DIFFAMAZIONE REATO COSA FARE:AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA Ai fini della configurabilità del delitto in esame, la finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso è integrata solo quando la condotta posta in essere si manifesta come consapevole esteriorizzazione, immediatamente percepibile, di un sentimento connotato dalla volontà di escludere condizioni di parità per ragioni fondate sulla appartenenza della vittima ad una etnia, razza, nazionalità o religione. Invero, la “propaganda di idee” di cui all’art. 3, comma primo, lett. a), prima parte, legge 13 ottobre 1975 n. 654 deve consistere nella divulgazione di opinioni finalizzata ad influenzare il comportamento o la psicologia di un vasto pubblico ed a raccogliere adesioni; l’”odio razziale o etnico”, poi, è integrato non da qualsiasi sentimento di generica antipatia, insofferenza o rifiuto riconducibile a motivazioni attinenti alla razza, alla nazionalità o alla religione, ma solo da un sentimento idoneo a determinare il concreto pericolo di comportamenti discriminatori. Peraltro, la “discriminazione per motivi razziali” è quella fondata sulla qualità personale del soggetto, non – invece – sui suoi comportamenti. In ragione di ciò, è del tutto evidente che nel caso in esame non possa configurarsi la suddetta previsione incriminatrice, giacché le affermazioni del T. non sono riconducibili nel concetto di “odio razziale o etnico”, né comunque possono considerarsi potenzialmente discriminatori nei confronti di una determinata categoria di soggetti appartenenti ad una determinata razza, nazionalità o religione.

DIFFAMAZIONE REATO COSA FARE:AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA

Ai fini della configurabilità del delitto in esame, la finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso è integrata solo quando la condotta posta in essere si manifesta come consapevole esteriorizzazione, immediatamente percepibile, di un sentimento connotato dalla volontà di escludere condizioni di parità per ragioni fondate sulla appartenenza della vittima ad una etnia, razza, nazionalità o religione.
Invero, la “propaganda di idee” di cui all’art. 3, comma primo, lett. a), prima parte, legge 13 ottobre 1975 n. 654 deve consistere nella divulgazione di opinioni finalizzata ad influenzare il comportamento o la psicologia di un vasto pubblico ed a raccogliere adesioni; l’”odio razziale o etnico”, poi, è integrato non da qualsiasi sentimento di generica antipatia, insofferenza o rifiuto riconducibile a motivazioni attinenti alla razza, alla nazionalità o alla religione, ma solo da un sentimento idoneo a determinare il concreto pericolo di comportamenti discriminatori. Peraltro, la “discriminazione per motivi razziali” è quella fondata sulla qualità personale del soggetto, non – invece – sui suoi comportamenti.
In ragione di ciò, è del tutto evidente che nel caso in esame non possa configurarsi la suddetta previsione incriminatrice, giacché le affermazioni del T. non sono riconducibili nel concetto di “odio razziale o etnico”, né comunque possono considerarsi potenzialmente discriminatori nei confronti di una determinata categoria di soggetti appartenenti ad una determinata razza, nazionalità o religione.

 

 ìavvocato cassazionista bella

 

Suprema Corte di Cassazione

sezione V penale

sentenza 9 giugno 2016, n. 24065

Ritenuto in fatto 

  1. Con decreto del 20 luglio 2015, il Giudice per le indagini preliminari di Verona, decidendo sull’opposizione proposta da G.C., M.B., L.M. e G.R., ha disposto l’archiviazione del procedimento penale a carico di O.T., indagato per il reato di diffamazione.
    2. Hanno proposto ricorso per cassazione i difensori (muniti di procura speciale) dei suddetti soggetti opponenti.
    I ricorrenti hanno denunziato violazione di legge, articolando le loro doglianze in due motivi.
    3. Nella requisitoria scritta il Procuratore Generale della Cassazione ha chiesto il rigetto del ricorso.

