REATO DI TRUFFA,GIURISPRUDENZA, AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA CESENA FORLI RAVENNA ELEMENTI Avvocato penalista Bologna Avvocato penalista competente – Avvocato penalista preparato‎

 Avvocato Penalista Bologna – Visita ora il Nostro Sito‎



avvocato penalista BolognaArt. 640 REATO DI TRUFFA,GIURISPRUDENZA, AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA CESENA FORLI RAVENNA ELEMENTI DEL reato truffa reato a querela di parte truffa reato a consumazione prolungata truffa reato a forma vincolata truffa reato a forma libera truffa reato art reato truffa aggravata truffa assicurazioni reato reato truffa ai danni dello stato reato truffa aggravata prescrizione truffa aggravata reato permanente truffa reato contro il patrimonio truffa reato continuato truffa reato civile o penale truffa reato contro la pubblica amministrazione truffa reato contratto reato truffa contrattuale truffa consumazione reato truffa contrattuale reato permanente reato truffa competenza territoriale truffa contrattuale reato istantaneo truffa reato d’ufficio truffa reato di pericolo truffa reato di mera condotta truffa reato di reato truffa danni stato truffa prescrizione del reato reato truffa ai danni dello stato truffa consumazione del reato prescrizione reato truffa decorrenza truffa elementi del reato truffa reato evento reato truffa e falso reato truffa elementi truffa e reato impossibile truffa e reato continuato reato truffa e appropriazione indebita truffa e reati simili concorso reato truffa e falso truffa su ebay reato truffa reato a forma vincolata truffa reato a forma libera prescrizione reato truffa reato truffa e falso truffa reato istantaneo truffa reato in contratto truffa reato impossibile reato truffa informatica truffa internet reato truffa inps reato truffa reato contro il patrimonio truffa contrattuale reato istantaneo truffa e reato impossibile truffa reato permanente o istantaneo truffa reato contro la pubblica amministrazione truffa online reato truffa reato a forma libera la truffa reato reato truffa momento consumativo truffa reato di mera condotta truffa reato omissivo truffa online reato truffa reato civile o penale truffa reato permanente o istantaneo truffa reato di danno o di evento truffa reato querela truffa reato procedibile a querela reato truffa stato truffa e reati simili reato truffa allo stato prescrizione reato truffa semplice prescrizione reato truffa stato reato truffa danni stato reato truffa telematica reato truffa tentativo truffa tentata reato reato truffa competenza territoriale reato tentata truffa codice penale truffa reato a forma vincolata reato x truffa Penale. Truffa REATO

Avvocato penalista Bologna

Avvocato penalista competente – Avvocato penalista preparato‎

 Avvocato Penalista Bologna – Visita ora il Nostro Sito‎

 

Art. 640 c.p. Truffa.

 

[1] Chiunque, con artifizi o raggiri, inducendo taluno in errore, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 51 a euro 1.032.

[2] La pena è della reclusione da uno a cinque anni e della multa da euro 309 a euro 1.549:

AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA1) se il fatto è commesso a danno dello Stato o di un altro ente pubblico o col pretesto di far esonerare taluno dal servizio militare;

2) se il fatto è commesso ingenerando nella persona offesa il timore di un pericolo immaginario o l’erroneo convincimento di dovere eseguire un ordine dell’Autorità.

[3] Il delitto è punibile a querela della persona offesa, salvo che ricorra taluna delle circostanze previste dal capoverso precedente o un’altra circostanza aggravante.

 

1)l’artifizio, che è un’alterazione della realtà esterna simulatrice dell’inesistente o dissimulatrice dell’esistente che crea una falsa apparenza materiale.

2)il raggiro6che operadirettamente sulla psiche del soggetto passivo.

 

denuncia per maltrattamenti, denuncia per molestie, denuncia per lesioni aggravate, denuncia per lesioni, denuncia per estorsione pena, denuncia per diffamazione su fb, denuncia per estorsione, indagato per acquisto farmaci online, reato di omissione di atti d’ufficio, reato di appropriazione indebita, reato di abuso edilizio, reato di bancarotta semplice, reato di bancarotta preferenziale, reato di diffamazione, reato di evasione, reato di evasione fiscale prescrizione, reato di estorsione pena, reato di induzione alla prostituzione, reato di guida in stato di ebbrezza,reato di falso,reato di calunnia,reato di ingiuria, reato di violenza sessuale,reato di molestie, reato di minacce, reato di false dichiarazioni al pubblico ministero,reato di guida senza patente, reato di falso ideologico pena, reato querela, reato di molestie sessuali codice penale, arresto per armi, arresto per droga arresto per pedopornografia.reato di atti osceni,indagato per atti osceni,reato querela di falso,reato querela di parte,denuncia querela , truffa aggravata e 316 ter, truffa aggravata assicurazioni, truffa aggravata art. 640, truffa aggravata codice penale, truffa aggravata citazione diretta a giudizio, truffa aggravata querela. truffa aggravata indebita percezione, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche

 

 

La truffa si tratta della principale figura di delitto contro il patrimonio compiuto mediante la frode. La norma, infatti, tutela la libertà del consenso intesa come autonoma determinazione alla violazione negoziale.

