Lesione volontaria avvocato penalista Bologna Chiunque cagiona ad alcuno una lesione personale, dalla quale deriva una malattia nel corpo o nella mente, è punito con la reclusione da tre mesi a tre anni. Se la malattia ha una durata non superiore ai venti giorni e non concorre alcuna delle circostanze aggravanti previste negli artt. 583 e 585, ad eccezione di quelle indicate nel n. 1 e nell’ultima parte dell’articolo 577, il delitto è punibile a querela della persona offesa . Lesione volontaria avvocato penalista Bologna

Lesione volontaria avvocato penalista Bologna Chiunque cagiona ad alcuno una lesione personale, dalla quale deriva una malattia nel corpo o nella mente, è punito con la reclusione da tre mesi a tre anni. Se la malattia ha una durata non superiore ai venti giorni e non concorre alcuna delle circostanze aggravanti previste negli artt. 583 e 585, ad eccezione di quelle indicate nel n. 1 e nell’ultima parte dell’articolo 577, il delitto è punibile a querela della persona offesa . Lesione volontaria avvocato penalista Bologna AFOTOPROCESSOMANETTE SCRITTA

Lesione volontaria avvocato penalista Bologna

Chiunque cagiona ad alcuno una lesione personale, dalla quale deriva una malattia nel corpo o nella mente, è punito con la reclusione da tre mesi a tre anni.

Se la malattia ha una durata non superiore ai venti giorni e non concorre alcuna delle circostanze aggravanti previste negli artt. 583 e 585, ad eccezione di quelle indicate nel n. 1 e nell’ultima parte dell’articolo 577, il delitto è punibile a querela della persona offesa .

Lesione volontaria avvocato penalista Bologna

 

APEN9ACHIAMA PEN3

La nozione di “malattia”, giuridicamente rilevante, comprende qualsiasi alterazione anatomica o funzionale che innesti un significativo processo patologico, anche non definitivo; vale a dire, qualsiasi alterazione anatomica che importi un processo di reintegrazione, pur se di breve durata; pertanto, la contusione costituisce malattia ai sensi dell’art. 582 c.p. (riconosciuta, nella specie, la sussistenza del reato nei confronti dell’imputato che aveva provocato una contusione escoriata al gluteo e al braccio della vittima che avevano richiesto un notevole lasso di tempo per assorbirsi).

 

AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA

Il reato di lesioni personali è una delle fattispecie dei delitti che offendono l’integrità fisica o psichica della persona ed è disciplinato dal codice penale all’art. 582, il quale stabilisce che “chiunque cagiona ad alcuno una lesione personale, dalla quale deriva una malattia nel corpo o nella mente, è punito con la reclusione da tre mesi a tre anni”. 
AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA

 

 

Deve premettersi in diritto che, per aversi il reato tentato, l’art. 56 cod. pen. richiede la commissione di atti idonei, diretti in modo non equivoco a commettere un reato. È, quindi, elemento strutturale oggettivo del tentativo, insieme alla direzione non equivoca degli atti, l’idoneità degli stessi, dovendosi intendere per tali quelli dotati di una effettiva e concreta potenzialità lesiva per il bene giuridico tutelato dalla norma incriminatrice, alla luce di una valutazione prognostica compiuta ex post (e quindi postuma), con riferimento alla situazione così come presentatasi al colpevole al momento dell’azione in base alle condizioni umanamente prevedibili del caso particolare, che non può essere condizionata dagli effetti realmente raggiunti (tra le altre, Sez. 1, n. 3185 del 10/02/2000, dep. 15/03/2000, Stabile, Rv. 215511; Sez. 1, n. 39293 del 23/09/2008, dep. 21/10/2008, Di Salvo, Rv. 241339; Sez. 1, n. 32851 del 10/06/2013, dep. 29/07/2013, Ciancio Cateno, Rv. 256991), e quindi tenendosi conto con giudizio ex ante, nella prospettiva del bene protetto, delle circostanze in cui ha operato l’agente e delle modalità dell’azione (tra le altre, Sez. 6, n. 27323 del 20/05/2008, dep. 04/07/2008, P., Rv. 240736; Sez. 1, n. 19511 del 15/01/2010, dep. 24/05/2010, Basco e altri, Rv. 247197; Sez. 1, n. 27918 del 04/03/2010, dep. 19/07/2010, Resa e altri, Rv. 248305).

