STALKING MESSAGGI E INVIO FOTO

E l’intensità di sviluppo dell’azione criminosa rende del tutto ragionevole il giudizio di attendibilità espresso dai giudici di merito, quanto alle dichiarazioni della persona offesa, la quale ha riferito di avere provvisoriamente pernottato in altra abitazione, sospendendo la propria attività professionale, nel timore che Ku. potesse raggiungerla in studio.

 

Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 7 novembre 2018 – 2 gennaio 2019, n. 61
Presidente Palla – Relatore De Marzo

 

In particolare, vengono in questione, in primo luogo due telefonate: una da parte dell’utenza dell’imputato, rimasta senza risposta, cui aveva fatto seguito la telefonata della persona offesa per capire chi fosse il suo interlocutore; un’altra effettuata da parte di soggetto rimasto non identificato, ma, secondo quanto accertato in termini che il ricorso non contesta, certamente su ispirazione dello stesso Ku. (il quale ha ammesso di essere stato presente durante la conversazione), nella quale il chiamante, oltre ad accusare la persona offesa di aver mal giudicato, nella relazione di consulenza tecnica, il Ku., aggiungeva che quest’ultimo conosceva la famiglia della dottoressa e la città nella quale viveva, insistendo per un incontro di persona.

Vi sono poi i vari sms

concentrati nel tempo, in particolare ben dodici dalle 15,38 alle 17,07, del 24/05/2016, con sei fotografie e tre video, mentre la dottoressa si trovava presso i carabinieri per formalizzare la querela.

Sono queste le gravi intrusioni alle quali la sentenza di primo grado – ma non quella impugnata – aggiunge l’attributo di fisicità, per sottolinearne la penetrante invasione della sfera intima della persona offesa e non certo per attribuire al ricorrente condotte di carattere fisico.

E l’intensità di sviluppo dell’azione criminosa rende del tutto ragionevole il giudizio di attendibilità espresso dai giudici di merito, quanto alle dichiarazioni della persona offesa, la quale ha riferito di avere provvisoriamente pernottato in altra abitazione, sospendendo la propria attività professionale, nel timore che Ku. potesse raggiungerla in studio.

Ciò integra con sicurezza l’evento di danno richiesto dalla norma.

BANCAROTTA FRAUDOLENTA AVVOCATO ESPERTO DIFENDE  BOLOGNA MILANO ROMA PERUGIA VICENZA E  TUTTA ITALIA 

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Infine, va osservato che nel delitto di atti persecutori, l’elemento soggettivo è integrato dal dolo generico, che consiste nella volontà di porre in essere le condotte di minaccia e molestia nella consapevolezza della idoneità delle medesime alla produzione di uno degli eventi alternativamente previsti dalla norma incriminatrice; esso, avendo ad oggetto un reato abituale di evento, deve essere unitario, esprimendo un’intenzione criminosa che travalica i singoli atti che compongono la condotta tipica, anche se può realizzarsi in modo graduale, non essendo necessario che l’agente si rappresenti e voglia fin dal principio la realizzazione della serie degli episodi (Sez. 5, n. 18999 del 19/02/2014, C, Rv. 260411).

Nella specie, il tenore delle frasi (“ti faccio vedere io”) e il riferimento alla famiglia e alla città nella quale la donna viveva (come, in generale, l’intensità dei contatti non autorizzati e del tutto privi di giustificazione) non potevano avere altro significato se non quello di intimidire il destinatario, nella piena consapevolezza degli effetti che tali espressioni erano idonee a provocare.

Le superiori considerazioni, nell’illustrare i motivi della ritenuta configurazione del reato di cui all’art. 612-bis cod. pen. rappresentano, in termini privi di equivocità, anche la ragione della mancata, auspicata riqualificazione dei fatti nei termini di mere minacce o molestie.

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