandola di peso nel luogo in cui era stata proditoriamente attirata e aggredita, e nelle mani dell’aggressore, visibilmente in preda a un’incontenibile furia omicida, sul rilievo che tale condotta non puo’ non significare, secondo una logica applicazione del criterio di imputazione disciplinato dall’articolo 59 c.p., comma 2, e 118, la piena consapevolezza delle spietate modalita’ con cui l’aggressore avrebbe proseguito nell’azione delittuosa”).

2.3. Si consideri che la disposizione di cui all’articolo 576 c.p., comma 1, n. 5, e’ stata riformulata una prima volta dal Decreto Legge 23 febbraio 2009, n. 11, articolo 1, comma 1, lettera a), convertito con modificazioni dalla L. 23 aprile 2009, n. 38, il quale ha previsto l’aggravante per l’omicidio commesso “in occasione della commissione di taluno dei delitti previsti dagli articoli 609 bis, 609 quater e 609 octies” (prima della modifica si parlava di omicidio consumato “nell’atto di commettere taluno dei delitti previsti dagli articoli 519, 520 e 521”).

Tale novella ha modificato sensibilmente il raggio d’azione dell’aggravante in discorso, non tanto con riguardo ai reati (la continuita’ normativa era gia’ stata affermata da Sez. 1, Sentenza n. 2120 del 12/12/2007 dep. 2008, Barbato, Rv. 238638; Sez. 1, Sentenza n. 6775 del 28/01/2005, P.G. in proc. Erra, Rv. 230148), quanto con riferimento alla relazione di occasionalita’ esistente tra l’omicidio e i delitti di violenza sessuale.

2.4. La nuova formulazione dell’articolo 576 c.p., comma 1, n. 5, per come modificato dalla L. n. 172 del 2012, articolo 4, primo comma, lettera e), n. 2, prevede oggi l’aggravante per l’omicidio commesso “in occasione della commissione di taluno dei delitti previsti dagli articoli 572, 600 bis, 600 ter, 609 bis, 609 quater e 609 octies”, con l’ulteriore estensione, rispetto alla novella del 2009, dell’omicidio perpetrato “in occasione” della realizzazione di un reato di prostituzione o pornografia minorile (articoli 600 bis e 600 ter c.p.), ovvero di maltrattamenti ex articolo 572 c.p..

2.5. Per cercare di individuare il nesso di occasionalita’ tra gli indicati reati e l’omicidio e’ opportuno ricostruire, brevemente, il contesto applicativo della novella del 2012.

La dizione legislativa (omicidio commesso “in occasione” della “commissione” di altro reato), specie se confrontata con quella che da’ contenuto all’articolo 572 c.p., comma 3, e articolo 586 c.p. (se “dal fatto” di maltrattamenti, o altro delitto, “deriva” la morte) evidenzia un rapporto di contestualita’ “occasionale” tra realizzazioni, cioe’ tra atti differenti che sono costitutivi di diversi reati, senza postulare, invece, una “derivazione causale” della morte da quel medesimo complesso di comportamenti che integrano (o contribuiscono a integrare) il delitto di maltrattamenti o gli altri reati ivi indicati.

Cio’ non di meno, quando il nesso di derivazione causale esista, e’ necessario domandarsi quali siano i rapporti tra le fattispecie; d’altra parte e’ doveroso individuare quale sia, oltre al nesso causale, l’elemento soggettivo richiesto.

2.5.1. Sotto il primo angolo visuale, deve concludersi che la contestualita’ delle condotte caratterizzate da violenza fisica costituisce una delle ipotesi di occasionalita’ previste dalla disposizione in commento: la condotta violenta, sia essa di tipo sessuale o relativa ad uno dei delitti indicati, e’ posta in essere contestualmente a quella di omicidio (si pensi al caso della violenza sessuale posta in essere colpendo violentemente, ovvero strangolando o soffocando, la vittima che in conseguenza di cio’ deceda).

Nell’ipotesi in discorso – che non ricorre tuttavia nel caso in esame -, sembra pertanto sussistere la coincidenza dell’apporto causale che, se supportato dall’elemento psicologico del dolo richiesto dalle due distinte fattispecie (quanto meno a livello di dolo eventuale per l’omicidio), potrebbe giustificare l’assorbimento nel delitto di omicidio della diversa e meno grave condotta, in linea di continuita’ con l’orientamento giurisprudenziale sviluppatosi sotto la vigenza della precedente formulazione normativa.

Il diverso atteggiarsi dell’elemento psicologico, pur in presenza di contestualita’ delle condotte, dovrebbe condurre, invece, a ipotizzare un differente rapporto tra le fattispecie, con conseguente esclusione della piu’ grave ipotesi dell’omicidio doloso, a favore di altre fattispecie di parte speciale (articolo 572 c.p., comma 3; articolo 586 c.p.).

In quest’ultimo caso, ove la morte non sia voluta, trovera’ applicazione, per i maltrattamenti, l’articolo 572 c.p., comma 3, e, per i comportamenti riconducibili agli articoli 609 bis, 609 quater, 609 octies, 600 bis e 600 ter c.p., l’articolo 586 c.p., (esorbitando delle specifiche necessita’ argomentative, non sara’ esaminato il rapporto tra l’articolo 572 c.p., comma 1, e articolo 575 c.p., articolo 576 c.p., comma 1. n. 5, qualora la morte cosi’ provocata sia, invece, prevista e voluta, sia pure nei termini di dolo eventuale: per affrontare la questione sembra opportuno, forse, indagare la natura del reato di maltrattamenti).

2.5.2. Quando, invece, difetti la contestualita’ tra le condotte violente e quella omicida – perche’ per esempio posta in essere ai danni di terzi (ai fini della configurabilita’ dell’aggravante – a differenza dell’ipotesi prevista dal successivo n. 5.1. – e’ indifferente che l’omicidio sia commesso contro la vittima della violenza, ovvero nei confronti di un terzo, purche’ avvenga nell’atto di consumare uno di quei delitti) o nei confronti della medesima vittima, ma in un momento successivo agli atti di violenza – trova spazio autonomo la circostanza aggravante in discorso la quale richiede unicamente un nesso di occasionalita’ tra la violenza sessuale (o le altre condotte illecite ivi descritte) e l’omicidio.

E, in difetto di contestualita’ delle condotte, la mera occasionalita’ tra l’omicidio e i reati indicati non puo’ determinare l’applicazione dell’articolo 84 c.p., ma piuttosto dell’articolo 81 c.p..

2.5.3. Il Collegio ritiene che tale soluzione sia pienamente aderente dal punto di vista sistematico al contesto normativo di riferimento.

E’ opportuno ricordare che la disposizione in discorso e’ richiamata anche da altre fattispecie le quali riconoscono alla medesima l’effetto circostanziale tipico, senza che sia mai stato ipotizzato un fenomeno di assorbimento.

Per comprendere il contesto sistematico di cui si discute, e’ sufficiente riferirsi alle interrelazioni esistenti tra il delitto di lesioni di cui agli articoli 582 e 585 c.p., e la indicata circostanza aggravante di cui all’articolo 576 c.p., comma 1, n. 5, come novellata dalla L. n. 172 del 2012, in riferimento al reato di maltrattamenti.

La giurisprudenza di legittimita’ ha affermato che “il reato di lesioni personali, quando aggravato ai sensi dell’articolo 576 c.p., comma 1, n. 5, perche’ commesso in occasione del delitto di maltrattamenti, e’ procedibile d’ufficio, anche nell’ipotesi di lesioni lievissime, per effetto del richiamo operato dall’articolo 582 c.p., comma 2, all’articolo 585, e di questo al citato articolo 576” (Sez. 6, Sentenza n. 3368 del 12/01/2016, P.G. in proc. C. P.M., Rv. 266007), tanto che si e’, altresi’, affermato che “in materia di lesioni personali, ai fini della configurazione dell’aggravante di cui all’articolo 576, comma 1, n. 5, e’ sufficiente accertare che il fatto lesivo abbia costituito uno degli episodi attraverso cui e’ stato consumato il reato di maltrattamenti” (idem, Rv. 266009; nello stesso senso, ma con riferimento al delitto di cui all’articolo 612 bis c.p., si veda Sez. 5, Sentenza n. 38690 del 12/04/2013, P.M. in proc. I., Rv. 257091).

Da tale sintetica disamina emerge con assoluta evidenza che la giurisprudenza di legittimita’, dopo la novella introdotta con la L. n. 172 del 2012, non ha mai dubitato della natura circostanziale dell’articolo 576 c.p., comma 1, n. 5, in relazione alle altre fattispecie di parte speciale richiamate dalla medesima disposizione, escludendo che la disposizione in parola sia riconducibile alla figura del reato complesso con assorbimento necessario dell’una fattispecie nell’altra.

  1. Poste le indicate premesse, deve essere evidenziato che, secondo il concorde giudizio dei giudici di merito e come ammette lo stesso ricorrente, nel caso in esame vi e’ stata una netta cesura tra l’atto sessuale e l’omicidio, tanto che e’ stata correttamente esclusa dal giudice di secondo grado qualsiasi ipotesi di contestualita’ tra le due condotte, con la conseguenza che e’ stata data corretta applicazione alla norma di legge che prevede, all’articolo 576 c.p., comma 1, n. 5, l’aggravante a effetto speciale dell’ergastolo quando l’omicidio sia stato commesso in occasione del compimento del delitto di violenza sessuale previsto dall’articolo 609 bis c.p..
  2. Anche il secondo motivo di ricorso, attinente alla responsabilita’ per la falsa dichiarazione sulla identita’ personale (Capo D), con particolare riferimento alla minore eta’, e’ infondato.

Tuttavia, emergendo l’ammissibilita’ del ricorso, prima di esaminare il motivo, e’ opportuno chiarire che non ricorre, con riferimento al citato capo D), un caso analogo a quello deciso con la sentenza SU Dasgupta (Sez. U, Sentenza n. 27620 del 28/04/2016, Dasgupta, Rv. 267486 – 92; spec. Rv. 267487), principio recentemente ribadito proprio con riguardo al giudizio abbreviato dalla sentenza SU Patalano (Sez. U, sentenza del 19/01/2017, Patalano, ancora non massimata).

E’ pur vero, infatti, che nel caso in esame il giudice di secondo grado ha dichiarato, in presenza dell’assoluzione disposta in primo grado, la responsabilita’ di (OMISSIS) anche per il reato di cui all’articolo 495 cod. pen. (Capo D), senza procedere ad alcuna attivita’ istruttoria, ma tale omissione non viola la previsione contenuta nell’articolo 6, par. 3, lettera d) della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle liberta’ fondamentali, poiche’ la decisione non e’ stata raggiunta a seguito di una diversa “lettura” delle prove dichiarative che avevano condotto all’assoluzione, avendo il giudice di secondo grado fondato la decisione sulle risultanze documentali descrittive di elementi di fatto (l’imputato era stato trovato in possesso della copia di una sentenza pronunciata nei suoi confronti nella quale si attesta la effettiva data di nascita e il raggiungimento della maggiore eta’).

Il giudice di primo grado aveva accertato la materialita’ del fatto, escludendo la sussistenza dell’elemento psicologico, invece ravvisato, con adeguata e logica motivazione, dalla Corte di assise d’appello con la sentenza impugnata la quale ha fatto leva, per affermare la consapevolezza del ricorrente, sulla circostanza di fatto derivante dal reperimento nelle mani dell’imputato della sentenza pronunciata a suo carico dal Tribunale per i minorenni di Bari nella quale e’ riportata l’esatta data di nascita del ricorrente, data dalla quale puo’ desumersi la maggiore eta’ all’epoca del fatto per cui si procede.

Da cio’ discende l’infondatezza del ricorso.

  1. Il terzo motivo di ricorso, che censura il difetto di motivazione esclusivamente per quello che riguarda la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche e l’entita’ della pena, deve essere dichiarato inammissibile in quanto il giudice di merito, che non era tenuto a valutare d’ufficio la concessione di dette attenuanti (l’applicazione della norma necessita di un substrato cognitivo e di una adeguata motivazione, nel senso che e’ da escludersi l’esistenza di un generico potere discrezionale del giudice di riduzione dei limiti legali della sanzione, dovendo di contro apprezzarsi e valorizzarsi un “aspetto” del fatto o della personalita’ risultante dagli atti del giudizio; tra le molte: Sez. 6 28.5.1999 n. 8668), non ha affatto omesso di motivare sul punto, avendo valorizzato, anche ai fini dell’articolo 133 c.p., le caratteristiche del fatto e la personalita’ del soggetto.

Dal complesso della motivazione, in ogni caso, emergono motivate valutazioni negative in ordine alla personalita’ dell’imputato.

La Corte di merito, con motivazione ampia, congruente, logica e non contraddittoria, ha esposto gli elementi in forza dei quali ha esercitato i propri poteri di quantificazione della pena.

E’, in particolare, inammissibile perche’ risolventesi in censure su valutazioni di merito, insuscettibili, come tali, di aver seguito nel presente giudizio di legittimita’, il motivo di ricorso concernente la misura della pena, giacche’ la motivazione della impugnata sentenza si sottrae a ogni sindacato per avere adeguatamente valorizzato la gravita’ della condotta e dei precedenti penali e giudiziari – elementi sicuramente rilevanti ai sensi dell’articolo 133 c.p., nonche’ per le connotazioni di complessiva coerenza dei suoi contenuti nell’apprezzamento della gravita’ dei fatti.

  1. Al rigetto del ricorso consegue, ai sensi dell’articolo 616 c.p.p., la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento.

Il ricorrente e’ tenuto a rifondere le spese sostenute per la difesa delle parti civili costituite, nella misura indicata nel dispositivo, tenendo conto dello sforzo defensionale profuso.

Il Collegio, per quanto concerne la sostituzione processuale del difensore della parte civile (OMISSIS) ONLUS, ritiene che debba farsi applicazione dell’articolo 102 c.p.p., il quale riconosce la facolta’ di nominare sostituti processuali per tutti i difensori nominati, quale che sia la qualita’ della parte assistita (nel senso indicato Sez. 6, Sentenza n. 33228 del 14/05/2014, Stano, Rv. 260171).

Tale disposizione, combinata con la possibilita’ di attribuire la delega in forma orale, a norma della L. n. 247 del 2012, articolo 14, rende pienamente legittima la sostituzione effettuata nel caso in esame.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali, nonche’ alla rifusione in favore delle parti civili delle spese sostenute nel grado, che liquida per le parti civili (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS) in complessivi Euro 6.000 per onorari, oltre accessori (spese generali, Iva e CPA) come per legge, e a favore della parte civile (OMISSIS) ONLUS in complessivi Euro 2.500 per onorari, oltre accessori (spese generali, Iva e CPA) come per legge, disponendo il pagamento di queste ultime in favore dello Stato.

 

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Ai fini della configurabilità del delitto in esame, la finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso è integrata solo quando la condotta posta in essere si manifesta come consapevole esteriorizzazione, immediatamente percepibile, di un sentimento connotato dalla volontà di escludere condizioni di parità per ragioni fondate sulla appartenenza della vittima ad una etnia, razza, nazionalità o religione.
Invero, la “propaganda di idee” di cui all’art. 3, comma primo, lett. a), prima parte, legge 13 ottobre 1975 n. 654 deve consistere nella divulgazione di opinioni finalizzata ad influenzare il comportamento o la psicologia di un vasto pubblico ed a raccogliere adesioni; l’”odio razziale o etnico”, poi, è integrato non da qualsiasi sentimento di generica antipatia, insofferenza o rifiuto riconducibile a motivazioni attinenti alla razza, alla nazionalità o alla religione, ma solo da un sentimento idoneo a determinare il concreto pericolo di comportamenti discriminatori. Peraltro, la “discriminazione per motivi razziali” è quella fondata sulla qualità personale del soggetto, non – invece – sui suoi comportamenti.
In ragione di ciò, è del tutto evidente che nel caso in esame non possa configurarsi la suddetta previsione incriminatrice, giacché le affermazioni del T. non sono riconducibili nel concetto di “odio razziale o etnico”, né comunque possono considerarsi potenzialmente discriminatori nei confronti di una determinata categoria di soggetti appartenenti ad una determinata razza, nazionalità o religione.

 

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DOMANDA  COSA OCCORRE PER LA CONFIGURABILITA’ DEL REATO DI DIFFAMAZIONE?

ai fini della configurabilità del reato di diffamazione, che l’autore della frase lesiva dell’altrui reputazione comunichi con almeno due persone ovvero con una sola persona ma con modalità tali che detta notizia venga sicuramente a conoscenza di altri (Sez. 5, n. 34178 del 10/02/2015), come nella fattispecie in esame. Invero in tema di diffamazione, deve presumersi la sussistenza del requisito della comunicazione con più persone qualora l’espressione offensiva sia inserita in un documento (nella specie un vaglia postale) per sua natura destinato ad essere normalmente visionato appunto da più persone (Sez. 5, n. 3963 del 06/07/2015).

2) DOMANDA IL DIRITTO DI CRITICA?

al fine di realizzare il corretto bilanciamento anche col valore contrapposto della tutela della personalità previsto come principio fondamentale della Costituzione (art. 2 Cost.), che si sia realmente ìn presenza dì una critica, ossia di un argomentare logico e giustificato, capace di integrare quell’esercizio della funzione informativa che rientra nel diritto di manifestare il proprio pensiero anche con lo scritto e con ogni altro mezzo di diffusione (art. 21 Cost.). In altri termini, rientra appieno nella valutazione di merito sulla integrazione della causa di giustificazione, l’opera interpretativa del giudice chiamato a distinguere tra effettiva prova di critica giornalistica e comportamento che invece, mancando di qualsiasi connotato di logica e giustificatezza della analisi, finisca con l’integrare una diffamazione non scriminabile perché consistente in un uso apparente della dialettica, volto a coprire la sola ed effettiva volontà di fare non informazione, ma disinformazione: creando suggestioni, proponendo accostamenti indebiti di fatti diversi ma somiglianti rispetto a quelli accaduti e, in una espressione, una immagine consapevolmente ma ingiustificatamente e gratuitamente distorta del soggetto-bersaglio.

3 DOMANDA cosa e’ il limite della continenza nella diffamazione?

 

Ik limite della continenza, che va intesa in primo luogo in senso formale, come assenza di espressioni pretestuosamente denigratorie e sovrabbondanti rispetto al fine della cronaca del fatto e della sua critica. Secondo la giurisprudenza di legittimità, in parte citata anche nella sentenza impugnata, pur potendo ogni provvedimento giudiziario essere oggetto di critica anche aspra, in ragione dell’opinabilità degli argomenti che lo sostengono, questa non deve tuttavia trasmodare – come per contro avvenuto nel caso di specie – in un attacco alla stima di cui gode il soggetto criticato, che ha diritto alla tutela della propria reputazione e alla intangibilità della propria sfera di onorabilità, tanto più rilevante in ragione del ruolo svolto (Sez. 5, n. 5638 del 16/01/2015, Sarzanini, Rv. 263467; Sez. 5, n. 2066 del 11/11/2008 – dep. 2009, Fasolino, Rv. 242348).

  1. In secondo luogo la continenza va intesa anche in senso sostanziale, come stretto collegamento tra l’offesa e il fatto dal quale la critica ha tratto spunto, dovendo la prima – l’offesa – rimanere contenuta nell’ambito della tematica attinente al fatto alla base di essa (Sez. 5, n. 3047 del 13/12/2010 – dep. 2011, Belotti, Rv. 249708, pure citata nella sentenza impugnata).

 

4 domanda :diffamazione di un avvocato verso magistrato posizione cedu?

 

, che, in caso di diffamazione da parte di un avvocato ai danni di un magistrato, la Corte EDU ha fissato in diverse decisioni (v. Peruzzi c. Italia 30/06/2015 e le pronunce ivi richiamate) principi specifici applicabili alle professioni legali tenendo conto del peculiare status degli avvocati che li pone in una situazione centrale nell’amministrazione della giustizia, al buon funzionamento della quale essi devono contribuire e, in particolare, alla fiducia del pubblico nella stessa. Con la conseguenza che gli avvocati, secondo la Corte di Strasburgo, hanno – certo – il diritto di pronunciarsi pubblicamente sul funzionamento della giustizia, ma la loro critica, che deve avere una solida base fattuale e presentare un legame sufficientemente stretto con i fatti della causa (palese il richiamo alla continenza in senso sostanziale di cui sopra), non può oltrepassare alcuni limiti volti a tutelare il potere giudiziario da attacchi gratuiti e infondati, motivati dalla strategia di portare il dibattito giudiziario su un piano strettamente mediatico o di entrare in polemica con i magistrati che si occupano del caso.

 

5 DOMANDA IL GIORNALISTA E’ ESENTE DALLA DIFFAMAZIONE E QUANDO?

non è scriminata dall’esercizio del diritto di cronaca, in quanto al giornalista stesso incombe pur sempre il dovere di controllare veridicità delle circostanze e continenza delle espressioni riferite (Sez. U, n. 37140 del 30/05/2001 – dep. 16/10/2001, Galiero, Rv. 21965101). Sempre secondo tale orientamento, la predetta condotta è da ritenere penalmente lecita quando il fatto in sé dell’intervista, in relazione alla qualità dei soggetti coinvolti, alla materia in discussione e al più generale contesto in cui le dichiarazioni sono rese, presenti profili di interesse pubblico all’informazione tali da prevalere sulla posizione soggettiva del singolo e da giustificare l’esercizio del diritto di cronaca.

Sulla scia di tale arresto, sempre con riferimento ad un articolo avente la forma dell’intervista, è stato del pari ritenuto che l’esimente del diritto di cronaca può essere riconosciuta all’intervistatore non solo quando vi è l’interesse pubblico a rendere noto il pensiero dell’intervistato in relazione alla sua notorietà, ma anche quando sia il soggetto offeso dall’intervista a godere di ampia notorietà nel contesto ambientale in cui viene diffusa la notizia (Sez. 5, n. 28502 del 11/04/2013 – dep. 02/07/2013, Fregni e altri, Rv. 25693501).

6)DOMANDA : GIORNALISTA PUO’ COMMETTERE DIFFAMAZIONE?

sussiste la responsabilità penale del giornalista che non manifesti distacco dalle affermazioni dell’intervistato che risultino prive di verosimiglianza e tali da indurre discredito sulla persona offesa (Sez. 5, n. 42755 del 17/05/2016 – dep. 10/10/2016, Castaldo e altro, Rv. 26795701).

 

7) CON FACEBOOK POSSO REALIZZARE IL REATO DI DIFFAMAZIONE?

 

CERTAMENTE SI A siffatte conclusioni la Corte perviene richiamando, innanzitutto, la lezione di legittimità secondo cui i reati di ingiurie e diffamazione possono essere commessi a mezzo di internet, (cfr. a partire dalla fondamentale ed esaustiva Cass., Sez. 5, 17 novembre 2000, n. 4741 e poi 4 aprile 2008 n. 16262, 16 luglio 2010 n. 35511 e, da ultimo, 28 ottobre 2011 n. 44126) e che tale ipotesi integran l’ipotesi aggravata di cui al terzo comma della norma incriminatrice (cfr. altresì sul punto, Cass., Sez. 5, n. 44980 del 16/10/2012, Rv. 254044).

E’ pur vero che la fattispecie dedotta si appalesa sotto più profili diversa da quelle delibate dalla Corte con i citati arresti, giacchè diverso l’utilizzo di internet, di cui si è occupato il giudice di legittimità, da quello relativo ad una bacheca facebook, ma v’è tra esse, e non solo perché in entrambi i casi v’è l’applicazione di risorse informatiche, un decisivo fondamento comune.

Ed infatti, il reato tipizzato al terzo comma dell’art. 595 c.p.p. quale ipotesi aggravata del delitto di diffamazione trova il suo fondamento nella potenzialità, nella idoneità e nella capacità del mezzo utilizzato per la consumazione del reato a coinvolgere e raggiungere una pluralità di persone, ancorchè non individuate nello specifico ed apprezzabili soltanto in via potenziale, con ciò cagionando un maggiore e più diffuso danno alla persona offesa. D’altra parte lo strumento principe della fattispecie criminosa in esame è quello della stampa, al quale il codificatore ha giustapposto “qualsiasi altro mezzo di pubblicità”, giacchè anche in questo caso, per definizione, si determina una diffusione dell’offesa ed in tale tipologia, quella appunto del mezzo di pubblicità, ha fatto rientrare la lezione ermeneutica della corte, ad esempio, un pubblico comizio (Sez. 5, n. 9384 del 28/05/1998, Forzano, Rv. 211471) ovvero (Sez. 5, 6/4/11, n. 29221, rv. 250459) l’utilizzo, al fine di inviare un messaggio, della posta elettronica secondo le modalità del “farward” e cioè verso una pluralità di destinatari. Detti arresti risultano infatti argomentati con il rilievo che, sia un comizio che la posta elettronica, vanno considerati mezzi di pubblicità, giacchè idonei a provocare una ampia e indiscriminata diffusione della notizia
tra un numero indeterminato di persone.

 

Suprema Corte di Cassazione
sezione V penale
sentenza 9 giugno 2016, n. 24065
Ritenuto in fatto 
  1. Con decreto del 20 luglio 2015, il Giudice per le indagini preliminari di Verona, decidendo sull’opposizione proposta da G.C., M.B., L.M. e G.R., ha disposto l’archiviazione del procedimento penale a carico di O.T., indagato per il reato di diffamazione.
    2. Hanno proposto ricorso per cassazione i difensori (muniti di procura speciale) dei suddetti soggetti opponenti.
    I ricorrenti hanno denunziato violazione di legge, articolando le loro doglianze in due motivi.
    3. Nella requisitoria scritta il Procuratore Generale della Cassazione ha chiesto il rigetto del ricorso.
Considerato in diritto 
Il ricorso è infondato.
1. Così come emerge dagli atti, i ricorrenti hanno proposto querela in danno di O.T. nella loro qualità di soggetti “nati” e che vivono nella regione Veneto e si sono doluti del tenore dell’intervento del suddetto T. durante la trasmissione radiofonica “La Zanzara”, andata in onda su “Radio 24” in data 2 febbraio 2015.
Il T. aveva affermato che i veneti sono “un popolo di ubriaconi ed alcolizzati”, proseguendo con frasi del tenore seguente: “Poveretti, non è colpa loro se nascono in Veneto” – “I veneti sono un popolo di ubriaconi, alcolizzati atavici, i nonni, i padri, le madri” – “Poveretti i veneti, non è colpa loro se uno nasce in quel posto, è un destino. Basta sentire l’accento veneto: è da ubriachi, da alcolizzati, da ombretta, da vino”.
2. II Pubblico Ministero ha chiesto l’archiviazione, osservando che non vi sono sufficienti elementi per sostenere l’accusa in giudizio «posto che lo stereotipo del “veneti ubriaconi” utilizzato provocatoriamente dall’indagato, come la maggior parte dei luoghi comuni, non può ragionevolmente integrare il reato di diffamazione anche perché rivolto ad un numero indeterminato ed indeterminabile di persone e non può essere ravvisato nel caso in cui vengano pronunciate o scritte frasi offensive nei confronti di una o più persone appartenenti ad una categoria anche limitata (e quindi a fortiori nella fattispecie) se le persone cui le frasi si riferiscono non sono individuabili… Nessun pregio infine ha il riferimento alla c.d. Legge Mancino posto che tale fattispecie non può certo riferirsi ai fatti enunciati in querela. La manifestazione di pensiero utilizzata dal T. va quindi confinata nell’ignoranza tipica dei luoghi comuni e non merita di assurgere a rilevanza penale».
3. Il Giudice per le indagini preliminari, decidendo sulla richiesta sopra richiamata del Pubblico Ministero e sulla opposizione dei querelanti, ha ritenuto quest’ultima inammissibile “per non rivestire gli opponenti la qualifica di persone offese dal reato”. In sostanza, il Giudice, richiamando i principi giurisprudenziali in materia di tutela della reputazione degli “enti superindividuali”, ha ritenuto che gli opponenti non fossero legittimati alla opposizione perché non destinatari delle espressioni offensive.
Nel merito, poi, ha dichiarato condivisibili le argomentazioni contenute nella richiesta del Pubblico Ministero.
4. I ricorrenti hanno contestato la decisione sostenendo che, “in episodi come questo, la legittimazione spetta a chiunque si senta offeso da una simile condotta”; hanno quindi richiamato una sentenza di questa Corte e due di giudici di merito, che riguardano “comunità addirittura più vaste di quella degli appartenenti ad una Regione, ovvero popoli Rom, Sinti ecc. “.
Hanno altresì sostenuto di essere legittimati “a fare opposizione all’archiviazione, in quanto raggiunti da un’offesa, per la posizione che rivestono, quale l’essere abitanti, residenti e appartenenti alla Comunità, alla Regione e al Popolo Veneto”.
ABANCOSCERITTACon l’altro motivo i ricorrenti si dolgono della mancata qualificazione del fatto come delitto ex art. 3 lettera a) legge 13 ottobre 1975 n. 654.
5. Al fine di ritenere infondata la prima doglianza proposta dai ricorrenti basta richiamare la condivisibile giurisprudenza di questa Corte in materia.
Invero, è pacifico che, in tema di diffamazione, non solo una persona fisica ma anche una entità giuridica o di fatto, una fondazione, un’associazione o altro sodalizio, possa rivestire la qualifica di persona offesa dal reato, essendo concettualmente identificabile un onore o un decoro collettivo, quale bene morale di tutti gli associati o membri, considerati come unitaria entità, capace di percepire l’offesa. (Sez. 5, n. 12744 del 07/10/1998, Faraon ed altro, Rv. 213415). È difatti concettualmente ammissibile l’esistenza di un onore sociale, collettivo, quale bene morale di tutti i soci, associati, componenti, membri come un tutto unico, capace di percepire l’offesa.
Tuttavia è pure incontroverso che la legittimazione competa anche ai singoli componenti solo se le offese si riverberino direttamente su di essi, offendendo la loro personale dignità (Sez. 5, n. 2886 del 24/01/1992, Bozzoli, Rv. 189901).
Infatti, il reato di diffamazione è costituito dall’offesa alla reputazione di una persona determinata e non può essere, quindi, ravvisato nel caso in cui vengano pronunciate o scritte frasi offensive nei confronti di una o più persone appartenenti ad una categoria anche limitata se le persone cui le frasi si riferiscono non sono individuabili (Sez. 5, n. 51096 del 19/09/2014, Monaco, Rv. 261422).
L’interpretazione giurisprudenziale sul punto è rigorosa, richiedendo che l’individuazione del soggetto passivo del reato di diffamazione a mezzo stampa, in mancanza di indicazione specifica e nominativa ovvero di riferimenti inequivoci a fatti e circostanze di notoria conoscenza, attribuibili ad un determinato soggetto, deve essere deducibile, in termini di affidabile certezza, dalla stessa prospettazione oggettiva dell’offesa, quale si desume anche dal contesto in cui è inserita (Sez. 5, sentenza n. 2135 del 07/12/1999 Rv. 215476; massime precedenti conformi: n. 6507 del 1978 Rv. 139108; n. 8120 del 1992 Rv. 191312, n. 10307 del 1993 Rv. 195555, n. 18249 del 2008 Rv. 239831).
Come si è visto, nel caso di specie il T., nel definire i “veneti …ubriaconi alcolizzati”, ha fatto affermazioni del tutto generiche, indubbiamente caratterizzate da preconcetti e luoghi comuni (con riferimento alle asserite caratteristiche di abitanti in una determinata zona del territorio nazionale) ma prive di specifica connessione con l’operato e la figura di soggetti determinati o determinabili.
Quindi, si può conclusivamente affermare il seguente principio di diritto:
“Non integra il reato di diffamazione l’affermazione offensiva, caratterizzata da preconcetti e luoghi comuni, che non consenta l’individuazione specifica ovvero riferimenti inequivoci a circostanze e fatti di notoria conoscenza attribuibili ad un determinato individuo, giacché il soggetto passivo del reato deve essere individuabile, in termini di affidabile certezza, dalla stessa prospettazione oggettiva dell’offesa, quale si desume anche dal contesto in cui è inserita. Tale criterio non è surrogabile con intuizioni o con soggettive congetture che possano insorgere in chi, per sua scienza diretta, può essere consapevole, di fronte alla genericità di un’accusa denigratoria, di poter essere uno dei destinatari”.
6. Manifestamente infondata è poi la doglianza relativa alla erronea qualificazione giuridica del fatto, che secondo i ricorrenti sarebbe riconducibile alla fattispecie di cui all’art. 3, lettera a), legge n. 654/1975, in materia di repressione della discriminazione razziale.
Ai fini della configurabilità del delitto in esame, la finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso è integrata solo quando la condotta posta in essere si manifesta come consapevole esteriorizzazione, immediatamente percepibile, di un sentimento connotato dalla volontà di escludere condizioni di parità per ragioni fondate sulla appartenenza della vittima ad una etnia, razza, nazionalità o religione.
Invero, la “propaganda di idee” di cui all’art. 3, comma primo, lett. a), prima parte, legge 13 ottobre 1975 n. 654 deve consistere nella divulgazione di opinioni finalizzata ad influenzare il comportamento o la psicologia di un vasto pubblico ed a raccogliere adesioni; l’”odio razziale o etnico”, poi, è integrato non da qualsiasi sentimento di generica antipatia, insofferenza o rifiuto riconducibile a motivazioni attinenti alla razza, alla nazionalità o alla religione, ma solo da un sentimento idoneo a determinare il concreto pericolo di comportamenti discriminatori. Peraltro, la “discriminazione per motivi razziali” è quella fondata sulla qualità personale del soggetto, non – invece – sui suoi comportamenti.
In ragione di ciò, è del tutto evidente che nel caso in esame non possa configurarsi la suddetta previsione incriminatrice, giacché le affermazioni del T. non sono riconducibili nel concetto di “odio razziale o etnico”, né comunque possono considerarsi potenzialmente discriminatori nei confronti di una determinata categoria di soggetti appartenenti ad una determinata razza, nazionalità o religione.
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P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti ciascuno al pagamento delle spese processualiACHIAMA PEN

