reato di furto,aggravanti,giurisprudenza,processo-AVVOCATO PENALE BOLOGNA CHIAMA SUBITO

ACHIAMA PEN3123penale1REATO DI FURTO

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 GR AVVOCATO PENALISTA

 Art. 624.

Furto.

Chiunque s’impossessa della cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene, al fine di trarne profitto per sé o per altri, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 154 a euro 516.

Agli effetti della legge penale, si considera cosa mobile anche l’energia elettrica e ogni altra energia che abbia un valore economico.

Il delitto è punibile a querela della persona offesa, salvo che ricorra una o più delle circostanze di cui agli articoli 61, numero 7), e 625.

 123penale1

Art. 624-bis.

Furto in abitazione e furto con strappo.

Chiunque si impossessa della cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene, al fine di trarne profitto per sé o per altri, mediante introduzione in un edificio o in altro luogo destinato in tutto o in parte a privata dimora o nelle pertinenze di essa, è punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da euro 309 a euro 1.032.

Alla stessa pena di cui al primo comma soggiace chi si impossessa della cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene, al fine di trarne profitto per sé o per altri, strappandola di mano o di dosso alla persona.

123penaleLa pena è della reclusione da tre a dieci anni e della multa da euro 206 a euro 1.549 se il reato è aggravato da una o più delle circostanze previste nel primo comma dell’articolo 625 ovvero se ricorre una o più delle circostanze indicate all’articolo 61.

 

Art. 625.

Circostanze aggravanti.

La pena per il fatto previsto dall’articolo 624 è della reclusione da uno a sei anni e della multa da euro 103 a euro 1.032:

[1. …;]

2. se il colpevole usa violenza sulle cose o si vale di un qualsiasi mezzo fraudolento;

Reato di spaccio3. se il colpevole porta in dosso armi o narcotici, senza farne uso;

Diritto Farmaucetico4. se il fatto è commesso con destrezza;

5. se il fatto è commesso da tre o più persone, ovvero anche da una sola, che sia travisata o simuli la qualità di pubblico ufficiale o d’incaricato di un pubblico servizio;

6. se il fatto è commesso sul bagaglio dei viaggiatori in ogni specie di veicoli, nelle stazioni, negli scali o banchine, negli alberghi o in altri esercizi ove si somministrano cibi o bevande;

avvocato penalista bologna7. se il fatto è commesso su cose esistenti in uffici o stabilimenti pubblici, o sottoposte a sequestro o a pignoramento, o esposte per necessità o per consuetudine o per destinazione alla pubblica fede, o destinate a pubblico servizio o a pubblica utilità, difesa o reverenza;

8. se il fatto è commesso su tre o più capi di bestiame raccolti in gregge o in mandria, ovvero su animali bovini o equini, anche non raccolti in mandria.

Se concorrono due o più delle circostanze prevedute dai numeri precedenti, ovvero se una di tali circostanze concorre con altra fra quelle indicate nell’articolo 61, la pena è della reclusione da tre a dieci anni e della multa da euro 206 a euro 1.549.

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Art. 625-bis.

Circostanze attenuanti.

Nei casi previsti dagli articoli 624, 624-bis e 625 la pena è diminuita da un terzo alla metà qualora il colpevole, prima del giudizio, abbia consentito l’individuazione dei correi o di coloro che hanno acquistato, ricevuto od occultato la cosa sottratta o si sono comunque intromessi per farla acquistare, ricevere od occultare.

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Art. 626.

Furti punibili a querela dell’offeso.

Si applica la reclusione fino a un anno ovvero la multa fino a euro 206, e il delitto è punibile a querela della persona offesa:

1. se il colpevole ha agito al solo scopo di fare uso momentaneo della cosa sottratta, e questa, dopo l’uso momentaneo, è stata immediatamente restituita; (1)

2. se il fatto è commesso su cose di tenue valore, per provvedere a un grave ed urgente bisogno;

3. se il fatto consiste nello spigolare, rastrellare o raspollare nei fondi altrui, non ancora spogliati interamente dal raccolto.

Tali disposizioni non si applicano se concorre taluna delle circostanze indicate nei numeri 1, 2, 3 e 4 dell’articolo precedente.

(1)   La Corte costituzionale con sentenza 13 dicembre 1988, n. 1085 ha dichiarato l’illegittimità del presente numero nella parte in cui non estende la disciplina ivi prevista alla mancata restituzione, dovuta a caso fortuito o forza maggiore, della cosa sottratta.

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SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

SEZIONE V PENALE

Sentenza 16 gennaio 2014, n. 1701

Ritenuto in fatto

Con sentenza in data 12.11.12 la Corte di Appello di Genova riformava parzialmente la sentenza emessa dal Tribunale del luogo, nei confronti di N.T. e G.L., imputate di furto aggravato, derubricando l’ipotesi delittuosa, in quella del tentativo di furto (contestato ai sensi degli artt. 110-56-624-625 CP. perché, in concorso tra loro, al fine di procurarsi un ingiusto profitto, si impossessavano di un telo da mare e di confezioni di crema per un valore di Euro 44,23 – sottraendo il tutto dal supermercato PAM – fatto acc. il (…)) con aggravante di avere agito con violenza sulle cose(rottura delle etichette identificatici del prodotto).