 

elementi del reato di truffa

tentata truffa codice penale

truffa ai danni dello stato codice penale

elemento soggettivo truffa

Reato di spaccioconfisca per equivalente sezioni unite

definizione di artifici e raggiri

elementi costitutivi truffa

123penale4collage

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

SEZIONE II

SENTENZA 4 FEBBRAIO 2014, N. 5501

Ritenuto in fatto

 1. Con la sentenza indicata in epigrafe, la Corte di appello di L’Aquila, in parziale riforma della sentenza di condanna, in data 10/1/2011, del Tribunale di Pescara, rideterminava la pena inflitta a R.A. in mesi 4 di reclusione ed euro 200 di multa sostituendo la pena detentiva con la corrispondente pena pecuniaria della multa pari ad euro 4.760 , in relazione al reato p. e p. dall’art 640 cod.pen. perché inducendo in errore D.F., con artifici e raggiri consistiti nel cedere a quest’ultima la propria azienda di gioielleria, completa di tutti gli arredi ed attrezzature ivi presenti, tacendo che parte dei predetti arredi era sottoposta a pignoramento in forza di procedure da parte di più A.G., si era procurata a danno della persona offesa, ingiusto profitto consistente in un maggior valore del prezzo di vendita. In Pescara il 18.11.2005.

1.1. I fatti, riassunti nel prologo della sentenza impugnata e nello stesso ricorso, per sommi capi sono i seguenti:

Con atto per notaio M. del 18-11-2005, R.A. cedeva la propria attività commerciale di gioielleria a D.F. per il prezzo pattuito di € 25.000,00, dei quali € 22.000,00 per l’avviamento commerciale ed i restanti € 3.000,00 ‘per attrezzature ed arredi calcolati a forfait’. Nell’atto pubblico, al punto 7, era stato pattuito che ‘rimarranno anno di competenza esclusiva della parte cedente i debiti ed i crediti comunque riconducibili ad operazioni anteriori alla data di cessione, anche se dovessero emergere successivamente’. Il corrispettivo era stato versato alla venditrice parte in contanti e parte a mezzo di n. 4 assegni bancari dell’importo nominale di € 5.000,00 ciascuno, da negoziare mensilmente dal febbraio al maggio 2006. Mentre il primo titolo era stato regolarmente incassato il 15-2-2006, i tre successivi assegni erano stati oggetto di sequestro probatorio disposto dalla Procura della Repubblica di Pescara con decreto del 31-3-2006, perché la D., avendo avuto notizia che parte degli arredi del negozio era oggetto di pignoramento mobiliare, aveva sporto denuncia-querela nei confronti della R., chiedendo il sequestro dei titoli. La permanenza del sequestro, lungamente osteggiato, nelle forme procedurali, senza successo, dalla R., che nel frattempo aveva provveduto ad estinguere le sue posizioni debitorie, avevano consentito alla controparte di non versare il prezzo pattuito per la cessione dell’azienda, pur avendone mantenuto la proprietà e la gestione. Quanto all’acquirente, la D., dopo aver conseguito il vantaggio portato dallo sfruttamento dell’azienda in difetto del pagamento della sua cessione, aveva anche ceduto l’attività aziendale, pur non avendo ancora versato il prezzo dell’acquisto. Solo in data 1-10-2007, il Tribunale del riesame aveva disposto il dissequestro dei tre assegni bancari e la restituzione alla R.A.; ma i titoli erano risultati privi di provvista.

1.2. Tanto premesso, avverso la sentenza su citata propone ricorso il difensore di fiducia dell’imputata, chiedendo l’annullamento della sentenza e deducendo:

a) Inosservanza o erronea applicazione della legge penale o di altre norme giuridiche, di cui si deve tener conto nell’applicazione della legge penale in relazione all’art. 606, comma I, lett. b) C.p.p., violazione dell’art. 640 C.P., omesso esame, mancanza, contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione in relazione all’art. 606, comma I, lett. e) C.p.p.. I giudici di merito, nei fatti ricostruiti non hanno individuato l’ingiusto profitto ed il danno che qualificano la fattispecie della truffa, con la conseguenza che il fatto contestato è privo di rilevanza penale. Sul punto la Corte di merito ha frainteso il principio giurisprudenziale fissato dalla Corte di legittimità con la sentenza n. 12027 del 1997 e lo ha applicato al caso in esame, anche se in tali fatti, non sono ravvisabili raggiri o danno. L’imputata, infatti, non ha mai percepito i soldi della vendita, perché i tre assegni da € 5.000,00 ciascuno sono stati sequestrati ed ha provveduto a liberare dalle procedure esecutive tutti i beni relativi all’azienda ceduta. La decisione impugnata, inoltre, si pone in contrasto con i principi stabili dalla Corte di legittimità che ha affermato che la truffa è reato istantaneo e di danno.

b) Inosservanza o erronea applicazione della legge penale o di altre norme giuridiche, di cui si deve tener conto nell’applicazione della legge penale in relazione all’art. 606, comma I, lett. b) C.p.p., Violazione dell’art. 640 C.P.; Omesso esame, mancanza, contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione in relazione all’art. 606, comma I, lett. e) C.p.p. La Corte d’appello, inoltre, non ha esaminato il motivo di ricorso che lamentava la carenza di motivazione in ordine all’elemento soggettivo del reato.

