DIRITTO ENERGIA CAVE E MINIERE La mancanza o il venire meno della autorizzazione per l’attività estrattiva non può configurare il reato di cui all’art. 44, lett. b), d.p.R. 6 giugno 2001, n. 380. La mancanza o il venire meno della autorizzazione per l’attività estrattiva non può configurare il reato di cui all’art. 44, lett. b), d.p.R. 6 giugno 2001, n. 380. Tale reato, non è neanche astrattamente configurabile sotto il profilo della difformità della attività rispetto alla autorizzazione estrattiva, giacché, così ritenendo, si darebbe luogo ad una inammissibile applicazione analogica in malam partem di una norma penale. In altre parole si applicherebbe in via analogica la norma penale che punisce l’attività in difformità dal permesso di costruire alla ipotesi di attività in difformità dalla autorizzazione estrattiva, il che, oltre che inammissibile, sarebbe peraltro anche manifestamente illogico, dal momento che è pacifico che la norma in esame non potrebbe applicarsi per l’ipotesi di totale mancanza di autorizzazione estrattiva.

DIRITTO ENERGIA CAVE E MINIERE

da tempo dalla dottrina, in bene fondiario (proprietà terriera) e attività di cava (impresa) al- lorché al primo viene impressa una destinazione di interesse pubblico: eserci- zio della cava per assolvere un interesse rilevante per l’economia nazionale.

Il bene cava è chiaramente scindibile, come evidenziato già da tempo dalla dottrina, in bene fondiario (proprietà terriera) e attività di cava (impresa) al- lorché al primo viene impressa una destinazione di interesse pubblico: eserci- zio della cava per assolvere un interesse rilevante per l’economia nazionale.

Il regime speciale del giacimento non incide su quello del suolo, stretta- mente inteso, sul quale il proprietario può eventualmente continuare ad eser- citare le sue facoltà di godimento, che, peraltro, è limitato solo per le caratteri- stiche particolari del giacimento, ma che può essere del tutto escluso, nel caso in cui l’attività sia svolta da un altro soggetto

PROVOCAZIONE ATRTENUANTE AVVOCATO PENBALE BOLOGNA AVVOCATO PENALE RIMINI AVVOCATO PENALE RAVENNA L’imputabilità, infatti, è il presupposto soggettivo indispensabile per affermare la responsabilità dell’agente e presuppone l’accertamento di una condizione di rimproverabilità verificabile processualmente (cfr. Sez. U, n. 9163 del 21/05/2005, Raso, Rv. 230317).

PROVOCAZIONE ATRTENUANTE AVVOCATO PENBALE BOLOGNA AVVOCATO PENALE RIMINI AVVOCATO PENALE RAVENNA
17).

La mancanza o il venire meno della autorizzazione per l’attività estrattiva non può configurare il reato di cui all’art. 44, lett. b), d.p.R. 6 giugno 2001, n. 380.

La mancanza o il venire meno della autorizzazione per l’attività estrattiva non può configurare il reato di cui all’art. 44, lett. b), d.p.R. 6 giugno 2001, n. 380. Tale reato, non è neanche astrattamente configurabile sotto il profilo della difformità della attività rispetto alla autorizzazione estrattiva, giacché, così ritenendo, si darebbe luogo ad una inammissibile applicazione analogica in malam partem di una norma penale. In altre parole si applicherebbe in via analogica la norma penale che punisce l’attività in difformità dal permesso di costruire alla ipotesi di attività in difformità dalla autorizzazione estrattiva, il che, oltre che inammissibile, sarebbe peraltro anche manifestamente illogico, dal momento che è pacifico che la norma in esame non potrebbe applicarsi per l’ipotesi di totale mancanza di autorizzazione estrattiva.

 

Art. 44 (L)
Sanzioni penali
(legge 28 febbraio 1985, n. 47, articoli 19 e 20; decreto-legge 23 aprile 1985, n. 146, art. 3, convertito, con modificazioni, in legge 21 giugno 1985, n. 298).