Nella specie si era verificato il fatto allorché le imputate erano state notate mentre prelevavano dai banchi di vendita le merci, distaccandone l’etichetta identificativa, e poi avevano superato le casse, dove avevano pagato solo prodotti alimentari.

Al momento del controllo eseguito dal personale del negozio, le imputate erano state trovate in possesso delle altre merci sottratte.

La Corte territoriale aveva escluso la consumazione del reato di furto, evidenziando che le merci erano rimaste sotto la vigilanza del personale addetto ai controlli.

Avverso tale sentenza proponeva ricorso per cassazione il PG presso la Corte di Appello, deducendo:

– che in materia esiste un diverso indirizzo giurisprudenziale, aderendo all’interpretazione che ritiene sussistente l’ipotesi di furto consumato, nei casi di impossessamento di merci allorché l’autore dell’azione abbia superato la barriera delle casse del supermercato, ritenendo ininfluente la circostanza che l’azione si sia verificata sotto la percezione degli addetti ai controlli.

Pertanto chiedeva l’annullamento della sentenza impugnata. Rileva in diritto Il ricorso risulta dotato di fondamento.

Va rilevato che secondo il più recente indirizzo giurisprudenziale di questa Corte, che si ritiene aderente al caso di specie, per cui vale menzionare sentenza Sez. V, in data 19-1-2011, n. 7086 – PG. in proc. Marin – RV249842, ed altre conformi (n. 23020 del 2008-RV 240493-; n. 27631 del 2010-; n. 37242 del 2010-RV 248650 – costituisce furto consumato e non tentato quello che si commette all’atto del superamento della barriera delle casse di un supermercato con merce prelevata dai banchi e sottratta al pagamento, a nulla rilevando che il fatto sia avvenuto sotto il costante controllo del personale del supermercato, incaricato della sorveglianza.

Questa Corte, pur consapevole del difforme orientamento espresso con la sentenza, Sez. V, n. 7042 del 20.12.2010 – RV 249835 -, secondo la quale allorché l’avente diritto o persona da questi incaricata sorvegli l’azione furtiva, così da poterla interrompere in qualsiasi momento, il delitto non può ritenersi consumato neanche con l’occultamento della cosa sulla persona del colpevole, perché la cosa non è ancora uscita dalla sfera di vigilanza e controllo diretto dell’offeso, rileva che il più recente indirizzo sancito con la sentenza Sez. V del 30.3.2012, n. 30283 – richiamata dal PG ricorrente appare pertinente al caso di specie, ravvisandosi il momento consumativo del delitto di furto nell’impossessamento realizzato dall’autore occultando la merce in modo da eludere i controlli del personale abilitato, ovvero asportando le placche antitaccheggio, mentre il superamento delle casse vale a rivelare la volontà di non effettuare il pagamento dovuto.

Alla luce di tali principi deve essere pronunziato, in accoglimento del ricorso proposto dal PG presso la Corte di Appello di Genova, l’annullamento della impugnata sentenza con rinvio ad altra Sezione della Corte territoriale competente per nuovo giudizio.

P.Q.M.

Annulla la sentenza impugnata e rinvia ad altra Sezione della Corte di Appello di Genova per nuovo esame.

Cassazione Penale, Sez. IV, 1 aprile 2014 (ud. 29 gennaio 2014), n. 15022Presidente Zecca, Relatore Romis

Massima

Le lesioni personali prodotte in occasione del “furto con strappo” – previsto e punito ex art. 624 bis c.p. – possono essere considerate dolose (nella forma del “dolo eventuale”) quando sussistono la previsione dell’evento lesivo quale probabile esito della propria condotta e la correlata accettazione del rischio della sua verificazione. Nello specifico, è conseguenza del tutto prevedibile – e pertanto soggettivamente accettata – per colui che si appresti a strappare la borsetta ad una donna, specie se molto anziana, la conseguente possibile caduta a terra della vittima. Tale tipo di conseguenza è ancor più probabile ove la borsetta, come nel caso di specie, venga strappata da una persona a bordo di un motorino, per la maggior forza che il movimento del veicolo può imprimere allo strappo.

ACHIAMA PEN3

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

SEZIONE V PENALE

Sentenza 5 febbraio 1998 – 20 marzo 1998, n. 3478

Svolgimento del processo – Motivi della decisione

G. V. venne tratto a giudizio per rispondere “del reato di cui agli artt. 110, 424, 625, n. 2, c.p. perché in concorso con altra persona allo stato non identificata e al fine di trarne profitto, si impossessava di un condizionatore d’aria del valore di Lire 1.450.000 e di un fax del valore di Lire 859.000 che sottraeva all’interno dell’ipermercato Panorama di Settimo Torinese; con l’aggravante di avere commesso il fatto con mezzo fraudolento consistente nell’avere tratto in inganno le impiegate del box informazioni del predetto ipermercato dichiarando di avere portato la merce, della quale in realtà si era appropriato, per cambiarla; in San Mauro Torinese il 28 maggio 1995; recidiva ex art. 99 c.p.”.