Considerato in diritto 

Il ricorso è infondato.
1. Così come emerge dagli atti, i ricorrenti hanno proposto querela in danno di O.T. nella loro qualità di soggetti “nati” e che vivono nella regione Veneto e si sono doluti del tenore dell’intervento del suddetto T. durante la trasmissione radiofonica “La Zanzara”, andata in onda su “Radio 24” in data 2 febbraio 2015.
Il T. aveva affermato che i veneti sono “un popolo di ubriaconi ed alcolizzati”, proseguendo con frasi del tenore seguente: “Poveretti, non è colpa loro se nascono in Veneto” – “I veneti sono un popolo di ubriaconi, alcolizzati atavici, i nonni, i padri, le madri” – “Poveretti i veneti, non è colpa loro se uno nasce in quel posto, è un destino. Basta sentire l’accento veneto: è da ubriachi, da alcolizzati, da ombretta, da vino”.
2. II Pubblico Ministero ha chiesto l’archiviazione, osservando che non vi sono sufficienti elementi per sostenere l’accusa in giudizio «posto che lo stereotipo del “veneti ubriaconi” utilizzato provocatoriamente dall’indagato, come la maggior parte dei luoghi comuni, non può ragionevolmente integrare il reato di diffamazione anche perché rivolto ad un numero indeterminato ed indeterminabile di persone e non può essere ravvisato nel caso in cui vengano pronunciate o scritte frasi offensive nei confronti di una o più persone appartenenti ad una categoria anche limitata (e quindi a fortiori nella fattispecie) se le persone cui le frasi si riferiscono non sono individuabili… Nessun pregio infine ha il riferimento alla c.d. Legge Mancino posto che tale fattispecie non può certo riferirsi ai fatti enunciati in querela. La manifestazione di pensiero utilizzata dal T. va quindi confinata nell’ignoranza tipica dei luoghi comuni e non merita di assurgere a rilevanza penale».
3. Il Giudice per le indagini preliminari, decidendo sulla richiesta sopra richiamata del Pubblico Ministero e sulla opposizione dei querelanti, ha ritenuto quest’ultima inammissibile “per non rivestire gli opponenti la qualifica di persone offese dal reato”. In sostanza, il Giudice, richiamando i principi giurisprudenziali in materia di tutela della reputazione degli “enti superindividuali”, ha ritenuto che gli opponenti non fossero legittimati alla opposizione perché non destinatari delle espressioni offensive.
Nel merito, poi, ha dichiarato condivisibili le argomentazioni contenute nella richiesta del Pubblico Ministero.
4. I ricorrenti hanno contestato la decisione sostenendo che, “in episodi come questo, la legittimazione spetta a chiunque si senta offeso da una simile condotta”; hanno quindi richiamato una sentenza di questa Corte e due di giudici di merito, che riguardano “comunità addirittura più vaste di quella degli appartenenti ad una Regione, ovvero popoli Rom, Sinti ecc. “.
Hanno altresì sostenuto di essere legittimati “a fare opposizione all’archiviazione, in quanto raggiunti da un’offesa, per la posizione che rivestono, quale l’essere abitanti, residenti e appartenenti alla Comunità, alla Regione e al Popolo Veneto”.
Con l’altro motivo i ricorrenti si dolgono della mancata qualificazione del fatto come delitto ex art. 3 lettera a) legge 13 ottobre 1975 n. 654.
5. Al fine di ritenere infondata la prima doglianza proposta dai ricorrenti basta richiamare la condivisibile giurisprudenza di questa Corte in materia.
Invero, è pacifico che, in tema di diffamazione, non solo una persona fisica ma anche una entità giuridica o di fatto, una fondazione, un’associazione o altro sodalizio, possa rivestire la qualifica di persona offesa dal reato, essendo concettualmente identificabile un onore o un decoro collettivo, quale bene morale di tutti gli associati o membri, considerati come unitaria entità, capace di percepire l’offesa. (Sez. 5, n. 12744 del 07/10/1998, Faraon ed altro, Rv. 213415). È difatti concettualmente ammissibile l’esistenza di un onore sociale, collettivo, quale bene morale di tutti i soci, associati, componenti, membri come un tutto unico, capace di percepire l’offesa.
Tuttavia è pure incontroverso che la legittimazione competa anche ai singoli componenti solo se le offese si riverberino direttamente su di essi, offendendo la loro personale dignità (Sez. 5, n. 2886 del 24/01/1992, Bozzoli, Rv. 189901).
