PROCEDIMENTO DISCIPLINARE MEDICI CASSAZIONE AVVOCATO SERGIO ARMAROLI DIFENDE IN PROCEDIMENTI DISCIPLINARI MEDICI IN TUTTA ITALIA

 

 Diapositiva1

PROCEDIMENTO DISCIPLINARE MEDICI CASSAZIONE

AVVOCATO SERGIO ARMAROLI DIFENDE IN PROCEDIMENTI DISCIPLINARI MEDICI IN TUTTA ITALIA

 AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA

. Il Consiglio dell’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri della provincia di Bari (con decisione del 24 gennaio 2008, depositata il successivo 5 giugno) irrogava al dott. E.F. la sanzione disciplinare della sospensione di un mese dall’esercizio della professione, per pubblicità scorretta. Veniva addebitata l’esposizione mediante targa, e l’inserimento nelle Pagine Gialle, di un testo, concernente la propria qualificazione professionale, diverso da quello autorizzato dall’Ordine, essendo stato pubblicizzato un testo in cui la specificazione <<estetica> seguiva a medicina e chirurgia, nonostante la specificazione fosse stata espunta in sede di autorizzazione rilasciata dall’Ordine Professionale (violazione dell’art. 53 Codice deontologico, in relazione agli artt. 1, 2 e 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 175).

 

AVVOCATO SERGIO ARMAROLI DIFENDE MEDICI IN PROCEDIEMNTI DISCIPLINARI IN TUTTA ITALIA

CORTE DI CASSAZIONE – Sentenza 09 marzo 2012, n. 3706

 GR AVVOCATO PENALISTA

Svolgimento del processo

1. Il Consiglio dell’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri della provincia di Bari (con decisione del 24 gennaio 2008, depositata il successivo 5 giugno) irrogava al dott. E.F. la sanzione disciplinare della sospensione di un mese dall’esercizio della professione, per pubblicità scorretta. Veniva addebitata l’esposizione mediante targa, e l’inserimento nelle Pagine Gialle, di un testo, concernente la propria qualificazione professionale, diverso da quello autorizzato dall’Ordine, essendo stato pubblicizzato un testo in cui la specificazione <<estetica> seguiva a medicina e chirurgia, nonostante la specificazione fosse stata espunta in sede di autorizzazione rilasciata dall’Ordine Professionale (violazione dell’art. 53 Codice deontologico, in relazione agli artt. 1, 2 e 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 175).

2. La Commissione Centrale per gli esercenti le professioni sanitarie rigettava il ricorso proposto dal medico (decisione del 9 agosto 2010).

3. Avverso la suddetta decisione il dott. F. ricorre per cassazione con sette motivi.

Resistono con controricorso l’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri della provincia di Bari e il Ministero della Salute; quest’ultimo deduce il proprio difetto di legittimazione passiva e l’incompletezza del contraddittorio per la mancata evocazione in giudizio della Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie.

Il Procuratore della Repubblica di Bari, ritualmente intimato, non svolge difese.

Motivi della decisione

1. Sono preliminari i profili attinenti al contraddittorio, eccepiti dal Ministero della salute; entrambi privi di fondamento.

E’ pacifico nella giurisprudenza di legittimità (da ultimo Cass. 27 maggio 2011, n. 11755) che la Commissione Centrale non è contraddittore nel giudizio di cassazione, trattandosi del giudice speciale la cui decisione è impugnata.

Quanto al Ministero della salute, è consolidato il principio, secondo cui <<In tema di professioni sanitarie, venute meno, ex art. 6 della legge 13 marzo 1958, n. 296, le competenze del prefetto (in materia di sanità pubblica), trasferiti alle Regioni gli uffici dei medici e dei veterinari provinciali ed affermata la competenza dello Stato relativamente agli ordini e collegi professionali, il Ministro della sanità (e non più il Prefetto o il medico provinciale) è legittimo contraddittore – insieme con il Procuratore della Repubblica e l’Ordine professionale – sia nel giudizio avente ad oggetto un ricorso contro decisione della Commissione Centrale per gli esercenti le professioni sanitarie, in materia di iscrizione all’albo o di sanzioni disciplinari, sia nella precedente fase giurisdizionale davanti a tale Commissione, a seguito d’impugnazione del provvedimento amministrativo adottato dall’ordine locale.>> (da ultimo, Cass. 27 maggio 2011, n. 11755; Cass. 20 luglio 2011, n. 15889).

2. La decisione impugnata si fonda sulle argomentazioni essenziali che seguono.

a) L’azione disciplinare non è prescritta, atteso che, rispetto a fatti verificatesi tra il 2002/2003, l’audizione preliminare si è tenuta nell’aprile 2003 e il procedimento è iniziato il 10 marzo 2004, così interrompendo il termine di prescrizione.

b) Il cambiamento dei relatori nell’ambito delle sedute istruttorie e preparatorie di quella finale non ha inciso sul principio della immodificabilità dell’organo, essendo rimasta immutata la composizione nella seduta del 24 gennaio 2008, in cui è stata assunta la decisione.

c) Né, per effetto di tali cambiamenti, sono cambiati i fatti contestati.

d) Né risulta leso il diritto di difesa, che si è esplicato in molteplici atti (elencati).

e) Nel merito, la decisione disciplinare si fonda su una coerente valutazione dei fatti.

Non risultano giustificate le difese dell’incolpato (l’essere la targa esposta all’interno della proprietà e all’esterno dello studio).

L’ordine aveva espunto il termine <<estetica>>, mancando il titolo di specializzazione e avendo il medico addotto solo un <<diploma-attestato>> conseguito presso un ospedale.

Quanto esposto e inserito non è conforme a quanto autorizzato.

Nessun pregio ha la circostanza che, in sede di rilascio dell’autorizzazione, la richiesta sia stata sovrascritta con la cancellazione del termine <<estetica>>.

Il silenzio-assenso non è previsto; l’Ordine ha potere di modifica, essendo titolare del potere di verificare la rispondenza dei titoli vantati a quelli posseduti.

3. Con il primo motivo, si deduce la violazione dell’art. 51 del d.P.R. n. 221 del 1950, sostenendo l’intervenuta prescrizione dell’azione disciplinare, per essere decorsi più di cinque anni dalla data dell’interruzione, (aprile 2003), avvenuta con la convocazione del medico dinanzi al Presidente ex art. 39 del d.P.R. n. 221 del 1950, alla data del deposito della decisione del Consiglio dell’ordine (giugno 2008), non rilevando – sulla base delle giurisprudenza di legittimità – la data (gennaio 2008) in cui la decisione era stata assunta.

3.1. Il motivo va rigettato.

La decisione impugnata è conforme a diritto perché l’azione non si è prescritta.

Dato che la decisione impugnata fa generico riferimento a due termini di interruzione [la convocazione del medico dinanzi al Presidente ex art. 39 del d.P.R. n. 221 del 1950 (aprile 2003) e l’apertura del procedimento disciplinare (marzo 2004)], è opportuno integrare la motivazione, ai sensi dell’art. 384 cod. proc. civ.

I cinque anni previsti per la prescrizione dell’azione disciplinare non sono decorsi perché la decisione dell’Ordine locale – considerando la data del deposito della stessa (5 giugno 2008), in conformità all’indirizzo seguito dalla giurisprudenza di legittimità (Cass. 20 luglio 2004. n. 13427), cui si intende dare continuità – è intervenuta tempestivamente nel nuovo termine quinquennale, decorrente dalla data della delibera del Consiglio, (10 marzo 2004), di apertura del procedimento disciplinare, il quale a sua volta aveva interrotto, con effetti istantanei, il periodo originario decorrente dal fatto (2002).

Costituisce principio pacifico, nella giurisprudenza di legittimità, quello secondo cui, in base a quanto disposto dall’art. 51 del d.P.R. 5 aprile 1950 n. 221, il procedimento disciplinare nei confronti di chi eserciti una professione sanitaria deve concludersi, a pena di prescrizione dell’azione disciplinare, nell’arco di cinque anni a decorrere dall’esercizio della azione disciplinare in sede amministrativa; promozione che interrompe, con effetto istantaneo, ai sensi dell’art. 2945, primo comma, cod. civ., il decorso del termine quinquennale di prescrizione, determinando l’inizio di un nuovo periodo di prescrizione (da ultimo Cass. 20 luglio 2004. n. 13427).