Questa Corte ha anche ripetutamente affermato che, al fine della qualificazione del fatto quale lesione personale o quale tentato omicidio, si deve aver riguardo al diverso atteggiamento psicologico dell’agente e alla diversa potenzialità dell’azione lesiva. Se nel primo reato la carica offensiva dell’azione si esaurisce nell’evento prodotto, nel secondo vi è un quid pluris che tende ed è idoneo a causare un evento più grave di quello realizzato in danno dello stesso bene giuridico o di uno superiore, riguardante lo stesso soggetto passivo, che non si realizza per ragioni estranee alla volontà dell’agente (tra le altre, Sez. 1, n. 1950 del 20/05/1987, dep. 15/02/1988, Incamicia, Rv. 177610; Sez. 1, n. 35174 del 23/06/2009, dep. 11/09/2009, M., Rv. 245204; Sez. 1, n. 37516 del 22/09/2010, dep. 20/10/2010, Bisotti, Rv. 248550).

Con riferimento particolare all’elemento psicologico del dolo, riguardo al reato di tentato omicidio, è costante l’orientamento alla cui stregua la figura di reato prevista dall’art. 56 cod. pen., che ha come suo presupposto il compimento di atti finalizzati (“diretti in modo non equivoco”) alla commissione di un delitto, non ricomprende quelle condotte rispetto alle quali un evento delittuoso si prospetta come accadimento possibile o probabile non preso in diretta considerazione dall’agente, che accetta il rischio del suo verificarsi (c.d. dolo eventuale) (tra le altre, Sez. 1, n. 5849 del 18/01/2006, dep. 15/02/2006, Taddei, Rv. 234069; Sez. 1, n. 44995 del 14/11/2007, dep. 04/12/2007, Strimaitis e altro, Rv. 238705; Sez. 1, n. 25114 del 31/03/2010, dep. 02/07/2010, Vismara, Rv. 247707; Sez. 6, n. 14342 del 20/03/2012, dep. 16/04/2012, R., Rv. 252565), ricomprendendo invece gli atti rispetto ai quali l’evento specificamente richiesto per la realizzazione della fattispecie delittuosa di riferimento si pone come inequivoco epilogo della direzione della condotta, accettato dall’agente che prevede e vuole, con scelta sostanzialmente equipollente, l’uno o l’altro degli eventi causalmente ricollegabili alla sua condotta cosciente e volontaria (c.d. dolo diretto alternativo), o specificamente voluto come mezzo necessario per raggiungere uno scopo finale o perseguito come scopo finale (c.d. dolo diretto intenzionale) (tra le altre, Sez. U, n. 748 del 12/10/1993, dep. 25/01/1994, Cassata, Rv. 195804; Sez. 1, n. 10431 del 30/10/1997, dep. 17/11/1997, Angelini, Rv. 208932; Sez. 6, n. 8745 del 01/06/2000, dep. 02/08/2000, P.G. in proc. Spitella e altro, Rv. 217559; Sez. 1, n. 27620 del 24/05/2007, dep. 12/07/2007, Mastrovito, Rv. 237022; Sez. 1, n. 12594 del 29/01/2008, dep. 27/03/2008, Li e altri, Rv. 240275; Sez. 1, n. 11521 del 25/02/2009, dep. 16/03/2009, D’Alessandro, Rv. 243487).

AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA

 

ACPENGRANDE

La nozione di “malattia”, giuridicamente rilevante, comprende qualsiasi alterazione anatomica o funzionale che innesti un significativo processo patologico, anche non definitivo; vale a dire, qualsiasi alterazione anatomica che importi un processo di reintegrazione, pur se di breve durata. Pertanto, la contusione costituisce malattia ai sensi dell’art. 582 codice penale. Nella specie, ad una delle persone offese veniva procurata una contusione escoriata al gluteo e al braccio che richiedeva un notevole lasso di tempo per assorbirsi, mentre al’altra, con un pugno, veniva provocata la perdita di coscienza. In entrambi i casi, ha osservato la Corte, sussiste la malattia giuridicamente rilevante.

AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA

 

Cassazione Penale  – Sez. V; Sent. n. 44026 del 22.10.2014

Ritenuto in fatto

  1. La Corte d’appello di Milano, con sentenza del 18/12/2012, a conferma di quella emessa dal Tribunale di Como, ha condannato G.A. a pena di giustizia per lesioni volontarie in danno di F.A. (capo a), per minaccia continuata in danno di F.A. e L.R.M. (capo b), per ingiuria e lesioni in danno di L.R.M. e ingiuria in danno di F.A. (capo c), oltre al risarcimento dei danni in favore delle persone suddette, costituitesi parti civili.

La ricostruzione dell’episodio è stata effettuata sulla base delle dichiarazioni delle persone offese e di altri testi.