 

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DIRITTO PENALE AVVOCATO PENALISTA Obblighi di assistenza familiare: generica allegazione di difficoltà economiche non esclude il reato Cassazione penale, sez. VI penale, sentenza 22/03/2016 n° 12283 Suprema Corte di Cassazione Sezione VI Penale Sentenza 1°-22 marzo 2016, n. 12283

DIRITTO PENALE AVVOCATO PENALISTA Obblighi di assistenza familiare: generica allegazione di difficoltà economiche non esclude il reato Cassazione penale, sez. VI penale, sentenza 22/03/2016 n° 12283 Suprema Corte di Cassazione Sezione VI Penale Sentenza 1°-22 marzo 2016, n. 12283 

Decreto Legislativo 25 febbraio 2000, n. 174 "Attuazione della direttiva 98/8/CE in materia di immissione sul mercato di biocidi"

Decreto Legislativo 25 febbraio 2000, n. 174
“Attuazione della direttiva 98/8/CE in materia di immissione sul mercato di biocidi”

DIRITTO PENALE AVVOCATO PENALISTA Obblighi di assistenza familiare: generica allegazione di difficoltà economiche non esclude il reato

Cassazione penale, sez. VI penale, sentenza 22/03/2016 n° 12283

Suprema Corte di Cassazione

Sezione VI Penale

Sentenza 1°-22 marzo 2016, n. 12283

 

REPUBBLICA ITALIANA

 

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

 

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

 

SEZIONE SESTA PENALE

 

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

 

Dott. IPPOLITO Francesco – Presidente –

 

Dott. COSTANZO Angelo – rel. Consigliere –

 

Dott. CRISCUOLO Anna – Consigliere –

AULAPENALEAVVOCATO

Dott. CALVANESE Ersilia – Consigliere –

 

Dott. DE AMICIS Gaetano – Consigliere –

 

ha pronunciato la seguente:

 

prova testimoniale penale prova testi penale decadenza prova testimoniale penale valutazione prova testimoniale penale processo penale prova testimoniale prova per testi penale

prova testimoniale penale
prova testi penale
decadenza prova testimoniale penale
valutazione prova testimoniale penale
processo penale prova testimoniale
prova per testi penale

sentenza

 

sul ricorso proposto da:

 

C.C., nato il (OMISSIS);

 

contro la sentenza emessa il 22/05/2015 dalla Corte di appello di Torino, nel proc. n.1158/2013 R.G.;

 

visti gli atti, il provvedimento denunziato e il ricorso;

 

udita la relazione svolta dal Consigliere Angelo Costanzo;

 

udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto procuratore generale Dott. DI LEO Giovanni, che ha concluso per l’annullamento senza rinvio con rideterminazione della pena.

 

Svolgimento del processo

 

  1. La Corte di appello di Torino, con sentenza n.814/2015, in parziale riforma della decisione del Tribunale di Asti, ha assolto C.C. dal reato contestatogli ex art. 388 cod. pen. (capo 13) confermando la condanna ex art. 570 cod. pen. (capo A) per essersi sottratto agli obblighi di assistenza inerenti alla sua potestà di genitore facendo mancare i mezzi di sussistenza alla figlia minorenne Carola e non corrispondendo le 400 Euro mensili e il 50% delle spese scolastiche mediche e ricreative come invece impostogli dal Tribunale.

 

  1. Nel ricorso presentato nell’interesse di C. si chiede l’annullamento della sentenza deducendo: a) violazione degli artt. 192 e 533 cod. proc. pen. per avere trascurato le risultanze probatorie relative alle condizioni economiche e di salute dell’imputato e ai suoi seppur parziali contributi al mantenimento della figlia minorenne C., con il ragionevole dubbio che ne deriva circa la sussistenza dell’inadempimento all’obbligo impostogli al Tribunale per i minorenni; b) violazione dell’art. 570 cod. pen. per averlo erroneamente interpretato ritenendo sussistente il reato già solo per l’inadempimento del provvedimento del giudice civile mentre è necessario accertare che l’imputato abbia fatto mancare i mezzi di sussistenza al familiare bisognoso e non sia nella impossibilità di adempiere; c) omessa motivazione della Corte sugli specifici rilievi contenuti nell’atto di appello e concernenti l’attendibilità delle dichiarazioni accusatorie; d) violazione della legge penale per non avere ridotto la pena inflitta dalla sentenza di primo grado pur avendola riformata assolvendo l’imputato dl reato contestatogli ex art. 388 cod. pen.; e) vizio di motivazione per il mancato riconoscimento della circostanza attenuanti generiche pur avendo l’imputato erogato delle somme e fatto intervenire i suoi genitori per il mantenimento della figlia nonostante la sua indigenza.

 

Indulto - Presenza di un reato ostativo ex art. 1, comma 2, L. 31.7.2006 n. 241 - Pena per il reato ostativo calcolata in aumento per la continuazione - Applicabilità del condono - Sussistenza * Corte Appello Venezia, Sez. Fer., ord. 14.8.2006, pag. 127 n. 46 (con nota di M. Serena)

Indulto – Presenza di un reato ostativo ex art. 1, comma 2, L. 31.7.2006 n. 241 – Pena per il reato ostativo calcolata in aumento per la continuazione – Applicabilità del condono – Sussistenza * Corte Appello Venezia, Sez. Fer., ord. 14.8.2006, pag. 127 n. 46 (con nota di M. Serena)

Motivi della decisione

 

  1. I primi tre motivi di ricorso possono essere trattati congiuntamente.

 

Il ricorrente non contesta la sussistenza del nucleo materiale dei fatti rilevanti, ossia il suo inadempimento all’obbligo di corrispondere l’assegno mensile posto a suo carico dal Tribunale per i minorenni e al riguardo la Corte di appello ha idoneamente argomentato (pag. 6) circa la attendibilità della madre della figlia minorenne dell’imputato anche evidenziando che non vi è stata costituzione di parte civile sicchè la stessa non risulta mossa da interessi economici.

 

La condotta sanzionata dall’art. 570 cod. pen., comma 2, presuppone uno stato di bisogno, nel senso che l’omessa assistenza deve avere l’effetto di far mancare i mezzi di sussistenza, che comprendono quanto è necessario per la sopravvivenza, situazione che non si identifica nè con l’obbligo di mantenimento nè con quello alimentare, aventi una portata più ampia. (Cass. pen., Sez. U, n. 23866 del 31/01/2013, Rv. 255272). Lo stato di bisogno e l’obbligo del genitore di contribuire al mantenimento dei figli minori non vengono meno quando gli aventi diritto siano assistiti economicamente da terzi, anche con eventuali elargizioni a carico della pubblica assistenza (Cass. pen., Sez. 6, n. 46060 del 22/10/2014, Rv. 260823).

 

Per escludere la responsabilità, l’impossibilità di far fronte agli adempimenti sanzionati dall’art. 570 cod. pen., deve essere assoluta e costituire una situazione di persistente, oggettiva, incolpevole indisponibilità di introiti (Cass. pn. Sez. 6, n. 33997 del 24/06/2015, Rv. 264667) e l’imputato ha l’onere di allegare gli elementi dai quali possa desumersi la sua impossibilità di adempiere alla obbligazione, ma non vale a tal fine la dimostrazione di una mera flessione degli introiti economici o la generica allegazione di difficoltà (Cass. pen., Sez. 6, n. 8063 del 08/02/2012, Rv. 25242).

 

La Corte di appello ha compiutamente evidenziato che C.C. è uomo giovane e sano (meramente asserita risulta la depressione che lo avrebbe colto) e che le contenute dazioni (peraltro non provate) di denaro o altri beni alla figlia non integrerebbero comunque l’adempimento richiesto.

 

  1. In relazione al quarto motivo di ricorso, deve registrarsi che nella motivazione della sentenza della Corte di appello è chiaro che la pena è stata ridotta a tre mesi di reclusione e Euro 400 di multa, eliminando l’aumento di un mese di reclusione contenuto nella sentenza di primo grado in relazione al capo B per il quale in secondo grado l’imputato è stato assolto. Ma nel dispositivo della sentenza la rideterminazione della pena non è stata esplicitata, così determinando un errore materiale per omissione che può essere corretto ex art. 130 cod. proc. pen., disponendo che nel dispositivo della sentenza della Corte di appello, dopo l’espressione “conferma nel resto”, va aggiunta l’espressione “e ridetermina la pena in tre mesi di reclusione e 400 Euro di multa”.

 

  1. Il riconoscimento delle attenuanti generiche è un giudizio di fatto lasciato alla discrezionalità del giudice, che deve motivare nei soli limiti atti a far emergere in misura sufficiente la sua valutazione circa l’adeguamento della pena concreta alla gravità effettiva del reato e alla personalità del reo (Cass.pen.: Sez. 6, n. 41365 del 28/10/2010, Rv. 248737; Sez. 1, 46954 del 04/11/2004, Rv. 230591). Nel caso in esame, la Corte di appello ha adeguatamente esplicitato i suoi criteri di giudizio: l’insussistenza di elementi di valutazione positiva, l’esistenza di un precedente penale, il fatto che l’imputato “ha pressochè ignorato la figlia non corrispondendo mai nulla per lei”, la misura già contenuta della pena inflitta.

 

P.Q.M.

 

Rigetta il ricorso e, visto l’art. 130 cod. proc. pen., corregge l’errore materiale nel dispositivo della sentenza d’appello, nel senso che, dopo l’espressione “conferma nel resto” va aggiunta l’espressione “e ridetermina la pena in tre mesi di reclusione e 400 Euro di multa”.

 

Così deciso in Roma, il 1 marzo 2016.

 

Depositato in Cancelleria il 22 marzo 2016.

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Responsabilita’ medica penale chiama subito non subire fatti assistere se hai un danno BOLOGNA CESENA RAVENNA FORLI

Responsabilita’ medica penale chiama subito non subire fatti assistere se hai un dannoADSVE

ACHIAMA AFFIDATI

DOMANDA ?QUALE FONDAMENTO LA RESPONSABILITA’ PENALE MEDICA?

 

 

L’art. 590 sexies c.p., stabilisce:

“Se i fatti di cui agli artt. 589 e 590, sono commessi nell’esercizio della professione sanitaria, si applicano le pene ivi previste salvo quanto disposto dal comma 2.

Qualora l’evento si è verificato a causa di imperizia, la punibilità è esclusa quando sono rispettate le raccomandazioni previste dalle linee guida come definite e pubblicate ai sensi di legge ovvero, in mancanza di queste, le buone pratiche clinico assistenziali, sempre che le raccomandazioni previste dalle predette linee guida risultino adeguate alle specificità del caso concreto”.

L’art. 6, comma 2, citato, dispone l’abrogazione del D.L. 13 settembre 2012, n. 158, art. 3, convertito, con modificazioni, dalla L. 8 novembre 2012, n. 189.

La novella manifesta la volontà di una rifondazione della disciplina penale della responsabilità in ordine ai reati di omicidio e lesioni colpose in ambito sanitario, come plasticamente si desume dalla creazione di una nuova incriminazione.

Tuttavia la lettura della nuova norma suscita alti dubbi interpretativi, a prima vista irresolubili, subito messi in luce dai numerosi studiosi che si sono cimentati con la riforma. Si mostrano, in effetti, incongruenze interne tanto radicali da mettere in forse la stessa razionale praticabilità della riforma in ambito applicativo. Ancor prima, si ha difficoltà a cogliere la ratio della novella.

Si legge che non è punibile l’agente che rispetta le linee guida accreditate nei modi che si vedranno in appreso, nel caso in cui esse risultino adeguate alle specificità del caso concreto. L’enunciato, come è stato da più parti sottolineato, attinge la sfera dell’ovvietà: non si comprende come potrebbe essere chiamato a rispondere di un evento lesivo l’autore che, avendo rispettato le raccomandazioni espresse da linee guida qualificate e pertinenti ed avendole in concreto attualizzate in un modo che “risulti adeguato” in rapporto alle contingenze del caso concreto, è evidentemente immune da colpa. Da questo punto di vista, dunque, nulla di nuovo.

La disciplina, tuttavia, risulta di disarticolante contraddittorietà quando l’ovvio enunciato di cui si è detto si ponga in connessione con la prima parte del testo normativo. Vi si legge, infatti, che il novum trova applicazione “quando l’evento si è verificato a causa di imperizia”. La drammatica incompatibilità logica è lampante: si è in colpa per imperizia ed al contempo non lo si è, visto che le codificate leges artis sono state rispettate ed applicate in modo pertinente ed appropriato (“risultino adeguate alle specificità del caso concreto”) all’esito di un giudizio maturato alla stregua di tutte le contingenze fattuali rilevanti in ciascuna fattispecie.

La contraddizione potrebbe essere risolta sul piano dell’interpretazione letterale, ipotizzando che il legislatore abbia voluto escludere la punibilità anche nei confronti del sanitario che, pur avendo cagionato un evento lesivo a causa di comportamento rimproverabile per imperizia, in qualche momento della relazione terapeutica abbia comunque fatto applicazione di direttive qualificate; pure quando esse siano estranee al momento topico in cui l’imperizia lesiva si sia realizzata.

Un esempio tratto dalla prassi può risultare chiarificatore. Un chirurgo imposta ed esegue l’atto di asportazione di una neoplasia addominale nel rispetto delle linee guida e, tuttavia, nel momento esecutivo, per un errore tanto enorme quanto drammatico, invece di recidere il peduncolo della neoformazione, taglia un’arteria con effetto letale. In casi del genere, intuitivamente ed al lume del buon senso, non può ritenersi che la condotta del sanitario sia non punibile per il solo fatto che le linee guida di fondo siano state rispettate. Una soluzione di tale genere sarebbe irragionevole, vulnererebbe il diritto alla salute del paziente e quindi l’art. 32 Cost., si porrebbe in contrasto con i fondanti principi della responsabilità penale. Tali ragioni che rendono impraticabile la letterale soluzione interpretativa di cui si discute devono essere debitamente, analiticamente chiarite.

Il diritto penale è nel presente profondamente permeato e modellato dal principio costituzionale di colpevolezza. L’adeguamento ad esso costituisce impresa cui la giurisprudenza attende, consapevole dell’alta posta in gioco. Si tratta di connettere la sfera punitiva ad un ben ponderato rimprovero, in primo luogo attraverso il rimodellamento delle figure del dolo, della colpa e della preterintenzione.

Non è qui il caso di proporre una compiuta analisi della vasta materia. E’ sufficiente richiamare l’approdo ultimo (Sez. U, sentenza n. 38343 del 24/04/2014, Espenhahn, Rv. 261105) che, in accordo con precedenti arresti giurisprudenziali e con i contributi di autorevole dottrina, ha inteso ridefinire i distinti connotati della colpevolezza dolosa e di quella colposa.

In particolare, per ciò che riguarda la colpa, si è chiarito che si tratta di una forma di colpevolezza che non si estende a tutti gli eventi che comunque siano derivati dalla violazione di una prescrizione, ma è limitata ai risultati che la regola mira a prevenire. Prevedibilità e prevenibilità hanno un importante ruolo nell’individuazione delle norme cautelari alla cui stregua va compiuto il giudizio. Si tratta di identificare una norma specifica posta a presidio della verificazione di un altrettanto specifico evento, sulla base delle conoscenze che all’epoca della creazione della regola, consentivano di porre la relazione causale tra condotte e risultati temuti; e di identificare misure atte a scongiurare o attenuare il rischio. L’individuazione di tale nesso consente di sfuggire al pericolo di una connessione meramente oggettiva tra regola violata ed evento; di una configurazione dell’evento stesso come condizione obiettiva di punibilità. Si richiede, altresì, la evitabilità dell’evento; cioè che il comportamento diligente abbia apprezzabili, significative possibilità di scongiurare il danno. Tali ineludibili coordinate della colpa si atteggiano con sfumature diverse in relazione ai diversi contesti ed alle differenti caratteristiche delle regole imposte; ma, nel loro nucleo, costituiscono espressione del principio costituzionale di colpevolezza, giacchè racchiudono i tratti tipici del rimprovero che fonda l’affermazione di responsabilità. Tutto ciò si rinviene sotto le insegne del principio della “causalità della colpa” fatto proprio da questa Corte nella citata sentenza delle Sezioni unite ed in numerose altre pronunzie.

Tali considerazioni rendono chiaro che non è consentita l’utilizzazione di direttive non pertinenti rispetto alla causazione dell’evento, non solo per affermare la responsabilità colpevole, ma neppure per escluderla.

Per esemplificare nel modo più triviale, il conducente di un’auto che impegni un incrocio con semaforo rosso determinando un incidente mortale non potrebbe invocare l’esonero da responsabilità per il solo fatto di aver rispettato il limite di velocità vigente in quel tratto di strada. Ed un atto normativo che prevedesse una disciplina del genere si esporrebbe a censure ben evidenti, sul piano della razionalità, della coerenza con le fondamentali esigenze di difesa della vita e della salute, del rispetto del principio di colpevolezza.

I principi indicati, naturalmente, trovano applicazione, con tutti gli adattamenti del caso, anche nel contesto in esame, in cui le regole si presentano come “raccomandazioni” da modellare su ciascun caso concreto. Il tema richiede qualche chiarificazione a proposito delle linee guida e della loro utilizzazione.

Questa Corte ha ripetutamente avuto modo di chiarire che le linee guida – alla stregua delle acquisizioni ad oggi consolidate – costituiscono sapere scientifico e tecnologico codificato, metabolizzato, reso disponibile in forma condensata, in modo che possa costituire un’utile guida per orientare agevolmente, in modo efficiente ed appropriato, le decisioni terapeutiche. Si tenta di oggettivare, uniformare le valutazioni e le determinazioni; e di sottrarle all’incontrollato soggettivismo del terapeuta. I vantaggi di tale sistematizzata opera di orientamento sono tanto noti quanto evidenti. Tali regole, di solito, non danno luogo a norme propriamente cautelari e non configurano, quindi, ipotesi di colpa specifica. Esse, tuttavia hanno a che fare con le forti istanze di determinatezza che permeano la sfera del diritto penale. Infatti, la fattispecie colposa ha necessità di essere eterointegrata non solo dalla legge, ma anche da atti di rango inferiore, per ciò che riguarda la concreta disciplina delle cautele, delle prescrizioni, degli aspetti tecnici che in vario modo fondano il rimprovero soggettivo. La discesa della disciplina dalla sfera propriamente legale a fonti gerarchicamente inferiori che caratterizza la colpa specifica costituisce peculiare, ineliminabile espressione dei principi di legalità, determinatezza, tassatività. La fattispecie colposa, col suo carico di normatività diffusa, è per la sua natura fortemente vaga, attinge il suo nucleo significativo proprio attraverso le precostituite regole alle quali vanno parametrati gli obblighi di diligenza, prudenza, perizia.

Dunque, le linee guida hanno contenuto orientativo, esprimono raccomandazioni; e vanno distinte da strumenti di “normazione” maggiormente rigidi e prescrittivi, solitamente denominati “protocolli” o check list. Esse non indicano una analitica, automatica successione di adempimenti, ma propongono solo direttive generali, istruzioni di massima, orientamenti; e, dunque, vanno in concreto applicate senza automatismi, ma rapportandole alle peculiari specificità di ciascun caso clinico. Potrà ben accadere che il professionista debba modellare le direttive, adattandole alle contingenze che momento per momento gli si prospettano nel corso dello sviluppo della patologia e che, in alcuni casi, si trovi a dovervi addirittura derogare radicalmente.

Chiarito il ruolo delle linee guida, va aggiunto che esse non esauriscono la disciplina dell’ars medica. Da un lato, infatti, vi sono aspetti delle medicina che non sono per nulla regolati da tale genere di direttiva. Dall’altro, pure nell’ambito di contesti che ad esse attingono, può ben accadere che si tratti di compiere gesti o di agire condotte, assumere decisioni che le direttive in questione non prendono in considerazione, come evidenziato dall’esempio del chirurgo che si è sopra proposto (par. 7). In tali situazioni la considerazione della generica osservanza delle linee guida costituisce – si confida sia ormai chiaro – un aspetto irrilevante ai fini della spiegazione dell’evento e della razionale analisi della condotta ai fini del giudizio di rimproverabilità colposa. Insomma, razionalità e colpevolezza ergono un alto argine contro l’ipotesi che voglia, in qualunque guisa, concedere, sempre e comunque, l’impunità a chi si trovi in una situazione di verificata colpa per imperizia.

Peraltro, anche ulteriori ragioni militano contro l’ipotesi interpretativa prospettata. Occorre rammentare che le incriminazioni di cui si discute costituiscono un primario, riconosciuto strumento di protezione dei beni della vita e della salute. E’ ben vero che l’ambito terapeutico è un contesto che giustifica, nell’ambito della normazione e dell’interpretazione, un peculiare governo del giudizio di responsabilità, anche in chiave limitativa. Ne sono testimonianza l’art. 2236 cod. civ., la richiamata sentenza costituzionale n. 166 del 1973, la giurisprudenza di questa Corte, da ultimo il D.L. 13 settembre 2012, n. 158, art. 3, comma 1, convertito, con modificazioni dalla L. 8 novembre 2012, n. 189. E pure in ambito internazionale si mostrano soluzioni differenziate, prevalentemente caratterizzate dalla limitazione della responsabilità alla colpa grave o dal favore per strumenti propri del diritto civile. A tali esperienze non è estranea l’esigenza di scoraggiare la cosiddetta medicina difensiva. Un’istanza sottolineata dalla già evocata sentenza costituzionale, secondo cui dagli artt. 589, 42 e 43 c.p., e dall’art. 2236 c.c., è ricavabile una particolare disciplina in tema di responsabilità degli esercenti professioni intellettuali, finalizzata a fronteggiare due opposte esigenze: non mortificare l’iniziativa del professionista col timore d’ingiuste rappresaglie in caso d’insuccesso e quella inversa di non indulgere verso non ponderate decisioni o riprovevoli inerzie del professionista stesso. Tale particolare regime, che implica esenzione o limitazione di responsabilità, però, è stato ritenuto applicabile ai soli casi in cui la prestazione comporti la soluzione di problemi tecnici di speciale difficoltà e riguarda l’ambito della perizia e non quello della diligenza e della prudenza. Considerato che la deroga alla disciplina generale della responsabilità per colpa ha un’adeguata ragion d’essere ed è contenuta entro il circoscritto tema della perizia, la Corte ha ritenuto che non vi sia lesione del principio d’eguaglianza.

Per contro la soluzione interpretativa sin qui esaminata, implicando un radicale esonero da responsabilità, è priva di riscontri in altre esperienze nazionali. Essa rischierebbe di vulnerare l’art. 32 Cost., implicando un radicale depotenziamento della tutela della salute, in contrasto con le stesse dichiarate finalità della legge, di protezione del diritto alla salute di cui si dirà anche in appresso. Tale soluzione, inoltre, stabilirebbe uno statuto normativo irrazionalmente diverso rispetto a quello di altre professioni altrettanto rischiose e difficili.

Il tema del diritto punitivo impone di allargare l’orizzonte agli aspetti civilistici della nuova disciplina. Qui si rinviene una norma che alimenta ulteriormente e radicalizza i dubbi in ordine alla praticabilità dell’interpretazione di cui si discute. La L. n. 24 del 2017, art. 7, comma 3, recita che “…. il giudice, nella determinazione del risarcimento del danno, tiene conto della condotta dell’esercente la professione sanitaria ai sensi dell’art. 5 della presente legge e dell’art. 590 sexies c.p….”.

Dunque, per effetto di tale richiamo della disciplina civile a quella penale, il solo fatto dell’osservanza di una linea guida, anche quando non rilevante ai fini del giudizio di responsabilità, non solo escluderebbe la responsabilità penale, ma limiterebbe pure la quantificazione del danno. Insomma, neppure l’ambito civilistico consentirebbe alla vittima di ottenere protezione e ristoro commisurati all’entità del pregiudizio subito; e l’esonero da responsabilità si amplierebbe ulteriormente. E’ ben vero che già la citata L. n. 189 del 2012 recava una norma analoga, ma nell’ambito di quella disciplina il rinvio alla materia penale aveva implicazioni ben più ristrette e ragionevoli: l’applicabilità, in ambito risarcitorio, dei criteri per la graduazione della colpa, alla stregua della fondamentale distinzione tra colpa lieve e grave.

Insomma, la soluzione che qui si critica colliderebbe frontalmente con l’istanza di tutela della salute che costituisce il manifesto della nuova normativa.

L’impraticabilità dell’interpretazione sin qui esaminata induce questa Corte a percorrere un itinerario alternativo. Sovviene la considerazione delle finalità della nuova legge: sicurezza delle cure “parte costitutiva del diritto alla salute”, corretta gestione del rischio clinico, utilizzo appropriato delle risorse. Funzionale a tali finalità è l’art. 5, che reca un vero e proprio statuto delle modalità di esercizio delle professioni sanitarie: “Gli esercenti le professioni sanitarie…. si attengono, salve le specificità del caso concreto, alle raccomandazioni previste dalle linee guida” accreditate, espresse cioè da istituzioni individuate dal Ministero della salute. Tali linee guida sono sottoposte a verifica dell’Istituto superiore di sanità in ordine alla conformità a standard predefiniti ed alla rilevanza delle evidenze scientifiche poste a supporto delle raccomandazioni. In mancanza di tali raccomandazioni, i professionisti si attengono alle buone pratiche clinico-assistenziali.