L’azione disciplinare è esercitata con la delibera del Consiglio di apertura del procedimento disciplinare; mentre, la convocazione (audizione), ai sensi dello stesso art. 39 cit., del medico dinanzi al Presidente, posta a garanzia del professionista, è ancora preliminare all’apertura del procedimento, essendo volta alla acquisizione-verifica degli elementi informativi per addivenire alla decisione di sottoporre al Consiglio la proposta di esercizio dell’azione disciplinare (sulla funzione della convocazione, nell’ambito della analisi tra convocazione e relazione del presidente nel procedimento previsto per gli odontoiatri, Cass. 27 settembre 1999, n. 10698). Né può ritenersi che la convocazione, al pari della delibera di apertura del procedimento, sia idoneo atto interruttivo, capace di determinare gli stessi effetti interruttivi ad effetto istantaneo. Questa possibilità è esclusa dalle stesse argomentazioni che, secondo un principio oramai consolidato, hanno indotto la Corte a ritenere applicabile, nel procedimento amministrativo di applicazione della sanzione nel settore delle libere professioni, la regola dell’effetto interruttivo istantaneo (artt. 2943 e 2945, primo comma, cod. civ.) e non quella dell’effetto interruttivo permanente (art. 2945, secondo comma cod. civ.). Tale conclusione è stata fondata (cfr in motivazione, Cass. 22 maggio 1995, n. 5603) sulla considerazione che la previsione di un termine di prescrizione che delimita nel tempo l’inizio dell’azione disciplinare vale ad assicurare il rispetto dell’esigenza che il tempo per l’applicazione della sanzione non sia protratto in modo indefinito. Esigenza che resterebbe frustrata se si riconoscesse capacità interruttiva alla convocazione, accanto all’atto che costituisce inizio dell’azione disciplinare.

4. Con il settimo motivo, logicamente preliminare, si deduce l’erronea applicazione della legge 5 febbraio 1992, n. 175, contenente una disciplina restrittiva della pubblicità basata sul nulla-osta dell’ordine e sull’autorizzazione comunale, essendo la stessa stata abrogata dal decreto legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, in legge 4 agosto 2006. n. 248, che ha liberalizzato la materia.

4.1. Il motivo, con il quale si invoca il principio della legge più favorevole rispetto all’illecito disciplinare, va rigettato.

Costituisce indirizzo consolidato nella giurisprudenza della Corte, condiviso dal Collegio, quello secondo cui il principio di retroattività della legge più favorevole, di cui all’art. 2 cod. pen., commi 2 e 3, non può essere applicato rispetto agli illeciti disciplinari, salva l’ipotesi di espressa previsione, atteso che le sanzioni disciplinari, sebbene applicate da un organo titolare di poteri giurisdizionali, costituiscono pur sempre sanzioni amministrative, alle quali non sono automaticamente riferibili i principi propri delle sanzioni penali, con la conseguenza che queste restano soggette, in via generale, al principio di legalità e di irretroattività, che comporta l’assoggettamento della condotta considerata alla legge del tempo del suo verificarsi. (Cass. 18 marzo 2008, n. 7274; Sez. Un. 20 ottobre 2006, n. 22510).

Peraltro, nel ricorso è impropriamente richiamata la decisione di questa Corte (Cass. 20 dicembre 2007, n. 26961), dove è solo auspicata la rimeditazione di tale principio.

5. Con il secondo motivo, si deduce violazione dell’art. 39 del d.P.R. n. 221 del 1950, nonché omessa e illogica motivazione in riferimento al mutamento, del collegio giudicante, del relatore e delle contestazioni mosse nell’ambito del procedimento amministrativo svolto dinanzi al collegio locale.

Inoltre, si censura la decisione impugnata per non aver motivato sull’eccepito difetto di nomina del giudice relatore, da parte della Commissione e non del Presidente.

5.1 Per questo ultimo profilo il motivo difetta di autosufficienza, non risultando in ricorso quando e come tale eccezione sia stata sollevata, con conseguente inammissibilità.

5.2 Il punto centrale della censura concerne l’illogica motivazione, in ordine alla, pur riconosciuta, sostituzione del relatore nel corso del procedimento irrogativo della sanzione, con conseguente violazione del principio di immutabilità, volto a impedire modifiche strumentali con compromissioni del diritto di difesa; principio operante proprio in caso di sedute che si succedono e, invece, difficilmente ipotizzabile in riferimento ad una stessa seduta (rispetto alla quale la decisione impugnata ha ritenuto la non sussistenza della violazione).

Tale profilo è inammissibile per mancanza di specificità, ai fini della valutazione dell’interesse a ricorrere. Infatti, la strumentante delle sostituzioni – peraltro pacifiche nel lungo periodo di tempo in cui si è svolto il procedimento disciplinare -, il mutamento delle contestazioni e, in definitiva, l’incidenza di tale avvicendamene sul diritto di difesa rimangono solo generiche nell’esplicazione del motivo.

6. Il terzo e quarto motivo sono strettamente collegati. Si deduce violazione di legge (degli artt. 45 e 46 del d.P.R. n. 221 del 1950 (e dell’art. 49, non propriamente conferente), unitamente a omessa motivazione; ma, sostanzialmente, sì deduce omessa pronuncia della Commissione Centrale in riferimento a diversi pretesi vizi procedurali della fase dinanzi all’Ordine locale, tra i quali quelli di difformità tra appunti e verbale dattiloscritto della decisione.

6.1. I motivi, con i quali si deduce come vizio di motivazione (art. 360 n. 5 c.p.c.) una violazione dell’art. 112 cod. proc. civ., e, quindi un error in procedendo, sono inammissibili sulla base della consolidata giurisprudenza di legittimità (Cass. 23 febbraio 2009, n. 4329, Cass. del 17 gennaio 2003, n. 604).

Comunque, sono prive di effettiva incidenza sul diritto di difesa: le generiche supposizioni in ordine alla data (successiva alla decisione) in cui sarebbero stati redatti gli appunti; le deduzioni relative alla circostanza che il relatore non avrebbe <<proposto>> ma avrebbe <<deciso>>, basate su aspetti nominalistici; il riferimento all’art. 54 del Codice Deontologico, atteso che la decisione amministrativa e quella giurisdizionale si fondano solo sulla violazione della legge n. 175 del 1992 e dell’art. 53 delle norme deontologiche.

7. I motivi quinto e sesto riguardano il merito della decisione, deducendosi vizi di motivazione e contraddittorietà: per non aver dato rilievo alla manipolazione della richiesta, effettuata dall’ordine, neanche sotto il profilo della scusabilità dell’errore per il richiedente; per non aver considerato, anche sotto il profilo della proporzionalità, che non esiste la specializzazione di medicina estetica e che la stessa è esercitabile sulla base di diplomi e attestati.

7.1. I motivi sono inammissibili per difetto di autosufficienza rispetto alla novità dei profili. Dalla decisione impugnata, infatti, non risulta che tali profili (la scusabilità dell’errore del medico rispetto al nulla osta rilasciato e la proporzionalità della sanzione inflitta) siano stati oggetto del ricorso alla Commissione Centrale e il ricorrente non dà conto della loro tempestiva deduzione.

Né rileva, il mancato rilievo nella decisione impugnata della circostanza che non esiste nell’ordinamento una specializzazione di medicina estetica, rilevando preliminarmente, come messo in evidenza dalla Commissione Centrale, la non conformità della pubblicità alla autorizzazione.

8. In conclusione, il ricorso va rigettato.

Quanto alle spese processuali, non avendo il Procuratore della Repubblica locale svolto attività difensiva, non sussistono le condizioni per la pronuncia. Rispetto alle parti che si sono difese, sussistono giusti motivi per la compensazione integrale delle spese del presente processo: in ragione del rigetto del difetto di legittimazione passiva, eccepito nonostante la giurisprudenza consolidata in senso contrario, nei confronti del Ministero della salute; nei confronti dell’Ordine della Provincia di Bari, in ragione della complessità del procedimento, per come si è svolto nella fase amministrativa, che ha oggettivamente favorito l’aspettativa di un esito diverso della causa.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso; compensa integralmente le spese processuali del giudizio di cassazione.

CODICE DI

DEONTOLOGIA

MEDICA

16 DICEMBRE 2006

 1

TITOLO I

OGGETTO E CAMPO DI  APPLICAZIONE

Art.  1

– Definizione –

 Il Codice di Deontologia Medica contiene principi e regole che il medico-chirurgo e l’odontoiatra,

iscritti agli albi professionali dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, di seguito

indicati con il termine di medico, devono osservare nell’esercizio della professione.

 Il comportamento del medico anche al di fuori dell’esercizio della professione, deve essere consono

al decoro e alla dignità della stessa, in armonia con i  principi di solidarietà, umanità e impegno

civile che la ispirano.

Il medico è tenuto a prestare la massima collaborazione e disponibilità nei rapporti con il proprio

Ordine professionale.

 Il medico è tenuto alla conoscenza delle norme del presente Codice e degli orientamenti espressi

nelle allegate linee guida, la ignoranza dei quali, non lo esime dalla responsabilità disciplinare.

Il medico deve prestare giuramento professionale.

Art. 2

– Potestà e sanzioni disciplinari –

 L’inosservanza dei precetti, degli obblighi e dei divieti fissati dal presente Codice di Deontologia

Medica e ogni azione od omissione, comunque disdicevoli al decoro o al corretto esercizio della

professione, sono punibili dalle Commissioni disciplinari con le sanzioni previste dalla legge.

