LESIONI, REATO, AVVOCATO PENALISTA, AVVOCATO PENALISTA , LIBRO SECONDO 
DEI DELITTI IN PARTICOLARE TITOLO XII
Dei delitti contro la persona Capo I
Dei delitti contro la vita e l’incolumità individuale

LESIONI, REATO,  AVVOCATO PENALISTA, LESIONI, REATO,  AVVOCATO PENALISTA ,     LIBRO SECONDO 
DEI DELITTI IN PARTICOLARE  TITOLO XII
Dei delitti contro la persona  Capo I
Dei delitti contro la vita e l’incolumità individuale

LESIONI, REATO,  AVVOCATO PENALISTA ,

avvocato penalista Bologna 

LIBRO SECONDO  
DEI DELITTI IN PARTICOLARE

TITOLO XII
Dei delitti contro la persona

Capo I
Dei delitti contro la vita e l’incolumità individuale

Art. 575.
Omicidio.

Chiunque cagiona la morte di un uomo è punito con la reclusione non inferiore ad anni ventuno.

_______________avvocato penale bologna

Art. 576.
Circostanze aggravanti. Ergastolo. (1)

Si applica la pena dell’ergastolo (2) se il fatto preveduto dall’articolo precedente è commesso:
1. col concorso di taluna delle circostanze indicate nel n. 2 dell’articolo 61;
2. contro l’ascendente o il discendente, quando concorre taluna delle circostanze indicate nei numeri 1 e 4 dell’articolo 61 o quando è adoperato un mezzo venefico o un altro mezzo insidioso, ovvero quando vi è premeditazione;
3. dal latitante, per sottrarsi all’arresto, alla cattura o alla carcerazione ovvero per procurarsi i mezzi di sussistenza durante la latitanza;
4. dall’associato per delinquere, per sottrarsi all’arresto, alla cattura o alla carcerazione;
5. in occasione della commissione di taluno dei delitti previsti dagli articoli 572, 600-bis, 600-ter, 609-bis, 609-quater e 609-octies; (2)
5.1) dall’autore del delitto previsto dall’articolo 612-bis nei confronti della stessa persona offesa. (3)
5-bis) contro un ufficiale o agente di polizia giudiziaria, ovvero un ufficiale o agente di pubblica sicurezza, nell’atto o a causa dell’adempimento delle funzioni o del servizio. (4)
È latitante, agli effetti della legge penale, chi si trova nelle condizioni indicate nel n. 6 dell’articolo 61.

 INFOPENALE5

 

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Art. 577.
Altre circostanze aggravanti. Ergastolo.

Si applica la pena dell’ergastolo se il fatto preveduto dall’articolo 575 è commesso:
1) contro l’ascendente o il discendente;
2) col mezzo di sostanze venefiche, ovvero con un altro mezzo insidioso;
3) con premeditazione;
4) col concorso di taluna delle circostanze indicate nei numeri 1 e 4 dell’articolo 61.
La pena è della reclusione da ventiquattro a trenta anni, se il fatto è commesso contro il coniuge, il fratello o la sorella, il padre o la madre adottivi, o il figlio adottivo, o contro un affine in linea retta.

 

Art. 578.
Infanticidio in condizioni di abbandono materiale e morale.

La madre che cagiona la morte del proprio neonato immediatamente dopo il parto, o del feto durante il parto, quando il fatto è determinato da condizioni di abbandono materiale e morale connesse al parto, è punita con la reclusione da quattro a dodici anni.
A coloro che concorrono nel fatto di cui al primo comma si applica la reclusione non inferiore ad anni ventuno. Tuttavia, se essi hanno agito al solo scopo di favorire la madre, la pena può essere diminuita da un terzo a due terzi.
Non si applicano le aggravanti stabilite dall’articolo 61 del codice penale.

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Art. 579.
Omicidio del consenziente.

Chiunque cagiona la morte di un uomo, col consenso di lui, è punito con la reclusione da sei a quindici anni.
Non si applicano le aggravanti indicate nell’articolo 61.
Si applicano le disposizioni relative all’omicidio se il fatto è commesso:
1) contro una persona minore degli anni diciotto;
2) contro una persona inferma di mente, o che si trova in condizioni di deficienza psichica, per un’altra infermità o per l’abuso di sostanze alcooliche o stupefacenti;
3) contro una persona il cui consenso sia stato dal colpevole estorto con violenza, minaccia o suggestione, ovvero carpito con inganno.

 

_______________

 

Art. 580.
Istigazione o aiuto al suicidio.

Chiunque determina altrui al suicidio o rafforza l’altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l’esecuzione, è punito, se il suicidio avviene, con la reclusione da cinque a dodici anni. Se il suicidio non avviene, è punito con la reclusione da uno a cinque anni sempre che dal tentativo di suicidio derivi una lesione personale grave o gravissima.
Le pene sono aumentate se la persona istigata o eccitata o aiutata si trova in una delle condizioni indicate nei numeri 1 e 2 dell’articolo precedente. Nondimeno, se la persona suddetta è minore degli anni quattordici o comunque è priva della capacità d’intendere o di volere, si applicano le disposizioni relative all’omicidio.

 

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Art. 581.
Percosse.

Chiunque percuote taluno, se dal fatto non deriva una malattia nel corpo o nella mente, è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a euro 309.
Tale disposizione non si applica quando la legge considera la violenza come elemento costitutivo o come circostanza aggravante di un altro reato.

 

Art. 582.
Lesione personale.

Chiunque cagiona ad alcuno una lesione personale, dalla quale deriva una malattia nel corpo o nella mente, è punito con la reclusione da tre mesi a tre anni.
Se la malattia ha una durata non superiore ai venti giorni e non concorre alcuna delle circostanze aggravanti previste negli articoli 583 e 585, ad eccezione di quelle indicate nel numero 1 e nell’ultima parte dell’articolo 577, il delitto è punibile a querela della persona offesa.