 Considerato in diritto

 2. Il ricorso è fondato e deve essere accolto.

2.1. E’ affermazione non controversa nella giurisprudenza di legittimità che due sono gli elementi che integrano la fattispecie della truffa: la realizzazione da parte dell’autore della condotta decettiva e un’effettiva deminutio patrimonii, intesa in senso strettamente economico, del soggetto passivo. Entrambi tali elementi non sono correttamente delineati nell’impugnata sentenza.

2.2. Quanto alla natura, il reato di truffa si atteggia come reato istantaneo e di danno al patrimonio: esso, pertanto, si perfeziona nel momento stesso in cui si concretano tutti gli elementi che lo costituiscono e a differenza di altre ipotesi criminose che pure offendono il patrimonio, per le quali basta una situazione di pericolo, l’evento consumativo risulta esplicitamente tipizzato in forma di conseguimento del profitto con il danno altrui, elementi dell’arricchimento e del depauperamento che sono collegati contestualmente tra loro in modo da costituire concettualmente due aspetti di un’unica realtà.

E’ stato opportunamente affermato da questa Corte che: ‘Essendo la truffa, quanto alla collocazione sistematica della disposizione incriminatrice nel titolo XIII del libro II del codice penale e all’oggettività giuridica tutelata, delitto contro il patrimonio mediante frode, mentre il requisito del profitto ingiusto può comprendere in sè qualsiasi utilità, incremento o vantaggio patrimoniale, anche a carattere non strettamente economico, l’elemento del danno, proprio in virtù dell’evento consumativo che caratterizza tipicamente la realizzazione della fattispecie criminosa, deve avere necessario contenuto patrimoniale ed economico, consistendo in una lesione concreta e non soltanto potenziale che abbia l’effetto di produrre – mediante la ‘cooperazione artificiosa della vittima’ che, indotta in errore dall’inganno ordito dall’autore del reato, compie l’atto di disposizione – la perdita definitiva del bene da parte della stessa. … ‘e , per ciò che attiene alla truffa contrattuale, che: ‘ … l’opportunità di agganciare in modo rigoroso al verificarsi di un danno economico patrimoniale la repressione penale di comportamenti che ledono la libertà negoziale consente di limitare l’area dell’intervento penale rispetto a quella del diritto civile. L’opposta opinione, tendendo a trasformare il delitto di truffa, contro la lettera e la chiara voluntas legis, in reato di attentato alla sola libertà di consenso della vittima nei negozi patrimoniali e di mero pericolo per l’integrità del patrimonio di questa, opera in realtà un’inammissibile dilatazione dell’ambito di applicazione della norma incriminatrice, la quale, invece, espressamente richiede uno specifico ed effettivo danno di indole patrimoniale, ovvero un reale depauperamento economico del soggetto passivo del reato, nella forma del danno emergente o del lucro cessante.” (SS.UU. n.l /1998 rv 212080)

2.3. Il chiaro insegnamento di questa Corte, condiviso e fatto proprio da questo collegio, consente di individuare l’erronea affermazione insita nel giudizio della Corte di merito. La Corte di merito ha affermato: ‘E’, dunque, irrilevante, ai fini che qui interessano, il fatto che, in ipotesi, sia stato pagato, magari, il giusto corrispettivo per una controprestazione effettivamente fornita all’acquirente (che, poi, per circa un anno e mezzo, ha esercitato, di fatto, l’attività ceduta), dato che l’illecito si è, comunque, realizzato per il solo fatto che la parte acquirente è, in concreto, addivenuta alla stipula di un contratto che, senza l’artificio o raggiro consistente nell’aver la venditrice taciuto dei pignoramenti gravanti sugli arredi venduti, l’acquirente medesima non avrebbe inteso concludere o avrebbe inteso concludere a condizioni sicuramente più vantaggiose, in termini di controprestazione (prezzo complessivo da corrispondere). Ingiusto profitto e danno sono costituiti dal vantaggio e, rispettivamente, dal pregiudizio derivanti alle parti dalla stipula stessa del contratto fatta su presupposti di conoscenza della realtà dei fatti (da parte dell’acquirente) erronei, perché frutto del silenzio serbato dalla parte venditrice. Del pari, alla luce di quanto appena spiegato, irrilevante ed indifferente è sia il fatto che, in concreto, la venditrice abbia estinto, dopo la stipula del contratto, tutte le posizioni di debito a suo carico sugli arredi venduti, sia il fatto che nel contratto fosse stato previsto espressamente che ‘i debiti e i crediti comunque riconducibili ad operazioni anteriori alla data di cessione, anche se dovessero emergere successivamente, rimarranno di competenza della cedente’. Infatti, si tratta, nel primo caso, di un post factum, e, nel secondo caso, comunque di una clausola che, agli occhi dell’acquirente reso volutamente ignaro dell’esistenza dei pignoramenti, può essere apparsa come una mera clausola di stile, ma non ancorata ad una effettiva realtà negativa, realtà che, viceversa, era stata taciuta; in altri termini, l’esistenza di detta clausola in presenza del silenzio serbato sulla effettiva e già attuale esistenza dei pignoramenti non esclude la sussistenza del reato e la penale responsabilità dell’imputata, posto che quello che rileva (ed ha rilevato, di fatto, stando anche alle dichiarazioni della persona offesa e del marito) è che la persona offesa, in ogni caso, qualora avesse saputo dell’esistenza, già in partenza, dei pignoramenti (e non di debiti prospettati come meramente eventuali), non avrebbe proprio e comunque inteso concludere il contratto (e, quindi, non avrebbe, oltretutto, corrisposto buona parte del prezzo concordato) o avrebbe inteso concluderlo a condizioni di prezzo più favorevoli.

