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AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA DEI DELITTI CONTRO L’ECONOMIA PUBBLICA, L’INDUSTRIA E IL COMMERCIO Capo I: DEI DELITTI CONTRO L’ECONOMIA PUBBLICA

AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA DEI DELITTI CONTRO L’ECONOMIA PUBBLICA, L’INDUSTRIA E IL COMMERCIO 

Capo I: DEI DELITTI CONTRO L’ECONOMIA PUBBLICA 

Art. 499 Distruzione di materie prime o di prodotti agricoli o industriali ovvero di mezzi di produzione 

AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA: QUESTO ARTICOLO PUNISCE CHI DISTRUGGE MATERIE PRIME E DANNEGGIA LA PRODUZIONE NAZIONALE

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Chiunque, distruggendo materie prime o prodotti agricoli o industriali, ovvero mezzi di produzione, cagiona un grave nocumento alla produzione nazionale o far venir meno in misura notevole merci di comune o largo consumo, e’ punito con la reclusione da tre a dodici anni e con la multa non inferiore a lire quattro milioni. 

Art. 500 Diffusione di una malattia delle piante o degli animali 

Chiunque cagiona la diffusione di una malattia alle piante o agli animali, pericolosa all’economia rurale o forestale, ovvero al patrimonio zootecnico della nazione, e’ punito con la reclusione da uno a cinque anni. Se la diffusione avviene per colpa, la pena e’ della multa da lire duecentomila a quattro milioni. 

Art. 501 Rialzo e ribasso fraudolento di prezzi sul pubblico mercato o nelle borse di commercio 

Avvocato penalista Bologna questo articolo punisce chi da’ notizie false e tendenziose al solo fine di aumentare o diminuire il prezzo delle merci o della azioni quotate al pubblico mercato di borsa .:

Chiunque, al fine di turbare il mercato interno dei valori o delle merci, pubblica o altrimenti divulga notizie false, esagerate o tendenziose o adopera altri artifici atti a cagionare un aumento o una diminuzione del prezzo delle merci, ovvero dei valori ammessi nelle liste di borsa o negoziabili nel pubblico mercato, e’ punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa da uno a cinquanta milioni di lire. Se l’aumento o la diminuzione del prezzo delle merci o dei valori si verifica, le pene sono aumentate. Le pene sono raddoppiate: 1) se il fatto e’ commesso dal cittadino per favorire interessi stranieri; 2) se dal fatto deriva un deprezzamento della valuta nazionale o dei titoli dello Stato, ovvero il rincaro di merci di comune o largo consumo. Le pene stabilite nelle disposizioni precedenti si applicano anche se il fatto e’ commesso all’estero, in danno della valuta nazionale o di titoli pubblici italiani. La condanna importa l’interdizione dai pubblici uffici (1). (1) Articolo cosi’ sostituito dalla L. 27 novembre 1976, n. 787. 

Art. 501 bis Manovre speculative su merci 

 

AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA: questo articolo punisce il cd mercato nero, cioè coloro che compiono manovre speculative al oslo fine di far aumenta reil prezzo delle materie prime

ap2Fuori dei casi previsti dall’articolo precedente, chiunque, nell’esercizio di qualsiasi attivita’ produttiva o commerciale, compie manovre speculative ovvero occulta, accaparra od incetta materie prime, generi alimentari di largo consumo o prodotti di prima necessita’, in modo atto a determinare la rarefazione o il rincaro sul mercato interno, e’ punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da uno a cinquanta milioni di lire. Alla stessa pena soggiace chiunque, in presenza di fenomeni di rarefazione o rincaro sul mercato interno delle merci indicate nella prima parte del presente articolo e nell’esercizio delle medesime attivita’, ne sottrae alla utilizzazione o al consumo rilevanti quantita’. L’autorita’ giudiziaria competente e, in caso di flagranza, anche gli ufficiali e agenti di polizia giudiziaria, procedono al sequestro delle merci, osservando le norme sull’istruzione formale. L’autorita’ giudiziaria competente dispone la vendita coattiva immediata delle merci stesse nelle forme di cui all’articolo 625 del codice di procedura penale. La condanna importa l’interdizione dall’esercizio di attivita’ commerciali o industriali per le quali sia richiesto uno speciale permesso o una speciale abilitazione, autorizzazione o licenza da parte dell’autorita’ e la pubblicazione della sentenza (1) . (1)Articolo aggiunto dalla L. 27 novembre 1976, n. 787. 