_______________

Con sentenza in data 12.11.13 la Corte di Appello di Firenze pronunziava la parziale riforma della sentenza emessa dal Tribunale di Firenze in data 6.4.10 che aveva condannato B.P.P., quale responsabile del reato di lesioni colpose;- in accoglimento dell’appello proposto dal Procuratore della Repubblica di Firenze,-previa riqualificazione del reato ai sensi degli artt.582-583 comma I n.1 CP., con le già concesse attenuanti generiche, equivalenti alla contestata aggravante, la Corte determinava la pena in mesi 4 di reclusione e revocava le statuizioni civili, confermando le ulteriori disposizioni.
All’imputato era contestato di avere volontariamente inferto una spinta ad H.A., dopo che il predetto si era offerto di pulirgli il vetro dell’auto, cagionando in tal modo l’urto della parte lesa,(che si era avvicinata al veicolo condotto dall’imputato, fermo ad un semaforo),con altro veicolo che sopraggiungeva in senso opposto di marcia; la persona offesa aveva riportato fratture giudicate guaribili in un periodo superiore ai 40 giorni-
-La Corte territoriale aveva escluso la configurabilità dei presupposti per applicare l’esimente di cui all’art.52 CP.(che la difesa aveva prospettato, in quanto secondo le dichiarazioni dell’imputato, il predetto era stato insultato ed aggredito dalla persona offesa, onde era stato costretto a reagire per difendersi, ed in tale frangente la persona offesa era caduta inciampando accidentalmente su di un cordolo ivi esistente, onde era caduta urtando contro un furgone che circolava su opposta corsia).
Avverso tale sentenza proponeva ricorso per cassazione il difensore, deducendo:
1-inosservanza della legge penale, in riferimento agli artt. 521 e 597 CPP. Preliminarmente il ricorrente dava conto della originaria contestazione che riguardava gli artt.581 e 586 CP, osservando che il giudice di appello non si era limitato ad attribuire al fatto diversa qualificazione, ma aveva attribuito alla condotta illecita maggiore gravità, ritenendo sussistente l’ipotesi di lesioni volontarie aggravate, alla quale corrispondeva l’applicazione di pena più grave.
In tal senso rilevava che il giudice di secondo grado, in presenza di un “fatto diverso” da quello contestato avrebbe dovuto trasmettere gli atti al PM per le iniziative di competenza;-censurava altresì la decisione che aveva ritenuto insussistente il vizio dedotto sul punto dall’appellante.
2-contraddittorietà ed illogicità della motivazione .
A riguardo evidenziava che la Corte pur avendo escluso che il Tribunale avesse violato il principio di correlazione, era incorsa nel vizio denunciato dalla difesa, per avere applicato una pena più grave di quella sarebbe stata applicabile in relazione all’originaria imputazione(che riguardava l’art.586 CP) –
3-l’erronea qualificazione giuridica della condotta delittuosa ai sensi dell’art.582 CP. ritenendo peraltro che il giudice avrebbe dovuto dichiarare l’improcedibilità per il fatto contestato, a seguito di remissione di querela, intervenuta nella fase di appello. A sostegno dei gravame la difesa rilevava che la condotta dell’imputato doveva essere qualificata come “colposa” ai sensi dell’art.590 CP. Sul punto rilevava che il giudice aveva ritenuto inattendibile la persona offesa, e che l’unico teste che era persona estranea ai fatti(teste Cavani)aveva riferito-pur senza aver potuto udire le parole pronunciate dalla persona offesa- che il predetto aveva assunto atteggiamento provocatorio verso l’imputato, ed aveva sputato contro il B.,(circostanza confermata da altra deposizione).
Inoltre il ricorrente evidenziava che dalle dichiarazioni testimoniali era emerso che l’alterco era degenerato in un comportamento minaccioso ed aggressivo della persona offesa, richiamando al riguardo le risultanze dibattimentali(l’imputato era sceso dalla macchina per chiarire la questione, e la persona offesa aveva alzato le mani: due si erano spintonati, a vicenda ed il soggetto parte lesa era inciampato sul marciapiede, ed era stato investito dal veicolo proveniente in senso opposto).
-In base a tali elementi la difesa riteneva che la condotta ascritta all’imputato fosse tale da non rivelare gli estremi del dolo, sia pure eventuale, facendo riferimento alle lesioni quali “conseguenza non voluta” dall’imputato-negando che nella specie fosse evidente un nesso di causalità diretto tra la condotta e l’evento.
Da ultimo veniva censurata la documentazione comprovante la gravità delle lesioni, evidenziando che la Corte territoriale aveva ritenuto priva di significato la circostanza che i certificati medici recassero l’indicazione di diversi nominativi della persona offesa(alla quale era stato attribuito anche di aver fornito false generalità ai pubblici ufficiali).
A riguardo la difesa riteneva dunque inidonea tale documentazione ad attestare la gravità dei fatto ritenuto in sentenza.
4-deduceva infine l’estinzione dei reato per decorrenza dei termine di prescrizione, trattandosi di fatto risalente alla data del 5/6/2006.

1. .In primo luogo si osserva che dal provvedimento impugnato si evince la corretta analisi delle risultanze dibattimentali, dalle quali viene desunta la sussistenza degli elementi costitutivi della fattispecie di lesioni volontarie ritenuta dal giudice di appello, restando tale qualificazione della condotta enunciata in epigrafe, rispondente alla res in judicium deducta, ovvero riferibile alla condotta originariamente contestata.

 

 

 

2. Non ricorrono dunque i presupposti della violazione del principio di correlazione tra accusa e sentenza richiamato dal ricorrente ai sensi dell’art.521 CPP., atteso che tale violazione si configura 2-3-Va escluso il fondamento del motivo che deduce la natura colposa delle lesioni, che la difesa prospetta sostenendo che nella specie si sarebbe verificato l’evento lesivo quale conseguenza non voluta dall’imputato.

 

 

3. Orbene, si osserva in proposito che la difesa prospetta l’accidentalità della lesione patita dal soggetto passivo, che sarebbe inciampato in un marciapiede, e pertanto era stato investito da altro veicolo. La versione difensiva non era suffragata da valide risultanze dibattimentali, dal momento che il giudice di merito ha specificato la fonte testimoniale attendibile dalla quale si desumeva con certezza che l’imputato aveva inferto una spinta decisiva alla persona offesa ,che era andata ad urtare contro il veicolo che proveniva da altra corsia di marcia.