2.4. Rileva il collegio che nell’interpretazione dei fatti, la Corte non abbia adeguatamente tenuto in considerazione che la truffa, anche nell’accezione di truffa contrattuale, è reato istantaneo e che gli elementi di tale reato vanno individuati alla momento della stipula del negozio e della costituzione del regolamento contrattuale.

2.5. Non si ritiene pertanto, logicamente congruo affermare che la clausola che esonera la controparte dai debiti dell’impresa contratti prima della cessione dell’azienda debba e possa essere rivisitata solo dal punto di vista dell’acquirente e non anche da quello del venditore.

E’ di tutta evidenza che se, come afferma la Corte la decettività del comportamento del venditore può essere individuata nell’aver taciuto, in sede di stipula dell’accordo contrattuale, che vi erano già dei debitori, deve necessariamente essere valutata, sempre nella prospettiva del venditore che in quella stessa sede, fu stipulata la clausola di esonero di responsabilità per debiti pregressi posto che in termini logici questo esonero rileva per l’elemento soggettivo e costituisce un indubbio controbilanciamento proprio della ipotetica coloritura truffaldina che avrebbe animato la condotta del venditore.

2.6. Senza tralasciare i vizi che inficiano la ricostruzione dell’aspetto del danno, che pure non è stato configurato in termini reali ed effettivi, ma solo astratti ed ipotetici, in contrasto con l’insegnamento di questa Corte, sicchè nella fattispecie in esame manca uno degli elementi costitutivi del reato, pregiudiziale è tuttavia che venga restituita all’interpretazione del contratto, la centralità che gli conviene, negli elementi di fatto costitutivi della fattispecie di reato di truffa contrattuale e che, invece, gli è stata negata dalla Corte di merito.

Riguardando la vicenda alla luce del regolamento contrattuale, la volontà di tacere l’esistenza di debiti ed le relative caratteristiche e l’inserimento della specifica clausola di esonero per debiti pregressi e l’obbligazione di tener al riparo controparte da evenienze eccessivamente gravose del contratto con esclusione di conseguenti profili di danno, non travalicano i profili di elementi di interpretazione del regolamento contrattuale da dibattere in sede civile, secondo le regole proprie del codice civile, perché escludono il dolo di reato.

2.7. La sentenza per le ragioni che precedono, deve essere annullata senza rinvio.

 P.Q.M.

 Annulla senza rinvio la sentenza impugnata, perché il fatto non costituisce reato.

 

 

avvocato penalista Bologna 

 

 

 

 