  1. Contro la sentenza suddetta ha proposto ricorso per Cassazione, nell’interesse dell’imputato, l’avv. A.S., con due motivi.

2.1. Col primo lamenta la errata interpretazione degli artt. 582 e 581 cod. pen. Deduce che la “malattia”, rilevante per la configurabilità delle lesioni, non è costituita da una “mera alterazione” anatomica, ma da una alterazione suscettibile di essere fonte e causa di limitazioni funzionali. Su tale presupposto contesta che la “contusione escoriata del gluteo destro e la contusione del braccio destro”, denunciate dalla F., costituiscano malattia rilevante ai sensi dell’art. 582 cod. pen.

Lamenta in ogni caso, in relazione al reato di lesioni contestato al capo a), l’assenza della prova del nesso causale e dell’elemento soggettivo. Deduce che l’assenza di animus nocendi avrebbe dovuto portare a qualificare come colpose le lesioni procurate alla F. e che “tanto è da dire anche per ciò che riguarda la pseudo aggressione nei confronti del sig. L.R., che non è stato più che spintonato”.

2.2. Col secondo si duole della illogicità della motivazione resa in punto di responsabilità, in relazione a tutti i reati a lui contestati. Quanto al reato di minaccia, di cui al capo b), lamenta che i giudici abbiano dato credito a M. L.R. (la sola che ha parlato di minaccia rivolta ai propri genitori) sebbene nessuna delle persone offese abbia udito espressioni minatorie che le riguardassero e sebbene di minacce non abbia parlato nemmeno il teste S.

Lamenta che i giudici di primo e secondo grado abbiano attribuito credibilità alle persone offese senza un’attenta verifica della loro credibilità e in assenza di riscontri; anzi in presenza di smentita proveniente dal teste S. su un dato fondamentale (il luogo dello scontro, che per le parti offese è il cortile dell’abitazione, mentre il teste suddetto ha parlato di lite avvenuta nell’appartamento sottostante al suo).

Considerato in diritto

Il ricorso è manifestamente infondato.

  1. La nozione di “malattia”, giuridicamente rilevante, comprende qualsiasi alterazione anatomica o funzionale che innesti un significativo processo patologico, anche non definitivo; vale a dire, qualsiasi alterazione anatomica che importi un processo di reintegrazione, pur se di breve durata. Pertanto, la contusione costituisce malattia ai sensi dell’art. 582 cod. pen. (Cass., n. 22781 del 26/4/2010. Conformi: N. 7254 del 1977 Rv. 136118, N. 7422 del 2010 Rv. 246097). Nella specie, alla F. è stata procurata una contusione escoriata al gluteo e al braccio che ha richiesto un notevole lasso di tempo per assorbirsi, mentre a L.R. è stata provocata addirittura, con un pugno, la perdita di coscienza: la malattia giuridicamente rilevante sussiste, all’evidenza, in entrambi i casi.
  2. La responsabilità del G. per tutti i reati a lui contestati è stata desunta dalle inequivocabili dichiarazioni delle persone offese, della figlia delle stesse (che è – o è stata – anche compagna dell’imputato) e del teste S., i quali hanno concordemente riferito della lite intercorsa tra i coniugi F.-L.R. e l’odierno imputato, determinata dallo scioglimento del rapporto sentimentale tra quest’ultimo e L.R.M.. Tutti hanno confermato l’atteggiamento aggressivo tenuto, nell’occasione, dall’imputato, che colpì variamente i genitori della ragazza, li ingiuriò e minacciò pesantemente. Circostanze nemmeno negate dall’imputato, salvo ridimensionarle (ha parlato di “spinta” data alla F., di “caduta occasionale” della stessa, di “imprudenza” e dei fatto che “non avrebbe potuto pensare nemmeno che la stessa a seguito della spinta potesse cadere”; mentre, per quanto riguarda L., “che non è stato più che spintonato, e anche qui non v’è mai stata alcuna volontà di provocare lesioni personali, ma l’atteggiamento aggressivo del G. fu provocato da provocazioni del sig. L….da qui l’alterco senza alcuna volontà di provocare lesioni”). Affermazioni che sottintendono, chiaramente, l’esistenza di un conflitto tra le parti e di un “atteggiamento aggressivo” del G. nei confronti delle controparti, poi incoerentemente e maldestramente negato. E senza considerare che la tesi del ricorrente s’infrange in un consolidato orientamento giurisprudenziale, secondo cui “anche una spinta, idonea per la sua violenza, a far cadere una persona (sia pure, eventualmente, con il concorso di particolari condizioni ambientali, come la scarsa vigoria fisica della persona offesa, il terreno bagnato) costituisce una violenza fisica che aggredisce la incolumità personale e, pertanto, una volta provata la consapevolezza e la volontà dell’agente di dare tale spinta, si rende configurabile il dolo del delitto di lesioni personali volontarie, avente quale evento le conseguenze lesive in concreto causate dalla condotta costitutiva di violenza fisica esercitata sulla persona offesa” (così, sez. 1, n. 7739 del 27/3/1973; Rv 125395; Sez. 5, n. 104 del 4/11/1982; Rv 156810; Sez. 5, n. 12867 del 24/9/1986, Rv 174302).