 

 

4. Sul punto il ricorrente formula censure dal contenuto non idoneo a smentire la certezza del dato probatorio, e pertanto al limite della ammissibilità.Tali elementi consentono dunque di ritenere correttamente escluso dal giudice di merito il verificarsi di un evento che esula dalla volontà dell’agente, inteso come evento non prevedibile dall’agente o l’intervento dei caso fortuito, dato che come stabilito da questa Corte(Sez. IV 19.3.2010-n.10823-l’accadimento fortuito per produrre il suo effetto di escludere la punibilità dell’agente-sul comportamento dei quale viene ad incidere-deve risultare totalmente svincolato sia dalla condotta del soggetto agente sia dalla sua colpa).-Si ritengono ugualmente esenti da vizi di legittimità le considerazioni svolte dalla Corte territoriale (a fl.6-7-8-) ove esclude la configurabilità dei presupposti della esimente prevista dall’art.52 CP., atteso che la condotta illecita si è estrinsecata nell’avere inferto una spinta al soggetto passivo del reato, e da quanto illustrato dal giudice di merito e rilevato dalla stessa difesa nei motivi di ricorso- l’imputato, posto al cospetto del comportamento della persona offesa palesatosi come provocatorio e minaccioso, aveva deliberatamente affrontato il predetto soggetto, scendendo dall’autovettura in cui si trovava, pur senza essere costretto da assoluta necessità ed essendo consapevole della eventuale degenerazione dei contrasto in corso.-In conclusione si deve ritenere correttamente inquadrata la condotta ascritta al ricorrente secondo l’ipotesi enunciata dall’art.582-CP .,conforme al dettato giurisprudenziale di questa Corte(avendo richiamato a fl.12 Sez.I,n.796 del 24.5.1967,che stabiliva come -ad integrare ‘l’elemento psicologico dei delitto di lesioni personali non è necessario che la volontà dell’agente sia diretta alla produzione di determinate conseguenze lesive, ma è sufficiente la volontà consapevole di far subire all’altrui persona fisica una violenza).

 

  1. Nella specie vale evidenziare che in ogni caso il comportamento assunto dall’imputato, è idoneo a rivelare alla stregua di quanto illustrato dal giudice di merito con logiche argomentazioni, l’esistenza dei dolo eventuale, che secondo i principi enunciati da questa Corte è sufficiente a ritenere sussistente il reato di lesioni volontarie(v .Cass. Sez. V del 29-9-2010,n.35075-RV248394-ove si stabilisce che integra l’elemento psicologico dei delitto di lesioni volontarie anche il dolo eventuale, ossia la mera accettazione del rischio che la manomissione fisica della persona altrui possa determinare effetti lesivi.

 

Suprema Corte di Cassazione

sezione V

sentenza 18 giugno 2015, n. 25748



Ritenuto in fatto

 

Con sentenza in data 12.11.13 la Corte di Appello di Firenze pronunziava la parziale riforma della sentenza emessa dal Tribunale di Firenze in data 6.4.10 che aveva condannato B.P.P., quale responsabile del reato di lesioni colpose;- in accoglimento dell’appello proposto dal Procuratore della Repubblica di Firenze,-previa riqualificazione del reato ai sensi degli artt.582-583 comma I n.1 CP., con le già concesse attenuanti generiche, equivalenti alla contestata aggravante, la Corte determinava la pena in mesi 4 di reclusione e revocava le statuizioni civili, confermando le ulteriori disposizioni.
All’imputato era contestato di avere volontariamente inferto una spinta ad H.A., dopo che il predetto si era offerto di pulirgli il vetro dell’auto, cagionando in tal modo l’urto della parte lesa,(che si era avvicinata al veicolo condotto dall’imputato, fermo ad un semaforo),con altro veicolo che sopraggiungeva in senso opposto di marcia; la persona offesa aveva riportato fratture giudicate guaribili in un periodo superiore ai 40 giorni-
-La Corte territoriale aveva escluso la configurabilità dei presupposti per applicare l’esimente di cui all’art.52 CP.(che la difesa aveva prospettato, in quanto secondo le dichiarazioni dell’imputato, il predetto era stato insultato ed aggredito dalla persona offesa, onde era stato costretto a reagire per difendersi, ed in tale frangente la persona offesa era caduta inciampando accidentalmente su di un cordolo ivi esistente, onde era caduta urtando contro un furgone che circolava su opposta corsia).
Avverso tale sentenza proponeva ricorso per cassazione il difensore, deducendo:
1-inosservanza della legge penale, in riferimento agli artt. 521 e 597 CPP. Preliminarmente il ricorrente dava conto della originaria contestazione che riguardava gli artt.581 e 586 CP, osservando che il giudice di appello non si era limitato ad attribuire al fatto diversa qualificazione, ma aveva attribuito alla condotta illecita maggiore gravità, ritenendo sussistente l’ipotesi di lesioni volontarie aggravate, alla quale corrispondeva l’applicazione di pena più grave.
In tal senso rilevava che il giudice di secondo grado, in presenza di un “fatto diverso” da quello contestato avrebbe dovuto trasmettere gli atti al PM per le iniziative di competenza;-censurava altresì la decisione che aveva ritenuto insussistente il vizio dedotto sul punto dall’appellante.
2-contraddittorietà ed illogicità della motivazione .
A riguardo evidenziava che la Corte pur avendo escluso che il Tribunale avesse violato il principio di correlazione, era incorsa nel vizio denunciato dalla difesa, per avere applicato una pena più grave di quella sarebbe stata applicabile in relazione all’originaria imputazione(che riguardava l’art.586 CP) –
3-l’erronea qualificazione giuridica della condotta delittuosa ai sensi dell’art.582 CP. ritenendo peraltro che il giudice avrebbe dovuto dichiarare l’improcedibilità per il fatto contestato, a seguito di remissione di querela, intervenuta nella fase di appello. A sostegno dei gravame la difesa rilevava che la condotta dell’imputato doveva essere qualificata come “colposa” ai sensi dell’art.590 CP. Sul punto rilevava che il giudice aveva ritenuto inattendibile la persona offesa, e che l’unico teste che era persona estranea ai fatti(teste Cavani)aveva riferito-pur senza aver potuto udire le parole pronunciate dalla persona offesa- che il predetto aveva assunto atteggiamento provocatorio verso l’imputato, ed aveva sputato contro il B.,(circostanza confermata da altra deposizione).
Inoltre il ricorrente evidenziava che dalle dichiarazioni testimoniali era emerso che l’alterco era degenerato in un comportamento minaccioso ed aggressivo della persona offesa, richiamando al riguardo le risultanze dibattimentali(l’imputato era sceso dalla macchina per chiarire la questione, e la persona offesa aveva alzato le mani: due si erano spintonati, a vicenda ed il soggetto parte lesa era inciampato sul marciapiede, ed era stato investito dal veicolo proveniente in senso opposto).
-In base a tali elementi la difesa riteneva che la condotta ascritta all’imputato fosse tale da non rivelare gli estremi del dolo, sia pure eventuale, facendo riferimento alle lesioni quali “conseguenza non voluta” dall’imputato-negando che nella specie fosse evidente un nesso di causalità diretto tra la condotta e l’evento.
Da ultimo veniva censurata la documentazione comprovante la gravità delle lesioni, evidenziando che la Corte territoriale aveva ritenuto priva di significato la circostanza che i certificati medici recassero l’indicazione di diversi nominativi della persona offesa(alla quale era stato attribuito anche di aver fornito false generalità ai pubblici ufficiali).
A riguardo la difesa riteneva dunque inidonea tale documentazione ad attestare la gravità dei fatto ritenuto in sentenza.
4-deduceva infine l’estinzione dei reato per decorrenza dei termine di prescrizione, trattandosi di fatto risalente alla data del 5/6/2006.