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

SEZIONE II

SENTENZA 18 DICEMBRE 2013, N. 51136

Ritenuto in fatto

Con sentenza del 12.11.2009, il Tribunale di Genova dichiarò B.R. e Z.G. responsabili del reato di truffa aggravata commessa il (omissis) e – concesse le attenuanti generiche equivalenti all’aggravante – condannò ciascuno alla pena di mesi 6 di reclusione ed Euro 300,00 di multa.
Gli imputati furono condannati in solido al risarcimento dei danni (da liquidarsi in separato giudizio) ed alla rifusione delle spese a favore delle parti civili G.S. e O.R. .
Secondo il Tribunale Z. , titolare dell’agenzia immobiliare DAIMM e la B., collaboratrice del predetto, dopo che T.M. , proprietaria dell’immobile sito in (omissis) , aveva conferito mandato alla citata agenzia di vendere tale immobile al prezzo di Euro 1.100.000,00, con raggiri consistiti nel dichiarare falsamente a G.S. e O.R. , che il prezzo non trattabile richiesto dalla T. era di Euro 1.200.000,00 con provvigione posta a carico della parte acquirente, avevano indotto G. ed O. a stipulare un contratto preliminare alle menzionate condizioni, dopo aver lo Z. stipulato altro contratto a prezzo inferiore (Euro 1.050.000,00) con la T. .
Avverso tale pronunzia gli imputati proposero gravame e la Corte d’appello di Genova, con sentenza del 30.1.2013, in riforma della decisione di primo grado, assolse entrambi gli imputati perché il fatto non sussiste.
Secondo la Corte d’appello la truffa era stata tentata soltanto in danno della T. e non delle parti civili, dal momento che ben poteva il mediatore trovare un acquirente disposto a pagare un prezzo più elevato. Quanto all’aver posto a carico delle parti acquirenti la provvigione, un’ipotetica condizione contrattuale non potrebbe costituire artificio o raggiro.
Ricorrono per cassazione il Procuratore generale della Repubblica presso la Corte territoriale ed il difensore delle parti civili.
Il Procuratore generale della Repubblica presso la Corte d’appello di Genova deduce violazione di legge in quanto la Corte territoriale avrebbe errato: nel separare la truffa in danno della parte venditrice da quella commessa in danno degli acquirenti; nel ritenere la libera determinazione delle parti in ordine al prezzo giacché se la volontà era viziata da errore non poteva esserci autodeterminazione; nel ritenere che se i mediatori si fossero comportati correttamente il contratto si sarebbe concluso alle medesime condizioni; nel ritenere legittimo l’addebito delle provvigioni solo alla parte acquirente; nel ritenere che gli acquirenti comunque stipularono il rogito alle medesime condizioni frutto di inganno anche dopo che dell’inganno vennero a conoscenza;
il dolo incidente comporta l’annullamento del contratto solo se ha inciso sulle condizioni dello stesso; la parte vittima del dolo può solo chiedere il risarcimento a controparte se ne fosse stata a conoscenza, ma nel caso di specie la parte venditrice era inconsapevole. La malafede degli imputati sarebbe provata dal fatto che evitarono di far incontrare le parti.
Il difensore delle parti civili deduce violazione di legge in quanto Z. , ai sensi dell’art. 3 legge n. 39/1989 e dell’art. 1759 cod. civ. era tenuto ad una puntuale informativa ad entrambe le parti di tutte le notizie relative alla valutazione e sicurezza dell’affare. I raggiri possono consistere anche nel silenzio maliziosamente serbato pur se l’obbligo di dichiarare derivi da una norma extra penale (Cass. Sez. 2 sent. n. 41717 del 14.10.2009 Rv 244952 ed altre citate).
Il raggiro sarebbe consistito nell’indicare una richiesta di prezzo maggiore della venditrice. Anche riguardo alla provvigione non era stato riferito il reale accordo intervenuto con la parte venditrice. Neppure sarebbe vero che gli acquirenti potessero tutelarsi in sede civile posto che il dolo del terzo non era noto alla venditrice.

Considerato in diritto

I ricorsi sono fondati.
Gli artifizi o i raggiri richiesti per la sussistenza del reato di truffa contrattuale possono consistere anche nel silenzio maliziosamente serbato su alcune circostanze da parte di chi abbia il dovere di farle conoscere, indipendentemente dal fatto che dette circostanze siano conoscibili dalla controparte con ordinaria diligenza. (Cass. Sez. 2, Sentenza n. 41717 del 14/10/2009 dep. 30/10/2009 Rv. 244952. Fattispecie di tentata truffa in cui il venditore di un immobile aveva taciuto il fatto che il mutuo per l’acquisto dello stesso era stato stipulato da soggetto coinvolto in reato di corruzione con il rischio di possibile confisca per equivalente dell’immobile stesso).
Ricorrono gli estremi della truffa contrattuale tutte le volte che uno dei contraenti ponga in essere artifizi o raggiri diretti a tacere o a dissimulare fatti o circostanze tali che, ove conosciuti, avrebbero indotto l’altro contraente ad astenersi dal concludere il contratto. (Cass. Sez. 2, Sentenza n. 32859 del 19/06/2012 dep. 21/08/2012 Rv. 253660).
D’altro canto gli imputati, trascendendo l’incarico di mediazione hanno stipulato distinti contratti preliminari, uno con la venditrice ed uno con gli acquirenti, tutti indotti in errore dal silenzio serbato o dalla falsa rappresentazione delle circostanze di fatto.
La sentenza impugnata deve pertanto essere annullata con rinvio ad altra Sezione della Corte d’appello di Genova per un nuovo giudizio.
Il giudice di rinvio provvedere anche sulla richiesta di condanna alla rifusione delle spese di giudizio sostenute dalle parti civili, all’esito del giudizio.

P.Q.M.

Annulla la sentenza impugnata con rinvio ad altra Sezione della Corte d’appello di Genova per nuovo giudizio, la quale provvedere anche sulla richiesta di rifusione delle spese sostenute dalle parti civili.

