DEPENALIZZAZIONE 2016 :QUALI REATI @AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA

DECRETO LEGISLATIVO 15 gennaio 2016, n. 7
Disposizioni in materia di abrogazione di  reati  e  introduzione  di
illeciti con sanzioni pecuniarie civili,  a  norma  dell'articolo  2,
comma 3, della legge 28 aprile 2014, n. 67. (16G00010)
(GU n.17 del 22-1-2016)
 Vigente al: 6-2-2016
Capo I
 ABROGAZIONE DI REATI E MODIFICHE AL CODICE PENALE
                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
  Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;
  Vista la legge 28 aprile 2014, n. 67, recante «Deleghe  al  Governo
in materia di pene detentive non carcerarie e di riforma del  sistema
sanzionatorio.   Disposizioni   in   materia   di   sospensione   del
procedimento  con  messa   alla   prova   e   nei   confronti   degli
irreperibili», e in particolare l'articolo 2, comma 3;
  Visto  il  regio  decreto  19  ottobre  1930,  n.   1398,   recante
«Approvazione del testo definitivo del codice penale»;
  Vista la legge 24 novembre 1981,  n.  689,  recante  «Modifiche  al
sistema penale»;
  Visto l'articolo 14 della legge 23 agosto 1988, n. 400;
  Vista la preliminare  deliberazione  del  Consiglio  dei  ministri,
adottata nella riunione del 13 novembre 2015;
  Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni  della  Camera  dei
deputati e del Senato della Repubblica;
  Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri,  adottata  nella
riunione del 15 gennaio 2016;
  Su proposta del  Ministro  della  giustizia,  di  concerto  con  il
Ministro dell'economia e delle finanze;
Emana
 il seguente decreto legislativo:
                               Art. 1
                        Abrogazione di reati
  1. Sono abrogati i seguenti articoli del codice penale:
    a) 485;
    b) 486;
    c) 594;
    d) 627;
    e) 647.
                               Art. 2
                     Modifiche al codice penale
  1. Al regio decreto 19 ottobre 1930, n.  1398,  sono  apportate  le
seguenti modificazioni:
    a)  l'articolo  488  e'  sostituito  dal  seguente:  «488.  Altre
falsita'  in  foglio  firmato   in   bianco.   Applicabilita'   delle
disposizioni sulle falsita' materiali. - Ai casi di  falsita'  su  un
foglio firmato in bianco diversi da  quelli  preveduti  dall'articolo
487 si applicano le disposizioni sulle  falsita'  materiali  in  atti
pubblici.»;
    b) all'articolo 489, il secondo comma e' abrogato;
    c) all'articolo 490:
      1) il primo comma e' sostituito  dal  seguente:  «Chiunque,  in
tutto o in parte, distrugge, sopprime od  occulta  un  atto  pubblico
vero o, al fine di recare a se' o ad altri un vantaggio o  di  recare
ad altri un danno,  distrugge,  sopprime  od  occulta  un  testamento
olografo, una cambiale o un altro titolo di credito trasmissibile per
girata o  al  portatore  veri,  soggiace  rispettivamente  alle  pene
stabilite negli articoli 476, 477 e 482, secondo  le  distinzioni  in
essi contenute.»;
      2) il secondo comma e' abrogato;
    d) l'articolo 491 e' sostituito dal seguente: «491.  Falsita'  in
testamento olografo, cambiale o titoli di credito. - Se alcuna  delle
falsita' prevedute dagli articoli precedenti riguarda  un  testamento
olografo,  ovvero  una  cambiale  o  un  altro  titolo   di   credito
trasmissibile per girata o al portatore e il  fatto  e'  commesso  al
fine di recare a se' o ad altri un vantaggio o di recare ad altri  un
danno, si applicano le pene  rispettivamente  stabilite  nella  prima
parte dell'articolo 476 e nell'articolo 482.
  Nel caso di contraffazione o alterazione degli atti di cui al primo
comma, chi ne fa uso, senza essere concorso nella falsita',  soggiace
alla pena stabilita nell'articolo 489  per  l'uso  di  atto  pubblico
falso.»;
    e) l'articolo  491-bis  e'  sostituito  dal  seguente:  «491-bis.
Documenti informatici.  -  Se  alcuna  delle  falsita'  previste  dal
presente capo  riguarda  un  documento  informatico  pubblico  avente
efficacia probatoria, si applicano le disposizioni  del  capo  stesso
concernenti gli atti pubblici.»;
    f) l'articolo 493-bis e' sostituito dal seguente: «493-bis.  Casi
di perseguibilita' a querela. - I delitti previsti dagli articoli 490
e 491,  quando  concernono  una  cambiale  o  un  titolo  di  credito
trasmissibile per girata o al  portatore,  sono  punibili  a  querela
della persona offesa.
  Si procede d'ufficio, se i fatti previsti dagli articoli di cui  al
precedente comma riguardano un testamento olografo.»;
    g) all'articolo 596:
      1) al comma primo, le parole «dei  delitti  preveduti  dai  due
articoli precedenti» sono sostituite  dalle  seguenti:  «dal  delitto
previsto dall'articolo precedente»;
      2) al comma quarto,  le  parole  «applicabili  le  disposizioni
dell'articolo 594,  primo  comma,  ovvero  dell'articolo  595,  primo
comma» sono sostituite dalle seguenti: «applicabile  la  disposizione
dell'articolo 595, primo comma»;
    h) all'articolo 597, comma primo, le parole «I delitti  preveduti
dagli articoli  594  e  595  sono  punibili»  sono  sostituite  dalle
seguenti: «Il delitto previsto dall'articolo 595 e' punibile»;
    i) all'articolo 599:
      1) la rubrica e' sostituita dalla seguente: «Provocazione.»;
      2) i commi primo e terzo sono abrogati;
      3) nel secondo comma, le parole «dagli  articoli  594  e»  sono
sostituite dalle seguenti: «dall'articolo»;
    l)   l'articolo   635   e'   sostituito   dal   seguente:   «635.
Danneggiamento. - Chiunque distrugge, disperde, deteriora o rende, in
tutto o in parte, inservibili  cose  mobili  o  immobili  altrui  con
violenza  alla  persona  o  con  minaccia  ovvero  in  occasione   di
manifestazioni che si svolgono in luogo pubblico o aperto al pubblico
o del delitto previsto dall'articolo 331, e' punito con la reclusione
da sei mesi a tre anni.
  Alla stessa pena soggiace chiunque distrugge, disperde, deteriora o
rende, in tutto o in parte, inservibili le seguenti cose altrui:
    1. edifici pubblici o destinati a uso pubblico o all'esercizio di
un culto o cose  di  interesse  storico  o  artistico  ovunque  siano
ubicate o immobili compresi nel perimetro dei centri storici,  ovvero
immobili  i  cui  lavori  di  costruzione,  di  ristrutturazione,  di
recupero o di risanamento sono in corso o risultano ultimati o  altre
delle cose indicate nel numero 7) dell'articolo 625;
    2. opere destinate all'irrigazione;
    3. piantate di viti, di alberi o arbusti  fruttiferi,  o  boschi,
selve o foreste, ovvero vivai forestali destinati al rimboschimento;
    4. attrezzature  e  impianti  sportivi  al  fine  di  impedire  o
interrompere lo svolgimento di manifestazioni sportive.
  Per i reati di cui al primo e  al  secondo  comma,  la  sospensione
condizionale  della  pena  e'  subordinata   all'eliminazione   delle
conseguenze dannose o pericolose del reato, ovvero, se il  condannato
non si oppone, alla prestazione di attivita' non retribuita a  favore
della collettivita' per un tempo determinato, comunque non  superiore
alla durata della pena sospesa, secondo  le  modalita'  indicate  dal
giudice nella sentenza di condanna.»;
    m) l'articolo 635-bis, secondo comma, e' sostituito dal seguente:
«Se il fatto e' commesso con violenza alla  persona  o  con  minaccia
ovvero con abuso della qualita' di operatore del sistema, la pena  e'
della reclusione da uno a quattro anni.»;
    n) l'articolo 635-ter, terzo comma, e' sostituito  dal  seguente:
«Se il fatto e' commesso con violenza alla  persona  o  con  minaccia
ovvero con abuso della qualita' di operatore del sistema, la pena  e'
aumentata.»;
    o)  l'articolo  635-quater,  secondo  comma,  e'  sostituito  dal
seguente: «Se il fatto e' commesso con violenza alla  persona  o  con
minaccia ovvero con abuso della qualita' di operatore del sistema, la
pena e' aumentata.»;
    p) l'articolo  635-quinquies,  terzo  comma,  e'  sostituito  dal
seguente: «Se il fatto e' commesso con violenza alla  persona  o  con
minaccia ovvero con abuso della qualita' di operatore del sistema, la
pena e' aumentata.».