Le sanzioni, nell’ambito della giurisdizione disciplinare, devono essere adeguate alla gravità degli

atti.

Il medico deve denunciare all’Ordine ogni iniziativa tendente ad imporgli comportamenti non

conformi alla deontologia professionale, da qualunque parte essa provenga.

TITOLO II

DOVERI GENERALI

DEL MEDICO

CAP.  I

Libertà, indipendenza e dignità

della professione

Art.  3

– Doveri del medico  –

 Dovere del medico è la tutela della vita, della salute fisica e psichica dell’Uomo e il sollievo dalla

sofferenza nel rispetto della libertà e della dignità della persona umana, senza distinzioni di età, di

sesso, di etnia, di religione, di nazionalità, di condizione sociale, di ideologia,in tempo di pace e in

tempo di guerra, quali che siano le condizioni istituzionali o sociali nelle quali opera.

 La salute è intesa nell’accezione più ampia del termine, come condizione cioè di benessere fisico e

psichico della persona.

 2

Art.  4

– Libertà e indipendenza della professione –

 L’esercizio della medicina è fondato sulla libertà e sull’indipendenza della professione che

costituiscono diritto inalienabile del medico.

  Il medico nell’esercizio della professione deve attenersi alle conoscenze scientifiche e ispirarsi ai

valori etici della professione, assumendo come principio il rispetto della vita, della salute fisica e

psichica, della libertà e della dignità della persona; non deve soggiacere a interessi, imposizioni e

suggestioni di qualsiasi natura.

Il medico deve operare al fine di salvaguardare l’autonomia professionale e segnalare all’Ordine

ogni iniziativa tendente a imporgli comportamenti non conformi alla deontologia professionale.

Art. 5

– Educazione alla salute e rapporti con l’ambiente –

Il medico è tenuto a considerare l’ambiente nel quale l’uomo vive e lavora quale fondamentale

determinante della salute dei cittadini.

A tal fine il medico è tenuto a promuovere una cultura civile  tesa all’utilizzo appropriato delle

risorse naturali, anche allo scopo di garantire alle future generazioni la fruizione di un ambiente

vivibile.

Il medico favorisce e partecipa alle iniziative di prevenzione, di tutela della salute nei luoghi di

lavoro e di promozione della salute individuale e collettiva.

Art. 6

– Qualità professionale e gestionale –

Il medico agisce secondo il principio di efficacia delle cure nel rispetto dell’autonomia della

persona tenendo conto dell’uso appropriato delle risorse.

Il medico è tenuto a collaborare alla eliminazione di ogni forma di discriminazione in campo

sanitario, al fine di garantire a tutti i cittadini stesse opportunità di  accesso, disponibilità,

utilizzazione e qualità delle cure.

Art.  7

– Limiti dell’attività professionale –

 In nessun caso il medico deve abusare del suo status professionale.

 Il medico che riveste cariche pubbliche non può avvalersene a scopo di vantaggio professionale.

 3

CAPO   II

Prestazioni d’urgenza

Art.  8

– Obbligo di intervento –

 Il medico, indipendentemente dalla sua abituale attività, non  può mai rifiutarsi di  prestare soccorso

o cure d’urgenza e deve tempestivamente attivarsi per assicurare  assistenza.

Art.  9

– Calamità –

 Il medico, in caso di catastrofe,  di calamità o di epidemia, deve mettersi a disposizione

dell’Autorità competente.

CAPO    III

Obblighi peculiari del medico

Art.  10

– Segreto professionale –

 Il medico deve mantenere il segreto su tutto ciò che gli è confidato o di cui venga a conoscenza

nell’esercizio della professione.

La morte del paziente non esime il medico dall’obbligo del segreto.

Il medico deve informare i suoi collaboratori dell’obbligo del segreto professionale. L’inosservanza

del segreto medico costituisce mancanza grave quando possa derivarne profitto proprio o altrui

ovvero nocumento della persona assistita o di altri.

La rivelazione è ammessa ove motivata da una giusta causa, rappresentata dall’adempimento di un

obbligo previsto dalla legge (denuncia e referto all’Autorità Giudiziaria, denunce sanitarie, notifiche

di malattie infettive, certificazioni obbligatorie) ovvero da quanto previsto dai successivi artt. 11 e

12.

Il medico non deve rendere al Giudice testimonianza su fatti e circostanze inerenti il segreto

professionale.

La cancellazione dall’albo non esime moralmente il medico dagli obblighi del presente articolo.

 4

Art. 11

– Riservatezza dei dati personali –

Il medico è tenuto al rispetto della riservatezza nel trattamento dei dati personali del paziente e

particolarmente dei dati sensibili inerenti la salute e la vita sessuale. Il medico acquisisce la titolarità

del trattamento dei dati sensibili nei casi previsti dalla legge, previo consenso del paziente o di chi

ne esercita la tutela.

Nelle pubblicazioni scientifiche di dati clinici o di osservazioni relative a singole persone, il medico

deve assicurare la non identificabilità delle stesse.

Il consenso specifico del paziente vale per ogni ulteriore trattamento dei dati medesimi, ma solo

nei limiti, nelle forme e con le deroghe stabilite dalla legge.

Il medico non può collaborare alla costituzione di banche di dati sanitari, ove non esistano garanzie

di tutela della riservatezza, della sicurezza e della vita privata della persona.

Art. 12

– Trattamento dei dati sensibili  –

Al medico, è consentito il trattamento dei dati personali idonei a rivelare lo stato di salute del

paziente  previa richiesta o autorizzazione da parte di quest’ultimo, subordinatamente ad una

preventiva informazione sulle conseguenze e sull’opportunità della rivelazione stessa.

Al medico peraltro è consentito il trattamento dei dati personali del paziente in assenza del consenso

dell’interessato solo ed esclusivamente quando sussistano le specifiche ipotesi previste dalla legge

ovvero quando vi sia la necessità di salvaguardare la vita o la salute del paziente o di terzi

nell’ipotesi in cui il paziente medesimo non sia in grado di prestare il proprio consenso  per

impossibilità fisica, per incapacità di agire e/o di intendere e di volere; in quest’ultima situazione

peraltro,  sarà necessaria l’autorizzazione dell’eventuale legale rappresentante laddove

precedentemente nominato. Tale facoltà sussiste nei modi e con le garanzie dell’art. 11 anche in

caso di diniego dell’interessato ove vi sia l’urgenza di salvaguardare la vita o la salute di terzi.

CAPO  IV

Accertamenti diagnostici e trattamenti terapeutici

Art. 13

– Prescrizione e trattamento terapeutico –

La prescrizione di un accertamento diagnostico e/o di una terapia impegna la diretta responsabilità

professionale ed etica del medico e non può che far seguito a una diagnosi circostanziata o,

quantomeno, a un fondato sospetto diagnostico.

Su tale presupposto al medico è riconosciuta autonomia nella programmazione, nella scelta e nella

applicazione di ogni presidio diagnostico e terapeutico, anche in regime di ricovero, fatta salva la

libertà del paziente di rifiutarle e di assumersi la responsabilità del rifiuto stesso.

 Le prescrizioni e i trattamenti devono essere ispirati ad aggiornate e sperimentate acquisizioni

scientifiche tenuto conto dell’uso appropriato delle risorse, sempre perseguendo il beneficio del

paziente secondo criteri di equità.

 5

 Il medico è tenuto a una adeguata conoscenza della natura e degli effetti dei farmaci, delle loro

indicazioni, controindicazioni, interazioni e delle reazioni individuali prevedibili, nonché delle

caratteristiche di impiego dei mezzi diagnostici e terapeutici e deve adeguare, nell’interesse del

paziente, le sue decisioni ai dati scientifici accreditati o alle evidenze metodologicamente fondate.

Sono vietate l’adozione e la diffusione di terapie e di presidi diagnostici non provati

scientificamente o non supportati da adeguata sperimentazione e documentazione clinico-

scientifica, nonché di terapie segrete.

In nessun caso il medico dovrà accedere a richieste del paziente in contrasto con i principi di

scienza e coscienza allo scopo di compiacerlo, sottraendolo alle sperimentate ed efficaci cure

disponibili.

La prescrizione di farmaci, sia per indicazioni non previste dalla scheda tecnica sia non ancora

autorizzati al commercio, è consentita purché la loro efficacia e tollerabilità sia scientificamente

documentata.

In tali casi, acquisito il consenso scritto del paziente debitamente informato, il medico si assume la

responsabilità della cura ed è tenuto a monitorarne gli effetti.

È obbligo del medico segnalare tempestivamente alle autorità competenti, le reazioni avverse

eventualmente comparse durante un trattamento terapeutico.

Art. 14

– Sicurezza del paziente e prevenzione del rischio clinico

Il medico opera al fine di  garantire le più idonee condizioni di sicurezza del paziente e contribuire

all’adeguamento dell’organizzazione sanitaria, alla prevenzione e gestione del rischio clinico anche

attraverso la rilevazione, segnalazione e valutazione degli errori al fine del miglioramento della

qualità delle cure.