1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato e ferme le sanzioni amministrative, si applica:
a) l’ammenda fino a 10329 euro per l’inosservanza delle norme, prescrizioni e modalità esecutive previste dal presente titolo, in quanto applicabili, nonché dai regolamenti edilizi, dagli strumenti urbanistici e dal permesso di costruire;
b) l’arresto fino a due anni e l’ammenda da 5164 euro a 51645 euro nei casi di esecuzione dei lavori in totale difformità o assenza del permesso o di prosecuzione degli stessi nonostante l’ordine di sospensione;
c) l’arresto fino a due anni e l’ammenda da 15493 euro a 51645 euro i nel caso di lottizzazione abusiva di terreni a scopo edilizio, come previsto dal primo comma dell’articolo 30. La stessa pena si applica anche nel caso di interventi edilizi nelle zone sottoposte a vincolo storico, artistico, archeologico, paesistico, ambientale, in variazione essenziale, in totale difformità o in assenza del permesso.

2. La sentenza definitiva del giudice penale che accerta che vi é stata lottizzazione abusiva, dispone la confisca dei terreni, abusivamente lottizzati e delle opere abusivamente costruite. Per effetto della confisca i terreni sono acquisiti di diritto e gratuitamente al patrimonio del comune nel cui territorio é avvenuta la lottizzazione. La sentenza definitiva é titolo per la immediata trascrizione nei registri immobiliari.

2-bis. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche agli interventi edilizi suscettibili di realizzazione mediante denuncia di inizio attività ai sensi dell’articolo 22, comma 3, eseguiti in assenza o in totale difformità dalla stessa. (1)

(1) Comma inserito dal D.L. 27 dicembre 2002, n. 301.

CORTE DI CASSAZIONE PENALE Sez.3^, 31/07/2013 (Cc. 26/02/2013) Sentenza n. 33162

 

CAVE E TORBIERE – DIRITTO URBANISTICO – Attività estrattiva – Violazione della disciplina urbanistica – Limiti – Art. 44, lett. b), d.p.R. n. 380/2001.

 

La mancanza o il venire meno della autorizzazione per l’attività estrattiva non può configurare il reato di cui all’art. 44, lett. b), d.p.R. 6 giugno 2001, n. 380. Tale reato, non è neanche astrattamente configurabile sotto il profilo della difformità della attività rispetto alla autorizzazione estrattiva, giacché, così ritenendo, si darebbe luogo ad una inammissibile applicazione analogica in malam partem di una norma penale. In altre parole si applicherebbe in via analogica la norma penale che punisce l’attività in difformità dal permesso di costruire alla ipotesi di attività in difformità dalla autorizzazione estrattiva, il che, oltre che inammissibile, sarebbe peraltro anche manifestamente illogico, dal momento che è pacifico che la norma in esame non potrebbe applicarsi per l’ipotesi di totale mancanza di autorizzazione estrattiva.

 

(annulla ordinanza emessa il 29 maggio 2012 dal tribunale del riesame di Rieti) Pres. Mannino, Est. Franco, Ric. D’Alessandri ed altri

 

 

CAVE E TORBIERE – DIRITTO URBANISTICO – Attività estrattiva – Apertura e coltivazione di cava – Poteri e limiti dell’autorità comunale – Rispetto della pianificazione territoriale comunale – Art. 44, lett. b), d.p.R. n. 380/2001.