 

 

 

 

 

-INDUZIONE ALL’ERRORE NELLA C.D. TRUFFA CONTRATTUALE

 

 

FOTOFOTO1

D’altronde, proprio il concetto di induzione all’errore assume, nell’ambito della c.d. truffa contrattuale, una connotazione diversa rispetto al reato di truffa in generale, almeno sotto il profilo eziologico, essendo necessario dimostrare il collegamento causale sussistente tra induzione all’errore, formazione del contratto e ingiusto profitto con altrui danno. In altre parole, nella fattispecie di truffa contrattuale, il processo causale passa per una fase, per così dire, intermedia, data dalla conclusione del contratto, diversamente che nel caso di truffa in generale. In questo senso, allora, sembra necessario comprendere la qualifica giuridica di tale fase intermedia e, in particolare, se possa sussistere la figura criminosa di truffa contrattuale anche nei casi in cui la stessa induzione in errore vada ad incidere solo su alcuni elementi accessori del contratto, o se invece sia richiesta l’incidenza dell’errore sugli elementi essenziali

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

SEZIONE II PENALE

Sentenza 23 maggio 2013, n. 22158

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA PENALE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CARMENINI Secondo L. – Presidente –

Dott. GALLO Domenico – Consigliere –

Dott. DIOTALLEVI Giovanni – Consigliere –

Dott. VERGA Giovanna – Consigliere –

Dott. ARIOLLI Giovann – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

C.S. N. IL (OMISSIS);

avverso l’ordinanza n. 61/2012 TRIB. LIBERTA’ di COSENZA, del 19/06/2012;

sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. GIOVANNI ARIOLLI;

lette/sentite le conclusioni del PG Dott. DELEHAYE Enrico il quale ha chiesto il rigetto del ricorso.

Svolgimento del processo – Motivi della decisione

1. Con ordinanza del 19/6/2012 il Tribunale del riesame di Cosenza rigettava l’appello proposto nell’interesse di C.S. avverso il provvedimento con cui il Tribunale di Paola in data 17- 18/5/2012 respingeva l’istanza di dissequestro e la restituzione di sei apparecchi di rilevamento di velocità su strada, sottoposti a sequestro preventivo giusto decreto del G.I.P. dello stesso Tribunale del 10/4/2008, nell’ambito di procedimento penale iscritto nei confronti di altri soggetti diversi dall’odierno ricorrente, per i reati di cui agli artt. 110 e 640 c.p., art. 61 c.p., n. 9, art. 81 cpv. c.p., e artt. 110 e 323 c.p., art. 61 c.p., n. 9, art. 81 cpv. c.p.

2. Avverso tale provvedimento ricorre per cassazione il difensore dell’interessato, il quale ne chiede l’annullamento, deducendo: 1) violazione dell’art. 606 c.p.p., comma 1, lett. b). In particolare, posto che l’accusa ipotizza il delitto di truffa consistente nella rilevazione della velocità attraverso gli strumenti (regolari) in questione, ma posizionati in modo tale da essere occultati agli ignari automobilisti, ne consegue che tali res non rivestono funzione strumentale alla commissione del reato, poichè non funzionali e non relazionabili indissolubilmente allo stesso (come ritenuto per le autovetture all’interno delle quali erano posizionati ed i computer all’interno delle stesse custoditi), nè la libera disponibilità degli stessi può aggravare gli effetti dei reati in parola. In sostanza, deduce che un bene avente natura lecita (in quanto regolarmente tarato e conforme ai paradigmi normativi) non può seguire la sorte processuale dei presunti autori che di quel bene hanno fatto un uso illecito. Quanto al periculum ne contesta la sussistenza in ragione della mancanza di relazione tra gli indagati e il ricorrente, nuovo intestatario dei beni; 2) violazione dell’art. 606 c.p.p., comma 1, lett. e), stante l’assenza di elementi che avallino concretamente l’esistenza di una discrasia tra l’intestazione formale del bene e la disponibilità effettiva dello stesso, non potendosi ritenere il ricorrente intestatario fittizio dei beni sulla sola parentela esistente tra un ex dipendente di una società indagata ed il titolare di un nuovo soggetto giuridico.

Deduceva, infine, che in analogo procedimento penale instauratasi dinanzi a diversa autorità giudiziaria (G.U.P. Tribunale di Cosenza) gli indagati erano stati prosciolti, stante impossibilità di cogliere l’elemento soggettivo proprio della truffa in relazione alla modalità di posizionamento degli autovelox, trattandosi di regolamentazione in continuo divenire.

3. Il ricorso è infondato.

Sussiste, innanzitutto, un rapporto di strumentalità tra i beni sequestrati ed il reato di truffa per cui si procede, considerato che gli autovelox costituiscono lo strumento delle attività illecite accertate ed enunciate nella prospettazione accusatoria (truffa consistente nella rilevazione di velocità attraverso autovelox posizionati in modo da essere occultati agli ignari automobilisti), a nulla valendo che la res impiegata per commettere la truffa abbia natura lecita, allorchè assolva, nell’ordito truffaldino, una valenza causale ai fini della realizzazione del reato. Di conseguenza, gli autovelox si prestano, proprio in ragione di tale nesso di interdipendenza con il reato, ad essere assoggettati a vincolo reale sia quale corpo del reato (“le cose … mediante le quali il reato è stato commesso”) sia quale cosa pertinente al reato la cui libera disponibilità può agevolare la commissione di altri reati della stessa specie di quello per cui si procede.