Rileva in diritto

 

Il ricorso risulta privo di fondamento.
In primo luogo si osserva che dal provvedimento impugnato si evince la corretta analisi delle risultanze dibattimentali, dalle quali viene desunta la sussistenza degli elementi costitutivi della fattispecie di lesioni volontarie ritenuta dal giudice di appello, restando tale qualificazione della condotta enunciata in epigrafe, rispondente alla res in judicium deducta, ovvero riferibile alla condotta originariamente contestata.
Non ricorrono dunque i presupposti della violazione del principio di correlazione tra accusa e sentenza richiamato dal ricorrente ai sensi dell’art.521 CPP., atteso che tale violazione si configura 2-3-Va escluso il fondamento del motivo che deduce la natura colposa delle lesioni, che la difesa prospetta sostenendo che nella specie si sarebbe verificato l’evento lesivo quale conseguenza non voluta dall’imputato.
Orbene, si osserva in proposito che la difesa prospetta l’accidentalità della lesione patita dal soggetto passivo, che sarebbe inciampato in un marciapiede, e pertanto era stato investito da altro veicolo. La versione difensiva non era suffragata da valide risultanze dibattimentali, dal momento che il giudice di merito ha specificato la fonte testimoniale attendibile dalla quale si desumeva con certezza che l’imputato aveva inferto una spinta decisiva alla persona offesa ,che era andata ad urtare contro il veicolo che proveniva da altra corsia di marcia.
Sul punto il ricorrente formula censure dal contenuto non idoneo a smentire la certezza del dato probatorio, e pertanto al limite della ammissibilità.
Tali elementi consentono dunque di ritenere correttamente escluso dal giudice di merito il verificarsi di un evento che esula dalla volontà dell’agente, inteso come evento non prevedibile dall’agente o l’intervento dei caso fortuito, dato che come stabilito da questa Corte(Sez. IV 19.3.2010-n.10823-l’accadimento fortuito per produrre il suo effetto di escludere la punibilità dell’agente-sul comportamento dei quale viene ad incidere-deve risultare totalmente svincolato sia dalla condotta del soggetto agente sia dalla sua colpa).
-Si ritengono ugualmente esenti da vizi di legittimità le considerazioni svolte dalla Corte territoriale (a fl.6-7-8-) ove esclude la configurabilità dei presupposti della esimente prevista dall’art.52 CP., atteso che la condotta illecita si è estrinsecata nell’avere inferto una spinta al soggetto passivo del reato, e da quanto illustrato dal giudice di merito e rilevato dalla stessa difesa nei motivi di ricorso- l’imputato, posto al cospetto del comportamento della persona offesa palesatosi come provocatorio e minaccioso, aveva deliberatamente affrontato il predetto soggetto, scendendo dall’autovettura in cui si trovava, pur senza essere costretto da assoluta necessità ed essendo consapevole della eventuale degenerazione dei contrasto in corso.
-In conclusione si deve ritenere correttamente inquadrata la condotta ascritta al ricorrente secondo l’ipotesi enunciata dall’art.582-CP .,conforme al dettato giurisprudenziale di questa Corte(avendo richiamato a fl.12 Sez.I,n.796 del 24.5.1967,che stabiliva come -ad integrare ‘l’elemento psicologico dei delitto di lesioni personali non è necessario che la volontà dell’agente sia diretta alla produzione di determinate conseguenze lesive, ma è sufficiente la volontà consapevole di far subire all’altrui persona fisica una violenza).
Nella specie vale evidenziare che in ogni caso il comportamento assunto dall’imputato, è idoneo a rivelare alla stregua di quanto illustrato dal giudice di merito con logiche argomentazioni, l’esistenza dei dolo eventuale, che secondo i principi enunciati da questa Corte è sufficiente a ritenere sussistente il reato di lesioni volontarie(v .Cass. Sez. V del 29-9-2010,n.35075-RV248394-ove si stabilisce che integra l’elemento psicologico dei delitto di lesioni volontarie anche il dolo eventuale, ossia la mera accettazione del rischio che la manomissione fisica della persona altrui possa determinare effetti lesivi.
Devono ritenersi peraltro ininfluenti le deduzioni difensive relative alla inadeguatezza dei certificati medici a costituire prova della gravità delle lesioni.
Sul punto la Corte territoriale ha reso ampia e dettagliata motivazione, con la quale ha illustrato le plurime fonti di prova documentale,(v.f1.10 della sentenza), rilevando che la persona offesa a seguito dell’episodio era stata ricoverata in ambiente ospedaliero, ove era stata riscontrata l’esistenza delle lesioni alla colonna vertebrale, ed era stato eseguito un intervento chirurgico.
Si era rilevato altresì che le discrasie nelle indicazioni del nominativo della persona offesa costituivano un refuso, non influente alla stregua dei numerosi certificati in atti.
Al cospetto di congrua e logica motivazione del provvedimento impugnato, devono ritenersi meramente ripetitivi e come tali privi di rilevanza i generici riferimenti fatti dal ricorrente alla difforme indicazione del nominativo dei soggetto parte lesa nella documentazione sanitaria.
Infine deve escludersi il verificarsi dell’estinzione del reato per decorrenza del termine di prescrizione, avente scadenza alla data del 6 marzo 2015.
Va dunque pronunziato il rigetto del ricorso, a cui consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.

 

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

 

Diritto penale breve vademecum

avvocato penale bologna

Tra i principali reati contro la Pubblica Amministrazione il principale è la concussione che consiste nella condotta del pubblico ufficiale o dell’incaricato di pubblico servizio che, con abuso della propria qualità o dei poteri connessi all’incarico, costringa taluno a dare o promettere denaro o altra utilità non dovuta.