Infatti, il reato di diffamazione è costituito dall’offesa alla reputazione di una persona determinata e non può essere, quindi, ravvisato nel caso in cui vengano pronunciate o scritte frasi offensive nei confronti di una o più persone appartenenti ad una categoria anche limitata se le persone cui le frasi si riferiscono non sono individuabili (Sez. 5, n. 51096 del 19/09/2014, Monaco, Rv. 261422).
L’interpretazione giurisprudenziale sul punto è rigorosa, richiedendo che l’individuazione del soggetto passivo del reato di diffamazione a mezzo stampa, in mancanza di indicazione specifica e nominativa ovvero di riferimenti inequivoci a fatti e circostanze di notoria conoscenza, attribuibili ad un determinato soggetto, deve essere deducibile, in termini di affidabile certezza, dalla stessa prospettazione oggettiva dell’offesa, quale si desume anche dal contesto in cui è inserita (Sez. 5, sentenza n. 2135 del 07/12/1999 Rv. 215476; massime precedenti conformi: n. 6507 del 1978 Rv. 139108; n. 8120 del 1992 Rv. 191312, n. 10307 del 1993 Rv. 195555, n. 18249 del 2008 Rv. 239831).
Come si è visto, nel caso di specie il T., nel definire i “veneti …ubriaconi alcolizzati”, ha fatto affermazioni del tutto generiche, indubbiamente caratterizzate da preconcetti e luoghi comuni (con riferimento alle asserite caratteristiche di abitanti in una determinata zona del territorio nazionale) ma prive di specifica connessione con l’operato e la figura di soggetti determinati o determinabili.
Quindi, si può conclusivamente affermare il seguente principio di diritto:
“Non integra il reato di diffamazione l’affermazione offensiva, caratterizzata da preconcetti e luoghi comuni, che non consenta l’individuazione specifica ovvero riferimenti inequivoci a circostanze e fatti di notoria conoscenza attribuibili ad un determinato individuo, giacché il soggetto passivo del reato deve essere individuabile, in termini di affidabile certezza, dalla stessa prospettazione oggettiva dell’offesa, quale si desume anche dal contesto in cui è inserita. Tale criterio non è surrogabile con intuizioni o con soggettive congetture che possano insorgere in chi, per sua scienza diretta, può essere consapevole, di fronte alla genericità di un’accusa denigratoria, di poter essere uno dei destinatari”.
6. Manifestamente infondata è poi la doglianza relativa alla erronea qualificazione giuridica del fatto, che secondo i ricorrenti sarebbe riconducibile alla fattispecie di cui all’art. 3, lettera a), legge n. 654/1975, in materia di repressione della discriminazione razziale.
Ai fini della configurabilità del delitto in esame, la finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso è integrata solo quando la condotta posta in essere si manifesta come consapevole esteriorizzazione, immediatamente percepibile, di un sentimento connotato dalla volontà di escludere condizioni di parità per ragioni fondate sulla appartenenza della vittima ad una etnia, razza, nazionalità o religione.
Invero, la “propaganda di idee” di cui all’art. 3, comma primo, lett. a), prima parte, legge 13 ottobre 1975 n. 654 deve consistere nella divulgazione di opinioni finalizzata ad influenzare il comportamento o la psicologia di un vasto pubblico ed a raccogliere adesioni; l’”odio razziale o etnico”, poi, è integrato non da qualsiasi sentimento di generica antipatia, insofferenza o rifiuto riconducibile a motivazioni attinenti alla razza, alla nazionalità o alla religione, ma solo da un sentimento idoneo a determinare il concreto pericolo di comportamenti discriminatori. Peraltro, la “discriminazione per motivi razziali” è quella fondata sulla qualità personale del soggetto, non – invece – sui suoi comportamenti.
In ragione di ciò, è del tutto evidente che nel caso in esame non possa configurarsi la suddetta previsione incriminatrice, giacché le affermazioni del T. non sono riconducibili nel concetto di “odio razziale o etnico”, né comunque possono considerarsi potenzialmente discriminatori nei confronti di una determinata categoria di soggetti appartenenti ad una determinata razza, nazionalità o religione.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti ciascuno al pagamento delle spese processuali

