Reato di contrabbando D.P.R. 23 GENNAIO 1973 , N 43 avvocato penalista Bologna Art. 283. (Contrabbando nel movimento delle merci nei laghi di confine)

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 Reato di contrabbando D.P.R. 23 GENNAIO 1973 ,

N 43 avvocato penalista Bologna

Art. 283.

    (Contrabbando nel movimento delle merci nei laghi di confine)

 

  E’  punito  con  la multa non minore di due e non maggiore di dieci

volte i diritti di confine dovuti il capitano:

a)  che introduce attraverso il lago Maggiore o il lago di Lugano

nei  bacini  di Porlezza, merci estere senza presentarle ad una delle

dogane nazionali piu’ vicine al confine, salva la eccezione preveduta

nel terzo comma dell’articolo 102;

b) che, senza il permesso della dogana, trasportando merci estere

con  navi  nei  tratti  del  lago  di  Lugano in cui non sono dogane,

rasenta  le sponde nazionali opposte a quelle estere o getta l’ancora

o  sta  alla  cappa  ovvero comunque si mette in comunicazione con il

territorio  doganale dello Stato, in modo che sia agevole lo sbarco o

l’imbarco delle merci stesse, salvo casi di forza maggiore.

Con  la  stessa  pena  e’ punito chiunque nasconde nella nave merci

estere allo scopo di sottrarle alla visita doganale.

Art. 292.

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(Altri casi di contrabbando)

 

Chiunque,  fuori  dei  casi  preveduti  negli  articoli precedenti,

sottrae  merci  al pagamento dei diritti di confine dovuti, e’ punito

con  la  multa  non  minore  di  due  e non maggiore di dieci volte i

diritti medesimi.

Art. 295.

(Circostanze aggravanti del contrabbando)

 

Per i delitti preveduti negli articoli precedenti, e’ punito con la

multa non minore di cinque e non maggiore di dieci volte i diritti di

confine  dovuti  chiunque,  per  commettere  il contrabbando, adopera

mezzi di trasporto appartenenti a persona estranea al reato.

Per gli stessi delitti, alla multa e’ aggiunta la reclusione da tre

a cinque anni:

a)  quando  nel  commettere il reato, o immediatamente dopo nella

zona di vigilanza, il colpevole sia sorpreso a mano armata;

b)  quando  nel  commettere il reato, o immediatamente dopo nella

zona di vigilanza, tre o piu’ persone colpevoli di contrabbando siano

sorprese  insieme  riunite e in condizioni tali da frapporre ostacolo

agli organi di polizia;

c)  quando il fatto sia connesso con altro delitto contro la fede

pubblica o contro la pubblica amministrazione;

d) quando il colpevole sia un associato per commettere delitti di

contrabbando   e   il   delitto  commesso  sia  tra  quelli  per  cui

l’associazione e’ stata costituita.

L’abrogazione di “ogni altra disposizione incompatibile” prevista dall’art. 25, 2° co. del predetto decreto, in relazione alla quale è stata motivata dal giudice di merito la pronuncia assolutoria, va intesa con riferimento ad ipotesi di inconciliabilità tra norme preesistenti e norme specificamente individuate nel citato decreto legislativo: norma dal giudice a quo non indicate.

Ma, quand’anche l’indagine circa l’incompatibilità dovesse intendersi estesa ai principi ispiratori della legge delega n. 205/99 (depenalizzazione delle violazioni aventi natura meramente “prodronica” e non connotate dal dolo specifico di evasione), la risposta, per quel che attiene alla depenalizzazione delle violazioni concernenti l’evasione dell’IVA all’importazione in connessione con il contrabbando, è negativa.

 

 

Suprema Corte di Cassazione

 

Sezione Terza Penale

(Presidente F. Toriello – Relatore G. Savignano)

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SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

 

Il Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Bari ricorre avverso la sentenza emessa il 13.6.2000 dal Tribunale di Bari in composizione monocratica, con la quale B. A., condannato alla pena di lire 350.000 di multa per il contrabbando (artt. 25, 2° co., 282 lett. F, 301 d.p.r. 43/73) di Kg. 0.900 di t.l.e., è stato assolto con la formula “perché il fatto non è previsto dalla legge come reato” dalla imputazione di violazione dell’IVA (art. 1, 67 e 70 d.p.r. 633/72 e 292 n. 43/73) connessa al contrabbando.

