Reato di dichiarazione infedele per fatture relative a operazioni inesistenti: come difendersi a Bologna, Rimini, Cattolica e Pesaro

Reato di dichiarazione infedele per fatture relative a operazioni inesistenti: come difendersi a Bologna, Rimini, Cattolica e Pesaro

Avvocato penalista esperto in reati tributari a Bologna, Rimini, Cattolica e Pesaro

Quando un imprenditore, un amministratore di società o un professionista riceve un avviso di garanzia o un decreto di perquisizione relativo all’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, si trova davanti ad uno dei procedimenti penali tributari più complessi previsti dal sistema italiano.

Molto spesso l’indagine nasce da verifiche della Guardia di Finanza, dell’Agenzia delle Entrate oppure da controlli incrociati sulle banche dati fiscali.

Occorre tuttavia chiarire immediatamente un aspetto fondamentale:

non ogni fattura ritenuta inesistente determina automaticamente la responsabilità penale.

L’accusa deve infatti dimostrare numerosi elementi costitutivi del reato e la difesa può intervenire efficacemente sotto molteplici profili.

Lo Studio dell’Avvocato Sergio Armaroli, operante a Bologna, Rimini, Cattolica e Pesaro, assiste imprenditori, amministratori, professionisti e società coinvolti in procedimenti per reati tributari davanti alle Procure della Repubblica e ai Tribunali.

Quando si parla di fatture per operazioni inesistenti

Le fatture possono essere considerate inesistenti sotto differenti profili.

Operazioni oggettivamente inesistenti

Si tratta del caso classico.

L’operazione commerciale non è mai stata effettuata.

PADOVA ROVIGO BOLOGNA AVVOCATO ESPERTO DIFESA BANCAROTTA  TRIBUNALE APPELLO CASSAZIONE
PADOVA ROVIGO BOLOGNA AVVOCATO ESPERTO DIFESA BANCAROTTA  TRIBUNALE APPELLO CASSAZIONE

Esempio:

  • lavori mai eseguiti;
  • consulenze mai prestate;
  • merci mai consegnate;
  • servizi mai realizzati.

Operazioni soggettivamente inesistenti

L’operazione è realmente avvenuta ma il soggetto indicato in fattura non coincide con il reale fornitore.

È la tipica ipotesi delle:

  • società cartiere;
  • frodi carosello IVA;
  • interposizione fittizia.

Questa distinzione assume enorme rilevanza processuale.

Dichiarazione infedele e fatture inesistenti: quale reato?

Molti imprenditori ritengono che ogni utilizzo di fatture inesistenti integri automaticamente il reato previsto dall’art. 2 del D.Lgs. 74/2000.

In realtà occorre distinguere.

Le ipotesi principali sono:

  • dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture false (art. 2);
  • dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici (art. 3);
  • dichiarazione infedele (art. 4).

La qualificazione giuridica dipende dalle concrete modalità della condotta.

Ed è proprio su tale qualificazione che spesso si gioca l’intero processo penale.

L’art. 4 D.Lgs. 74/2000: dichiarazione infedele

Il reato punisce chi:

  • indica elementi attivi inferiori;
  • espone elementi passivi inesistenti;
  • supera le soglie di punibilità previste dalla legge.

L’illecito riguarda la presentazione di una dichiarazione fiscale non veritiera.

Diversamente dall’articolo 2, manca normalmente il ricorso alla falsa fatturazione come elemento tipico della fattispecie.

Tuttavia, nella pratica investigativa, l’accusa può contestare alternativamente:

  • art. 2;
  • art. 3;
  • art. 4,

a seconda degli accertamenti svolti.

Differenza tra art. 2 e art. 4

Questa distinzione è decisiva.

Articolo 2

Richiede:

  • utilizzo di fatture per operazioni inesistenti;
  • indicazione degli elementi passivi nella dichiarazione.

È considerato uno dei reati tributari più gravi.

Articolo 4

Punisce invece la dichiarazione infedele senza la particolare struttura fraudolenta prevista dall’art. 2.

In moltissimi procedimenti la difesa mira proprio alla riqualificazione della contestazione dall’articolo 2 all’articolo 4.

Le conseguenze possono essere enormemente favorevoli.

Le indagini della Guardia di Finanza

A Bologna, Rimini, Cattolica e Pesaro le Procure avviano frequentemente indagini attraverso:

  • verifiche fiscali;
  • acquisizione delle fatture;
  • analisi dei conti correnti;
  • controlli bancari;
  • intercettazioni;
  • sequestri informatici;
  • acquisizione di computer;
  • acquisizione di telefoni cellulari;
  • accessi presso la sede aziendale;
  • esame della contabilità.

Spesso vengono effettuate contemporaneamente:

  • perquisizioni;
  • sequestri;
  • interrogatori;
  • richieste documentali.

Gli elementi che il Pubblico Ministero deve dimostrare

La Procura non può limitarsi ad affermare che una fattura sia falsa.