Le coordinate e le finalità di tale disciplina emergono nitidamente. Da un lato, è chiara la consapevolezza che si tratta di direttive di massima, che devono confrontarsi con le peculiarità di ciascuna situazione concreta, adattandovisi. Dall’altro, emerge la recisa volontà di costruire un sistema istituzionale, pubblicistico, di regolazione dell’attività sanitaria, che ne assicuri lo svolgimento in modo uniforme, appropriato, conforme ad evidenze scientifiche controllate. Tale istituzionalizzazione vuole senza dubbio superare le incertezze manifestatesi dopo l’introduzione della legge n. 189/2012 a proposito dei criteri per l’individuazione delle direttive scientificamente qualificate. La disciplina intende stornare il pericolo di degenerazioni dovute a linee guida interessate o non scientificamente fondate; e favorire, inoltre, l’uniforme applicazione di direttive accreditate e virtuose.

La normativa assicura all’Istituzione sanitaria il governo dell’attività medica; ma ha un altrettanto rilevante impatto sul professionista, che è tenuto ad attenersi alle raccomandazioni, sia pure con gli adattamenti propri di ciascuna fattispecie concreta. Lo stesso professionista, per converso, ha la legittima, coerente pretesa a vedere giudicato il proprio comportamento alla stregua delle medesime direttive impostegli.

Questo quadro d’insieme chiarisce il significato della L. n. 24 del 2017, art. 6, e della nuova fattispecie incriminatrice. Tale disciplina penale fornisce un inedito inquadramento precettivo, focalizzato sulle modalità di svolgimento dell’attività sanitaria e di accertamento della colpa; e dunque reca pure precise indicazioni al giudice in ordine all’esercizio del giudizio di responsabilità.

DOMANDA QUALE FONDAMENTO LE LINEE GUIDA PER LA RESPONSABILITA’ MEDICA ?

 

quando le linee guida non sono appropriate e vanno quindi disattese, l’art. 590-sexies cit. non viene in rilievo e trova applicazione la disciplina generale prevista dagli artt. 43, 589 e 590 c.p..

Ancora, la novella trova applicazione quando le raccomandazioni generali siano pertinenti alla fattispecie concreta. Qui si tratterà di valutare se esse “risultino adeguate” e siano cioè state attualizzate in forme corrette, nello sviluppo della relazione terapeutica, avuto naturalmente riguardo alle contingenze del caso concreto. Entro queste coordinate, l’agente ha diritto a vedere giudicata la propria condotta alla stregua delle medesime linee guida che hanno doverosamente governato la sua azione. Si tratta di un novità di non poco conto, se si considerano le divergenze di opinioni e di valutazioni solitamente espresse dagli esperti nei giudizi di merito, alimentate solitamente proprio da differenti approcci tecnico-scientifici ad una medesima questione. Insomma, il professionista si troverà ad agire in una situazione di ben maggiore determinatezza rispetto al passato; e sarà giudicato alla stregua dei medesimi, definiti parametri che hanno regolato la sua attività.

I nuovo paradigma non dispiega i suoi effetti in relazione alle condotte che, sebbene poste in essere nell’ambito di relazione terapeutica governata da linee guida pertinenti ed appropriate, non risultino per nulla disciplinate in quel contesto regolativo. Sovviene nuovamente, a tale riguardo, l’esempio dell’errore del chirurgo sopra esposto (par. 7).. Tale ricostruzione dà conto anche dell’espressione “a causa di imperizia” di cui è stata sopra mostrata la potenziale incoerenza con la restante parte dell’art. 590 sexies c.p.. Il legislatore, con scelta sovrana, ma con espressione lessicalmente infelice, ha ritenuto di limitare l’innovazione alle sole situazioni astrattamente riconducibili alla sfera dell’imperizia, cioè al profilo di colpa che involge, in via ipotetica, la violazione delle leges artis. Si sono volute troncare le discussioni e le incertezze verificatesi nelle prassi, anche quella di legittimità, in ordine all’applicabilità della L. n. 189 del 2012, alle linee guida la cui inosservanza conduce ad un giudizio non di insipienza tecnico-scientifica ma di trascuratezza, e quindi di negligenza. A tale riguardo è sufficiente rammentare che questa Corte, dapprima contraria, aveva da ultimo ritenuto che la L. n. 189 del 2012, potesse riferirsi pure ad aree diverse da quelle dell’imperizia (Sez. 4, n. 23283 del 11/05/2016, Denegri, Rv. 266904).

In breve, la nuova norma tronca in radice i dubbi: si è voluto mettere in chiaro che l’art. 590-sexies si applica solo quando sia stata elevata o possa essere elevata imputazione di colpa per imperizia.

Il nuovo assetto, naturalmente, si riverbera considerevolmente sulla configurazione della colpa in ambito sanitario. Questa Corte ha avuto occasione di porre in luce le peculiarità di tale forma dell’imputazione soggettiva: figura vuota ed umbratile, dalla forte impronta normativa, bisognosa di eterointegrazione. E, come si è accennato, si è pure rimarcata la grande importanza del sapere tecnico-scientifico per colmare i vuoti e per conferire maggiore determinatezza al precetto. Al contempo, sono stati enunciati i pericoli connessi all’utilizzazione di raccomandazioni provenienti da soggetti non indipendenti o non sufficientemente qualificati. In tale quadro risalta, nella riforma, l’importante progetto di “codificazione” ed “istituzionalizzazione”, nonchè di continuo adeguamento delle direttive a tutela della “sicurezza delle cure” e dei giudizi a ciò pertinenti.

Va aggiunto, per ulteriore chiarificazione, che il catalogo delle linee guida non può esaurire del tutto i parametri di valutazione. E’ ben naturale, infatti, che il terapeuta possa invocare in qualche caso particolare quale metro di giudizio anche raccomandazioni, approdi scientifici che, sebbene non formalizzati nei modi previsti dalla legge, risultino di elevata qualificazione nella comunità scientifica, magari per effetto di studi non ancora recepiti dal sistema normativo di evidenza pubblica delle linee guida di cui al richiamato art. 5. Si tratta di principio consolidato nella scienza penalistica: le prescrizioni cautelari ufficiali possono essere affiancate da regole non codificate ma di maggiore efficienza nella prospettiva della ottimale gestione del rischio.

D’altra parte, il legislatore ha stornato il pericolo di stallo nell’applicazione delle novella, ponendo in campo, in via residuale, le buone pratiche clinico-assistenziali. Anche in questo campo è stato perseguito un progetto di emersione, codificazione e monitoraggio delle buone pratiche attraverso l’istituzione di un Osservatorio nazionale (art. 3).

Tuttavia, è ragionevole prevedere ed auspicare che il catalogo delle linee guida accreditate sarà rapidamente attuato, in conformità all’alto interesse ed alla centralità del tema nel quadro della riforma voluta dalla legge. Dunque, in questa prima analisi della riforma è sufficiente soffermarsi sul nucleo della novella, costituito, appunto, dal regime delle raccomandazioni “ufficiali”.

AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA AVVOCATO PENALISTA RIMINI AVVOCATO PENALISTA RAVENNA

AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA
AVVOCATO PENALISTA RIMINI
AVVOCATO PENALISTA RAVENNA

Specie di omicidio colposo dell’esercente la professione sanitaria: non di meno, sRichiamando, in via di estrema sintesi, l’orientamento espresso dalla giurisprudenza di legittimità nel procedere alla ermeneusi della norma ora citata, si osserva che la Corte regolatrice ha chiarito che la novella esclude la rilevanza penale della colpa lieve, rispetto a quelle condotte lesive che abbiano osservato linee guida o pratiche terapeutiche mediche virtuose, purchè esse siano accreditate dalla comunità scientifica. In particolare, si è evidenziato che la norma ha dato luogo ad una abolitio criminis parziale degli artt. 589 e 590 c.p., avendo ristretto l’area penalmente rilevante individuata dalle predette norme incriminatrici, giacchè oggi vengono in rilievo unicamente le condotte qualificate da colpa grave (Sez. 4, Sentenza n. 11493 del 24/01/2013, dep. 11/03/2013, Rv. 254756; Sez. 4, Sentenza n. 16237 del 29/01/2013, dep. 09/04/2013, Rv. 255105).

 

Le considerazioni sin qui svolte consentono, allora, di chiarire quale incidenza debba assegnarsi alla nuova normativa, rispetto al presente procedimento. Occorre in questa sede ribadire che la parziale abrogazione, determinata dalla L. 8 novembre 2012, n. 189, art. 3, delle fattispecie di cui agli artt. 589 e 590 c.p., qualora il soggetto agente sia un esercente la professione sanitaria, determina un problema di diritto intertemporale, che trova regolamentazione alla luce della disciplina legale. Come meglio si vedrà nel prosieguo, la restrizione della portata dell’incriminazione ha avuto luogo attraverso due passaggi: l’individuazione di un’area fattuale costituita da condotte aderenti ad accreditate linee guida; e l’attribuzione di rilevanza penale, in tale ambito, alle sole condotte connotate da colpa grave, poste in essere nell’attuazione in concreto delle direttive scientifiche.

 

Pertanto, nell’ambito delle richiamate fattispecie incriminatrici, la rilevanza penale è da ritenersi circoscritta alla sola colpa grave (Cass. Sez. 4, Sentenza n. 16237 del 29/01/2013, dep. 09/04/2013, cit.). E deve pure richiamarsi l’insegnamento espresso dalla giurisprudenza di legittimità con la sentenza da ultimo citata, ove si è evidenziato che tale struttura della riforma in tema di responsabilità sanitaria ha realizzato un caso di abolitio criminis parziale; che si è in presenza di norma incriminatrice speciale, che sopravviene e che restringe l’area applicativa della norma anteriormente vigente; che si sono succedute nel tempo norme in rapporto di genere a specie: due incriminazioni di cui quella successiva restringe l’area del penalmente rilevante individuata da quella anteriore, ritagliando implicitamente due sottofattispecie, quella che conserva rilievo penale (in caso di colpa grave) e quella che, invece, diviene penalmente irrilevante (qualora sia accertata la colpa lieve), oggetto di abrogazione.

 

 

Le considerazioni sin qui svolte consentono, allora, di chiarire quale incidenza debba assegnarsi alla nuova normativa, rispetto al presente procedimento. Occorre in questa sede ribadire che la parziale abrogazione, determinata dalla L. 8 novembre 2012, n. 189, art. 3, delle fattispecie di cui agli artt. 589 e 590 c.p., qualora il soggetto agente sia un esercente la professione sanitaria, determina un problema di diritto intertemporale, che trova regolamentazione alla luce della disciplina legale

 

Nelle more del presente giudizio, è stata inserita nell’ordinamento l’inedita fattispecie, in tema di responsabilità sanitaria, dettata dalla L. 8 novembre 2012, n. 189, art. 3, ove è stabilito: “L’esercente la professione sanitaria che nello svolgimento della propria attività si attiene a linee guida e buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica non risponde penalmente per colpa lieve”.

 

pecie di omicidio colposo dell’esercente la professione sanitaria: non di meno, sRichiamando, in via di estrema sintesi, l’orientamento espresso dalla giurisprudenza di legittimità nel procedere alla ermeneusi della norma ora citata, si osserva che la Corte regolatrice ha chiarito che la novella esclude la rilevanza penale della colpa lieve, rispetto a quelle condotte lesive che abbiano osservato linee guida o pratiche terapeutiche mediche virtuose, purchè esse siano accreditate dalla comunità scientifica. In particolare, si è evidenziato che la norma ha dato luogo ad una abolitio criminis parziale degli artt. 589 e 590 c.p., avendo ristretto l’area penalmente rilevante individuata dalle predette norme incriminatrici, giacchè oggi vengono in rilievo unicamente le condotte qualificate da colpa grave (Sez. 4, Sentenza n. 11493 del 24/01/2013, dep. 11/03/2013, Rv. 254756; Sez. 4, Sentenza n. 16237 del 29/01/2013, dep. 09/04/2013, Rv. 255105).

 

Le considerazioni sin qui svolte consentono, allora, di chiarire quale incidenza debba assegnarsi alla nuova normativa, rispetto al presente procedimento. Occorre in questa sede ribadire che la parziale abrogazione, determinata dalla L. 8 novembre 2012, n. 189, art. 3, delle fattispecie di cui agli artt. 589 e 590 c.p., qualora il soggetto agente sia un esercente la professione sanitaria, determina un problema di diritto intertemporale, che trova regolamentazione alla luce della disciplina legale. Come meglio si vedrà nel prosieguo, la restrizione della portata dell’incriminazione ha avuto luogo attraverso due passaggi: l’individuazione di un’area fattuale costituita da condotte aderenti ad accreditate linee guida; e l’attribuzione di rilevanza penale, in tale ambito, alle sole condotte connotate da colpa grave, poste in essere nell’attuazione in concreto delle direttive scientifiche.

 

Pertanto, nell’ambito delle richiamate fattispecie incriminatrici, la rilevanza penale è da ritenersi circoscritta alla sola colpa grave (Cass. Sez. 4, Sentenza n. 16237 del 29/01/2013, dep. 09/04/2013, cit.). E deve pure richiamarsi l’insegnamento espresso dalla giurisprudenza di legittimità con la sentenza da ultimo citata, ove si è evidenziato che tale struttura della riforma in tema di responsabilità sanitaria ha realizzato un caso di abolitio criminis parziale; che si è in presenza di norma incriminatrice speciale, che sopravviene e che restringe l’area applicativa della norma anteriormente vigente; che si sono succedute nel tempo norme in rapporto di genere a specie: due incriminazioni di cui quella successiva restringe l’area del penalmente rilevante individuata da quella anteriore, ritagliando implicitamente due sottofattispecie, quella che conserva rilievo penale (in caso di colpa grave) e quella che, invece, diviene penalmente irrilevante (qualora sia accertata la colpa lieve), oggetto di abrogazione.

 

L’evidenziato parziale effetto abrogativo comporta, conseguentemente, l’applicazione della disciplina dettata dall’art. 2 c.p., comma 2, e quindi l’efficacia retroattiva del combinato disposto di cui alla L. n. 189 del 2012, art. 3, e artt. 589 e 590 c.p.. Del resto, la giurisprudenza delle Sezioni Unite di questa Suprema Corte hanno chiarito che il fenomeno dell’abrogazione parziale ricorre allorchè tra due norme incriminatrici che si avvicendano nel tempo esiste una relazione di genere a specie (Sez. Un., 27 settembre 2007, Magera, Rv. 238197; Sez. Un. 26 marzo 2003, Giordano, Rv. 224607).

 

  1. Ciò premesso, è dato cogliere la portata delle ricadute, nel presente procedimento, pendente in sede di merito alla data di entrata in vigore della novella del 2012, derivanti dall’operatività del disposto di cui all’art. 2 c.p., comma 2. Nel caso che occupa, ovviamente, l’originario capo di imputazione non è stato calibrato, rispetto alla morfologia della sopravvenuta sottofattistante la natura della contestazione elevata all’odierno imputato – chiamato a rispondere del delitto di omicidio ex art. 589 c.p., colposamente perpetrato dall’agente, in assunto, proprio nella sua qualità di medico chirurgo ospedaliero – la Corte di Appello, avanti alla quale si è celebrato il relativo giudizio, nell’anno 2015, aveva il dovere di esaminare d’ufficio la regiudicanda, per effetto dell’art. 2 c.p., comma 2, tenendo conto della intervenuta parziale abrogazione della norma incriminatrice, ad opera della richiamata L. n. 189 del 2012. La Corte distrettuale avrebbe, cioè, dovuto verificare, in punto di fatto, se la condotta poteva dirsi aderente ad accreditate linee guida; e se la stessa fosse connotata da colpa grave, nell’attuazione in concreto delle direttive scientifiche.

 

Di converso, come emerge dalla sentenza impugnata, le valutazioni effettuate in ordine alla colpa prescindono da ogni considerazione rispetto al tema delle linee guida e delle prassi terapeutiche, come sopra delineato; e neppure alcuna verifica è stata operata in riferimento al grado della colpa, ascrivibile al prevenuto. Non sfugge che, nella giurisprudenza di legittimità, si registrano decisioni ove si è osservato che è privo di adeguata specificità il motivo di ricorso che difetti della necessaria indicazione in termini puntuali delle linee guida alle quali la condotta dei medici si sarebbe conformata (Sez. 4, Sentenza n. 7951, in data 08/10/2013 Rv. 259333; Sez. 4, Sentenza n. 21243 del 18.12.2014, Rv. 263493).

 

Occorre, al riguardo, considerare, che la ratio decidendi delle richiamate sentenze si incentra sull’analisi dei criteri formali di redazione del ricorso per cassazione per vizio motivazionale e sui relativi oneri di allegazione, che gravano sulla parte deducente.

 

 

CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

 

SEZIONE QUARTA PENALE

 

Sentenza 6 giugno 2016, n. 23283

 

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

 

Dott. BLAIOTTA Rocco Marco – Presidente –

 

Dott. MONTAGNI Andrea – rel. Consigliere –

 

Dott. PEZZELLA Vincenzo – Consigliere –

 

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

 

Dott. CENCI Daniele – Consigliere –

 

ha pronunciato la seguente:

 

SENTENZA

 

sul ricorso proposto da:

 

D.A., N. IL (OMISSIS);

 

avverso la sentenza n. 1076/2013 CORTE APPELLO di GENOVA, del 18/05/2015;

 

visti gli atti, la sentenza e il ricorso;

 

Udita in PUBBLICA UDIENZA del 11/05/2016 la relazione fatta dal Consigliere Dott. ANDREA MONTAGNI;

 

Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. Oscar Cedrangolo, che ha concluso per il rigetto del ricorso;

 

Udito il difensore Avv. Costa Paolo del foro di Genova, che chiede l’accoglimento del ricorso.

 

Svolgimento del processo

 

  1. Il Tribunale di Genova, con sentenza in data 4.05.2012 dichiarava D.A. responsabile del delitto di omicidio colposo ascrittogli, per avere cagionato la morte del paziente G.E.; concesse le attenuanti generiche, l’imputato veniva condannato alla pena di mesi quattro di reclusione ed al risarcimento del danno in favore della costituita parte civile ed al versamento di una provvisionale immediatamente esecutiva pari ad Euro 50.000,00. Al D. si contesta, quale medico chirurgo addetto al reparto di medicina generale dell’Ospedale (OMISSIS), di avere, per colpa, cagionato la morte di G. E., persona che presentava, già all’atto del ricovero in ospedale, sintomatologia riferibile alla fessurazione dell’aneurisma dell’aorta addominale. Segnatamente al D. si addebita di aver omesso, nella notte del (OMISSIS), nonostante l’aggravamento della sintomatologia addominale, di attuare tempestivamente ogni possibile e specifica attività diagnostica e terapeutica, atteso che la TAC venne eseguita solo alle ore 16.00 del (OMISSIS), quando il quadro di rottura dell’aneurisma dell’aorta addominale era ormai conclamato.

 

In tal moto, in assunto accusatorio, l’imputato comprometteva la possibilità di guarigione e cagionava la morte del paziente, nonostante l’effettuazione dell’intervento chirurgico di rimozione dell’aneurisma. L’originaria contestazione attingeva anche il medico in servizio presso il locale Pronto Soccorso, F.C. e l’altro chirurgo addetto al reparto, C.L., entrambi i quali sono stati mandati assolti dal primo giudice, per insussistenza del fatto.

 

  1. La Corte di Appello di Genova, con sentenza in data 18.05.2015, confermava integralmente la sentenza di primo grado, appellata dal Procuratore Generale, dalla parte civile e dall’imputato D.

 

Il Collegio rilevava che l’effettuazione di una indagine ecografica avrebbe consentito, come chiarito dai nominati periti, di visualizzare l’aneurisma; e che, nel caso di specie, le possibilità di rilevare la presenza dell’aneurisma erano particolarmente elevate, a causa delle cospicue dimensioni dello stesso. La Corte territoriale considerava che, su base statistica, la presentazione cosiddetta atipica dell’aneurisma addominale si riscontra in circa la metà dei casi e che la possibilità di pervenire ad una diagnosi adeguata è molto elevata. La Corte di Appello evidenziava, inoltre, che il paziente accusava forti e persistenti dolori addominali, che imponevano di giungere nel minor tempo possibile ad una diagnosi.

 

Sulla scorta di tali rilievi, la Corte di merito considerava che la mancata disposizione, da parte del D., dell’esecuzione, in via di urgenza, di una ecografia addominale e, in seguito, di una eventuale TAC, rappresentava una condotta omissiva caratterizzata da profili di colpa, per imperizia e per negligenza. In ordine alle possibilità salvifiche, rispetto alla verificazione dell’evento morte, derivanti dalla condotta attesa, il Collegio considerava che il rischio di esito infausto dell’intervento chirurgico dell’aneurisma dell’aorta, qualora non si versi in fase di rottura, è prossimo al 5%.

 

  1. Avverso la sentenza della Corte di Appello di Genova ha proposto ricorso per cassazione D.A., a mezzo del difensore. Il ricorso è affidato a quattro distinti motivi.

 

Con il primo motivo il ricorrente denuncia violazione di legge e vizio di motivazione, laddove i giudici di merito hanno rilevato un profilo di colpa a carico del sanitario, per l’omessa effettuazione dell’accertamento ecografico. L’esponente considera che non è stata valutata la condotta del ricorrente, che aveva disposto che il paziente venisse sottoposto a TAC il giorno successivo.

 

L’esponente si sofferma analiticamente sul vissuto ospedaliero del paziente G., giunto al Pronto Soccorso dell’Ospedale (OMISSIS) alle ore 14.29 del (OMISSIS) e deceduto alle ore 00.15 del (OMISSIS), dopo l’effettuazione, alle ore 17.00 del (OMISSIS), di un intervento chirurgico in emergenza.

 

La parte sottolinea che il D. ebbe a visitare il malato alle ore 22.08 del (OMISSIS), disponendo che il paziente fosse idratato con infusione, che gli fosse applicata una sonda rettale e, per il mattino seguente, che venissero eseguiti gli esami ematochimici preliminari all’esecuzione di una TAC con mezzo di contrasto.

 

L’esponente evidenzia di avere prescritto una infusione di Toradol alle ore 23.30, poichè il paziente lamentava dolore; e che, in mancanza di ulteriori segnalazioni da parte degli infermieri, smontò dal turno al mattino del giorno (OMISSIS), lasciando le consegne ai colleghi della divisione chirurgica ed informandoli che in Medicina Generale era ricoverato un paziente del quale occorreva farsi carico.

 

Ciò posto, il ricorrente osserva che, secondo i termini dell’imputazione, al D. si addebita di aver preso atto degli esiti della radiografia eseguita alle ore 19.00 del (OMISSIS), omettendo di effettuare in urgenza una ecografia o una TAC. L’esponente rileva che i giudici di merito hanno erroneamente affermato che una ecografia avrebbe consentito di individuare l’aneurisma, contraddicendo le indicazioni rese dagli stessi periti, i quali hanno chiarito che per avere un esito diagnostico soddisfacente occorreva eseguire una TAC, unico accertamento in grado di verificare l’eventuale rottura dell’aneurisma.

 

Il deducente considera che non può ritenersi colposa la mancata effettuazione di una ecografia, una volta chiarito che tale accertamento non sarebbe stato sufficiente a fini diagnostici, nel caso concreto, in presenza di gonfiore dell’addome. E sottolinea che la TAC non avrebbe dovuto essere necessariamente preceduta da una ecografia.

 

L’esponente ritiene che i giudici di merito siano incorsi nel travisamento della prova, sul punto di interesse.

 

Con il secondo motivo il ricorrente contesta l’erronea applicazione della legge penale, nella parte in cui i giudicanti hanno ritenuto colposa la condotta del D., per l’omessa effettuazione di accertamenti diagnostici in regime di urgenza. L’esponente ritiene che i giudici di merito, nell’effettuare la predetta valutazione, abbiano omesso di considerare una serie di circostanze di fatto, accertate in giudizio, indicative della assenza di condizioni di urgenza. Al riguardo, il ricorrente rileva che il paziente venne ricoverato al Pronto Soccorso con codice verde; sottolinea che la dott.ssa F., che ebbe a visitare il paziente alle 18.30, aveva disposto radiografie dell’addome e del torace, senza richiedere ulteriori accertamenti; ed evidenzia che il quadro clinico, all’atto della visita effettuata dal D. alle successive ore 22.30, non era molto diverso, da quello constatato dalla collega F.

 

L’esponente sottolinea che l’imputato aveva disposto una TAC da eseguire il giorno seguente, cioè a dire il (OMISSIS). E rileva che l’esecuzione di una TAC in urgenza presentava controindicazioni, atteso che le analisi evidenziavano l’alterazione dei valori della creatina. La parte ritiene che i giudici abbiano errato nell’individuare un profilo di colpa per imperizia a carico del prevenuto; e che sia stata obliterata la valutazione che era stata espressa dal consulente tecnico di parte.

 

Con il terzo motivo il deducente osserva che quand’anche si ritenesse che la condotta del D. sia da ricondurre a colpa per imperizia, andava comunque valutato il grado della colpa, alla luce della norma di cui all’art. 3, legge n. 189 del 2012. Al riguardo, considera che occorreva valutare se il medico si fosse attenuto, o meno, alle linee guida e se in tale ambito emergessero profili di colpa grave. Sul punto, l’esponente sottolinea che la valutazione giudiziale deve tenere conto delle condizioni del soggetto agente e del contesto in cui il sanitario si è trovato ad operare.

 

Con il quarto motivo viene denunciato il vizio motivazionale con riguardo alla riferibilità causale dell’evento alla condotta dell’imputato. Dopo aver richiamato arresti giurisprudenziali di legittimità sul tema della causalità omissiva, la parte osserva che, nel caso di specie, i giudici si sono limitati a riportare le percentuali di sopravvivenza nei casi di interventi di eleziotie, senza spiegare come possa affermarsi che la diversa condotta attesa avrebbe evitato l’evento concretamente verificatosi.

 

Il ricorrente ha depositato memoria, osservando che la parte civile costituita ha accettato, in via transattiva, a definizione del danno, la somma offerta da Carige Assicurazioni.

 

E’ stata versata in atti dichiarazione di revoca della costituzione di parte civile, ad opera del difensore e procuratore di Ch. B.

 

Motivi della decisione

 

  1. Il ricorso in esame muove alle considerazioni che seguono.

 

Giova soffermarsi sulle questioni affidate al secondo ed al terzo motivo di ricorso, evidenziando che il percorso motivazionale sviluppato dalla Corte territoriale appare effettivamente carente, in riferimento al tema della ascrivibilità colposa della condotta omissiva, che si assume sia stata posta in essere dal sanitario. E, in previsione della indagine rimessa al giudice di merito, che dovrà valutare se le linee guida che orientano il professionista, rispetto al caso di giudizio, siano attinenti a profili di diligenza, oltre che di perizia, si verranno pure a svolgere considerazioni di ordine generale, sulla natura e sul contenuto delle linee guida.

 

Nelle more del presente giudizio, è stata inserita nell’ordinamento l’inedita fattispecie, in tema di responsabilità sanitaria, dettata dalla L. 8 novembre 2012, n. 189, art. 3, ove è stabilito: “L’esercente la professione sanitaria che nello svolgimento della propria attività si attiene a linee guida e buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica non risponde penalmente per colpa lieve”.

 

pecie di omicidio colposo dell’esercente la professione sanitaria: non di meno, sRichiamando, in via di estrema sintesi, l’orientamento espresso dalla giurisprudenza di legittimità nel procedere alla ermeneusi della norma ora citata, si osserva che la Corte regolatrice ha chiarito che la novella esclude la rilevanza penale della colpa lieve, rispetto a quelle condotte lesive che abbiano osservato linee guida o pratiche terapeutiche mediche virtuose, purchè esse siano accreditate dalla comunità scientifica. In particolare, si è evidenziato che la norma ha dato luogo ad una abolitio criminis parziale degli artt. 589 e 590 c.p., avendo ristretto l’area penalmente rilevante individuata dalle predette norme incriminatrici, giacchè oggi vengono in rilievo unicamente le condotte qualificate da colpa grave (Sez. 4, Sentenza n. 11493 del 24/01/2013, dep. 11/03/2013, Rv. 254756; Sez. 4, Sentenza n. 16237 del 29/01/2013, dep. 09/04/2013, Rv. 255105).

 

Le considerazioni sin qui svolte consentono, allora, di chiarire quale incidenza debba assegnarsi alla nuova normativa, rispetto al presente procedimento. Occorre in questa sede ribadire che la parziale abrogazione, determinata dalla L. 8 novembre 2012, n. 189, art. 3, delle fattispecie di cui agli artt. 589 e 590 c.p., qualora il soggetto agente sia un esercente la professione sanitaria, determina un problema di diritto intertemporale, che trova regolamentazione alla luce della disciplina legale. Come meglio si vedrà nel prosieguo, la restrizione della portata dell’incriminazione ha avuto luogo attraverso due passaggi: l’individuazione di un’area fattuale costituita da condotte aderenti ad accreditate linee guida; e l’attribuzione di rilevanza penale, in tale ambito, alle sole condotte connotate da colpa grave, poste in essere nell’attuazione in concreto delle direttive scientifiche.

 

Pertanto, nell’ambito delle richiamate fattispecie incriminatrici, la rilevanza penale è da ritenersi circoscritta alla sola colpa grave (Cass. Sez. 4, Sentenza n. 16237 del 29/01/2013, dep. 09/04/2013, cit.). E deve pure richiamarsi l’insegnamento espresso dalla giurisprudenza di legittimità con la sentenza da ultimo citata, ove si è evidenziato che tale struttura della riforma in tema di responsabilità sanitaria ha realizzato un caso di abolitio criminis parziale; che si è in presenza di norma incriminatrice speciale, che sopravviene e che restringe l’area applicativa della norma anteriormente vigente; che si sono succedute nel tempo norme in rapporto di genere a specie: due incriminazioni di cui quella successiva restringe l’area del penalmente rilevante individuata da quella anteriore, ritagliando implicitamente due sottofattispecie, quella che conserva rilievo penale (in caso di colpa grave) e quella che, invece, diviene penalmente irrilevante (qualora sia accertata la colpa lieve), oggetto di abrogazione.

