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TITOLO XI - Dei delitti contro la famiglia AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA AVVOCATO PENALE BOLOGNA CONSULENZA LEGALE

TITOLO XI – Dei delitti contro la famiglia AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA AVVOCATO PENALE BOLOGNA CONSULENZA LEGALE

TITOLO XI - Dei delitti contro la famiglia AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA AVVOCATO PENALE BOLOGNA CONSULENZA LEGALE

TITOLO XI – Dei delitti contro la famiglia AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA AVVOCATO PENALE BOLOGNA CONSULENZA LEGALE

  • DOMANDA COSA SONO GLI OBBLIGHI DI ASSISTENZA FAMIGLIARE?

 

1) l’abbandono del domicilio domestico o l’assunzione di altra condotta contraria all’ordine e alla morale delle famiglie, condotte che determinano la violazione dell’obbligo di assistenza inerente alla potestà dei genitori o alla qualità di coniuge (art. 570, co. 1);

2) la malversazione o dilapidazione di beni del figlio minore o del coniuge da parte del genitore o dell’altro coniuge (art. 570, co. 2, n. 1 c.p.);

3) la mancata somministrazione dei mezzi di sussistenza a discendenti minorenni, inabili al lavoro, agli ascendenti ovvero al coniuge (art. 570, co. 2, n. 2 c.p.).

 

  • COSA SUCCEDE SE CI SI SOTTRAE A TALI OBBLIGHI?

Capita non di rado che il genitore obbligato dalla sentenza di separazione o divorzio a versare all’ex coniuge o campagna/o il mantenimento per i figli si sottragga a tale dovere o lo compia solo in parte. A tale atteggiamento conseguono effetti gravi e, in taluni casi, i risvolti possono anche sfociare nel penale.

Le ragioni del mancato pagamento possono essere diverse e non sempre si può ravvisare una vera e propria negligenza del genitore inadempiente. Ad esempio può essere sopravvenuta una perdita del lavoro o più in generale un mutamento della situazione personale e patrimoniale che impedisce il versamento del denaro.

 

 

 

  • QUALE REATO VIENE COMMESSO?

Abbandono del domicilio domestico o assunzione di altra condotta contraria all’ordine e alla morale delle famiglie, condotte che determinano la violazione dell’obbligo di assistenza inerente alla potestà dei genitori o alla qualità di coniuge
(art. 570, co. 1 c.p.)

  • IPOTESI REATO PIU’ RICORRENTE?

la mancata somministrazione dei mezzi di sussistenza a discendenti minorenni, inabili al lavoro, agli ascendenti ovvero al coniuge.

LIBRO SECONDO

TITOLO XI – Dei delitti contro la famiglia

Capo I – Dei delitti contro il matrimonio

Art. 556.
Bigamia.
Chiunque, essendo legato da un matrimonio avente effetti civili, ne contrae un altro, pur avente effetti civili, e` punito con la reclusione da uno a cinque anni. Alla stessa pena soggiace chi, non essendo coniugato, contrae matrimonio con persona legata da matrimonio avente effetti civili.
La pena e` aumentata se il colpevole ha indotto in errore la persona, con la quale ha contratto matrimonio, sulla liberta` dello stato proprio o di lei.
Se il matrimonio, contratto precedentemente dal bigamo, e` dichiarato nullo, ovvero e` annullato il secondo matrimonio per causa diversa dalla bigamia, il reato e` estinto, anche rispetto a coloro che sono concorsi nel reato, e, se vi e` stata condanna, ne cessano l’esecuzione e gli effetti penali.

Art. 557.
Prescrizione del reato.
Il termine della prescrizione per il delitto preveduto dall’articolo precedente decorre dal giorno in cui e` sciolto uno dei due matrimoni o e` dichiarato nullo il secondo per bigamia.

Art. 558.
Induzione al matrimonio mediante inganno.
Chiunque, nel contrarre matrimonio avente effetti civili, con mezzi fraudolenti occulta all’altro coniuge l’esistenza di un impedimento che non sia quello derivante da un precedente matrimonio e` punito, se il matrimonio e` annullato a causa dell’impedimento occultato, con la reclusione fino a un anno ovvero con la multa da euro 206 a euro 1.032.