 

Per l’apertura e la coltivazione di una cava non è richiesta la concessione edilizia del sindaco, ond’è che in materia non è configurabile il reato di cui all’art. 20, comma primo, lett. b), legge 28 febbraio 1985, n. 47 ora art. 44, lett. b), d.p.R. 6 giugno 2001, n. 380 (oggi permesso di costruire). Ciò in considerazione del fatto che in materia di cave e torbiere l’autorità comunale non ha potere di controllo, ne’ sotto forma di autorizzazione, ne’ di concessione, perché l’attività urbanistica è strettamente correlata agli insediamenti sul territorio e, per quanto questi possano diversificarsi, è certo che non è tale una attività estrattiva. Tuttavia, la stessa deve svolgersi nel rispetto della pianificazione territoriale comunale, configurandosi, in difetto, ovvero in caso di svolgimento della stessa in zona non consentita, la contravvenzione di cui all’art. 44 lett. a) d.P.R. n. 380 del 2001 (Cass. Sez. F., 26.8.2008, n. 39056, Iuliano).

 

(annulla ordinanza emessa il 29 maggio 2012 dal tribunale del riesame di Rieti) Pres. Mannino, Est. Franco, Ric. D’Alessandri ed altri

 

 

DIRITTO PROCESSUALE PENALE – Tribunale del riesame – Ruolo di garanzia.

 

Il tribunale del riesame, per espletare il ruolo di garanzia che la legge gli demanda, non può avere riguardo solo alla astratta configurabilità del reato, ma deve prendere in considerazione e valutare, in modo puntuale e coerente, tutte le risultanze processuali, e quindi non solo gli elementi probatori offerti dalla pubblica accusa, ma anche le confutazioni e gli elementi offerti dagli indagati che possano avere influenza sulla configurabilità e sulla sussistenza del fumus del reato contestato (cfr., ex plurimis, Sez. I, 9 dicembre 2003, n. 1885/04, Cantoni, m. 227.498; Sez. III, 16.3.2006 n. 17751; Sez. Il, 23 marzo 2006, Cappello, m. 234197; Sez. III, 8.11.2006, Pulcini; Sez. III, 9 gennaio 2007, Sgadari; Sez. IV, 29.1.2007, 10979, Veronese, m. 236193; Sez. V, 15.7.2008, n. 37695, Cecchi, m. 241632; Sez. I, 11.5.2007, n. 21736, Citarella, m. 236474; Sez. IV, 21.5.2008, n. 23944, Di Fulvio, m. 240521; Sez. Il, 2.10.2008, n. 2808/09, Bedino, m. 242650; Sez. III, 11.3.2010, D’Orazio; Sez. III, 20.5.2010, Bindi; Sez. III, 6.10.2010, Kronenberg-Widmer; Sez. III, 5.4.2011, n. 28221, Musone; Sez. I, 6.7.2011, n. 33791, Aquino; Sez. III, 25.9.2012, Marseglia; e numerosissime altre).

 

(annulla ordinanza emessa il 29 maggio 2012 dal tribunale del riesame di Rieti) Pres. Mannino, Est. Franco, Ric. D’Alessandri ed altri

 

 

 

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

 

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA PENALE

 

Composta dagli Ill.mi Sigg.:

 

  1. Dott. Saverio Mannino – Presidente
  2. Dott. Aldo Fiale – Consigliere
  3. Dott. Amedeo Franco – Consigliere Rel.
  4. Dott. Luigi Marini – Consigliere
  5. Dott. Alessandro Andronio – Consigliere

 

ha pronunciato la seguente

 

SENTENZA

 

sul ricorso proposto da D’Alessandri Luigi, nato a Montopoli di Sabina il 2.4.1931, D’Alessandri Angelo Amedeo, nato a Montopoli di Sabina il 2.8.1961, e da D’Alessandri Stefano, nato a San Giovanni Valdarno il 2.10.1965;

avverso l’ordinanza emessa il 29 maggio 2012 dal tribunale del riesame di Rieti;

udita nella udienza in camera di consiglio del 26 febbraio 2013 la relazione fatta dal Consigliere Amedeo Franco;

udito il Pubblico Ministero in persona del Sostituto Procuratore Generale dott. Gabriele Mazzotta, che ha concluso per il rigetto del ricorso;

uditi i difensori avv. Paolo Giammarioli e Marco Bonamici;

700_7791

Svolgimento del processo

 