La corruzione consiste invece nella retribuzione del pubblico ufficiale o nella relativa promessa al fine di ottenere un atto inerente la funzione pubblica oppure contrario ai doveri d’ufficio.

Il peculato si configura con l’appropriazione del denaro o di altra cosa mobile di cui il pubblico ufficiale abbia la disponibilità per ragioni d’ufficio o di servizio.

La consulenza dell’avvocato penalista Sergio Armaroli avvocato penalista può evitare dunque al pubblico ufficiale di incorrere in tali situazioni.

L’avvocato Sergio Armaroli ha acquisito notevole esperienza in condotte decettive connesse al mondo delle imprese.

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Il furto e l’appropriazione indebita consistono rispettivamente nell’appropriazione di una cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene nel primo caso, facendo propria una cosa di cui si già ha il possesso nel secondo caso.

IN COSA CONSISTE LA TRUFFA?

 condotta di induzione in errore attraverso artifizi e raggiri al fine di ottenere un vantaggio patrimoniale correlato al danno causato alla vittima. La truffa è aggravata se  è a danno dello Stato o di altro ente pubblico oppure se è commessa facendo nascere nella persona offesa il timore di un pericolo immaginario o l’erroneo convincimento di dover eseguire un ordine dell’autorità.

VI SONO POI:

La truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, la frode informatica e la frode assicurativa.

 

Art. 640 c.p. Truffa.

 

[1] Chiunque, con artifizi o raggiri, inducendo taluno in errore, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 51 a euro 1.032. 

[2] La pena è della reclusione da uno a cinque anni e della multa da euro 309 a euro 1.549: 

1) se il fatto è commesso a danno dello Stato o di un altro ente pubblico o col pretesto di far esonerare taluno dal servizio militare; 

2) se il fatto è commesso ingenerando nella persona offesa il timore di un pericolo immaginario o l’erroneo convincimento di dovere eseguire un ordine dell’Autorità. 

[3] Il delitto è punibile a querela della persona offesa, salvo che ricorra taluna delle circostanze previste dal capoverso precedente o un’altra circostanza aggravante.

 

 

 

 

 

avvocato penale Bolgona

L’estorsione invece è il reato commesso da chi, con violenza o minaccia, costringa uno o più soggetti a fare o a non fare qualche atto al fine di trarne un ingiusto profitto con altrui danno.

avvocato penalista Bologna

La bancarotta fraudolenta ricorre nei casi in cui l’imprenditore distrae, occulta, dissimula, distrugge o dissipa in tutto o in parte i suoi beni ovvero, allo scopo di recare pregiudizio ai creditori, espone passività inesistenti (bancarotta fraudolenta patrimoniale); oppure quando sottrae, distrugge o falsifica, in tutto o in parte, in modo tale da procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto o di recare pregiudizio ai creditori, i libri o le altre scritture contabili o li tiene in modo da non rendere possibile la ricostruzione del patrimonio o del movimento degli affari (bancarotta fraudolenta documentale), oppure ancora, a scopo di favorire taluni creditori rispetto ad altri esegue pagamenti o simula titoli di prelazione (è la bancarotta fraudolenta preferenziale).

Ricorre invece  la bancarotta semplice qualora siano imputabili all’imprenditore fallito  spese personali  eccessive rispetto alle proprie condizioni economiche, operazioni manifestamente imprudenti oppure di aver aggravato il proprio dissesto, astenendosi dal richiedere la dichiarazione del proprio fallimento.

Gli avvocati penalisti dello studio forniscono inoltre assistenza anche prima che si verifichi lo stato di insolvenza dell’azienda.

Tra i principali reati commessi dagli amministratori delle società e che possono generare una responsabilità amministrativa dell’ente ricorre la fattispecie di false comunicazioni sociali, che consiste nell’esposizione di fatti materiali non rispondenti al vero ovvero omissione di informazioni sulla situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo e tali da indurre in errore i destinatari. E’ richiesto che gli amministratori agiscano con lo scopo di ingannare soci o pubblico e al fine di conseguire per sè o per altri un ingiusto profitto..

E’ consigliato , dunque, per gli amministratori rivolgersi ad un avvocato penalista prima di porre in essere atti che possano condurre a conseguenze pregiudizievoli.

 

Reati societari

La diffamazione sanziona l’offesa dell’altrui reputazione arrecata comunicando con più persone. Si distingue tra lesione dell’onore in senso soggettivo ed oggettivo, intendendo il primo come il sentimento che ciascuno ha della propria dignità, il secondo la stima e la considerazione che gli altri hanno di noi.

La diffamazione è aggravata dall’attribuzione di un fatto determinato o dalla commissione a mezzo stampa, equiparata a qualsiasi altri mezzo di pubblicità (radio, televisione, Internet).

La consulenza di un avvocato penalista risulta dunque indispensabile per evitare i risvolti penali esaminati.

Ai sensi del Testo Unico sull’Edilizia (D.P.R. 6 giugno 2001 n. 380) costituisceabuso edilizio un’opera edilizia,  realizzata su suolo non edificabile  o su suolo edificabile ma senza approvazione ovvero un ampliamento del volume o della superficie o qualsiasi modifica alla sagoma di un edificio preesistente in assenza di completa autorizzazione amministrativa. Nel reato viene compreso anche il cambio di destinazione d’uso, privo di autorizzazione.

Ricorre invece la lottizzazione abusiva materiale allorquando sussiste una trasformazione fisica del territorio vietata o non autorizzata. ovvero attuata in assenza di un provvedimento amministrativo. La lottizzazione abusiva negoziale  (detta anche  documentale  o  cartolare) si verifica attraverso un’attività giuridica finalizzata a predisporre la trasformazione del terrritorio in contrasto con la programmazione urbanistica, attraverso il frazionamento dei terreni, la vendita dei suoli, il compimento di atti equivalenti al frazionamento ed alla vendita.

