TELEFONATE MUTE MOLESTIE O STALKING?

TELEFONATE MUTE MOLESTIE O STALKING?

 

PROVOCAZIONE ATRTENUANTE AVVOCATO PENBALE BOLOGNA AVVOCATO PENALE RIMINI AVVOCATO PENALE RAVENNA L’imputabilità, infatti, è il presupposto soggettivo indispensabile per affermare la responsabilità dell’agente e presuppone l’accertamento di una condizione di rimproverabilità verificabile processualmente (cfr. Sez. U, n. 9163 del 21/05/2005, Raso, Rv. 230317).

PROVOCAZIONE ATRTENUANTE AVVOCATO PENBALE BOLOGNA AVVOCATO PENALE RIMINI AVVOCATO PENALE RAVENNA
L’imputabilità, infatti, è il presupposto soggettivo indispensabile per affermare la responsabilità dell’agente e presuppone l’accertamento di una condizione di rimproverabilità verificabile processualmente (cfr. Sez. U, n. 9163 del 21/05/2005, Raso, Rv. 230317).

Il Tribunale di Modena con la sentenza impugnata, resa a sensi dell’art. 425 cod. proc. pen. il 9.3.2016, ha dichiarato non doversi procedere nei riguardi del C. in ordine al delitto ex art. 612 bis cod. pen. per insussistenza del fatto.

Il Giudice modenese ha ritenuto che il numero di telefonate di disturbo addebitate all’imputato fosse esiguo in relazione all’arco temporale, in cui furono effettate, per ritenere configurato il delitto contestato.

Avverso la sentenza resa dal Tribunale ha proposto ricorso per cassazione il difensore fiduciario della parte civile, rilevando come concorreva violazione di legge in relazione all’ipotesi delittuosa contestata od almeno alla contravvenzione ex art. 660 cod. pen., poiché l’argomento utilizzato dal Giudice di Modena errato. Difatti come insegnava questa Suprema Corte non assumeva dirimente rilevanza l’aspetto quantitativo delle azioni violente o moleste in ordine al delitto, ex art. 612 bis cod. pen..

Il ricorso de quo s’appalesa fondato e va accolto con conseguente annullamento della sentenza impugnata e rinvio al Tribunale di Modena per nuovo esame.

In effetto il ragionamento esposto dal G.U.P. presso il Tribunale appare adeguato a sostenere la soluzione adottata in relazione all’ipotesi accusatoria contestata, ossia il delitto ex art. 612 bis cod. pen. nella prospettiva dei cui all’art. 425 cod. proc. pen..

Difatti la condotta lesiva risulta compenetrata da sole comunicazioni telefoniche e nulla altro; inoltre non viene contestata l’osservazione del primo Giudice che il dibattimento non avrebbe consentito acquisizione di ulteriori elementi probatori di valutazione.

È unico dato, quindi, valutabile ai fini della penale responsabilità il numero di telefonate,da ritenersi moleste poiché generalmente mute, nel periodo di imputazione – circa 20 mesi – di certo riferibili all’utenza utilizzata dall’imputato. E sulla scorta di tale numero il Giudice modenese ha rettamente, anche ad opinione di questa Corte, ricavato la conclusine che, stante il numero esiguo rapportato all’ampioarco temporale, non potesse ritenersi posta in essere la condotta di logoramento psichico ed intimidazione atta a suscitar turbamento apprezzabile nella psiche ed abitudini di vita della parte lesa,siccome previsto dalla norma incriminatrice.

In effetto dette telefonate, proprio perché in gran parte mute, lumeggiano scopo di molestia,ma sotto tale profilo, pur risultando condotta ricompresa nella più ampia ipotesi criminosa contestata, il G.U.P. non ha valutata la questione.

Ed un tanto pur potendo rilevare dalle indicazioni specifiche al riguardo in capo d’imputazione come in effetto molte telefonate risultano fatte in ora notturna e con maggior frequenza in solo alcuni dei periodi collocati nell’arco temporale di imputazione.