Occorre dimostrare:

  • inesistenza dell’operazione;
  • consapevolezza dell’imputato;
  • dolo specifico di evasione;
  • superamento delle soglie;
  • effettivo utilizzo nella dichiarazione fiscale.

Su ciascuno di questi elementi la difesa può sviluppare articolate contestazioni.

Le difese possibili

Ogni procedimento presenta caratteristiche differenti.

Le principali linee difensive riguardano:

  1. Operazione realmente eseguita

L’accusa sostiene che il servizio sia inesistente.

La difesa dimostra:

  • contratti;
  • email;
  • fotografie;
  • SAL;
  • bonifici;
  • consegne;
  • documentazione tecnica.
  1. Errata qualificazione fiscale

Molte contestazioni sono esclusivamente tributarie.

Non sempre esiste rilevanza penale.

  1. Mancanza del dolo

L’imprenditore può aver fatto affidamento sul proprio consulente.

Oppure essere stato vittima di fornitori apparentemente regolari.

La prova del dolo rappresenta uno degli aspetti più delicati del processo.

  1. Insufficienza probatoria

L’accusa deve dimostrare oltre ogni ragionevole dubbio:

  • inesistenza;
  • consapevolezza;
  • finalità evasiva.

Non bastano semplici presunzioni tributarie.

Le verifiche sulle società cartiere

Uno dei fenomeni più frequenti riguarda le cosiddette cartiere.

La Guardia di Finanza verifica:

  • dipendenti inesistenti;
  • sedi fittizie;
  • assenza di mezzi;
  • amministratori prestanome;
  • contabilità irregolare.

Anche in questi casi occorre verificare se il cliente fosse realmente consapevole della frode.

Le frodi IVA

Le indagini riguardano spesso:

  • commercio elettronico;
  • edilizia;
  • carburanti;
  • rottami;
  • telefonia;
  • automotive;
  • commercio internazionale;
  • logistica;
  • import-export.

Nelle aree di Bologna, Rimini, Cattolica e Pesaro tali settori sono frequentemente oggetto di controlli.

Il sequestro preventivo

Contestualmente all’indagine la Procura può richiedere:

  • sequestro dei conti correnti;
  • immobili;
  • quote societarie;
  • autoveicoli;
  • disponibilità finanziarie.

Il sequestro può riguardare il profitto del reato.

È fondamentale proporre tempestivamente le impugnazioni previste dal codice di procedura penale.

Rapporti tra processo tributario e processo penale

Molti imprenditori pensano che vincere davanti alla Commissione Tributaria comporti automaticamente l’assoluzione.

Non è così.

I due procedimenti sono autonomi.

Tuttavia gli accertamenti tributari possono costituire importanti elementi difensivi nel processo penale.

Il ravvedimento e il pagamento del debito tributario

In determinate situazioni:

  • definizione con l’Agenzia delle Entrate;
  • rateizzazione;
  • pagamento integrale;

possono incidere significativamente sul procedimento penale.

Occorre però valutare attentamente il momento in cui intervenire.

Le conseguenze penali

Una condanna può comportare:

  • pena detentiva;
  • confisca;
  • sequestro definitivo;
  • interdizioni;
  • incapacità a contrattare con la Pubblica Amministrazione;
  • danni reputazionali;
  • responsabilità dell’ente ai sensi del D.Lgs. 231/2001, ove ricorrano i presupposti.

L’importanza della difesa sin dalle prime indagini

La fase iniziale è spesso decisiva.

Un’assistenza immediata consente di:

  • analizzare il verbale di verifica;
  • valutare la contestazione;
  • predisporre memoria difensiva;
  • partecipare agli interrogatori;
  • contestare i sequestri;
  • acquisire documentazione favorevole;
  • predisporre consulenze tecniche contabili.

Perché rivolgersi ad un avvocato penalista esperto in reati tributari

I procedimenti relativi a dichiarazione infedele per fatture per operazioni inesistenti richiedono competenze interdisciplinari:

  • diritto penale;
  • diritto tributario;
  • contabilità;
  • fiscalità d’impresa;
  • tecniche investigative;
  • accertamenti bancari;
  • consulenza tecnica.

Un errore difensivo nelle prime fasi può compromettere l’intero procedimento.

Per questo motivo è essenziale rivolgersi tempestivamente a un professionista che abbia esperienza specifica nei reati tributari, nelle indagini della Guardia di Finanza e nei procedimenti davanti ai Tribunali di Bologna, Rimini, Cattolica e Pesaro.

Contatta subito lo Studio

Se hai ricevuto:

  • un avviso di garanzia;
  • un processo verbale di constatazione (PVC);
  • una convocazione della Guardia di Finanza;
  • un decreto di perquisizione o sequestro;
  • una contestazione per dichiarazione infedele o fatture per operazioni inesistenti,

è fondamentale predisporre immediatamente una strategia difensiva tecnica, verificando la corretta qualificazione giuridica dei fatti, la sussistenza delle soglie di punibilità, l’elemento soggettivo e la legittimità degli accertamenti svolti.