Con l’ordinanza in epigrafe il tribunale del riesame di Rieti confermò il decreto emesso il 3.5.2012 dal Gip del tribunale di Rieti di sequestro preventivo di una cava e relative attrezzature sita in parte nel comune di Poggio Mirteto e in parte nel comune di Salisano, in relazione al reato di cui all’art. 44, lett. b), d.p.R. 6 giugno 2001, n. 380, contestato perché non era stato rispettato l’ordine del sindaco di cessazione della attività di coltivazione per essere la relativa autorizzazione all’esercizio della cava scaduta nel 2009 e perché l’attività era difforme da quanto previsto dalla autorizzazione in quanto svolta su superficie maggiore e con estrazione di una maggiore quantità di inerti.

 

Osservò, tra l’altro, il tribunale del riesame che non rilevava se il reato configurabile era quello di cui all’art. 44, lett. a), d.p.R. 6 giugno 2001, n. 380, e non quello di cui all’art. 44, lett. b), d.p.R. 6 giugno 2001, n. 380, e che comunque nella specie era in astratto configurabile proprio il reato di cui all’art. 44, lett. b), perché gli indagati non avevano ottemperato all’ordine di sospensione emesso dal sindaco, il quale aveva il potere di disporlo ancorché per l’esercizio della cava non sia richiesto il permesso di costruire. Non rilevava poi che il TAR avesse sospeso tale provvedimento del sindaco, perché per la sequestrabilità era sufficiente la configurabilità in astratto del reato. Nemmeno rilevava che la proroga della concessione fosse necessitata perché era contestata la difformità dalla concessione. Il tribunale rigettò poi anche l’istanza di dissequestro degli impianti esterni.

 

Gli indagati, a mezzo dell’avv. Paolo Giammarioli e dell’avv. Marco Boriamici, propongono ricorso per cassazione deducendo:

 

1)       violazione dell’art. 44, lett. b), d.p.R. 6 giugno 2001, n. 380, e contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione in ordine alla astratta sussistenza del reato. Osservano che in materia di cave non è applicabile la normativa edilizia urbanistica e non è ravvisabile la violazione dell’art. 44, lett. b), d.p.R. 6 giugno 2001, n. 380. Semmai avrebbe potuto essere in astratto configurabile il reato di cui all’art. 44, lett. a), qualora vi fosse stato (il che non era) un contrasto con gli strumenti urbanistici, ma il tribunale del riesame ha escluso questa ipotesi di reato ed ha ritenuto configurabile proprio il reato di cui all’art. 44, lett. b), il quale invece è inapplicabile alla ipotesi di attività di cava in assenza del permesso di costruire che non è richiesto. Il tribunale ha peraltro ritenuto applicabile questa) reato alla ipotesi di coltivazione della cava in difformità dalla autorizzazione estrattiva, ma in tal modo ha assimilato questa autorizzazione al permesso di costruire sotto il profilo della attività in difformità, così operando una inammissibile applicazione analogica.

 

2)       violazione dell’art. 44, lett. a), d.p.R. 6 giugno 2001, n. 380, e omessa motivazione sulla indicazione del fatto materiale integrante il reato. Osservano che non è indicata alcuna prescrizione o pianificazione dello strumento urbanistico generale che sarebbe stata violata. Inoltre, l’attività di cava è svolta in zona agricola che di per sé non è incompatibile.

 

3)       contraddittorietà, manifesta illogicità della motivazione e mancanza di motivazione in relazione alla intervenuta sospensiva da parte del TAR dell’ordine comunale di sospensione dei lavori in riferimento alla deduzione che la proroga della autorizzazione era nella specie un atto dovuto. Ora, la sospensione del provvedimento da parte del giudice amministrativo incide proprio sulla astratta configurabilità del reato.

 

Motivi della decisione

 

Il ricorso è fondato essendo l’ordinanza impugnata effettivamente erronea sotto diversi profili.