Con sentenza in data 4 dicembre 1995 il Pretore di Torino dichiarava l’imputato colpevole del reato ascrittogli e lo condannava alla pena di anni uno mesi uno di reclusione Lire 800.000 di multa.

La Corte di Appello di Torino, con sentenza del 24 marzo 1997, confermava.

Premetteva la Corte che il fatto, pienamente provato e non contestato con l’appello, si era svolto in questi termini: il G. si era introdotto nell’ipermercato insieme ad un complice spingendo un carrello vuoto, aveva prelevato e fatto prelevare dall’amico il condizionatore e il fax, quindi aveva finto di voler riconsegnare i due apparecchi per un cambio, come se si fosse trattato di cose già acquistate in precedenza, presentandosi al reparto radiofonico in cui prestava servizio la commessa M. (nel frattempo il complice ignoto si era allontanato), aveva finto subito dopo di avere cambiato idea e che intendeva ritornare sui propri passi (e cioè all’esterno dell’ipermercato) ed era quindi riuscito a guadagnare il piazzale di parcheggio passando attraverso il box informazioni (e non per la barriera delle casse) dopo avere esibito alla commessa B. (addetta al box) al fine di documentare la richiesta di cambio di merce, due scontrini emessi il giorno precedente dallo stesso ipermercato per operazioni che non avevano nulla a che fare con acquisti effettuati dall’imputato; il trucco era stato scoperto soprattutto perché la commessa M., alla quale il G. aveva dichiarato di avere acquistato il fax e il condizionatore il giorno precedente, aveva riconosciuto il codice scritto poco prima di proprio pugno sull’apparecchio prelevato dal complice rimasto ignoto.

Così ricostruita la vicenda, riteneva la Corte che nel fatto andava ravvisato il furto aggravato del mezzo fraudolento e non la truffa (improcedibile per mancanza di querela); ciò sul rilievo che l’impossessamento era avvenuto senza che il G. ingannasse alcuno, fino a quando, presentatosi alla M., aveva dichiarato falsamente trattarsi di cose acquistate nei giorni precedenti che egli intendeva cambiare con altre analoghe; ma in quel momento l’impossessamento del fax e del condizionatore era già stato consumato nelle forme in uso nei supermercati senza che nessun addetto fosse stato ingannato e fosse stato indotto alla consegna con raggiri; l’inganno o il tentativo di inganno, commesso mediante l’esibizione di scontrini usati in precedenza e andato a male a causa del riconoscimento da parte della M. della propria grafia su un cartellino del prezzo costituiva comportamento addirittura successivo alla consumazione del furto.

L’imputato ha proposto ricorso per Cassazione con il quale denuncia travisamento dei fatti ed erronea applicazione della legge penale; si era trattato di truffa e non di furto aggravato dal mezzo fraudolento … gli impiegati e le guardie non avevano avuto nessuna volontà contraria a lasciare uscire il G. con i prodotti bene in vista sul carrello che le guardie avevano controllato convinte che fossero prodotti pagati il giorno prima … la dichiarazione menzognera e lo scontrino del giorno precedente integravano l’artificio e il raggiro che avevano permesso al G. di portare via prodotti uguali a quelli comprati e pagati il giorno prima inducendo in errore le guardie e gli impiegati *****.

Il ricorso deve essere rigettato.

Premesso che l’elemento differenziale tra il furto aggravato dal mezzo fraudolento e la truffa consiste nel fatto che nel furto l’oggetto del reato viene sottratto al detentore del quale la vigilanza viene elusa contro la sua volontà mentre nella truffa il possesso viene conseguito con atto di disposizione dello stesso soggetto passivo il cui consenso è viziato da artifizi e raggiri posti in essere dall’agente, correttamente nel fatto del G. è stato ravvisato il delitto di furto e non quello di truffa posto che la messinscena realizzata consentì al G. di impossessarsi “direttamente” dei due apparecchi senza l’intermediazione di un atto di disposizione da parte del personale del supermercato “ingannato” da artifizi e raggiri.

È vero che di avvenuto impossessamento non può ancora parlarsi quando G. si dirigeva verso il box informazioni con i prodotti bene in vista sul carrello del supermercato e che il G. riuscì a portare i prodotti fuori del supermercato passando attraverso il box informazioni con il consenso del personale esibendo i due scontrini emessi il giorno precedente per operazioni che non avevano nulla a che fare con acquisti effettuati dall’imputato; peraltro si è trattato di condotta oggettivamente idonea e diretta a far venire meno la vigilanza del personale del supermercato (integrante quindi il “mezzo fraudolento” di cui all’art. 625, n. 2, c.p.) in ordine all’impossessamento che G. stava ponendo in essere, e non di condotta diretta ad ottenere la consegna dei due apparecchi da parte del menzionato personale, indotto con inganno a tale atto di disposizione che va sicuramente escluso posto che, come sopra detto, il G. si impossessò “direttamente” dei beni in questione.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento.

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Avvocato Sergio Armaroli

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