Reati contro la persona AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA

“Chiunque, Con Violenza O Minaccia, Costringe Altri A Fare, Tollerare Od Omettere Qualche Cosa È Punito Con La Reclusione Fino A Quattro Anni”. In Particolare, Nel Secondo Comma Del Predetto Articolo, Il Legislatore Afferma Che : “ La Pena È Aumentata Se Concorrono Le Condizioni Prevedute Dall’articolo 339”.
Si Tratta Di Un Reato Comune, Di Danno A Carattere Commissivo Ed A Forma Vincolata Dove Il Tentativo Risulta Essere Configurabile Ed Ammissibile. Inoltre, Il Delitto Di Violenza Privata Ha Natura Di Reato Istantaneo Che Si Consuma Nel Momento In Cui L’altrui Volontà Sia Rimasta Di Fatto Costretta A Fare, Tollerare Od Omettere Qualcosa, Senza Che Sia Necessario Il Protrarsi Nel Tempo Dell’azione O Dell’omissione O Del Permanere Degli Effetti. ( Cassazione Penale, Sezione V, Sentenza 11 Febbraio 1988, N. 1738 )

I delitti contro la persona – la cui disciplina è posta a tutela di diritti fondamentali quali la vita, l’incolumità personale, l’onore, la libertà personale e sessuale sono disciplinati e non solo nel Titolo XII del Libro II del codice penale.

  • 575 — Omicidio.
  • 576 — Circostanze aggravanti. …
  • 577 — Altre circostanze aggravanti. …
  • 578 — Infanticidio in condizioni di abbandono materiale e morale.
  • 579 — Omicidio del consenziente.
  • 580 — Istigazione o aiuto al suicidio.

Avvocato penalista Bologna per Redazione di denunce e querele

Redazione di denunce e querele AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA

Se sei venuto a conoscenza di un fatto reato Chiunque sia venuto a conoscenza di un fatto che costituisce reato può presentare denuncia del fatto, ovvero può esporre ad un pubblico ufficiale o direttamente al Pubblico Ministero gli elementi essenziali del fatto, l’indicazione del giorno dell’acquisizione della notizia nonché le fonti di prova già note.

Reati informatici

Reati informatici AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA

1) Reati (di “recente” introduzione nel nostro codice penale) ipotizzati dal Legislatore commessi con internet ed incidenti sul sistema informatico della vittima;
2) reati previsti dal codice penale fin dalla sua originaria formulazione del 1930 che per la loro natura possono anche essere commessi mediante il computer e la rete (ingiuria, diffamazione etc.).
I reati della prima categoria sono commessi “su e con internet”.

I reati informatici, sono quei reati compiuti per mezzo o nei confronti di un sistema informatico, cioè un personal computer, Si pensi ad esempio agli enormi archivi documentali che, fino a non troppi anni fa, creavano grossi problemi di gestione nonché, soprattutto, di indicizzazione.

Il vantaggio della creazione di database informatici centralizzati ha permesso di risolvere gran parte di questi problemi, velocizzando ed ottimizzando tutte le operazioni di ricerca ed estrazione dati.

 ovvero di un sistema telematico, cioè una rete di computer. Il computer, infatti, può essere il bersaglio di un reato, ed in questo caso l’obiettivo di colui che commette l’illecito si ravvisa nel sottrarre… Il reato di frode informatica si caratterizza rispetto alla truffa per la specificazione delle condotte fraudolente da tenere (di cui “la prima consiste nell’alterazione, in qualsiasi modo, del “funzionamento di un sistema informatica o telematica”: in tale fattispecie vanno fatte rientrare tutte le ipotesi in cui viene alterato, in qualsiasi modo, il regolare svolgimento di un sistema informatico o telematico”, la seconda è costituita dall’intervento “senza diritto con qualsiasi modalità su dati, informazioni o programmi contenuti in un sistema informatico o telematico”: si tratta di un reato a forma libera che, finalizzato pur sempre all’ottenimento di un ingiusto profitto con altrui danno, si concretizza in una illecita condotta intrusiva ma non alterativa del sistema informatico o telematico” Cass. 24.2.2011 n. 9891, Cass. 22.3.2013 n. 13475) e per il fatto che una simile attività fraudolenta investe non un determinato soggetto passivo, di cui difetta l’induzione in errore, bensì il sistema informatico attraverso la sua manipolazione. Nel caso in esame la corte territoriale ha correttamente escluso il ricorrere della seconda condotta prevista dall’art. 640 ter c.p., non essendovi stato alcun intervento intrusivo senza diritto, dato che chi inserì le operazioni (soggetto per di più da individuarsi non negli odierni imputati, ma nel cassiere G., che operò di sua iniziativa in assenza di suggerimenti esterni) era abilitato all’utilizzo del sistema e del DEBCRE.