[Art. 559.
Adulterio.
La moglie adultera e` punita con la reclusione fino a un anno. Con la stessa pena e` punito il correo dell’adultera.
La pena e` della reclusione fino a due anni nel caso di relazione adulterina. (1)
Il delitto e` punibile a querela del marito. (2)]
(1) La Corte costituzionale con sentenza n. 126/1968 ha dichiarato l’illegittimita` costituzionale del primo e del secondo comma del presente articolo.
(2) La Corte costituzionale con sentenza n. 147/1969 ha dichiarato l’illegittimita` costituzionale del comma terzo del presente articolo.

Art. 560.
Concubinato.
[Il marito, che tiene una concubina nella casa coniugale, o notoriamente altrove, e` punito con la reclusione fino a due anni.] (1)
La concubina e` punita con la stessa pena.
Il delitto e` punibile a querela della moglie.
(1) La Corte costituzionale con sentenza n. 147/1969 ha dichiarato l’illegittimita` costituzionale del presente comma.

Art. 561.
Casi di non punibilita`. Circostanza attenuante. (1)
Nel caso preveduto dall’articolo 559, non e` punibile la moglie quando il marito l’abbia indotta o eccitata alla prostituzione ovvero abbia comunque tratto vantaggio dalla prostituzione di lei.
Nei casi preveduti dai due articoli precedenti non e` punibile il coniuge legalmente separato per colpa dell’altro coniuge, ovvero da questo ingiustamente abbandonato.
Se il fatto e` commesso dal coniuge legalmente separato per colpa propria o per colpa propria e dell’altro coniuge o per mutuo consenso, la pena e` diminuita.
(1) Vedi nota relativa all’art. 559 c.p..

Art. 562.
Pena accessoria e sanzione civile. (1)
La condanna per alcuno dei delitti preveduti dagli articoli 556 e 560 importa la perdita dell’autorita` maritale.
Con la sentenza di condanna per adulterio o per concubinato il giudice puo`, sull’istanza del coniuge offeso, ordinare i provvedimenti temporanei di indole civile, che ritenga urgenti nell’interesse del coniuge offeso e della prole.
Tali provvedimenti sono immediatamente eseguibili, ma cessano di aver effetto se, entro tre mesi dalla sentenza di condanna, divenuta irrevocabile, non e` presentata dinanzi al giudice civile domanda di separazione personale.
(1) Vedi nota relativa agli artt. 559 e 560 c.p..

Art. 563.
Estinzione del reato. (1)
Nei casi preveduti dagli articoli 559 e 560 la remissione della querela, anche se intervenuta dopo la condanna, estingue il reato.
Estinguono altresi` il reato:
1. la morte del coniuge offeso;
2. l’annullamento del matrimonio del colpevole di adulterio o di concubinato.
L’estinzione del reato ha effetto anche riguardo al correo e alla concubina e ad ogni persona che sia concorsa nel reato; e, se vi e` stata condanna, ne cessano l’esecuzione e gli effetti penali.
(1) Vedi nota relativa agli artt. 559 e 560 c.p..

Capo II – Dei delitti contro la morale familiare

Art. 564.
Incesto.
Chiunque, in modo che ne derivi pubblico scandalo, commette incesto con un discendente o un ascendente, o con un affine in linea retta, ovvero con una sorella o un fratello, e` punito con la reclusione da uno a cinque anni.
La pena e` della reclusione da due a otto anni nel caso di relazione incestuosa.
Nei casi preveduti dalle disposizioni precedenti, se l’incesto e` commesso da persona maggiore di eta` con persona minore degli anni diciotto, la pena e` aumentata per la persona maggiorenne.
La condanna pronunciata contro il genitore importa la perdita della patria potesta` o della tutela legale.

Art. 565.
Attentati alla morale familiare commessi col mezzo della stampa periodica.
Chiunque nella cronaca dei giornali o di altri scritti periodici, nei disegni che ad essa si riferiscono, ovvero nelle inserzioni fatte a scopo di pubblicita` sugli stessi giornali o scritti, espone o mette in rilievo circostanze tali da offendere la morale familiare, e` punito con la multa da euro 103 a euro 516.

Capo III – Dei delitti contro lo stato di famiglia

Art. 566.
Supposizione o soppressione di stato.
Chiunque fa figurare nei registri dello stato civile una nascita inesistente e` punito con la reclusione da tre a dieci anni.
Alla stessa pena soggiace chi, mediante l’occultamento di un neonato, ne sopprime lo stato civile.