 

L’evidenziato parziale effetto abrogativo comporta, conseguentemente, l’applicazione della disciplina dettata dall’art. 2 c.p., comma 2, e quindi l’efficacia retroattiva del combinato disposto di cui alla L. n. 189 del 2012, art. 3, e artt. 589 e 590 c.p.. Del resto, la giurisprudenza delle Sezioni Unite di questa Suprema Corte hanno chiarito che il fenomeno dell’abrogazione parziale ricorre allorchè tra due norme incriminatrici che si avvicendano nel tempo esiste una relazione di genere a specie (Sez. Un., 27 settembre 2007, Magera, Rv. 238197; Sez. Un. 26 marzo 2003, Giordano, Rv. 224607).

 

  1. Ciò premesso, è dato cogliere la portata delle ricadute, nel presente procedimento, pendente in sede di merito alla data di entrata in vigore della novella del 2012, derivanti dall’operatività del disposto di cui all’art. 2 c.p., comma 2. Nel caso che occupa, ovviamente, l’originario capo di imputazione non è stato calibrato, rispetto alla morfologia della sopravvenuta sottofattistante la natura della contestazione elevata all’odierno imputato – chiamato a rispondere del delitto di omicidio ex art. 589 c.p., colposamente perpetrato dall’agente, in assunto, proprio nella sua qualità di medico chirurgo ospedaliero – la Corte di Appello, avanti alla quale si è celebrato il relativo giudizio, nell’anno 2015, aveva il dovere di esaminare d’ufficio la regiudicanda, per effetto dell’art. 2 c.p., comma 2, tenendo conto della intervenuta parziale abrogazione della norma incriminatrice, ad opera della richiamata L. n. 189 del 2012. La Corte distrettuale avrebbe, cioè, dovuto verificare, in punto di fatto, se la condotta poteva dirsi aderente ad accreditate linee guida; e se la stessa fosse connotata da colpa grave, nell’attuazione in concreto delle direttive scientifiche.

 

Di converso, come emerge dalla sentenza impugnata, le valutazioni effettuate in ordine alla colpa prescindono da ogni considerazione rispetto al tema delle linee guida e delle prassi terapeutiche, come sopra delineato; e neppure alcuna verifica è stata operata in riferimento al grado della colpa, ascrivibile al prevenuto. Non sfugge che, nella giurisprudenza di legittimità, si registrano decisioni ove si è osservato che è privo di adeguata specificità il motivo di ricorso che difetti della necessaria indicazione in termini puntuali delle linee guida alle quali la condotta dei medici si sarebbe conformata (Sez. 4, Sentenza n. 7951, in data 08/10/2013 Rv. 259333; Sez. 4, Sentenza n. 21243 del 18.12.2014, Rv. 263493).

 

Occorre, al riguardo, considerare, che la ratio decidendi delle richiamate sentenze si incentra sull’analisi dei criteri formali di redazione del ricorso per cassazione per vizio motivazionale e sui relativi oneri di allegazione, che gravano sulla parte deducente.

 

Ciò posto, deve ritenersi che le valutazioni che si sono sopra espresse, in ordine alla doverosa applicazione, da parte del giudice della cognizione, delle regole dettate nella parte generale del codice penale, sul tema del diritto intertemporale, a fronte di abrogatio criminis che riguardi la fattispecie di reato oggetto dell’addebito sottoposto al suo esame, dischiudono uno scenario interpretativo che impinge la declinazione pratica dei principi fondanti il giure penale, dettati dall’art. 2 c.p., comma 2, in ordine alla retroattività degli effetti della norma abrogatrice.

 

Deve dunque affermarsi il seguente principio di diritto, in base al quale, nei procedimenti pendenti alla data di entrata in vigore della L. n. 189 del 2012, art. 3, relativi ad ipotesi di omicidio o lesioni colpose ascritte all’esercente la professione sanitaria, in un ambito regolato da linee guida, di talchè il processo verta sulla loro applicazione, stante l’intervenuta parziale abrogatio criminis delle richiamate fattispecie, in osservanza dell’art. 2 c.p., comma 2, occorre procedere d’ufficio all’accertamento del grado della colpa, giacchè le condotte qualificate da colpa lieve sono divenute penalmente irrilevanti.

 

Osserva, pertanto, il Collegio che, nel caso che occupa, l’omessa verifica dei margini di operatività della parziale decriminalizzazione, operata dalla L. n. 189 del 2012, rispetto alla fattispecie di omicidio colposo, contestata anteriormente alle modifiche del 2012 ed oggetto di procedimento pendente alla data di entrata in vigore della novella, sia questione che involge la doverosa osservanza, da parte del giudice del merito, delle disposizioni che regolano la successione nel tempo di norme incriminatrici, ai sensi dell’art. 2 c.p., comma 2; e che la doglianza, articolata in sede di ricorso per cassazione, circa la carenza motivazionale derivante dall’omessa applicazione della sopravvenuta disposizione abrogratrice, nella valutazione del grado della colpa del sanitario, secondo il canone della retroattività della norma più favorevole, refluisce quale denuncia di violazione della legge penale, con riferimento al mancato accertamento dell’elemento soggettivo della fattispecie, come delineato dalla più favorevole normativa sostanziale sopravvenuta, di talchè il motivo di ricorso non può qualificarsi come inammissibile per carenza di allegazioni (cfr. Sez. 4, Sentenza n. 46979 del 10/11/2015, dep. 26/11/2015, Rv. 265053).

 

  1. L’ordine di considerazioni che precede impone pertanto di annullare la sentenza impugnata, vulnerata dall’omessa doverosa applicazione della sopravvenuta disciplina più favorevole, in tema di responsabilità dell’esercente la professione sanitaria, con rinvio al giudice di merito, per nuovo esame relativo alla sussistenza ed al grado degli eventuali profili di ascrivibilità colposa della condotta. Come sopra evidenziato, si tratta di un tema che ha acquisito autonoma rilevanza, proprio per effetto della disposizione di cui alla L. 8 novembre 2012, n. 189, art. 3, entrata in vigore successivamente rispetto alla sentenza di primo grado, resa il 5.10.2012, di talchè la Corte territoriale, al fine di verificare l’applicabilità o meno della intervenuta parziale abrogazione del reato in addebito, avrebbe dovuto soffermarsi sul tema relativo al grado della colpa, nel dare corso alla valutazione della condotta posta in essere del sanitario, parametrata rispetto alle linee guida ed alle buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica di riferimento.

 

3.1 A questo punto della trattazione, si richiamano, con le precisazioni che seguono, le indicazioni di ordine metodologico offerte da questa Corte regolatrice, volte ad orientare la complessa – e, per certi effetti, inedita – valutazione che è rimessa ai giudice di merito, in riferimento al tema della graduazione della colpa, posto che il legislatore ha attribuito rilievo penale alle sole condotte lesive connotate da colpa non lieve.

 

Al riguardo si è precisato, muovendo dalla generale considerazione che la colpa costituisce la violazione di regole di comportamenti aventi funzione cautelare, che un primo parametro, nella graduazione della colpa, attiene al profilo riguardante la misura della divergenza tra la condotta effettivamente tenuta e quella che era da attendersi, sulla base della norma cautelare che si doveva osservare.

 

Sul punto, si è sottolineato che possono venire in rilievo, nel determinare la misura del rimprovero, sia le specifiche condizioni del soggetto agente ed il suo grado di specializzazione, sia la situazione ambientale, di particolare difficoltà, in cui il professionista si è trovato ad operare. E preme sottolineare che la giurisprudenza di legittimità ha chiarito che il giudice di merito deve procedere ad una valutazione complessiva di tali indicatori – come pure di altri, quali l’accuratezza nell’effettuazione del gesto clinico, le eventuali ragioni di urgenza, l’oscurità del quadro patologico, la difficoltà di cogliere e legare le informazioni cliniche, il grado di atipicità o novità della situazione data e così di seguito – al fine di esprimere la conclusiva valutazione sul grado della colpa, ponendo in bilanciamento fattori anche di segno contrario, che ben possono coesistere nell’ambito della fattispecie esaminata, non dissimilmente da quanto avviene in tema di concorso di circostanze.

 

Pur nella consapevolezza della natura discrezionale della valutazione di cui si tratta, la Corte regolatrice ha precisato che si può ragionevolmente parlare di colpa grave solo quando si sia in presenza di una deviazione ragguardevole rispetto all’agire appropriato, rispetto al parametro dato dal complesso delle raccomandazioni contenute nelle linee guida di riferimento, quando cioè il gesto tecnico risulti marcatamente distante dalle necessità di adeguamento alle peculiarità della malattia ed alle condizioni del paziente; e che, all’opposto, quanto più la vicenda risulti problematica, oscura, equivoca o segnata dall’impellenza, tanto maggiore dovrà essere la propensione a considerare lieve l’addebito nei confronti del professionista che, pur essendosi uniformato ad una accreditata direttiva, non sia stato in grado di produrre un trattamento adeguato e abbia determinato, anzi, la negativa evoluzione della patologia (cfr. Cass. Sez. 4, Sentenza n. 16237 del 29/01/2013, dep. 09/04/2013, cit.).

 

3.2 Ci si sofferma ora sulla ulteriore questione relativa alla natura ed al contenuto delle linee guida, richiamate dalla novella del 2012.

 

I tratti qualificanti la riforma sono stati individuati da un lato nella distinzione tra colpa lieve e colpa grave, per la prima volta normativamente introdotta nell’ambito della disciplina penale dell’imputazione soggettiva; dall’altro, nella valorizzazione delle linee guida e delle virtuose pratiche terapeutiche, purchè corroborate dal sapere scientifico.

 

Il tema relativo ai criteri con in quali, in sede giudiziaria, si debba procedere alla verifica di conformità alla linee guida della condotta dell’esercente la professione sanitaria, ai fini dello scrutinio della responsabilità penale, introdotto dalla novella del 2012, impone di richiamare, in via di estrema sintesi, i pregressi orientamenti giurisprudenziali, sviluppatisi sulla materia di interesse, al fine di cogliere i tratti distintivi, e qualificanti, della recente riforma.

 

Come noto, la giurisprudenza risalente affermava che in tema di colpa professionale – e medica, in specie – almeno quando la prestazione professionale comportasse la soluzione di problemi tecnici di particolare difficoltà, era rilevante ai fini della responsabilità penale la sola colpa grave, in conformità a quanto previsto, in tema di responsabilità civile, dall’art. 2236 c.c..

 

A tale conclusione quella giurisprudenza perveniva anche in omaggio al principio dell’unitarietà dell’ordinamento giuridico, ritenendosi arduo ipotizzare che uno stesso comportamento potesse essere civilmente lecito e penalmente illecito; e, per quelle sentenze, costituiva colpa grave “quella derivante da inescusabilità dell’errore o da ignoranza di principi elementari attinenti all’esercizio dell’attività sanitaria” (Cass. 23 agosto 1994, Leone, Rv 199757; Cass. 25 maggio 1987, Tornei, Rv 176606). Il limite della colpa grave veniva solitamente riferito alla sola colpa per imperizia (quella cioè derivante dalla violazione delle leges artis), mentre rispetto alla negligenza e all’imprudenza si riteneva che la valutazione dell’attività del medico dovesse essere improntata a criteri di normale severità. La giurisprudenza, cioè, affermava che solo quando il medico deve risolvere problemi diagnostici e terapeutici in presenza di un quadro patologico complesso e passibile di diversificati esiti, nonchè della necessità di agire con urgenza, l’eventuale errore nel quale il sanitario sia incorso, e che abbia condotto a morte o lesione personale del paziente, può essere valutato sulla base del parametro individuato dall’art. 2236 c.c.; e che, viceversa, quando non si presenti una situazione emergenziale, ovvero quando il caso non implichi problemi di particolare difficoltà, così come quando venga in rilievo la negligenza o l’imprudenza, i canoni valutativi della condotta colposa devono essere quelli ordinariamente adottati nel campo della responsabilità penale per la causazione di danni alla vita o all’integrità fisica delle persone, con la particolarità che il medico deve sempre attenersi alla regola della massima diligenza e prudenza (Sez. 4^, sentenza n. 6650 del 27 gennaio 1984, Rv 165329; Sez. II, sentenza n. 11695, 23 agosto 1994, Rv 199757).

 

Sul punto, occorre rilevare che la Corte Costituzionale, chiamata a stabilire se la più antica e benevola giurisprudenza di legittimità in tema di colpa penale nell’esercizio della professione medica (ma anche di altre professioni) basata sul già citato art. 2236 c.c., fosse compatibile con il principio di uguaglianza, ha affermato in una risalente pronuncia che la richiamata deroga alla disciplina generale della responsabilità per colpa, nei casi previsti da quella disposizione di legge, aveva una adeguata ragione d’essere, dovendo essere applicata solo ai casi in cui la prestazione professionale comportava la soluzione di problemi tecnici di speciale difficoltà ed essendo contenuta entro il circoscritto tema della perizia (Corte Costituzionale, sentenza n. 166 del 1973).

 

3.3 Il suddetto orientamento è stato però messo in discussione dalla stessa giurisprudenza di legittimità, la quale ha negato l’applicabilità del principio di cui all’articolo 2236 cod. civ. al diritto penale, affermando che in questa materia avrebbero dovuto trovare esclusivo accoglimento gli ordinari criteri di valutazione della colpa di cui all’art. 43 c.p., secondo il parametro consueto dell’homo eiusdem professionis et condicionis, arricchito delle eventuali maggiori conoscenze dell’agente concreto. (Sez. 4, sentenza n. 11733, del 2 giugno 1987, Rv. 177085; Sez. 4, sentenza n. 11007, del 28 aprile 1994, Rv. 200387). La giurisprudenza negli ultimi lustri ha quindi costantemente rilevato che nella valutazione in ambito penale della cosiddetta colpa medica non trova applicazione il principio civilistico della rilevanza soltanto della colpa grave, la quale assume eventuale rilievo solo ai fini della graduazione della pena (Sez. 4, sentenza n. 46412, 28 ottobre 2008, Rv. 242251).

 

3.4 Orbene, il richiamato orientamento interpretativo basato sulla nozione di culpa levis, contrapposta a quello di culpa lata, è oggi destinato ad una nuova considerazione, alla luce della disposizione contenuta nel già citata L. 8 novembre 2012, n. 189, art. 3, comma 1. Come detto, la norma esclude la rilevanza penale delle condotte connotate da colpa lieve, che si collochino all’interno dell’area segnata da linee guida o da virtuose pratiche mediche, purchè esse siano accreditate dalla comunità scientifica. Il legislatore ha reintrodotto nel diritto penale – con esclusivo riferimento agli esercenti la professione sanitaria – il concetto di colpa lieve che, secondo la ormai consolidata giurisprudenza della Corte di cassazione, non avrebbe potuto trovare applicazione nelle ipotesi di colpa professionale, neppure limitatamente ai casi in cui “la prestazione implica la soluzione di problemi tecnici di speciale difficoltà”, previsti dall’art. 2236 c.c.. La modifica normativa riporta, quindi, all’attualità i concetti di colpa lieve e di colpa grave, che vengono ad intrecciarsi con l’ulteriore questione posta dalla novella del 2012, concernente l’impiego, in sede giudiziaria, delle “linee guida” e delle “buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica”.

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Analizzando il tema relativo alla natura ed al contenuto delle linee guida, occorre considerare che, secondo gli approdi della comunità scientifica internazionale, esse costituiscono “raccomandazioni di comportamento clinico, elaborate mediante un processo di revisione sistematica della letteratura e delle opinioni scientifiche, al fine di aiutare medici e pazienti a decidere le modalità assistenziali più appropriate in specifiche situazioni cliniche”. La dottrina epistemologica italiana ha poi osservato che le linee guida si sostanziano in raccomandazioni di comportamento clinico, con diverso grado di cogenza, presuppongono l’esistenza e la plausibilità di molteplici comportamenti degli esercenti le professioni sanitarie, a fronte della medesima situazione data e sono volte a ridurre la variabilità e la soggettivizzazione dei comportamenti clinici.

 

Questa Suprema Corte ha evidenziato che il legislatore ha colto l’importanza del sapere scientifico e tecnologico consolidatosi in forma agevolmente disponibile in ambito applicativo ed ha, al contempo, richiesto il sicuro, condiviso accreditamento delle direttive codificate; con la precisazione che le direttive di cui si discute non sono in grado di offrire standard legali precostituiti; e che esse non divengono, cioè, regole cautelari, secondo il classico modello della colpa specifica (Sez. 4, Sentenza n. 16237 del 29/01/2013, cit.). Sul punto, si è evidenziato che si tratta di un prodotto multiforme, originato da una pluralità di fonti, con diverso grado di affidabilità; e che tali direttive vengono in rilievo, nel momento in cui si procede alla valutazione ex ante della condotta dell’esercente la professione sanitaria, tipica del giudizio sulla colpa, valutazione che deve essere rapportata alla difficoltà delle valutazioni richieste al professionista. La giurisprudenza di legittimità ha anche precisato che il terapeuta complessivamente avveduto ed informato, attento alle linee guida, non sarà rimproverabile quando l’errore sia lieve, ma solo quando esso si appalesi rimarchevole; che, alla stregua della nuova legge, le linee guida accreditate operano come direttiva scientifica per l’esercente le professioni sanitarie; e che la loro osservanza costituisce uno scudo protettivo contro istanze punitive che non trovino la loro giustificazione nella necessità di sanzionare penalmente (Sez. 4, Sentenza n. 47289 del 09/10/2014, dep. 17/11/2014, Rv. 260739).

 

3.5 A questo punto della trattazione, procedendo nell’analisi volta all’esatta individuazione degli effetti parzialmente abrogativi delle fattispecie di omicidio e lesioni colpose, resta da verificare se l’esonero di responsabilità, per colpa lieve ex lege n. 189/2012, possa essere limitato alla sola colpa per imperizia.

 

Giova sgombrare il campo da un possibile fattore di mera suggestione: nessuna conducenza, ai fini di interesse, può oggi essere riconosciuta alle indicazioni interpretative espresse dalla Corte Costituzionale, con la richiamata sentenza n. 166 del 1973. Al riguardo, basta rilevare che la Corte costituzionale fu chiamata a verificare se fosse compatibile con il principio di uguaglianza l’operatività, per i soli professionisti con titolo accademico, dei principi dettati dall’art. 2236 c.c., per il caso di prestazione professionale comportante la soluzione di problemi tecnici di speciale difficoltà e riguardanti, pacificamente, l’esclusivo ambito della perizia; e la Corte Costituzionale ebbe a considerare che l’applicazione, in sede penale, della richiamata disposizione civilistica, comportava una deroga alla disciplina generale della responsabilità per colpa che trovava un’adeguata ragion d’essere e che comunque era contenuta entro il circoscritto tema della perizia; di talchè ritenne che non vi fosse alcuna lesione del principio d’eguaglianza.

 

3.6 Tanto chiarito, osserva il Collegio che la soluzione del quesito che occupa non può che discendere dall’analisi dell’inedito dato normativo, di cui alla L. 8 novembre 2012, n. 189, art. 3, comma 1; e dalle sue interazioni con le regole generali in tema di colpa, contenute nell’art. 43 c.p..

 

Sul punto, deve registrarsi che diverse decisioni della Corte regolatrice hanno affermato che la nuova disciplina trova il suo terreno di elezione nell’ambito dell’imperizia; e che la limitazione di responsabilità in caso di colpa lieve opera soltanto per le condotte professionali conformi alle linee guida contenenti regole di perizia e non si estende agli errori connotati da negligenza o imprudenza (Sez. 4, Sentenza n. 11493 del 24/01/2013, Rv. 254756;

 

Sez. 4, Sentenza n. 16944 del 20/03/2015, Rv. 263389; Sez. 4, Sentenza n. 26996 del 27/04/2015, Rv. 263826;). Si tratta di arresti che muovono dal rilievo che le linee guida contengono solo regole di perizia. In altre sentenze, si è peraltro rilevato che la limitazione della responsabilità in caso di colpa lieve prevista dal D.L. 13 settembre 2012, n. 158, art. 3, convertito in L. 8 novembre 2012, n. 189, pur trovando terreno d’elezione nell’ambito dell’imperizia, può tuttavia venire in rilievo anche quando il parametro valutativo della condotta dell’agente sia quello della diligenza (Sez. 4, Sentenza n. 45527 in data 01/07/2015, dep. 16/11/2015, Rv. 264897; Sez. 4, Sentenza n. 47289 del 9.10.2014, dep. il 17.11.2014, Rv. 260739). In tali decisioni, viene evidenziata la possibile rilevanza esimente della colpa lieve, per l’esercente la professione sanitaria, anche rispetto ad addebiti diversi dall’imperizia; ciò in quanto non può escludersi che le linee guida pongano raccomandazioni rispetto alle quali il parametro valutativo della condotta del soggetto agente sia quello della diligenza, come nel caso in cui siano richieste prestazioni che riguardino più la sfera della accuratezza, che quella della adeguatezza professionale.

 

Per la soluzione dell’apparente contrasto – posto che le diverse decisioni riportano la comune opinione, in base alla quale la colpa per imperizia costituisce il terreno di elezione per l’operatività della novella in tema di responsabilità sanitaria – appare utile richiamare le considerazioni, sopra svolte, circa il reale contenuto delle raccomandazioni raccolte nelle linee guida, non prima di essersi soffermati su specifici dati testuali della novella. Giova, infatti, ricordare che la L. 8 novembre 2012, n. 189, art. 3, comma 1, è rubricato “Responsabilità professionale dell’esercente le professioni sanitarie”; che il citato art. 3, comma 1, ha ad oggetto l’attività dell’Esercente la professione sanitaria”; che, nel commentare la disposizione in esame, la dottrina non ha mancato di sottolineare che l’intervento legislativo riguarda i “professionisti” del settore sanitario; e che le linee guida non contengono raccomandazioni solo in riferimento all’attività del personale medico, ma anche rispetto all’ambito di intervento dei diversi professionisti che, con specifiche e diversificate competenze, operano nel settore della sanità. Si tratta di un assunto che trova pratico conforto proprio nelle numerose linee guida ad oggi disponibili, distinte secondo la tipologia dei diversi operatori sanitari – personale medico o infermieristico – chiamati ad interagire, nella prestazione delle cure: si pensi, a tiolo di esempio, alle Linee guida sulla Gravidanza fisiologica che, nel delineare il relativo modello assistenziale, affidano la presa in carico della partoriente alla ostetrica e prevedono, solo per il caso di complicazioni, il coinvolgimento di medici specializzati. E bene, nei casi ora richiamati, nei quali l’ambito di intervento comporta l’interazione con professioni sanitarie non mediche, alle regole di perizia, contenute nelle linee guida, si affiancano raccomandazioni che attengono ai parametri della diligenza, ovvero all’accuratezza operativa, nella prestazione delle cure.

 

3.6.1 A questo punto della disamina, deve considerarsi che la scienza penalistica non offre indicazioni di ordine tassativo, nel distinguere le diverse ipotesi di colpa generica, contenute nell’art. 43 c.p., comma 3. Al riguardo, voci di dottrina hanno osservato che gli obblighi di diligenza, prudenza e perizia richiamano indefinite regole di comune esperienza; e che neppure il tentativo di ancorare i giudizi di negligenza, imprudenza e imperizia alla astratta figura di un agente modello soddisfa la sottesa esigenza di tassatività. Tanto che, nella distinzione delle qualifiche di negligenza, imprudenza e imperizia, è stato pure osservato che la distinzione interna, tra negligenza e imprudenza, deve ritenersi di secondaria importanza. Con specifico riguardo alla qualificazione della perizia, si richiama poi l’insegnamento di accreditata dottrina, se pure risalente, ove, si considera che le condotte omissive possono integrare sia negligenza che imperizia.

 

L’indefinitezza delle regole di diligenza è poi comprovata dalla variegata tipologia di obblighi, nel solo settore della responsabilità sanitaria, che alle stesse sono stati ritenuti riconducibili, nell’esperienza giudiziaria. Si pensi agli obblighi informativi posti a carico del capo dell’equipe chirurgica (Sez. 4, Sentenza n. 3456 del 24/11/1992, Rv. 198445) ed a quelli relativi alla omessa richiesta di intervento di specialisti, in ausilio, da parte del terapeuta (Sez. 4, Sentenza n. 11086 del 15/06/1984, Rv.

 

167080), tutti riferibili a regole di diligenza. Si ritiene, pertanto, che allo stato della elaborazione scientifica e giurisprudenziale, neppure la distinzione tra colpa per imprudenza (tradizionalmente qualificata da una condotta attiva, inosservante di cautele ritenute doverose) e colpa per imperizia (riguardante il comportamento, attivo od omissivo, che si ponga in contrasto con le leges artis) offra uno strumento euristico conferente, al fine di delimitare l’ambito di operatività della novella sulla responsabilità sanitaria; ciò in quanto si registra una intrinseca opinabilità, nella distinzione tra i diversi profili della colpa generica, in difetto di condivisi parametri che consentano di delineare, in termini tassativi, ontologiche diversità, nelle regole di cautela.

 

  1. Le considerazioni sin qui svolte conducono al seguente approdo: la valutazione che il giudice di merito deve effettuare, rispetto all’ambito di operatività della scriminate introdotta nell’ordinamento dalla novella del 2012, in base alla quale è esclusa la rilevanza penale delle condotte connotate da colpa lieve che si collochino all’interno dell’area segnata da linee guida o da virtuose pratiche mediche accreditate dalla comunità scientifica, non può che poggiare sul canone del grado della colpa, costituente la chiave di volta dell’impianto normativo delineato dalla L. n. 189 del 2012, art. 3. Altrimenti detto, il giudice di merito, a fronte di linee guida che comunque operino come direttiva scientifica per gli esercenti le professioni sanitarie, in riferimento al caso concreto, e ciò sia rispetto a profili di perizia che, più in generale, di diligenza professionale, deve procedere alla valutazione della graduazione della colpa, secondo il parametro della misura della divergenza tra la condotta effettivamente tenuta e quella che era da attendersi, sulla base della norma cautelare che si doveva osservare.

 

E, nel determinare la misura del rimprovero, oltre a tutte le evenienze già sopra ricordate, deve considerare il contenuto della specifica raccomandazione clinica che viene in rilievo, di talchè il grado della colpa sarà verosimilmente elevato, nel caso di inosservanza di elementari doveri di accuratezza. Il delineato paradigma valutativo della responsabilità sanitaria appare coerente rispetto alla cornice legale di riferimento, posto che la L. n. 189 del 2012, art. 3, non contiene alcun richiamo al canone della perizia, nè alla particolare difficoltà del caso clinico; e rispondente alle istanze di tassatività, che permeano lo statuto della colpa generica, posto che il giudice, nella graduazione della colpa, deve tenere conto del reale contenuto tecnico della condotta attesa, come delineato dalla raccomandazione professionale di riferimento.

 

In conclusione, sulla base della norma contenuta nella L. 8 novembre 2012, n. 189, art. 3, comma 1, in combinato disposto con l’art. 43 c.p., comma 3, deve affermarsi il seguente principio di diritto: la limitazione di responsabilità, in caso di colpa lieve, può operare, per le condotte professionali conformi alle linee guida ed alle buone pratiche, anche in caso di errori che siano connotati da profili di colpa generica diversi dalla imperizia.

 

  1. Per quanto detto, la sentenza impugnata deve essere annullata con rinvio alla Corte di Appello di Genova per nuovo esame. Il giudice del rinvio dovrà stabilire se il fatto si collochi nella sottofattispecie abrogata o in quella ancora vigente. L’indagine si muoverà con le cadenze imposte dalla riforma. Posto che l’innovazione esclude la rilevanza penale delle condotte connotate da colpa lieve, che si collochino all’interno dell’area segnata da linee guida o da pratiche mediche scientificamente accreditate, si dovrà valutare se, nelle ore in cui l’imputato ebbe a gestire il paziente, successivamente al ricovero, siano state omesse le possibili, e dovute, attività diagnostiche, secondo le raccomandazioni contenute nelle Linee guida di riferimento; e, in tale eventualità, dovrà essere chiarito se, nella omissione, vi sia stata colpa lieve o grave. Resta assorbito ogni ulteriore motivo di censura.

 

P.Q.M.

 

Annulla la sentenza impugnata con rinvio alla Corte di Appello di Genova per nuovo esame.

Così deciso in Roma, il 11 maggio 2016.

 

Depositato in Cancelleria il 6 giugno 2016

 

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DIRITTO PENALE, RACCOLTA RIFIUTI, DISCARICA RIFIUTI AVVOCATO PENALISTA VICENZA AVVOCATO PENALISTA TREVISO

DIRITTO PENALE, RACCOLTA RIFIUTI, DISCARICA RIFIUTI

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AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA AVVOCATO PENALISTA RIMINI AVVOCATO PENALISTA RAVENNA

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MALASANITA’ BOLOGNA MALASANITA’ COME OTTENERE IL GIUSTO RISARCIMENTO

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ACHIAMA PEN3

 

 

DIRITTO PENALE, RACCOLTA RIFIUTI, DISCARICA RIFIUTI AVVOCATO PENALISTAVICENZA AVVOCATO PENALISTA TREVISO Va poi ricordato che per «raccolta» si intende, secondo quanto stabilito dall’art. 183, comma 1, lettera o) d.lgs. n. 152/06 «il prelievo dei rifiuti, compresi la cernita preliminare e il deposito, ivi compresa la gestione dei centri di raccolta (definiti nel medesimo comma) ai fini del loro trasporto in un impianto di trattamento», mentre la lettera aa) del medesimo articolo definisce lo stoccaggio come «le attività di smaltimento consistenti nelle operazioni di deposito preliminare di rifiuti di cui al punto D15 dell’Allegato B alla parte quarta del decreto ( e cioè il deposito preliminare prima di una delle operazioni di cui ai punti da D1 a D14, escluso il deposito temporaneo, prima della raccolta, nel luogo in cui sono prodotti) nonché le attività di recupero consistenti nelle operazioni di messa in riserva di rifiuti di cui al punto R13 dell’Allegato C alla medesima parte quarta (e cioè la messa in riserva di rifiuti per sottoporli a una delle operazioni indicate nei punti da R1 a R12 escluso il deposito temporaneo, prima della raccolta, nel luogo in cui sono prodotti)».