Capo II
ILLECITI SOTTOPOSTI A SANZIONI PECUNIARIE CIVILI

Art. 3

         Responsabilita' civile per gli illeciti sottoposti
                        a sanzioni pecuniarie
  1. I fatti previsti dall'articolo seguente, se  dolosi,  obbligano,
oltre che alle restituzioni e al risarcimento del  danno  secondo  le
leggi civili, anche al pagamento della sanzione pecuniaria civile ivi
stabilita.
  2. Si osserva la  disposizione  di  cui  all'articolo  2947,  primo
comma, del codice civile.
                               Art. 4
          Illeciti civili sottoposti a sanzioni pecuniarie
  1. Soggiace alla sanzione pecuniaria civile da euro  cento  a  euro
ottomila:
    a) chi offende l'onore o  il  decoro  di  una  persona  presente,
ovvero mediante comunicazione telegrafica, telefonica, informatica  o
telematica, o con scritti o disegni, diretti alla persona offesa;
    b) il comproprietario, socio o coerede che, per procurare a se' o
ad altri un profitto, s'impossessa della cosa comune, sottraendola  a
chi la detiene, salvo che il fatto sia commesso su cose  fungibili  e
il valore di esse non ecceda la quota spettante al suo autore;
    c) chi distrugge, disperde, deteriora o  rende,  in  tutto  o  in
parte, inservibili cose mobili o immobili altrui,  al  di  fuori  dei
casi di  cui  agli  articoli  635,  635-bis,  635-ter,  635-quater  e
635-quinquies del codice penale;
    d) chi, avendo trovato denaro o cose da  altri  smarrite,  se  ne
appropria,  senza  osservare  le  prescrizioni  della  legge   civile
sull'acquisto della proprieta' di cose trovate;
    e) chi, avendo trovato un tesoro, si appropria,  in  tutto  o  in
parte, della quota dovuta al proprietario del fondo;
    f) chi si appropria di cose delle quali sia  venuto  in  possesso
per errore altrui o per caso fortuito.
  2. Nel caso di cui alla lettera a) del primo comma,  se  le  offese
sono reciproche, il giudice puo' non applicare la sanzione pecuniaria
civile ad uno o ad entrambi gli offensori.
  3. Non e' sanzionabile chi ha commesso il fatto previsto dal  primo
comma,  lettera  a),  del  presente  articolo,  nello   stato   d'ira
determinato da un fatto ingiusto altrui, e subito dopo di esso.
  4. Soggiace alla sanzione pecuniaria civile da euro duecento a euro
dodicimila:
    a) chi, facendo uso o lasciando  che  altri  faccia  uso  di  una
scrittura privata da lui falsamente formata o da lui alterata, arreca
ad altri un danno.  Si  considerano  alterazioni  anche  le  aggiunte
falsamente  apposte  a  una  scrittura  vera,  dopo  che  questa   fu
definitivamente formata;
    b) chi, abusando di un foglio firmato in bianco, del quale  abbia
il possesso per un titolo che importi  l'obbligo  o  la  facolta'  di
riempirlo, vi scrive o fa scrivere  un  atto  privato  produttivo  di
effetti  giuridici,  diverso  da  quello  a  cui  era   obbligato   o
autorizzato, se dal fatto di farne uso o di lasciare che se ne faccia
uso, deriva un danno ad altri;
    c)  chi,  limitatamente  alle  scritture   private,   commettendo
falsita' su un foglio firmato in bianco diverse  da  quelle  previste
dalla lettera b), arreca ad altri un danno;
    d) chi, senza essere concorso nella falsita', facendo uso di  una
scrittura privata falsa, arreca ad altri un danno;
    e) chi, distruggendo, sopprimendo od occultando  in  tutto  o  in
parte una scrittura privata vera, arreca ad altri un danno;
    f) chi commette il fatto di cui  al  comma  1,  lettera  a),  del
presente   articolo,   nel   caso   in    cui    l'offesa    consista
nell'attribuzione di un fatto determinato o sia commessa in  presenza
di piu' persone;
  5. Le disposizioni di cui alle lettere a), b), c),  d)  ed  e)  del
comma 4, si applicano anche nel caso in cui le falsita' ivi  previste
riguardino  un  documento  informatico   privato   avente   efficacia
probatoria.
  6. Agli effetti delle disposizioni di cui al comma 4,  lettere  a),
b), c), d) ed  e)  del  presente  articolo,  nella  denominazione  di
«scritture private» sono compresi  gli  atti  originali  e  le  copie
autentiche di essi, quando a  norma  di  legge  tengano  luogo  degli
originali mancanti.