Il medico al tal fine deve utilizzare tutti gli strumenti disponibili per comprendere le cause di un

evento avverso e mettere in atto i comportamenti necessari per evitarne la ripetizione; tali

strumenti costituiscono esclusiva  riflessione tecnico-professionale, riservata, volta alla

identificazione dei rischi, alla correzione delle procedure e alla modifica dei comportamenti.

Art. 15

– Pratiche non convenzionali –

 Il ricorso a pratiche non convenzionali non può prescindere dal rispetto del decoro e della dignità

della professione e si esprime nell’esclusivo ambito della diretta e non delegabile responsabilità

professionale del medico.

 Il ricorso a pratiche non convenzionali non deve comunque sottrarre il cittadino a trattamenti

specifici e scientificamente consolidati e richiede sempre circostanziata informazione e acquisizione

del consenso.

E’ vietato al medico di collaborare a qualsiasi titolo o di favorire l’esercizio di terzi non medici nel

settore delle cosiddette pratiche non  convenzionali.

 6

Art. 16

– Accanimento diagnostico-terapeutico –

Il medico, anche tenendo conto delle volontà del paziente laddove espresse,  deve astenersi

dall’ostinazione in trattamenti diagnostici e terapeutici da cui non si possa fondatamente attendere

un beneficio per la salute del malato e/o un miglioramento della qualità della vita.

Art. 17

– Eutanasia –

Il medico, anche su richiesta del malato, non deve effettuare né favorire trattamenti finalizzati a

provocarne la morte.

Art. 18

 – Trattamenti che incidono sulla integrità psico-fisica –

 I trattamenti che incidono sulla integrità e sulla resistenza psico-fisica del malato possono essere

attuati, previo  accertamento delle necessità terapeutiche, e solo al fine di procurare un concreto

beneficio clinico al malato o di alleviarne le sofferenze.

CAPO  V

Obblighi professionali

Art.  19

-Aggiornamento e formazione professionale permanente –

 Il medico ha l’obbligo di mantenersi aggiornato in materia tecnico-scientifica, etico-deontologica e

gestionale-organizzativa, onde garantire lo sviluppo continuo delle sue conoscenze e competenze in

ragione dell’ evoluzione dei progressi della scienza, e di confrontare la sua pratica professionale con

i mutamenti dell’organizzazione sanitaria e della domanda di salute dei cittadini.

Il medico deve altresì essere disponibile a trasmettere agli studenti e ai colleghi le proprie

conoscenze e il patrimonio culturale ed etico della professione e dell’arte medica.

 7

TITOLO  III

RAPPORTI CON IL CITTADINO

CAPO  I

Regole generali di

comportamento

Art.  20

–  Rispetto dei diritti della persona –

 Il medico deve improntare la propria attività professionale al rispetto dei diritti fondamentali della

persona.

Art. 21

– Competenza professionale –

 Il medico deve garantire impegno e competenza professionale, non assumendo obblighi che non sia

in condizione di soddisfare.

 Egli deve affrontare nell’ambito delle specifiche responsabilità e competenze ogni problematica con

il massimo scrupolo e disponibilità, dedicandovi il tempo necessario per una accurata  valutazione

dei dati oggettivi, in particolare dei dati anamnestici, avvalendosi delle procedure e degli strumenti

ritenuti essenziali e coerenti allo scopo e assicurando attenzione alla disponibilità dei presidi e delle

risorse.

Art. 22

– Autonomia e responsabilità diagnostico-terapeutica –

 Il medico al quale vengano richieste prestazioni che contrastino con la sua coscienza o con il suo

convincimento clinico, può rifiutare la propria opera, a meno che questo comportamento non sia di

grave e immediato nocumento  per la salute della persona assistita e deve fornire al cittadino ogni

utile informazione e chiarimento.

Art.  23

– Continuità delle cure –

Il medico deve garantire al cittadino la continuità delle cure.

 In caso di indisponibilità, di impedimento o del venir meno del rapporto di fiducia deve assicurare

la propria sostituzione, informandone il cittadino.

Il medico che si trovi di fronte a situazioni cliniche alle quali non sia in grado di provvedere

efficacemente, deve indicare al paziente le specifiche competenze necessarie al caso in esame.

Il medico non può abbandonare il malato ritenuto inguaribile, ma deve continuare ad assisterlo

anche al solo fine di lenirne la sofferenza fisica e psichica.

 8

Art. 24

– Certificazione –

 Il medico è tenuto a rilasciare al cittadino certificazioni relative al suo stato di salute che attestino

dati clinici direttamente constatati e/o oggettivamente documentati. Egli è tenuto alla massima

diligenza, alla più attenta e corretta registrazione dei dati e alla formulazione di giudizi obiettivi e

scientificamente corretti.

Art. 25

– Documentazione clinica –

 Il medico deve, nell’interesse esclusivo della persona assistita, mettere la documentazione clinica in

suo possesso a disposizione della stessa o dei suoi legali rappresentanti o di medici e istituzioni da

essa indicati per iscritto.

Art. 26

– Cartella clinica-

 La cartella clinica delle strutture pubbliche e private deve essere redatta chiaramente, con puntualità

e diligenza, nel rispetto delle regole della buona pratica clinica e contenere, oltre ad ogni dato

obiettivo relativo alla condizione patologica e al suo decorso, le attività diagnostico-terapeutiche

praticate.

La cartella clinica deve registrare i modi e i tempi delle informazioni nonché i termini del consenso

del paziente, o di chi ne esercita la tutela, alle proposte diagnostiche e terapeutiche; deve inoltre

registrare il consenso del paziente al trattamento dei dati sensibili, con particolare riguardo ai casi di

arruolamento in un protocollo sperimentale.

CAPO   II

Doveri del medico e diritti del cittadino

Art.  27

– Libera scelta del medico e del luogo di cura –

La libera scelta del medico e del luogo di cura da parte del cittadino costituisce il fondamento del

rapporto tra medico e paziente.

Nell’esercizio dell’attività libero professionale svolta presso le strutture pubbliche e private, la

scelta del medico costituisce diritto fondamentale del cittadino.

 È vietato qualsiasi accordo tra medici tendente a influire sul diritto del cittadino alla libera scelta.

Il medico può consigliare, a richiesta e nell’esclusivo interesse del paziente e senza dar luogo a

indebiti condizionamenti, che il cittadino si rivolga a determinati presidi, istituti o luoghi di cura da

lui ritenuti idonei per le cure necessarie.

 9

Art.  28

– Fiducia del cittadino –

 Qualora abbia avuto prova di sfiducia da parte della persona assistita o dei suoi legali

rappresentanti, se minore o incapace, il medico può rinunciare all’ulteriore trattamento, purché ne

dia tempestivo avviso; deve, comunque, prestare la sua opera sino alla sostituzione con altro

collega, cui competono le informazioni e la documentazione utili alla prosecuzione delle cure,

previo consenso scritto dell’interessato.

Art.  29

– Fornitura di farmaci –

Il medico non può fornire i farmaci necessari alla cura a titolo oneroso.

Art.  30

-Conflitto di interesse –

Il medico deve evitare ogni condizione nella quale il giudizio professionale riguardante l’interesse

primario, qual è la salute dei cittadini, possa essere indebitamente influenzato da un interesse

secondario.

Il conflitto di interesse riguarda aspetti economici e non, e si può manifestare nella ricerca

scientifica, nella formazione e nell’aggiornamento professionale, nella prescrizione terapeutica e di

esami diagnostici e nei rapporti individuali e di gruppo con industrie, enti, organizzazioni e

istituzioni, nonché con la Pubblica Amministrazione.

Il medico deve:

– essere consapevole del possibile verificarsi di un conflitto di interesse e valutarne l’importanza e

gli eventuali rischi;

– prevenire ogni situazione che possa essere evitata;

– dichiarare in maniera esplicita il tipo di rapporto che potrebbe influenzare le sue scelte

consentendo al destinatario di queste una valutazione critica consapevole.

Il medico non deve in alcun modo subordinare il proprio comportamento prescrittivi ad accordi

economici o di altra natura, per trarne indebito profitto per sé e per altri.

Art.  31

Comparaggio –

Ogni forma di comparaggio è vietata.

 

 

 

10

CAPO   III

 

Doveri di assistenza

 

Art.  32

 

– Doveri del medico nei confronti dei soggetti fragili-

Il medico deve impegnarsi a tutelare il minore, l’anziano e  il  disabile, in particolare quando ritenga

che l’ambiente, familiare o extrafamiliare, nel quale vivono, non sia sufficientemente sollecito alla

cura della loro salute, ovvero sia sede di maltrattamenti fisici o psichici,  violenze o abusi sessuali,

fatti salvi gli obblighi di segnalazione previsti dalla legge.