 

Innanzitutto, il tribunale del riesame ha affermato che il suo giudizio sarebbe limitato alla verifica della compatibilità tra la fattispecie concreta e quella legale, e per tale ragione ha ritenuto non valutabile in sede di riesame la circostanza che il competente TAR aveva disposto la sospensione dell’efficacia del provvedimento comunale di sospensione della attività. Si tratta però di una tesi che non può essere condivisa e che è stata disattesa innumerevoli volte dalla recente giurisprudenza di questa Corte, la quale ha invece affermato il principio che il tribunale del riesame, per espletare il ruolo di garanzia che la legge gli demanda, non può avere riguardo solo alla astratta configurabilità del reato, ma deve prendere in considerazione e valutare, in modo puntuale e coerente, tutte le risultanze processuali, e quindi non solo gli elementi probatori offerti dalla pubblica accusa, ma anche le confutazioni e gli elementi offerti dagli indagati che possano avere influenza sulla configurabilità e sulla sussistenza del fumus del reato contestato (cfr., ex plurimis, Sez. I, 9 dicembre 2003, n. 1885/04, Cantoni, m. 227.498; Sez. III, 16.3.2006 n. 17751; Sez. Il, 23 marzo 2006, Cappello, m. 234197; Sez. III, 8.11.2006, Pulcini; Sez. III, 9 gennaio 2007, Sgadari; Sez. IV, 29.1.2007, 10979, Veronese, m. 236193; Sez. V, 15.7.2008, n. 37695, Cecchi, m. 241632; Sez. I, 11.5.2007, n. 21736, Citarella, m. 236474; Sez. IV, 21.5.2008, n. 23944, Di Fulvio, m. 240521; Sez. Il, 2.10.2008, n. 2808/09, Bedino, m. 242650; Sez. III, 11.3.2010, D’Orazio; Sez. III, 20.5.2010, Bindi; Sez. III, 6.10.2010, Kronenberg-Widmer; Sez. III, 5.4.2011, n. 28221, Musone; Sez. I, 6.7.2011, n. 33791, Aquino; Sez. III, 25.9.2012, Marseglia; e numerosissime altre).

 

In ogni modo, almeno dalla ordinanza impugnata, non risultano elementi per ipotizzare l’astratta, ipotizzabilità del reato contestato. Nella specie, il tribunale del riesame ha chiaramente ritenuto che era configurabile non l’ipotesi di cui all’art. 44, lett. a), d.p.R. 6 giugno 2001, n. 380, bensì quella di cui all’art. 44, lett. b), in riferimento alla continuazione della attività dopo l’ordinanza di sospensione del sindaco ed alla asserita difformità dalla originaria autorizzazione.

 

Deve però ricordarsi che, secondo la costante giurisprudenza di questa Corte, «Per l’apertura e la coltivazione di una cava non è richiesta la concessione edilizia del sindaco, ond’è che in materia non è configurabile il reato di cui all’art. 20, comma primo, lett. b), legge 28 febbraio 1985, n. 47» (Sez. Un., 18.6.1993, n. 11, Antonelli, m. 194494); «Per l’apertura e la coltivazione di una cava non è richiesta la concessione edilizia del sindaco sicché non è configurabile il reato di cui all’art. 20, comma primo lett. b) legge 28 febbraio 1985, n. 47; ciò in considerazione del fatto che in materia di cave e torbiere l’autorità comunale non ha potere di controllo, ne’ sotto forma di autorizzazione, ne’ di concessione, perché l’attività urbanistica è strettamente correlata agli insediamenti sul territorio e, per quanto questi possano diversificarsi, è certo che non è tale una attività estrattiva» (Sez. III, 1.7.1996, n. 2864, Scacco, m. 206288); «L’attività di apertura e coltivazione di cava non richiede il preventivo rilascio della concessione edilizia, non essendo subordinata al preventivo controllo dell’autorità comunale, ma la stessa deve svolgersi nel rispetto della pianificazione territoriale comunale, configurandosi, in difetto, ovvero in caso di svolgimento della stessa in zona non consentita, la violazione dell’art. 20 lett. a) della legge 28 febbraio 1985 n. 47» (Sez. III, 21.3.2002, n. 26140, Guida, m. 222415; Sez. III, 1.12.1995, n. 460/96, Mazzocco, m. 203552); «L’attività di apertura e coltivazione di cava, pur non essendo subordinata al potere di controllo edilizio comunale, deve comunque svolgersi nel rispetto della pianificazione territoriale comunale, potendosi configurare, in difetto, la contravvenzio-ne di cui all’art. 44 lett. a) d.P.R. n. 380 del 2001» (Sez. F., 26.8.2008, n. 39056, Iuliano, m. 241268).