Reati ambientali D.P.R. 380/2001

‘AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA  Reati ambientali D.P.R. 380/2001

) La Legge 22 maggio 2015 n.68 [1] recante Disposizioni in materia di delitti contro l’ambiente(G.U. Serie Generale n.122 del 28-5-2015), la quale, oltre ad aver modificato in maniera significativa il D.Lgs.152/2006 (ad esempio integrandovi un’intera sezione dedicata alla Disciplina sanzionatoria), ha introdotto all’interno del codice penale [2] un lungo elenco di reati ambientali (collocati nel nuovo Titolo VI-bis intitolato “Dei delitti contro l’ambiente”), una buona parte dei quali è configurato dalla Legge stessa come reato-presupposto atto a far scattare la responsabilità amministrativa dell’impresa, con  conseguente modificazione e integrazione dell’articolo 25-undecies del decreto legislativo 8 giugno 2001 n.231.

N.B. E’ da notarsi che questa legge è già entrata in vigore (in data 29 maggio 2015) e che non prevede un regime transitorio; dunque la commissione dei reati contemplati all’interno di tale provvedimento è già possibile ed è già tale da far scattare – nel caso dei reati-presupposto del 231 – un giudizio per la responsabilità amministrativa dell’impresa.

ATTIVITA' PENALE PICCOLA

LEGGE 22 maggio 2015, n. 68

Disposizioni in materia di delitti contro l’ambiente. 

(GU n. 122 del 28-5-2015)

Vigente al: 29-5-2015

La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato;

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Promulga

la seguente legge:

Art. 1

  1. Dopo il titolo VI del libro secondo del codice penale e’ inserito il seguente:

«Titolo VI-bis – Dei delitti contro l’ambiente.

Art. 452-bis. (Inquinamento ambientale). – E’ punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa da euro 10.000 a euro 100.000 chiunque abusivamente cagiona una compromissione o un deterioramento significativi e misurabili:

1) delle acque o dell’aria, o di porzioni estese o significative del suolo o del sottosuolo;

2) di un ecosistema, della biodiversita’, anche agraria, della flora o della fauna.

Quando l’inquinamento e’ prodotto in un’area naturale protetta o sottoposta a vincolo paesaggistico, ambientale, storico, artistico, architettonico o archeologico, ovvero in danno di specie animali o vegetali protette, la pena e’ aumentata.

Art. 452-ter. (Morte o lesioni come conseguenza del delitto di inquinamento ambientale). – Se da uno dei fatti di cui all’articolo 452-bis deriva, quale conseguenza non voluta dal reo, una lesione personale, ad eccezione delle ipotesi in cui la malattia ha una durata non superiore ai venti giorni, si applica la pena della reclusione da due anni e sei mesi a sette anni; se ne deriva una lesione grave, la pena della reclusione da tre a otto anni; se ne deriva una lesione gravissima, la pena della reclusione da quattro a nove anni; se ne deriva la morte, la pena della reclusione da cinque a dieci anni.

Nel caso di morte di piu’ persone, di lesioni di piu’ persone, ovvero di morte di una o piu’ persone e lesioni di una o piu’ persone, si applica la pena che dovrebbe infliggersi per l’ipotesi piu’ grave, aumentata fino al triplo, ma la pena della reclusione non puo’ superare gli anni venti.

Art. 452-quater. (Disastro ambientale). – Fuori dai casi previsti dall’articolo 434, chiunque abusivamente cagiona un disastro ambientale e’ punito con la reclusione da cinque a quindici anni.
Costituiscono disastro ambientale alternativamente:

1) l’alterazione irreversibile dell’equilibrio di un ecosistema;

2) l’alterazione dell’equilibrio di un ecosistema la cui eliminazione risulti particolarmente onerosa e conseguibile solo con provvedimenti eccezionali;

3) l’offesa alla pubblica incolumita’ in ragione della rilevanza del fatto per l’estensione della compromissione o dei suoi effetti lesivi ovvero per il numero delle persone offese o esposte a pericolo.