Quanto, poi, all’esistenza di un collegamento tra i beni sequestrati, divenuti di proprietà del ricorrente, estraneo al reato, con le attività delittuose poste in essere dagli indagati, va innanzitutto premesso che oggetto del sequestro preventivo può essere qualsiasi bene – a chiunque appartenente e, quindi, anche a persona estranea al reato – purchè esso sia, anche indirettamente, collegato al reato e, ove lasciato in libera disponibilità, idoneo a costituire pericolo di aggravamento o di protrazione delle conseguenze del reato ovvero di agevolazione della commissione di ulteriori fatti penalmente rilevanti. In tal caso, incombe al giudice un dovere specifico di motivazione sul requisito del periculum in mora in termini, tuttavia, di semplice probabilità del collegamento di tali beni con le attività delittuose dell’indagato, sulla base di elementi che appaiano indicativi della loro effettiva disponibilità da parte di quest’ultimo, stante il carattere meramente fittizio della loro intestazione ovvero di particolari rapporti in atto tra il terzo titolare e l’indagato stesso (ex plurimis vedi: Sez. 5^, sentenza n. 11287 del 22/01/2010, rv. 246358).

Nel caso in esame, il Tribunale del riesame ha correttamente desunto il collegamento tra il ricorrente ed il reato per cui si procede sulla base di molteplici circostanze di fatto la cui combinazione logica consente di ritenere, in termini di fondata probabilità, che il colpevole “conservi” la disponibilità dei beni in sequestro, a prescindere dall’attuale intestazione formale. Si sono al riguardo valorizzati diversi elementi di carattere “territoriale” (la ditta del ricorrente opera nel medesimo ambito territoriale di quelle degli indagati), di pregressa appartenenza lavorativa (il ricorrente risulta essere stato dipendente della ditta che aveva fornito le apparecchiature che sarebbero state utilizzate per la commissione dei reati), nonchè parentale (con C.S. che è indicato quale esecutore delle operazioni materiali truffaldine di rilevazione delle infrazioni al codice della strada agli ignari utenti). Non può quindi escludersi l’esistenza di situazioni che avallino concretamente l’esistenza di una discrasia tra intestazione formale e la disponibilità effettiva del bene, e consentano di ritenere che il terzo abbia accettato la titolarità apparente del bene al solo fine di conservarne l’acquisizione in capo al soggetto indagato e neutralizzare il pericolo della confisca.

Va, pertanto, rigettato il ricorso. Ne consegue, ai sensi dell’art. 616 c.p.p., la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento.

Così deciso in Roma, il 22 febbraio 2013.

Depositato in Cancelleria il 23 maggio 2013.

avvocato penalista Bologna

elementi costitutivi del reato di truffa

truffa elementi costitutivi del reato

tentata truffa codice penale

truffa ai danni dello stato codice penale

truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche

reato a consumazione prolungata

diritto penale

reato truffa pena

123penale

 

truffa reato a querela di parte

truffa reato a consumazione prolungata

truffa reato a forma vincolata

truffa reato a forma libera

truffa reato art

reato truffa aggravata

truffa assicurazioni reato

reato truffa ai danni dello stato

reato truffa aggravata prescrizione

truffa aggravata reato permanente

truffa reato contro il patrimonio

truffa reato continuato

truffa reato civile o penale

truffa reato contro la pubblica amministrazione

truffa reato contratto

reato truffa contrattuale

truffa consumazione reato

truffa contrattuale reato permanente

reato truffa competenza territoriale

truffa contrattuale reato istantaneo

truffa reato d’ufficio

truffa reato di pericolo

truffa reato di mera condotta

truffa reato di

reato truffa danni stato

truffa prescrizione del reato

reato truffa ai danni dello stato

truffa consumazione del reato

prescrizione reato truffa decorrenza

truffa elementi del reato

truffa reato evento

reato truffa e falso

reato truffa elementi

truffa e reato impossibile

truffa e reato continuato

reato truffa e appropriazione indebita

truffa e reati simili

concorso reato truffa e falso

truffa su ebay reato

truffa reato a forma vincolata

truffa reato a forma libera

prescrizione reato truffa

reato truffa e falso

truffa reato istantaneo

truffa reato in contratto

truffa reato impossibile

reato truffa informatica

truffa internet reato

truffa inps reato

truffa reato contro il patrimonio

truffa contrattuale reato istantaneo

truffa e reato impossibile

truffa reato permanente o istantaneo

truffa reato contro la pubblica amministrazione

truffa online reato

truffa reato a forma libera

la truffa reato

reato truffa momento consumativo

truffa reato di mera condotta

truffa reato omissivo

truffa online reato

truffa reato civile o penale

truffa reato permanente o istantaneo

truffa reato di danno o di evento

truffa reato querela

truffa reato procedibile a querela

reato truffa stato

truffa e reati simili

reato truffa allo stato

prescrizione reato truffa semplice

prescrizione reato truffa stato

reato truffa danni stato

reato truffa telematica

reato truffa tentativo

truffa tentata reato

reato truffa competenza territoriale

reato tentata truffa codice penale

truffa reato a forma vincolata

reato x truffa

 