Art. 502 Serrata e sciopero per fini contrattuali 

Il datore di lavoro che, col solo scopo di imporre ai suoi dipendenti modificazioni ai patti stabiliti, o di opporsi a modificazioni di tali patti, ovvero di ottenere o impedire una diversa applicazione dei patti o usi esistenti, sospende in tutto o in parte il lavoro nei suoi stabilimenti, aziende o uffici, e’ punito con la multa non inferiore a lire due milioni (1). I lavoratori addetti a stabilimenti, aziende o uffici, che, in numero di tre o piu’, abbandonano collettivamente il lavoro, ovvero lo prestano in modo da turbarne la continuita’ o la regolarita’, col solo scopo di imporre ai datori di lavoro patti diversi da quelli stabiliti, ovvero di opporsi a modificazioni di tali patti o, comunque, di ottenere o impedire una diversa applicazione dei patti o usi esistenti, sono puniti con la multa fino a lire duecentomila (1). (1) Con sentenza n. 29 del 4 maggio 1960 la Corte cost. ha dichiarato l’illegittimita’ del primo e del secondo comma di questo articolo, in riferimento agli artt. 39 e 40 Cost. 

Art. 503 Serrata e sciopero per fini non contrattuali 

Il datore di lavoro o i lavoratori, che per fine politico commettono, rispettivamente, alcuno dei fatti preveduti dall’articolo precedente, sono puniti con la reclusione fino a un anno e con la multa non inferiore a lire due milioni, se si tratta di un datore di lavoro, ovvero con la reclusione fino a sei mesi e con la multa fino a lire duecentomila, se si tratta di lavoratori (1). (1) Con sentenza n. 290 del 27 dicembre 1974 la Corte cost. ha dichiarato l’illegittimita’ di questo articolo nella parte in cui punisce anche lo sciopero politico che non sia diretto a sovvertire l’ordinamento costituzionale ovvero ad impedire o ostacolare il libero esercizio dei poteri legittimi nei quali si esprime la sovranita’ popolare. 

Art. 504 Coazione alla pubblica Autorita’ mediante serrata o sciopero 

Quando alcuno dei fatti preveduti dall’articolo 502 e’ commesso con lo scopo di costringere l’Autorita’ a dare o ad omettere un provvedimento, ovvero con lo scopo di influire sulle deliberazioni di essa, si applica la pena della reclusione fino a due anni (1). (1) Con sentenza n. 165 del 13 giugno 1983 la Corte cost. ha dichiarato l’illegittimita’ di questo articolo nella parte in cui punisce lo sciopero il quale ha lo scopo di costringere l’autorita’ a dare o ad omettere un provvedimento o lo scopo di influire sulle deliberazioni di essa, a meno che non sia diretto a sovvertire l’ordinamento costituzionale ovvero ad impedire o ostacolare il libero esercizio dei poteri legittimi nei quali si esprime la sovranita’ popolare. 

Art. 505 Serrata o sciopero a scopo di solidarieta’ o di protesta 

Il datore di lavoro o i lavoratori, che, fuori dei casi indicati nei due articoli precedenti, commettono uno dei fatti preveduti dall’articolo 502 soltanto per solidarieta’ con altri datori di lavoro o con altri lavoratori ovvero soltanto per protesta, soggiacciono alle pene ivi stabilite. 