Art. 567.
Alterazione di stato.
Chiunque, mediante la sostituzione di un neonato, ne altera lo stato civile e` punito con la reclusione da tre a dieci anni.
Si applica la reclusione da cinque a quindici anni a chiunque, nella formazione di un atto di nascita, altera lo stato civile di un neonato, mediante false certificazioni, false attestazioni o altre falsita`.

Art. 568.
Occultamento di stato di un fanciullo legittimo o naturale riconosciuto.
Chiunque depone o presenta un fanciullo, gia` iscritto nei registri dello stato civile come figlio legittimo o naturale riconosciuto, in un ospizio di trovatelli o in un altro luogo di beneficenza, occultandone lo stato, e` punito con la reclusione da uno a cinque anni.

Art. 569.
Pena accessoria.
La condanna pronunciata contro il genitore per alcuno dei delitti preveduti da questo capo importa la perdita della patria potesta` o della tutela legale.

Capo IV – Dei delitti contro l’assistenza familiare

Art. 570.
Violazione degli obblighi di assistenza familiare.
Chiunque, abbandonando il domicilio domestico, o comunque serbando una condotta contraria all’ordine o alla morale delle famiglie, si sottrae agli obblighi di assistenza inerenti alla patria potesta`, o alla qualita` di coniuge, e` punito con la reclusione fino a un anno o con la multa da euro 103 a euro 1.032.
Le dette pene si applicano congiuntamente a chi:
1. malversa o dilapida i beni del figlio minore o del pupillo o del coniuge;
2. fa mancare i mezzi di sussistenza ai discendenti di eta` minore, ovvero inabili al lavoro, agli ascendenti o al coniuge, il quale non sia legalmente separato per sua colpa.
Il delitto e` punibile a querela della persona offesa salvo nei casi previsti dal numero 1 e, quando il reato e` commesso nei confronti dei minori, dal numero 2 del precedente comma.
Le disposizioni di questo articolo non si applicano se il fatto e` preveduto come piu` grave reato da un’altra disposizione di legge.

Art. 571.
Abuso dei mezzi di correzione o di disciplina.
Chiunque abusa dei mezzi di correzione o di disciplina in danno di una persona sottoposta alla sua autorita`, o a lui affidata per ragione di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, ovvero per l’esercizio di una professione o di un’arte, e` punito, se dal fatto deriva il pericolo di una malattia nel corpo o nella mente, con la reclusione fino a sei mesi.
Se dal fatto deriva una lesione personale, si applicano le pene stabilite negli articoli 582 e 583, ridotte a un terzo; se ne deriva la morte, si applica la reclusione da tre a otto anni.

Art. 572.
Maltrattamenti in famiglia o verso fanciulli.
Chiunque, fuori dei casi indicati nell’articolo precedente, maltratta una persona della famiglia, o un minore degli anni quattordici, o una persona sottoposta alla sua autorita`, o a lui affidata per ragione di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l’esercizio di una professione o di un’arte, e` punito con la reclusione da uno a cinque anni.
Se dal fatto deriva una lesione personale grave, si applica la reclusione da quattro a otto anni; se ne deriva una lesione gravissima, la reclusione da sette a quindici anni; se ne deriva la morte, la reclusione da dodici a venti anni.

Art. 573.
Sottrazione consensuale di minorenni.
Chiunque sottrae un minore, che abbia compiuto gli anni quattordici, col consenso di esso, al genitore esercente la patria potesta` o al tutore ovvero lo ritiene contro la volonta` del medesimo genitore o tutore, e` punito, a querela di questo con la reclusione fino a due anni .
La pena e` diminuita, se il fatto e` commesso per fine di matrimonio; e` aumentata, se e` commesso per fine di libidine.
Si applicano le disposizioni degli articoli 525 e 544.

Art. 574.
Sottrazione di persone incapaci.
Chiunque sottrae un minore degli anni quattordici, o un infermo di mente, al genitore esercente la patria potesta`, al tutore, o al curatore, o a chi ne abbia la vigilanza o la custodia, ovvero lo ritiene contro la volonta` dei medesimi, e` punito, a querela del genitore esercente la patria potesta`, del tutore o del curatore, con la reclusione da uno a tre anni.
Alla stessa pena soggiace, a querela delle stesse persone, chi sottrae o ritiene un minore che abbia compiuto gli anni quattordici, senza il consenso di esso per fine diverso da quello di libidine o di matrimonio.
Si applicano le disposizioni degli articoli 525 e 544.