 

Il diritto penale in termini semplici

 

 

 

  1. 1.     Perché questo vademecum?
  2. 2.     Cos’è un reato?
  3. 3.     Cosa sono le pene?
  4. 4.     Chi è l’indagato?
  5. 5.     Cosa si intende per responsabilità personale?
  6. 6.     Cosa si intende per elemento soggettivo e oggettivo?
  7. 7.     Perché si parla di querela e di denuncia?
  8. 8.     Quando si configura il dolo?
  9. 9.     Quando invece la colpa?
  10. 10.  Quando si può parlare di delitto o di contravvenzione?
  11. 11.  Da cosa scaturiscono le aggravanti di un reato?
  12. 12.  Quando si può limitare la libertà di una persona?
  13. 13.  Che cosa accade se cambiano le leggi?
  14. 14.  Qual è il limite territoriale in caso di reato?
  15. 15.  Che differenza c’è tra il codice penale e il codice di procedura penale?
  16. 16.  Chi sono il pubblico ministero e il giudice per le indagini preliminari?
  17. 17.  Cos’è un avviso di garanzia?
  18. 18.  Cosa si intende invece per avviso di conclusione delle indagini preliminari?
  19. 19.  Che cos’è la prescrizione di un reato?
  20. 20.  Quando l’indagato diventa imputato?
  21. 21.  Cosa succede durante il dibattimento?
  22. 22.  Che cosa sono i riti alternativi?
  23. 23.  Cosa sono la legittima difesa e lo stato di necessità?
  24. 24.  Quali sono gli scopi di una pena?
  25. 25.  In caso di pena, cosa sono la prevenzione generale e speciale?
  26. 26.  L’ergastolo corrisponde davvero al fine pena mai?
  27. 27.  Cosa si intende per esecuzione della pena?
  28. 28.  Che cos’è la particolare tenuità del fatto?
  29. 29.  Nel caso dei minorenni, cosa accade?

 

Perché questo vademecum?

È un settore complesso, quello del diritto penale, da intendere come quella branca del diritto che definisce che cosa sono i reati e le relative pene previste. Può capitare che un cittadino venga sottoposto a un procedimento penale, ma anche coloro che non vivranno mai questa esperienza hanno modo di venire a contatto tutti i giorni con concetti derivanti dal diritto penale, fosse solo per le cronache giornalistiche che quotidianamente fanno riferimento a indagini e istituti giuridici che è bene conoscere. Per questo motivo proponiamo un elenco di domande e risposte: è fondamentale riuscire a orientarsi in un ambito così vasto e articolato. Ed è fondamentale capire quando è il momento di chiedere l’aiuto di un professionista che possa supportare una persona con problemi di natura penale.

 

Cos’è un reato?

Il reato è un comportamento umano proibito dalla legge dello Stato: appropriarsi per esempio di qualcosa che appartiene a un’altra persona è vietato e questo comportamento, nel codice penale, viene chiamato furto. Il diritto penale costituisce il corpus delle norme attraverso cui lo Stato definisce i vari tipi di reato prevedendo, nel caso siano dimostrati al termine di un processo, sanzioni, cioè le pene che puniscono quel comportamento.

 

Cosa sono le pene?

Le pene possono essere di diverso tipo e agiscono limitando o privando l’individuo della propria libertà personale (dalla detenzione in carcere o ai domiciliari o ancora il divieto di ricoprire incarichi pubblici o di esercitare determinate professioni) o del godimento in tutto o in parte del proprio patrimonio (come avviene, per esempio, con il sequestro o la confisca di beni ai mafiosi).

 

 

Chi è l’indagato?

Con il termine indagato, invece, si intende una persona sottoposta a indagini perché si ritiene che abbia commesso un reato. Questi ha il diritto inviolabile in ogni grado di giudizio alla difesa di un avvocato, che può essere di vario tipo:

Se emerge un reato a carico di una persona morta, invece non si procede e se la persona muore nel corso del procedimento penale il reato è considerato estinto. Solo i vivi possono essere indagati e processati.

 

Cosa si intende per responsabilità personale?

L’autore di un reato è sempre una persona fisica e la responsabilità penale è sempre personale. Dunque non si può perseguire un’associazione, una società o un’organizzazione, ma si deve sempre identificare un individuo ritenuto responsabile del comportamento ritenuto reato. Inoltre, perché alcuni tipi di reato si possano configurare, è necessaria una qualifica particolare: questo ovviamente non accade nel caso del ladro, ma quando si ha a che fare con situazioni più complesso, come la corruzione, l’individuo deve essere un pubblico ufficiale.

 

Cosa si intende per elemento soggettivo e oggettivo?

Ci sono poi altri elementi da tenere in considerazione:

 

Perché si parla di querela e di denuncia?

Querela e denuncia non sono sinonimi. La prima offre un diritto a chiunque si senta offeso da reati non perseguibili d’ufficio, da intendersi in questo secondo caso come quelli per cui l’azione penale è obbligatoria, deve essere avviata quando giunge notizia di un reato e prevede una denuncia. Nel caso di querela (caso tipico è quella per diffamazione presentata contro uno o più giornalisti), chi si sente offeso ha novanta giorni di tempo per esercitare il suo diritto e, differenza dei reati perseguibili d’ufficio, può essere rimessa portando all’estinzione del reato. Con la denuncia, questo non può avvenire e la denuncia può essere presentata da chiunque, non solo dalla parte offesa.

 

Quando si configura il dolo?

Il dolo rientra tra gli elementi soggettivi e si configura quando un fatto ritenuto un reato viene previsto e voluto da chi lo compie. In questo caso si parla di reato doloso. Succede, per esempio, quando si punta un’arma da fuoco con l’intenzione di uccidere una persona o si prova un incendio spargendo benzina all’interno dell’area che si vuole distruggere.

In sostanza l’autore del reato ha cognizione di ciò che sta facendo e il caso più grave è quello del dolo premeditato. Il dolo eventuale, invece, si concretizza quando l’autore di un’azione prevede che l’evento possa diventare realtà e accetta il rischio che ciò accada.

 

 

Quando invece la colpa?

Con colpa, invece, si intendono reati (detti appunto reati colposi) che sono determinati da negligenza (mancata attenzione), imperizia (mancata conoscenza di dettaglio) o imprudenza (comportamento avventato) oppure dal non rispetto di leggi, regolamenti ordini o discipline, ma in questo caso manca la volontà di arrivare a un fatto. Tipico esempio è quello dell’incidente stradale con conseguenze mortali: una disattenzione o una violazione stradale non vengono compiuti con il proposito di uccidere un ciclista, ma il fatto che il guidatore sia stato disattento o non abbia rispettato il codice della stradale ha portato alla morte di un malcapitato passante. Va aggiunto poi che al momento si parla di introdurre il reato di omicidio stradale e in proposito esiste un disegno di legge approvato dal Senato e in discussione alla Camera. Ma al momento non è ancora una legge dello Stato.

 

Quando si può parlare di delitto o di contravvenzione?