  7. Nei casi di cui al  comma  4,  lettere  b)  e  c)  del  presente
articolo, si  considera  firmato  in  bianco  il  foglio  in  cui  il
sottoscrittore abbia lasciato bianco un qualsiasi spazio destinato  a
essere riempito.
  8. Le disposizioni di cui ai commi 2 e 3 del presente  articolo  si
applicano anche nel caso di cui al comma 4, lettera f), del  medesimo
articolo.
                               Art. 5
         Criteri di commisurazione delle sanzioni pecuniarie
  1. L'importo della sanzione pecuniaria civile  e'  determinato  dal
giudice tenuto conto dei seguenti criteri:
    a) gravita' della violazione;
    b) reiterazione dell'illecito;
    c) arricchimento del soggetto responsabile;
    d) opera svolta dall'agente  per  l'eliminazione  o  attenuazione
delle conseguenze dell'illecito;
    e) personalita' dell'agente;
    f) condizioni economiche dell'agente.
                               Art. 6
                     Reiterazione dell'illecito
  1. Si ha reiterazione nel  caso  in  cui  l'illecito  sottoposto  a
sanzione pecuniaria civile sia  compiuto  entro  quattro  anni  dalla
commissione, da parte dello stesso soggetto, di  un'altra  violazione
sottoposta a sanzione pecuniaria civile, che sia della stessa  indole
e che sia stata accertata con provvedimento esecutivo.
  2. Ai fini della presente legge, si considerano della stessa indole
le violazioni della medesima disposizione e  quelle  di  disposizioni
diverse che, per la natura dei fatti che le costituiscono  o  per  le
modalita' della condotta, presentano una  sostanziale  omogeneita'  o
caratteri fondamentali comuni.
                               Art. 7
                         Concorso di persone
  1. Quando piu' persone concorrono in un illecito di cui al presente
capo, ciascuna di esse soggiace alla sanzione pecuniaria  civile  per
esso stabilita.
                               Art. 8
                            Procedimento
  1.  Le  sanzioni  pecuniarie  civili  sono  applicate  dal  giudice
competente a conoscere dell'azione di risarcimento del danno.
  2.  Il  giudice  decide  sull'applicazione  della  sanzione  civile
pecuniaria al termine del giudizio, qualora  accolga  la  domanda  di
risarcimento proposta dalla persona offesa.
  3. La sanzione pecuniaria civile non puo' essere  applicata  quando
l'atto introduttivo del giudizio e' stato notificato nelle  forme  di
cui all'articolo 143 del codice di procedura  civile,  salvo  che  la
controparte si sia costituita in giudizio o risulti con certezza  che
abbia avuto comunque conoscenza del processo.
  4. Al procedimento, anche ai fini dell'irrogazione  della  sanzione
pecuniaria  civile,  si  applicano  le  disposizioni  del  codice  di
procedura civile, in quanto compatibili con  le  norme  del  presente
capo.
                               Art. 9
                      Pagamento della sanzione
  1. Con decreto del Ministro della giustizia,  di  concerto  con  il
Ministro dell'economia e delle finanze, da emanarsi entro il  termine
di sei  mesi  dall'entrata  in  vigore  del  presente  decreto,  sono
stabiliti  termini  e  modalita'  per  il  pagamento  della  sanzione
pecuniaria civile, nonche' le forme per la  riscossione  dell'importo
dovuto.
  2.  Il  giudice  puo'  disporre,  in  relazione   alle   condizioni
economiche del condannato, che il pagamento della sanzione pecuniaria
civile sia effettuato in rate mensili da due a  otto.  Ciascuna  rata
non puo' essere inferiore ad euro cinquanta.
  3. Decorso inutilmente, anche per una sola rata, il termine fissato
per il pagamento, l'ammontare residuo della  sanzione  e'  dovuto  in
un'unica soluzione.
  4. Il condannato puo' estinguere la sanzione civile  pecuniaria  in
ogni momento, mediante un unico pagamento.
  5. Per il pagamento della sanzione pecuniaria civile non e' ammessa
alcuna forma di copertura assicurativa.
  6. L'obbligo  di  pagare  la  sanzione  pecuniaria  civile  non  si
trasmette agli eredi.
                               Art. 10
              Destinazione del provento della sanzione
  1. Il provento della  sanzione  pecuniaria  civile  e'  devoluto  a
favore della Cassa delle ammende.