Quando il disastro e’ prodotto in un’area naturale protetta o sottoposta a vincolo paesaggistico, ambientale, storico, artistico, architettonico o archeologico, ovvero in danno di specie animali o vegetali protette, la pena e’ aumentata.

Art. 452-quinquies. (Delitti colposi contro l’ambiente). – Se taluno dei fatti di cui agli articoli 452-bis e 452-quater e’ commesso per colpa, le pene previste dai medesimi articoli sono diminuite da un terzo a due terzi.

Se dalla commissione dei fatti di cui al comma precedente deriva il pericolo di inquinamento ambientale o di disastro ambientale le pene sono ulteriormente diminuite di un terzo.

Art. 452-sexies. (Traffico e abbandono di materiale ad alta radioattivita’). – Salvo che il fatto costituisca piu’ grave reato, e’ punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa da euro 10.000 a euro 50.000 chiunque abusivamente cede, acquista, riceve, trasporta, importa, esporta, procura ad altri, detiene, trasferisce, abbandona o si disfa illegittimamente di materiale ad alta radioattivita’.

La pena di cui al primo comma e’ aumentata se dal fatto deriva il pericolo di compromissione o deterioramento:

1) delle acque o dell’aria, o di porzioni estese o significative del suolo o del sottosuolo;

2) di un ecosistema, della biodiversita’, anche agraria, della flora o della fauna.

Fino a poco tempo fa, i “reati ambientali” consistevano essenzialmente in contravvenzioni previste nel codice penale e punite con lievi pene pecuniarie (ad es. la contravvenzione di “distruzione o deturpamento di bellezze naturali” .

DIRITTO PENALE AMBIENTALE AVVOCATO SERGIO ARMAROLI,CORRUZZIONE, CONCUSSIONE, MALVERSAZIONE AI DANNI DELLO STATO REATI CONTRO LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE tanatologico, danno da morte del congiunto, danno da morte iure hereditatis, danno da morte immediata, danno da morte tabelle milano 2014, danno da morte iure proprio

DIRITTO PENALE AMBIENTALE AVVOCATO SERGIO ARMAROLI,CORRUZZIONE, CONCUSSIONE, MALVERSAZIONE AI DANNI DELLO STATO REATI CONTRO LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE tanatologico, danno da morte del congiunto, danno da morte iure hereditatis, danno da morte immediata, danno da morte tabelle milano 2014, danno da morte iure proprio

Sostanze stupefacenti D.P.R. 309/90 AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA 

I reati in merito a sostanze stupefacenti sono i reati del D.P.R. n. 309/1990 (c.d. T.U. Stupefacenti).

Tale legge punisce le condotte di cessione, produzione, coltivazione, trasporto e commercio di sostanze qualificate come stupefacenti da apposite tabelle ministeriali. La pena può essere graduata, tra l’altro e soprattutto, in ragione della maggiore o minore quantità di sostanza..

Reati stradali

AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA  Reati stradali

I cosiddetti “reati stradali” sono disciplinati dal codice della strada e dal codice penale. L’avvocato Sergio Armaroli offre una costante ed approfondita preparazione delle numerose problematiche, sostanziali e processuali, attraverso l’analisi delle voci più autorevoli della dottrina e, soprattutto, dalla giurisprudenza ,

tDi «polverone motivazionale» parlava A. Aimi, Dolo eventuale e colpa cosciente al banco di

prova della casistica, in www.penalecontemporaneo.it 17.6.2013, 19. Ed infatti, ebbe a riconoscere il

dolo eventuale Cass. 1.2.2011, n. 10411, Ignatiuc, in CP 2012, 1324, con nota di V. Notargiacomo, La

prova testimoniale penale prova testi penale decadenza prova testimoniale penale valutazione prova testimoniale penale processo penale prova testimoniale prova per testi penale

prova testimoniale penale
prova testi penale
decadenza prova testimoniale penale
valutazione prova testimoniale penale
processo penale prova testimoniale
prova per testi penale

A.1) Art. 589 bis c.p., “Omicidio stradale.

