ESTORSIONE AMANTE CHE CHIEDE SOLDI DIETRO MINACCIA DI RIVELARE RELAZIONE

  • LA CORTE DI APPELLO DI BOLOGN CONDANNAVA  UNA DONNA CHE AVEVA AVUTO UNA RELAZIONE CON UN UOMO E ALLA FINE MINCCIAVA DI RIVELARE TUTTO ALLA MOGLIE DELL’UOMO SE QUESTI NON GLI AVESSE DATO UNA SOMMA DI DANARO!!
  • Il difensore dell’imputata ricorreva in Cassazione facendo presente che dalle dichiarazioni della sua assistita è emersa l’inconsapevolezza dell’illegittimità della sua condotta. Nel giudicare la Corte d’Appello ha valutato solo l’aspetto materiale del comportamento, trascurando quello psicologico.
  •  La donna ha infatti dovuto affrontare una dolorosa interruzione di gravidanza durante la sua relazione con la persona offesa.
  • Da qui la convinzione che il denaro promesso, ma poi versatole solo in parte, rappresentasse una sorta di “risarcimento” per le sofferenze subite.

LA CASSAZIONE  RITIENE CHE NON SI POTEVA FARE UN TRAVISAMENTO DEL FATTO ,CIOE’ LA CORTE AFFERMA CHE ALLA STESSA VIENE RICHIESTO ERRONEAMENTE UNA NUOVA VALUTAZIONE DEI FATTI E UN ANUOVA VALUTAZIONE DELLE PROVE, UNA NUOVA VALUTAZIONE DEGLI ELEMENTI FATTUALI GIA’ AMPLIAMENTI VALUTATI DALLA CORTE DI APPELLO GIUDICANTE.

Reato di estorsione

  1. L’estorsione è reato plurioffensivo risultando leso sia il patrimonio che la libertà di autodeterminazione del soggetto passivo. Il reato si consuma nel momento in cui l’agente consegue per sé o per altri l’ingiusto profitto con correlativo altrui danno. E’ possibile configurarsi il tentativo di estorsione l’evento desiderato dall’agente non segue alla violenza o alla minaccia.
  2. Per quanto concerne l’elemento soggettivo, la giurisprudenza ritiene necessario il dolo specifico mentre la dottrina ritiene sufficiente il dolo generico; il dolo specifico consiste nella coscienza e volontà del fatto allo scopo di conseguire un ingiusto profitto con altrui danno.

  • Estorsione.
  • Chiunque, mediante violenza [392 c. 2, 581 c. 2] o minaccia [612], costringendo taluno a fare o ad omettere qualche cosa, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da cinque a dieci anni e con la multa da euro 1.000 a euro 4.000 [317, 401, 640 c. 2 n. 2; 380 c. 2 lett. f) c.p.p.] (1).
  • La pena è della reclusione da sette a venti anni e della multa da euro 5.000 a euro 15.000, se concorre taluna delle circostanze indicate nell’ultimo capoverso dell’articolo precedente [347 c. 3, 407 c. 2 lett. a) n. 2 c.p.p.; 112 att. c.p.p.] (2) (3) (4).

Call Now Buttonchiama subito :adesso