Art. 11

              Registro informatizzato dei provvedimenti
                  in materia di sanzioni pecuniarie
  1. Con apposito decreto del Ministro della giustizia sono  adottate
le disposizioni  relative  alla  tenuta  di  un  registro,  in  forma
automatizzata, in cui sono iscritti i provvedimenti  di  applicazione
delle sanzioni pecuniarie civili, per gli effetti di cui all'articolo
6.
                               Art. 12
                      Disposizioni transitorie
  1. Le disposizioni relative alle  sanzioni  pecuniarie  civili  del
presente decreto si applicano anche ai fatti  commessi  anteriormente
alla  data  di  entrata  in  vigore  dello  stesso,  salvo   che   il
procedimento penale sia stato definito con  sentenza  o  con  decreto
divenuti irrevocabili.
  2. Se i procedimenti penali  per  i  reati  abrogati  dal  presente
decreto sono stati definiti, prima della sua entrata in  vigore,  con
sentenza   di   condanna   o   decreto   irrevocabili,   il   giudice
dell'esecuzione revoca la sentenza o il decreto, dichiarando  che  il
fatto non e' previsto dalla legge come reato e adotta i provvedimenti
conseguenti. Il giudice  dell'esecuzione  provvede  con  l'osservanza
delle  disposizioni  dell'articolo  667,  comma  4,  del  codice   di
procedura penale.
                               Art. 13
                      Disposizioni finanziarie
  1. Con riferimento alle minori entrate derivanti dalle disposizioni
di cui agli articoli 1, 2 e  12,  valutate  in  euro  129.873,00  per
l'anno 2016 e in euro 86.582,00 annui a decorrere dall'anno 2017,  si
provvede con quota parte dei risparmi derivanti dall'attuazione degli
articoli 1 e 2.
  Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara' inserito
nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica
Italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.
    Dato a Roma, addi' 15 gennaio 2016
                             MATTARELLA
                            Renzi,  Presidente  del   Consiglio   dei
                            ministri
                            Orlando, Ministro della giustizia
                            Padoan, Ministro  dell'economia  e  delle
                            finanze
Visto, il Guardasigilli: Orlando
 
 
ECCO I REATI DEPENALIZZATI
 
 