ELEMENTI DEL reato truffa reato a querela di parte truffa reato a consumazione prolungata truffa reato a forma vincolata truffa reato a forma libera truffa reato art reato truffa aggravata truffa assicurazioni reato reato truffa ai danni dello stato reato truffa aggravata prescrizione truffa aggravata reato permanente truffa reato contro il patrimonio truffa reato continuato truffa reato civile o penale truffa reato contro la pubblica amministrazione truffa reato contratto reato truffa contrattuale truffa consumazione reato truffa contrattuale reato permanente reato truffa competenza territoriale truffa contrattuale reato istantaneo truffa reato d’ufficio truffa reato di pericolo truffa reato di mera condotta truffa reato di reato truffa danni stato truffa prescrizione del reato reato truffa ai danni dello stato truffa consumazione del reato prescrizione reato truffa decorrenza truffa elementi del reato truffa reato evento reato truffa e falso reato truffa elementi truffa e reato impossibile truffa e reato continuato reato truffa e appropriazione indebita truffa e reati simili concorso reato truffa e falso truffa su ebay reato truffa reato a forma vincolata truffa reato a forma libera prescrizione reato truffa reato truffa e falso truffa reato istantaneo truffa reato in contratto truffa reato impossibile reato truffa informatica truffa internet reato truffa inps reato truffa reato contro il patrimonio truffa contrattuale reato istantaneo truffa e reato impossibile truffa reato permanente o istantaneo truffa reato contro la pubblica amministrazione truffa online reato truffa reato a forma libera la truffa reato reato truffa momento consumativo truffa reato di mera condotta truffa reato omissivo truffa online reato truffa reato civile o penale truffa reato permanente o istantaneo truffa reato di danno o di evento truffa reato querela truffa reato procedibile a querela reato truffa stato truffa e reati simili reato truffa allo stato prescrizione reato truffa semplice prescrizione reato truffa stato reato truffa danni stato reato truffa telematica reato truffa tentativo truffa tentata reato reato truffa competenza territoriale reato tentata truffa codice penale truffa reato a forma vincolata reato x truffa

Post Footer automatically generated by wp-posturl plugin for wordpress.

Related Post

Avvocato Sergio Armaroli

Avvocato Cassazionista Sergio Armaroli

L'avvocato Sergio Armaroli ha fondato lo studio legale Armaroli a Bologna nel 1997.

Da allora ha assistito centinaia di clienti in ambito civile e penale, in tutti i gradi di giudizio, sempre con l'attenzione e l'impegno che lo contraddistinguono, conseguendo numerosi successi e soddisfazioni.

L'avvocato Armaroli riceve tutti i giorni nel suo studio dalle ore 9:00 alle ore 19:00 in via Solferino 30.

Dicono di me i clienti

Salve a tutti, mi sono trovato di recente a dover affrontare diverse problematiche relative al mondo del lavoro. Fortunatamente ho incontrato l’ Avv. Sergio Armaroli il quale ha saputo guidarmi nelle varie situazioni con grande calma e professionalità. La pratica è stata risolta in poco tempo e con soddisfazione di tutti. From Avvocato Penalista Bologna, […]- Utente Google
Cordialità e ottima accoglienza…Esprimo la mia totale soddisfazione nel servizio reso con professionalità,   esaudiente conoscenza del diritto e della legge in tutte le sue interpretazioni. Velata la sincerità e la schiettezza nelle probabili risoluzioni dei problemi di avversità penale . Determinazione e concretezza sono cornice della sua impeccabile figura  .Ringrazio l’avvocato Sergio Armaroli e consiglio vivamente […]- Federico : ringrazio l’avvocato Sergio Armaroli
Inconditi ne placute de viata am cunoscut av. SERGIO ARMAROLI o persoana minunata cu un caracter forte si determinat, pregatit profesional la un inalt nivel. Cu profesionalitatea sa m-a ajutat sa trec cu bine de probleme financiare cu banci in italia,de aceea il recomand la toate persoanele de origine romina care au probleme judiciare de […]- Utente Google
In un momento della mia vita mi sono trovata in difficoltà ma per fortuna ho conosciuto l’avvocato SERGIO ARMAROLI, il quale ha risolto i miei problemi dimostrando grande capacità e preparazione e grande senso di umanità e gentilezza. per questo raccomando a tutti i quali abbiano problemi di rivolgersi con fiducia all’avvocato SERGIO ARMAROLI Grazie […]- Elena
Buongiorno avv., Mi sono rivolta a Lei xke’ ho alcune cose da sistemare in merito alla mia separazione. Dal colloquio ke abbiamo avuto posso dire di essere stata molto soddisfatta grazie alla sua competenza e disponibilita’ nel venire a capo alle grosse problematiche ke questa situazione crea. From Avvocato Penalista Bologna, post Sabrina Post Footer […]- Sabrina

Categorie