Il medico deve adoperarsi, in qualsiasi circostanza, perché il minore possa fruire di quanto

necessario a un armonico sviluppo psico-fisico e affinché allo stesso, all’anziano e al disabile siano

garantite qualità e dignità di vita, ponendo particolare attenzione alla tutela dei diritti degli assistiti

non autosufficienti sul piano psico-fisico o sociale, qualora vi sia incapacità manifesta di  intendere

e di volere, ancorché non legalmente dichiarata.

Il medico, in caso di opposizione dei legali rappresentanti alla necessaria cura dei minori e degli

incapaci, deve ricorrere alla competente autorità giudiziaria.

 

 

CAPO  IV

Informazione e consenso

 

Art.  33

 

– Informazione al cittadino –

Il medico deve fornire al paziente la più idonea informazione sulla diagnosi, sulla prognosi, sulle

prospettive e le eventuali alternative diagnostico-terapeutiche e sulle prevedibili conseguenze delle

scelte operate.

Il medico dovrà comunicare con il soggetto tenendo conto delle sue capacità di comprensione, al

fine di promuoverne la massima partecipazione alle scelte decisionali e l’adesione alle proposte

diagnostico-terapeutiche.

Ogni ulteriore richiesta di informazione da parte del paziente deve essere soddisfatta.

Il medico deve, altresì, soddisfare le richieste di informazione del cittadino in tema di prevenzione.

Le informazioni riguardanti prognosi gravi o infauste o tali da poter procurare preoccupazione e

sofferenza alla persona, devono essere fornite con prudenza, usando terminologie non

traumatizzanti e senza escludere elementi di speranza.

La documentata volontà della persona assistita di non essere informata o di delegare ad altro

soggetto l’informazione deve essere rispettata.

 

 

Art.  34

 

– Informazione a terzi –

L’informazione a terzi presuppone il consenso esplicitamente espresso dal paziente, fatto salvo

quanto previsto all’art. 10 e all’art. 12, allorché sia in grave pericolo la salute o la vita del soggetto

stesso  o di altri.

In caso di paziente ricoverato, il medico deve raccogliere gli eventuali nominativi delle persone

preliminarmente indicate dallo stesso a ricevere la comunicazione dei dati sensibili.

 

11

Art.  35

 

 

– Acquisizione del consenso –

Il medico non deve intraprendere attività diagnostica e/o terapeutica senza l’acquisizione del

consenso esplicito e informato del paziente.

Il consenso, espresso in forma scritta nei casi previsti dalla legge e nei casi in cui per la particolarità

delle prestazioni diagnostiche e/o terapeutiche o per le possibili conseguenze delle stesse sulla

integrità fisica si renda opportuna una manifestazione documentata della volontà della persona, è

integrativo e non sostitutivo del processo informativo di cui all’art. 33.

Il procedimento diagnostico e/o il trattamento terapeutico che possano comportare grave rischio per

l’incolumità della persona, devono essere intrapresi solo in caso di estrema necessità e previa

informazione sulle possibili conseguenze, cui deve far seguito una opportuna documentazione del

consenso.

In ogni caso, in presenza di documentato rifiuto di persona capace, il medico deve desistere dai

conseguenti atti diagnostici e/o curativi, non essendo consentito alcun trattamento medico contro la

volontà della persona.

Il medico deve intervenire, in scienza e coscienza, nei confronti del paziente incapace, nel rispetto

della dignità della persona e della qualità della vita, evitando ogni accanimento terapeutico, tenendo

conto delle precedenti volontà del paziente.

 

 

 

 

Art. 36

 

 

Assistenza d’urgenza –

Allorché sussistano condizioni di urgenza, tenendo conto delle volontà della persona se espresse, il

medico deve  attivarsi per assicurare  l’assistenza indispensabile.

 

 

 

 

Art.  37

 

– Consenso del legale rappresentante  –

Allorché si tratti di minore o di interdetto il consenso agli interventi diagnostici e terapeutici,

nonché al trattamento dei dati sensibili, deve essere espresso dal rappresentante legale.

Il medico, nel caso in cui sia stato nominato dal giudice tutelare un amministratore di sostegno deve

debitamente informarlo e tenere nel massimo conto le sue istanze.

In caso di opposizione da parte del rappresentante legale al trattamento necessario e indifferibile a

favore di minori o di incapaci, il medico è tenuto a informare l’autorità giudiziaria; se vi è pericolo

per la vita o grave rischio per la salute del minore e dell’incapace, il medico deve comunque

procedere senza ritardo e secondo necessità alle cure indispensabili.

 

 

 

 

 

12

Art. 38

 

 

– Autonomia del cittadino e direttive anticipate –

Il medico deve attenersi, nell’ambito della autonomia e indipendenza che caratterizza la

professione, alla volontà liberamente espressa della persona di curarsi e deve agire nel rispetto della

dignità, della libertà e autonomia della stessa.

Il medico, compatibilmente con l’età, con la capacità di comprensione e con la maturità del

soggetto, ha l’obbligo di dare adeguate informazioni al minore e di tenere conto della sua volontà.

In caso di divergenze insanabili rispetto alle richieste del legale rappresentante deve segnalare il

caso all’autorità giudiziaria; analogamente deve comportarsi di fronte a un maggiorenne infermo di

mente.

Il medico, se il paziente non è in grado di esprimere la propria volontà,  deve tenere conto nelle

proprie scelte di quanto precedentemente manifestato dallo stesso in modo certo e documentato.

 

 

 

 

CAPO  V

 

Assistenza ai malati inguaribili

 

 

Art.  39

 

– Assistenza al malato a prognosi infausta –

In caso di malattie a prognosi sicuramente infausta o pervenute alla fase terminale, il medico deve

improntare la sua opera ad atti e comportamenti idonei a risparmiare inutili sofferenze psichico-

fisiche e fornendo al malato i trattamenti appropriati a tutela, per quanto possibile, della qualità di

vita e della dignità della persona.

In caso di compromissione dello stato di coscienza, il medico deve proseguire nella terapia di

sostegno vitale finché ritenuta ragionevolmente utile evitando ogni forma di accanimento

terapeutico.

 

 

 

CAPO  VI

 

Trapianti di organi, tessuti e cellule

 

 

Art.  40

 

– Donazione di organi, tessuti e cellule-

È compito del medico la promozione della cultura della donazione di organi, tessuti e cellule anche

collaborando alla  idonea informazione ai cittadini.

 

 

 

 

13

Art.  41

 

 

– Prelievo di organi e tessuti –

Il prelievo di organi e tessuti da donatore cadavere a scopo di trapianto terapeutico può essere

effettuato solo nelle condizioni e nei modi previsti dalla legge.

Il prelievo non può essere effettuato per fini di lucro e presuppone l’assoluto rispetto della

normativa relativa all’accertamento della morte e alla manifestazione di volontà del cittadino.

Il trapianto di organi da vivente è una risorsa aggiuntiva e non sostitutiva del trapianto da cadavere,

non può essere effettuato per fini di lucro e può essere eseguito solo in condizioni di garanzia per

quanto attiene alla comprensione dei rischi e alla libera scelta del donatore e del ricevente.

 

 

 

 

CAPO  VII

 

Sessualità e riproduzione

 

 

Art.  42

 

– Informazione in materia di sessualità, riproduzione e contraccezione –

Il medico, nell’ambito della salvaguardia del diritto alla procreazione cosciente e responsabile, è

tenuto a fornire ai singoli e alla coppia, nel rispetto della libera determinazione della persona, ogni

corretta informazione in materia di sessualità, di riproduzione e di contraccezione.

Ogni atto medico in materia di sessualità e di riproduzione è consentito unicamente al fine di tutela

della salute.

 

 

 

Art.  43

 

 

– Interruzione volontaria di gravidanza –

L’interruzione della gravidanza, al di fuori dei casi previsti dalla legge, costituisce grave infrazione

deontologica tanto più se compiuta a scopo di lucro.

L’obiezione di coscienza del medico si esprime nell’ambito e nei limiti della legge vigente e non

lo esime dagli obblighi e dai doveri inerenti alla relazione di cura nei confronti della donna.

 

 

 

Art.  44

 

– Fecondazione assistita –

La fecondazione medicalmente assistita è un atto integralmente medico ed in ogni sua fase il

medico dovrà agire nei confronti dei soggetti coinvolti secondo scienza e coscienza. Alla coppia

vanno prospettate tutte le opportune soluzioni in base alle più recenti ed accreditate acquisizioni

scientifiche ed è dovuta la più esauriente e chiara informazione sulle possibilità di successo nei

14

confronti dell’infertilità e sui rischi eventualmente incidenti sulla salute della donna e del nascituro

e sulle adeguate e possibili misure di prevenzione.

E’ fatto divieto al medico, anche nell’interesse del bene del nascituro, di attuare:

a) forme di maternità surrogata;

b) forme di fecondazione assistita al di fuori di coppie eterosessuali stabili;

c) pratiche di fecondazione assistita in donne in menopausa non precoce;

d) forme di fecondazione assistita dopo la morte del partner.