 

Denuncia il ricorrente erronea applicazione della legge penale per la riconosciuta non punibilità del reato di evasione dell’IVA all’importazione connessa al contrabbando, sul presupposto che le norme di cui agli artt. 1, 67 e 70 del d.p.r. 633/72 in rel. all’art. 292 d.p.r. n. 73 sarebbero state tacitamente abrogate dall’art. 25, 2° co. del decreto leg.vo n. 74/2000 nell’ambito della previsione abrogativa di “ogni altra disposizione incompatibile”, laddove, osserva il ricorrente: 1) l’abrogazione di ogni altra disposizione incompatibile va riferita soltanto a quelle “altre disposizioni” strutturate in maniera analoga a quelle indicate nel primo comma come espressamente abrogate ed attinente ad altre ipotesi di frodi o falsificazioni fiscali; 2) il regime sanzionatorio dell’IVA all’importazione (artt. 67 – 70 d.p.r. 633/72) è quello stabilito dalle disposizioni penali delle leggi doganali in materia di diritti di confine (artt. 282 – 296 d.p.r. n. 43/73); regime che, pur attenuato mediante la depenalizzazione delle violazioni di lieve entità (quando i diritti di confine non superano sette milioni di lire), da parte dell’art. 25 del de. leg. 30.12.99 n. 507, è rimasto invariato per i fatti di contrabbando di t.l.e. esclusi espressamente dalla depenalizzazione (art. 25 cit. ult. co.).

 AFOTOPROCESSOMANETTE SCRITTA

MOTIVI DELLA DECISIONE

 

Il ricorso del P.G. è fondato.

 

Persiste la rilevanza penale della violazione dell’IVA connessa al contrabbando di t.l.e., pur dopo l’entrata in vigore del dec. leg. n. 74/2000.

 

L’abrogazione di “ogni altra disposizione incompatibile” prevista dall’art. 25, 2° co. del predetto decreto, in relazione alla quale è stata motivata dal giudice di merito la pronuncia assolutoria, va intesa con riferimento ad ipotesi di inconciliabilità tra norme preesistenti e norme specificamente individuate nel citato decreto legislativo: norma dal giudice a quo non indicate.

 

Ma, quand’anche l’indagine circa l’incompatibilità dovesse intendersi estesa ai principi ispiratori della legge delega n. 205/99 (depenalizzazione delle violazioni aventi natura meramente “prodronica” e non connotate dal dolo specifico di evasione), la risposta, per quel che attiene alla depenalizzazione delle violazioni concernenti l’evasione dell’IVA all’importazione in connessione con il contrabbando, è negativa.

 

Non solo, invero, non risulta individuata (né individuabile) una situazione di conflitto tra norme specifiche del decreto legislativo n. 74/2000 e quelle riguardanti l’evasione dell’IVA in connessione con il contrabbando (nella specie, di t.l.e.), ma neppure è dato ravvisare una ragione di contrasto tra il suindicato principio ispiratore del nuovo sistema di norme e quello in esame, che sanziona l’evasione dell’IVA connessa al contrabbando, poiché l’evasione in questione, in quanto effettiva, è del tutto estranea alle ipotesi depenalizzate di violazioni e di “prodroniche”, non connotate dal dolo specifico di evasione.

 

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Né la tesi della depenalizzazione può essere sostenuta ipotizzandosi un regime giuridico analogo a quello relativo all’IVA interna, poiché il regime giuridico dell’IVA all’importazione è diverso da quello dell’analoga imposta interna, colpendo la prima il fatto in sé dell’ingresso dei beni nel territorio dello Stato e non la cessione interna di essi; per cui l’imposta, correlata all’operazione di importazione, è da intendersi evasa se non pagata in riferimento al compimento di della operazione.

 

Neppure appare sostenibile la tesi di una implicita incompatibilità tra norme, sulla base della considerazione, sviluppata nella sentenza impugnata, secondo la quale la pretesa punitiva dello Stato, in materia di contrabbando, dovrebbe intendersi già adeguatamente attuata a mezzo delle disposizioni sanzionatorie specifiche riguardanti tale reato (art. 282 e ss. d.p.r. n. 43/73 e art. 2 legge n. 50/94), poiché l’esplicito rinvio dell’art. 70 d.p.r. n. 633/72 alla disciplina sanzionatoria “delle leggi doganali relative ai diritti di confine” è, al contrario, indicativo dell’intento del legislatore di attribuire rilevanza penale alla evasione dell’IVA connessa alla violazione delle norme relative ai diritti di confine.

 

Tale disciplina sanzionatoria è stata, per nuova scelta del legislatore, di recente modificata dall’art. 25 del dec.lgv. 30.12.99 n. 507 nel senso della trasformazione in illecito amministrativo delle evasioni dei diritti di confine, se l’importo dei diritti dovuti non supera i sette milioni di lire. Ma, ancora una volta, è chiaramente rivelatrice della volontà del legislatore nel senso di mantenere ferma la rilevanza penale dell’evasione dell’IVA, connessa al contrabbando, la disposizione contenuta nell’ultimo comma dell’art. 25 del dec.lgv. 507/99 cit., che esclude l’applicazione di detta, pur limitata depenalizzazione, per quel che attiene “ai fatti di contrabbando relativi a tabacchi lavorati esteri”: fatti di contrabbando, nei quali, per quanto innanzi osservato, va compresa l’evasione dell’IVA a detto reato connessa.

 

Per tutte le considerazioni che precedono la sentenza impugnata va annullata con rinvio.

 

PER QUESTI MOTIVI

 

annulla la sentenza impugnata con rinvio al Tribunale di Bari.

 

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