REATI CONTRO LA FEDE PUBBLICA Falsità in scrittura privata (Art. 485) Falsità in foglio firmato in bianco. Atto privato (Art. 486) Falsità su un foglio firmato in bianco diverse da quelle previste dall’articolo 486. Atto privato (Art. 488) Uso di atto falso. Atto privato (Art. 489, co. 2) Soppressione, distruz. e occultam. di scritture private vere (Art. 490)   REATI CONTRO LA MORALITÀ E BUON COSTUME Atti osceni (Art. 527, co. 1) Pubblicazioni e spettacoli osceni (Art. 528, co. 1 e 2)   REATI CONTRO LA PERSONA Ingiuria (Articolo 594)   REATI CONTRO IL PATRIMONIO Sottrazione di cose comuni (Art. 627) Danneggiamento semplice (Art. 635, co. 1) Appropriazione di cose smarrite, del tesoro o di cose avute per errore o caso fortuito (Art. 647)   CONTRAVVENZIONI DI POLIZIA Rifiuto di prestare la propria opera in occasione di un tumulto (Art. 652 commi 1-2) Abuso della credulità popolare (Art. 661) Rappresentazioni teatrali o cinematografiche abusive (Art. 668, co. 1, 2 e 3) Atti contrari alla pubblica decenza. Turpiloquio (Art. 726)   REATI IN MATERIA DI STUPEFACENTI Mancato rispetto dell’autorizzazione alla coltivazione di stupefacenti per uso terapeutico (art. 28, co. 2 del Dpr 309/1990)   REATI IN MATERI DI PREVIDENZA Omesso versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali (Art. 2 del Dl 463/1983)   REATI IN MATERI DI CIRCOLAZIONE STRADALE Guida senza patente (Art. 116, co. 15, del Dlgs 285/1992)   REATI IN MATERI DI RICICLAGGIO Omessa identificazione (Art. 55, com. 1, del Dlgs 231/2007) Omessa registrazione (Art. 55, co. 4, del Dlgs 231/2007)   REATI IN MATERI DI DIRITTO SOCIETARIO Impedito controllo ai revisori (Art. 29 del Dlgs 39/2010)   REATI IN MATERI DI DIRITTO FALLIMENTARE Omessa trasmissione dell’elenco dei protesti cambiari da parte del pubblico ufficiale (Art. 235 del Rd 267/1942)   REATI IN MATERI DI ASSEGNO BANCARIO Emissione di assegno da parte dell’Istituto non autorizzato o con autorizzazione revocata (Art. 117 del Rd 1736/1933)   INTERRUZIONE DELLA GRAVIDANZA Interruzione volontaria della propria gravidanza senza l’osservanza delle modalità indicate dalla legge (Art. 19, co. 2, della legge 194/1978)   REATI IN MATERI DI PUBBLICA SICUREZZA Violazione delle norme per l’impianto e l’uso di apparecchi radioelettrici privati (Art. 11 del Rd 234/1931)   REATI IN MATERI DI DIRITTO D’AUTORE Abusiva concessione in noleggio   (Art. 171-quater del legge 633/1941)   REATI IN MATERI DI GUERRA Omissione di denuncia di beni (Art. 3 del decreto legislativo luogotenenziale 506/1945)   REATI IN MATERI DI MACCHINE UTENSILI Alterazione del contrassegno di macchine (Art. 15 della L. 1329/1965)   REATI IN MATERI DI COMMERCIO Installazione o esercizio di impianti in mancanza di concessione (Art. 16 del Dl 745/1970)   REATI IN MATERI DI CONTRABBANDO – VIOLAZIONI DOGANALI Contrabbando nel movimento delle merci attraverso i confini di terra e gli spazi doganali (Art. 282 del Dpr 43/73) Contrabbando nel movimento delle merci nei laghi di confine (Art. 283 del Dpr 43/1973) Contrabbando nel movimento marittimo delle merci (Art. 284 del Dpr 43/1973) Contrabbando nel movimento delle merci per via aerea (Art. 285 del Dpr 43/1973) Contrabbando nelle zone extra-doganali (Art. 286 del Dpr 43/1973) Contrabbando per indebito uso di merci importate con agevolazioni doganali (Art. 287 del Dpr 43/1973) Contrabbando nei depositi doganali (Art. 288 del Dpr 43/1973) Contrabbando nel cabotaggio e nella circolazione (Art. 289 del Dpr 43/73) Contrabbando nell’esportazione di merci ammesse a restituzione di diritti (Art. 290 del Dpr 43/1973) Contrabbando nell’importazione od esportazione temporanea (Art. 291 del Dpr 43/1973) Altri casi di contrabbando (Art. 292 del Dpr 43/1973) Pena per il contrabbando in caso di mancato o incompleto accertamento dell’oggetto del reato (Art. 294 del Dpr 43/1973)

@AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA@DIFFAMAZIONE @DIRITO DI CRITICA@DIFFAMAZIONE A MEZZO STAMPA SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE SEZIONE III PENALE Sentenza 7 gennaio 2009, n. 25 Svolgimento del processo Nel dicembre del 1996 A. G. convenne in giudizio innanzi al tribunale di Napoli la società editrice, il direttore e l’autrice di alcuni articoli giornalistici pubblicati nel periodico “La Voce della Campania” tra il marzo del 1995 e il novembre del 1996, affermandone il carattere diffamatorio e domandando che i convenuti fossero condannati a risarcirgli i danni patrimoniali e non patrimoniali procuratigli (quantificati in lire 200.000.000) ed al pagamento di una somma ulteriore ex art. 12 della legge n. 47 del 1948. I convenuti resistettero, tra l’altro negando il carattere diffamatorio degli articoli pubblicati. Con sentenza del 31.7.2000 il tribunale condannò i convenuti al pagamento solidale di lire 30.000.000 e della somma ulteriore di lire 3.000.000 ai sensi della legge da ultimo citata. La corte d’appello di Napoli ha rigettato l’appello dei soccombenti con sentenza n. 872/2003, avverso la quale l’editrice la Cinqueprint s.r.l. in liquidazione, A. C. e R. P. ricorrono per cassazione affidandosi a tre motivi, cui resiste con controricorso A. G.. Motivi della decisione 1.1. Col primo motivo è dedotta violazione dell’art. 2697 c.c., assumendosi che erroneamente la corte d’appello ha ritenuto che la prova dei danni patiti dal diffamato fosse stata raggiunta per avere quegli “indicato con precisione il contenuto, ritenuto diffamatorio”, degli articoli. I ricorrenti negano, in particolare, che potessero costituire validi e rassicuranti parametri di riferimento della valutazione equitativa del danno non patrimoniale le menomazioni conseguite sul piano psicologico e la significativa diffusione del giornale nel luogo di residenza del danneggiato. 1.2. Col secondo motivo è denunciata violazione dell’art. 21 Cost.. Si sostiene che gli articoli costituivano legittima espressione dell’esercizio del diritto di critica e di cronaca, sussistendo l’interesse pubblico alla conoscenza dei fatti narrati in relazione alla posizione del G., che in passato aveva diretto un importante periodico regionale e che ancora svolgeva attività di promozione di convegni pubblici, sicché la portata esimente dell’esercizio del diritto di critica doveva essere valutata con maggiore elasticità. Si assume, inoltre, che la sentenza impugnata aveva incomprensibilmente escluso che gli articoli dovessero considerarsi espressione di una trattazione in chiave satirica solo perché pubblicati su un giornale non umoristico e se ne critica l’apprezzamento della non continenza espressiva, essendo lecito l’uso di parole aspre e pungenti ove queste siano razionalmente correlate ai fatti riportati ed ai giudizi espressi e congrui in relazione al livello della contrapposizione polemica raggiunta. Col terzo motivo si prospetta la violazione dell’art. 1227 c.c. per avere la corte escluso, ai fini della determinazione del danno, che l’omessa richiesta di rettifica da parte del G. potesse assumere rilievo alcuno. I ricorrenti affermano che, avvalendosi della rettifica, il danneggiato avrebbe potuto quantomeno attenuare le conseguenze lesive dell’illecito e che la corte d’appello aveva erroneamente ritenuto che “l’esercizio del diritto di critica era chiaramente inutile se non dannoso”. 2. È logicamente preliminare l’esame del secondo motivo, che è fondato nei sensi di cui appresso. Questa corte ha recentemente affermato che, in tema di azione di risarcimento dei danni da diffamazione col mezzo della stampa, quando la narrazione di determinati fatti sia esposta insieme alle opinioni dell’autore dello scritto, in modo da costituire nel contempo esercizio di cronaca e di critica, la valutazione della continenza non può essere condotta sulla base di criteri solo formali, dovendo invece lasciare spazio alla interpretazione soggettiva dei fatti esposti. Infatti, la critica mira non già ad informare, ma a fornire giudizi e valutazioni personali, e, se è vero che, come ogni diritto, anche quello in questione non può essere esercitato se non entro limiti oggettivi fissati dalla logica concettuale e dall’ordinamento positivo, da ciò non può inferirsi che la critica sia sempre vietata quando sia idonea ad offendere la reputazione individuale, richiedendosi, invece, un bilanciamento dell’interesse individuale alla reputazione con quello alla libera manifestazione del pensiero, costituzionalmente garantita. Siffatto bilanciamento è ravvisabile nella pertinenza della critica di cui si tratta all’interesse pubblico, cioè all’interesse dell’opinione pubblica alla conoscenza non del fatto oggetto di critica, che è presupposto dalla stessa, e, quindi, fuori di essa, ma di quella interpretazione del fatto (così Cass., n. 17172/07). L’apprezzamento dell’interesse dell’opinione pubblica alla conoscenza dei fatti pubblicati nell’esercizio della libertà di stampa costituisce dunque il presupposto di ogni ulteriore valutazione del giudice adito per il risarcimento dei danni da parte di chi si affermi diffamato, giacché non è altrimenti possibile il bilanciamento cui s’è fatto cenno. E quell’apprezzamento necessariamente presuppone a sua volta l’analisi del contenuto degli articoli che si assumono diffamatori, non potendo altrimenti ravvisarsi l’assenza di copertura costituzionale, di cui all’art. 21 Cost., in ordine all’attività del giornalista. Ebbene, la sentenza impugnata non ha riguardo al contenuto di nessuno degli articoli costituenti la pur affermata “campagna denigratoria”, che restano totalmente ignoti pur dopo la lettura dell’intera motivazione e di cui si acquisisce parziale contezza solo dal ricorso e dal controricorso. Si coglie, così, tra l’altro: - che il primo articolo (marzo 1995) recava nell’occhiello l’affermazione “c’è ancora l’ombra di Pomicino sul teatro di Napoli”; - che il secondo (ottobre 1995) aveva riguardo al G., descritto come “direttore del cuore di ‘O Ministro” … “che oggi campeggia sul Mattino con articoli sulla realtà melmosa della sinistra” concludendo: “e poi ci domandiamo chi ha ucciso la voglia di politica? Anzi se lo chiede, sempre da Chiatamone street, il neopolitologo A. G., che per risolvere l’amletico quesito scomoda grossi calibri come Panebianco, Colletti e Galli della Loggia. Chissà che la sinistra buonista - sospira l’ex direttore del cuore di ‘O Ministro - non possa liberarsi dell’attuale realtà melmosa. Eppure la risposta è semplice, G.: gli Italiani non amano più la politica semplicemente perché in politica non c’è più Pomicino. O no?”; che nel terzo (gennaio 1996), sotto il titolo “Arieccoli”, si leggeva: “Eh sì, da quando, tre anni fa, ha chiuso i battenti Itinerario, l’indimenticabile pastone politico-giornalistico pasciuto da P. C. P., l’informazione al sud è diventata davvero un problema. Se n’è accorta una pattuglia di reduci (come? da dove? da Itinerario, no?), che ha appena fondato all’uopo una nuova associazione che promette scintille. In prima fila (c’è bisogno di dirlo?) siede A. G., direttore prediletto di ‘o Ministro”; e cosi via. Appare da tanto evidente che il contenuto degli articoli è ispirato da un’inequivoca connotazione di sarcastica contrapposizione politica, e che si risolve in una critica, nella quale l’uso di un linguaggio particolarmente pungente ed incisivo trova più ampi spazi di legittimità (Cass., n. 20140/05), sicché l’affermazione del loro carattere diffamatorio indipendentemente dalla specifica considerazione del loro contenuto e del conseguente bilanciamento di interessi di cui s’è detto deve ritenersi compiuta in violazione del principio costituzionale richiamato. La sentenza va conseguentemente cassata con rinvio alla stessa corte d’appello di Napoli in diversa composizione, che deciderà in applicazione degli enunciati principi di diritto e regolerà anche le spese del giudizio di cassazione. 3. Il primo ed il terzo motivo restano assorbiti. P.Q.M. La Corte di Cassazione accoglie il secondo motivo di ricorso e dichiara assorbiti gli altri, cassa e rinvia, anche per le spese, alla corte d’appello di Napoli in diversa composizione.

@AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA@DIFFAMAZIONE @DIRITO DI CRITICA@DIFFAMAZIONE A MEZZO STAMPA
SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE
SEZIONE III PENALE
Sentenza 7 gennaio 2009, n. 25
Svolgimento del processo
Nel dicembre del 1996 A. G. convenne in giudizio innanzi al tribunale di Napoli la società editrice, il direttore e l’autrice di alcuni articoli giornalistici pubblicati nel periodico “La Voce della Campania” tra il marzo del 1995 e il novembre del 1996, affermandone il carattere diffamatorio e domandando che i convenuti fossero condannati a risarcirgli i danni patrimoniali e non patrimoniali procuratigli (quantificati in lire 200.000.000) ed al pagamento di una somma ulteriore ex art. 12 della legge n. 47 del 1948.
I convenuti resistettero, tra l’altro negando il carattere diffamatorio degli articoli pubblicati.
Con sentenza del 31.7.2000 il tribunale condannò i convenuti al pagamento solidale di lire 30.000.000 e della somma ulteriore di lire 3.000.000 ai sensi della legge da ultimo citata.
La corte d’appello di Napoli ha rigettato l’appello dei soccombenti con sentenza n. 872/2003, avverso la quale l’editrice la Cinqueprint s.r.l. in liquidazione, A. C. e R. P. ricorrono per cassazione affidandosi a tre motivi, cui resiste con controricorso A. G..
Motivi della decisione
1.1. Col primo motivo è dedotta violazione dell’art. 2697 c.c., assumendosi che erroneamente la corte d’appello ha ritenuto che la prova dei danni patiti dal diffamato fosse stata raggiunta per avere quegli “indicato con precisione il contenuto, ritenuto diffamatorio”, degli articoli.
I ricorrenti negano, in particolare, che potessero costituire validi e rassicuranti parametri di riferimento della valutazione equitativa del danno non patrimoniale le menomazioni conseguite sul piano psicologico e la significativa diffusione del giornale nel luogo di residenza del danneggiato.
1.2. Col secondo motivo è denunciata violazione dell’art. 21 Cost.. Si sostiene che gli articoli costituivano legittima espressione dell’esercizio del diritto di critica e di cronaca, sussistendo l’interesse pubblico alla conoscenza dei fatti narrati in relazione alla posizione del G., che in passato aveva diretto un importante periodico regionale e che ancora svolgeva attività di promozione di convegni pubblici, sicché la portata esimente dell’esercizio del diritto di critica doveva essere valutata con maggiore elasticità.
Si assume, inoltre, che la sentenza impugnata aveva incomprensibilmente escluso che gli articoli dovessero considerarsi espressione di una trattazione in chiave satirica solo perché pubblicati su un giornale non umoristico e se ne critica l’apprezzamento della non continenza espressiva, essendo lecito l’uso di parole aspre e pungenti ove queste siano razionalmente correlate ai fatti riportati ed ai giudizi espressi e congrui in relazione al livello della contrapposizione polemica raggiunta.
Col terzo motivo si prospetta la violazione dell’art. 1227 c.c. per avere la corte escluso, ai fini della determinazione del danno, che l’omessa richiesta di rettifica da parte del G. potesse assumere rilievo alcuno. I ricorrenti affermano che, avvalendosi della rettifica, il danneggiato avrebbe potuto quantomeno attenuare le conseguenze lesive dell’illecito e che la corte d’appello aveva erroneamente ritenuto che “l’esercizio del diritto di critica era chiaramente inutile se non dannoso”.
2. È logicamente preliminare l’esame del secondo motivo, che è fondato nei sensi di cui appresso.
Questa corte ha recentemente affermato che, in tema di azione di risarcimento dei danni da diffamazione col mezzo della stampa, quando la narrazione di determinati fatti sia esposta insieme alle opinioni dell’autore dello scritto, in modo da costituire nel contempo esercizio di cronaca e di critica, la valutazione della continenza non può essere condotta sulla base di criteri solo formali, dovendo invece lasciare spazio alla interpretazione soggettiva dei fatti esposti.
Infatti, la critica mira non già ad informare, ma a fornire giudizi e valutazioni personali, e, se è vero che, come ogni diritto, anche quello in questione non può essere esercitato se non entro limiti oggettivi fissati dalla logica concettuale e dall’ordinamento positivo, da ciò non può inferirsi che la critica sia sempre vietata quando sia idonea ad offendere la reputazione individuale, richiedendosi, invece, un bilanciamento dell’interesse individuale alla reputazione con quello alla libera manifestazione del pensiero, costituzionalmente garantita.
Siffatto bilanciamento è ravvisabile nella pertinenza della critica di cui si tratta all’interesse pubblico, cioè all’interesse dell’opinione pubblica alla conoscenza non del fatto oggetto di critica, che è presupposto dalla stessa, e, quindi, fuori di essa, ma di quella interpretazione del fatto (così Cass., n. 17172/07).
L’apprezzamento dell’interesse dell’opinione pubblica alla conoscenza dei fatti pubblicati nell’esercizio della libertà di stampa costituisce dunque il presupposto di ogni ulteriore valutazione del giudice adito per il risarcimento dei danni da parte di chi si affermi diffamato, giacché non è altrimenti possibile il bilanciamento cui s’è fatto cenno. E quell’apprezzamento necessariamente presuppone a sua volta l’analisi del contenuto degli articoli che si assumono diffamatori, non potendo altrimenti ravvisarsi l’assenza di copertura costituzionale, di cui all’art. 21 Cost., in ordine all’attività del giornalista.
Ebbene, la sentenza impugnata non ha riguardo al contenuto di nessuno degli articoli costituenti la pur affermata “campagna denigratoria”, che restano totalmente ignoti pur dopo la lettura dell’intera motivazione e di cui si acquisisce parziale contezza solo dal ricorso e dal controricorso.
Si coglie, così, tra l’altro:
– che il primo articolo (marzo 1995) recava nell’occhiello l’affermazione “c’è ancora l’ombra di Pomicino sul teatro di Napoli”;
– che il secondo (ottobre 1995) aveva riguardo al G., descritto come “direttore del cuore di ‘O Ministro” … “che oggi campeggia sul Mattino con articoli sulla realtà melmosa della sinistra” concludendo: “e poi ci domandiamo chi ha ucciso la voglia di politica? Anzi se lo chiede, sempre da Chiatamone street, il neopolitologo A. G., che per risolvere l’amletico quesito scomoda grossi calibri come Panebianco, Colletti e Galli della Loggia. Chissà che la sinistra buonista – sospira l’ex direttore del cuore di ‘O Ministro – non possa liberarsi dell’attuale realtà melmosa. Eppure la risposta è semplice, G.: gli Italiani non amano più la politica semplicemente perché in politica non c’è più Pomicino. O no?”;
che nel terzo (gennaio 1996), sotto il titolo “Arieccoli”, si leggeva: “Eh sì, da quando, tre anni fa, ha chiuso i battenti Itinerario, l’indimenticabile pastone politico-giornalistico pasciuto da P. C. P., l’informazione al sud è diventata davvero un problema. Se n’è accorta una pattuglia di reduci (come? da dove? da Itinerario, no?), che ha appena fondato all’uopo una nuova associazione che promette scintille. In prima fila (c’è bisogno di dirlo?) siede A. G., direttore prediletto di ‘o Ministro”; e cosi via.
Appare da tanto evidente che il contenuto degli articoli è ispirato da un’inequivoca connotazione di sarcastica contrapposizione politica, e che si risolve in una critica, nella quale l’uso di un linguaggio particolarmente pungente ed incisivo trova più ampi spazi di legittimità (Cass., n. 20140/05), sicché l’affermazione del loro carattere diffamatorio indipendentemente dalla specifica considerazione del loro contenuto e del conseguente bilanciamento di interessi di cui s’è detto deve ritenersi compiuta in violazione del principio costituzionale richiamato.
La sentenza va conseguentemente cassata con rinvio alla stessa corte d’appello di Napoli in diversa composizione, che deciderà in applicazione degli enunciati principi di diritto e regolerà anche le spese del giudizio di cassazione.
3. Il primo ed il terzo motivo restano assorbiti.
P.Q.M.
La Corte di Cassazione
accoglie il secondo motivo di ricorso e dichiara assorbiti gli altri, cassa e rinvia, anche per le spese, alla corte d’appello di Napoli in diversa composizione.