 ACPENGRANDE

La discarica abusiva dovrebbe presentare, tendenzialmente, una o più tra le seguenti caratteristiche, la presenza delle quali costituisce valido elemento per ritenere configurata la condotta vietata: accumulo, più o meno sistematico, ma comunque non occasionale, di rifiuti in un’area determinata; eterogeneità dell’ammasso dei materiali; definitività del loro abbandono; degrado, quanto meno tendenziale, dello stato dei luoghi per effetto della presenza dei materiali in questione.

 

Si è ulteriormente precisato che il reato di discarica abusiva è configurabile anche in caso di accumulo di rifiuti che, per le loro caratteristiche, non risultino raccolti per ricevere nei tempi previsti una o più destinazioni conformi alla legge e comportino il degrado dell’area su cui insistono, anche se collocata all’interno dello stabilimento produttivo (Sez. III n. 41351, 6 novembre 2008; n. 2485, 17 gennaio 2008; n. 10358, 9 marzo 2007).

 

Resta inoltre da considerare, con riferimento al reato di abbandono, che ai fini della sua configurabilità rileva anche la posizione di titolare di imprese o responsabile di ente dell’agente, come tale dovendosi intendere chiunque abbandoni rifiuti nell’ambito di una attività economica esercitata anche di fatto, indipendentemente da una qualificazione formale sua o dell’attività medesima (principio ribadito in Sez. III n. 38364, 18 settembre 2013).

 

 ACHIAMA PEN

 

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

TERZA SEZIONE PENALE

 

STALKING ART 612 BIS CP : sufficiente che gli atti persecutori abbiano un effetto destabilizzante della serenità dell’equilibrio psicologico della vittima

STALKING ART 612 BIS CP : sufficiente che gli atti persecutori abbiano un effetto destabilizzante della serenità dell’equilibrio psicologico della vittima

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

 

Dott. SAVERIO FELICE MANNINO                              – Presidente

Dott. AMEDEO FRANCO                                          – Consigliere

Dott. LUCA RAMACCI                                             – Consigliere rel.

Dott. CHIARA GRAZIOSI                                         – Consigliere

Dott. ALESSANDRO MARIA ANDRONIO                       – Consigliere

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

– sul ricorso proposto da CAMINOTTO CLAUDIO N. IL 04/07/1960

– avverso l’ordinanza n. 33/2013 TRIB. LIBERTA’ di TREVISO, del 16/05/2013

– sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. LUCA RAMACCI;

– sentite le conclusioni del PG Dott. G. VOLPE che ha concluso per il rigetto del ricorso

 

RITENUTO IN FATTO

  1. Il Tribunale di Treviso, con ordinanza del 16.5.2013 ha respinto la richiesta di riesame avverso il decreto di sequestro preventivo di un terreno di circa 2.000 mq, interessato dalla presenza di rifiuti eterogenei, emesso dal Giudice per le indagini preliminari il 14.3.2013 nei confronti di Claudio COMINOTTO, ipotizzandosi nei suoi confronti il reato di cui all’art. 256, comma 2 d.lgs. n.152/06.

Avverso tale pronuncia il predetto propone ricorso per cassazione.

DIRITTO PENALE MILITARE ,REATO DI PECULAO AGGRAVATO CASSAZIONE SEZIONI UNITE PENALI penale bologna

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come evitare la bancarotta fraudolenta, come difendersi dalla bancarotta fraudolenta, bancarotta fraudolenta quando, quando si verifica la bancarotta fraudolenta 1.IL CONCORSO DELL’ESTRANEO NELLA BANCAROTTAFRAUDOLENTA

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  1. Con un primo motivo di ricorso deduce la violazione di legge, rilevando che i giudici del riesame avrebbero erroneamente riqualificato il fatto, riconducendolo alla fattispecie contravvenzionale di cui ai commi 1 e 3 dell’art. 256 d.lgs. n. 152/06 ma, così facendo, avrebbero considerato fatti del tutto diversi da quelli per i quali si procede, stante la sostanziale differenza tra l’abbandono, la illecita gestione e la discarica di rifiuti.

  1. Con un secondo motivo di ricorso denuncia la mancanza del fumus del reato, in quanto la condotta contestata sarebbe inquadrabile esclusivamente nella fattispecie di cui all’art. 255 d.lgs. n.152/06, che prevede una sanzione amministrativa, trattandosi, nella fattispecie, di abbandono di rifiuti effettuato da soggetto non titolare di impresa o ente, non potendosi nei suoi confronti ipotizzare condotte tipiche di gestione di rifiuti né, tanto meno, di realizzazione o gestione di discarica abusiva.

  1. Con un terzo motivo di ricorso lamenta la insussistenza del periculum in mora rispetto al quale il Tribunale avrebbe omesso qualsivoglia motivazione.

  1. Con un quarto motivo di ricorso deduce, infine, la violazione dell’art. 40 cod. pen. rilevando che la responsabilità per i fatti oggetto di provvisoria incolpazione gli sarebbe stata attribuita esclusivamente per la sua qualità di proprietario, peraltro non esclusivo, del terreno, senza alcuna indicazione delle condotte materialmente poste in essere.

Insiste, pertanto, per l’accoglimento del ricorso.

CONSIDERATO IN DIRITTO

  1. Il ricorso è fondato.

E’ pacificamente riconosciuta al giudice del riesame la possibilità di una diversa qualificazione giuridica del fatto in relazione al quale è stato ravvisato il fumus commissi delicti, sebbene non possa porre a base della sua decisione un fatto diverso (cfr. Sez. I n. 41948, 30 ottobre 2009; Sez. VI n. 24126, 13 giugno 2008; Sez. V n. 48376, 23 dicembre 2004).

Nel caso in esame, il Tribunale ha posto in evidenza il dato fattuale dell’accumulo, sull’area oggetto di sequestro, di materiali di origine diversa (pneumatici di vario tipo con relativi cerchioni, bombole per gas di varie capacità, taniche in plastica, climatizzatori e condizionatori di varie dimensioni, batterie per autoveicoli, barattoli per grasso lubrificante, compressori per frigorifero, parti ed accessori per caldaie, una macchina agricola cingolata, due automobili, pannelli isolanti in poliuretano espanso, damigiane di vetro, fusti di latta, lastre di eternit, estintori, elettrodomestici, una bombola per azoto ed altri materiali di risulta ferrosi, idraulici sanitari ed edili) pacificamente qualificabili come rifiuti speciali.

Il Tribunale, considerata la eterogeneità dei materiali depositati e ritenuta verosimile la loro collocazione sul posto entro un periodo di tempo prolungato, ha superato l’originaria qualificazione di abbandono e ritenuto configurabile una ipotesi di illecita gestione, caratterizzata dalla raccolta e stoccaggio non autorizzati. Il Tribunale ha evidenziato, inoltre, che tale condotta si pone ai limiti della realizzazione di discarica abusiva.

  1. Ciò posto, deve tuttavia rilevarsi che, nel far ciò, la qualificazione operata dal Tribunale risulta comunque incerta, poiché ciò che caratterizza le diverse fattispecie dell’abbandono, della illecita gestione e della discarica abusiva è la volontà dell’agente rispetto alla successiva destinazione dei rifiuti, circostanza sulla quale il Tribunale non si è pronunciato.

  1. Invero, come si è già avuto modo di osservare, la volontà che sottende all’abbandono è sostanzialmente diretta a disfarsi ed a disinteressarsi completamente della cosa, mentre quella relativa alla raccolta è diretta a conservare i materiali per poter poi compiere sugli stessi una attività successiva, sia di riutilizzo o di smaltimento (Sez. III n. 17256, 7 maggio 2007, non massimata).

Va poi ricordato che per «raccolta» si intende, secondo quanto stabilito dall’art. 183, comma 1, lettera o) d.lgs. n. 152/06 «il prelievo dei rifiuti, compresi la cernita preliminare e il deposito, ivi compresa la gestione dei centri di raccolta (definiti nel medesimo comma) ai fini del loro trasporto in un impianto di trattamento», mentre la lettera aa) del medesimo articolo definisce lo stoccaggio come «le attività di smaltimento consistenti nelle operazioni di deposito preliminare di rifiuti di cui al punto D15 dell’Allegato B alla parte quarta del decreto ( e cioè il deposito preliminare prima di una delle operazioni di cui ai punti da D1 a D14, escluso il deposito temporaneo, prima della raccolta, nel luogo in cui sono prodotti) nonché le attività di recupero consistenti nelle operazioni di messa in riserva di rifiuti di cui al punto R13 dell’Allegato C alla medesima parte quarta (e cioè la messa in riserva di rifiuti per sottoporli a una delle operazioni indicate nei punti da R1 a R12 escluso il deposito temporaneo, prima della raccolta, nel luogo in cui sono prodotti)».

  1. Quanto alla discarica, va ricordato che una definizione giuridica è rinvenibile nell’articolo 2, comma primo, lettera g) d.lgs. 36/2003, ove si afferma che per discarica deve intendersi un’ area “adibita a smaltimento dei rifiuti mediante operazioni di deposito sul suolo o nel suolo, compresa la zona interna al luogo di produzione dei rifiuti adibita allo smaltimento dei medesimi da parte del produttore degli stessi, nonché qualsiasi area ove i rifiuti sono sottoposti a deposito temporaneo per più di un anno”.

Aggiunge la richiamata disposizione che “sono esclusi da tale definizione gli impianti in cui i rifiuti sono scaricati al fine di essere preparati per il successivo trasporto in un impianto di recupero, trattamento o smaltimento, e lo stoccaggio di rifiuti in attesa di recupero o trattamento per un periodo inferiore a tre anni come norma generale, o lo stoccaggio di rifiuti in attesa di smaltimento per un periodo inferiore a un anno”, consentendo così, grazie all’indicazione del dato temporale, di distinguere la discarica da altre attività di gestione (anche se lo stesso, come si è ritenuto nel caso di protrazione del deposito dei rifiuti per un periodo superiore all’anno in Sez. III n. 9849, 4 marzo 2009, non individua un elemento costitutivo della fattispecie).

La giurisprudenza di questa Corte, inoltre, si è ripetutamente impegnata nella individuazione del concetto di discarica con riferimento al reato di cui al terzo comma dell’articolo 256 del d.lgs. 152/06, sottolineandone, ad esempio, la differenza con la nozione di “smaltimento” e rilevando che trattasi di due attività diversamente disciplinate, perché pur avendo in comune talune operazioni (quali il conferimento dei materiali e la loro deposito), si differenziano radicalmente: nello smaltimento i rifiuti vengono interamente sfruttati a scopo di profitto con specifiche modalità (cernita, trasformazione, utilizzo e riciclo previo recupero), nella discarica, invece, i beni non ricevono alcun trattamento ulteriore e vengono abbandonati a tempo indeterminato, mediante deposito ed ammasso.

Si ha quindi discarica abusiva “tutte le volte in cui, per effetto di una condotta ripetuta, i rifiuti vengono scaricati in una determinata area, trasformata di fatto in deposito o ricettacolo di rifiuti con tendenziale carattere di definitività, in considerazione delle quantità considerevoli degli stessi e dello spazio occupato” (v. ad es. Sez. III n. 27296, 17 giugno 2004)

  1. Anche la differenza con il mero abbandono di rifiuti è stata individuata evidenziando la natura occasionale e discontinua di tale attività rispetto a quella, abituale o organizzata, di discarica (Sez. III n. 25463, 15 aprile 2004).

La discarica abusiva dovrebbe presentare, tendenzialmente, una o più tra le seguenti caratteristiche, la presenza delle quali costituisce valido elemento per ritenere configurata la condotta vietata: accumulo, più o meno sistematico, ma comunque non occasionale, di rifiuti in un’area determinata; eterogeneità dell’ammasso dei materiali; definitività del loro abbandono; degrado, quanto meno tendenziale, dello stato dei luoghi per effetto della presenza dei materiali in questione.

Si è ulteriormente precisato che il reato di discarica abusiva è configurabile anche in caso di accumulo di rifiuti che, per le loro caratteristiche, non risultino raccolti per ricevere nei tempi previsti una o più destinazioni conformi alla legge e comportino il degrado dell’area su cui insistono, anche se collocata all’interno dello stabilimento produttivo (Sez. III n. 41351, 6 novembre 2008; n. 2485, 17 gennaio 2008; n. 10358, 9 marzo 2007).

Resta inoltre da considerare, con riferimento al reato di abbandono, che ai fini della sua configurabilità rileva anche la posizione di titolare di imprese o responsabile di ente dell’agente, come tale dovendosi intendere chiunque abbandoni rifiuti nell’ambito di una attività economica esercitata anche di fatto, indipendentemente da una qualificazione formale sua o dell’attività medesima (principio ribadito in Sez. III n. 38364, 18 settembre 2013).

  1. Come si è già detto, nel provvedimento impugnato manca ogni riferimento a tali aspetti qualificanti della condotta, così come del tutto assente risulta la valutazione in ordine al periculum in mora, rispetto al quale, come correttamente osservato in ricorso, il Tribunale non si è pronunciato.

  1. Parimenti corrette risultano le censure formulate relativamente all’attribuzione della condotta illecita al ricorrente sulla base del fatto che lo stesso si sia presentato alla polizia giudiziaria operante quale possessore dell’area ed abbia presenziato alle operazioni di sopralluogo o sequestro.

Invero, manca anche in questo caso ogni riferimento alla condotta materialmente posta in essere dall’indagato, né vengono specificate le ragioni per le quali, se detta condotta fosse attribuibile a terzi, in quali termini verrebbe a configurarsi il concorso del proprietario o possessore del terreno interessato dalla presenza di rifiuti, rispetto al quale la giurisprudenza di questa Corte ha avuto più volte occasione di precisare che la semplice inerzia, conseguente all’abbandono da parte di terzi o la consapevolezza di tale condotta da altri posta in essere non sono idonee a configurare il reato di abbandono e ciò sul presupposto che una condotta omissiva può dare luogo a ipotesi di responsabilità solo nel caso in cui ricorrano gli estremi del comma secondo dell’art. 40 cod. pen., ovvero sussista l’obbligo giuridico di impedire l’evento (cfr. Sez. III n. 31488, 29 luglio 2008, non massimata; Sez. III n. 32158, 1 luglio 2002; Sez. III n. 8944, 2 luglio 1997). altrettanto si è affermato con riferimento alle ipotesi di discarica abusiva (cfr. Sez. III n.23091, 29 maggio 2013; Sez. III n. 46072, 15 dicembre 2008; Sez. III n. 41838, 7 novembre 2008; Sez. III n. 39641, 28 ottobre 2007; Sez. III n. 2206,19 gennaio 2006; Sez. III n. 21966, 10 giugno 2005).

  1. L’ordinanza impugnata deve dunque essere annullata con rinvio al giudice competente, affinché provveda a sanare i vizi rilevati mediante nuovo ed autonomo esame da effettuarsi considerando la contestazione originaria ed il fatto che ne costituisce oggetto.

P.Q.M.

Annulla l’ordinanza impugnata con rinvio al Tribunale di Treviso.

Così deciso in data 13.11.2013.ACHIAMAPEN2

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GUIDA IN STATO EBREZZA CON AGGRAVANTE DI INCIDENTE Con sentenza del 31/5/2010 il Tribunale di Massa condannava alla pena di mesi 2 di arresto ed Euro 800,00, di ammenda C. S., per la contravvenzione di cui all’art. 186 C.d.S., lett. b), per avere guidato in stato di ebbrezza un motoveicolo Piaggio “Poker”, con tasso alcolemico rilevato di g/l 1,10, con l’aggravante di avere provocato un incidente stradale (in (OMISSIS)).

GUIDA IN STATO EBREZZA CON AGGRAVANTE DI INCIDENTE

sergioarmaroliCon sentenza del 31/5/2010 il Tribunale di Massa condannava alla pena di mesi 2 di arresto ed Euro 800,00, di ammenda C. S., per la contravvenzione di cui all’art. 186 C.d.S., lett. b), per avere guidato in stato di ebbrezza un motoveicolo Piaggio “Poker”, con tasso alcolemico rilevato di g/l 1,10, con l’aggravante di avere provocato un incidente stradale (in (OMISSIS)).

Con sentenza del 12/4/2012, la Corte di Appello di Genova, dopo avere rigettato l’impugnazione dell’imputato, in accoglimento dell’appello del Procuratore Generale, escluse le attenuanti generiche riconosciute in primo grado, aumentava la pena a mesi 3 di arresto ed Euro 1.200,00, di ammenda. Osservava la Corte di merito che la non lieve entità del fatto e l’assenza di elementi positivi di valutazione, inibiva il riconoscimento delle attenuanti generiche.

Orbene il mero coinvolgimento in un incidente, da parte di un soggetto che trovasi alla guida in stato di ebbrezza, da solo non integra l’aggravante di cui al citato comma 2 bis. Tale norma, pretende che il soggetto abbia “provocato” un incidente e quindi che sia accertato un coefficiente causale della sua condotta rispetto al sinistro. Assimilare il “coinvolgimento” in un incidente con la condotta di chi “provoca” il sinistro, costituirebbe un’inammissibile ipotesi di analogia “in malam partem”.

DOMANDA : SE MI FANNO L’ACOLTEST HO DIRITTO DI FARMI ASSISTERE DA UN DIFENSORE DI FIDUCIA?

 

 La Corte ha ripetutamente affermato che la nullita’ derivante dall’omesso avviso all’indagato da parte della polizia giudiziaria che proceda ad un atto urgente ed indifferibile, quale certamente e’ la sottoposizione dell’indagato ai test per il rilievo del tasso alcolemico, della facolta’ di farsi assistere dal difensore e’ di natura intermedia e deve ritenersi sanata se non tempestivamente rilevata o se non dedotta prima, ovvero immediatamente dopo il compimento dell’atto, ai sensi dell’articolo 182 c.p.p., comma 2 (cfr. Cass. Sez. 4, Sentenza n. 38003 del 19/09/2012 Ud. (dep. 01/10/2012), Rv. 254374).

 

DOMANDA QUALI SONO I NUOVI LIMITI PER LA GUIDA STATO EBREZZA?

Per la guida in stato di ebbrezza è prevista una perdita di 10 punti della patente, mentre le sanzioni variano in base alla fascia del tasso alcolemico nella quale ci si trova:

Da 0,5 g/l a 0,8 g/l

  • ammenda da 500€ a 2.000€;
  • sospensione patente da 3 a 6 mesi;

Da 0,8 g/l a 1,5 g/l

  • ammenda da 800€ a 3.200€;
  • arresto fino a 6 mesi;
  • sospensione patente da 6 mesi a un anno;

Superiore a 1,5 g/l

  • ammenda da 1.500€ a 6.000€;
  • arresto da 6 mesi ad 1 anno;
  • sospensione patente da 1 a 2 anni;
  • sequestro preventivo del veicolo;
  • confisca del veicolo (ciò non avviene se il mezzo appartiene ad una persona estranea al reato)

DOMANDA : COME SI ACCERTA IL TASSO ALCOLEMICO NEI GUIDATORI?

L’accertamento del tasso alcolemico avviene o tramite analisi del sangue o con l’alcol test (etilometro), lo strumento che consente di rilevare immediatamente la quantità di alcol nel sangue.

Nel dettaglio l’etilometro misura la quantità di alcol presente nell’aria respirata e per legge viene ripetuto 2 volte a distanza di 5 minuti.

 