 

La mancanza o il venire meno della autorizzazione, pertanto, non può configurare l’ipotizzato reato di cui all’art. 44, lett. b), d.p.R. 6 giugno 2001, n. 380.

 

Il reato non è astrattamente configurabile nemmeno sotto il profilo della difformità della attività rispetto alla autorizzazione estrattiva, giacché, così ritenendo, si darebbe luogo ad una inammissibile applicazione analogica in malam partem di una norma penale. In tal caso, infatti, mentre non sarebbe punibile ai sensi della disposizione penale in questione l’ipotesi della assenza di autorizzazione, rientrerebbe invece nell’ambito della disposizione l’ipotesi della difformità della attività dalla autorizzazione, ma in questo modo si opererebbe, in sostanza, una applicazione analogica della norma penale, assimilando la autorizzazione estrattiva al permesso di costruire, quanto meno sotto il profilo della attività in difformità. In altre parole si applicherebbe in via analogica la norma penale che punisce l’attività in difformità dal permesso di costruire alla ipotesi di attività in difformità dalla autorizzazione estrattiva, il che, oltre che inammissibile, sarebbe peraltro anche manifestamente illogico, dal momento che è pacifico che la norma in esame non potrebbe applicarsi per l’ipotesi di totale mancanza di autorizzazione estrattiva.

 

L’ordinanza impugnata ha anche in sostanza escluso la configurabilità del reato di cui all’art. 44, lett. a), d.p.R. 6 giugno 2001, n. 380. In ogni modo, tale reato nella specie non è nemmeno in astratto ipotizzabile dal momento che non è stata indicata alcuna concreta prescrizione dello strumento urbanistico generale o della pianificazione comunale che sarebbe stata violata, sicché manca la stessa configurazione del fatto contestato in riferimento all’ipotesi astratta. Del resto, l’ordinanza impugnata non ha ritenuto infondato l’assunto difensivo secondo cui l’area oggetto del sequestro preventivo ricade in zona agricola, sottozona E/1, nella quale, secondo la normativa tecnica del PRG, non sussisterebbe alcun divieto per tale tipo di attività, divieto invece previsto per la sottozona E/4. Nella specie, inoltre, secondo l’assunto difensivo non contraddetto dalla ordinanza impugnata, era previsto un obbligo di ripristino e di recupero ambientale, per cui l’attività estrattiva non sarebbe stata di per sé incompatibile in area agricola.

 

