AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA IMOLA FURTO ENERGIA ELETTRICA ENEL

AVVOCATO PENALISTA :STALKING

CASALECCHIO DI RENO, SAN LAZZARO DI SAVENA ,VALSAMOGGIA, CASTEL SAN PIETRO TERME, SAN GIOVANNI IN PERSICETO ,BUDRIO PIANORO MEDICINA

 

avvocato penalista  Imola sei nel posto giusto, avvocato Sergio Armaroli avvocato penalista Imola con studio a Bologna difende a Imola per avvocato penalista querela Imola, avvocato penalista per difesa imputati indagati Imola ., avvocato penalista per reati famigliari Imola, avvocato penalista per processo penale Imola.

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Per ciò che concerne il secondo, pregiudiziale, profilo di doglianza, col quale si deduce la mancata assunzione di una prova decisiva, consistente nell’espletamento di una perizia, previa rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale, ha ripetutamente chiarito questa Suprema Corte che la perizia, per il suo carattere neutro, sottratta alla disponibilità delle parti e rimesso, alla discrezionalità del giudice, non può farsi rientrare nel concetto di prova decisiva, e non è, perciò, sussumibile nella previsione dell’art. 606 c.p.p., lett. d), (ex multis, Sez. 4, 22 gennaio 2007, n. 14130, in CED Rv. 236191; Sez. 4, 5 dicembre 2003, n. 4981/2004, in CED Rv. 2296,65; Sez 6, 18 giugno 2003, n. 37033, in CED Rv. 228406; Sez. 6, 12 febbraio 2003, n. 17629, in CED Rv.

Quanto, al primo profilo di doglianza, col quale si censura, in sostanza, la logicità e congruenza del percorso motivazionale esplicitato dalla gravata sentenza, giova innanzitutto ricordare che, per consolidato, pacifico e risalente assunto giurisprudenziale di questa Suprema Corte, in tema di sindacato del vizio di motivazione, compito del giudice di legittimità non è quello di sovrapporre la propria valutazione a quella compiuta dai giudici del merito, bensì di stabilire se questi ultimi abbiano esaminato tutti gli elementi a loro disposizione, se abbiano fornito una corretta interpretazione di essi, dando esaustiva e convincente risposta alle deduzioni delle parti, e se abbiano correttamente applicato le regole della logica nello sviluppo delle argomentazioni che hanno giustificato la scelta di determinate conclusioni a preferenza di altre (Cass., Sez. Un., 13.12.1995, n. 930/1996); id., Sez. Un., 31.5.2000, n. 12). Il vizio di motivazione, poi, deducibile in sede di legittimità deve, per espressa previsione normativa, risultare dal testo del provvedimento impugnato, o – a seguito della modifica apportata all’art. 606 c.p.p., comma 1, lett. e), dalla L. 20 febbraio 2006, n. 46, art. 8 – da “altri atti del procedimento specificamente indicati nei motivi di gravame”, il che vuoi dire – quanto al vizio di manifesta illogicità -, per un verso, che il ricorrente deve dimostrare in tale sede che l’iter argomentativo seguito dal giudice è assolutamente carente sul piano logico e che, per altro verso, questa dimostrazione non ha nulla a che fare con la prospettazione di un’altra interpretazione o di un altro iter, quand’anche in tesi egualmente corretti sul piano logico; ne consegue che, una volta che il giudice abbia coordinato logicamente gli atti sottoposti al suo esame, a nulla vale opporre che questi atti si presterebbero ad una diversa lettura o interpretazione, ancorchè, in tesi, munite di eguale crisma di logicità (cfr. Cass., Sez. Un., 27.9.1995, n. 30). Nella concreta fattispecie, la decisione impugnata si presenta formalmente e sostanzialmente legittima ed i suoi contenuti motivazionali – quali sopra riportati (nella parte relativa allo “svolgimento del processo”) e da intendersi qui integralmente richiamati onde evitare superflue ripetizioni – forniscono, con argomentazioni basate su una corretta utilizzazione e valutazione delle risultanze probatorie, esauriente e persuasiva risposta ai quesiti concernenti la vicenda oggetto del processo. La trama argomentativa esibita dalla sentenza impugnata si sottrae, perciò, a rinvenibili vizi di illogicità, che, peraltro, la norma vuole dover essere manifesta, cioè rilevabile immediatamente, ictu oculi; essa da logica contezza non solo della insussistenza della prova evidente della innocenza dell’imputato (per quanto possa rilevare ai fini penali, per come sopra si è detto), ma anche della sussistenza di elementi di giudizio di evidente ed univoco segno contrario, giustificativi delle rese statuizioni civilistiche. Tale approdo delibativo ed argomentativo cui è pervenuta la sentenza impugnata non può ritenersi caducato dalla sentenza oggi prodotta dinanzi a questa Suprema Corte dalla difesa del M..