Art. 506 Serrata di esercenti di piccole industrie o commerci 

Gli esercenti di aziende industriali o commerciali, i quali, non avendo lavoratori alla loro dipendenza, in numero di tre o piu’ sospendono collettivamente il lavoro per uno degli scopi indicati nei tre articoli precedenti, soggiacciono alle pene ivi rispettivamente stabilite per i datori di lavoro, ridotte alla meta’ (1). (1) Con sentenza n. 222 del 17 luglio 1975 la Corte cost. ha dichiarato l’illegittimita’ di questo articolo in relazione all’art. 505, nella parte in cui punisce la sospensione del lavoro effettuata per protesta dagli esercenti di piccole aziende industriali o commerciali che non hanno lavoratori alla loro dipendenza. 

Art. 507 Boicottaggio 

Chiunque, per uno degli scopi indicati negli articoli 502, 503, 504 e 505, mediante propaganda o valendosi della forza e autorita’ di partiti, leghe o associazioni, induce una o piu’ persone a non stipulare patti di lavoro o a non somministrare materie o strumenti necessari al lavoro, ovvero a non acquistare gli altrui prodotti agricoli o industriali, e’ punito con la reclusione fino a tre anni. Se concorrono fatti di violenza o minaccia, si applica la reclusione da due a sei anni (1). (1) Con sentenza n. 84 del 17 aprile 1969 la Corte cost. ha dichiarato l’illegittimita’ di questo articolo per la parte relativa all’ipotesi della propaganda qualora questa non assuma dimensioni tali ne’ raggiunga un grado tale di intensita’ e di efficacia da risultare veramente notevole. 

Art. 508 Arbitraria invasione e occupazione di aziende agricole o industriali. Sabotaggio 

Chiunque, col solo scopo di impedire o turbare il normale svolgimento del lavoro, invade od occupa l’altrui azienda agricola o industriale, ovvero dispone di altrui macchine, scorte, apparecchi o strumenti destinati alla produzione agricola o industriale, e’ punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa non inferiore a lire duecentomila. Soggiace alla reclusione da sei mesi a quattro anni e alla multa non inferiore a lire un milione, qualora il fatto non costituisca un piu’ grave reato, chi danneggia gli edifici adibiti ad azienda agricola o industriale, ovvero un’altra delle cose indicate nella disposizione precedente. 

Art. 509 Inosservanza delle norme disciplinanti i rapporti di lavoro (1) 

Il datore di lavoro o il lavoratore, il quale non adempie gli obblighi che gli derivano da un contratto collettivo o dalle norme emanate dagli organi corporativi, e’ punito con la sanzione amministrativa da lire duecentomila a lire un milione (2) . Il datore di lavoro o il lavoratore, il quale rifiuta o, comunque, omette di eseguire una decisione del magistrato del lavoro, pronunciata su una controversia relativa alla disciplina dei rapporti collettivi di lavoro, e’ punito, qualora il fatto non costituisca un piu’ grave reato, con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a lire due milioni (3) . 

(1) Rubrica cosi’ modificata dall’art. 1, lett. a) , D.Lgs. 19 dicembre 1994, n. 758 a decorrere dal 26 aprile 1995. Testo della rubrica prima della modifica apportata dall’art. 1, lett. a), D.Lgs. 19 dicembre 1994, n. 758 (Inosservanza delle norme disciplinanti i rapporti di lavoro e delle decisioni del magistrato del lavoro) 
(2) Comma cosi’ modificato dall’art. 1, lett. b), D.Lgs. 19 dicembre 1994, n. 758 a decorrere dal 26 aprile 1995. Testo del comma 1 prima della modificata apportata dall’art. 1, lett. b), D.Lgs. 19 dicembre 1994, n. 758 Il datore di lavoro o il lavoratore, il quale non adempie gli obblighi che gli derivano da un contratto collettivo o dalle norme emanate dagli organi corporativi, e’ punito con la multa fino a lire un milione. 
(3) Comma abrogato dall’art. 1, lett. c), D.Lgs. 19 dicembre 1994, n. 758 a decorrere dal 26 aprile 1995. 