A ben vedere, quindi, l’unico effettivo elemento su cui si basano il sequestro preventivo e l’ordinanza impugnata è costituito dalla violazione all’ordine di sospensione della attività estrattiva emesso dal sindaco, ordine che, secondo il tribunale del riesame, sarebbe giustificato dal fatto che, avendo il sindaco poteri di vigilanza sulla attività urbanistica in genere, lo stesso potrebbe disporre la sospensione dei lavori anche ove non è richiesto come titolo abilitativo il permesso di costruire. Va però osservato che questo potere di sospensione nella materia delle cave trova la sua specifica regolamentazione nella legislazione regionale (legge reg. n. 17/2004). La difesa, inoltre, sostiene che la frase relativa alla ipotesi di prosecuzione dei lavori nonostante l’ordine di sospensione, contenuta nell’art. 44, lett. b), d.p.R. 6 giugno 2001, n. 380, si riferisce chiaramente a chi esegua i lavori privo di un permesso di costruire, o in difformità dello stesso o li prosegua anche successivamente ad un ordine di sospensione, sempre evidentemente nel caso in cui sia richiesto tale titolo abilitativo. Ciò in applicazione della giurisprudenza dianzi riportata (cfr. Sez. Un., 18.6.1993, n. 11, Antonelli, m. 194494) secondo cui l’attività di apertura e di esercizio di coltivazio ne di cava deve essere autorizzata dalla regione e non richiede la concessione edilizia (ora il permesso di costruire). E’ vero peraltro che una risalente pronuncia di questa Sezione, facendo riferimento al principio che «al sindaco spettano poteri di vigilanza non solo in materia di illeciti edilizi, ma sull’attività urbanistica in genere, intesa come assetto e utilizzazione del territorio, ed in relazione ad essi può disporre la sospensione dei lavori anche quando gli stessi non siano sottoposti a concessione edilizia. La prosecuzione dei lavori nonostante l’ordine di sospensione costituisce perciò, a prescindere dalla ragione per cui l’ordine è stato impartito, violazione della seconda parte dell’art. 20 lettera b) della l. 28 febbraio 185 n. 47» lo ha applicato, ritenendo sussistente il reato de quo, anche «in caso o prosecuzione, nonostante l’ordine di sospensione, dell’attività di coltivazione di una cava, anche se tale attività, secondo l’insegnamento delle Sezioni unite de la Corte, non è soggetta a concessione edilizia» (Sez. III, 9.10,1997, n. 10881, abatini, m. 209641). Va però anche precisato che questa conclusione non risulta essere stata più confermata in seguito, dal momento che anche Sez. III, 3.7.2007, n. 37320, Pancaldo, m. 237385, la quale ha ribadito il principio generale che l’ordine di sospensione può essere emesso dal comune anche qualora l’attività edilizia non necessiti di permesso di costruire, ha ritenuto configurabile il reato nel caso di violazione di un ordine di sospensione riguardante «interventi edilizi successivamente qualificati come di manutenzione straordinaria, non soggetti a concessione edilizia», e quindi pur sempre in relazione ad una attività edilizia, e non già anche in caso di ordine comunale di sospensione di attività di coltivazione di cava.

 

Ritiene tuttavia il Collegio che non sia necessario in questa sede risolvere tale questione perché, quand’anche potesse ritenersi in ipotesi configurabile il reato di cui all’art. 44, lett. b), d.p.R. 6 giugno 2001, n. 380, nel caso di ordine comunale di sospensione di attività di coltivazione di cava, il reato non sarebbe comunque ravvisabile nel caso in esame. E’ pacifico difatti che nella specie l’efficacia del provvedimento comunale è stata sospesa dal competente TAR con ordinanza del 20.4.2012, sotto il profilo della necessità che la amministrazione provvedesse in via preventiva sulla tuttora pendente istanza di proroga della autorizzazione estrattiva, e quindi non potesse adottare un provvedimento di cessazione della attività, tanto più che gli interessati deducevano che ai sensi dell’art. 34 della legge reg. 17 del 2004 la proroga stessa, poiché necessaria per completare il piano di coltivazione e recupero ambientale, era un atto dovuto.

 

Erroneamente il tribunale del riesame ha ritenuto irrilevante la sospensione di efficacia della delibera comunale per il motivo che l’oggetto del suo giudizio sarebbe limitato alla verifica di compatibilità tra la fattispecie concreta e quella legale. E difatti, anche a prescindere dalla erroneità di questo assunto — già dianzi rilevata — è evidente che la sospensione degli effetti del provvedimento comunale incide proprio sulla fattispecie concreta e sulla sua assumibilità in quella astratta legale (dato che il tribunale ha ritenuto espressamente ipotizzabile il reato «per essere stati i lavori proseguiti nonostante l’ordine di sospensione»). In ogni caso, la statuizione del competente giudice amministrativo esclude la presenza di una qualsiasi concreto ed attuale periculum in mora, dato che, per effetto della stessa, la prosecuzione della attività di cava è oggi legittima nell’ambito del progetto approvato ed in corso.