E’ proscritta ogni pratica di fecondazione assistita ispirata a selezione etnica e a fini eugenetici; non

è consentita la produzione di embrioni ai soli fini di ricerca ed è vietato ogni sfruttamento

commerciale, pubblicitario, industriale di gameti, embrioni e tessuti embrionali o fetali.

Sono vietate pratiche di fecondazione assistita in centri non autorizzati o privi di idonei requisiti

strutturali e professionali.

Sono fatte salve le norme in materia di obiezione di coscienza.

 

 

 

 

 

Art.  45

 

-Interventi sul genoma –

Ogni eventuale intervento sul genoma deve tendere alla prevenzione e alla correzione di condizioni

patologiche.

 

 

 

 

Art. 46

 

 

– Test predittivi-

I test diretti in modo esclusivo a rilevare o predire malformazioni o malattie su base ereditaria,

devono essere espressamente richiesti, per iscritto, dalla gestante o  dalla persona interessata.

Il medico deve fornire al paziente informazioni preventive e dare la più ampia ed adeguata

illustrazione sul significato e sul valore predittivo dei test, sui rischi per la gravidanza, sulle

conseguenze delle malattie genetiche sulla salute e sulla qualità della vita, nonché sui possibili

interventi di prevenzione e di terapia.

Il medico non deve eseguire test genetici o  predittivi a fini assicurativi od occupazionali se non a

seguito di espressa e consapevole manifestazione di volontà da parte del cittadino interessato che è

l’unico destinatario dell’informazione..

E’ vietato eseguire test genetici o predittivi  in centri privi dei requisiti strutturali e professionali

previsti dalle vigenti norme nazionali e/o regionali.

 

 

 

 

 

 

 

 

15

CAP. VIII

Sperimentazione

 

Art. 47

 

– Sperimentazione scientifica –

Il progresso della medicina è fondato sulla ricerca scientifica che si avvale  anche della

sperimentazione sull’animale e sull’uomo.

 

 

Art.  48

 

 

– Ricerca biomedica  e sperimentazione sull’uomo –

La ricerca biomedica e la sperimentazione sull’uomo devono ispirarsi all’inderogabile principio

della salvaguardia dell’integrità psicofisica e della vita e della dignità della persona. Esse sono

subordinate al consenso del soggetto in esperimento, che deve essere espresso per iscritto,

liberamente e consapevolmente, previa specifica informazione sugli obiettivi, sui metodi, sui

benefici previsti, nonché sui rischi potenziali e sul diritto del soggetto stesso di ritirarsi in qualsiasi

momento dalla sperimentazione.

Nel caso di soggetti minori, interdetti e posti in amministrazioni di sostegno è ammessa solo la

sperimentazione per finalità preventive e terapeutiche.

Il consenso deve essere espresso dai legali rappresentanti, ma il medico sperimentatore è tenuto ad

informare la persona documentandone la volontà e tenendola comunque  sempre in considerazione.

Ogni tipologia di sperimentazione compresa quella clinica deve essere programmata e attuata

secondo idonei protocolli nel quadro della normativa vigente e dopo aver ricevuto il preventivo

assenso da parte di un comitato etico indipendente.

 

 

Art.  49

 

– Sperimentazione clinica –

La sperimentazione può essere inserita in trattamenti diagnostici e/o terapeutici, solo in quanto sia

razionalmente e scientificamente suscettibile di utilità diagnostica o terapeutica per i cittadini

interessati.

In ogni caso di studio clinico, il malato non potrà essere deliberatamente privato dei consolidati

mezzi diagnostici e terapeutici indispensabili al mantenimento e/o al ripristino dello stato di salute.

I predetti principi adottati in tema di sperimentazione sono applicabili anche ai  volontari sani.

 

 

Art.  50

 

– Sperimentazione sull’animale –

La sperimentazione sull’animale deve essere improntata a esigenze e a finalità di sviluppo delle

conoscenze non altrimenti conseguibili e non a finalità di lucro, deve essere condotta con metodi e

mezzi idonei a evitare inutili sofferenze e i protocolli devono avere ricevuto il preventivo assenso di

un Comitato etico indipendente.

Sono fatte salve le norme in materia di obiezione di coscienza.

 

 

16

CAPO  IX

 

Trattamento medico e libertà personale

 

Art.  51

 

– Obblighi del medico –

Il medico che assista un cittadino in condizioni limitative della libertà personale è tenuto al rispetto

rigoroso dei diritti della persona, fermi restando gli obblighi connessi con le sue specifiche funzioni.

In caso di trattamento sanitario obbligatorio il medico non deve richiedere o porre in essere misure

coattive, salvo casi di effettiva necessità, nel rispetto della dignità della persona  e nei limiti previsti

dalla legge.

 

Art.  52

 

 

– Tortura e trattamenti disumani-

Il medico non deve in alcun modo o caso collaborare, partecipare o semplicemente presenziare a

esecuzioni capitali o ad atti di tortura o a trattamenti crudeli, disumani o degradanti.

Il medico non deve praticare, per finalità diversa da quelle diagnostiche e terapeutiche, alcuna

forma di mutilazione o menomazione, né trattamenti crudeli, disumani o degradanti.

 

 

Art.  53

 

– Rifiuto consapevole di nutrirsi –

Quando una persona rifiuta volontariamente di nutrirsi, il medico ha il dovere di informarla sulle

gravi conseguenze che un digiuno protratto può comportare sulle sue condizioni di salute. Se la

persona è consapevole delle possibili conseguenze della propria decisione, il medico non deve

assumere iniziative costrittive né collaborare a manovre coattive di nutrizione artificiale nei

confronti della medesima, pur continuando ad assisterla.

 

 

CAPO  X

 

Onorari professionali nell’esercizio libero professionale

 

Art. 54

 

– Onorari  professionali –

Nell’esercizio libero professionale, fermo restando il principio dell’intesa diretta tra medico e

cittadino e nel rispetto del decoro professionale, l’onorario deve essere commisurato alla difficoltà,

alla complessità e alla qualità della prestazione, tenendo conto delle competenze e dei mezzi

impegnati.

Il medico è tenuto a far conoscere il suo onorario preventivamente al cittadino.

La corresponsione dei compensi per le prestazioni professionali non deve essere subordinata ai

risultati delle prestazioni medesime.

Il medico può, in particolari circostanze, prestare gratuitamente la sua opera  purché tale

comportamento non costituisca concorrenza sleale o illecito accaparramento di clientela.

 

17

CAPO  XI

 

Pubblicità e informazione sanitaria

 

 

Art.  55

 

– Informazione sanitaria –

Nella comunicazione in materia sanitaria è sempre necessaria la massima cautela al fine di fornire

una efficace e trasparente informazione al cittadino .

Il medico deve attenersi in materia di comunicazione ai criteri contenuti nel presente Codice in tema

di pubblicità e informazione sanitaria; l’Ordine vigila sulla corretta applicazione dei criteri stessi.

Il medico collabora con le istituzioni pubbliche al fine di una corretta informazione sanitaria ed una

corretta educazione alla salute.

 

 

 

Art. 56

 

– Pubblicità dell’informazione sanitaria –

La pubblicità dell’informazione in materia sanitaria, fornita da singoli o da strutture sanitarie

pubbliche o private, non può prescindere, nelle forme e nei contenuti, da principi di correttezza

informativa, responsabilità e decoro professionale.

La pubblicità promozionale e  comparativa è vietata.

Per consentire ai cittadini una scelta libera e consapevole tra strutture, servizi e professionisti è

indispensabile che l’informazione, con qualsiasi mezzo diffusa, non sia arbitraria e discrezionale,

ma obiettiva, veritiera, corredata da dati oggettivi e controllabili e autorizzata dall’Ordine

competente per territorio.

Il medico che partecipa, collabora od offre patrocinio o testimonianza alla informazione sanitaria

non deve mai venir meno a principi di rigore scientifico, di onestà intellettuale e di prudenza,

escludendo qualsiasi forma anche indiretta di pubblicità commerciale personale o a favore di altri.

Il medico non deve divulgare notizie su avanzamenti nella ricerca biomedica e su innovazioni in

campo sanitario, non ancora validate e accreditate dal punto di vista scientifico in particolare se tali

da alimentare infondate attese e speranze illusorie.

 

 

Art. 57

 

– Divieto di patrocinio-

Il medico singolo o componente di associazioni scientifiche o professionali non deve concedere

avallo o patrocinio a iniziative o forme di pubblicità o comunque promozionali a favore di aziende o

istituzioni relativamente a  prodotti sanitari o commerciali.

 

 

 

 

 

 

 

 

18

TITOLO   IV

 

RAPPORTI CON I COLLEGHI

 

CAPO  I

 

Rapporti di collaborazione

 

Art.  58

 

– Rispetto reciproco –

Il rapporto tra medici deve ispirarsi ai principi di corretta solidarietà, di reciproco rispetto e di

considerazione della attività professionale di ognuno.

Il contrasto di opinione non deve violare i principi di un collegiale comportamento e di un civile

dibattito.