Art. 510 Circostanze aggravanti 

Quando i fatti preveduti dagli articoli 502 e seguenti sono commessi in tempo di guerra, ovvero hanno determinato dimostrazioni, tumulti o sommosse popolari, le pene stabilite negli articoli stessi sono aumentate. 

Art. 511 Pena per i capi, promotori e organizzatori 

Le pene stabilite per i delitti preveduti dagli articoli 502 e seguenti sono raddoppiate per i capi, promotori od organizzatori; e, se sia stabilita dalla legge la sola pena pecuniaria, e’ aggiunta la reclusione da sei mesi a due anni. 

Art. 512 Pena accessoria 

La condanna per alcuno dei delitti preveduti dagli articoli 502 e seguenti importa l’interdizione da ogni ufficio sindacale per la durata di anni cinque. 

Capo II: DEI DELITTI CONTRO L’INDUSTRIA E IL COMMERCIO 

Art. 513 Turbata liberta’ dell’industria o del commercio 

Chiunque adopera violenza sulle cose ovvero mezzi fraudolenti per impedire o turbare l’esercizio di un’industria o di un commercio e’ punito, a querela della persona offesa, se il fatto non costituisce un piu’ grave reato, con la reclusione fino a due anni e con la multa da lire duecentomila a due milioni. 

Art. 513 bis Illecita concorrenza con minaccia o violenza 

Chiunque nell’esercizio di un’attivita’ commerciale, industriale o comunque produttiva, compie atti di concorrenza con violenza o minaccia, e’ punito con la reclusione da due a sei anni. La pena e’ aumentata se gli atti di concorrenza riguardano un’attivita’ finanziata in tutto o in parte ed in qualsiasi modo dallo Stato o da altri enti pubblici (1). (1)Articolo aggiunto dalla L. 13 settembre 1982, n. 646. 

Art. 514 Frodi contro le industrie nazionali 

Chiunque, ponendo in vendita o mettendo altrimenti in circolazione, sui mercati nazionali o esteri, prodotti industriali, con nomi, marchi o segni distintivi contraffatti o alterati, cagiona un nocumento all’industria nazionale, e’ punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa non inferiore a lire un milione. Se per i marchi o segni distintivi sono state osservate le norme delle leggi interne o delle convenzioni internazionali sulla tutela della proprieta’ industriale, la pena e’ aumentata e non si applicano le disposizioni degli articoli 473 e 474. 

Art. 515 Frode nell’esercizio del commercio 

Chiunque, nell’esercizio di una attivita’ commerciale, ovvero in uno spaccio aperto al pubblico, consegna all’acquirente una cosa mobile per un’altra, ovvero una cosa mobile, per origine, provenienza, qualita’ o quantita’, diversa da quella dichiarata o pattuita, e’ punito, qualora il fatto non costituisca un piu’ grave delitto, con la reclusione fino a due anni o con la multa fino a lire quattro milioni. Se si tratta di oggetti preziosi, la pena e’ della reclusione fino a tre anni o della multa non inferiore a lire duecentomila. 

Art. 516 Vendita di sostanze alimentari non genuine come genuine 

Chiunque pone in vendita o mette altrimenti in commercio come genuine sostanze alimentari non genuine e’ punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a lire due milioni. 

Art. 517 Vendita di prodotti industriali con segni mendaci 

Chiunque pone in vendita o mette altrimenti in circolazione opere dell’ingegno o prodotti industriali, con nomi, marchi o segni distintivi nazionali o esteri, atti a indurre in inganno il compratore sull’origine, provenienza o qualita’ dell’opera o del prodotto, e’ punito, se il fatto non e’ preveduto come reato da altra disposizione di legge, con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a lire due milioni. 

Capo III: DISPOSIZIONE COMUNE AI CAPI PRECEDENTI 

Art. 518 Pubblicazione della sentenza 

La condanna per alcuno dei delitti preveduti dagli artt. 501, 514, 515, 516 e 517 importa la pubblicazione della sentenza.

 

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Avvocato Sergio Armaroli

Avvocato Cassazionista Sergio Armaroli

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