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

SEZIONE IV PENALE

Sentenza 13 settembre 2013, n. 37743

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

 art. 600-ter, comma 4, cod. pen., art. 600-quater cod. pen. dalla I. 3 agosto 1998, n. 269, ,AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA reato di pornografia minorile di cui all'art. 600 ter c.p., il quale sanziona chiunque (comma 1): 1. Utilizzando minori di anni diciotto, realizza esibizioni o spettacoli pornografici ovvero produce materiale pornografico; 2. Recluta o induce minori degli anni diciotto a partecipare ad esibizioni o spettacoli pornografici ovvero dai suddetti spettacoli trae profitto. E’ parimenti punito chiunque fa commercio del materiale pornografico di cui al primo comma (comma 2) o chiunque, al di fuori delle ipotesi di cui al primo e al secondo comma, con qualsiasi mezzo, anche per via telematica, distribuisce, divulga, diffonde o pubblicizza predetto materiale pornografico ovvero distribuisce o divulga notizie o informazioni finalizzate all'adescamento o allo sfruttamento sessuale di minori degli anni diciotto (comma 3). art. 600-ter, comma 4, cod. pen., art. 600-quater cod. pen. dalla I. 3 agosto 1998, n. 269, ,AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA Con sentenza del 10/11/2014, il Tribunale per i minorenni dell’Abruzzo dichiarava non doversi procedere nei confronti di S.R.E.M. , L.S. , B.D. , F.L. , D.S.M. , M.G.U. , E.J. , G.A. , Ma.Ma. , Sa.An. e Bo.Fr. in ordine ai reati loro ascritti (art. 600-ter, comma 4, cod. pen., ad eccezione di Bo. , imputato ex art. 600-quater cod. pen.), perché il fatto non sussiste; il Collegio, preso atto della condotta pacificamente tenuta da tutti, quale l’aver ceduto ad altri (ed il Bo. detenuto) fotografie pornografiche raffiguranti la minore D.L.V. , rilevava che l’art. 600-ter, comma 4, cod. pen. sanziona sì la cessione di materiale pedopornografico, ma a condizione che lo stesso sia stato realizzato da soggetto diverso dal minore raffigurato, come si desume dal richiamo - contenuto nella medesima disposizione - al "materiale di cui al primo comma", che tale presupposto richiede espressamente, distinguendo "l’utilizzatore" dal minore utilizzato. Nel caso di specie, invece, le immagini erano state riprese in autoscatto direttamente dalla minore, di propria iniziativa e senza l’intervento di alcuno, e dalla stessa volontariamente cedute ad altri (e, da questi, ad altri ancora), sì che la giovane non poteva ritenersi "utilizzata" da terzi soggetti; dal che, l’impossibilità di inserire la fattispecie concreta nell’ipotesi di reato ascritta, pena una palese analogia in malam partem. 2. Propone ricorso per cassazione il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di L’Aquila, per tutti gli imputati escluso Bo. , deducendo - con unico motivo - l’inosservanza ed erronea applicazione della legge penale. Condivisa la lettura operata dal Tribunale quanto all’art. 600-ter, comma 1, cod. pen., la stessa sarebbe però errata con riferimento ai successivi commi, compreso il quarto, che farebbero invero riferimento sic et simpliciter a materiale pornografico riproducente minori, senza richiedere che lo stesso sia stato realizzato da terzi soggetti utilizzando i minori medesimi, elemento invero richiamato soltanto nel primo comma. Tale interpretazione, peraltro, impedirebbe un pericoloso e gravissimo vuoto di tutela per ipotesi come quella in esame; tale interpretazione, ancora, troverebbe conferma nel successivo art. 600-quater cod. pen. (Detenzione di materiale pornografico) che - in modo esplicito - concerne il "materiale pornografico realizzato utilizzando minori degli anni diciotto", locuzione invero non presente nell’art. 600-ter, comma 4 in esame. CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE III PENALE Sentenza 18 febbraio – 21 marzo 2016, n. 11675 Ritenuto in fatto 1. Con sentenza del 10/11/2014, il Tribunale per i minorenni dell’Abruzzo dichiarava non doversi procedere nei confronti di S.R.E.M. , L.S. , B.D. , F.L. , D.S.M. , M.G.U. , E.J. , G.A. , Ma.Ma. , Sa.An. e Bo.Fr. in ordine ai reati loro ascritti (art. 600-ter, comma 4, cod. pen., ad eccezione di Bo. , imputato ex art. 600-quater cod. pen.), perché il fatto non sussiste; il Collegio, preso atto della condotta pacificamente tenuta da tutti, quale l’aver ceduto ad altri (ed il Bo. detenuto) fotografie pornografiche raffiguranti la minore D.L.V. , rilevava che l’art. 600-ter, comma 4, cod. pen. sanziona sì la cessione di materiale pedopornografico, ma a condizione che lo stesso sia stato realizzato da soggetto diverso dal minore raffigurato, come si desume dal richiamo - contenuto nella medesima disposizione - al "materiale di cui al primo comma", che tale presupposto richiede espressamente, distinguendo "l’utilizzatore" dal minore utilizzato. Nel caso di specie, invece, le immagini erano state riprese in autoscatto direttamente dalla minore, di propria iniziativa e senza l’intervento di alcuno, e dalla stessa volontariamente cedute ad altri (e, da questi, ad altri ancora), sì che la giovane non poteva ritenersi "utilizzata" da terzi soggetti; dal che, l’impossibilità di inserire la fattispecie concreta nell’ipotesi di reato ascritta, pena una palese analogia in malam partem. 2. Propone ricorso per cassazione il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di L’Aquila, per tutti gli imputati escluso Bo. , deducendo - con unico motivo - l’inosservanza ed erronea applicazione della legge penale. Condivisa la lettura operata dal Tribunale quanto all’art. 600-ter, comma 1, cod. pen., la stessa sarebbe però errata con riferimento ai successivi commi, compreso il quarto, che farebbero invero riferimento sic et simpliciter a materiale pornografico riproducente minori, senza richiedere che lo stesso sia stato realizzato da terzi soggetti utilizzando i minori medesimi, elemento invero richiamato soltanto nel primo comma. Tale interpretazione, peraltro, impedirebbe un pericoloso e gravissimo vuoto di tutela per ipotesi come quella in esame; tale interpretazione, ancora, troverebbe conferma nel successivo art. 600-quater cod. pen. (Detenzione di materiale pornografico) che - in modo esplicito - concerne il "materiale pornografico realizzato utilizzando minori degli anni diciotto", locuzione invero non presente nell’art. 600-ter, comma 4 in esame. 3. Con memorie depositate il 2/2/2016 e 12/2/2016, i difensori di Sa.An. , G.A. , D.S.M. , B.D. e F.L. hanno chiesto dichiarare inammissibile - o, comunque, rigettare - il ricorso del Procuratore della Repubblica, condividendo gli argomenti spesi dal Tribunale. Con memoria depositata il 27/1/2016, il difensore di Bo.Fr. - nei confronti del quale non è stato proposto il ricorso per cassazione - ha chiesto che la posizione dello stesso venga stralciata. Considerato in diritto Preliminarmente, deve esser dichiarato il non luogo a provvedere quanto a Bo.Fr. , nei cui confronti il gravame del pubblico ministero non è stato proposto. 3. Lo stesso, avanzato nei confronti degli altri imputati, risulta peraltro infondato; a giudizio della Corte, infatti, l’interpretazione fornita dal Collegio di L’Aquila in ordine all’art. 600-ter, comma 4, cod. pen. è corretta e deve essere condivisa in forza delle considerazioni che seguono. L’art. 600-ter cod. pen. (Pornografia minorile) è stato introdotto unitamente a molte altre norme - dalla I. 3 agosto 1998, n. 269, al fine esplicito di combattere "lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia, del turismo sessuale in danno di minori, quali nuove forme di riduzione in schiavitù", come evidenziato dalla rubrica della legge medesima. Nella lettera originaria - e per quel che qui rileva - il comma 1 della norma sanzionava "chiunque sfrutta minori degli anni diciotto al fine di realizzare esibizioni pornografiche o di produrre materiale pornografico"; il comma 4, invece, puniva "chiunque, al di fuori delle ipotesi di cui ai commi primo, secondo e terzo, consapevolmente cede ad altri, anche a titolo gratuito, materiale pornografico prodotto mediante lo sfruttamento sessuale dei minori degli anni diciotto". Orbene, queste locuzioni avevano presto suscitato non lievi incertezze ermeneutiche (ad esempio, in ordine al concetto di sfruttamento ed all’eventuale fine di lucro sottostante, nonché alla necessità - o meno - di impiegare una pluralità di minori per configurare il delitto di cui al comma 1, così come in ordine all’avverbio soggettivistico - "consapevolmente" di cui al comma 5), sì da rendere di seguito opportuno un nuovo intervento del legislatore, volto anche al fine di soddisfare l’esigenza - fortemente avvertita nell’opinione pubblica - di predisporre in questo delicatissimo ambito una tutela del minore ancor più forte e priva di zone grigie. Ed allora, con la l. 6 febbraio 2006, n. 38 (Disposizioni in materia di lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pedopornografia anche a mezzo Internet), le medesime lettere dell’art. 600-ter cod. pen. erano state mutate, così sanzionando - al comma 1 "chiunque, utilizzando minori degli anni diciotto, realizza esibizioni pornografiche o produce materiale pornografico ovvero induce minori di anni diciotto a partecipare ad esibizioni pornografiche", e - al comma 4 - "chiunque, al di fuori delle ipotesi di cui ai commi primo, secondo e terzo, offre o cede ad altri, anche a titolo gratuito, il materiale pornografico di cui al primo comma". Da ultimo, con la l. 1 ottobre 2012, n. 172 (Ratifica ed esecuzione della Convenzione del Consiglio d’Europa per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale, fatta a Lanzarote il 25 ottobre 2007, nonché norme di adeguamento dell’ordinamento interno), il comma 1 della norma in esame è stato ulteriormente modificato - sia pur in modo non radicale - sì da giungere al testo attuale, che sanziona chiunque: 1) utilizzando minori di anni diciotto, realizza esibizioni o spettacoli pornografici ovvero produce materiale pornografico; 2) recluta o induce minori di anni diciotto a partecipare a esibizioni o spettacoli pornografici ovvero dai suddetti spettacoli trae altrimenti profitto; il comma 4 della norma, invece, è rimasto immutato. 4. Orbene, così riportata la lettera dell’art. 600-ter, commi 1 e 4, cod. pen., nella sua ripetuta evoluzione, ritiene la Corte che il fondamento dell’intera previsione debba esser rinvenuto nel primo comma, invero decisivo per l’interpretazione anche dei successivi, il cui contenuto costituisce evidente portato della condotta per prima prevista, e la cui sanzione non si giustificherebbe qualora quest’ultima non fosse parimenti punita; in altri termini, non si potrebbe perseguire chi fa commercio di materiale pornografico realizzato utilizzando minori (comma 2), chi lo distribuisce, divulga, diffonde o pubblicizza (comma 3), così come chi lo offre o cede ad altri, anche a titolo gratuito (comma 4), se - a monte - non vi fosse chi ha prodotto il materiale medesimo. Come ben sottolineato, peraltro, dalla lettera dei citati commi 2, 3 e 4, il cui oggetto è costituito, per l’appunto, dal materiale pornografico di cui al comma 1, cui espressamente rimandano; quel che - come si dirà da qui a poco - rappresenta la premessa per la decisione del caso che occupa. 5. Ancora in via preliminare, osserva poi il Collegio che la condotta sanzionata nell’art. 600-ter, comma 1, cod. pen. è stata ampiamente esaminata da una fondamentale pronuncia di questa Corte a Sezioni Unite (n. 13 del 31/5/2000, Rv. 216337) che, se pur emessa sotto l’originaria lettera della norma, costituisce baluardo interpretativo imprescindibile anche per le versioni successive, compresa quella ad oggi vigente. In particolare, la sentenza - interpretando la portata del verbo "sfruttare", allora impiegato - aveva evidenziato che lo stesso doveva intendersi "nel significato di utilizzare a qualsiasi fine (non necessariamente di lucro), sicché sfruttare i minori vuoi dire impiegarli come mezzo, anziché rispettarli come fine e come valore in sé: significa insomma offendere la loro personalità, soprattutto nell’aspetto sessuale, che è tanto più fragile e bisognosa di tutela quanto più è ancora in formazione e non ancora strutturata"; una lettura che, pertanto, ha delineato la ratio ed il fondamento della norma in termini strutturali ed assoluti, come tali perfettamente riferibili anche alle (allora) eventuali evoluzioni legislative, fino alla presente, con riguardo cioè anche all’odierna condotta di "utilizzazione". Di seguito, e richiamate le altre disposizioni in materia (artt. 600-bis, 600-quater e 600-quinquies cod. pen.), le Sezioni Unite hanno evidenziato che "per contrastare il fenomeno sempre più allarmante dell’abuso e dello sfruttamento sessuale in danno di minori, il legislatore del 1998 ha voluto punire, oltre alle attività sessuali compiute con i minori (di quattordici o sedici anni) o alla presenza di minori, di cui agli articoli 609-quater e 609-quinquies cod. pen., anche tutte le attività che in qualche modo sono prodromiche e strumentali alla pratica preoccupante della pedofilia, come l’incitamento della prostituzione minorile, la diffusione della pornografia minorile e la promozione del così detto turismo sessuale relativo a minori. Del resto, che di tale natura fosse la intentio legis è fatto palese dallo stesso articolo 1 della legge 269, laddove proclama come obiettivo primario "la tutela dei fanciulli contro ogni forma di sfruttamento e violenza sessuale a salvaguardia del loro sviluppo fisico, psicologico, spirituale, morale e sociale", in adesione ai principi della Convenzione sui diritti del fanciullo, fatta a New York il 20 novembre 1989, e ratificata in Italia con legge 27 maggio 1991, n. 176, nonché alla dichiarazione finale della Conferenza mondiale di Stoccolma, adottata il 31 agosto 1996. Significativo al riguardo è il preambolo della predetta Convenzione, laddove viene sottolineata la necessità di prestare al fanciullo protezioni e cure particolari "a causa della sua mancanza di maturità fisica ed intellettuale"; nonché soprattutto il testo dell’articolo 34 della stessa Convenzione, secondo cui gli Stati parti "si impegnano a proteggere il fanciullo contro ogni forma di sfruttamento sessuale e di violenza sessuale", adottando in particolare misure "per impedire che i fanciulli a) siano incitati o costretti a dedicarsi ad un’attività sessuale illegale; b) siano sfruttati a fini di prostituzione o di altre pratiche sessuali illegali; c) siano sfruttati ai fini della produzione di spettacoli o di materiale a carattere pornografico". In altri termini, oltre alla preesistente tutela penale della libertà (di autodeterminazione e maturazione) sessuale del minore, viene introdotta una tutela penale anticipata volta a reprimere quelle condotte prodromiche che mettono a repentaglio il libero sviluppo personale del minore, mercificando il suo corpo e immettendolo nel circuito perverso della pedofilia". Sì da sostenere, dunque, la qualificazione della fattispecie come reato di pericolo concreto, integrato allorquando la condotta dell’agente che sfrutta il minore per fini pornografici abbia una consistenza tale da implicare - per l’appunto - concreto pericolo di diffusione del materiale pornografico prodotto; come ulteriormente confermato, peraltro, dal criterio semantico, "giacché non appare possibile realizzare esibizioni pornografiche, cioè spettacoli pornografici, se non "offrendo" il minore alla visione perversa di una cerchia indeterminata di pedofili; così come, per attrazione di significato, produrre materiale pornografico sembra voler dire produrre materiale destinato ad essere immesso nel mercato della pedofilia". Ed in tal modo, quindi, concludendo che, "salvo l’ipotizzabilità di altri reati, commette il delitto di cui all’articolo 600-ter, comma 1, c.p., chiunque impieghi uno o più minori per produrre spettacoli o materiali pornografici con il pericolo concreto di diffusione del materiale pornografico prodotto". 6. Così richiamato il contenuto della fondamentale sentenza delle Sezioni Unite n. 13 del 2000, osserva allora il Collegio che il medesimo percorso argomentativo impone - quale presupposto logico, prima ancora che giuridico che l’autore della condotta sia soggetto altro e diverso rispetto al minore da lui (prima sfruttato, oggi) utilizzato, indipendentemente dal fine - di lucro o meno che lo anima e dall’eventuale consenso, del tutto irrilevante, che il minore stesso possa aver prestato all’altrui produzione del materiale o realizzazione degli spettacoli pornografici; alterità e diversità che, quindi, non potranno ravvisarsi qualora il materiale medesimo sia realizzato dallo stesso minore - in modo autonomo, consapevole, non indotto o costretto -, ostando a ciò la lettera e la ratio della disposizione come richiamata, sì che la fattispecie di cui all’art. 600-ter, comma 1, in esame non potrà essere configurata per difetto di un elemento costitutivo. 7. La medesima opzione ermeneutica merita poi di essere sostenuta anche con riferimento alla previsione di cui al successivo comma 4, oggetto del ricorso in esame; al riguardo, infatti, ritiene il Collegio del tutto corretta l’interpretazione offerta dal Tribunale per i minorenni, in ragione della quale la punibilità della cessione è subordinata alla circostanza che il materiale pornografico sia stato realizzato da terzi, utilizzando minori, senza che dunque le due figure possano in alcun modo coincidere. Tale conclusione, innanzitutto, pare imporsi alla luce della lettera della norma in esame che, come già affermato, concerne esplicitamente "il materiale pornografico di cui al comma 1"; ebbene, questo non può essere individuato come invece afferma il Procuratore ricorrente - nel materiale pornografico raffigurante un minore tout court, indipendentemente da chi e come l’abbia prodotto (quindi, anche nel caso in cui sia stato realizzato autonomamente dal minore medesimo), ma deve essere identificato in quello - e soltanto in quello che sia stato prodotto da terzi utilizzando un minore di diciotto anni. Più in particolare, il comma 1 - richiamato dai successivi 2, 3 e 4 - ha ad oggetto non un qualsivoglia materiale pornografico minorile, in ordine al quale la stessa norma (e solo questa) sanziona una determinata condotta, così come una successiva ne sanziona un’altra (come la cessione) con diversi presupposti, ma esclusivamente quel materiale formato attraverso l’utilizzo strumentale dei minori ad opera di terzi; il capoverso n. 1) dello stesso comma, infatti, si apre proprio con l’indicazione della modalità esecutiva della condotta ("utilizzando minori di anni diciotto"), non già con la descrizione di questa quale momento consumativo della fattispecie ("realizza esibizioni o spettacoli pornografici ovvero produce materiale pornografico"), ad evidenziare che il legislatore - esaltando la citata ratio legis della disposizione - ha voluto privilegiare proprio il quomodo del reato e, in particolare, l’impiego strumentale del minore nella consumazione di questo delitto, quale elemento costitutivo dello stesso. Quel che, all’evidenza, riverbera i propri effetti anche sui commi successivi, compreso il quarto in esame, che condividono con l’altro il medesimo oggetto, concepito dal legislatore come unico e "non derogabile" per tutte le ipotesi ivi sanzionate: quindi, non materiale pornografico minorile ex se, quale ne sia la fonte, anche autonoma, ma soltanto materiale alla cui origine vi sia stato l’utilizzo di un infradiciottenne necessariamente da parte di un terzo - con il pericolo concreto di diffusione del prodotto medesimo. 8. Unitamente al dato letterale dell’art. 600-ter cod. pen., invero di portata già decisiva, ritiene poi il Collegio che anche altri argomenti testuali inducano a condividere l’interpretazione adottata dal Tribunale per i minorenni. L’art. 602-ter cod. pen. disciplina le circostanze aggravanti relative ai delitti contro la personalità individuale, talune delle quali ineriscono alle modalità con le quali è stato perpetrato il reato a danno della persona offesa (ad esempio, violenza o minaccia, somministrazione di sostanze alcoliche, narcotiche o stupefacenti), tal altre al rapporto tra questa e l’autore del reato (ad esempio, fatto commesso dall’ascendente, dal genitore adottivo, dal tutore, ecc.), tal altre ancora alle qualità della vittima medesima (ad esempio, minore di 16 anni, ovvero in stato di infermità o minorazione psichica); tutte circostanze che, all’evidenza, ribadiscono e presuppongono la necessaria alterità tra autore del reato e persona offesa. Orbene, tra i delitti ai quali dette circostanze si applicano vi è anche l’art. 600-ter cod. pen., richiamato dalle singole disposizioni in esame - si noti - non già con riferimento al solo comma primo, ma nella sua integralità; indicazione - questa - che appare di sicuro rilievo per la questione che occupa, evidenziando che il legislatore, anche in tema di circostanze aggravanti, ha inteso la norma in esame come una fattispecie che, pur a fronte di condotte diverse, risponde ad un’unica e comune ratio ispiratrice, quale la tutela del minore da qualunque condotta - da altri tenuta - lo coinvolga nel turpe mercato della prostituzione, con la punizione di tutti coloro che nello stesso si inseriscano ad ogni livello, e con ogni ruolo. Ratio, dunque, che permea di sé tutto il testo dell’art. 600-ter medesimo, compreso il comma quarto in esame, e che quindi presuppone che anche la condotta di cessione del materiale pornografico, pur se a titolo gratuito, abbia quale necessario presupposto l’utilizzazione" del minore da parte di un terzo - al fine di produrre il materiale medesimo. Il minore, quindi, quale persona offesa da tutelare perché (ieri sfruttato, oggi) "utilizzato"; con la conseguente punizione di chi realizza direttamente il prodotto pornografico, al pari di chi inserisce quel materiale in un qualsivoglia circuito che lo veicoli a terzi, fosse anche una mera cessione a titolo gratuito. 9. Contrariamente all’assunto del Procuratore ricorrente, poi, a conclusioni difformi non pare poter condurre il successivo art. 600-quater cod. pen., in tema di detenzione del prodotto in oggetto, che sanziona chiunque "consapevolmente si procura o detiene materiale pornografico realizzato utilizzando minori degli anni diciotto"; fattispecie costruita quale tipica norma di chiusura, volta cioè ad evitare zone grigie di impunità e vuoti sanzionatori con riguardo a condotte che comunque attengano al turpe materiale in esame, allo stesso materiale, anche solo per averne il soggetto la fisica disponibilità. Orbene, ritiene il Collegio che l’aver - in questo caso - il legislatore optato per un’indicazione "estesa" del materiale oggetto della condotta non possa esser letto in contrasto con la lettera "ristretta" dei commi 2, 3 e 4 dell’articolo precedente, atteso che la diversa soluzione qui scelta risulta soltanto l’evidente portato di una precisa tecnica redazionale, peraltro ex se giustificata dall’esser applicata su una disposizione distinta; poiché, infatti, l’art. 600-quater si apre con una clausola di riserva che esclude in toto la norma che precede ("Al di fuori delle ipotesi previste dall’articolo 600 ter"), un richiamo "sintetico" al materiale di cui al comma 1 della stessa avrebbe rischiato di rendere la norma di difficile lettura ("Chiunque, al di fuori delle ipotesi previste dall’articolo 600-ter, consapevolmente si procura o detiene il materiale di cui al comma 1 dello stesso articolo"). 10. Ritiene dunque il Collegio, conclusivamente, che la sentenza del Tribunale per i minorenni debba esser condivisa in punto di diritto, avendo escluso la sussistenza del reato in capo a tutti i ricorrenti; d’altronde, la difforme opzione ermeneutica, invocata dal ricorrente, implicherebbe un’interpretazione analogica della norma palesemente in malam partem, come tale vietata dall’ordinamento, oltre che in contrasto insanabile con la lettera e con la ratio della disposizione. 9. Il ricorso, pertanto, deve essere rigettato. P.Q.M. Dichiara non luogo a provvedere nei confronti di Bo.Fr. Rigetta il ricorso del pubblico ministero.

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE QUARTA PENALE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ROMIS Vincenzo – Presidente –

Dott. IZZO Fausto – rel. Consigliere –

Dott. BLAIOTTA Rocco Marco – Consigliere –

Dott. PICCIALLI Patrizia – Consigliere –

Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA AVVOCATO PENALISTA RIMINI AVVOCATO PENALISTA RAVENNA

AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA
AVVOCATO PENALISTA RIMINI
AVVOCATO PENALISTA RAVENNA

sentenza

sul ricorso proposto da:

C.S., n. a (OMISSIS);

avverso la sentenza della Corte di Appello di Genova del 12/4/2012 (n. 1465/11);

udita la relazione fatta dal Consigliere Dott. IZZO Fausto;

udite le conclusioni del Procuratore Generale Dott. D’AMBROSIO Vito, che ha chiesto la dichiarazione di inammissibilità del ricorso.

Svolgimento del processo

1. Con sentenza del 31/5/2010 il Tribunale di Massa condannava alla pena di mesi 2 di arresto ed Euro 800,00, di ammenda C. S., per la contravvenzione di cui all’art. 186 C.d.S., lett. b), per avere guidato in stato di ebbrezza un motoveicolo Piaggio “Poker”, con tasso alcolemico rilevato di g/l 1,10, con l’aggravante di avere provocato un incidente stradale (in (OMISSIS)).

Con sentenza del 12/4/2012, la Corte di Appello di Genova, dopo avere rigettato l’impugnazione dell’imputato, in accoglimento dell’appello del Procuratore Generale, escluse le attenuanti generiche riconosciute in primo grado, aumentava la pena a mesi 3 di arresto ed Euro 1.200,00, di ammenda. Osservava la Corte di merito che la non lieve entità del fatto e l’assenza di elementi positivi di valutazione, inibiva il riconoscimento delle attenuanti generiche.

2. Avverso la sentenza ha proposto ricorso per cassazione il difensore dell’imputato, lamentando:

2.1. la errata applicazione della legge, per avere la corte di merito escluso le attenuanti generiche sulla base di una presunta gravità del fatto che, nel caso concreto, non sussisteva, essendo stato il C. vittima e non causa, dell’incidente provocato da tale B.L.;

2.2. la erronea applicazione della legge, laddove era stata riconosciuta la sussistenza della aggravante pur senza avere l’imputato “provocato” l’incidente.

Motivi della decisione

3. Il ricorso è solo in parte fondato.

3.1. In ordine alla censura relativa al diniego delle attenuanti generiche, è insegnamento di questa Corte che “La sussistenza di circostanze attenuanti rilevanti ai fini dell’art. 62 bis c.p., è oggetto di un giudizio di fatto e può essere esclusa dal giudice con motivazione fondata sulle sole ragioni preponderanti della propria decisione, non sindacabile in sede di legittimità, purchè non contraddittoria e congruamente motivata, neppure quando difetti di uno specifico apprezzamento per ciascuno dei pretesi fattori attenuanti indicati nell’interesse dell’imputato” (Cass. Sez. 6^, Sentenza n. 42688 del 24/09/2008 Ud. (dep. 14/11/2008), Caridi, Rv.242419; Cass. Sez. 6^, Sentenza n. 7707 del 04/12/2003 Ud. (dep. 23/02/2004), Anaderio, Rv. 229768; Cass. Sez. 5^, Sentenza n. 6771 del 22/04/1981 Ud. (dep. 09/07/1981), Brunelli, Rv. 149699).

Nel caso di specie la corte di merito, nel negare le attenuanti, ha richiamato l’entità del fatto commesso, in ragione della non modesta quantità del tasso alcolemico rilevato, nonchè l’assenza di elementi positivi di valutazione (l’imputato è gravato da precedenti penali).

La coerenza e logicità della motivazione sul punto, la rende insindacabile in questa sede.

3.2. Fondato è invece il motivo di censura relativo al difetto di motivazione sulla sussistenza dell’aggravante di cui dell’art. 186 C.d.S., comma 2 bis. Invero nel capo di imputazione è stato contestato all’imputato di essere rimasto “coinvolto” in un incidente stradale.

Nella sentenza non vengono spesi argomenti per spiegare le modalità e l’entità di tale coinvolgimento.

Orbene il mero coinvolgimento in un incidente, da parte di un soggetto che trovasi alla guida in stato di ebbrezza, da solo non integra l’aggravante di cui al citato comma 2 bis. Tale norma, pretende che il soggetto abbia “provocato” un incidente e quindi che sia accertato un coefficiente causale della sua condotta rispetto al sinistro. Assimilare il “coinvolgimento” in un incidente con la condotta di chi “provoca” il sinistro, costituirebbe un’inammissibile ipotesi di analogia “in malam partem”.

P.Q.M.

Annulla la sentenza impugnata limitatamente alla ritenuta aggravante di cui all’art. 186 C.d.S., comma 2 bis e rinvia per nuovo esame sul punto ad altra sezione della Corte di Appello di Genova.

Rigetta il ricorso nel resto.

Visto l’art. 624 c.p.p., dichiara irrevocabile l’affermazione della colpevolezza.

Così deciso in Roma, il 28 maggio 2013.

Depositato in Cancelleria il 13 settembre 2013.

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  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

Castel del Rio Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
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  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

Castel di Casio Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
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  11.          Patteggiamento
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  15.          Processo minorile
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Castel Guelfo di Bologna Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
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Castel Maggiore Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalista Castelmaggiore
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
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  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
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  16.          Reato di stalking
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Castel San Pietro Terme Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna,castel San Pietro terme
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
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Castello d’Argile Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

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  1.          Avvocati penalisti Bologna  Castello D’Argile
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  5.          Rito abbreviato
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  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
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Castenaso Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

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  1.          Avvocati penalisti Bologna, Castenaso
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  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
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  16.          Reato di stalking
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Castiglione dei Pepoli Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

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  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
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Crevalcore Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
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Dozza Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
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Fontanelice Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
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Gaggio Montano Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

Galliera Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

Granaglione Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

Granarolo dell’Emilia Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

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  1.          Avvocati penalisti Bologna,granarolo dell’Emilia
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

Grizzana Morandi Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

Imola Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

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  1.          Avvocati penalisti Bologna,Imola
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

Lizzano in Belvedere Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

Loiano Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

Malalbergo Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
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Marzabotto Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

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Medicina Lo studio si occupa della difesa di:
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4) Reati fallimentari
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9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

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Minerbio Lo studio si occupa della difesa di:
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9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

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Molinella Lo studio si occupa della difesa di:
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2) Reati contro il patrimonio
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6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
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9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

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Monghidoro Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
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Monte San Pietro Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
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6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

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  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
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Monterenzio Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

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  1.          Avvocati penalisti Bologna
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  4.          Opposizione decreto penale di condanna
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  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
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  11.          Patteggiamento
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Monzuno Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

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  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
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Mordano    Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
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Ozzano dell’Emilia  Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
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  15.          Processo minorile
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Pianoro   Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
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Pieve di Cento Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

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  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
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  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
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Porretta Terme  Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
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  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

Sala Bolognese Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

San Benedetto Val di Sambro Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

San Giorgio di Piano Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

San Giovanni in Persiceto  Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
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San Lazzaro di Savena   Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

San Pietro in Casale  Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
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Sant’Agata Bolognese  Lo studio si occupa della difesa di:
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Sasso Marconi   Lo studio si occupa della difesa di:
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Valsamoggia  Lo studio si occupa della difesa di:
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Vergato    Lo studio si occupa della difesa di:
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Zola Predosa      Lo studio si occupa della difesa di:
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Avvocato a Bologna

 

Avvocato Penalista:  Diritto Processuale

 

reato abituale , reato ambientale, reato appropriazione indebita reato associativo reato bigamia, reato bancarotta fraudolenta prescrizione, reato banconote false, reato estorsione, reato estinto casellario giudiziale, reato furto, reato falso in bilancio, reato falso ideologico, reato favoreggiamento immigrazione clandestina

reato guida senza patente, reato guida in stato di ebbrezza, reato ingiuria, reato maltrattamenti in famiglia, reato minaccia, reato lesioni, reato molestie sessuali, reato informatico, reato omicidio stradale, reato penale, reato xenofobia, reato falso ideologico, reato tentata truffa, reato violenza privata prescrizione, reato penale reato querela, reato denuncia, codice penale ingiuria, codice penale lesioni gravi, codice penale omicidio, indagini penale interrogatorio avviso conclusione, archiviazione indagine penale, indagine penale durata, fasi indagine penale, indagini penale interrogatorio avviso conclusione, indagine per reato penale, indagini penali segretezza

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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CIRCONVENZIONE INCAPACE REATO ELEMENTI AMANTE-avvocato penale Bologna

 

 

CIRCONVENZIONE INCAPACE  REATO ELEMENTI AMANTE

AFOTOGRAFICA1

 la condotta di induzione, che costituisce elemento essenziale [Cass. sez. VI 4.7.2008 n. 35528 in Ced Cass. Rv 241513] della fattispecie criminosa, può concretizzarsi anche attraverso comportamenti che implicano il ricorso a forme di violenza morale o comunque di sollecitazione, suggestione inducenti al compimento di atti dannosi

AFOTOGRAFICA1

 

 Secondo la giurisprudenza della suprema corte [v. da ultimo Cass. 16.4.2012 n. 29003 in Ced. Cass. Rv. 253311], ai fini della configurabilità del reato di circonvenzione di persone incapaci sono necessarie le seguenti condizioni:

studi legali diritto penale bologna, lo studio dell’avvocato Sergio Armaroli patrocinante in cassazione tratta diritto penale a Bologna e in tutta Italia.

studi legali diritto penale bologna,
lo studio dell’avvocato Sergio Armaroli patrocinante in cassazione tratta diritto penale a Bologna e in tutta Italia.

a) l’instaurazione di un rapporto squilibrato fra vittima ed agente, in cui quest’ultimo abbia la possibilità di manipolare la volontà della vittima che, in ragione di specifiche situazioni concrete, sia incapace di opporre alcuna resistenza per l’assenza o la diminuzione della capacità critica; b) l’induzione a compiere un atto che importi per il soggetto passivo o per altri qualsiasi effetto giuridico dannoso; c) l’abuso dello stato di vulnerabilità che si verifica quando l’agente, consapevole di detto stato, ne sfrutti la debolezza per raggiungere il suo fine e cioè quello di procurare a sé o ad altri un profitto; d) l’oggettiva riconoscibilità della minorata capacità, in modo che chiunque possa abusarne per raggiungere i suoi fini illeciti.

Con riferimento al requisito di cui al punto b) va rilevato che l’attività di induzione può essere desunta in via presuntiva [Cass. sez. II 15.10.2004 n. 48302 in Ced. Cass. Rv. 231275] quando la persona offesa sia affetta da una malattia che la privi gravemente della capacità di discernimento, di volizione e di autodeterminazione, ed il soggetto attivo non abbia nei suoi confronti alcuna particolare ragione di credito, potendo l’induzione consistere anche in un qualsiasi comportamento o attività – come una semplice richiesta – cui la vittima, per le sue minorate condizioni, non sia capace di opporsi, e che la porti quindi a compiere atti privi di alcuna causale, che essa in condizioni normali non avrebbe compiuto, e che siano a lei pregiudizievoli e favorevoli all’agente [Cass. sez. II 7.4.2009 n. 18563 in Ced Cass. Rv 244546 e negli stessi termini Cass. sez. II 15.1.2010 n. 4816 in Ced Cass. Rv 246279] dovendosi prendere in considerazione ogni accadimento connesso con il suo compimento [Cass. sez. II 9.1.2009 n. 6087 in Ced Cass. Rv. 243449].

Con riguardo al punto c) questa Corte ha ancora affermato che la condotta di induzione, che costituisce elemento essenziale [Cass. sez. VI 4.7.2008 n. 35528 in Ced Cass. Rv 241513] della fattispecie criminosa, può concretizzarsi anche attraverso comportamenti che implicano il ricorso a forme di violenza morale o comunque di sollecitazione, suggestione inducenti al compimento di atti dannosi, non essendo necessario che la proposta al compimento dell’atto provenga dal colpevole essendo sufficiente che quest’ultimo abbia anche solo rafforzato la volontà del compimento dell’atto pregiudizievole [Cass. sez. II 8.10.2004 n. 44869 in Ced Cass. Rv 230825].

In tema di nozione di deficienza psichica si deve intendere qualsiasi minorazione della sfera voltavi ed intellettiva che renda facile la suggestionabilità della vittima [Cass. sez. II 23.1.2009 n. 17415 in Ced Cass. Rv 244343].

Secondo costante insegnamento giurisprudenziale, l’induzione può essere dedotta in via presuntiva potendo consistere anche in un qualsiasi comportamento o attività da parte dell’agente alla quale la vittima, per le sue minorate condizioni, non sia capace di opporsi e la porti, quindi, a compiere, su indicazione dell’agente, atti che, privi di alcuna causale, in condizioni normali non avrebbe compiuto e che siano a sé pregiudizievoli, atteso che l’attività di induzione dev’essere diversamente valutata e graduata a seconda dello stato psichico in cui versi la vittima (Cass. pen., Sez. II, 18583/2009 e Cass, pen., Sez. II, 4816/2010).

 AS1

Deve, sul punto, quindi, essere enunciato il seguente principio di diritto: «In tema di circonvenzione di persone incapaci – una volta che la pubblica accusa, abbia provato l’abuso, da parte dell’agente, dello stato di infermità o deficienza psichica e l’induzione al compimento di atti dannosi – diventa del tutto irrilevante il comportamento tenuto dal circuìto quando era compus sui, proprio perché, stante la sua condizione patologica, diventa impossibile stabilire se – ove fosse stato compus sui – avrebbe tenuto o continuato a tenere, quel determinato comportamento: di conseguenza, quegli stessi atti che prima dello stato di incapacità erano norm ali ed incensurabili (nella specie: atti di donazione di notevole valore), diventano anomali e punibili penalmente, se compiuti in uno stato d’incapacità».

 

 

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

 Sezione II Penale

Sentenza 18 dicembre 2015 – 19 gennaio 2016, n. 1923

(Presidente Prestipino – Relatore Rago)

Ritenuto in fatto

1. Con sentenza del 06/06/2014, la Corte di Appello di Torino confermava la sentenza con la quale, in data 03/10/2011, il giudice monocratico dei Tribunale di Cuneo aveva ritenuto P.D. colpevole dei reato di cui all’art. 643 cod. pen. a danno di M.G.B..

2. Contro la suddetta sentenza, l’imputata, a mezzo del proprio difensore, ha proposto ricorso per cassazione deducendo la violazione dell’art. 643 cod. pen. sotto il profilo di seguito indicato.

La difesa, innanzitutto, sostiene che entrambi i giudici di merito non avrebbero inquadrato la vicenda nella sua giusta e concreta dimensione: il M. e la P. erano stati amanti per più di quarant’anni, nel corso dei quali, il facoltoso M., con la consapevole accondiscendenza delle stesse figlie che stimavano la P., aveva regalato alla sua amante notevoli somme di denari e costosi oggetti, consentendole, quindi, di mantenere un alto tenore di vita.

Le modalità di questa relazione erano, poi, proseguite anche quando il M. era invecchiato, sicchè non vi era motivo di ritenere che fosse stato circuito: i giudici di merito, non avevano tenuto in alcun conto la circostanza fondamentale «rappresentata dalla mancata accettazione da parte della P. di sposare il M., così rifiutando la soluzione più semplice e adottata dagli “amanti” dopo la morte del coniuge amato».

In altri termini, sostiene la difesa, non vi sarebbe alcuna prova dell’induzione perché il M. continuò «ostinatamente a fare ciò che aveva sempre fatto».