Il medico deve assistere i colleghi senza fini di lucro salvo il diritto al ristoro delle spese.

Il medico deve essere solidale nei confronti dei colleghi risultati essere ingiustamente accusati.

 

 

Art. 59

 

 

– Rapporti con il medico curante –

Il medico che presti la propria opera in situazioni di urgenza o per ragioni di specializzazione a un

ammalato in cura presso altro collega, previo consenso dell’interessato o del suo legale

rappresentante, è tenuto a dare comunicazione al medico curante o ad altro medico eventualmente

indicato dal paziente, degli indirizzi diagnostico-terapeutici attuati e delle valutazioni cliniche

relative, tenuto conto delle norme di tutela della riservatezza.

Tra medico curante e colleghi  operanti nelle strutture pubbliche e private, anche per assicurare la

corretta informazione all’ammalato, deve sussistere, nel rispetto dell’autonomia e del diritto alla

riservatezza, un rapporto di consultazione, di collaborazione e di informazione reciproca al fine di

garantire coerenza e continuità diagnostico-terapeutica.

La lettera di dimissione deve essere indirizzata, di norma tramite il paziente, al medico curante o ad

altro medico indicato dal paziente.

 

 

CAPO   II

 

Consulenza e consulto

 

Art.  60

 

– Consulenza e consulto –

Qualora la complessità del caso clinico o l’interesse del paziente esigano il ricorso a specifiche

competenze specialistiche diagnostiche e/o terapeutiche, il medico curante deve proporre il consulto

con altro collega o la consulenza presso idonee strutture di specifica qualificazione, ponendo gli

adeguati quesiti e fornendo la documentazione in suo possesso.

In caso di divergenza di opinioni, si dovrà comunque salvaguardare la tutela della salute del

paziente che dovrà essere adeguatamente informato e le cui volontà dovranno essere rispettate.

19

I giudizi espressi in sede di consulto o di consulenza devono rispettare la dignità sia del curante che

del consulente.

Il medico, che sia di contrario avviso, qualora il consulto sia richiesto dal malato o dai suoi

familiari, può astenersi dal parteciparvi, fornendo, comunque, tutte le informazioni e l’eventuale

documentazione relativa al caso.

Lo specialista o consulente che visiti un ammalato in assenza del curante deve fornire una

dettagliata relazione diagnostica e l’indirizzo terapeutico consigliato.

 

 

 

CAPO   III

Altri rapporti tra medici

 

Art.  61

– Supplenza –

Il medico che sostituisce nell’attività professionale un collega è tenuto, cessata la supplenza, a

fornire al collega sostituito le informazioni cliniche relative ai malati sino allora assistiti, al fine di

assicurare la continuità terapeutica.

 

 

 

CAPO   IV

 

Attività medico-legale

 

 

Art.  62

 

– Attività medico- legale –

L’esercizio dell’attività medico legale è fondato sulla correttezza morale e sulla consapevolezza

delle responsabilità etico-giuridiche e deontologiche che ne derivano e deve rifuggire da indebite

suggestioni di ordine extratecnico e da ogni sorta di influenza e condizionamento.

L’accettazione di un incarico deve essere subordinata alla sussistenza di un’adeguata competenza

medico-legale e scientifica in modo da soddisfare le esigenze giuridiche attinenti al caso in esame,

nel rispetto dei diritti della persona e delle norme del Codice di Deontologia Medica e

preferibilmente supportata dalla relativa iscrizione allo specifico albo professionale.

In casi di particolare complessità clinica ed in ambito di responsabilità professionale, è doveroso

che il medico legale richieda l’associazione con un collega di comprovata esperienza e competenza

nella disciplina coinvolta.

Fermi restando gli obblighi di legge, il medico curante non può svolgere funzioni medico-legali di

ufficio o di controparte nei casi nei quali sia intervenuto personalmente per ragioni di assistenza o di

cura e nel caso in cui intrattenga un rapporto di lavoro dipendente con la struttura sanitaria coinvolta

nella controversia giudiziaria.

La consulenza di parte deve tendere unicamente a interpretare le evidenze scientifiche disponibili

pur nell’ottica dei patrocinati nel rispetto della oggettività e della dialettica scientifica nonché della

prudenza nella valutazione relativa alla condotta dei soggetti coinvolti.

L’espletamento di prestazioni medico-legali non conformi alle disposizioni di cui ai commi

precedenti costituisce, oltre che illecito sanzionato da norme di legge, una condotta lesiva del

decoro professionale.

 

20

Art.  63

 

 

 

– Medicina fiscale –

Nell’esercizio delle funzioni di controllo, il medico deve far conoscere al soggetto sottoposto

all’accertamento la propria qualifica e la propria funzione.

Il medico fiscale e il curante, nel reciproco rispetto del diverso ruolo, non devono esprimere al

cospetto del paziente giudizi critici sul rispettivo operato.

 

 

 

 

CAPO   V

 

Rapporti con l’Ordine professionale

 

 

Art. 64

 

– Doveri di collaborazione –

 

Il medico è tenuto a comunicare al Presidente dell’Ordine i titoli conseguiti utili al fine della

compilazione e tenuta degli albi.

Il medico che cambia di residenza, trasferisce in altra provincia la sua attività o modifica la sua

condizione di esercizio o cessa di esercitare la professione, è tenuto a darne tempestiva

comunicazione al Consiglio provinciale dell’Ordine.

Il medico è tenuto a comunicare al Presidente dell’Ordine eventuali infrazioni alle regole, al

reciproco rispetto e alla corretta collaborazione tra colleghi e alla salvaguardia delle specifiche

competenze che devono informare i rapporti della professione medica con le altre professioni

sanitarie.

Nell’ambito del procedimento disciplinare la mancata collaborazione e disponibilità del medico

convocato dal Presidente della rispettiva Commissione di albo costituiscono esse stesse  ulteriore

elemento di valutazione a fini disciplinari.

Il Presidente della rispettiva Commissione di albo, nell’ambito dei suoi poteri di vigilanza

deontologica, può convocare i colleghi esercenti la professione nella provincia stessa, sia in ambito

pubblico che privato, anche se iscritti ad altro Ordine, informandone l’Ordine di appartenenza per le

eventuali conseguenti valutazioni.

Il medico eletto negli organi istituzionali dell’Ordine deve adempiere all’incarico con diligenza e

imparzialità nell’interesse della collettività e osservare prudenza e riservatezza nell’ espletamento

dei propri compiti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

21

TITOLO   V

 

RAPPORTI CON I TERZI

 

CAPO  I

 

Modalità e forme di espletamento dell’attività professionale

 

 

Art.  65

 

 

– Società tra professionisti –

I medici sono tenuti a comunicare all’Ordine territorialmente competente ogni accordo, contratto o

convenzione privata diretta allo svolgimento dell’attività professionale al fine della valutazione

della conformità ai principi di decoro, dignità e indipendenza della professione.

I medici che esercitano la professione in forma societaria sono tenuti a notificare all’Ordine l’atto

costitutivo della società, costituita secondo la normativa vigente, l’eventuale statuto e ogni

successiva variazione statutaria ed organizzativa.

Il medico non deve partecipare in nessuna veste ad imprese industriali, commerciali o di altra

natura che ne condizionino la dignità e l’indipendenza professionale e non deve stabilire accordi

diretti o indiretti con altre professioni sanitarie che svolgano attività o effettuino iniziative di tipo

industriale o commerciale inerenti l’esercizio professionale.

Il medico, che opera a qualsiasi titolo nell’ambito di qualsivoglia forma societaria di esercizio della

professione:

– garantisce, sotto la sua responsabilità, l’esclusività dell’oggetto sociale dell’attività professionale

relativamente all’albo di appartenenza;

– può detenere partecipazioni societarie nel rispetto delle normative di legge;

– è e resta responsabile dei propri atti e delle proprie prescrizioni;

– non deve subire condizionamenti di qualsiasi natura della sua autonomia e indipendenza

professionale.

L’Ordine, al fine di verificare il rispetto delle norme deontologiche, è tenuto, nell’ambito della

normativa vigente, a iscrivere in apposito elenco i soci professionisti e le  società costituite secondo

la normativa vigente, anche in ambito interprofessionale, alle quali partecipino i professionisti

iscritti presso i rispettivi albi, nell’ambito delle linee di indirizzo e coordinamento emanate dalla

FNOMCeO.

 

 

 

Art.  66

 

– Rapporto con altre professioni sanitarie –

 

Il medico deve garantire la più ampia collaborazione  e favorire la comunicazione tra tutti gli

operatori coinvolti nel processo assistenziale, nel rispetto delle peculiari competenze professionali.

 

 

 

 

 

22

Art. 67

 

– Esercizio abusivo della professione e prestanomismo-

E’ vietato al medico collaborare a qualsiasi titolo o di favorire, anche fungendo da prestanome, chi

eserciti abusivamente la professione.

