AZIONE PENALE – QUERELA-denncia bologna  – DICHIARAZIONE E FORMA – Atto formato dalla polizia giudiziaria – Accertamento della volontà punitiva – Esame del contenuto dell’atto – Necessità – Qualifica di “querela” attribuita dalla polizia giudiziaria nell’intestazione – Sufficienza – Esclusione. AZIONE PENALE – QUERELA – IN GENERE – Esposizione dei fatti – Fatti denunciati come reati procedibili di ufficio – Riqualificazione giuridica degli stessi come reati perseguibili a querela – Procedibilità – Condizioni – Fattispecie.

Condizioni di procedibilità – Querela – Formalità della querela – Richiesta di punizione dei colpevoli – Necessità – Denuncia mancante della richiesta di punizione – Diversa qualificazione giuridica – Conseguenze – Improcedibilità. (cpp, articoli 332 e 336 e seguenti)

La denuncia formalmente presentata per un fatto originariamente qualificato come perseguibile d’ufficio e poi ritenuto integrativo, invece, di reato perseguibile a querela, è da considerare idonea ad assumere anche valore di querela, sempre che essa non si limiti alla mera esposizione dei fatti, ma esprima la volontà che, indipendentemente dalla loro apparente qualificazione giuridica, si proceda nei confronti del responsabile.

Ai fini della validità della querela, la manifestazione della volontà di perseguire l’autore del reato, nel caso di atto formato dalla polizia giudiziaria, deve emergere chiaramente dal suo contenuto, ancorchè senza la necessità di utilizzare formule sacramentali, non potendo ritenersi sufficiente l’intestazione dell’atto come “querela” da parte degli agenti verbalizzanti. (In motivazione, la S.C. ha precisato che, viceversa, nel caso di atto proveniente direttamente dalla parte, assume rilievo decisivo l’espressa qualificazione della denuncia come “querela”).

 Corte di

 

Cassazione|Sezione 3|Penale|Sentenza|17 maggio 1996| n. 1390

Azione penale – Querela – Dichiarazione e forma

Per proporre querela non e` richiesta una formula sacramentale, ma deve manifestarsi in forma esplicita o implicita la volonta` di chiedere la punizione del colpevole, tale intenzione non puo` pero` essere dedotta dal comportamento successivo alla presentazione della denuncia e quando il tenore di questa risulti assolutamente equivoco sotto questo profilo, essa deve essere interpretata, sia per il generale canone ermeneutico di cui all`art.  1370 cod. civ., sia per il principio generale vigente nel settore penale “in dubio pro reo”, nel senso di escludere la natura di quereladell`atto di denuncia. (Nel caso di specie la corte ha ritenuto che non potesse ritenersi querela la denuncia di un abuso sessuale interpretabile come semplice istanza di diffida, seguita da una formale querela presentata pero` oltre il termine massimo previsto dalla legge). 

Ai fini della validità della querela, la manifestazione della volontà di perseguire l’autore del reato, nel caso di atto formato dalla polizia giudiziaria, deve emergere chiaramente dal suo contenuto, ancorchè senza la necessità di utilizzare formule sacramentali, non potendo ritenersi sufficiente l’intestazione dell’atto come “querela” da parte degli agenti verbalizzanti. (In motivazione, la S.C. ha precisato che, viceversa, nel caso di atto proveniente direttamente dalla parte, assume rilievo decisivo l’espressa qualificazione della denuncia come “querela”). La denuncia formalmente presentata per un fatto originariamente qualificato come perseguibile d’ufficio, e poi ritenuto, invece, integrativo di un reato perseguibile a querela, è idonea ad assumere anche valore di querela, sempre che essa non si limiti alla mera esposizione dei fatti, ma esprima la volontà che, indipendentemente dalla loro apparente qualificazione giuridica, si proceda nei confronti del responsabile. (Fattispecie in cui la S.C. ha annullato la sentenza impugnata che aveva condannato l’imputato per il reato di furto previa esclusione della contestata aggravante ex art. 61, n. 7, cod. pen., pur rilevando l’assenza, nella denuncia originaria, di qualsiasi riferimento ad istanze di punizione, ma valorizzando il fatto della successiva costituzione di parte civile della persona offesa).

Legittimati alla proposizione della querela sono, nel furto, sia il curatore, sia il proprietario dei beni, sia il possessore o detentore degli stessi. Soggetto passivo del furto e’, infatti, qualsiasi persona che si trovi in rapporto qualificato col bene, perche’ titolare di un diritto reale o personale di godimento e che abbia una relazione col bene, che gli consenta di trarre dal bene le utilita’ sue proprie. Ne sono esclusi, di conseguenza, solamente i soggetti che abbiano, con la cosa, un rapporto materiale non comprendente nessuna delle facolta’ fondamentali sopra menzionate (come avviene, per esempio, per i soggetti che detengono il bene a titolo di garanzia o di custodia). Nessun dubbio, pertanto, che – in relazione ai beni costituenti la massa fallimentare – legittimato alla proposizione della querela sia non solo il curatore, ma anche il proprietario, che e’ privato, col fallimento, della amministrazione e disponibilita’ dei beni (L. Fall., articolo 42), ma non della proprieta’ e, secondo quanto insegna la giurisprudenza civile, nemmeno del possesso, giacche’ la redazione dell’inventario da parte del curatore fallimentare, attraverso il quale vengono individuati, elencati, descritti e valutati i beni della massa, non comporta la materiale apprensione delle cose da parte del curatore, il quale ne diviene mero detentore, senza alcuna sottrazione “ope legis” delle stesse al fallito, non costituendo, pertanto, tale atto una causa interruttiva del possesso di quest’ultimo (Cass. civ., n. 17605 del 4/9/2015, Rv 636403).

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