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ARRESTO BOLOGNA AVVOCATO PENALISTA DIFENDE

Quando abbiamo quasi flagranza nell’arresto?

Con l’ordinanza numero 12282 del 2015 è stata rimessa alle Sezioni unite una questione di diritto riguardante l’esatto significato da attribuire alla nozione di quasi flagranza nella commissione di un reato.

le Sezioni Unite hanno affermato il principio di diritto secondo il quale “non può procedersi all’arresto in flagranza sulla base di informazioni della vittima o di terzi fornite nella immediatezza del fatto”.

L’arresto, sia esso obbligatorio o facoltativo, si legittima solamente nello stato di flagranza, che l’art. 382 cpp descrive come la situazione nella quale si trova “chi viene colto nell’atto di commettere il reato ovvero chi, dopo il reato, è inseguito dalla polizia giudiziaria, dalla persona offesa o da altre persone ovvero è sorpreso con cose o tracce dalle quali appaia che egli abbia commesso il reato immediatamente prima”.

 

la successione sul piano temporale, stabilita dalla legge in termini di immediatezza, tra il reato e l’inseguimento del suo autore rivela il nesso che avvince, sul piano logico, la condotta delittuosa alla previsione normativa del succitato stato di flagranza. Se l’inseguimento origina <<subito dopo il reato>>, necessariamente l’autore deve avere personale percezione, in tutto o in parte, del comportamento criminale del reo nella attualità della sua concreta esplicazione: è proprio tale contezza che – etiologicamente – dà adito all’inseguimento orientato – teleologicamente – alla cattura del fuggitivo”.

Pur nella diversità dei presupposti, l’arresto in flagranza ed il fermo di indiziato di delitto si sostanziano in una restrizione eccezionale e provvisoria della libertà personale, tendenzialmente propedeutica all’applicazione di una misura cautelare personale.

Com’è noto, l’art. 13 della Costituzione, nel sancire la inviolabilità della libertà personale, ne ammette limitazioni solo “per atto motivato dell’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge” (cosiddetta doppia riserva di legge e di giurisdizione). In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge, il Costituente riconosce alle autorità di pubblica sicurezza il potere di adottare provvedimenti coercitivi provvisori, la cui efficacia, però, cessa ove non convalidati dall’autorità giudiziaria entro termini stringenti (96 ore).

 

la questione controversa concerne l’esatta determinazione delle coordinate concettuali della nozione di “quasi flagranza”, con particolare riferimento alla fattispecie rappresentata dall’“inseguimento”:

 

 

lo stato di quasi flagranza sussiste anche nel caso in cui l’inseguimento non sia iniziato per una diretta percezione dei fatti da parte della polizia giudiziaria, bensì per le informazioni acquisite da terzi (inclusa la vittima), purché non sussista soluzione di continuità fra il fatto criminoso e la successiva reazione diretta ad arrestare il responsabile del reato»

avv penale bologna foto

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Da una lettura lata del concetto di inseguimento, inteso come attività di indagine che la polizia giudiziaria pone in essere appena ricevuta la notitia criminis e che svolge senza soluzione di continuità fino all’arresto del soggetto; attività di indagine che potrebbe durare anche per alcuni giorni, «purché non subisca interruzioni dopo la commissione del reato».

L’inseguimento viene concepito come continuazione cioè investigazione che si riconnette alla notizia di reato e che, senza sospensioni e cesure, conduce in un arco di tempo relativamente breve all’arresto dell’indagato. Anzi, si soggiunge, l’art. 382 c.p.p., preso alla lettera, nel riferirsi all’inseguimento, non richiede «che chi arresta dopo avere inseguito abbia veduto il reo fuggire dal luogo dove ha commesso il reato»

 

Altro preminente indirizzo sostiene che «non ricorre lo stato di quasi flagranza qualora l’inseguimento dell’indagato da parte della polizia giudiziaria sia iniziato, non già a seguito e a causa della diretta percezione dei fatti, ma per effetto e solo in seguito alla denuncia della persona offesa o ad informazioni rese da terzi». 

Le Sezioni Unite sposando il prevalente e più rigoroso indirizzo della giurisprudenza di legittimità hanno affermato il principio di diritto secondo cui “non sussiste la condizione di cosiddetta quasi flagranza qualora l’inseguimento dell’indagato da parte della polizia giudiziaria sia stato iniziato non già a seguito e a causa della diretta percezione dei fatti” da parte della polizia giudiziaria, bensì “per effetto e solo dopo l’acquisizione di informazioni da parte di terzi”.

Il principio enunciato sottende ragioni che, sinteticamente, possono essere ricapitolate nei termini che seguono.

La provvisoria privazione del diritto fondamentale della libertà personale, di iniziativa della polizia giudiziaria e in carenza di alcun provvedimento motivato della autorità giudiziaria, rappresenta, per vero, istituto di carattere eccezionale e in tal senso è espressamente connotato dall’art. 13 Cost., co. III.

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