L’omicidio colposo commesso con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale è punito, nell’ipotesi semplice e non circostanziata, con la pena della reclusione da due a sette anni (art. 589 bis comma 1 c.p.).

La norma incriminatrice prevede numerose circostanze aggravanti a effetto speciale, foriere di un sensibile inasprimento del trattamento sanzionatorio.

L’omicidio colposo commesso ponendosi alla guida di un veicolo a motore in stato di ebbrezza alcolica, con tasso alcolemico superiore a 1,5 g/l (art. 186 comma 2 lett. c) C.d.s.), ovvero in stato di alterazione psicofisica conseguente all’assunzione di sostanze stupefacenti (art. 187 C.d.s.), è punito con la pena della reclusione da otto a dodici anni (art. 589 bis comma 2 c.p.).

CIRCONVENZIONE DI INCAPACE-REATO-ELEMENTI –AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA

Delitti contro il patrimonio

AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA  Delitti contro il patrimonio

E’ infatti probabile che chiunque nella propria vita abbia subito ad esempio un furto, una appropriazione indebita, una truffa o un danneggiamento dei propri beni. àˆ patrimonio il complesso delle attività  e delle passività  che si riferiscono ad una persona. Dal punto di vista strettamente giuridico il patrimonio viene generalmente definito come il complesso dei rapporti giuridicamente rilevanti che fanno capo ad una persona. I cultori del diritto privato spiegano che, pi๠che insieme di oggetti o cose, si tratta di insieme di rapporti, e cioè di diritti e di obblighi, ma pongono in rilievo che tali rapporti debbono riferirsi a cose o altre entità  aventi un valore economico e, quindi, debbono essere valutabili in denaro. Il criterio del valore economico e pecuniario non puಠessere accolto dai penalisti nel senso ristretto in cui lo intende la maggior parte della dottrina privatistica.

    • Articolo 624. Furto
    • Articolo 624 bis. Furto in abitazione e furto con strappo
    • Articolo 625. Circostanze aggravanti
    • Articolo 625 bis. Circostanze attenuanti
    • Articolo 626. Furti punibili a querela dell’offeso
    • Articolo 627. Sottrazione di cose comuni
    • Articolo 628. Rapina
    • Articolo 629. Estorsione
    • Articolo 630. Sequestro di persona a scopo di estorsione
    • Articolo 631. Usurpazione
    • Articolo 632. Deviazione di acque e modificazione dello stato dei luoghi
    • Articolo 633. Invasione di terreni o edifici
    • Articolo 634. Turbativa violenta del possesso di cose immobili
    • Articolo 635. Danneggiamento
    • Articolo 635 bis. Danneggiamento di informazioni, dati e programmi informatici
    • Articolo 635 ter. Danneggiamento di informazioni, dati e programmi informatici utilizzati dallo Stato o da altro ente pubblico o comunque di pubblica utilità
    • Articolo 635 quater. Danneggiamento di sistemi informatici o telematici
    • Articolo 635 quinquies. Danneggiamento di sistemi informatici o telematici di pubblica utilità
    • Articolo 636. Introduzione o abbandono di animali nel fondo altrui e pascolo abusivo
    • Articolo 637. Ingresso abusivo nel fondo altrui
    • Articolo 638. Uccisione o danneggiamento di animali altrui
    • Articolo 639. Deturpamento e imbrattamento di cose altrui
    • Articolo 639 bis. Casi di esclusione della perseguibilità a querela
  • Capo II – Dei delitti contro il patrimonio mediante frode
    • Articolo 640. Truffa
    • Articolo 640 bis. Truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche
    • Articolo 640 ter. Frode informatica
    • Articolo 640 quater. Applicabilità dell’articolo 322-ter
    • Articolo 640 quinquies. Frode informatica del soggetto che presta servizi di certificazione di firma elettronica
    • Articolo 641. Insolvenza fraudolenta
    • Articolo 642. Fraudolento danneggiamento dei beni assicurati e mutilazione fraudolenta della propria persona
    • Articolo 643. Circonvenzione di persone incapaci
    • Articolo 644. Usura
    • Articolo 644 bis. Usura impropria
    • Articolo 644 ter. Prescrizione del reato di usura
    • Articolo 645. Frode in emigrazione
    • Articolo 646. Appropriazione indebita
    • Articolo 647. Appropriazione di cose smarrite, del tesoro e di cose avute per errore o caso fortuito
    • Articolo 648. Ricettazione
    • Articolo 648 bis. Riciclaggio
    • Articolo 648 ter. Autoriciclaggio
    • Articolo 648 ter. Impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita
    • Articolo 648 quater. Confisca
  • Capo III – Disposizioni comuni ai capi precedenti
    • Articolo 649. Non punibilità e querela della persona offesa, per fatti commessi a danno di congiunti