3. Il ricorso è manifestamente infondato.

4. I punti di fatto – dei tutto pacifici perché non messi in discussione neppure dalla difesa nel presente ricorso – dai quali occorre partire per la disamina del presente ricorso sono i seguenti:

a) il M. e la P. furono amanti per circa quarant’anni; la suddetta relazione non era osteggiata dalle figlie dei M. che, anzi ammiravano la P.; il facoltoso M. non lesinava alla P. né denaro né regali che le consentivano di tenere un alto tenore di vita;

b) dal 2004, incominciò per il M., un lento, costante ed inarrestabile decadimento fisico e psichico a causa di una sofferenza cerebrale: a partire dal 2005, il M. cominciò a prelevare un’anomala quantità di denaro tanto che il funzionario di banca, allarmato, ritenne di avvisare la famiglia che, in effetti, potette accertare «una vera e propria emorragia di denaro dal conto corrente» quantificata nella somma di circa € 250.000,00, somma di cui risultò beneficiaria la P. (pag. 11 sentenza impugnata);

c) «a partire dall’inizio dei 2007, si era verificata una compromissione globale, intesa come completa incapacità di intendere e di volere, ravvisabile a terzi, per quanto frequentatori abituali, per le modalità di stile di vita dello stesso che, in precedenza, avevano coperto i deficit cognitivi»: pag. 4 sentenza impugnata;

d) sottoposto all’amministrazione di sostegno, il M. – che era diventato totalmente succube della P. (pag. 12 sentenza) – in modo ossessivo, cercava di racimolare e mettere da parte più soldi possibili che metteva in una busta destinata alla P. che la ritirava quando lo andava a trovare (pag. 12-13).

5. Alla stregua dei suddetti fatti, la decisione della Corte Territoriale non si presta ad alcuna censura.

La difesa della ricorrente fa leva sostanzialmente su un unico argomento: il M., anche dopo la malattia, continuò a fare ciò che aveva fatto per tutta la vita e cioè continuò ad elargire denaro alla P., sicchè, non essendo ravvisabile alcuna induzione, di nulla sarebbe responsabile l’imputata.

In realtà, proprio in punto di fatto, come ha rilevato la Corte Territoriale «così non è, tenuto conto del fatto che, per un verso il M., a differenza di quanto accadeva negli anni passati, non era più libero di determinarsi nelle sue donazioni verso la P., a causa della sua deficienza psichica e, per altro verso, veniva indotto dall’imputata a proseguire in tali donazioni di denaro con una costante attività di suggestione, di pressione morale, volta a determinare la sua minorata volontà. Ma v’è di più, solo che si consideri che in un quinquennio (1998/2002) il M. ha versato alla P. l’anzidetta somma di € 260.000, con una media di circa € 50.000 per ciascuno degli anni sopra indicati; viceversa, come si è visto nell’anno 2005 – quando il M. già versava in una situazione di deficienza psichica per diffusa destrutturazione sul piano citoarchitettonico della cosiddetta “materia grigia”, con compromissione della deambulazione sul piano ortopedico (deficit motori primari su base traumatica) e visivo (ipovedente grave) – la P. ha ricevuto dallo stesso una somma che, certamente, non è di molto inferiore ai complessivi prelievi effettuati tra il primo e secondo semestre di tale anno, pari a circa € 185.000,00» (pag. 14-15 sentenza).

Il suddetto accertamento di fatto, consente, quindi, di disattendere la tesi difensiva della mancanza di prova in ordine all’elemento dell’induzione, dovendo, sul punto, ribadirsi il consolidato principio di diritto secondo il quale l’induzione può essere desunta in via presuntiva potendo consistere anche in un qualsiasi comportamento o attività da parte dell’agente (come ad es. una semplice richiesta) alla quale la vittima, per le sue minorate condizioni, non sia capace di opporsi e la porti, quindi, a compiere, su indicazione dell’agente, atti che, privi di alcuna causale, in condizioni normali non avrebbe compiuto e che siano a sé pregiudizievoli e a lui favorevoli, atteso che l’attività di induzione dev’essere diversamente valutata e graduata a seconda dello stato psichico in cui versi la vittima (Cass. II, 18583/2009 Rv. 244546; Cass. 4816/2010 Rv. 246279.

E’ irrilevante che il M., quando era compus sui, elargiva alla P. regali che le consentivano di tenere un alto tenore di vita.

Infatti, una volta che un soggetto sia dichiarato affetto da uno stato di deficienza psichica, la legge fa scattare intorno a lui una sorta di “cordone sanitario” proprio al fine di impedire che altri (chiunque esso sia) se ne possa approfittare.

Diventa, quindi, dei tutto irrilevante ragionare sulla base dei comportamento tenuto dal circuìto quando era compus sui, proprio perché, stante la sua condizione patologica, diventa impossibile stabilire se – ove fosse stato compus sui – avrebbe tenuto o continuato a tenere, quel determinato comportamento: di conseguenza, quegli stessi atti che prima dello stato di incapacità erano normali ed incensurabili (nella specie: atti di donazione di notevole valore), diventano anomali e punibili penalmente, se compiuti in uno stato d’incapacità.

Ovviamente, il suddetto meccanismo legislativo non è assoluto in quanto la legge ha richiesto la prova dell’abuso, da parte dell’agente, dello stato di infermità o deficienza psichica e dell’induzione al compimento di atti dannosi.

Prova che, nel caso di specie, l’accusa ha ampiamente fornito e a fronte della quale la ricorrente si è limitata ad allegare un irrilevante comportamento pregresso del circuito peraltro smentito, in punto di fatto (pag. 14-15 supra cit.), da entrambi i giudici di merito.

Deve, sul punto, quindi, essere enunciato il seguente principio di diritto: «In tema di circonvenzione di persone incapaci – una volta che la pubblica accusa, abbia provato l’abuso, da parte dell’agente, dello stato di infermità o deficienza psichica e l’induzione al compimento di atti dannosi – diventa del tutto irrilevante il comportamento tenuto dal circuìto quando era compus sui, proprio perché, stante la sua condizione patologica, diventa impossibile stabilire se – ove fosse stato compus sui – avrebbe tenuto o continuato a tenere, quel determinato comportamento: di conseguenza, quegli stessi atti che prima dello stato di incapacità erano norm ali ed incensurabili (nella specie: atti di donazione di notevole valore), diventano anomali e punibili penalmente, se compiuti in uno stato d’incapacità».

6. Alla declaratoria d’inammissibilità consegue, per il disposto dell’art. 616 c.p.p., la condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali, nonché al versamento in favore della Cassa delle Ammende di una somma che, ritenuti e valutati i profili di colpa emergenti dal ricorso, si determina equitativamente in € 1.000,00.

P.Q.M.

DICHIARA

inammissibile il ricorso e

CONDANNA

la ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di € 1.000,00 in favore della Cassa delle Ammende.

 

CIRCONVENZIONE INCAPACE TESTAMENTO AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA circonvenzione di incapace prescrizione termine

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denuncia per circonvenzione di incapace

circonvenzione di incapace giurisprudenza

 

DOMANDA COSA OCCORRE PERCHE’ SI ABBIA CIRCONVENZIONE DI INCAPACE?

 

ai fini dell’art. 643 c.p. basta anche soltanto una situazione di ipocriticità e/o labilità affettivo/emotiva, vale a dire proprio quella situazione psichica accertata nel caso del P. sulla scorta di plurimi accertamenti medici, che hanno parlato anche di disturbo neuro-cognitivo lieve caratterizzato da un decadimento delle funzioni cognitive .

Ai fini dell’art. 643 c.p. basta anche soltanto una situazione di ipocriticità e/o labilità affettivo/emotiva, vale a dire proprio quella situazione psichica accertata nel caso del P. sulla scorta di plurimi accertamenti medici, che hanno parlato anche di disturbo neuro-cognitivo lieve caratterizzato da un decadimento delle funzioni cognitive eccedente (contrariamente a quanto sostenuto nel ricorso della difesa della T. ) quello fisiologico connesso all’età, di disturbo organico di personalità confermato da una diagnosi di vasculopatia cerebrale cronica fin dal 2004, nonché di disturbo depressivo ricorrente di grado marcato (anch’esso diagnosticato fin dal 2004).

 

 

DOMANDA cosa deve compiere il circuito?

Per consolidato insegnamento della Corte Suprema, ai fini dell’art. 643 c.p. si richiede non solo l’abuso delle particolari condizioni del soggetto passivo, ma anche la sua induzione a compiere atti giuridici potenzialmente pregiudizievoli per sé o per altri, induzione intesa non già come semplice richiesta di compiere l’atto, bensì come apprezzabile attività di pressione morale, di suggestione o di persuasione, o comunque di spinta psicologica (cfr. Cass. Sez. V n. 707 del 3.11.78, dep. 18.1.79; Cass. Sez. II n. 9731 del 24.6.85, dep. 26.10.85; Cass. Sez. II n. 1064 del 13.10.88, dep. 30.1.90; Cass. Sez. II n. 1195 del 13.12.93, dep. 28.1.94).

 

Le massime di esperienza sono definizioni o giudizi ipotetici di contenuto generale, indipendenti dal caso concreto sul quale il giudice è chiamato a decidere, acquisiti con l’esperienza, ma autonomi rispetto ai singoli casi dalla cui osservazione sono dedotti ed oltre i quali devono valere; tali massime sono adoperabili come criteri di inferenza, vale a dire come premesse maggiori dei sillogismi giudiziali di cui alle regole di valutazione della prova sancite dal co. 2 dell’art. 192 c.p.p..

DOMANDA basta un affievolimento delle capacita’ critiche perché si abbia incapacita’ e circonvenzione?

Ai fini del delitto di circonvenzione di incapace rileva anche una menomazione della sfera intellettiva, volitiva od anche solo affettiva del soggetto passivo che ne affievolisca le capacità critiche e/o volitive (cfr., ex aliis, Cass. Sez. II n. 3209 del 20.12.13, dep. 23.1.14; Cass. Sez. II n. 6971 del 26.1.11, dep. 23.2.11; Cass. Sez. II n. 18644 del 23.4.09, dep. 5.5.09; Cass. Sez. II n. 1404 dell’11.12.2007, dep. 11.1.2008; Cass. Sez. V n. 6782 del 14.12.77, dep. 30.5.78; Cass. Sez. V n. 64 del 14.10.71, dep. 12.1.72; Cass. Sez. V n. 369 del 1.3.71, dep. 5.6.71), senza che sia necessario che tale menomazione consista in una vera e propria patologia psichica, né che essa sia di natura irreversibile.

ai fini dell’art. 643 c.p. basta anche soltanto una situazione di ipocriticità e/o labilità affettivo/emotiva, vale a dire proprio quella situazione psichica accertata nel caso del P. sulla scorta di plurimi accertamenti medici, che hanno parlato anche di disturbo neuro-cognitivo lieve caratterizzato da un decadimento delle funzioni cognitive .

In breve, ai fini dell’art. 643 c.p. basta anche soltanto una situazione di ipocriticità e/o labilità affettivo/emotiva, vale a dire proprio quella situazione psichica accertata nel caso del P. sulla scorta di plurimi accertamenti medici, che hanno parlato anche di disturbo neuro-cognitivo lieve caratterizzato da un decadimento delle funzioni cognitive eccedente (contrariamente a quanto sostenuto nel ricorso della difesa della T. ) quello fisiologico connesso all’età, di disturbo organico di personalità confermato da una diagnosi di vasculopatia cerebrale cronica fin dal 2004, nonché di disturbo depressivo ricorrente di grado marcato (anch’esso diagnosticato fin dal 2004).

Si tratta di accertamenti che, sempre secondo quando si legge nella gravata sentenza, non sono stati smentiti neppure dai c.t.p., che si sono limitati a sottolineare l’assenza di infermità psichica propriamente detta, il che – giova ribadire – non costituisce presupposto necessario per l’applicazione dell’art. 643 c.p..

È pur vero che, per consolidato insegnamento di questa Corte Suprema, ai fini dell’art. 643 c.p. si richiede non solo l’abuso delle particolari condizioni del soggetto passivo, ma anche la sua induzione a compiere atti giuridici potenzialmente pregiudizievoli per sé o per altri, induzione intesa non già come semplice richiesta di compiere l’atto, bensì come apprezzabile attività di pressione morale, di suggestione o di persuasione, o comunque di spinta psicologica (cfr. Cass. Sez. V n. 707 del 3.11.78, dep. 18.1.79; Cass. Sez. II n. 9731 del 24.6.85, dep. 26.10.85; Cass. Sez. II n. 1064 del 13.10.88, dep. 30.1.90; Cass. Sez. II n. 1195 del 13.12.93, dep. 28.1.94).

Le massime di esperienza sono definizioni o giudizi ipotetici di contenuto generale, indipendenti dal caso concreto sul quale il giudice è chiamato a decidere, acquisiti con l’esperienza, ma autonomi rispetto ai singoli casi dalla cui osservazione sono dedotti ed oltre i quali devono valere; tali massime sono adoperabili come criteri di inferenza, vale a dire come premesse maggiori dei sillogismi giudiziali di cui alle regole di valutazione della prova sancite dal co. 2 dell’art. 192 c.p.p..

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ALTERAZIONE DI STATO EX ART 567 CP- AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA #ALTERAZIONE DI STATO#ART 567 CP#AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA

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Suprema Corte di Cassazione VI Sezione Penale

Sentenza 23 gennaio – 11 febbraio 2014, n. 6400

Presidente/Relatore De Roberto

avvocato penale Bolgona

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il procedimento civile relativo al difetto di veridicità … si è interrotto ed allo stato degli atti non è in alcun modo possibile asserire la veridicità o meno della dichiarazione dell’imputato in merito”.

1. Con sentenza 13 giugno 2012 la Corte di appello di Milano confermava, in punto di responsabilità, la decisione 15 ottobre 2007 del locale Tribunale che aveva ritenuto R.S. colpevole del reato di cui all’ art. 567, 2° comma, c.p., addebitatogli per avere, in concorso con L.B., giudicata separatamente, alterato lo stato civile di A.S. nata a Milano il 21 ottobre 2003, dichiarandola all’ufficiale di stato civile come figlia sua e di sua moglie, appunto, L.B., nonostante l’imputato non fosse né marito della B. né padre naturale della neonata.

Il procedimento aveva avuto inizio a sèguito di impugnazione del riconoscimento per difetto di veridicità proposta, ai sensi dell’ art. 263 c.c., dalla B., depositata in data 12 aprile 2005 davanti al Tribunale di Milano, corredata, tra l’altro, dal certificato di stato libero della donna.

Poiché l’impugnazione per difetto di veridicità doveva essere necessariamente preceduta dall’azione di contestazione della filiazione legittima, avendo il S. dichiarato, non solo di essere il padre della piccola A., ma anche di essere unito in matrimonio con la B., il 19 gennaio 2006, la B. depositava ricorso ex art. 248 c.c.

La domanda veniva accolta dal Tribunale civile di Milano che dichiarava che A.S. non è figlia legittima di R.S.

2. Ad avviso del giudice di primo grado, la falsa attribuzione dello status di figlio legittimo, mediante la altrettanto falsa dichiarazione di coniugio sarebbe sufficiente ad integrare la fattispecie per cui è intervenuta condanna.

3. Sulla base degli elementi documentali ed esclusa ogni rilevanza alle contestazioni circa l’elemento soggettivo su cui si fondava essenzialmente l’atto di appello, la Corte territoriale confermava la sentenza di primo grado.

4. Ricorre per cassazione il Saracino articolando tre ordini di motivi.

Con il primo deduce violazione dell’ art. 567, 20 comma, c.p., per essersi accertata non la falsa paternità dell’imputato ma esclusivamente l’assenza del rapporto di coniugio. Un dato che consente di ritenere l’inipotizzabilità del reato contestato che presuppone che venga attribuito al neonato un genitore diverso da quello che l’ha generato.

Con il secondo motivo si censura l’affermata preclusione all’esame del motivo sopra riportato in quanto l’imputato, pur avendo articolato l’impugnazione sull’elemento soggettivo, aveva comunque messo in discussione la sua responsabilità.

Con il terzo motivo si lamenta violazione di legge e omessa motivazione in punto di elemento soggettivo del reato; l’imputato aveva agito nella più perfetta buona fede ed al solo scopo di far del bene alla piccola A. Un dato che era stato riconosciuto dallo stesso Tribunale che gli aveva concesso le circostanze attenuanti generiche proprio “in ragione delle motivazioni per le quali ha posto in essere la condotta”.

Il ricorso è inammissibile.

3. Occorre premettere che, come ampiamente risulta dalla sentenza di primo grado (di cui la decisione di appello segue le linee fondamentali), la vicenda processuale ora la vaglio del Collegio scaturisce dall’atto di citazione proposto dalla B., avente ad oggetto l’impugnazione del riconoscimento per difetto di veridicità, impugnazione consentita, ai sensi dell’art. 263 c.c. anche dopo la legittimazione. Nell’atto ora ricordato, la B., oltre a contestare di essere unita in matrimonio con la S., precisava che il ricorrente non era neppure padre naturale della neonata, così domandando che il Tribunale civile dichiarasse l’inefficacia del riconoscimento, ed ordinasse all’ufficiale di stato civile di eseguire la relativa annotazione in calce all’atto di nascita, di dichiarare l’assunzione della neonata del nome della madre e la cancellazione del cognome S. Successivamente, il 19 gennaio 2006, la B. depositava ricorso ex art. 248 c.c. (contestazione della legittimità), azione resasi necessaria perché la prima domanda doveva essere preceduta dal giudizio di contestazione della filiazione legittima, avendo il S. dichiarato, non soltanto di essere il padre naturale della neonata ma anche di essere coniugato con la B. all’atto della nascita.

Pervenuto l’originario atto di citazione al Pubblico ministero, si procedeva a carico del S. e della B. (che definiva il procedimento ai sensi dell’art. 444 c.p.p.). Alla minore veniva nominato un curatore speciale. Veniva acquisita la sentenza del Tribunale civile di Milano in data 14 marzo 2007, che aveva accolto l’azione di contestazione di legittimità. La parte civile nelle sue conclusioni dichiarava di aver proposto l’azione ex art. 263 c.c. In effetti, sempre secondo la sentenza di primo grado il S. aveva ammesso anche di non essere padre naturale della neonata, contestando esclusivamente l’elemento psicologico del reato.

Nell’atto di appello il S. incentrava, anche qui, le sue doglianze sull’assenza dell’elemento soggettivo, pur non mancando di rilevare che il procedimento civile aveva accertato soltanto la falsità della dichiarazione di coniugio, perché, quanto alla contestazione della paternità naturale, “il procedimento civile relativo al difetto di veridicità … si è interrotto ed allo stato degli atti non è in alcun modo possibile asserire la veridicità o meno della dichiarazione dell’imputato in merito”.

Un argomento riproposto in sede di ricorso nonostante sin dal 2009 il Tribunale di Milano avesse dichiarato che il S. non è padre naturale della piccola A. Infatti, veniva acquisita di ufficio da parte di questa Corte la sentenza 16 novembre 2009, del Tribunale civile di Milano, in esito alla citazione del S. da parte di L.B. e del curatore speciale di A.S. ai sensi dell’ art. 263 c.c., con la quale veniva dichiarato inefficace il riconoscimento della paternità naturale del S. e dichiarato che A.S. è figlia naturale di L.B.

Dunque, a parte ogni questione che fa leva sulla falsa dichiarazione di legittimità, il Collegio è dell’avviso che, pur essendo la giurisprudenza, orientata ad attribuire al rapporto di procreazione valore esponenziale ai fini della configurabilità della alterazione di stato, in ogni caso nella fattispecie risulta, sulla base di sentenza passata in cosa giudicata, la realizzazione del fatto per cui è intervenuta condanna.

5. Per il resto, le censure del ricorrente rientrano nel catalogo delle cause di inammissibilità descritte dall’ art. 606, comma 3, c.p.p., concernendo questioni di fatto già ampiamente scrutinate da entrambi i giudici di merito. Per di più, il ricorrente ha surrettiziamente nascosto alla cognizione di questa Corte la decisione definitiva che aveva negato la paternità naturale del S.

6. Alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della cassa delle ammende che si ritiene equo determinare in euro mille.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali ed alla somma di euro mille alla Cassa delle ammende.

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AVVOCATO PENALE TRIBUTARIO BOLOGNA LA LEGGE CIRCA REATI TRIBUTARI

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LA LEGGE CIRCA REATI TRIBUTARI

 

MOLTO SPESSO VI E’ UNA CORRELAZIONE TRA  LA CONTESTAZIONE DELLA BANCAROTTA FREAUDOLENTA E LA VIOLAZIONE DI NORME PENALI TRIBUTARIE

 

 

 

 

 

 

DECRETO LEGISLATIVO 10 marzo 2000, n. 74 – Nuova disciplina dei reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto, a norma dell’articolo 9 della legge 25 giugno 1999, n. 205

(Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale – Serie generale n. 76 del 31 marzo 2000)

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;

Visto l’articolo 9 della legge 25 giugno 1999, n. 205, che delega il Governo ad emanare, entro otto mesi dall’entrata in vigore della stessa legge, un decreto legislativo recante la nuova disciplina dei reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto in conformità dei principi e dei criteri direttivi stabiliti dal medesimo articolo, procedendo all’abrogazione del titolo I del decreto-legge 10 luglio 1982, n. 429, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 1982, n. 516, e delle altre norme vigenti incompatibili con la nuova disciplina;

Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 5 gennaio 2000;

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Acquisito il parere delle competenti commissioni permanenti della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, previsto dall’articolo 17 della predetta legge n. 205 del 1999;

Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 3 marzo 2000;

Sulla proposta del Ministro delle finanze e del Ministro della giustizia;

E m a n a

il seguente decreto legislativo:

Titolo I
DEFINIZIONI

Art. 1
Definizioni

1. Ai fini del presente decreto legislativo:

a) per “fatture o altri documenti per operazioni inesistenti” si intendono le fatture o gli altri documenti aventi rilievo probatorio analogo in base alle norme tributarie, emessi a fronte di operazioni non realmente effettuate in tutto o in parte o che indicano i corrispettivi o l’imposta sul valore aggiunto in misura superiore a quella reale, ovvero che riferiscono l’operazione a soggetti diversi da quelli effettivi;

b) per “elementi attivi o passivi” si intendono le componenti, espresse in cifra, che concorrono, in senso positivo o negativo, alla determinazione del reddito o delle basi imponibili rilevanti ai fini dell’applicazione delle imposte sui redditi o sul valore aggiunto;

c) per “dichiarazioni” si intendono anche le dichiarazioni presentate in qualita’ di amministratore, liquidatore o rappresentante di societa’, enti o persone fisiche;

d) il “fine di evadere le imposte” e il “fine di consentire a terzi l’evasione” si intendono comprensivi, rispettivamente, anche del fine di conseguire un indebito rimborso o il riconoscimento di un inesistente credito d’imposta, e del fine di consentirli a terzi;

e) riguardo ai fatti commessi da chi agisce in qualita’ di amministratore, liquidatore o rappresentante di societa’, enti o persone fisiche, il “fine di evadere le imposte” ed il “fine di sottrarsi al pagamento” si intendono riferiti alla societa’, all’ente o alla persona fisica per conto della quale si agisce;

f) per “imposta evasa” si intende la differenza tra l’imposta effettivamente dovuta e quella indicata nella dichiarazione, ovvero l’intera imposta dovuta nel caso di omessa dichiarazione, al netto delle somme versate dal contribuente o da terzi a titolo di acconto, di ritenuta o comunque in pagamento di detta imposta prima della presentazione della dichiarazione o della scadenza del relativo termine;

g) le soglie di punibilita’ riferite all’imposta evasa si intendono estese anche all’ammontare dell’indebito rimborso richiesto o dell’inesistente credito di imposta esposto nella dichiarazione.

Titolo II
DELITTI

Capo I
Delitti in materia di dichiarazione

Art. 2.Dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti

1. E’ punito con la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, avvalendosi di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, indica in una delle dichiarazioni annuali relative a dette imposte elementi passivi fittizi.

2. Il fatto si considera commesso avvalendosi di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti quando tali fatture o documenti sono registrati nelle scritture contabili obbligatorie, o sono detenuti a fine di prova nei confronti dell’amministrazione finanziaria.

3. Se l’ammontare degli elementi passivi fittizi e’ inferiore a euro 154.937,07, si applica la reclusione da sei mesi a due anni. (1)

Art. 3. Dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici

1. Fuori dei casi previsti dall’articolo 2, e’ punito con la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, sulla base di una falsa rappresentazione nelle scritture contabili obbligatorie e avvalendosi di mezzi fraudolenti idonei ad ostacolarne l’accertamento, indica in una delle dichiarazioni annuali relative a dette imposte elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo od elementi passivi fittizi, quando, congiuntamente:

a) l’imposta evasa e’ superiore, con riferimento a taluna delle singole imposte, a lire centocinquanta milioni;

b) l’ammontare complessivo degli elementi attivi sottratti all’imposizione, anche mediante indicazione di elementi passivi fittizi, e’ superiore al cinque per cento dell’ammontare complessivo degli elementi attivi indicati in dichiarazione, o, comunque, e’ superiore a lire tre miliardi. (1)

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Art. 4.
Dichiarazione infedele

avvocato penalista Bologna, opposizione decreto penale condanna, appello penali, processo penale

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1. Fuori dei casi previsti dagli articoli 2 e 3, e’ punito con la reclusione da uno a tre anni chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, indica in una delle dichiarazioni annuali relative a dette imposte elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo od elementi passivi fittizi, quando, congiuntamente:

a) l’imposta evasa e’ superiore, con riferimento a taluna delle singole imposte, a lire duecento milioni;

b) l’ammontare complessivo degli elementi attivi sottratti all’imposizione, anche mediante indicazione di elementi passivi fittizi, e’ superiore al dieci per cento dell’ammontare complessivo degli elementi attivi indicati in dichiarazione, o, comunque, e’ superiore a lire quattro miliardi. (1)

Art. 5.Omessa dichiarazione

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1. E’ punito con la reclusione da uno a tre anni chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, non presenta, essendovi obbligato, una delle dichiarazioni annuali relative a dette imposte, quando l’imposta evasa e’ superiore, con riferimento a taluna delle singole imposte a lire centocinquanta milioni.

2. Ai fini della disposizione prevista dal comma 1 non si considera omessa la dichiarazione presentata entro novanta giorni dalla scadenza del termine o non sottoscritta o non redatta su uno stampato conforme al modello prescritto. (1)

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Art. 6.
Tentativo

1. I delitti previsti dagli articoli 2, 3 e 4 non sono comunque punibili a titolo di tentativo. (1)

(1) La Corte Costituzionale, con sentenza 27 febbraio -15 marzo 2002, n. 49, ha dichiarato inammisibile la questione di ligittimità costituzionale degli artt. 6 e 9, comma 1, lettera b), sollevata in riferimento all’art. 3 della Costituzione.

Art. 7. Rilevazioni nelle scritture contabili e nel bilancio

1. Non danno luogo a fatti punibili a norma degli articoli 3 e 4 le rilevazioni nelle scritture contabili e nel bilancio eseguite in violazione dei criteri di determinazione dell’esercizio di competenza ma sulla base di metodi costanti di impostazione contabile, nonche’ le rilevazioni e le valutazioni estimative rispetto alle quali i criteri concretamente applicati sono stati comunque indicati nel bilancio.

2. In ogni caso, non danno luogo a fatti punibili a norma degli articoli 3 e 4 le valutazioni estimative che, singolarmente considerate, differiscono in misura inferiore al dieci per cento da quelle corrette. Degli importi compresi in tale percentuale non si tiene conto nella verifica del superamento delle soglie di punibilita’ previste nel comma 1, lettere a) e b), dei medesimi articoli.

Capo II
Delitti in materia di documenti e pagamento di imposte

Art. 8.Emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti

1. E’ punito con la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni chiunque, al fine di consentire a terzi l’evasione delle imposte sui redditi o sul valore aggiunto, emette o rilascia fatture o altri documenti per operazioni inesistenti.

2. Ai fini dell’applicazione della disposizione prevista dal comma 1, l’emissione o il rilascio di piu’ fatture o documenti per operazioni inesistenti nel corso del medesimo periodo di imposta si considera come un solo reato.

3. Se l’importo non rispondente al vero indicato nelle fatture o nei documenti e’ inferiore a lire trecento milioni per periodo di imposta, si applica la reclusione da sei mesi a due anni.

Art. 9.
Concorso di persone nei casi di emissione o utilizzazione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti

1. In deroga all’articolo 110 del codice penale:

a) l’emittente di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti e chi concorre con il medesimo non e’ punibile a titolo di concorso nel reato previsto dall’articolo 2;

b) chi si avvale di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti e chi concorre con il medesimo non e’ punibile a titolo di concorso nel reato previsto dall’articolo 8. (1)

Art. 10.
Occultamento o distruzione di documenti contabili

1. Salvo che il fatto costituisca piu’ grave reato, e’ punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, ovvero di consentire l’evasione a terzi, occulta o distrugge in tutto o in parte le scritture contabili o i documenti di cui e’ obbligatoria la conservazione, in modo da non consentire la ricostruzione dei redditi o del volume di affari.

Art. 10-bis
Omesso versamento di ritenute certificate

1. E’ punito con la reclusione da sei mesi a due anni chiunque non versa entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione annuale di sostituto di imposta ritenute risultanti dalla certificazione rilasciata ai sostituti, per un ammontare superiore a cinquantamila euro per ciascun periodo d’imposta.

Art. 10-ter
Omesso versamento di IVA

1. La disposizione di cui all’articolo 10-bis si applica, nei limiti ivi previsti, anche a chiunque non versa l’imposta sul valore aggiunto, dovuta in base alla dichiarazione annuale, entro il termine per il versamento dell’acconto relativo al periodo d’imposta successivo.

Art. 10-quater
Indebita compensazione

1. La disposizione di cui all’articolo10-bis si applica, nei limiti ivi previsti, anche a chiunque non versa le somme dovute, utilizzando in compensazione, ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, crediti non spettanti o inesistenti. (1)

Art. 11.
Sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte

1. E’ punito con la reclusione da sei mesi a quattro chiunque, al fine di sottrarsi al pagamento di imposte sui redditi o sul valore aggiunto ovvero di interessi o sanzioni amministrative relativi a dette imposte di ammontare complessivo superiore ad euro cinquantamila, aliena simulatamente o compie altri atti fraudolenti sui propri o su alcuni beni idonei a rendere in tutto o in parte inefficace la procedura di riscossione coattiva. Se l’ammontare delle imposte, sanzioni ed interessi è superiore ad euro duecentomila si applica la reclusione da un anno a sei anni.