Riguardo a detti rilevanti dati di fatto, configuranti l’ipotesi autonoma della contravvenzione ex art. 660 cod. pen., in effetto il Giudice di Modena non ha illustrato argomentazione alcuna per escludere la ben possibile riqualificazione

 

Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 4 luglio – 28 ottobre 2016, n. 45547

Presidente Vessichelli – Relatore Gorjan

Ritenuto in fatto

Il Tribunale di Modena con la sentenza impugnata, resa a sensi dell’art. 425 cod. proc. pen. il 9.3.2016, ha dichiarato non doversi procedere nei riguardi del C. in ordine al delitto ex art. 612 bis cod. pen. per insussistenza del fatto.

Il Giudice modenese ha ritenuto che il numero di telefonate di disturbo addebitate all’imputato fosse esiguo in relazione all’arco temporale, in cui furono effettate, per ritenere configurato il delitto contestato.

Avverso la sentenza resa dal Tribunale ha proposto ricorso per cassazione il difensore fiduciario della parte civile, rilevando come concorreva violazione di legge in relazione all’ipotesi delittuosa contestata od almeno alla contravvenzione ex art. 660 cod. pen., poiché l’argomento utilizzato dal Giudice di Modena errato. Difatti come insegnava questa Suprema Corte non assumeva dirimente rilevanza l’aspetto quantitativo delle azioni violente o moleste in ordine al delitto, ex art. 612 bis cod. pen..

Inoltre non era stato valutato che, comunque, le telefonate, benché in numero non significativo se ragguardato l’intero periodo di imputazione, tuttavia risultavano intensificate in alcuni

brevi periodi temporali sì da recar di certo molestia.

All’odierna udienza camerale nessuno compariva per l’imputato e la parte civile, mentre il P.G. concludeva per l’annullamento con rinvio.

Ritenuto in diritto

Il ricorso de quo s’appalesa fondato e va accolto con conseguente annullamento della sentenza impugnata e rinvio al Tribunale di Modena per nuovo esame.

In effetto il ragionamento esposto dal G.U.P. presso il Tribunale appare adeguato a sostenere la soluzione adottata in relazione all’ipotesi accusatoria contestata, ossia il delitto ex art. 612 bis cod. pen. nella prospettiva dei cui all’art. 425 cod. proc. pen..

Difatti la condotta lesiva risulta compenetrata da sole comunicazioni telefoniche e nulla altro; inoltre non viene contestata l’osservazione del primo Giudice che il dibattimento non avrebbe consentito acquisizione di ulteriori elementi probatori di valutazione.

È unico dato, quindi, valutabile ai fini della penale responsabilità il numero di telefonate,da ritenersi moleste poiché generalmente mute, nel periodo di imputazione – circa 20 mesi – di certo riferibili all’utenza utilizzata dall’imputato. E sulla scorta di tale numero il Giudice modenese ha rettamente, anche ad opinione di questa Corte, ricavato la conclusine che, stante il numero esiguo rapportato all’ampioarco temporale, non potesse ritenersi posta in essere la condotta di logoramento psichico ed intimidazione atta a suscitar turbamento apprezzabile nella psiche ed abitudini di vita della parte lesa,siccome previsto dalla norma incriminatrice.

In effetto dette telefonate, proprio perché in gran parte mute, lumeggiano scopo di molestia,ma sotto tale profilo, pur risultando condotta ricompresa nella più ampia ipotesi criminosa contestata, il G.U.P. non ha valutata la questione.

Ed un tanto pur potendo rilevare dalle indicazioni specifiche al riguardo in capo d’imputazione come in effetto molte telefonate risultano fatte in ora notturna e con maggior frequenza in solo alcuni dei periodi collocati nell’arco temporale di imputazione.

Riguardo a detti rilevanti dati di fatto, configuranti l’ipotesi autonoma della contravvenzione ex art. 660 cod. pen., in effetto il Giudice di Modena non ha illustrato argomentazione alcuna per escludere la ben possibile riqualificazione giuridica della medesima condotta contestata.

Di conseguenza la sentenza impugnata va annullata ed il procedimento va rimesso al Tribunale di Modena per nuovo esame avuta presente anche la possibilità di riqualificare il fatto contestato nella contravvenzione ex art. 660 cod. pen..

Per la tipologia dei reati di causa ed i rapporti interpersonali consegue l’oscuramento.

P.Q.M.

Annulla la sentenza impugnata con rinvio al Tribunale di Modena per nuovo esame.

In caso di diffusone del presente provvedimento omettere le generalità e gli altri dati identificativi a norma dell’art. 52 d.lgs. 196/03 in quanto disposto d’ufficio.

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