Il medico che nell’esercizio professionale venga a conoscenza di prestazioni mediche o

odontoiatriche effettuate da non abilitati alla professione o di casi di favoreggiamento

dell’abusivismo, è obbligato a farne denuncia  all’Ordine territorialmente competente.

 

 

 

 

 

TITOLO  VI

 

RAPPORTI CON IL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE

E CON ENTI PUBBLICI E PRIVATI

 

CAPO   I

 

Obblighi deontologici del medico

a rapporto di impiego o convenzionato

 

 

 

Art. 68

 

 

– Medico dipendente o convenzionato –

Il medico che presta la propria opera a rapporto d’impiego o di convenzione, nell’ambito di strutture

sanitarie pubbliche o private, è soggetto alla potestà disciplinare dell’Ordine anche in riferimento

agli obblighi connessi al rapporto di impiego o convenzionale.

Il medico dipendente o convenzionato con le strutture pubbliche e/o private non può in alcun modo

adottare comportamenti che possano indebitamente favorire la propria attività libero-professionale.

Il medico qualora si verifichi contrasto tra le norme deontologiche e quelle proprie dell’ente,

pubblico o privato, per cui presta la propria attività professionale, deve chiedere l’intervento

dell’Ordine, onde siano salvaguardati i diritti propri e dei cittadini.

In attesa della composizione della vertenza egli deve assicurare il servizio, salvo i casi di grave

violazione dei diritti e dei valori umani delle persone a lui affidate e della dignità, libertà e

indipendenza della propria attività professionale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

23

Art. 69

 

– Direzione sanitaria –

Il medico che svolge funzioni di direzione sanitaria nelle strutture pubbliche o private ovvero di

responsabile sanitario in una struttura privata deve garantire, nell’espletamento della sua attività, il

rispetto delle norme del Codice di Deontologia Medica e la difesa dell’autonomia e della dignità

professionale all’interno della struttura in cui opera.

Egli comunica all’Ordine il proprio incarico e collabora con l’Ordine professionale, competente per

territorio, nei compiti di vigilanza sulla collegialità nei rapporti con e tra medici per la correttezza

delle prestazioni professionali nell’interesse dei cittadini.

Egli, altresì, deve vigilare sulla correttezza del materiale informativo attinente alla organizzazione e

alle prestazioni erogate dalla struttura.

Egli, infine vigila perché nelle strutture sanitarie non si manifestino  atteggiamenti vessatori nei

confronti dei colleghi.

 

 

 

 

Art.  70

 

– Qualità delle  prestazioni –

Il medico dipendente o convenzionato deve esigere da parte della struttura in cui opera ogni

garanzia affinché le modalità del suo impegno non incidano negativamente sulla qualità e l’equità

delle prestazioni nonché sul rispetto delle norme deontologiche. Il medico deve altresì esigere che

gli ambienti di lavoro siano decorosi e adeguatamente attrezzati nel rispetto dei requisiti previsti

dalla normativa compresi quelli di sicurezza ambientale.

Il medico non deve assumere impegni professionali che comportino eccessi di prestazioni tali da

pregiudicare la qualità della sua opera professionale e la sicurezza del malato.

 

 

 

 

CAPO   II

 

Medicina dello Sport

 

Art. 71

 

– Accertamento della idoneità fisica –

La valutazione della idoneità alla pratica degli sport deve essere ispirata a esclusivi criteri di tutela

della salute e della integrità fisica e psichica del soggetto.

Il medico deve esprimere il relativo giudizio con obiettività e chiarezza, in base alle conoscenze

scientifiche più recenti e previa adeguata informazione al soggetto sugli eventuali rischi che la

specifica attività sportiva può comportare.

 

 

 

 

 

 

24

Art.  72

 

– Idoneità – Valutazione medica –

Il medico è tenuto a far valere, in qualsiasi circostanza, la sua potestà di tutelare l’idoneità psico-

fisica dell’atleta valutando se un atleta possa intraprendere  o proseguire la preparazione atletica e

l’attività  sportiva.

Il medico deve esigere che la  sua valutazione sia accolta,  denunciandone il mancato accoglimento

alle autorità competenti e all’Ordine professionale.

 

 

 

 

Art.  73

 

– Doping –

Ai fini della tutela della salute il medico non deve consigliare, prescrivere o somministrare

trattamenti farmacologici o di altra natura finalizzati ad alterare le prestazioni psico-fisiche correlate

ad attività sportiva a qualunque titolo praticata, in particolare qualora tali interventi agiscano

direttamente o indirettamente modificando il naturale equilibrio psico-fisico del soggetto.

 

 

 

 

CAPO   III

 

Tutela della salute collettiva

 

 

Art.  74

 

– Trattamento sanitario obbligatorio e denunce obbligatorie –

Il medico deve svolgere i compiti assegnatigli dalla legge in tema di trattamenti sanitari obbligatori

e deve curare con la massima diligenza e tempestività la informativa alle autorità sanitarie e ad altre

autorità nei modi, nei tempi e con le procedure stabilite dalla legge, ivi compresa, quando prevista,

la tutela dell’anonimato.

 

 

 

Art.  75

 

Prevenzione, assistenza e cura della dipendenza da sostanze da abuso –

L’impegno professionale del medico nella prevenzione, nella cura e nel recupero clinico e

reinserimento sociale del dipendente da sostanze da abuso deve, nel rispetto dei diritti della persona

e senza pregiudizi, concretizzarsi nell’aiuto tecnico e umano, sempre finalizzato  al superamento

della situazione di dipendenza, in collaborazione con le famiglie e le altre organizzazioni sanitarie e

sociali pubbliche e private che si occupano di questo grave disagio.

 

 

 

 

25

DISPOSIZIONE FINALE

 

 

Gli Ordini provinciali dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri sono tenuti a recepire il presente

Codice e a garantirne il rispetto delle norme, nel quadro dell’azione di indirizzo e coordinamento

esercitata dalla Federazione Nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri; sono

tenuti inoltre a consegnare ufficialmente o, comunque, ad inviare ai singoli iscritti agli albi il

Codice di Deontologia Medica e a tenere periodicamente corsi di aggiornamento e di

approfondimento in materia deontologica.

Le presenti norme saranno oggetto di costante monitoraggio da parte della FNOMCeO al fine di

garantirne  l’eventuale aggiornamento.

 

 

 

Post Footer automatically generated by wp-posturl plugin for wordpress.

Avvocato Sergio Armaroli

Avvocato Cassazionista Sergio Armaroli

L'avvocato Sergio Armaroli ha fondato lo studio legale Armaroli a Bologna nel 1997.

Da allora ha assistito centinaia di clienti in ambito civile e penale, in tutti i gradi di giudizio, sempre con l'attenzione e l'impegno che lo contraddistinguono, conseguendo numerosi successi e soddisfazioni.

L'avvocato Armaroli riceve tutti i giorni nel suo studio dalle ore 9:00 alle ore 19:00 in via Solferino 30.

Dicono di me i clienti

Salve a tutti, mi sono trovato di recente a dover affrontare diverse problematiche relative al mondo del lavoro. Fortunatamente ho incontrato l’ Avv. Sergio Armaroli il quale ha saputo guidarmi nelle varie situazioni con grande calma e professionalità. La pratica è stata risolta in poco tempo e con soddisfazione di tutti. From Avvocato Penalista Bologna, […]- Utente Google
Cordialità e ottima accoglienza…Esprimo la mia totale soddisfazione nel servizio reso con professionalità,   esaudiente conoscenza del diritto e della legge in tutte le sue interpretazioni. Velata la sincerità e la schiettezza nelle probabili risoluzioni dei problemi di avversità penale . Determinazione e concretezza sono cornice della sua impeccabile figura  .Ringrazio l’avvocato Sergio Armaroli e consiglio vivamente […]- Federico : ringrazio l’avvocato Sergio Armaroli
Inconditi ne placute de viata am cunoscut av. SERGIO ARMAROLI o persoana minunata cu un caracter forte si determinat, pregatit profesional la un inalt nivel. Cu profesionalitatea sa m-a ajutat sa trec cu bine de probleme financiare cu banci in italia,de aceea il recomand la toate persoanele de origine romina care au probleme judiciare de […]- Utente Google
In un momento della mia vita mi sono trovata in difficoltà ma per fortuna ho conosciuto l’avvocato SERGIO ARMAROLI, il quale ha risolto i miei problemi dimostrando grande capacità e preparazione e grande senso di umanità e gentilezza. per questo raccomando a tutti i quali abbiano problemi di rivolgersi con fiducia all’avvocato SERGIO ARMAROLI Grazie […]- Elena
Buongiorno avv., Mi sono rivolta a Lei xke’ ho alcune cose da sistemare in merito alla mia separazione. Dal colloquio ke abbiamo avuto posso dire di essere stata molto soddisfatta grazie alla sua competenza e disponibilita’ nel venire a capo alle grosse problematiche ke questa situazione crea. From Avvocato Penalista Bologna, post Sabrina Post Footer […]- Sabrina

Categorie