 

In conclusione, stante l’evidente assenza del fumus del reato ipotizzato e del periculum in mora, l’ordinanza impugnata nonché il decreto di sequestro preventivo emesso il 4.5.2012 dal Gip del tribunale di Rieti devono essere annullati senza rinvio, con l’ordine di restituzione di quanto in sequestro agli aventi diritto.

 

Per questi motivi

 

La Corte Suprema di Cassazione

 

annulla senza rinvio l’ordinanza impugnata nonché il decreto di sequestro preventivo del Gip de tribunale di Rieti del 4.5.2012 e ordina la restituzione di quanto in sequestro ali aventi diritto.

 

Manda alla cancelleria per gli adempimenti di cui all’art. 626 cod. proc.pen.

 

Così deciso in Roma, nella sede della Corte Suprema di Cassazione, il 26 febbraio 2013.

 

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Avvocato Sergio Armaroli

Avvocato Cassazionista Sergio Armaroli

L'avvocato Sergio Armaroli ha fondato lo studio legale Armaroli a Bologna nel 1997.

Da allora ha assistito centinaia di clienti in ambito civile e penale, in tutti i gradi di giudizio, sempre con l'attenzione e l'impegno che lo contraddistinguono, conseguendo numerosi successi e soddisfazioni.

L'avvocato Armaroli riceve tutti i giorni nel suo studio dalle ore 9:00 alle ore 19:00 in via Solferino 30.

Dicono di me i clienti

Salve a tutti, mi sono trovato di recente a dover affrontare diverse problematiche relative al mondo del lavoro. Fortunatamente ho incontrato l’ Avv. Sergio Armaroli il quale ha saputo guidarmi nelle varie situazioni con grande calma e professionalità. La pratica è stata risolta in poco tempo e con soddisfazione di tutti. From Avvocato Penalista Bologna, […]- Utente Google
Cordialità e ottima accoglienza…Esprimo la mia totale soddisfazione nel servizio reso con professionalità,   esaudiente conoscenza del diritto e della legge in tutte le sue interpretazioni. Velata la sincerità e la schiettezza nelle probabili risoluzioni dei problemi di avversità penale . Determinazione e concretezza sono cornice della sua impeccabile figura  .Ringrazio l’avvocato Sergio Armaroli e consiglio vivamente […]- Federico : ringrazio l’avvocato Sergio Armaroli
Inconditi ne placute de viata am cunoscut av. SERGIO ARMAROLI o persoana minunata cu un caracter forte si determinat, pregatit profesional la un inalt nivel. Cu profesionalitatea sa m-a ajutat sa trec cu bine de probleme financiare cu banci in italia,de aceea il recomand la toate persoanele de origine romina care au probleme judiciare de […]- Utente Google
In un momento della mia vita mi sono trovata in difficoltà ma per fortuna ho conosciuto l’avvocato SERGIO ARMAROLI, il quale ha risolto i miei problemi dimostrando grande capacità e preparazione e grande senso di umanità e gentilezza. per questo raccomando a tutti i quali abbiano problemi di rivolgersi con fiducia all’avvocato SERGIO ARMAROLI Grazie […]- Elena
Buongiorno avv., Mi sono rivolta a Lei xke’ ho alcune cose da sistemare in merito alla mia separazione. Dal colloquio ke abbiamo avuto posso dire di essere stata molto soddisfatta grazie alla sua competenza e disponibilita’ nel venire a capo alle grosse problematiche ke questa situazione crea. From Avvocato Penalista Bologna, post Sabrina Post Footer […]- Sabrina

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