studi legali diritto penale bologna, lo studio dell’avvocato Sergio Armaroli patrocinante in cassazione tratta diritto penale a Bologna e in tutta Italia. studi legali diritto penale bologna Assiste clienti nella difesa penale sia come imputati che parti lese, in odo particolare spiegando attentamente al cliente la miglior difesa e strategia difensiva per a soluzione del suo caso . Affidati con fiducia a un avvocato penalista esperto, chima e nanalizzeremo il tuo caso ▼Difesa nel processo penale studi legali diritto penale difesa penale Bologna in ogni stato e grado del procedimento compreso il ricorso per cassazione e ricorsi alla Corte europea diritti dell’uomo ▼Difesa nel processo penale-minorile studi legali diritto penale ▼Arresto-processo per direttissima studi legali diritto penale ▼Misure cautelari studi legali diritto penale ▼Misure alternative alla detenzione detenzione domiciliare istanze studi legali diritto penale ▼Indagini difensive studi legali diritto penale ▼Denunce-Querele –remissione di querela studi legali diritto penale ▼ OPPOSIZIONE DECRETO PENALE CONDANNA ▼RITO ABBREVIATO ▼PARERI IN MATERIA PENALE BOLOGNA E PROCESSUALE PENALE

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From Avvocato Penalista Bologna, post DIFFAMAZIONE REATO COSA FARE:AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA Ai fini della configurabilità del delitto in esame, la finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso è integrata solo quando la condotta posta in essere si manifesta come consapevole esteriorizzazione, immediatamente percepibile, di un sentimento connotato dalla volontà di escludere condizioni di parità per ragioni fondate sulla appartenenza della vittima ad una etnia, razza, nazionalità o religione. Invero, la “propaganda di idee” di cui all’art. 3, comma primo, lett. a), prima parte, legge 13 ottobre 1975 n. 654 deve consistere nella divulgazione di opinioni finalizzata ad influenzare il comportamento o la psicologia di un vasto pubblico ed a raccogliere adesioni; l’”odio razziale o etnico”, poi, è integrato non da qualsiasi sentimento di generica antipatia, insofferenza o rifiuto riconducibile a motivazioni attinenti alla razza, alla nazionalità o alla religione, ma solo da un sentimento idoneo a determinare il concreto pericolo di comportamenti discriminatori. Peraltro, la “discriminazione per motivi razziali” è quella fondata sulla qualità personale del soggetto, non – invece – sui suoi comportamenti. In ragione di ciò, è del tutto evidente che nel caso in esame non possa configurarsi la suddetta previsione incriminatrice, giacché le affermazioni del T. non sono riconducibili nel concetto di “odio razziale o etnico”, né comunque possono considerarsi potenzialmente discriminatori nei confronti di una determinata categoria di soggetti appartenenti ad una determinata razza, nazionalità o religione.

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Avvocato Sergio Armaroli

Avvocato Cassazionista Sergio Armaroli

L'avvocato Sergio Armaroli ha fondato lo studio legale Armaroli a Bologna nel 1997.

Da allora ha assistito centinaia di clienti in ambito civile e penale, in tutti i gradi di giudizio, sempre con l'attenzione e l'impegno che lo contraddistinguono, conseguendo numerosi successi e soddisfazioni.

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Cordialità e ottima accoglienza…Esprimo la mia totale soddisfazione nel servizio reso con professionalità,   esaudiente conoscenza del diritto e della legge in tutte le sue interpretazioni. Velata la sincerità e la schiettezza nelle probabili risoluzioni dei problemi di avversità penale . Determinazione e concretezza sono cornice della sua impeccabile figura  .Ringrazio l’avvocato Sergio Armaroli e consiglio vivamente […]- Federico : ringrazio l’avvocato Sergio Armaroli
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