2. E’ punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, al fine di ottenere per sè o per altri un pagamento parziale dei tributi e relativi accessori, indica nella documentazione presentata ai fini della rpocedura di transazione fiscale elementi passivi fittizi per un ammontare complessivo superiore ad euro duecentomila si applica la reclusione da un anno a sei anni. (1)

Titolo III
DISPOSIZIONI COMUNI

Art. 12.
Pene accessorie

1. La condanna per taluno dei delitti previsti dal presente decreto importa:

a) l’interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese per un periodo non inferiore a sei mesi e non superiore a tre anni;

b) l’incapacita’ di contrattare con la pubblica amministrazione per un periodo non inferiore ad un anno e non superiore a tre anni;

c) l’interdizione dalle funzioni di rappresentanza e assistenza in materia tributaria per un periodo non inferiore ad un anno e non superiore a cinque anni;

d) l’interdizione perpetua dall’ufficio di componente di commissione tributaria;

e) la pubblicazione della sentenza a norma dell’articolo 36 del codice penale.

2. La condanna per taluno dei delitti previsti dagli articoli 2, 3 e 8 importa altresi’ l’interdizione dai pubblici uffici per un periodo non inferiore ad un anno e non superiore a tre anni, salvo che ricorrano le circostanze previste dagli articoli 2, comma 3, e 8, comma 3.

Art. 13.
Circostanza attenuante. Pagamento del debito tributario

1. Le pene previste per i delitti di cui al presente decreto sono diminuite fino alla meta’ e non si applicano le pene accessorie indicate nell’articolo 12 se, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, i debiti tributari relativi ai fatti costitutivi dei delitti medesimi sono stati estinti mediante pagamento, anche a seguito delle speciali procedure conciliative o di adesione all’accertamento previste dalle norme tributarie.

2. A tale fine, il pagamento deve riguardare anche le sanzioni amministrative previste per la violazione delle norme tributarie, sebbene non applicabili all’imputato a norma dell’articolo 19, comma 1.

3. Della diminuzione di pena prevista dal comma 1 non si tiene conto ai fini della sostituzione della pena detentiva inflitta con la pena pecuniaria a norma dell’articolo 53 della legge 24 novembre 1981, n. 689.

Art. 14.
Circostanza attenuante. Riparazione dell’offesa nel caso di estinzione per prescrizione del debito tributario

1. Se i debiti indicati nell’articolo 13 risultano estinti per prescrizione o per decadenza, l’imputato di taluno dei delitti previsti dal presente decreto puo’ chiedere di essere anmesso a pagare, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, una somma, da lui indicata, a titolo di equa riparazione dell’offesa recata all’interesse pubblico tutelato dalla norma violata.

2. La somma, commisurata alla gravita’ dell’offesa, non puo’ essere comunque inferiore a quella risultante dal ragguaglio a norma dell’articolo 135 del codice penale della pena minima prevista per il delitto contestato.

3. Il giudice, sentito il pubblico ministero, se ritiene congrua la somma, fissa con ordinanza un termine non superiore a dieci giorni per il pagamento.

4. Se il pagamento e’ eseguito nel termine, la pena e’ diminuita fino alla meta’ e non si applicano le pene accessorie indicate nell’articolo 12. Si osserva la disposizione prevista dal comma 3 dell’articolo 13.

5. Nel caso di assoluzione o di proscioglimento la somma pagata e’ restituita.

Art. 15.
Violazioni dipendenti da interpretazione delle norme tributarie

1. Al di fuori dei casi in cui la punibilita’ e’ esclusa a norma dell’articolo 47, terzo comma, del codice penale, non danno luogo a fatti punibili ai sensi del presente decreto le violazioni di norme tributarie dipendenti da obiettive condizioni di incertezza sulla loro portata e sul loro ambito di applicazione.

Art. 16.
Adeguamento al parere del Comitato per l’applicazione delle normeantielusive


1. Non da’ luogo a fatto punibile a norma del presente decreto la condotta di chi, avvalendosi della pocedura stabilita dall’articolo 21, commi 9 e 10, della legge 30 dicembre 1991, n. 413, si e’ uniformato ai pareri del Ministero delle finanze o del Comitato consultivo per l’applicazione delle norme antielusive previsti dalle medesime disposizioni, ovvero ha compiuto le operazioni esposte nell’istanza sulla quale si e’ formato il silenzio-assenso.

Art. 17.
Interruzione della prescrizione

1. Il corso della prescrizione per i delitti previsti dal presente decreto e’ interrotto, oltre che dagli atti indicati nell’articolo 160 del codice penale, dal verbale di constatazione o dall’atto di accertamento delle relative violazioni.

Art. 18.
Competenza per territorio

1. Salvo quanto previsto dai commi 2 e 3, se la competenza per territorio per i delitti previsti dal presente decreto non puo’ essere determinata a norma dell’articolo 8 del codice di procedura penale, e’ competente il giudice del luogo di accertamento del reato.

2. Per i delitti previsti dal capo I del titolo II il reato si considera consumato nel luogo in cui il contribuente ha il domicilio fiscale. Se il domicilio fiscale e’ all’estero e’ competente il giudice del luogo di accertamento del reato.

3. Nel caso previsto dal comma 2 dell’articolo 8, se le fatture o gli altri documenti per operazioni inesistenti sono stati emessi o rilasciati in luoghi rientranti in diversi circondari, e’ competente il giudice di uno di tali luoghi in cui ha sede l’ufficio del pubblico ministero che ha provveduto per primo a iscrivere la notizia di reato nel registro previsto dall’articolo 335 del codice di procedura penale.

Titolo IV
RAPPORTI CON IL SISTEMA SANZIONATORIO AMMINISTRATIVO E FRA PROCEDIMENTI

Art. 19.
Principio di specialita’

1. Quando uno stesso fatto e’ punito da una delle disposizioni del titolo II e da una disposizione che prevede una sanzione amministrativa, si applica la disposizione speciale.

2. Permane, in ogni caso, la responsabilita’ per la sanzione amministrativa dei soggetti indicati nell’articolo 11, comma 1, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472, che non siano persone fisiche concorrenti nel reato.

Art. 20.
Rapporti tra procedimento penale e processo tributario

1. Il procedimento amministrativo di accertamento ed il processo tributario non possono essere sospesi per la pendenza del procedimento penale avente ad oggetto i medesimi fatti o fatti dal cui accertamento comunque dipende la relativa definizione.

Art. 21.
Sanzioni amministrative per le violazioni ritenute penalmente rilevanti

1. L’ufficio competente irroga comunque le sanzioni amministrative relative alle violazioni tributarie fatte oggetto di notizia di reato.

2. Tali sanzioni non sono eseguibili nei confronti dei soggetti diversi da quelli indicali dall’articolo 19, comma 2, salvo che il procedimento penale sia definito con provvedimento di archiviazione o sentenza irrevocabile di assoluzione o di proscioglimento con formula che esclude la rilevanza penale del fatto. In quest’ultimo caso, i termini per la riscossione decorrono dalla data in cui il provvedimento di archiviazione o la sentenza sono comunicati all’ufficio competente; alla comunicazione provvede la cancelleria del giudice che li ha emessi.

3. Nei casi di irrogazione di un’unica sanzione amministrativa per piu’ violazioni tributarie in concorso o continuazione fra loro, a norma dell’articolo 12 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472, alcune delle quali soltanto penalmente rilevanti, la disposizione del comma 2 del presente articolo opera solo per la parte della sanzione eccedente quella che sarebbe stata applicabile in relazione alle violazioni non penalmente rilevanti.

Titolo V
DISPOSIZIONI DI COORDINAMENTO E FINALI

Art. 22.
Modalita’ di documentazione dell’avvenuta estinzione dei debiti tributari

1. Con decreto del Ministero delle finanze, emanato entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica, sono stabilite le modalita’ di documentazione dell’avvenuta estinzione dei debiti tributari indicati nell’articolo 13 e di versamento delle somme indicate nell’articolo 14, comma 3.

Art. 23.
Modifiche in tema di utilizzazione di documenti da parte della Guardia di finanza

1. Nell’articolo 63, primo comma, secondo periodo, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e nell’articolo 33, terzo comma, secondo periodo, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, le parole: “previa autorizzazione dell’autorita’ giudiziaria in relazione alle norme che disciplinano il segreto” sono sostituite dalle seguenti: “previa autorizzazione dell’autorita’ giudiziaria, che puo’ essere concessa anche in deroga all’articolo 329 del codice di procedura penale”.

Art. 24.
Modifica dell’articolo 2 della legge 26 gennaio 1983, n. 18

1. L’ottavo comma dell’articolo 2 della legge 26 gennaio 1983, n. 18, e’ sostituito dal seguente:
”Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque manomette o comunque altera gli apparecchi misuratori previsti nell’articolo 1 o fa uso di essi allorche’ siano stati manomessi o alterati o consente che altri ne faccia uso al fine di eludere le disposizioni della presente legge e’ punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da lire due milioni a lire quindici milioni. Con la stessa sanzione e’ punito, salvo che il fatto costituisca reato, chiunque, allo stesso fine, forma in tutto o in parte stampati, documenti o registri prescritti dai decreti indicati nell’articolo 1 o li altera e ne fa uso o consente che altri ne faccia uso; nonche’ chiunque, senza avere concorso nella falsificazione, fa uso degli stessi stampati, documenti o registri.”.

Art. 25.
Abrogazioni

1. Sono abrogati:

a) l’articolo 97, sesto comma, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602;

b) l’articolo 8, undicesimo comma, della legge 10 maggio 1976, n. 249;

c) l’articolo 7, settimo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 6 ottobre 1978, n. 627;

d) il titolo I del decreto-legge 10 luglio 1982, n. 429, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 1982, n. 516;

e) l’articolo 3, quarto comma, della legge 25 novembre 1983, n. 649;

f) l’articolo 2, quarto comma, del decreto-legge 29 dicembre 1983, n. 746, convertito, con modificazioni, nella legge 27 gennaio 1984, n. 17;

g) l’articolo 1, quarto comma, secondo periodo, del decreto-legge 28 novembre 1984, n. 791, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 gennaio 1985, n. 60;

h) l’articolo 2, commi 27 e 28, e l’articolo 3, comma 14, del decreto-legge 19 dicembre 1984, n. 853, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 febbraio 1985, n. 17;

i) l’articolo 12, comma 13, della legge 30 dicembre 1991, n. 413;

l) l’articolo 54, comma 8, del decreto-legge 30 agosto 1993, n. 331, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427;

m) l’articolo 6, comma 1, del decreto-legge 31 dicembre 1996, n. 669, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1997, n. 30.

2. E’ abrogata ogni altra disposizione incompatibile con il presente decreto.

Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Dato a Roma, addi’ 10 marzo 2000

CIAMPI
D’Alema, Presidente del Consiglio dei Ministri
Visco, Ministro delle finanze
Diliberto, Ministro della giustizia

Visto, il Guardasigilli: Diliberto

 

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CUSTODIA CAUTELARE IN CARCERE-SOSTITUZIONE CON ARRESTI DOMICILIARI-AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA

  1. C.V., sottoposto ad indagini per aver capeggiato un’associazione a delinquere finalizzata alla commissione di reati contro il patrimonio, ricorre avverso l’ordinanza del 7/4/2015, depositata il 16/4/2015, con cui il Tribunale di Roma in funzione di giudice dell’impugnazione cautelare, rigettò il ricorso proposto dall’indagato avverso l’ordinanza del G.I.P. di Roma del 13/3/2015, con la quale era stata disattesa istanza del medesimo, con la quale era stata richiesta sostituzione della misura della custodia cautelare in carcere con quella degli arresti domiciliari.
  2. 5. Nelle more del giudizio di cassazione è entrata in vigore, la L. 16 aprile 2015, n. 47, pubblicata sulla G.U.23/4/2015, avente ad oggetto “modifiche al codice di procedura penale in materia di misure cautelari personali. Modifiche alla L. 26 luglio 1975, n. 354, in materia di visita a persone affette da handicap in situazione di gravità”.
  3.  
  4. In passato le S.U. di questa Corte (sentenza n. 27919 del 31/3/2011, depositata il 14/7/2011), innovando un difforme consolidato orientamento, hanno statuito che in assenza di una disposizione transitoria, la misura cautelare in corso di esecuzione (disposta prima dell’entrata in vigore della novella che, all’epoca, ebbe ad ampliare, modificando l’art. 275 c.p.p., comma 3, il catalogo dei reati per i quali vale la presunzione legale di adeguatezza della sola custodia carceraria) non poteva subire modifiche unicamente per effetto della nuova e più sfavorevole disposizione.
  5.  
  6. Le ragioni fondamentali di una tale condivisa impostazione riposano sulla considerazione, che pur non essendo “in discussione il canone tempus regit actum utilizzato”, seguito dalle pronunce che affermavano opposto orientamento, “L’antica regola costituisce la traduzione condensata dell’art. 11 preleggi. Essa enuncia che la nuova norma disciplina il processo dal momento della sua entrata in vigore; che gli atti compiuti nel vigore della legge previgente restano validi; che la nuova disciplina, quindi, non ha effetto retroattivo. L’indicato canone corrisponde ad esigenze di certezza, razionalità, logicità che sono alla radice della funzione regolatrice della norma giuridica.
  7.  
  8. Esso, proprio per tale sua connotazione, è particolarmente congeniale alla disciplina del processo penale. L’idea stessa di processo implica l’incedere attraverso il susseguirsi atomistico, puntiforme, di molti atti che compongono, infine, la costruzione.
  9.  

avvocato penalista Bologna10.Tale edificazione rischierebbe di crollare dalle radici come un castello di carte se la cornice normativa che ha regolato un atto potesse essere messa in discussione successivamente al suo compimento, per effetto di una nuova norma”.

  1. 11.  

12.In quella sentenza si chiari, peraltro, che se la soluzione del problema appariva semplice applicando il brocardo di cui si è detto in presenza di atti aventi effetto istantaneo, difficoltà sorgevano “quando il compimento dell’atto, o lo spatium deliberandi o ancora gli effetti si protraggono, si estendono nel tempo: un tempo durante il quale la norma regolatrice muta. Basti pensare alle norme sulla competenza, sulle impugnazioni, sulla disciplina delle prove, sulle misure cautelari, appunto”. Proseguivano le S.U. ponendo la distinzione fra momento genetico della misura cautelare e continua verifica circa il permanere delle condizioni che la giustificano.

 

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Suprema Corte di Cassazione

Sezione IV, penale

Sentenza 6 luglio 2015, n. 28640

REPUBBLICA ITALIANA

 

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

 

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

 

 

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

 

Dott. BRUSCO Carlo Giusepp – Presidente –

 

Dott. CIAMPI Francesco Mar – Consigliere –

 

Dott. GRASSO Giuseppe – rel. Consigliere –

 

Dott. IANNELLO Emilio – Consigliere –

 

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

 

ha pronunciato la seguente:

 

sentenza

 

sul ricorso proposto da:

 

C.V. N. IL (OMISSIS);

 

avverso l’ordinanza n. 823/2015 TRIB. LIBERTA’ di ROMA, del 07/04/2015;

 

sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. GIUSEPPE GRASSO;

 

sentite le conclusioni del PG Dott. Maria Giuseppina Fodaroni, la quale ha chiesto rigettarsi il ricorso;

 

Udito il difensore Avv. Angelo Pacelli, la quale ha chiesto accogliersi il ricorso.

 

Svolgimento del processo – Motivi della decisione 

1. C.V., sottoposto ad indagini per aver capeggiato un’associazione a delinquere finalizzata alla commissione di reati contro il patrimonio, ricorre avverso l’ordinanza del 7/4/2015, depositata il 16/4/2015, con cui il Tribunale di Roma in funzione di giudice dell’impugnazione cautelare, rigettò il ricorso proposto dall’indagato avverso l’ordinanza del G.I.P. di Roma del 13/3/2015, con la quale era stata disattesa istanza del medesimo, con la quale era stata richiesta sostituzione della misura della custodia cautelare in carcere con quella degli arresti domiciliari.

 

2. Con l’unitaria, articolata censura, posta a corredo del ricorso per cassazione, il C. denunzia violazione del D.P.R. n. 309 del 1990, art. 89.

 

Queste, in sintesi, le ragioni della doglianza. Era stato ingiustamente svalorizzata la certificazione proveniente dalla struttura sanitaria carceraria che aveva attestato la condizione di dipendenza da cocaina; l’assenza di attualità era insignificante in quanto il soggetto trovavasi detenuto senza soluzione di continuità dalla data dell’ultima analisi (ottobre 2014) e un tale stato non viene meno prima del decorso di cinque anni, nonostante il protrarsi della forzata astensione. Inoltre, il Tribunale aveva evocato un precedente per evasione, che non avrebbe potuto considerarsi ostativo e valorizzato i precedenti penali del ricorrente, ad decorrere dal 1970, senza che, tuttavia, una tale stigmatizzazione possa dirsi aver integrato quelle eccezionali esigenze cautelari impeditive della custodia in casa, le quali non possono essere fatte coincidere con la mera sommatoria dei precedenti, ma, ben diversamente devono consistere in una intollerabile esposizione a rischio della collettività, in presenza della quale devono cedere le aspettative di recupero del soggetto tossicodipendente.

 

4. Il ricorso è infondato e, pertanto, va rigettato.

 

In primo luogo il Tribunale, senza venire smentito sul punto, ha chiarito che il ricorrente, condannato per i due episodi di evasione, con sentenze del 9/3/2005 e 30/4/2009, trovasi (in relazione alla seconda condanna) in condizione d’incompatibilità con gli arresti domiciliari, a mente dell’art. 284 c.p.p., comma 5 bis, anche se una tale condizione, deve reputarsi superabile in virtù del citato art. 89. Preclusione, tuttavia, che resta ferma ove sussistano eccezionali esigenze cautelari, da non identificarsi con il solo pericolo di fuga (Cass., Sez. 2, n. 19348 del 26/4/2006, Culli).

 

In secondo luogo il provvedimento valuta il curriculum criminale del ricorrente di “non comune livello” e tale da imporre la tutela di esigenze cautelari di eccezionale rilevanza, in merito al pericolo di commissione di reati dello stesso genere. In particolare viene evidenziata, oltre alla multi-decennale dedizione professionale alla commissione di reati contro l’ordine pubblico ed il patrimonio (due condanne per partecipazione ad associazione a delinquere, numerose condanne per furto e ricettazione, le due ricordate condanne per evasione, plurimi periodi di restrizione carceraria senza efficacia deterrente, misura di prevenzione della sorveglianza speciale, poi aggravata) il ruolo (capo) e il particolare spessore criminale dell’associazione, la partecipazione alla quale gli viene contestata con il provvedimento restrittivo, a cagione dell’elevatissimo numero di reati che sarebbero stati perpetrati tra il 2013 ed il 2014, con approntamento di uomini, mezzi ed organizzazione, nonchè di ben rodati collegamenti con la rete di ricettatori, peraltro senza avere remora di violare la misura di prevenzione.

 

Trattasi di motivazione, logica e non contraddittoria, i cui presupposti non vengono neppure posti in dubbio dal ricorrente, che da concretezza alla nozione di eccezionalità delle esigenze cautelari, non censurabile in questa sede.

 

5. Nelle more del giudizio di cassazione è entrata in vigore, la L. 16 aprile 2015, n. 47, pubblicata sulla G.U.23/4/2015, avente ad oggetto “modifiche al codice di procedura penale in materia di misure cautelari personali. Modifiche alla L. 26 luglio 1975, n. 354, in materia di visita a persone affette da handicap in situazione di gravità”.

 

In passato le S.U. di questa Corte (sentenza n. 27919 del 31/3/2011, depositata il 14/7/2011), innovando un difforme consolidato orientamento, hanno statuito che in assenza di una disposizione transitoria, la misura cautelare in corso di esecuzione (disposta prima dell’entrata in vigore della novella che, all’epoca, ebbe ad ampliare, modificando l’art. 275 c.p.p., comma 3, il catalogo dei reati per i quali vale la presunzione legale di adeguatezza della sola custodia carceraria) non poteva subire modifiche unicamente per effetto della nuova e più sfavorevole disposizione.

 

Le ragioni fondamentali di una tale condivisa impostazione riposano sulla considerazione, che pur non essendo “in discussione il canone tempus regit actum utilizzato”, seguito dalle pronunce che affermavano opposto orientamento, “L’antica regola costituisce la traduzione condensata dell’art. 11 preleggi. Essa enuncia che la nuova norma disciplina il processo dal momento della sua entrata in vigore; che gli atti compiuti nel vigore della legge previgente restano validi; che la nuova disciplina, quindi, non ha effetto retroattivo. L’indicato canone corrisponde ad esigenze di certezza, razionalità, logicità che sono alla radice della funzione regolatrice della norma giuridica.

 

Esso, proprio per tale sua connotazione, è particolarmente congeniale alla disciplina del processo penale. L’idea stessa di processo implica l’incedere attraverso il susseguirsi atomistico, puntiforme, di molti atti che compongono, infine, la costruzione.

 

Tale edificazione rischierebbe di crollare dalle radici come un castello di carte se la cornice normativa che ha regolato un atto potesse essere messa in discussione successivamente al suo compimento, per effetto di una nuova norma”.

 

In quella sentenza si chiari, peraltro, che se la soluzione del problema appariva semplice applicando il brocardo di cui si è detto in presenza di atti aventi effetto istantaneo, difficoltà sorgevano “quando il compimento dell’atto, o lo spatium deliberandi o ancora gli effetti si protraggono, si estendono nel tempo: un tempo durante il quale la norma regolatrice muta. Basti pensare alle norme sulla competenza, sulle impugnazioni, sulla disciplina delle prove, sulle misure cautelari, appunto”. Proseguivano le S.U. ponendo la distinzione fra momento genetico della misura cautelare e continua verifica circa il permanere delle condizioni che la giustificano.

 

La fase genetica non può che rimanere retta e regolata dalla legge del tempo. Per converso, “si impone una continua verifica circa il permanere delle condizioni che hanno determinato la limitazione della libertà personale e la scelta di una determinata misura cautelare.

 

La materia è regolata dall’art. 299 c.p.p.. Il codificatore ha opportunamente racchiuso in un unico contesto normativo l’aspetto per così dire dinamico della restrizione di libertà; e quindi le diverse ipotesi di revoca e sostituzione delle misure cautelari in relazione al mutare della situazione di fatto e di diritto nel corso del procedimento. La finalità cui la disciplina con tutta evidenza corrisponde è quella di assicurare che – in ogni momento la restrizione sia conforme ai principi di adeguatezza, proporzionalità”.

 

Alla luce di quanto sopra esposto, che, ovviamente rappresenta un enunciato generale, che non muta ove il sopravvenire della nuova norma possa assumere caratteri di favore per l’indagato, in questa sede non possono trovare applicazione le innovazioni introdotte con la cit. L. n. 47, incidenti sulla fase genetica della misura, emessa sotto la vigenza della legge del tempo. Altro sarà valutarne i riflessi sulla verifica del permanere delle condizioni legittimanti e le conferme che se ne possono trarre sul piano interpretativo della normativa previgente.

 

6. L’epilogo impone condanna al pagamento delle spese processuali.

 

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali. La Corte dispone inoltre che copia del presente provvedimento sia trasmesso al direttore dell’istituto penitenziario competente per P. perchè provveda a quanto stabilito dall’art. 94 disp. att. c.p.p., comma 1 ter.

 

Così deciso in Roma, il 3 luglio 2015.

 

Depositato in Cancelleria il 6 luglio 2015

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  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

Bentivoglio Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bentivoglio
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

Bologna Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
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Borgo Tossignano Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti  Borgo Tossignano
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
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Budrio Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Budrio
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
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Calderara di Reno Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Calderara di Reno
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  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

Camugnano Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna,Camugnano
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
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Casalecchio di Reno Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Casalecchio di Reno
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

Casalfiumanese Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
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Castel d’Aiano Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

Castel del Rio Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

Castel di Casio Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

Castel Guelfo di Bologna Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

Castel Maggiore Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

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  1.          Avvocati penalista Castelmaggiore
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  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

Castel San Pietro Terme Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna,castel San Pietro terme
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

Castello d’Argile Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

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  1.          Avvocati penalisti Bologna  Castello D’Argile
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  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

Castenaso Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

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  1.          Avvocati penalisti Bologna, Castenaso
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

Castiglione dei Pepoli Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

Crevalcore Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
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Dozza Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

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  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

Fontanelice Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
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Gaggio Montano Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
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  7.          Difesa penale imputati
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Galliera Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
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  10.          Diritto penale Bologna
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  12.          Appello penale
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  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
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Granaglione Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
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  5.          Rito abbreviato
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  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
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Granarolo dell’Emilia Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

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  1.          Avvocati penalisti Bologna,granarolo dell’Emilia
  2.          Studio legale penale a Bologna
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  5.          Rito abbreviato
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  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
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Grizzana Morandi Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

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  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
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Imola Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

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  1.          Avvocati penalisti Bologna,Imola
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
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Lizzano in Belvedere Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

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  1.          Avvocati penalisti Bologna
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  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
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Loiano Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

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  1.          Avvocati penalisti Bologna
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  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
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Malalbergo Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
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  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
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Marzabotto Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
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Medicina Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
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Minerbio Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

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  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
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Molinella Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

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  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
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Monghidoro Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

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  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
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Monte San Pietro Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

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  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
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Monterenzio Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

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  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
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Monzuno Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
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Mordano    Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
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5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

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  1.          Avvocati penalisti Bologna
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  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

Ozzano dell’Emilia  Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
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  16.          Reato di stalking
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Pianoro   Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

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Pieve di Cento Lo studio si occupa della difesa di:
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2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
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Porretta Terme  Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
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8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

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Sala Bolognese Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
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4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
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San Benedetto Val di Sambro Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
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  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
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  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
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San Giorgio di Piano Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
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  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
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San Giovanni in Persiceto  Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

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  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
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CENTO

CENTO Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
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San Lazzaro di Savena   Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
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San Pietro in Casale  Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
  17.          Avvocato a Bologna

Sant’Agata Bolognese  Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
  3.          Decreto penale di condanna
  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
  16.          Reato di stalking
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Sasso Marconi   Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’amministrazione della giustizia (ad esempio calunnia, simulazione di reato ecc)

Altri Servizi Proposti:

  1.          Avvocati penalisti Bologna
  2.          Studio legale penale a Bologna
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  4.          Opposizione decreto penale di condanna
  5.          Rito abbreviato
  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imputati
  8.          Difesa penale indagati
  9.          Difesa penale Bologna
  10.          Diritto penale Bologna
  11.          Patteggiamento
  12.          Appello penale
  13.          Ricorso per cassazione penale
  14.          Ricorsi tribunale del riesame
  15.          Processo minorile
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Valsamoggia  Lo studio si occupa della difesa di:
1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
3) Responsabilità professionale medica
4) Reati fallimentari
5) Reati in materia di sostanze stupefacenti
6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
7) Reati in materia di circolazione stradale
8) Reati contro la pubblica amministrazione (esempio corruzione, peculato concussione ecc)
9) Reati contro l’ammi

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Avvocato Sergio Armaroli

Avvocato Cassazionista Sergio Armaroli

L'avvocato Sergio Armaroli ha fondato lo studio legale Armaroli a Bologna nel 1997.

Da allora ha assistito centinaia di clienti in ambito civile e penale, in tutti i gradi di giudizio, sempre con l'attenzione e l'impegno che lo contraddistinguono, conseguendo numerosi successi e soddisfazioni.

L'avvocato Armaroli riceve tutti i giorni nel suo studio dalle ore 9:00 alle ore 19:00 in via Solferino 30.

Dicono di me i clienti

Salve a tutti, mi sono trovato di recente a dover affrontare diverse problematiche relative al mondo del lavoro. Fortunatamente ho incontrato l’ Avv. Sergio Armaroli il quale ha saputo guidarmi nelle varie situazioni con grande calma e professionalità. La pratica è stata risolta in poco tempo e con soddisfazione di tutti. From Avvocato Penalista Bologna, […]- Utente Google
Cordialità e ottima accoglienza…Esprimo la mia totale soddisfazione nel servizio reso con professionalità,   esaudiente conoscenza del diritto e della legge in tutte le sue interpretazioni. Velata la sincerità e la schiettezza nelle probabili risoluzioni dei problemi di avversità penale . Determinazione e concretezza sono cornice della sua impeccabile figura  .Ringrazio l’avvocato Sergio Armaroli e consiglio vivamente […]- Federico : ringrazio l’avvocato Sergio Armaroli
Inconditi ne placute de viata am cunoscut av. SERGIO ARMAROLI o persoana minunata cu un caracter forte si determinat, pregatit profesional la un inalt nivel. Cu profesionalitatea sa m-a ajutat sa trec cu bine de probleme financiare cu banci in italia,de aceea il recomand la toate persoanele de origine romina care au probleme judiciare de […]- Utente Google
In un momento della mia vita mi sono trovata in difficoltà ma per fortuna ho conosciuto l’avvocato SERGIO ARMAROLI, il quale ha risolto i miei problemi dimostrando grande capacità e preparazione e grande senso di umanità e gentilezza. per questo raccomando a tutti i quali abbiano problemi di rivolgersi con fiducia all’avvocato SERGIO ARMAROLI Grazie […]- Elena
Buongiorno avv., Mi sono rivolta a Lei xke’ ho alcune cose da sistemare in merito alla mia separazione. Dal colloquio ke abbiamo avuto posso dire di essere stata molto soddisfatta grazie alla sua competenza e disponibilita’ nel venire a capo alle grosse problematiche ke questa situazione crea. From Avvocato Penalista Bologna, post Sabrina Post Footer […]- Sabrina

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