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Avvocato Sergio Armaroli

Avvocato Cassazionista Sergio Armaroli

L'avvocato Sergio Armaroli ha fondato lo studio legale Armaroli a Bologna nel 1997.

Da allora ha assistito centinaia di clienti in ambito civile e penale, in tutti i gradi di giudizio, sempre con l'attenzione e l'impegno che lo contraddistinguono, conseguendo numerosi successi e soddisfazioni.

L'avvocato Armaroli riceve tutti i giorni nel suo studio dalle ore 9:00 alle ore 19:00 in via Solferino 30.

Dicono di me i clienti

Salve a tutti, mi sono trovato di recente a dover affrontare diverse problematiche relative al mondo del lavoro. Fortunatamente ho incontrato l’ Avv. Sergio Armaroli il quale ha saputo guidarmi nelle varie situazioni con grande calma e professionalità. La pratica è stata risolta in poco tempo e con soddisfazione di tutti. From Avvocato Penalista Bologna, […]- Utente Google
Cordialità e ottima accoglienza…Esprimo la mia totale soddisfazione nel servizio reso con professionalità,   esaudiente conoscenza del diritto e della legge in tutte le sue interpretazioni. Velata la sincerità e la schiettezza nelle probabili risoluzioni dei problemi di avversità penale . Determinazione e concretezza sono cornice della sua impeccabile figura  .Ringrazio l’avvocato Sergio Armaroli e consiglio vivamente […]- Federico : ringrazio l’avvocato Sergio Armaroli
Inconditi ne placute de viata am cunoscut av. SERGIO ARMAROLI o persoana minunata cu un caracter forte si determinat, pregatit profesional la un inalt nivel. Cu profesionalitatea sa m-a ajutat sa trec cu bine de probleme financiare cu banci in italia,de aceea il recomand la toate persoanele de origine romina care au probleme judiciare de […]- Utente Google
In un momento della mia vita mi sono trovata in difficoltà ma per fortuna ho conosciuto l’avvocato SERGIO ARMAROLI, il quale ha risolto i miei problemi dimostrando grande capacità e preparazione e grande senso di umanità e gentilezza. per questo raccomando a tutti i quali abbiano problemi di rivolgersi con fiducia all’avvocato SERGIO ARMAROLI Grazie […]- Elena
Buongiorno avv., Mi sono rivolta a Lei xke’ ho alcune cose da sistemare in merito alla mia separazione. Dal colloquio ke abbiamo avuto posso dire di essere stata molto soddisfatta grazie alla sua competenza e disponibilita’ nel venire a capo alle grosse problematiche ke questa situazione crea. From Avvocato Penalista Bologna, post Sabrina Post Footer […]- Sabrina

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