All’interno del concetto di reati, la legge prevede una differenza tra delitto e contravvenzione e la differenza sta nel tipo di pena prevista:

Il discrimine, in questo caso, è sottile ed è oggetto di un dibattito non ancora giunta a conclusione. In linea di massima, la differenza sta nella gravità dell’offesa alla comunità.

 

Da cosa scaturiscono le aggravanti di un reato?

I cosiddetti elementi sostanziali e quelli accidentali sono quelli che determinato la presenza o meno di aggravanti: l’azione di rubare è di per sé un elemento sostanziale. Invece commettere un reato in tre o più persone dà origine all’associazione a delinquere e alla conseguente aggravante, che poi ha ripercussioni sulla pena, che diventa più pesante.

 

Quando si può limitare la libertà di una persona?

Si parte dal presupposto che la libertà della persona è inviolabile. A questo principio, tuttavia, esistono delle deroghe che devono essere motivate dall’autorità giudiziaria: prima di arrivare a una pena detentiva, se prevista dal reato e sancita da una condanna in via definitiva (pronunciata dalla Corte di Cassazione o in un grado di giudizio inferiore – primo o secondo – e non appellata dalle parti), ci può essere la custodia cautelare (in carcere o ai domiciliari). Anche in questo caso il pubblico ministero ha la facoltà di richiederla e a concederla deve essere il Gip con un’apposita ordinanza. Esiste poi anche il fermo di polizia che entro 48 ore deve essere convalidato o meno dall’autorità giudiziaria. Se non avviene la persona sottoposta a fermo deve essere rilasciata.

 

Che cosa accade se cambiano le leggi?

Un comportamento ritenuto penalmente rilevante non può essere considerato tale se la norma che lo punisce è stata approvata dopo che il comportamento si è manifestato: dunque l’introduzione di una legge non può essere applicata a eventi retroattivi, cioè avvenuti prima dell’introduzione stessa. È differente invece il caso di una legge che abolisce un reato: se il reato viene ipotizzato dopo l’arrivo della legge, non può più essere perseguito perché la legge penale non lo definisce più come tale.

 

Qual è il limite territoriale in caso di reato?

Un reato non può essere perseguito al di fuori del territorio dello Stato in cui si è manifestato. Dunque la legge penale italiana può essere applicata ai cittadini italiani e ai cittadini stranieri che si trovano all’interno del confini nazionali. Esistono eccezioni, rare e di particolare gravità (come per esempio i crimini contro l’umanità, i crimini di guerra o il genocidio), che sono di competenza della Corte penale internazionale che ha sede all’Aia, nei Paesi Bassi. Se invece un reato viene commesso da un italiano all’estero, per applicare la legge italiana è necessario che ci sia un atto formale del ministero della Giustizia.

 

 

 

Che differenza c’è tra il codice penale e il codice di procedura penale?

 

La differenza si applica in questi termini:

Altre fonti del diritto sono la Costituzione italiana entrata in vigore il 1 gennaio 1948 (all’articolo 3 stabilisce per esempio il principio cardine secondo cui “tutti i cittadini […] sono eguali davanti alla legge”, ma sono molti di più gli articoli che si occupano della questione penale) e le convenzioni internazionali ratificate dall’Italia.

 

Chi sono il pubblico ministero e il giudice per le indagini preliminari?

Le due figure sono radicalmente diverse ed è necessario conoscerne le differenze:

 

Cos’è un avviso di garanzia?

Se il presunto autore di un reato non è ignoto, una persona sottoposta a indagini può vedersi notificare dal pubblico ministero un avviso di garanzia. Con questo atto, viene data notizia all’indagato che è in corso un’indagine a suo carico e per farlo si deve comunicare quali articoli del codice penale si ritengono violati, in che data e in quale luogo. L’indagato in questa sede di nominare nomina un legale di fiducia o, se ciò non accade, gliene viene assegnato uno d’ufficio in modo da poter esercitare il diritto di difesa. Va aggiunto che una persona sottoposta a indagini non deve venire informata per forza: l’obbligo del pubblico ministero a farlo subentra solo quando deve compiere atti per i quali è previsto il coinvolgimento dell’avvocato a difesa dell’indagato. Se ciò non accade nel corso dell’indagine, all’indagato può essere notificato direttamente l’avviso di conclusione delle indagini preliminari.

 

Cosa si intende invece per avviso di conclusione delle indagini preliminari?

 

È un atto che il pubblico ministero compie quando decide di esercitare l’azione penale dando diritto all’indagato di procedere con la propria difesa e di avanzare eventuali richieste. Tra queste, la presentazione entro venti giorni di una memoria difensiva, indagini condotte dalla difesa, documenti correlati e la richiesta dell’indagato di essere interrogato, unico atto a cui il pubblico ministero è tenuto a ottemperare. A valle di ciò, il pubblico ministero ha può compiere due azioni:

 

Che cos’è la prescrizione di un reato?

È il tempo massimo nel quale si può esercitare l’azione penale e trascorso il quale il reato è considerato estinto. Questo termine, dal momento in cui il reato si manifesta, non è mai inferiore ai sei anni per i delitti e ai quattro per le contravvenzioni. Inoltre, via via che la gravità del reato è più marcata, si allunga anche il tempo della prescrizione che può essere interrotta da alcuni atti (per esempio, avviso di conclusione delle indagini preliminari, richiesta di rinvio a giudizio, sentenza o decreto di condanna, ordinanza di custodia cautelare o convalida di un arresto o di un fermo). L’interruzione, tuttavia, non dilata senza limite i tempi di prescrizione, che possono solo essere aumentati da un quarto al doppio a seconda delle situazioni. I reati punibili con la pena dell’ergastolo, invece, si dicono imprescrittibili e per perseguirli l’azione penale può essere sempre esercitata.

 

Quando l’indagato diventa imputato?

L’imputazione viene formulata con la richiesta di rinvio a giudizio che, introducendo il processo, dà origine a due fasi:

 

 

Cosa succede durante il dibattimento?

Durante il dibattimento, le parti e il giudice verificano che il reato si sia davvero consumato:

 

Che cosa sono i riti alternativi?

