MASSIMA attenzione BANCAROTTA patrimoniale AVVOCATO difesa Esperto

PERICOLO ATTENZIONE ) che, ai fini della sussistenza del reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale non è necessaria l’esistenza di un nesso causale tra i fatti di distrazione ed il successivo fallimento,

La giurisprudenza di legittimità è consolidata attorno ad alcuni pilastri ricostruttivi.

In particolare, va ribadito: a) che, ai fini della sussistenza del reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale non è necessaria l’esistenza di un nesso causale tra i fatti di distrazione ed il successivo fallimento, essendo sufficiente che l’agente abbia cagionato il depauperamento dell’impresa, destinandone le risorse ad impieghi estranei alla sua attività (Sez. U, n. 22474 del 31/03/2016, Passarelli, Rv. 266804); b) che l’elemento soggettivo del delitto di bancarotta fraudolenta per distrazione è costituito dal dolo generico, per la cui sussistenza non è necessaria la consapevolezza dello stato di insolvenza dell’impresa, nè lo scopo di recare pregiudizio ai creditori, essendo sufficiente la consapevole volontà di dare al patrimonio sociale una destinazione diversa da quella di garanzia delle obbligazioni contratte (Sez. U, n. 22474 del 31/03/2016, Passarelli cit.; c) che il reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale prefallimentare è un reato di pericolo concreto, in quanto l’atto di depauperamento, incidendo negativamente sulla consistenza del patrimonio sociale, deve essere idoneo a creare un pericolo per il soddisfacimento delle ragioni creditorie, che deve permanere fino al tempo che precede l’apertura della procedura fallimentare (Sez. 5, n. 50081 del 14/09/2017, Zazzini, Rv. 271437).

SECONDO LA CASSAZIONE : I creditori la cui posizione viene in rilievo, ai fini della valutazione della concretezza del pericolo, sono coloro che possono contare sulla garanzia generica rappresentata, ai sensi dell’art. 2740 cod. civ., dal patrimonio del proprio debitore.

In tale contesto, l’attuale sistema normativo è saldamente ancorato al principio in forza del quale il collegamento societario è fenomeno meramente economico che non dà vita ad un unitario centro imprenditoriale dotato di una sua propria soggettività (Sez. 5, n. 6904 del 04/11/2016 – dep. 14/02/2017, Gandolfi, Rv. 269107, che ne trae la coerente conseguenza che, in tema di reati fallimentari, qualora il fallimento riguardi società appartenenti ad un gruppo ma dotate di autonoma personalità giuridica, non è ravvisabile un reato unitario di bancarotta ma, ove ne sussistano i presupposti, un’ipotesi di reato continuato), ossia, può aggiungersi, di una unitaria responsabilità sulla quale il creditore possa fare affidamento nel momento in cui le sue ragioni sono fatte valere (direttamente o per il tramite del curatore, una volta intervenuto il fallimento).

PENALE TRIBUTARIO BOLOGNA IMOLA RAVENNA FORLI L'emissione di fatture per operazioni inesistenti

PENALE TRIBUTARIO BOLOGNA IMOLA RAVENNA FORLI L’emissione di fatture per operazioni inesistenti

In tale contesto è certamente esatto che la giurisprudenza di legittimità si è ormai orientata nel senso di ritenere che la natura distrattiva di un’operazione infra-gruppo possa essere esclusa in presenza di vantaggi compensativi che riequilibrino gli effetti immediatamente negativi per la società fallita e neutralizzino gli svantaggi per i creditori sociali (v., ad es., di recente, Sez. 5, n. 16206 del 02/03/2017, Magno, Rv. 269702).

In particolare, si è rilevato che la previsione di cui all’art. 2634 cod. civ. – che esclude, relativamente alla fattispecie incriminatrice dell’infedeltà patrimoniale degli amministratori, la rilevanza penale dell’atto depauperatorio in presenza dei c.d. vantaggi compensativi dei quali la società apparentemente danneggiata abbia fruito o sia in grado di fruire in ragione della sua appartenenza a un più ampio gruppo di società – conferisce valenza normativa a principi – già desumibili dal sistema, in punto di necessaria considerazione della reale offensività – applicabili anche alle condotte sanzionate dalle norme fallimentari e, segnatamente, a fatti di disposizione patrimoniale contestati come distrattivi o dissipativi.