Non hanno alcuna base fattuale, quindi, le critiche rivolte ai testimoni, i quali hanno descritto uno scenario nemmeno troppo diverso rispetto a quello immaginato dall’imputato, mentre l’esistenza delle lesioni è confermata dalla ricca documentazione medica prodotta, che il ricorrente non contesta nemmeno (salvo fornire una personale interpretazione del concetto di “malattia”, costantemente e unanimamente rifiutato da questa Corte di legittimità). Né vale, per lo stesso motivo, appellarsi ad una diversa collocazione del locus commissi delicti da parte del teste S., posto che anche quest’ultimo ha parlato di un diverbio tra imputato e persone offese e di un L. disteso per terra: prova ulteriore che la ricostruzione operata dai giudici di merito è ancorata ai risultati dell’istruttoria dibattimentale, compiutamente e rettamente interpretati.

  1. Conseguono la declaratoria della inammissibilità del ricorso e la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali nonché – valutato il contenuto dei motivi e in difetto della ipotesi di esclusione di colpa nella proposizione della impugnazione – al pagamento in favore della Cassa delle ammende di una somma che la Corte determina, nella misura congrua ed equa, di euro 1.000

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di € 1.000 a favore della Cassa delle ammende.

 

 

 

Post Footer automatically generated by wp-posturl plugin for wordpress.

More from my site

Avvocato Sergio Armaroli

Avvocato Cassazionista Sergio Armaroli

L'avvocato Sergio Armaroli ha fondato lo studio legale Armaroli a Bologna nel 1997.

Da allora ha assistito centinaia di clienti in ambito civile e penale, in tutti i gradi di giudizio, sempre con l'attenzione e l'impegno che lo contraddistinguono, conseguendo numerosi successi e soddisfazioni.

L'avvocato Armaroli riceve tutti i giorni nel suo studio dalle ore 9:00 alle ore 19:00 in via Solferino 30.

Dicono di me i clienti

Salve a tutti, mi sono trovato di recente a dover affrontare diverse problematiche relative al mondo del lavoro. Fortunatamente ho incontrato l’ Avv. Sergio Armaroli il quale ha saputo guidarmi nelle varie situazioni con grande calma e professionalità. La pratica è stata risolta in poco tempo e con soddisfazione di tutti. From Avvocato Penalista Bologna, […]- Utente Google
Cordialità e ottima accoglienza…Esprimo la mia totale soddisfazione nel servizio reso con professionalità,   esaudiente conoscenza del diritto e della legge in tutte le sue interpretazioni. Velata la sincerità e la schiettezza nelle probabili risoluzioni dei problemi di avversità penale . Determinazione e concretezza sono cornice della sua impeccabile figura  .Ringrazio l’avvocato Sergio Armaroli e consiglio vivamente […]- Federico : ringrazio l’avvocato Sergio Armaroli
Inconditi ne placute de viata am cunoscut av. SERGIO ARMAROLI o persoana minunata cu un caracter forte si determinat, pregatit profesional la un inalt nivel. Cu profesionalitatea sa m-a ajutat sa trec cu bine de probleme financiare cu banci in italia,de aceea il recomand la toate persoanele de origine romina care au probleme judiciare de […]- Utente Google
In un momento della mia vita mi sono trovata in difficoltà ma per fortuna ho conosciuto l’avvocato SERGIO ARMAROLI, il quale ha risolto i miei problemi dimostrando grande capacità e preparazione e grande senso di umanità e gentilezza. per questo raccomando a tutti i quali abbiano problemi di rivolgersi con fiducia all’avvocato SERGIO ARMAROLI Grazie […]- Elena
Buongiorno avv., Mi sono rivolta a Lei xke’ ho alcune cose da sistemare in merito alla mia separazione. Dal colloquio ke abbiamo avuto posso dire di essere stata molto soddisfatta grazie alla sua competenza e disponibilita’ nel venire a capo alle grosse problematiche ke questa situazione crea. From Avvocato Penalista Bologna, post Sabrina Post Footer […]- Sabrina

Categorie