Oltre al dibattimento, l’ordinamento italiano prevede i cosiddetti riti alternativi a cui si può ricorrere solo c’è accordo tra le parti (accusa e difesa). Sono riti che comportano vantaggi per entrambe: infatti, rinunciando al dibattimento, il processo ha uno svolgimento più rapido, è meno oneroso e prevede per l’imputato dello sconto fino a un terzo della pena, se riconosciuto colpevole (per questo si chiamano riti alternativi premiali). In questo contesto sono diversi i tipi di rito:

Nell’ordinamento poi si trova il procedimento per decreto penale, quello per il quale un giudice formula il giudizio in base alle risultanze prodotte dal pubblico ministero. In questo caso la persona a cui è stato contestato un reato non partecipa al procedimento e si vede scontare la pena della metà. Se ritiene la pena comunque eccessiva, può ricorrere entro quindici giorni per chiedere il dibattimento, all’applicazione della pena o al rito abbreviato.

 

Cosa sono la legittima difesa e lo stato di necessità?

Esistono dei casi in cui il fatto contestato esiste, ma non porta a una condanna per le cosiddette cause di non punibilità. Ne esistono di diversi tipi:

 

Quali sono gli scopi di una pena?

La pena, quando viene inflitta, può avere diversi scopi, che a volte si presentano in contemporanea a seconda della gravità del reato:

Punta a evitare che il reato possa essere ripetuto (o che ne siano commessi altri) e rappresenta anche una sorta di monito sociale a non compiere azioni che sono socialmente dannose.

 

In caso di pena, cosa sono la prevenzione generale e speciale?

Si può dire che la pena ha una funzione di prevenzione generale mentre la prevenzione speciale è affidata alla misura di sicurezza (le più note sono il carcere e la detenzione domiciliare, ma ne esistono anche altre, come per esempio il divieto di soggiorno, l’obbligo di firma, la libertà vigilata o la sorveglianza speciale). Il tutto, rispetto all’intento originario del Codice Rocco, è stato poi integrato dall’articolo 27 della Costituzione italiana: “La responsabilità penale è personale. L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Non è ammessa la pena di morte, se non nei casi previsti dalle leggi militari di guerra”.

 

 

 

L’ergastolo corrisponde davvero al fine pena mai?

L’ordinamento italiano prevede anche l’ergastolo, cioè il carcere a vita, e si infligge solo per reati particolarmente gravi. Per citarne alcuni, omicidio volontario, strage, alto tradimento, attentato contro il presidente della Repubblica o capi di Stato esteri. Tuttavia la cosiddetta legge Gozzini del 10 ottobre 1986 (dal nome del suo promotore, Mario Gozzini) prevede che in alcuni casi la pena possa estinguersi in una trentina d’anni (in questo caso si parla di ergastolo condizionale). Diverso è il caso dell’ergastolo ostativo, applicato per esempio a boss mafiosi e ai loro affiliati detenuti in regime di carcere duro (quello previsto dall’articolo 41 bis dell’ordinamento penitenziario italiano). In questo caso è negato il diritto ad accedere a benefici di legge (permessi, semilibertà o libertà condizionale) e misure alternative al carcere (per esempio la detenzione domiciliare, l’affidamento in prova al servizio sociale o la liberazione anticipata.

 

 

In caso di ingiusta detenzione, cosa succede?

All’imputato definitivamente assolto (o a favore del quale è stata pronunciata una sentenza di non luogo a procedere o è stato disposto un provvedimento di archiviazione) ha diritto a una riparazione equa se ha trascorso un periodo di ingiusta detenzione perché sottoposto a un periodo di custodia cautelare. La domanda deve essere presentata entro due anni dall’imputato stessa e la valuta la Corte d’Appello.

 

Cosa si intende per esecuzione della pena?

L’esecuzione della pena definitiva o non più impugnabile è affidata al pubblico ministero dà ordine di esecuzione, nel caso di una pena detentiva. Se invece la pena è pecuniaria, la cancelleria del giudice dell’esecuzione (colui che ha pronunciato il giudizio irrevocabile) notifica un’ingiunzione di pagamento che comprende data entro il quale versare la somma e l’importo preciso. Se ciò non avviene, gli atti vengono trasmessi al pubblico ministero per l’applicazione di una pena sostitutiva.

 

 

 

Che cos’è la particolare tenuità del fatto?

È una disciplina entrata in vigore il 2 aprile 2015 ed è contenuta nel decreto legislativo del 16 marzo 2015, il numero 28, e prevede l’istituto giuridico della non punibilità per particolare tenuità dell’offesa per reati che comportano pene pecuniarie e/o detentive non superiori ai cinque anni. La norma è applicabile quando il comportamento ritenuto reato esclude la crudeltà, i motivi abietti o futili, condotte contro gli animali, sevizie su persone diversamente abili che non possono difendersi o reati di particolare rilevanza, come quelli che provocato la morte o lesioni gravissime. A pronunciare la non punibilità per tenuità del reato deve essere sempre un giudice che deve valutare, oltre alla portata del reato, anche la non abitualità del comportamento contestato.

 

Nel caso dei minorenni, cosa accade?

Se la persona accusata di aver commesso un reato è minorenne, l’iter giudiziario è disciplinato da norme ad hoc previste da un decreto del presidente della Repubblica, il numero 488 del 22 settembre 1988. Questo per offrire le adeguate tutele a persone che non hanno raggiunto i diciotto anni, considerate in via di formazione e da reinserire nella società il prima possibile. La differenza principale tra il processo ordinario, così come descritto nelle voci precedenti, e quello minorile, affidato a organi appositi (procura e procura generale, tribunale, corte d’appello, magistrato di sorveglianza per i minorenni), sta nella non pubblicità delle udienze, che sono a porte chiuse, e nel divieto di diffondere immagini e notizie che portino all’identificazione del minore. È attenuato anche il ricorso alla custodia cautelare in carcere, limitato a reati di estrema gravità, e l’udienza preliminare può terminare con una sentenza di non luogo a procedere per irrilevanza del fatto e conseguente proscioglimento.

 

 

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1) Reati contro la persona e contro la libertà sessuale
2) Reati contro il patrimonio
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6) Reati contro l’onore e diffamazione a mezzo stampa
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  6.          Richiesta Risarcimento danni
  7.          Difesa penale imp
  8. LESIONI, REATO,  AVVOCATO PENALISTA, LESIONI, REATO,  AVVOCATO PENALISTA ,     LIBRO SECONDO 
DEI DELITTI IN PARTICOLARE  TITOLO XII
Dei delitti contro la persona  Capo I
Dei delitti contro la vita e l’incolumità individuale

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Avvocato Cassazionista Sergio Armaroli

L'avvocato Sergio Armaroli ha fondato lo studio legale Armaroli a Bologna nel 1997.

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Dicono di me i clienti

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