Pertanto, ove si accerti che l’atto compiuto dall’amministratore non risponda all’interesse della società ed abbia determinato un danno al patrimonio sociale, è onere dello stesso amministratore dimostrare l’esistenza di una realtà di gruppo, alla luce della quale quell’atto assuma un significato diverso, si che i benefici indiretti della società fallita risultino non solo effettivamente connessi ad un vantaggio complessivo del gruppo, ma altresì idonei a compensare efficacemente gli effetti immediati negativi dell’operazione compiuta, di guisa che nella ragionevole previsione dell’agente non sia capace di incidere sulle ragioni dei creditori della società (Sez. 5, n. 49787 del 05/06/2013, Bellemans, Rv. 257562; Sez. 5, n. 8253 del 26/06/2015 – dep. 29/02/2016, Moroni, Rv. 271149, che insiste sull’onere dell’interessato di dimostrare il saldo finale positivo delle operazioni compiute nella logica e nell’interesse del gruppo,

elemento indispensabile per considerare lecita l’operazione temporaneamente svantaggiosa per la società depauperata; Sez. 5, n. 7079 del 13/10/2015 – dep. 23/02/2016, Roccetti, Rv. 266512, secondo cui, i cd. vantaggi compensativi per la società fallita facente parte di una realtà di “gruppo” non possono essere successivi al fallimento nè possono consistere in una diminuzione dell’entità del passivo, conseguente a concordato preventivo cui venga ammessa altra società controllante, appartenente allo stesso gruppo, grazie a mutui fondiari concessi per la destinazione del patrimonio immobiliare della società fallita; Sez. 5, n. 30333 del 12/01/2016, Falciola, Rv. 267883, per la quale, qualora il fatto si riferisca a rapporti fra società appartenenti al medesimo gruppo, il reato deve ritenersi insussistente se, operando una valutazione ex ante, i benefici indiretti per la società fallita si dimostrino idonei a compensare efficacemente gli effetti immediatamente negativi e siano tali da rendere il fatto incapace di incidere sulle ragioni dei creditori della società).

La veloce rassegna della giurisprudenza di questa Corte mostra, in definitiva, che l’ordinamento non giustifica qualunque operazione infragruppo, ma solo quelle attività, immediatamente svantaggiose per un soggetto imprenditoriale, che possano trovare efficace correlazione in vantaggi, economicamente valutabili, per lo stesso soggetto, tali da elidere, prima della dichiarazione di fallimento, il depauperamento realizzato e, in ultima analisi, il pericolo rappresentato dalla originaria iniziativa per le ragioni dei creditori.

Vi è un’altra puntualizzazione necessaria, sollecitata dall’analisi delle decisioni di legittimità e dallo stesso ricorso, quanto ai profili probatori.

BANCAROTTA PER DISTRAZIONE

Premesso che la responsabilità per il delitto di bancarotta per distrazione richiede l’accertamento della previa disponibilità, da parte dell’imputato, dei beni non rinvenuti in seno all’impresa (Sez. 5, n. 7588 del 26/01/2011, Buttitta, Rv. 249715),

va ribadito che la prova della distrazione o dell’occultamento dei beni della società dichiarata fallita può essere desunta dalla mancata dimostrazione, ad opera dell’amministratore, della destinazione dei beni suddetti (Sez. 5, n. 22894 del 17/04/2013, Zanettin, Rv. 255385), in quanto le condotte descritte all’art. 216, comma 1, n. 1 L. fall., hanno (anche) diretto riferimento alla condotta infedele o sleale del fallito nel contesto della garanzia che su di lui grava in vista della conservazione delle ragioni creditorie. E’ in funzione di siffatta garanzia che

si spiega l’onere dimostrativo posto a carico del fallito, nel caso di mancato rinvenimento di cespiti da parte della procedura. Trattasi, invero, di sollecitazione al diretto interessato della dimostrazione della concreta destinazione dei beni o del loro ricavato, risposta che (presumibilmente) soltanto egli, che è (oltre che il responsabile) l’artefice della gestione, può rendere (Sez. 5, n. 7588 del 2011 cit., in motivazione).